CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Connetti il prossimo tuo come te stesso

In questa realtà, quella nella quale ci troviamo, io che ho scritto e voi che mi leggete, qual è il punto di connessione? Esiste questo punto? Oppure esiste un sottile, ma non certo invisibile filo che ci lega? Ovvero questo file è veramente invisibile?

Siamo la società del web. Non esserci, non collegarci al web, rischia di essere se non una iattura, una sorta di appartenenza a una casta spuria. Ci connota come paria dell’evoluzione della comunicazione. A quanti di voi è stato detto con aria di suprema sufficienza: Ma noi sei su FB? Quasi che fosse una colpa, un delitto non grave, ma sempre fuori da schemi e logica corrente. A sgombrare il campo so di essere colpevole, anzi pluripregiudicato e so di aver fatto dei proseliti in merito. Non me ne pento, anzi ne sono fiero.

Quasi.

Non è mia intenzione ritrattare, sia ben chiaro, però mi stanno sorgendo dei dubbi. Non per la scelta fatta, ma per una serie di circostanze che sono al principio, all’origine. Insomma, a dirla grossa, parlo del “Big Ben”. Il web c’è, per certi versi è importante e a volte é l’espressione della nostra realtà per lo più lavorativa. Esistiamo perché abbiamo una mail aziendale, ad esempio. Sanno di noi perché ne abbiamo una personale. Il punto però è un’altro in questo mondo fatto di uno e zero.

Connessione è uguale a presenza? Esistiamo nella rete perché siamo presenti oppure perché siamo connessi? L’una implica l’altra, perché essere connessi, vuol dire manifestare una presenza, ma c’è un ma. Siamo presenti dove? In che modo?

In casa, in ufficio siamo “connessi” e ciò determina la nostra presenza, anzi questa manifesta la prima. E’ innegabile.

Pur con la nostra presenza, però, possiamo manifestare al contempo la nostra assenza. Immergendoci nelle nostre più recondite attività manuali o di pensiero, oppure nulla facendo. Basta anche la nostra sola corporalità a manifestarci.

Nel web le cose non stanno così. Connettersi non significa partecipare. Posso avere aperta la connessione ventiquattrore per trecentosessantacinque giorni, ma essere fisicamente distante dal PC. Avvicinarmi a esso solo in un dato momento e stabilire dei contatti, perché la tecnologia me lo permette anche a distanza di ore o giorni, anche in mia assenza. Un esempio banale: scrivo oggi, in questo momento una mail e questa sarà spedita a Tizio o Caio in un momento successivo, come io ho comandato al programma di fare. Non necessita più la mia presenza per stabilire un contatto. Quindi connessione non vuol più dire presenza a questo punto. Quest’assenza è mitigata se siamo connessi con un s.n. . FB, Twitter, una chat qualunque, un forum. Ecco, in tal caso la presenza è manifestazione evidente di connessione, ma si può opinare che l’adire al network, non implica una vera manifestazione di se. Posso transitare, osservare, leggere, senza che per altro lasci traccia del mio passaggio.

Quindi presenza potrebbe significare partecipazione, anzi nel caso specifico, è la sua giustificazione.

Partecipo alla discussione in atto o la sollecito io stesso, proponendo un argomento.

Tutto questo prescindendo dalla presenza fisica. Perché l’aspetto importante del connubio connessione e presenza, sta proprio nella’assenza di fisicità. Noi non vediamo il nostro interlocutore. Ce ne facciamo un’immagine a nostro piacimento, ma ignoriamo i suoi veri tratti fisici. Tutti noi, se non perché c’è stata una volontarietà nel farlo, non sappiamo nulla della fisicità l’uno dell’altro. Di voi, personalmente ne conosco due soli, e per aver visto la fotografia di un altro paio. Per il resto ho solo un’immagine personale, che non è detto coincidente con la realtà dei fatti. Come me anche voi del sottoscritto.  A parte questo falso problema, ben altro è invece la prossimità nella presenza.

Siamo prossimi perché perseguiamo le stesse idee, ci accomunano ideali e comportamenti, insomma perché ci siamo trovati oppure cercati.

La connessione permette questa prossimità, quest’unione d’intenti e pensieri, permette di trascendere la fisicità.

Tutto ciò porta a considerare che connessione e prossimità non sempre possano elidersi. Essere prossimo di qualcuno fa sì che io possa in qualche modo essere partecipe della sua vita, o comunque di quella parte che l’interlocutore ha deciso che io ne faccia parte. A questo punto non si può ergere ad alibi il proprio isolamento, anche egoistico. Perché il silenzio dello schermo del PC è un alibi alimentante il nostro egoismo. Trattiamo gli argomenti che più ci piacciono, trasmettiamo le nostre idee cercando consensi.

Nel momento che ci mettiamo in confronto, in ascolto di quanto l’altro ha da dirci o ci scrive, l’egoismo, il narcisismo, che ci ha spinti a proporci cade perché abbiamo un interlocutore cui dare attenzione. Le sue parole, se non sono né un peana né una geremiade, sono il mezzo che fa scattare un meccanismo di confronto e di chiarimento delle mie come delle sue idee. E’ ben vero che non sempre così è, però nel dialogo, seppur a distanza, esiste una crescita, un’evoluzione.

In conclusione ci può essere connessione, ma è nulla senza una vera presenza di se. Nulla vale il ”login” e il suo opposto. Partecipare non è fare un banale “set up” di un programma e altrettanto banalmente si può operare un “uninstall”.

Occorrono “link”, idee da propagare, da discutere, da amare o perché no odiare, tentando di lasciare in angolo il proprio egoismo, i propri interessi, facendo emergere la propria peculiarità, giocando le carte che ci sono state date in dote.

Solo allora il tuo prossimo è connesso come te stesso.

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35 pensieri su “Connetti il prossimo tuo come te stesso

  1. Punti di vista sempre originali, i tuoi.
    E avvaloro la tua tesi: clicco un ‘like’ ed egoisticamente scappo.

  2. Avere il PC acceso non significa nulla. Avere uno smartphone implica qualcosa di diverso, perché quello è uno strumento che porti sempre con te e quindi la connessione al web o semplicemente la connessione c’è ed è visibile. Il tablet o Ipad il concetto è leggermente diverso più prossimo al PC che allo smartphone.
    Che dire ancora? Io posso essere al PC, essere connesso al web, ma non navigare. Leggo, scrivo oppure leggo e scrivo sul cartaceo, perché come i salmoni vado controccorrente: amo ancora la manualità della scrittura, leggere le pagini fruscinari di un libro.
    No, lo smartphone è una maledizione, perché sei sempre geolocalizzato, hai attivo il programma di mail, spesso sei connesso a FB.
    Anche qui sono un pecora nera. FB non lo sopporto e non lo frequento.

    • Oggi per essere connesso basta poco. Essere presenti costa di più. E’ lo sforzo di mettersi in relazione con altri. In fondo é come uscire e passeggiare per strada. Trovi sempre chi ti é simpatico e chi meno. Nel primo caso, con il ,PC ignorare quaet’ultimo é più facile. Per strada l’antipatico, se ti capita davanti all’improvviso, hai difficoltà a sbarazzartene. Al PC basta un clik e potrai sempre dire che é il modem che fa i capricci.

      • Questo è vero. Il virtuale offre questi vantaggi.

        • Come dici tu i social offrono il mezzo per trovarsi, o comunque trovare chi ha voglia di condividere temi ed idee comuni. E’ vero che le condizioni individuali di ciascuno possono essere un ostacolo a che ci si trovi tutti nello stesso tempo. L’aspetto positivo é che anche a distanza di tempo può esistere la condivisione.
          Ho solo posto l’accento su come non sempre connessione e presenza viaggino di pari passo.
          Se l’una implica l’altra é meglio, perché un contatto é meglio averlo che altro.

  3. Io tendo a vederci l’ aspetto positivo.
    Discutere le idee che esponi nei post “dal vivo” sarebbe stato più o meno impossibile.
    Chi sarebbe interessato ad intervenire magari vive da un’ altra parte, o fa un lavoro con orari strampalati (tu, per esempio…) oppure è spesso in giro (io, per esempio…).
    Insomma discutere de visu è una cosa veramente difficile da realizzare, benché non impossibile.
    Invece se lasci il tuo pensiero in questa stanza virtuale, uno arriva quando può, quando ha tempo, quando si può permettere un momento di riflessione, legge, lascia un commento magari un po’ più articolato di come riuscirebbe a fare in una discussione dal vivo.
    Così si va avanti ognuno nel proprio tempo e nel proprio luogo senza la necessità di allineare tutti nello stesso tempo e nello stesso luogo, tramite un contatto differito, sfasato, ma che è pur sempre un contatto.
    Meglio averlo che non averlo…

  4. Che bella discussione! Dunque, io mi connetto ergo sum, anzi, hic sunt!
    Devo dire subito una cosa: non sono iscritta a FB, ne ho orrore, è un domicilio coatto, la detesto! La settimana scorsa ho voluto fare un esperimento, mi sono iscritta a Twitter. Ho fatto il mio ingresso con timidezza, mi pareva così complicato….sul PC e con lo smartphone…..con lo smartphone!!!! La prima parte della giornata l’ho passata ad eseguire gli ordini di Twitter, collegati qui, collegati là, permetti che ti localizziamo….vuoi che ti mandiamo…..Nooooo, non voglio la localizzazione! Aspetto un po’ non succede nulla, tanto che mi ringalluzzisco e vado a curiosare quà e là…..Toh c’è anche il Papa….C’è anche Berlusconi….BERLUSCONI!?! Non ho resistito e gli ho mandato un commento salace (a proposito, se non mi vedrete più sapete già a chi dare la colpa).
    Dopo nemmeno 5 minuti lo smartphone ha iniziato a snocciolare una sfilza di cicalini che mi avvertivano che la mia posta elettronica era intasata di mail. Che cosa era successo? Una folla osannante di followers mi seguiva. E non accenava a fermarsi, dopo un’ora avevo già un centinaio di ignoti che mi seguivano, circondati a loro volta dai loro followers personali che a loro volta si tiravano dietro altri sconosciuti secula seculorum amen. Perdipiù non avevo impostato in modo corretto per cui ricevevo notifiche su notifiche, ormai esondavano dal cell.. Ero terrorizzata! Ma che vogliono questi? Questa è un ‘aggressione bella e buona. D’accordo i followers si possono scegliere, ma mi dite voi che se ne fa uno di 97.000 followers? Come fa a rispondere a tutti? Che si diranno mai? Starà sempre a cincischiare lo smart! Già io a volte non trovo il tempo per rispondere a voi, figuriamoci ai followers!
    No, mille volte meglio wp con tutti i suoi difetti, per me è come quando si va in palestra, ci si ritrova, si scambiano quattro boiate, si scelgono le amicizie, magari si battibecca con qualcun altro….D’accordo, non ci si vede, ci si immagina, ma non è poi così importante. Sono le nostre idee, le nostre fantasie che devono combinare. Anzi a me piace proprio per questo, qui ci si misura e ci si accetta per quello che si riesce a trasmettere agli altri. E poi non è vero che il pc è un mezzo freddo, il pc è solo un mezzo, il calore ce lo mettiamo noi.
    Maestro volevo dirle che penso che lei sia un uomo strepitosamente bello e affascinante.
    Insomma vi amo tutti, anche quando il pc è spento.

    • Sono rimasta lontana dai social network per anni ma alla fine ho ceduto e da poco sono iscritta a facebook: pochi amici, battute da sciocca che cadono nel vuoto e, soprattutto, riuscire a sentire più facilmente e con più costanza amici lontani. Pigrizia da globalizzazione? Forse. E non credo durerò molto, ma presa nel verso giusto la mania del social-network può avere dei pregi.

      Oh ma Suzie, io non conosco l’uso di twitter ma se ci sono i tuoi commenti salaci ne vale la pena!!

      • Non ci sono più, Shap. Sono uno spirito libero, mi connetto quando voglio, mentre invece in twitter devi seguire altrimenti perdi il filo. E poi tutti quei followers, che angoscia! Mi ricorda un gioco che facevo da piccola, ci si metteva in fila una accanto all’altra, poi la prima della fila sussurrava all’orecchio della vicina una frase storpiandola un po’. La vicina a sua volta riferiva all’altra la frase che pensava di aver capito e così via fino all’ultima che ripeteva ad alta voce la frase che riteneva di aver sentito, con risultati comici.

      • @ Shappy = Frequenti FB?
        Pentiti sino a che hai questa possibilità
        😛

        PS: Come il solito WP mette i commenti a cizetadueo per cui mi sto accorgendo che le risposte a Susetta vanno a Shappy e quelle a Shappy … a chiunque.
        Insomma … il solito casino
        😦

    • @ S 11 = Quì succede il contrario. Il mezzo che rischia di soffocare l’utente attraverso certi meccanismi che non sempre sono di facile utilizzo. Il tuo é un caso emblematico. Setti male il mezzo ed improvvisamente ti ritrovi sommersa da una miriade di persone di cui ignoravi l’esistenza, di cui puoi farne a meno e della cui mancanza non ti duoli, anzi. Nello specifico la connessione é una sorta di sur-presenza che sortisce l’effetto contrario. E’ chiaro che va fatta una scelta e abbiamo capito che l’hai fatta.
      Credo che ci stiamo rispondendo e chiarendo l’un l’altro il significato di questo post.
      Cioé che l’utilizzo della connessione implica una volontaria presenza in certi luoghi, in dati momenti per interagire con le persone che ci interessano.
      Insomma sono le idee, più che il “soma” delle persone che solleticano il nostro interesse.

  5. La connessione è un fatto puramente tecnico. Non implica quasi nulla… se non curiosità, forse. La partecipazione, invece, si. Personalmente, credo che qui, come nel mondo reale, ci sia di tutto. Dal papagallo al timidone, dal frustrato ell’egocentrico, dal meditabondo all’estroverso, dall’altruista all’egoista.
    Ciascuno di noi vaga in una marea di parole e di frasi, cercando quel che vuole. Incontrando per caso persone apparentemente simili… o comunque a lui confacenti (apparentemente). E fa un pezzo di strada con loro. A volte piacevolmente, a volte meno. Ma è così, la vita. Questo è solo un altro mezzo per incontrarsi.

    • @ Brum = La tua concretezza giunge a puntino. hai sintetizzato un pensiero comune che ci coinvolge.
      Ci connettiamo e partecipiamo con quelle persone che ci sollecitano a far emergere la nostra personalità o comunque aiutano in quel processo.

      • Ti è mai capitato di vedere uno per strada, mai incontrato prima… e provare per lui una tendenziale antipatia (o simpatia, viceversa)? Nulla di che, naturalmente… non dico che vorresti ucciderlo… ma ti fai l’idea che sia una persona antipatica. Non voglio e non sono in grado di entrare nel merito del perchè accada, ma a me accade. A volte è solo un particolare. A volte c’è un motivo alla base, ma troppo futile perchè uno si possa fare un’idea sensata, eppure accade. Per esempio, a me danno l’idea di essere scrocconi patentati quelli che usano le parole: “mi offri”. Offrire è un gesto spontaneo, che non si chiede. Preferisco mi si chieda se “gli do” una sigaretta, ad esempio. Ma a parte questo, non ce n’è abbastanza per dedurre che quella persona sia davvero uno scroccone per modus vivendi, lo so. Eppure….
        Questo per dire cosa? Che poi una parte la fa anche la parte irrazionale di noi, facendoci scattare una “empatia” per qualcuno. E quelle son le persone che decidiamo di frequentare.

        • @ Bruim = Eppure … é vero. Capita anche a me d’incrociare persone che a colpo d’occhio mi danno la sensazione di antipatia. E’ una questione di “pelle”, si sostiene. Capita che se mi trovo ad esempio, in stazione e sono accanto a dei colleghi, loro in divisa, vengono da me a chiedere informazioni, non da loro. Perché? Non so dare una spiegazione. Ispiro più fiducia? Forse o forse … é questione di “pelle”.
          Comunque diffidare della prima impressione. I nativi americani dicevano che per conoscere un uomo bisogna camminare nei suoi mocassini.
          Noi abbiamo un privilegio. Conosciamo gli altri attraverso le idee che esprimono, che mettono nero su bianco, E’ vero che hai l’alibi dello schermo e puoi benissimo vendere della fuffa, ma prima o poi i nodi vengono al pettine e allora, oltre ad avvalorare quell’impressione, la sua immagine risulta essere negativa e la partita si chiude. Senza ma e senza se.
          Il blog non dico che é infallibile, ma a leggere bene é una buona cartina di tornasole.

          • “diffidare” è una parola grossa, secondo me. Alla prima impressione bisogna dare il valore che ha… ossia quello della vaga sensazione. Dell’indizio, forse. Tutto da verificare o sconfessare, naturalmente. Le attribuirei un valore piccolo, dunque, e certamente non definitivo. Ma non la scarterei del tutto.

          • @ Brum = La prima impressione, dicono, é quella che conta. Però l’interpretazione e dell’aforisma e di quella sensazione, come dici tu, é giustamente tutta da verificare. Il tempo, per rimanere in tema, é galantuomo e dunque ci aiuta a rispondere positivamente o meno a quell’impressione.

  6. Esserci, va bene, ma partecipare è impegnativo. Persino su FB, se vuoi partecipare davvero devi impegnarti e il vituperato FB è però molto utile come strumento di promozione, tanto che lo usano tutti coloro che abbiano necessità di contatti e di espanderli velocemente. LinkedIn sta diventando quasi obbligatorio per chi voglia lavorare in diversi settori e non sia ancora ai vertici della carriera (chi ha già raggiunto il successo non ne ha bisogno). Il blog naturalmente è diverso. Serve a confrontare idee, e consente di pensare bene a quello che si vuol dire, consente di riprendere un discorso quando se ne ha il tempo. Consente a chiunque di scoprire il tuo pensiero anche a mesi o anni di distanza. Insomma, quasi quello che avveniva col libro, una volta.

    • @ G.M = Qui stai già parlando di come utilizzare il social. E’ chiaro che l’uso é personale. Proporsi, proporre se stessi (per usare un brutto termine: vendersi) il social é un mezzo eccellente e lo vediamo in continuazione.
      Questo social, WP, é un luogo per proporre idee e in qualche modo fa emergere anche la propria personalità.
      Le idee sono fruibili, non importa quando.
      Spazio e tempo sono ininfluenti, giusto come un libro.
      Le idee propugnate in un qualunque libro sono valide oggi, come domani e come lo erano al momento della stesura delle stesse.
      Quindi é ammissibile una distonia tra connessione e presenza. Anzi é quasi una regola e forse l’eccezione é la risposta immediata al post, quasi che venga in qualche maniera distorto lo spirito guida di un blog.
      Luogo per conoscere ed interagire sì, ma che presuppone una riflessione, una presa di distanza , non in senso negativo, piuttosto come occasione per approfondire in se l’argomento trattato.

  7. Sono molto soddisfatto della piega di questa conversazione.
    Lasciatemelo dire

  8. Eccomi di nuovo! Trovo che il mondo dei blog sia una gran cosa; arricchisce, e ognuno lo può usare come meglio sa, e può.
    La partecipazione è tutt’altro, è propria della persona generosa e della sua capacità di darsi.
    Permettimi di parlare di me, solo per chiarire: tempo fa sono stata tirata su per i capelli da una fase di paranoia brutta, proprio da uno dei nostri blogger. Così, AGGRATIS, senza che fossi manco in confidenza. Giusto per capacità di ‘partecipazione’ di questa persona. Il web non c’entra.
    Mi piace pensare che ci siano tante amicizie perlomeno potenziali.
    🙂

    • @ Lillo = Il mondo virtuale, come anche quello reale sa dare molto. Sia che si cerchi, sia che arrivi inaspettato. Occhi sempre aperti, mente sgombra dai pregiudizi, un po’ di coraggio, ma anche molto buon senso. Una ricetta semplice? No davvero, perché nulla é semplice, però é anche l’unica che ci fa stare al mondo, senza caricarci troppo di negatività.

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