CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

SENTIERI INCROCIATI 33° capitolo

Da un’altra parte, in un altro stato, ma alla stessa ora un’ombra sgattaiolava dalla porta verde di una delle stanze del “Pine’s Inn” un motel posto a metà strada tra Fort Worth e la base dell’aviazione militare di stanza in zona. “Hummer” Page si guardò intorno e considerò il fatto dei quattro pini che s’innalzavano accanto al motel e scosse la testa. Terra di cactus considerò; non certo da conifere. Che paese strambo era il suo, pensò mentre saliva in macchina. Sicuramente dalle parti del Minnesota o in Montana ci sarà stato un motel di nome “Saguaro Inn” o “Joshua’s Tree Inn” e nelle vicinanze una diga di castori, con gli alci che pascolavano nel lago vicino. Lasciò correre alci e castori e si concentrò sulla notte passata in quella stanza. “Bunny” Nakamura si era rivelata una vera miniera di sorprese. Aveva accettato con gioia l’invito al ristorante messicano. La conversazione era stata veramente interessante e non aveva sfiorato assolutamente questioni di lavoro o servizio. Anzi aveva sfoggiato una buona dose di cultura riguardo letteratura, cinema e arte in generale, senza per questo dimostrarsi pesante o peggio leziosa. Poi era stata lei a proporre il motel e anche tra le lenzuola aveva combattuto “una buona battaglia” come disse alla fine, prima di addormentarsi. Larry dopo un poco si scosse e si accorse del tragico errore commesso. Aveva dimenticato la giovane amante nel motel. Fece una spericolata inversione a “u” e spinse a fondo l’acceleratore. La fronte s’imperlò di sudore e sperò.
Il tenente Nakamura si alzò con comodo e guardò l’ora. Erano le sette e toccò il letto vicino a lei. Il fatto che non ci fosse nessuno non la preoccupò. Raccolse la biancheria intima e si preparò per la doccia. Lo scroscio dell’acqua le impedì di sentire che la porta si aprì e chiuse e quando terminò di lavarsi, avvolta in un ampio asciugamano, entrata nella stanza trovò Larry già vestito e disteso sul letto. Aveva è vero un colorito un po’ paonazzo, ma lo sguardo di lei cadde immediatamente sul mazzo di fiori selvatici che lui teneva nella mano destra, per poi passare al cabaret su cui troneggiavano due bicchieri di “Starbuks”. Sorrise intenerita e anche compiaciuta e gettò un’altra occhiata alla sveglia digitale, poi disse, lasciando cadere il panno che la avvolgeva.
         “ Che ne dici di un altro volo a bassa quota?’.
Larry emise un corto respiro e si tolse il giubbino. Pensò subito al suo atterraggio d’emergenza, pienamente riuscito.
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L’avvocato Obregon si passò il fazzoletto, candido che sapeva di lavanda, sulla fronte. Erano le otto del mattino e l’aria condizionata riusciva a malapena rinfrescare l’aria già calda che scendeva dalle “mese” che circondavano Monterrey. Aveva il fiato corto, la testa pesante, ma la notizia avuta per telefono era di quelle che aspettava già da qualche tempo. Era una buona notizia per il suo cliente migliore, Gutierrez, ma a lui riservò solo l’aumento del fastidio di quella mattinata già calda. Fissò Oscar, che immobile con volto impenetrabile, lo stava fissando dalla poltrona, davanti alla scrivania. L’avvocato abbozzò un sorriso, sventolando stancamente il suo cellulare.
         “Gli ospiti sono arrivati a Cuba. Questa sera prenderanno il battello e nella serata di domani sbarcheranno sulla spiaggia di Merida, a Progreso. Un nostro aereo li porterà il giorno dopo e quindi è meglio affrettare i preparativi per la successiva partenza.”.
Oscar assentì in silenzio.
         “C’è altro che devo riferire al signor Gutierrez ?”.
Obregon rimase per un attimo sovra pensiero, poi aggiunse.
         “Per il momento … digli solo che più tardi lo devo vedere. Gli devo parlare a quattr’occhi di una questione molto importante. Per adesso puoi anche andare”.
Si abbandonò allo schienale della poltrona e chiuse gli occhi, mentre Oscar abbandonava lo studio dell’avvocato.
Da quando quella storia era cominciata, aveva avuto addosso una strana e brutta sensazione. Far passare quattro pezzenti in America, perché potessero tirarsi fuori da loro stato di povertà, poteva anche andar bene. Anzi era un’opera meritoria.  Esportare droga … in fondo se gli “yanqui” avevano voglia di sballarsi erano affari loro C’era una domanda e loro coprivano l’offerta. Era il principio del libero mercato, anzi era il mercato. Nessun problema. La questione di questi “ospiti”, come li aveva chiamati; quella era differente. Non erano semplici pezzenti che pagavano un pugno di dollari per passare il confine, dopo che si erano venduti tutto, ma proprio tutto. Forse anche la dignità. Questi “ospiti” venivano da paesi lontani e parlavano una lingua incomprensibile ed erano ricercati dai servizi segreti di mezzo mondo. Avevano pagato una fortuna, ma con un’accusa di terrorismo internazionale sulla testa, Gutierrez non rischiava la galera. Aveva già prenotato una pallottola in fronte. Doveva trovare il  modo di sganciarsi da quella storia, fare in modo che il suo nome “Avvocato Obregon” non fosse assolutamente collegabile a Gutierrez, agli “ospiti” e al traffico d’armi che stava per essere messo in piedi per l’occasione. La soluzione non era facile e questa volta, per una volta, l’avvocato sentì il brivido della paura correre lungo la schiena. Era in gioco la sua vita e Gutierrez … che andasse al diavolo. Fissò a lungo il telefono, poi decise di aspettare ancora qualche giorno. Almeno fino a quando gli “ospiti” non fossero arrivati, anzi, non fossero in procinto di partire. Poi avrebbe telefonato al capitano Martinez del CISEN, il servizio di sicurezza nazionale per raccontare tutto ciò che sapeva riguardo quella storia. Solo quella, facendo in modo che gli “ospiti” fossero neutralizzati e che Gutierrez e lui ne uscissero come dei bravi cittadini. Mossa azzardata, ma almeno per un po’ di tempo avrebbero messo un fermo alle continue e asfissianti indagini su di loro e gli affari avrebbero potuto continuare, forse con maggior protezione di quella che già avevano. Si sentì soddisfatto del ragionamento.
Oscar rientrò nella grande villa di Gutierrez e chiese di essere ricevuto immediatamente dal capo. Fece la breve ambasciata e attese gli ordini.
Gutierrez prese un lungo sigaro da una scatola posta sulla scrivania. Ne aspirò a lungo la fragranza, ma non lo accese. Si mise a fissare un punto indefinito oltre le spalle di Oscar. Il ronzio dell’aria condizionata si spargeva in tutta la stanza. Il silenzio durò parecchio tempo, poi lentamente Gutierrez si staccò da quell’improvvisa immobilità e disse.
         “Bene. Abbiamo quattro giorni di tempo per organizzare tutto … Oscar, prendi le carte che ha lasciato l’americano e portamele. Avvisa Alvaro che prenda il miglior furgone che abbiamo. Che sia pulito e in ordine A quei quattro cammellieri dobbiamo dare una bella immagine del nostro grande paese. Un’altra cosa, scegli i ragazzi migliori per la scorta e soprattutto fai preparare la casa a Sabinas Hidalgo. Partiremo di la. Credo che parteciperò anch’io. Ho voglia di fare un giro per le nostre terre e la mia presenza può essere anche l’occasione per mettere un po’ d’ordine tra le nostre fila. E’ bene che il capo arrivi e sistemi le cose e che controlli che tutto vada per il meglio. Giusto “hermanos” !”.
Le teste dei presenti annuirono gravemente e gli sguardi si fecero più attenti.  Se ci fossero stati dei cambiamenti, era meglio esservi presenti. Scalare i gradi della banda era l’aspirazione di tutti i presenti.
Oscar Diaz-Ramirez a quelle parole ebbe un lieve sussulto, ma non lo diede a vedere. Riuscì a calmarsi quasi subito e continuò a emanare quella freddezza, che tanto aveva colpito Gutierrez. Mentre andava alla stanza blindata per prendere i documenti che aveva richiesto il capo, pensò subito a due cose. Riuscire a convincere Luz di far parte di quella spedizione e avvisare chi di dovere della spedizione stessa. Finalmente tutti i mesi passati nell’ombra erano in procinto di dare il raccolto migliore. Si sentiva pronto.
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27 pensieri su “SENTIERI INCROCIATI 33° capitolo

  1. Mi è venuto un coccolone nel leggere le perfomance di Hammere e Bunny. Mi sono detto: Diamine le ho già lette. Poi ho visto che quello che segue era nuovo e ho rimandato il coccolone a data da destinarsi.
    Tralasciando il doppione, dunque i cinque, che adesso sono diventati quattro (il quinto fa da palo?) finiscono da Gutierez. Non più droga ma traffico di armi. La storia si fa ricca e il mistero si infittisce.
    Obregon cosa farà? Oscar salvera Luz? Maeve e Branson, un po’ ricoperti di polvere, se la scrolleranno da dosso?
    Quanti pensieri e quante idee da svelare.

  2. La storia si arricchisce in tutti i sensi, pur rimanendo sempre solida e ben delineata.
    Storie e personaggi che “vivono” sulla carta, si fa per dire.
    Che stupidi gli editori italiani!
    Credo che sia una delle categorie più idiote in assoluto.

  3. Cape, se invece di chiacchierare, badassi a scrivere, andremmo avanti di più. E poi vogliamo un po’ di sesso e carnazza, visto che pare che la coniglietta Nakamura ci sappia fare.

    • @ S11 = Ma??? !!! Susetta …, ma ??!!
      Ma a te settembre fa uno strano effetto.
      😛

      Si fa presto a dire … carnazza.
      Sono un giovine dabbene, onesto, pio e lavoratore e … ho ricominciato il turnointerza !!! Mannaggiallui, mannagia!!!

      Tranquilli che ora vi bombardo a ogni piè sospinto.
      Intanto beccatevi il prossimo, che prima di sabato ne arriverà un altro.

  4. Maestro, ha ingannato anche me. Ho perso 5 minuti a cercare il mio commento in questo post, che credevo di aver letto e commentato. Se non avessi letto il commento di NWB sarei ancora lì a cercarlo.
    Beh, se non altro nessuno potrà dire che non abbia una buona memoria. Sò stordito, si… ma ho buona memoria.

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