CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Note a margine, appunti e carte da formaggio

Ebbene sì,. Dopo lunga e penosa malattia, leggasi lavoro  forsennato, anch’io sono andato in ferie e … vi permango con molto gaudio et jubilatione. Insomma fino al 15 settembre trascino  giorni d’ozio senza apparente fatica. Naturalmente abbiamo approfittato Artemisia, la mia e il sottoscritto di godere di ben 3, dicasi tre , giorni di piena e complice libertà assoluta. Tre giorni spesi a farci un  migliaio di chilometri. Gli ultimi con l’auto vecchia perché dal 31 agosto sono possessore di un’auto nuova. La Multipla oramai con i suoi 110.000 cappaemme, aveva bisogno di … Insomma aveva bisogno. Punto. Ora al suo posto, una fiammante 500L-Trekking fa bella mostra di se, pur non bullandosi né gongolando per tanta sua beltade e novità. Perché di questa scelta? Perché mi piace. Punto.
Orbene nei tre giorni di viaggio, oltre alla immancabile visita alle nostre “ragazze” del Convento delle Clarisse di Città della Pieve, perché anche quello ci piace, vi troviamo non solo amiche ma persone splendide, che pur con un tempo tiranno e poco galantuomo, sanno ricaricarci. Poche ore e ritroviamo equilibrio, serenità e più sorrisi per noi e per la nostra vita. Non solo esteriore, ma soprattutto interiore. Sopravalutazione? Odore di miracolo? Suggestione? Scegliete o aggiungete, sottraete, dividete quel che vi pare. Son cose che cambiano la qualità. Almeno a noi due e tanto basta. Punto.
Visto che nei giorni dedicati a noi era il genetliaco di Artemisia, la mia e sull’età di una donna non si scherza, Lei ha espresso il desiderio di andare a Roma. Città  che le piace, in modo particolare. Detto, fatto, però ci ho messo del mio e abbiamo preso il treno. Stranamente comodo, pulito e vergognosamente in orario, all’andata. Al ritorno, bèh si è comportato da treno italiano, almeno circa la puntualità. Poco ci è calato, eravamo in ferie. Proprio al ritorno mi è capitato un fatto strano. Dormicchiavo, dondolato dal vagone e mentre Artemisia, la mia ha trovato il modo di passare il tempo ciacolando con un’altra passeggera, distrattamente a me è toccato in sorte di ascoltare i discorsi di altri. Uno in particolare, formulato da una giovine donzella, che al cellulare stava ragguagliando molti di noi, intorno alle sue sospirate ferie. Mare, naturalmente. Coste laziali con una puntata nella vicina Grecia.
< “Poveri, con tutto il bisogno che c’hanno adesso, un po’ di turisti, non fa che migliorarli”>.
Ammesso e non concesso che gli ellenici siano alla canna del gas ed riconosco che ogni tanto ne fanno uso, del gas. Noi chi siamo? Evidenti frutti di congressi carnali proibiti? Noi non versiamo forse in acque altrettanto perigliose? Credo che mai come quest’anno abbiamo dimostrato di non essere poi così nababbi, come vorremmo dare ad intendere. Il “focus” del discorso però venne poco dopo. Se in un punto qualunque della costa laziale, la donzella di cui sopra, aveva goduto della presenza di “Lui”, questo godimento era stato contrastato, a suo dire. Perché Lui si era dimostrato “Caruccio, a modino ‘n pezzo de pane, che non poi sapé … Luchino mio bello … “ Abbandonandosi alla descrizione di un regaletto, che non si capiva se fosse stato nell’ordine: una catena d’oro a maglie grandi, stile laccio per buoi. Un anello impanato di pietre preziose, o ambedue. Il pensiero è stato unico: ‘mazza Luchino dal portafoglio a fisarmonica. Poi mi sono contenuto. Poteva essere buona bigiotteria, oppure pur rimanendo nel campo dei preziosi, la catena era a maglie larghe e leggera e le pietre piccole, ma sincere. Fatto sta, che passa alla seconda e più succosa parte del racconto. Nella terra d’Ulisse è andata senza il suo Luchino, bensì con un gruppo di amici tra i quali una quasi fiamma, tale Nico (Nicola? Nicolò? Niccolò? Non è dato saperlo.) Fiamma che ha avuto la sua epifania una notte torrida e ha avuto, anche, un paio di seguiti. Lei ha sostenuto vivamente che era una situazione di passaggio, anzi ha creduto di trovare in questo Nico il “trombamico” per il prossimo autunno-inverno. Trombamico? Sarebbe? Ne avevo sentito vagamente parlare, anche dalla Leonessa, ma reputavo questa figura come frutto di fantasie letterarie del filone giovanilistico, che miete successi. Credevo che la cosa fosse rubricata alla voce Moccia, De Caro. Invece a quanto pare, non è un mito, ma una realtà. Lei però continua beata, manifestando perplessità su questo  rapporto, perché :  < Sai  no, cioè Nico …. Cioè … Sì … E’ caruccio, coccoloso, tranquillo. S’impegna, è a modino … Ma è … A dire … Normale. Sei incasinata? Un pomeriggio durante la settimana va bene. Tutto lì. >.
Non so l’interlocutrice, ma credo che dall’altro capo ricevesse parole tali da avvalorare quel pensiero.
Nico ava ricevuto sufficienza e anche approvazione, ma rimaneva sconsolatamente l’uomo del mercoledì . Non poteva permettersi il salto di qualità. Un uomo di  media classifica, insomma.
Intanto “Lei” aveva avuto un’avventura, ma di quelle toste. Aveva conosciuto Apollo, o almeno un suo pari. Quello sì che poteva essere il vero “trombamico”. Cose inimmaginabili, che avrebbe relazionato però in seguito all’interlocutrice, de visu, perché : “Te devo raccontà … Tutto … E per filo e per segno … Nun poi sapé … ‘n casino di quelli, che … “.
Allora l’avventura è stata da 10 e lode, penso io. Sesso fatto come dovrebbe essere. Come tutti noi abbiamo immaginato, almeno una volta nella nostra intimità più segreta. Buon per lei … Però … Però Luchino? Raschiando quel poco di malizia che possiedo, me lo sono immaginato cervo ornato di palco reale. Anche alce, che ha un palco più imponente ancora o più semplicemente come in  kudu africano, che di corna ne ha due, ma a tortiglione, che danno valore aggiunto.
Già … Luchino. Riflettevo sulla cosa guardando il paesaggio che fuggiva e quelle terre, patria dell’amor cortese, delle donne dello schermo. Dame e cavalieri che sussultavano per uno sguardo,  languendo per un sorriso o un cenno della mano. Un pilastro dell’evoluzione dei rapporti sociali, che li ha retti e governati per almeno due o tre secoli, franato miseramente per un neologismo del terzo millennio, che forse ora non si usa neppure più. Ripenso ai miei tempi e alla leggenda metropolitana della  “Nave Scuola”. Mitica donna di almeno trent’anni che iniziava ai misteri del sesso noi brufolosi e ormonalmente instabili adolescenti, o almeno era quello che noi credevamo e speravamo. Era il mistero dell’atto che stuzzicava ingegno e appetito e il più delle volte, anzi sempre, veniva risolta in pratica autonomia. Ad essere precisi, ora pare che esita veramente questo tipo di donna, ma sociologi, sessuologi, psicologi, con il loro indefesso cercare, approfondire, interpretare cause ed effetti, hanno snaturato e disintegrato l’aura misteriosa, la leggenda che era fiorita intorno a questa storia. Altra occasione di fantasia sprecata.
Però, non ho soddisfatto la domanda, perdendomi dietro a miti e leggende.
Luchino? Che ne è stato o ne sarà di lui? Sarà felicemente cornuto, secondo una “vulgata” comune. Oppure anche lui sarà conviviale “trombamico” di qualcun’altra, come in un gioco di specchi, in un caleidoscopio nel quale nulla di ciò che è, sembra? Luoghi dove gli opposti s’incrociano e si scambiano, senza che per questo s’imbarazzino, si scontrino o si ignorino.
I tempi cambiano e di questo cambiamento non sempre ne siamo responsabili o li cavalchiamo come un tempo perché in fondo non sono nostri,  ma di chi ci è succeduto. Altre teste, altre idee e a noi rimane solo il compito di esserne spettatori, forse consapevoli. Di quella consapevolezza frutto dell’esperienza e di un certo lavorio di testa, ma tutto in conseguenza. Non crediamo di aver scoperto chissà che. Credo che questi siano fatti che ci debbano far pensare che è inutile che ci crediamo addosso, perché non sappiamo cosa c’è dietro l’angolo e quel che c’è, normalmente è sempre meno condivisibile della volta prima  che abbiamo svoltato.
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38 pensieri su “Note a margine, appunti e carte da formaggio

  1. Mio caro, io e la mia ciccia ritrovata abbiamo riso assai.
    Innanzi tutto, ho fatto 12 gg su una 500L e spero che la versione trekking ti dia maggior soddisfazione.
    Però devo ammettere che è un’auto simpatica, con quella sua gonfiezza da ritenzione idrica… Davvero graziosa.
    Per il resto, io non sono più così giovine e soprattutto non inserita nel mondo giovine (che è differente dall’essere giovini anagraficamente), ma ti assicuro che il trombamico esiste, anche se o le percentuali non sono così elevate o le persone che frequento io sono totalmente integerrime (o terribilmente noiose, dipende come sempre dall’angolazione di veduta).
    Hai incontrato però un concentrato -non particolarmente positivo- dei tempi moderni, in cui la spinta verticale si è sdraiata andando solo a rafforzare quella orizzontale. Per fortuna ci circondiamo per natura di quel che amiamo, apprezziamo, crediamo, e il resto sembra un deserto di stranezza.

    • @ Shappy = Per ora ho percorso pochi km, quindi non posso dire se va o difetta la 500L. Però per quei pochi percorsi l’ho trovata briosa QB. e per me basta. Arrampica bene, buona tenuta di strada e quando schiaccio risponde. Per me basta, non sono un patito dell’auto (Non guardo neppure i GP)

      L’essere lontano dalle orde giovani, ha fatto si che al riguardo sia rimasto stupito e spiazzato. Ho richiesto maggio lumi a mi figlia, ma date alcune indicazioni generali la cosa per lei é morta li.
      Trova il tutto deludente, indice di un rapporto già fallito in partenza. Una giustificazione per soddisfare pruriti altrimenti difficilmente grattabili, soprattutto per gli ometti. Per le donzelle é stata lapidaria: povere sceme.
      A questo punto non posso che concordare con la tua chiusa: il resto é un deserto d’estrema povertà.

  2. Una macchina con 110.000km è ancora giovane e nemmeno entrata nell’età adulta.
    La prima macchina ne ha fatti 180.000 ma non era troppo robusta. Le dua audi seguenti hanno avuto performance migliori (2450.000 e 320.000).
    Però complimenti per l’italian style.
    Passiamo al resto. Al povero Luchino, a Nico, alle dolci donzelle, ecc.
    Che dire? Nulla di più di quello che con molta ironia e senso dell’umorismo hai descritto. Aggiungo una sola considerazione: mi domando come le coppie posso viaggiare insieme a lungo?

  3. Un post arguto e intelligente.
    Sai quanti chilometri ha la mia Punto?

  4. Se chiudo con una persona, non riesco nemmeno ad esserle amico. Figuriamoci se posso essere un trombamico o avere delle trombamiche. Non è per me.

  5. Ecco, di cuore augurerei a Luchino di avere per la testa, oltre al palco da te descritto, anche un paio di vagonate di trombamiche “a modino”, all’ insaputa della vivace pulzella. E che la medesima abbia preso per oro colato (è il caso di dirlo) ignobili fondi di bottiglia che il medesimo Luchino compra all’ ingrosso da un cinese sotto casa.
    Così, per senso di giustizia, ecco.

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