CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

SENTIERI INCROCIATI – 39° capitolo

Il telefono squillò tre volte, prima che la voce di Branson uscisse chiara e limpida dal microfono.
Dopo una notte in pratica insonne e un paio d’ore di dormiveglia, gettata come un fagotto, sulla poltrona del proprio ufficio, Maeve era riuscita a ritagliarsi giusto il tempo di quella telefonata, dagli altri impegni e dalle numerose incombenze accadute dopo l’interrogatorio fiume di Preston. Interrogatorio che andava avanti, alternando incontri con il Procuratore Williams e pause fatte per un minimo di riposo e per permettere la trascrizione delle registrazioni. Preston sembrava un fiume in piena. Incurante dei consigli del suo avvocato aveva parlato e detto tutto quello che sapeva e anche qualcosa in più. Aveva detto dei suoi conti all’estero e gli uomini del F.B.I. rincorrevano i suoi conti segreti in tutte le banche delle Piccole e Grandi Antille. I paradisi fiscali caraibici ed europei erano stati presi d’assalto agli uomini della sezione reati contro il patrimonio e man mano che emergevano liquidi e azioni da tutte le parti, qualcuno faceva già il conto di quanti anni di galera toccassero a quell’uomo, solo di evasione fiscale. Di sicuro un paio di ergastoli.
Anche Maeve fu un fiume in piena con Gilles.
Gli raccontò di com’era stato attrezzato un falso studio televisivo ai piani bassi del palazzo del F.B.I. Di com’erano stati truccati agenti dell’Agenzia, tanto da somigliare a noti giornalisti della C.N.N. e dell’intervento di Wingwhrite; un vero mastino da combattimento, tanto che qualcuno ebbe l’impressione che potesse subire un colpo. Tanta la veemenza del suo intervento. Di come Preston si fosse sciolto quasi immediatamente e non avesse avuto scrupoli di vendere Gutierrez e la sua gang, rivelando anche aspetti sconosciuti dei suoi traffici e del suo coinvolgimento attuale con il terrorismo internazionale. Aveva parlato dei legami soprattutto economici o almeno di quelli che conosceva. Aveva accennato anche agli uomini politici e del sottobosco politico che in Centro America tenevano i fili con le centrali del terrore mediorientali. Un turbinio di nomi e luoghi ancora tutti da verificare ben inteso, ma che avrebbero potuto aprire nuovi sviluppi sulle indagini in corso. Insomma si stava rivelando un colpo magistrale, l’arresto del consigliere politico del senatore Foulner.
Gilles, da canto suo, azzardava ogni tanto qualche parola, per contrastare quella cascata, ma più il racconto si sviluppava e più si rendeva conto di come un orso può cambiare il corso della storia. Almeno quella sua personale stava cambiando. Si era innamorato come un liceale. In cuor suo sentiva che era così, mentre il suo cervello gli mandava segnali opposti. La lontananza, la diversa cultura, lo stile di vita e gli obiettivi avevano sì dei punti di convergenza, ma le distanze c’erano e non si potevano certo cancellare.
         “Adesso che abbiamo ripreso il contatto con il signor Maltes, aspettiamo solo che ci comunichi dove come e soprattutto quando, poi tutto sarà finito. Questa è la volta che spazzeremo via Gutierrez e la sua gang e in più avremo la possibilità di eliminare dei terroristi, cui diamo la caccia da anni. Appena tutto questo sarà finito, salto sul primo aereo e vengo da te. Voglio ringraziare personalmente Potsy. Se lo merita, non trovi. Se lo merita per tutto quello che mi sta accadendo.”.
Disse quest’ultima frase con un sospiro e a Gilles si aprì il petto dalla gioia. Immaginò di essere arrossito come un ragazzino e da tanta confusione, in cui si gettò volentieri, che ebbe solo la forza di risponderle.
         “Allora ti aspetto.”.
Presero dunque accordi, soprattutto quello di sentirsi da quel momento, ogni sera.
Gilles oramai non stava più nella pelle. Gli sembrava di essere tornato a quelle estati, nelle quali con gli amici si scatenava alla caccia di avventure, soprattutto amorose. Si trovò improvvisamente catapultato indietro di quindici anni circa. Con l’ormone impazzito e appetiti feroci e continui e apparentemente insaziabili. La voracità di quegli anni, da una parte lo fece sorridere, ma dall’altra lo preoccupava un poco. Come poteva ritornare indietro di tanti anni, alla sua età? Rischiava di coprirsi di ridicolo e in più data la sua posizione, si sarebbe reso ridicolo davanti ai colleghi, agli amici, a tutta Fort Ticonderoga.
Quel pensiero lo fece rabbrividire. Occorreva assolutamente schiarirsi le idee e l’unico che lo poteva aiutare, nel farlo, era Fred “Due Mani”, lo zio di Larue. Era l’Uomo Medicina della tribù dei Naskapi, che ancora viveva in zona. Dopo una serie di telefonate si accordarono per il week-end successivo, che sarebbe arrivato giusto dopo due giorni. Fred gli propose l’esperienza della “tenda sudatoria” che Gilles accettò subito. La “tenda sudatoria” faceva parte dei rituali religiosi di quasi tutte le tribù e i popoli dei nativi. Consisteva in una tenda semisferica nella quale in un fuoco aromatizzato dalla salvia selvatica, grosse pietre venivano arroventate e poi su di esse era sparsa acqua, che creava vapore e gli occupanti sudavano. Con il sudore si espellevano gli umori cattivi, si purificava il corpo e anche lo spirito ne trovava giovamento e permetteva di avere “visioni”; contatti con il mondo soprannaturale, che avrebbe guidato chi affrontava quest’esperienza, verso il giusto cammino. Gilles, mentre la tenda si riempiva di un vapore che sapeva di salvia e altre erbe pensò intensamente a Maeve e a tutto quello che girava intorno a lei. Pensò alla propria vita, da solo e con lei e poi lentamente si lasciò cullare dalla nenia cantilenante del canto di Fred ed entrò in una sorta di buco nero, annullando i propri sensi e lasciando che la mente vagasse, nella speranza di vivere la “visione” giusta. Si svegliò, nel cuore della notte, intontito e fu accompagnato, nudo com’era verso un ruscello, che gorgogliava vicino al luogo dov’era posta la tenda. In una pozza del ruscello, Gilles, s’immerse più volte e l’acqua gelida lo sferzò risvegliandolo del tutto. Fred poi, con un fascio di rami di salvia e penne d’aquila, lo asperse ancora con dell’acqua, pronunciando formule in lingua naskapi. Lo avvolse in una coperta e dichiarò che il rito era finito. Nei prossimi giorni avrebbe avuto le risposte alle sue domande e come un fantasma sparì nella confusa luce dell’alba. Gilles si ritrovò intirizzito, davanti ad una tenda che emanava ancora puzzo di fumo e con la testa più confusa di prima.
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47 pensieri su “SENTIERI INCROCIATI – 39° capitolo

  1. Chiedevo di Branson ed eccolo spuntare nudo e inebetito dalla tenda sudatoria.
    Veramente è il finale ma fa lo stesso. Dunque Tra Maeve e Gilles continua la storia o forse è solo nella mente del canadese.
    Le piste si incrociano e si divergono e si incrociano di nuovo.
    Mi è piaciuto qusto capitolo che risvolti al di fuori della trama come le usanze degli indiani nativi.

  2. Ma pensa te che cosa ti combina la salvia se esageri con le dosi…..
    Però i tortelloni Burro e salvia sono ottimi…

  3. Maestro, la lasci perdere. Voleva dire che è stato un bel capitolo, con manciate a piene mani di romanticismo. Comunque, Gilles poteva chiederlo a me (evitando la sauna), se era innamorato o no di Maeve. E senza scomodare il santone. Gli avrei dato io la risposta affermativa. E… mi voglio sbilanciare: è ricambiato. Certi segnali non mentono. Appenalibera, Maeve ha pensato a lui. E’ amore.

  4. Ma và! E tu come fai a saperlo che è amore? Te ne intendi per caso? Ma lascia perdere e vieni a mangiare due tortelloni burro e salvia. Shap, birra per tutti!

  5. Grande il passo finale!
    Davvero sorprendente e poetico.

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