CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

SENTIERI INCROCIATI – 40° capitolo

Maeve quella notte dormì poco o nulla, ma la sera successiva riuscì ad arrivare a casa a un’ora decente. Decise che fosse giunto il momento di regalarsi un bagno rilassante. Nella vasca fece fluire acqua calda a volontà, versò un’abbondante dose di sali di sandalo per profumarla e poi un’ altrettanta dose di un misto d’erbe rilassanti. Si versò una robusta dose di vino rosso in “tulip” di cristallo e s’immerse nell’acqua, soddisfatta. Sorseggiò il vino a occhi chiusi, poi cominciò a pensare ai giorni futuri e alle sue sospirate vacanze canadesi. Alzo un piede e lo guardò. Si accorse con un certo fastidio che lo smalto dalle unghie stava sparendo; controllò anche l’altro e prese mentalmente nota di andare assolutamente dall’estetista. Controllò anche i peli superflui, passandosi una mano sulle gambe e guardò anche sotto le ascelle. Non contenta puntò i piedi a fondo vasca e inarcò lievemente la schiena. Decise che anche il pube aveva bisogno di una sistemata. Maliziosamente pensò che le notti canadesi potevano essere fredde e non era sua intenzione mostrarsi in disordine. Soprattutto lì. L’effetto dal caldo e del freddo le aveva inturgidito i capezzoli e se li rimirò compiaciuta. “Sì, ho proprio un bel seno e anche il mio sedere è quello che si dice un bel lato “B”. Credo che ne sarà soddisfatto.”.

Finì il bicchiere di vino in una sorsata e poi prese la spugna e iniziò a strofinarsi con una nuova energia.

Oscar Diaz Ramirez appoggiò le mani alla parete della doccia. Lasciò che l’acqua tiepida gli scorresse addosso. Sentiva che oramai era solo questione di tempo e tutto sarebbe finito. Non doveva però assolutamente commettere errori. In quel momento si sarebbero rivelati fatali per lui, ma anche per Luz. Lei era l’unica cosa che lo aveva trattenuto ancora alla corte di Gutierrez. Lei era l’unica cosa che avrebbe salvato della missione. Gutierrez e i suoi scherani non meritavano di vivere e quella era l’occasione per spazzarli via, definitivamente. Luz no, lei doveva assolutamente seguirlo nel suo ritorno in patria, per rocambolesco che fosse stato. Lei era la persona che avrebbe condiviso i suoi giorni nel futuro, lei era la donna che finalmente poteva dire, urlare che amava.

Ripassò ancora una volta, compulsivamente, tutti i passi che lo separavano dalla fine di quello che stava trasformandosi in incubo. Ripensò agli appuntamenti telefonici, alle indicazioni e coordinate che avrebbe dovuto dare, gli orari del convoglio, il luogo per l’appuntamento con i possibili salvatori. Lo ripeté più volte, comeu n mantra, mentre l’acqua continuava a scorrergli addosso e in quei rivoli, per la tensione mescolò anche le lacrime che non riusciva più a trattenere. Fu la questione di un momento, poi si scosse violentemente e a mezza voce disse con rabbia determinata: “Semper fidelis.”.

Luz Defuente si stirò sul lettino posto a bordo di una delle piscine della villa di Gutierrez. Fasciata in un semplice costume da bagno intero, con gli spacchi posti in posizioni strategiche, si sentiva completamente a proprio agio. Da dietro le nere lenti del fascione che le copriva gli occhi, guardò le altre ragazze che prendevano il sole. Le considerò volgari e pacchiane. Nei loro striminziti bikini, offrivano le loro forme scolpite più dal bisturi e dal silicone, che non da madre natura. Si accarezzò velocemente il corpo. Le gambe, il ventre e il seno ed ebbe un moto d’orgoglio, perché quello che toccava era tutto merito del suo dna. L’unico cruccio era la statura, ma per il resto era proporzionata in tutte le sue parti. Questo a Gutierrez piaceva, come piaceva la sua arrendevolezza a letto. Il fatto poi che vestisse con vero buon  gusto, più che di facile ostentazione, aveva affascinato da subito l’uomo. I capi che indossava erano si di grandi firme della moda, ma non somigliava certo a quelle disgraziate che erano alla corte di Gutierrez. Si ricoprivano di eccessi, di colori sgargianti, di gioielli appariscenti, di trucchi adatti più a un carnevale, che altro. Lei era sempre misurata, anche nella conversazione. Non alzava mai la voce e non rideva sguaiata come quelle altre galline. Sapeva reggere una conversazione, perché lei leggeva e non i soliti giornali di gossip o di moda. Riviste internazionali, i classici della letteratura sud americana. Conosceva Sepulveda, Neruda, Coloane, Coelho, Saramango e poi i classici della letteratura spagnola e americana.  Per quelle sciocche il massimo era l’edizione spagnola di “Esquire” o di “People” e se si volevano atteggiare “Vogue”. Il fatto poi che ci fosse oramai guerra aperta tra lei e quella stupida di  Guadalupe, per chi avrebbe dovuto occupare in pianta stabile il cuore di Gutierrez, per lei era una guerra che avrebbe perso ben volentieri. Oscar le aveva promesso la libertà e nelle sue parole sentiva che la libertà era vicina. Sentiva che la sua fiducia in lui l’avrebbe ripagata. Sarebbe riuscita a fuggire da quella prigione dorata e finalmente sarebbe stata libera di amare veramente un uomo, per quello che era e faceva per lei. Perché erano azioni comandate dal cuore, dall’amore e non da quel denaro lurido e macchiato di sangue e sudore di altri poveracci, finiti tra le mani di quel porco. S’impose di rimanere calma e di continuare a soddisfare i capricci dell’uomo che fino ad allora l’aveva mantenuta. I giorni della sua fuga da tutto quello erano vicini e non poteva permettersi nessun errore. Aveva ancora qualche carta buona da giocare e l’avrebbe fatto in quella che considerava la più difficile partita che avesse mai giocato.

Lei era una brava giocatrice.

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84 pensieri su “SENTIERI INCROCIATI – 40° capitolo

  1. Maeve è un po’ narcisista, direi 😛
    Trovo ottimo il passaggio dal suo bagno alla doccia di Ramirez, direi “filmico”.
    Vedremo se Luz è davvero una brava giocatrice.
    Ottimo!

    • @ AB = Narcisista? Un filo comune a tutte le donne che dopo essersi spese molto per tutto il resto, si concedono una pausa di riflessione. Pensare un poco a se e volersi preparare al meglio, non é così … bèh io in questo caso sono … indulgente e un po’ di parte.
      🙂

      Oscar é un ometto e la doccia rispecchia meglio la sua mascolinità.

      Luz … non é quel che sembra o che é sembrata a molti. Saprà giocare le carte giuste.

      • Beh, avere cura di se stessi non è un difetto, indulgere un po’ più del solito ogni tanto fa bene alla persona e allo spirito nostro e degli altri. Trasmettere un’ immagine piacevole, senza ovviamente esagerare, è gratificante.
        Non mi pronuncio sulla doccia di Oscar. Non capisco perché alla doccia vengano attribuiti significati prettamente maschili. Io adoro la doccia, ci sto sotto delle ore, l’acqua che ti scorre addosso ti massaggia che è una goduria….calda….tiepida….fredda….poi di nuovo calda….Impagabile!
        E poi è sempre pulita. Adesso poi anche le docce hanno l’idromassaggio.
        Luz? Stiamo a vedere…può essere che….sì insomma….potrebbe anche essere che…

        • @ S 11 = Doccia o bagno, non sono la stessa cosa. Indubbiamente. Danno però l’indice di pulizia. Non solo del corpo, ma anche della mente. Nell’acqua o sotto di essa sentiamo che le fatiche della giornata se ne vanno nello scarico e il tempo per noi cambia assumendo un aspetto più positivo di prima.
          Doccia e idromassaggio. Ho visto la pubblicità e non mi dispiacerebbe.

          Luz vedrai che riuscirà a riscattarsi ai tuoi occhi.

  2. Uhm… due “direi”, uno in seguito all’altro, chiedo perdono!

  3. Aggiungo una postilla a Alessandra
    ,comeu n mantra,
    c’è uno spazio biricchino.
    saprai perdonare pure me?

  4. Tre i personaggi e tutti e tre differenti nei loro pensieri.
    Sicuramente Maeve si loda un po’ troppo ma ci può stare al pensiero delle vacanze canadesi.
    Più misurato è la doccia di Oscar alle prese di un duplice problema comunicare i dati e ritornare negli States incolume con Luz.
    Luz mi appare più enigmatica, fredda e cinica che sarà istruita ma pensa solo a se stessa.
    Vedremo se sarà una buona giocatrice.

  5. Salve, posso approfittare per fare una doccia? Poi visto che ci sono controllo anche i piedi….le mani…..
    Si decisamente si piace Maeve…..
    Maestro, mi perdoni, ma per un rosso un ballon è decisamente meglio, il tulip è più adatto a bianchi giovani e freschi, o anche un rosso molto giovane….
    Luz mi lascia indifferente, anzi no, la detesto proprio. Naturalmente non ce l’ho con lei, ma l’ha dipinta così bene che non posso fare a meno di trovarla antipatica.

    • @Maestro, lasci…ci penso io.
      Ci sono diverse scuole di pensiero. Dipende anche dalla misura del Tulip, se vogliamo fare i pignoli. In un Tulip bello grosso non è disdicevole bere del vino rosso. E c’era scritto semplicemente “vino rosso”. D’altra parte, essendo lei americana, si può supporre che non fosse un rosso barricato o particolarmente tannico e corposo come quelli nostri, che necessitano di maggiore decantazione ed arieggiamento. Per quanto si stiano dando parecchio da fare per imitarci, in effetti…stì fetenti.

      • GNÈ GNÈ GNÈ 😛

      • La tua era solo invidia per Maeve… 🙂

        • Invidiosa io? L’unica differenza che c’è tra me e Maeve è che io preferisco di gran lunga la doccia. Se poi insisti ti posso spiegare come faccio la doccia.
          Veniamo al bicchiere. E’ anche una questione tattile, hai presente un ballon? Com’è fatto? Che cosa ricorda anatomicamente parlando? E come lo si tiene? E poi, vuoi mettere, lo scuoti leggermente facendogli fare delle leggere rotazioni e resti poi ad osservare gli archetti che il vino ha disegnato sul vetro e annusi il profumo che il vino ha sprigionato…..Non trovi che sia molto sensuale tutto questo? Si può fare anche col tulip ma è tutta un’ altra cosa.

        • Amo i vini tannici e corposi….
          Amarone, Barolo, Sassicaia (tannico in maniera equilibrata) ma l’elenco è troppo lungo….

          • @ S11 = Che intenditrice al suo breve,ma illuminante elenco mi permetto di aggiungere un vino che amo molto: il Barbaresco.
            N on so perché ma lo sento come un Amleto. Non riesco a spiegare il perché. Accettate e fatevene una ragione

        • Il ballon si tiene come il tulip. Per lo stelo. Ti confondi col bicchiere da cognac.
          Comunque, anche io amo quel bicchiere ed i vini da te citati. Più tutti gli altri. Non è questo il punto. Il punto è che la tua osservazione non era del tutto corretta.

      • @Brum = Come dicevo prima il vino rosso in questione l’ho considerato di pronta beva. Il tulip era giusto per aggiungere un’atmosfera più ” agreable”, nulla più.
        Se parliamo di rossi importanti, da meditazione allora il “ballon” dal gambo non troppo lungo però, ma che la pancia sia adeguata, perché possa essere riscaldato, il vino, con la giusta temperatura.

        • Caspita Maestro, complimenti! Ottima scelta il Barbaresco, tutto Nebbiolo al 100%.
          Ecco, è proprio così, sedersi davanti al caminetto acceso a meditare con un ballon di Amarone (o altro di quelli nominati) non ha prezzo, per tutti gli altri c’è MasterCard. No scherzavo, non mi piacciono molto i rossi novelli, frizzanti, mi fanno venire male alla testa a volte. Amo i vini fermi, corposi è vero, però come in tutte le cose c’è un eccezione, un vino che è tutto l’opposto di quelli nominati finora…vado matta per il Brachetto d’Acqui. Ne scolerei delle bottiglie, ma solo quello, perché anche gli spumanti mi piacciono brut che di più non si può.
          Meglio uscire dalla cantina…..

    • @ S 11 = Ci sono americani e americani. Anche nei vini e anche tra quelli, di pronta beva. Poi mentre ci si bagna e si riflette sul futuro prossimo venturo, non si ha voglia di qualcosa di più che di un vino che rimetta in moto le energie e le indirizzi nel verso giusto. Nulla di raffinato, piuttosto semplice e gustoso al palato, sullo stile di un “Novello”.

      Dovrò difendere Luz fino alla fine di questo racconto, ho già capito.

  6. Per quanto riguarda il capitolo: molto ma molto bello. Ci carica come una molla per l’azione futura, che si intravede ma non si coglie. L’acqua è il comune denominatore che lega le descrizioni delle azioni dei 3 personaggi.
    Ben scritto. Complimenti.

    • @ Brum = Ecco perché il tulip. Per un vino di pronta beva, non occorre un grande bicchiere o comunque quello azzeccato. Avrei anche potuto introdurre un bicchiere di vetro qualunque, però data l’atmosfera particolare e il luogo credo che quel tipo di bicchiere fosse se non quello azzeccato, quello più vicino al momento.

      Hai colto un aspetto che neppure io avevo apprezzato mentre scrivevo.
      L’acqua, il fil-rouge, che unisce i tre momenti. Acqua fonte di vita e se ci si pensa anche di cambiamento. Se innaffiato anche il deserto fiorisce e se non é un cambiamento quello.

  7. Per quanto riguarda il capitolo, Maestro, complimenti! E’ ben scritto, intenso e avvolgente….pardon, ho fatto confusione con la pubblicità di un caffè.
    Comunque si dia da fare, non vedo l’ora di arrivare a quando Maeve finalmente incontrerà il suo Gilles. Così vedremo se è veramente amore come dice il DucaConte.
    Ho già messo da parte il vino per l’occasione….e i ballons!

  8. Dimenticavo, e non mi faccia capitare un imprevisto per evitare l’incontro tra i due che poi vado in bestia. Questo incontro s’ha da fare!

  9. Per tutti quanti.
    Come avete potuto capire i commenti sono andati a spasso per gli affaracci loro.
    Non ho più parole per scusarmi dell’inconveniente.
    WP é così; uno splendido cazzaro.
    Maledettoalluimaledetto.
    😦

  10. @brumbru
    qui nessuno deve mettere in discussione l’intelligenza di nessuno.

    • @ S 11 = Infatti. Chi ci ha provato … ne ha subioto le conseguenze.

      Scusatemi … mi assento … devo spolverare qualche testa appesa alla parete …
      Di chi? Pensate a chi volete voi … la sua testa c’é che s’impolvera.
      😛

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