CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

SENTIERI INCROCIATI – 36° capitolo

Blytone sedeva, scuro in volto, nella sua poltrona. Al suo fianco sinistro il vice direttore, aveva la sua stessa espressione. Lungo il tavolo della sala riunioni, sedevano altri esponenti di spicco del F.B.I. e alla destra il Procuratore di Stato Donald Williams stava riordinando le sue carte. Alle sue spalle un nutrito gruppo di collaboratori si preparava a seguire l’interrogatorio. Seduto in disparte, il senatore Norton aveva dipinto sul volto una maschera di ghiaccio. Accanto a lui l’onorevole Stokton, uno dei tre che avrebbero formato la commissione d’inchiesta, aveva aperto sulle ginocchia una cartella e si preparava a prendere appunti. Si avvertiva la tensione nella stanza e quando finalmente la porta si aprì, quasi tutti trassero un sospiro di sollievo.

Maeve seguita da Preston e gli altri agenti di scorta fecero la loro comparsa e per ultimo entrò l’avvocato Rufus Clems, difensore di Preston. Non ci furono presentazioni e Clems iniziò subito all’attacco.

         “ Il mio cliente non ha nulla da dire alle accuse che gli sono state mosse, anzi presenterò una mozione per fare invalidare l’arresto, compiuto in spregio del luogo dove é avvenuto e contesto anche il modo con cui è avvenuto. Mi pare anche che questa sala non sia assolutamente un’aula di tribunale e non vedo nessun giudice presente. Quindi questo non è neppure la sede di giudizio preliminare e quindi tutto questo è assolutamente invalido.”.

Il Procuratore guardò l’avvocato, poi con tranquillità rispose.

         “ Rufus, forse non hai capito bene quali che siano le accuse del tuo cliente. E’ accusato di terrorismo e tradimento, più narcotraffico e tratta di uomini. Nulla mi tiene dall’ordinare per lui un volo di sola andata per Guantanamo, ora. In meno di mezz’ora sarebbe a Andrews e prima che venga servita la cena, mangerebbe la sbobba di Camp Delta, vestito con il pigiama arancione. Stai sicuro che lo farei restare lì fino a quando non racconta tutto. Chi sono i complici, quali sono le sue vere attività e quanti e quali sono i terroristi islamici che nei prossimi giorni entreranno nel Paese. Dove vogliono andare, chi vogliono incontrare e cosa vogliono fare, una volta entrati. Siamo in guerra Rufus e in questa guerra io … Non faccio prigionieri.”.

Clems guardò sbigottito Williams. Tutti i principi costituzionali, con quelle parole erano stati non solo ignorati, bensì cancellati del tutto. Si alzò in piedi e con voce strozzata disse:

         “Mi oppongo. Questo è uno Stato di polizia. Qui sono stati calpestati i valori costituzionali, che tu … tu e voi dite di difendere e custodire. Io adesso esco da questa stanza e la prima cosa che farò sarà recarmi nella sede del Post, poi andrò alla C.N.N. e denuncerò tutto questa gigantesca, grottesca montatura … Andiamocene Caleb, questi sono impazziti … Tutti quanti.”.

Williams non fece una piega, anzi fece un gesto a un agente e subito quello accese un grande schermo appeso a una parete.

Un giornalista della C.N.N. stava appunto parlando di fronte all’Hoover Bld. E stava dicendo che era stato arrestato Caleb Preston e quali fossero le accuse a suo carico. Dallo studio pervennero le immagini di un senatore Winghwhrite, scuro in volto, che attaccò immediatamente Preston e il suo operato, manifestando vivissima preoccupazione sugli sviluppi del caso e terminò congratulandosi con l’azione dell’Agenzia, che aveva troncato quei maneggi. Il commentatore politico della Casa Bianca riempì lo schermo per sostenere la preoccupazione che serpeggiava nel centro del potere politico americano, ma nel contempo ava ampio spazio all’azione dello F.B.I. aggiungendo che nelle prossime ore il Presidente stesso, avrebbe avuto l’occasione di congratularsi personalmente con chi era intervenuto a salvaguardia dell’integrità della nazione. Anzi non era da escludere che il Presidente stesso avrebbe rilasciato una dichiarazione in proposito.

Lo schermo poi si suddivise e anche gli altri network stavano rimbalzando la notizia, così che da un capo all’altro del paese potesse diffondersi.

Clems capì immediatamente che se voleva combattere, doveva scegliere un’altra strada e sceglierla al più presto. Era sì un avvocato prestigioso, nella capitale, ma quel processo poteva trascinarlo in acque tempestose e compromettergli la carriera futura.

Conosceva Williams e sapeva che avrebbe dato fondo a tutte le sue risorse pur di portare avanti ad un giudice il suo cliente, se non con un verdetto già stilato, almeno con una vittoria quasi assicurata. Per Preston le cose si mettevano male già da subito. Lo fissò come per chiedere se tutto quello che era stato detto e si era sentito fosse vero o comunque vicino alla verità.

Preston abbassò la testa e rimase a fissare il piano della grande scrivania, poi alzato il volto, guardò Williams.

         “Voglio fare un accordo.”

Il Procuratore strizzò gli occhi tanto da farli diventare due fessure.

         “Sentiamo cosa ha da dirci Preston, poi valuteremo se di accordo si potrà parlare. Se risponderà in modo veritiero a tutte le domande, allora le prometto, fin d’ora un processo rapido. L’importante che affermi tutta la verità a cominciare dal movimento di terroristi, che sappiamo avverrà nei prossimi giorni. Il resto verrà da se e dopo i dovuti controlli, ne riparleremo. Voglio … Vogliamo la verità e … Credo che lei voglia evitare l’ago.”.

Preston assentì più volte e chiese una bottiglia d’acqua, bevve un lungo sorso dal bicchiere e iniziò a parlare e mentre parlava e raccontava la sua verità, cominciò a pensare come e dove avrebbe trascorso i prossimi vent’anni.

Innanzitutto iniziò dal meccanismo del trasferimento di contributi per la lotta all’immigrazione. In base ai contributi statali la Guardia di Confine organizzava il servizio di sorveglianza e bastava dirottare il denaro verso un luogo piuttosto che l’altro che per forza le azioni di contrasto andavano diminuendo o aumentando. I pattugliamenti si diradavano, gli impegni di uomini e mezzi venivano meno, certi luoghi lungo il confine tra Stati Uniti e Messico diventavano comodi corridoi per far passare di tutto: dalla droga ai clandestini e poi armi e per chi aveva i contatti giusti anche terroristi, non necessariamente soli islamici. Potevano entrare anche agenti stranieri che si sarebbero dedicati allo spionaggio, soprattutto industriale. Erano buchi, quelli, che permettevano l’entrata, ma anche l’uscita. Uscite destinate al contrabbando di uomini e cose, indifferentemente.

Era notte oramai quando si venne a parlare di Gutierrez e del suo prossimo movimento di uomini. Sapeva che avrebbe fatto entrare parecchi uomini e sicuramente anche spie o terroristi, di questo non era certissimo, però le ultime informazioni e quindi il piano d’intervento per la Guardia di Confine dei prossimi sei mesi era certo di averlo consegnato giorni addietro, nelle mani di Gutierrez. La sua posizione all’interno dell’ufficio di Foulner, gli permetteva di avere libero accesso a tutte le informazioni utili. Era un lavoro pagato profumatamente.

Albeggiava quando finalmente tutto finì e Preston fu condotto in un altro ufficio sotto strettissima sorveglianza. Clems lo seguì e chiese di essere lasciato solo con il suo cliente. Ora doveva iniziare a preparare una qualche difesa, che permettesse al suo uomo di sfuggire all’iniezione letale, per lo meno.

Gli uffici dell’Agenzia degli stati confinanti con il Messico furono messi immediatamente in allarme così pure la Guardia di Confine e tutti gli uffici della dogana e dell’immigrazione da San Diego a Brownsville. Forse non tutti i buoi erano scappati dalla stalla.

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47 pensieri su “SENTIERI INCROCIATI – 36° capitolo

  1. UFFICIO REFUSI – Help me
    che vuol dire «Credo che le voglia evita l’ago.”.»?

  2. Ottimo capitolo, intenso e drammatico con la deposizione di Preston. hai ben interpretato la giustizia americana, molto diversa da quella nostrana,
    Dunque ci stiamo avvicinando al finale, al gran ballo di fine romanzo anche se ci sono in sospeso diversi personaggi: Branson, Oscor, e diversi aspetti da chiarire.
    Ma forse pensi a un finale aperto.

  3. Altro gran bel capitolo. Azione e suspance non mancano. Ottima anche la ricostruzione delle modalità di esecuzione delle malefatte di Preston. Un sistema più che credibile.

  4. Ottimo lavoro, Cape. Hai stoffa.
    Ma ogni tanto facci un piccolo post (un posticino?) in cui parli in prima persona, mi manca la tua rassicurante presenza… Ma soprattutto poter commentare le mie solite scemenze 😉

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