CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

SENTIERI INCROCIATI – 5° capitolo

La riunione si protrasse ancora per un’ora circa, durante la quale furono ipotizzati vari scenari e fatte diverse congetture. Decisero di aggiornarsi nel pomeriggio, dopo la pausa pranzo. Maeve chiese solo la possibilità di un collegamento sicuro con Internet per il suo portatile. Le fu data la scrivania accanto a quella di Branson. Era del sergente Poitrineau. Era andato a Ottawa per un corso di aggiornamento e sarebbe tornato la settimana successiva. Branson ricevette alcune telefonate, mentre attendeva lui e Mauve che Quantico rispondesse. Ne fece altre senza importanza e quell’attesa, lentamente lo stava mettendo in agitazione. Qualcosa sicuramente stava sfuggendo e qualcosa di non detto era rimasto lì, nascosto.
         “Una domanda, agente O’Gara. Perché lo F.B.I. si interessa tanto a questo fotografo, tanto da mandare  un agente, qui in Canada? Lo tenevate già sott’occhio? Mi sfuggono i motivi e la “RCMP” gradirebbe tanto saperlo.”.
Il volto di Maeve assunse un’espressione seria.
         “ Halverton era in fuga. Crediamo già dal Messico. Aveva preso contatto l’Agenzia di Albuquerque da Las Cruces, appena dopo il confine messicano. Avevamo un appuntamento, ma non si presentò. Ci ricontattò da Topeka, in Kansas poi ancora da Dulhut, Minnesota. Da lì deve essersi imbarcato su qualche battello, immaginiamo per raggiungere Thunder Bay in Ontario e di lì … E’ venuto a morire in questi boschi. Il perché? Sosteneva, dalle conversazioni telefoniche, di avere prove inconfutabili che i Cartelli del Messico stanno foraggiando profumatamente grossi esponenti del Congresso, per prosperare nel traffico di droga e immigrati. Pare che avesse queste prove. Dove siano a questo punto, non saprei proprio. Sono venuta giusto per accertarmi che il cadavere sia il suo. Per il resto … bhè, dovrò attendere eventuali ordini da Quantico. E’ tutto.”.
Branson seguì con interesse il discorso di Maeve. In linea di massima, filava alla perfezione, eppure c’era qualcosa che non tornava. Perché attraversare uno stato così grande, con la paura di avere qualcuno alle calcagna e non affidarsi immediatamente all’Agenzia già ad Albuquerque, ad esempio? Forse non si sentiva abbastanza protetto o proteggibile. Perché ricontattarli ancora? Soprattutto perché era venuto in Canada e con quali mezzi? Qui nei dintorni com’era riuscito a muoversi? Possedeva una macchina? L’aveva acquistata o noleggiata? E se sì, adesso dov’era la macchina? Che cosa poteva contenere, oltre agli effetti personali, anche le prove, forse? A questo punto l’unica certezza è il riconoscimento ufficiale del cadavere nella figura di Helverton. Cosa che avvenne dopo il trillo del PC di Maeve. L’ufficialità del riconoscimento arrivò mezzo mail dagli uffici di Quantico. In aggiunta ad una magra nota in cui si diceva che era stata operata una perquisizione in casa e nello studio del fotografo, ma senza nessun risultato apprezzabile. Erano stati trovati molti appunti, che ora erano allo studio degli agenti.
         “E’ lui. E’ ufficiale.”.  Disse la donna con un sospiro.
Branson si alzò e fece scrocchiare la spina dorsale. La tensione ora poteva sciogliersi del tutto. Adesso aveva qualcosa per cui iniziare seriamente a indagare.
         “ E’ meglio andare a comunicare la notizia ufficiale al Commissario. Prima però – disse guardando l’orologio – credo che sia meglio andare a mangiare un boccone da “Maman Jolì”. E’ il nostro posto abituale per la pausa pranzo. L’ambiente non sarà un granché, ma la cucina è ottima. Vera cucina québécois. Vedrà e soprattutto assaggerà alcune sue specialità.”.
         “Accetto volentieri. Mi hanno parlato di una torta di verdure, che pare la fine del mondo e sono proprio curiosa di assaggiarla”.
         “Maman prepara un dolce, che è un peccato non mangiare. Fatto di ricotta e frutti di bosco. Credo di affermare seriamente, che è insuperabile.”.
Maeve si passò le mani sui fianchi e sospirò. Alla dieta penserò al mio ritorno. Adesso voglio godermi tutto di questo paese.  Jolande Braxton, Maman Jolì, era un donnino segaligno, con due occhi come spilli e maniere, che potevano sembrare brusche. Aveva però, due mani d’oro, in cucina. Maeve si arrese alla terza porzione di torta salata. Se le prime due le aveva trovate buone, questa era sublime, ma le porzioni erano gigantesche e il suo pensiero corse subito alle ore di palestra che le sarebbero servite per farle sparire dai fianchi. Parlarono del caso e Branson le espose tutte le domande che li erano affiorate. Lei le considerò tutte assolutamente pertinenti e di certo, allo stato delle cose, a quel punto sarebbe stato difficile rispondere a tutte. Formularono ipotesi e s’impegnarono a confutarle, stabilendo così le prossime mosse dell’indagine.  Maman Jolì, quando vide che i due erano più impegnati a parlare, che non a mangiare, uscì come una furia dalla cucina.
         “ Bhé … Ispettore, che vogliamo fare adesso. Porta qui una splendida donna e invece di farla mangiare in santa pace, si mette a discutere dei suoi casi? Come potrà essere contenta e cosa dirà una volta a casa?”. Cambiando tono di voce continuò.
         “Pensate, mi ha portato in un posticino e ha continuato a parlare, parlare e mi ha costretto a rispondere, a rispondere ai suoi insulsi discorsi e non ho mangiato quasi nulla. Ecco cosa dirà alle amiche. Bella pubblicità, che mi fa … Ispettore.”.
Maeve tentò di rispondere.
         “Veramente, signora, è la terza fettona di torta che mangio e devo dire che era una più buona dell’altra e adesso, davanti a questa crema al ribes, vorrei non averle mangiate. Sinceramente, non riuscirò a fare il bis ed è un peccato. E’ veramente squisita. Fossi sfacciata, le chiederei la ricetta.”.
Maman, a quelle parole, gonfiò il petto.
         “ Ecco quella che io considero una vera signora. Che è quella donna che apprezza la vera cucina e per quanto riguarda la ricetta, bhé vedrò quel che si può fare.”. E le strizzò l’occhio, sorridendo. Poi guardò Branson e accigliatasi continuò.
         “In quanto a lei, non mi rimangio le parole che ho detto e adesso via. Al lavoro, su presto.” Mentre diceva ciò, muoveva le mani per allontanarli.
         “Maman, neppure un caffè?”. Chiese Branson, tentando di farle gli occhi dolci.
Maman lo incenerì con lo sguardo.
         “ Emilie … un buon caffè per la signora. Per lui … anche niente. Acqua sporca, per questa volta.”.
A Maeve brillarono gli occhi, quella situazione più che divertente le sembrò assurda, o forse ambedue.
L’Ispettore scosse la testa.
         “Credo che qualcuno le abbia detto che ieri sera sono andato a mangiare dell’Irochese. Per farmi perdonare, le invierò un mazzo di fiori, altrimenti la prossima volta, mi metterà nel piatto dei funghi velenosi.”.
Maeve sgranò gli occhi.
         “Ah, non si preoccupi. Non lo farebbe mai e poi mai. Lo penserebbe solamente e qualcosa di bruciacchiato, me lo servirebbe. Per castigarmi, secondo lei. Vede … tra Maman e il padrone della Taverna non corre buon sangue. E’ suo fratello, ma non si parlano da non so quanti anni. Credo che a lei la cosa non vada giù … Il fatto che non si parlino, non perché ci sia andato a mangiare. Penso che orgogliosi come sono, difficilmente ne verranno a una. Almeno per ora.”.
Arrivò il conto e anche la ricetta della famosa crema. Una calligrafia minuta, ma ordinata spiegava alla perfezione come confezionarla.
         “Però. Non avrei mai creduto possibile che Maman le desse una delle sue ricette. Consideri quella di oggi, una giornata fortunatissima.”.
Maeve, contenta, prima di lasciare il locale, andò personalmente a ringraziare Maman Jolì. L’uomo le vide parlottare brevemente, poi le due donne si abbracciarono come due vecchie amiche.
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42 pensieri su “SENTIERI INCROCIATI – 5° capitolo

  1. la storia comincia a sbrogliarsi con qualche indizio in più. Buona, buona la discussione da Maman Jolie e ottime le sue torte. Voglio anch’io la ricetta di ricotta e ribes..
    Scorre bene e i dialoghi sono eccellenti.
    Aspetto la prossima puntata.

    O.T. c’è un piccolo refuso
    «… “Pensate, mi ha portato in un posticino e a continuato a parlare, …» hai dimenticato l’acca nella tastiera .. dove? e ha continuato

  2. Scritto in modo serio e documentato. D’altra parte, non ne dubitavo.
    Ottima l’ironia 😛

  3. Umpf: sopravvalutato il suo periodo di gestazione. Degli episodi, ovviamente. Vabbè… leggerò due puntate insieme… Vado.

  4. Maman Jolì a me me fa impazzì. (tiè, ho fatto anche la rima).
    Bellissimo personaggio… una vera appassionata di cucina, che ci darà altre soddisfazioni e ci farà sorridere ancora, spero.
    Bel capitolo.

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