CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

SENTIERI INCROCIATI – 10^ capitolo

Branson intanto, nei boschi del parco di Fort Ticonderoga, non aveva mai cessato di cercare quel maledetto cd. Con l’aiuto di Poitrineau e di Williams aveva battuto in lungo e in largo piste e sentieri che il vecchio Potsy poteva aver percorso. Senza grossi risultati. Neppure la fortuna era venuta in soccorso di Larue. Le speranze nate alla fine della primavera erano naufragate sotto una serie di violente tempeste che avevano sferzato i luoghi e la pioggia copiosa aveva rallentato molto le ricerche.
         “Insomma Branson.”. Gli disse un giorno il Commissario Paulson.” Non ne siamo giunti a una. A questo punto temo che quei dischi siano stati inghiottiti dalla foresta. Anche dell’assassino non ci sono tracce. Pensare che abbiamo il probabile luogo da cui sono partiti i colpi e sicuramente la prova dell’arma utilizzata. Peccato che manchi chi impugnò l’arma. Insomma.”. Concluse buio in volto. “Non abbiamo nulla di concreto se non uno zaino sbrindellato e un cadavere nel nostro cimitero, cui manca il braccio sinistro. Non dimentichiamolo.”.
         “Purtroppo sì, Commissario. E’ tutto ciò che abbiamo.”.
Branson era furioso con se stesso, la natura in generale per quel vuoto che si era venuto a creare intorno a quel caso. Fino a quel momento erano riusciti solo a trovare il motel dove Helverton aveva alloggiato e il modello di auto che aveva noleggiato. Dagli Stati Uniti erano arrivati i riscontri bancari, che Maeve era riuscita a ottenere dalla banca del fotografo. Erano riusciti a ripercorrere il viaggio canadese dell’uomo, che non si era molto discosto dall’ipotesi formulate in precedenza. Ora la pista si era esaurita. Per ripartire doveva assolutamente ritrovare quel cd, o forse era più d’uno. Certo è che se l’assassino, compiuto l’atto, ne fosse venuto in possesso, un’ipotesi che non era stata scartata, tutto il lavoro poteva dirsi terminato. Aveva tentato anche di ripercorrere tempi e luoghi al tempo dell’omicidio. Interrogando e facendolo fare anche a Larue, persone che a quel tempo avrebbero potuto incrociare il fotografo. Tentò di tracciare una sorta di mappa di quelli che potevano essere stati gli spostamenti e gli incontri. Troppe lacune rimanevano. Dopo più di un anno i ricordi dei molti interrogati si erano fatti sfumati e nebulosi. L’ispettore però non demordeva. L’istinto gli diceva che qualcuno, nella sua sonnolenta cittadina, sapeva qualcosa. Lo colse anche il dubbio di non aver formulato le giuste domande. Forse non aveva chiesto alle persone che realmente avevano incrociato, per un qualunque motivo, il fotografo. Dubbi e incertezze che pesavano come macigni, non lo aiutavano per niente a presentarsi all’appuntamento con Maeve con la serenità dovuta. Dopo di tutto era stata lei a portare l’indizio più pesante. Era stata lei che aveva permesso l’identificazione del cadavere. Si sentiva debitore e la cosa non gli piaceva per nulla. Il ritrovamento degli effetti personali e la notizia che c’era, da qualche parte un cd e su di esso forse le prove che stavano cercando, lo tormentavano. Sembrava quasi che tutto quello fosse solo una sorta di contentino o peggio aria fritta. Una panzana inventata la per la per tacitare e rabbonire l’Agenzia e quanti si aspettavano da lui la mossa risolutiva.
“Non é così, maledizione. Quel cd c’é. E’ da qualche parte. Lo sento e il mio istinto difficilmente sbaglia. Ho la netta sensazione che sia in possesso di qualcuno o di qualche cosa, che rimane nascosto nell’ombra senza un perché. Non per paura, non per negligenza. No.  E’, o rimane nascosto perché non sappiamo trovarlo.”. Così pensava, quando un venerdì sera, stava andando al “Bar du Brèton”. Ci andava ogni tanto e solo per estraniarsi completamente, quando sentiva troppo la pressione, come in quel caso.
Quella sera era l’occasione di bere un paio di birre e sentire un po’ di buona musica. C’era un complesso folk che si esibiva. La cantante era Gaëlle con cui aveva avuto una storia tempo prima. Un’occasione per rinverdire il rapporto. Sentiva che era stato troppo solo e per troppo tempo. La distanza che lo separava da Maeve era troppa e il lavoro dei due non aiutava di certo. L’idea poi di presentarsi a mani vuote da lei, senza uno straccio di una nuova prova lo deprimeva ancora di più.
Entrò nel locale, già pieno di gente che attendeva l’inizio dello spettacolo. Al banco chiese una birra e mentre la sorseggiava, si accorse che proprio Gaëlle gli veniva incontro, accompagnata da un uomo.
La ragazza gli sorrise e lo salutò allegramente.
         “Sei proprio tu! Che sorpresa. Non avrei mai immaginato di incontrarti. Ti voglio presentare una persona speciale. Lui è François. Mio marito. Pensa ci siamo sposati alla fine dell’anno scorso. Allora non mi fai gli auguri.”.
Branson rimase interdetto e pensò subito di dover dare l’addio definitivo al piacevole dopo serata, che si era immaginato. A quel punto non finse più la sorpresa per la notizia e si congratulò con i due sposini. Avrebbe dovuto berne più di due di birre, quella sera. Non rimase molto nel locale, tanto che dopo qualche canzone se ne andò. Si sentiva improvvisamente depresso e casa sua era l’unico luogo, in quel momento che gli potesse tirare su il morale.
Entrò in casa, e accese subito lo stereo. Cercò accuratamente nella discoteca e poco dopo le note maestose del “Magnificat” di Bach si sparsero per gli ambienti. Andò nello studiolo e si mise a riordinare le carte, che il giorno dopo lo avrebbero accompagnato nel viaggio verso Boston. Avrebbe rivisto Maeve e quei pochi giorni passati, questa volta nell’ambiente della giovane donna la avrebbero posta sotto una luce diversa. Forse avrebbe scoperto qualcosa in più. Di più interessante, di più eccitante. Lo avrebbe aiutato a capire meglio altri aspetti della sua personalità, al di fuori dei rigidi canoni in cui si era imbattuto sino ad ora. E’ vero, le mail personali e anche il ricordo di quella cena gli avevano rivelato una donna forte e volitiva nel lavoro ma dolce e curiosa nel privato. La volle immaginare anche romantica e lì si fermò. Aveva un bellissimo portamento e sicuramente sotto quegli abiti c’erano un corpo mozza fiato, ma dal punto di vista sessuale non lo ispirava ancora. Indugiò a pensare di averla idealizzata, per la convinzione di non essere alla sua portata. Si sentiva inadeguato e questo galoppare tumultuoso di pensieri, invece di rasserenarlo, lo incupirono ancora di più. Ritornò nel salone e sostituì Bach, con Chopin e dopo un paio di sonate si rese conto di aver sbagliato tutto. Spense lo stereo e andò a dormire.
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14 pensieri su “SENTIERI INCROCIATI – 10^ capitolo

  1. Branson è ostinato, si affida all’istinto che non fallisce mai. Qui mi assomiglia non poco.
    Bach col Magnificat (ogni tanto l’ascolto ma mi lascia indifferente) poi Chopin con le sue sonate per pianoforte risvegliano in Branson qualche ricordo assopito e sepolto. Chissà cosa sarà.
    Il mistero si infittisce e rende intrigante il racconto.
    Aspettiamo la prossima puntata.

    • @ NWB = L’istinto per un poliziotto é molto, forse tutto. Almeno per l’inizio di un’indagine.
      Le sue scelte musicali si avvicinano alle mie, lo confesso.Accanto alla musica classica metto jazz e rock, in un mix che rifletta il feeling del momento che sto vivendo.
      Se ti piacciono intrighi e sorprese, vedrò di accontentarti

      • Bach e Chopin non sono il massimo per me. Preferisco Mozart e Vivaldi, specialmente quest’ultimo e il flauto dolce.
        Aspetto intrighi e misteri

        • @ NWB = Il sei – settecento é il periodo che più mi piace. forse perchè é il momento in cui nascono e si codificano i modi per comporre la musica. Dell’ottocento oltre a Ludwig, di cui amo pressoché tutto, degli altri autori spilucco un po’ qua un po’ la. Non sono un melomane, anzi il melodramma un po’ mi annoia.

  2. Grande Branson!
    E la musica che sceglie è a dir poco ottima.
    Io mi fido molto di lui…

    • @ AB = La musica é troppo importante per l’ispettore. Come per me.
      A volte una sonata per violoncello può fare molto di più che tanti discorsi.
      La costanza verrà premiata.

  3. Umpf. Io avevo già dato per certo l’amore di Branson per Maeve. E questo che fa? Insidia un’altra. Farfallone!

  4. Tutti uguali, non ci si può mai fidare….

    • @ S 11 = Non essere malfidente. Tieni presente che c’é una frontiera di mezzo, alcune differenze culturali, superabili per latro, e un caso d’omicidio di mezzo.
      Senza contare il resto.

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