CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

SENTIERI INCROCIATI – Capitolo 2°

Il Caporale Williams, l’attendente del commissario, intervenne.
         “ Se mi è consentito, signor Commissario, potrei suggerire due soluzioni. Prima porta a sinistra o … in  fondo a destra.”.
Paulson si scosse.
         “ Ottima soluzione Williams. Branson porti il … barattolo da  Stuard Leython. Il ragazzo ha bisogno di pratica e suggerirei di inviare l’analisi all’Ente Foreste. Così sapranno cosa ha mangiato in questi ultimi giorni il loro protetto.”.
Disse questo, assumendo a ogni parola un’aria più soddisfatta.
Branson, riprese il barattolo e fece per uscire dalla stanza, quando il Commissario lo fermò.
         “ Ah, Ispettore … Attenda ancora un attimo. L’orso non è così importante, ora che sappiamo che è fuori dall’indagine. Le voglio presentare una persona, che la affiancherà nel lavoro. Credo che la sua presenza potrà essere molto utile. Naturalmente tengo a porre l’accento, anche in sua presenza, che le indagini sono completamente nelle sue mani, caro Branson. Credo che l’Agente Speciale Maeve O’Gara del FBI, sarà la persona giusta per aiutarla in questo caso.”.
Indicò alla sua destra e seduta nelle comode poltrone di cuoio dell’ufficio del Commissario, vide l‘origine di ciò che sarebbero stati i giorni a venire.
Alta, dai capelli ramati, la giusta spruzzata di efelidi, due occhi incredibili e verdi, uno sguardo indagatore, che sapeva essere anche sfacciato e all’occasione, passionale e torbido. Questo particolare lo avrebbe scoperto in seguito La stretta di mano era forte e sicura data da una mano dalle dita lunghe ma forti. Un completo elegante, di un grigio molto sobrio e di ottima fattura, un trucco appena accennato, completava il quadro d’insieme. In fondo non ne aveva bisogno. Branson tentò d’immaginarla vestita da stracciona, purtroppo stava benissimo anche così. Era una donna perfetta, o così le apparve alla prima impressione.
In effetti, Maeve O’Gara era quello che dimostrava. Ultima di una nidiata irlandese bostoniana, era erede di una lunga tradizione di appartenenti alle forze dell’ordine: polizia, pompieri o esercito che fosse. Dall’attraversamento del fiume Delaware sino alla battaglia di Yorktown, un O’Gara partecipò alla nascita di quelli che sono gli Stati Uniti. Con il tempo assunsero poi le vesti di commercianti, bottegai e naturalmente proprietari di pub e birrerie. Qualche membro della famiglia passò anche dalla parte della “Irish Mob”, la mafia irlandese durante le restrizioni del proibizionismo e qualcun altro si spese molto per raccogliere fondi durante la lunga lotta del Sinn Féin. Insomma americani sì ma legatissimi alla patria d’origine, alle sue fortune e alle sue sventure. Tanto legati che per i membri maschi della famiglia era punto d’onore cercare in Irlanda una moglie per perpetuare una linea di sangue gaelica. Per le femmine era diverso. Aderivano senza tante storie al melting pop, così usuale nelle grandi città americane.
Lei però aveva seguito le orme dei maschi. Dopo la laurea in giurisprudenza alla Boston U., il dottorato in scienze forensi e il conseguente master in criminologia, in quella che lei credeva essere l’eccellenza delle università dell’”Ivy League”, cioè Harvard, prima della famiglia in assoluto, scelse la strada di Quantico e divenne prima agente e poi agente speciale del F.B.I. Ora dopo quell’esperienza nel Québec, avrebbe avuto la possibilità di abilitarsi a “profiler”. Ritornare a Quantico e pensare seriamente di sposarsi e metter su famiglia. Forse con uno dell’ambiente, ma si sa i sentieri del destino, spesso ne incrociano altri, per lo più disattesi, impensati e la vita pone domande ineludibili.
Maeve guardò Branson e tentò di soppesarlo, facendo velocemente un profilo, ma questo fu un errore. Il primo di una serie.
         “ Ispettore … Il Commissario, mi ha ragguagliato di ciò che avete, per ora. Sarebbe così gentile da mandarmi il file per mail? Così mi metto in pari. Ho lasciato l’indirizzo al Commissario. Scusate ma adesso vorrei andare in albergo a sistemarmi e a riordinare i miei, di documenti.”.
Branson la guardò senza rispondere e lei riprese.
         “Via mail. Sa … attraverso internet. Sapete della sua esistenza, vero? … Con il PC si mandano messaggi, allegati. O siete rimasti ai segnali di fumo?”. Rimase un attimo interdetta, le sembrò per un momento di parlare con dei rozzi montanari, che si fossero accorti, che al mondo oltre a boschi montagne e fiumi esisteva qualcosa d’altro e questo era fonte d’immenso stupore.
Branson si girò di fianco e da uno scaffale prese un dépliant.
         “ Guardi questo. Nel caso non le arrivasse la mail. E’ di facile consultazione, Sono solo figure. Sono sicuro che capirà benissimo i segnali che le arriveranno.”.
Aprì la porta e sempre tenendola per mano, la accompagnò fuori. Poi chiuse la porta dietro di lei.
Paulson, che fino allora non aveva detto parola, si rivolse all’ispettore.
         “Branson … il barattolo con la merda. Per favore la porti da Leython e veda di inviare per mail la documentazione a quella donna. Questo è l’indirizzo. Dopo torni da me che le devo spiegare alcune cose sui rapporti internazionali. La cosa non è cominciata come avrei voluto e quindi vediamo di non complicarla ulteriormente. Vada e poi torni.”.
Branson aprì cautamente la porta e mise fuori la testa e sentì i tacchi della donna riecheggiare lungo il corridoio. Mentre andava al laboratorio, ripensò all’accaduto e si rese conto di essere stato, non solo impulsivo, ma anche scortese. Pensò di rimediare offrendo una cena riparatrice, quella sera stessa. Non prima di inviare tutta la documentazione come gli era stato ordinato.
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20 pensieri su “SENTIERI INCROCIATI – Capitolo 2°

  1. Interessante questa seconda parte. Branson mostra il caratterino che ha. La new entry la fascinosa Maeve O’Gara pure. Battaglia dei sensi o altro?
    Intriga molto questo avvio con la merda nel barattolo. Chissà cosa riserverà l’analisi.
    Benissimo. Aspettiamo con calma la prossima parte.

    PS c’è un piccolo errorino in fondo Scrivi
    Branson aprì cautamente la porta e mie fuori la testa
    in realtà mie sta per mise. Si comporende benissimo ma se vuoi correggere il tuo originale …

    • @ NWB = Ambe due hanno il loro “caratterino” e non si vergogneranno di metterlo in mostra.
      Analisi ce ne saranno, ma di altro tipo … e ho già detto fin troppo.

      L’Ufficio Refusi ha provveduto alla bisogna.
      🙂

      • Una coi capelli rossi non può essere troppo malleabile e uno che viaggia col vasetto del …non può essere da meno.
        Nessuna anticipazione ma solo constatazioni.

        • @ NWB = le donne coi capelli rossi, confesso, hanno avuto sempre un fascino particolare per me e quindi mi piace proporli come personaggi. Pii una di origini irlandesi, non poteva non avere un po’ di rosso addosso 🙂

          Uno che si porta dietro un contenitore con cose inusuali ha un che d’intrigante … non trovi?

  2. Maeve mi intriga assai e così pure il racconto, dato che esplora temi che a me piacciono. E’ scritto bene e in modo “serio” – cosa della quale non avrei mai dubitato.
    Adesso, attendo 😛

    • @ AB =Vedo che la “rossa” incontra il favore del pubblico e me ne compiaccio. Spero di aver sempre scritto in modo “serio”, anche se il buco , nella ciambella, son sicuro che non sarà a prova di goniometro.
      🙂

  3. Lasci che mi scusi, Maestro, leggo ma aspetto a commentare. Non è che non mi piaccia ma ho un difetto, amo i racconti fatti e finiti. Di tutti e quindi non solo i suoi. Non sono capace di aspettare per vedere che succederà dopo e dopo ancora. Ma a volte capita che cambi idea e questa è una di quelle volte. perché mai? Cribbio, qui si parla di una rossa! Ed io rossa modestamente lo nacqui e lo sono tuttora, anche se a volte cado in tentazione…..bionda. Gli occhi sono verdi solo quando c’è il sole, quando piove virano decisamente al quasi nocciola. Per le lentiggini mi sto attrezzando. Può andare ugualmente?
    Comunque la seguo con attenzione.

  4. E’ stato stuzzicato. Branson ha reagito di conseguenza. Lo assolvo. 😉

  5. Le rosse attizzano 😀

  6. @ S11 = Mi fa piacere che segui gli eventi e sapere che per di più sei rossa … aumenta l’ansia di far bene.
    😛

    ps: anch’io ho gli occhi verdi, ma quando c’é brutto tempo virano al grigio.
    Misteri della genetica
    🙂

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