CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

SENTIERI INCROCIATI – 23° capitolo

Raymond Dalprà stava osservando da circa mezz’ora, gli sforzi del suo vicino che cercava di far funzionare il vecchio walkman senza risultato. Angus Campbell, da parte sua aveva sempre diffidato di quelle diavolerie, secondo lui, così moderne. Però, dato il caso che quell’apparecchio era stato un regalo, si era deciso di provarlo una volta per tutte. Il Cd che aveva trovato ai piedi delle Canne d’Organo, però non aveva assolutamente voglia di emettere suoni. Si grattò la testa e i pochi capelli che gli rimanevano assunsero una piega ancora più bizzarra del solito.
A quel punto Raymond si decise ad intervenire. Angus era un simpatico vecchio scontroso, ma per lui aveva sempre mostrato un briciolo di affezione, quindi sapeva come trattarlo.
Si avvicinò e visto l’apparecchio e i tentativi di farlo funzionare disse.
         “Allora, vecchio mio … come butta?”.
Angus lo guardò in tralice.
         “Ah sei tu … Vorrei proprio capire come funziona questo coso. Anzi se funziona. Eppure al Centro il mio amico Jim mi ha detto: Prendi il Cd, lo metti nella fessura e schiacci il pulsante e sentirai uscire una musica meravigliosa. Proprio così mi ha detto, ma credo che avesse bevuto troppe birre e non solo quel giorno.”.
         “Posso?”. Chiese Raymond e allungò una mano.
Prese il walkman e il Cd e provò anche lui a far funzionare l’aggeggio elettronico. Il Cd girava ma non si udiva nulla.
         “Aspetta un momento. Vengo subito.”.
Entrò in casa e passato un minuto uscì con il suo PC portatile, che era già acceso. Prese il Cd e lo infilò nel vano apposito. Pigiò i comandi e improvvisamente sullo schermo si materializzarono una serie d’icone. Erano tutte e sole fotografie. Rimase perplesso e stupito, poi osservandole meglio si rese conto che quel Cd doveva essere qualcosa di prezioso. Iniziò a pensare, dove aveva sentito parlare di un misterioso Cd, cui davano la caccia Branson e Larue. Forse, anzi più i minuti passavano, era certo che gliene avesse parlato la sua collega Sophie Marie. Era una sera dell’autunno passato. Erano di servizio alla caserma dei vigili del fuoco e tra le tante chiacchiere era saltato fuori anche quel discorso. Sophie Marie era amica di una collega di Branson e avevano riso del fatto che si fosse trovato lo zaino di Helverton, ma non tutto il contenuto. Adesso nel suo PC c’era un vero tesoro.
         “ Senti, Angus … Questo Cd, dove l’hai trovato? E’ molto tempo che è in tuo possesso?”.
Il vecchio Campbell lo guardò immediatamente con sospetto.
         “Perché?”.
Raymond lo guardò con un sorriso.
         “Perché se penso che sia ciò che sospetto, hai trovato un tesoro. Però devi venire con me da Branson.”.
Angus s’incupì.
         “Io … dagli sbirri in rosso? No, no. Mio caro … Non proprio …”.
         “Angus, ti prego è importante. Ci sarò anch’io con te e ti giuro che non ti faranno assolutamente nulla. Anzi credo proprio che ti ringrazieranno, per quello che gli porterai.”.
Alzato il Cd assunse un’espressione ancora più contenta.
         “Dopo ti offro da bere. Anzi, ci compriamo una bella confezione di Gritstone e questa sera, visto che sono fuori servizio, ci vediamo la partita dei “Kodiak” in TV. A casa mia. Quaranta pollici a schermo piatto in stereofonia. Roy Bannings non ti sarà mai sembrato così vero. Naturalmente se non ti piace il baseball, ci sono gli incontri dei playoff di basket. Che ne dici dei “Raptors”? C’è quell’italiano … come si chiama … Bargnani e già che ci siamo ci fermiamo da Freddy e ci prendiamo un bel pezzo di prosciutto d’alce. Questa sera ce la godiamo alla grande eh … Che ne dici?”.
Angus si passò la mano ruvida e callosa sulla barba ispida, che da giorni gli incorniciava il volto.
         “Tu hai … mi hanno detto … la vasca idromassaggio, vero? Non l’ho mai provato … l’idromassaggio …”.
Raymond scoppiò in una risata fragorosa.
         “Volpone che non sei altro. Andata!”.
Angus contento dell’affare appena concluso e certo che Raymond non l’avrebbe mai lasciato nelle grinfie delle Giubbe Rosse, non tardò a spiegare per filo e per segno dove e quando avesse trovato il Cd a un Branson, che lo ascoltava scuotendo il capo.
La casa di Angus era a due isolati dal comando e il Cd era rimasto un intero inverno nelle mani di quel vecchio strambo. Avevano perso tutto quel tempo e una parte della soluzione del problema era stata distante da lui duecento metri circa.
Quella sera Angus provò l’idromassaggio, ma mentre vedeva comodamente seduto in poltrona, confidò a Raymond che preferiva le cascatelle di Beaver’s Creek. Il vigile del fuoco scosse il capo e addentando il panino con la carne d’alce, pensò come alle stranezze di Angus, fosse difficile abituarsi.
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Il tenente “Bunny” Nakamura diede un’ennesima occhiata al cockpit del suo aereo. Era oramai alla seconda settimana di addestramento intensivo e quella notte lei e l’altro pilota, il capitano “Hummer” Page, dovevano regolare le comunicazioni con la loro personale guida in cielo. L’E-3 Sentry “Blue Owl”, che si trovava a compiere cerchi concentrici da qualche parte nel cielo del New Mexico.  L’E-3 sarebbe stato il cervello dell’operazione e loro il braccio armato.
Il generale Simmons era stato chiaro in proposito. L’operazione “Air Warthog” era di fondamentale importanza per la sicurezza nazionale e loro, potevano considerarsi il primo scudo a difesa della nazione. Il discorso era stato fin troppo infarcito di retorica e di patriottismo, ma a “Bunny” e agli altri piloti, era parso in linea con le esigenze attuali.
In fondo lei aveva lottato con tutta la sua forza per arrivare a quel punto. Ripensò agli anni d’accademia e alle dispute in casa con i genitori e i parenti, assolutamente contrari alla sua scelta. Ora però suo padre e sua madre erano fieri e orgogliosi di lei.
Vero è che l’avrebbero preferita ai comandi di un aereo da trasporto, oppure comodamente impiegata al Pentagono e non nella cabina di pilotaggio di un cacciabombardiere, ma alla vista delle decorazioni ricevute dalla figlia, se ne fecero una ragione. Trepidavano come ogni genitore, ma avevano capito. Il cielo e il volo erano la ragione di vita della loro figlia.
Per il capitano Page era l’Aviazione era continuare una tradizione di famiglia. Il nonno aveva combattuto, come bombardiere sui cieli della Germania, continuando in quelli di Corea. Il padre, imbarcato sulla “Forrestal”, portò il suo contributo nella guerra del Vietnam. Un fratello di Page era imbarcato sulla “Lincoln”, quale pilota di uno dei gruppi di F-18 imbarcati.
I due piloti in volo si scambiarono qualche parola, giusta per riprovare le comunicazioni radio, poi negli auricolari udirono la voce del controllore dell’E-3
         “Gufo Blu a Faco Uno … Rispondi Faco Uno!”
“Bunny” si concentrò ancora di più.
         “Qui Faco Uno, Gufo Blu. Ricevo forte e chiaro.”.
Altrettanto furono le risposte di “Hummer”.
         “Gufo Blu a Faco … canale 243 … jammer in posizione 5. Nuovo rilevamento a uno … otto… sei. Ripetere per confermare.”.
Ambedue i piloti ripeterono la routine e le conversazioni continuarono per tutto il volo. Cambiamento di rotta, posizione, inserimento o meno dei dispositivi di guerra elettronici, calibratura dei vari apparati e osservazioni del suolo durante i passaggi a volo radente.
Dopo circa un’ora ricevettero l’ordine di rientro, non prima di aver lanciato, contro il bersaglio assegnato  l’AGM-65 Maverick che portavano su di uno dei piloni, posti sotto la pancia del velivolo.
Il resto fu una semplice formalità.
Una volta atterrati, furono portati immediatamente alla palazzina comando, dove il Colonnello Fodell, li stava attendendo per il consueto rapporto di fine missione.
Solo dopo altre due ore di spiegazioni varie ebbero il tanto atteso “In libertà”. Finalmente poterono andare allo spaccio e bersi un caffè in santa pace. Per quella notte avevano finito il loro compito e sarebbe ricominciato tutto da capo solo nel pomeriggio inoltrato.
Page decise che fosse giunto il momento di conoscere meglio il Tenente Nakamura.
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30 pensieri su “SENTIERI INCROCIATI – 23° capitolo

  1. Il fantomatico CD era più vicino di quanto Branson non pensasse. Ma cosa rivelerà? Solo istantanee innocue oppure qualcosa di scottante?
    “Hammer” ha deciso conoscere meglio la giapponesina.
    Accidenti … tutto avvolto nel mistero. Non una verità andiamo a scoprire. Dobbiamo penare e sospirare in attesa che scopri qualche carta.

  2. Ehi, abbiamo a che fare con il mago della suspence!

  3. Qui si cresce a vista d’occhio!
    La storia del cd è formidabile.
    Mi è venuto inmente Ludlum

  4. Capita, in effetti… che a volte si cerchi qualcosa che è lì, sotto i nostri occhi. Più che plausibile. D’altro canto, Branson non può rimproverarsi nulla. Come poteva saperlo?

    Abbiamo un novello Casanova, qui, nell’aria (è il caso di dirlo…)?

    Concordo con Anna. Il racconto è scorrevole e molto ma molto piacevole… credibile e ben costruito. I miei complimenti.

    • @ Brum = Appartiene alla nostra storia. arrabattarci per trovare ciò che sta sotto i nostri occhi, molte volte.

      Casanova? Si … però … ha ancora una patina molto british. Sarà per i luoghi natii, sarà per il ruolo istituzionale, sarà che … mi da l’impressione che sia un po’ fuori forma.
      🙂

      Grazie per i complimenti. Immeritati

  5. Un attimo, che mi rimetto in pari, ehhhhhhhhh?

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