CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

SENTIERI INCROCIATI – 41 capitolo

Nella sala, adorna solo di carte geografiche del sud degli Stati Uniti, si sentiva solo il ronzio del condizionatore, mentre una delle luci appese al soffitto stava emettendo i bagliori tipici di quelle che andavano esaurendosi. I volti degli uomini presenti erano concentrati sulle parole del capitano Potter, alternando lo sguardo sul suo volto e sui fogli che erano stati distribuiti. Carte particolareggiate, tracciati di vari colori e lettere contrassegnavano luoghi ben precisi.
         “ Signori la nostra missione è di recuperare uno dei nostri. L’azione, notturna, si svolgerà sul suolo americano, in una zona desertica vicina al Rio Grande. Questa notte ci muoveremo di qui e andremo alla base avanzata “Sam Miller”. Ci saranno due gruppi distinti. Uno di recupero: “Delta 7” e l’altro d’appoggio: “Delta Otto”. Ventiquattro uomini in tutto. Copertura aerea garantita dal gruppo di Fort Worth: due Blackhawk, nome in codice “Scorpio” per Delta 7 e “Gila” per Delta 8 e  tre elicotteri “Apaches”. Nome in codice “Teepee”. Fort Bragg sarà “Snake’s House” e tutto sarà coordinato da un E-3 Sentry, in codice “Moby Dick”.   ci porterà sull’obbiettivo, che illuminerà la zona con un bengala a luce rossa e si troverà a nord della luce stessa. Sarà armato, ma solo per propria difesa, perché non è sicuro che lo lascino andare tanto tranquillamente. La nostra parola d’ordine sarà “Tripoli”, la risposta:“Leather’s Neck”. Naturalmente sempre pronti a rispondere a un possibile attacco al fuoco.  Preso il nostro uomo, si ritorna alla base. Voglio un lavoro rapido e possibilmente pulito. I particolari li trovate sui fogli che vi sono stati distribuiti. Per la missione, con voi portate solo i fogli contrassegnati con le lettere A, D, F e F1. Il resto imparatelo bene. Vi ricordo che abbiamo ancora tre giorni di “Scrambler”. Partenza tra un’ora per la base avanzata. Signori è tutto”.
Gli uomini si alzarono senza neppure scambiarsi un’occhiata, ciascuno pensava già al proprio ruolo e ai propri compiti. Un’ora dopo i due Blackhawk di Fort Worth con a bordo gli uomini si levarono in volo e sparirono velocemente in un cielo bigio.
La notte stessa “Hammer” Page e “Bunny” Nakamura si levarono in volo con gli A40 per l’ultima missione di bombardamento. Questa volta dovevano colpire un gruppo di automezzi in movimento. Il capitano Page avrebbe dovuto lanciare i missili AGM-65 “Maverick”, mentre Nakamura avrebbe sganciato un pack completo di BLU27/B “Rockeye” II. Mentre volavano in formazione a qualche centinaio di metri dal suolo, il capitano Page si domandava il perché di quella potenza di fuoco per distruggere due o tre automezzi, in mezzo al deserto. Forse che nelle alte sfere, volessero essere più che sicuri che degli obiettivi non rimanesse assolutamente più nulla? La sicurezza massima sarebbe venuta se avessero dato anche una ripassata con degli spezzoni al fosforo. Poi ricordò che quel tipo di bombe era stato vietato dalla Convenzione Internazionale sull’uso delle armi chimiche di Parigi. Convenzione che però gli Stati Uniti non hanno ancora ratificato. Scacciò quei pensieri e si concentrò sulla missione, anche se il tarlo che aveva in testa continuava il suo lento lavorio. Il tenente Nakamura a pochi metri da lui, passava in rassegna le ultime ore trascorse e si rese conto che quel tipo di relazione, che stava nascendo tra lei e “Hammer” non poteva avere un futuro. Innanzitutto non erano pari grado, pur essendo ambedue ufficiali, in più quel tipo di rapporto era ostacolato dal regolamento e dai superiori. Se si fosse venuto a sapere, correvano il rischio di essere congedati con disonore e dopo tutte le lotte e tutte le fatiche che lei si era sobbarcata, non voleva che tutto finisse in mezzo a sorrisi sprezzanti e il divieto di volare. Ammesso che non fosse stata congedata, il resto del suo servizio nell’Aeronautica, l’avrebbe passato dietro una scrivania a inseguire pratiche e polvere d’archivio. Pensò ai suoi genitori e ai fratelli e al disonore che avrebbe gettato sulla famiglia e prese la decisione, l’unica possibile. Tornati alla base, avrebbe troncato la relazione, quindi tornò a concentrarsi sulla strumentazione.
Il senatore Norton riguardò, con maggior distacco, la linea d’alberi che c’era fuori dalla finestra. Il piccolo parco che circondava la costruzione, era di un verde brillante e notò che ai due vecchi olmi se ne era affiancato uno nuovo. Era inevitabile che fossero tre. Il complesso si chiamava “Three Elms” e quindi che senso avevano solo due olmi? Il senatore si scosse e per un attimo spense il contatto dal mondo esterno e interno. Provò un brivido e si domandò se quella fosse la sensazione che avrebbe provato dopo la morte. Assenza totale di percezioni, nessun rumore o un odore, nulla che gli permettesse di sentirsi vivo, di avere la sensazione che la vita scorresse ancora.
In quel mentre il dottor Morrison entrò con una piccola cartelletta nelle mani.
         “Allora dottore … il verdetto?”
Morrison si sedette sulla sua poltrona e inspirò dal naso; si sentì un debole fischio, segno di un raffreddore incipiente.
         “Senatore … purtroppo  … non le rimane poi molto da vivere. Un anno circa, a partire da ora. Il cancro è di nuovo in fase aggressiva e questa volta le speranze sono ridotte a un lumicino. Mi dispiace molto comunicarle questa notizia, ma è la verità.”.
Norton guardò il dottore, senza parlare, per alcuni momenti poi.
         “ Ancora qualche mese dunque. La ringrazio comunque della sua sincerità. Speravo di essere riuscito a vincere questa battaglia, ma a quanto sento non è per questa volta. La chiamerò quando sarà il momento e se nel caso dovessi essere ricoverato presso la sua struttura le dico già fin d’ora: nessun accanimento terapeutico. In ogni caso le farò avere la dichiarazione scritta dal mio avvocato, naturalmente.”.
Si alzò e strinse la mano al dottor Morrison, che lo guardò esprimendo sul volto il segno di una sconfitta mal digerita. Il senatore gli sorrise mestamente, come a significare: “Hai fatto tutto il possibile, vecchio mio. Non dispiacerti più di tanto. Abbiamo combattuto una battaglia difficile e in ogni battaglia qualcuno muore. Questa volta tocca a me.”.
Il Senatore uscì e fece una passeggiata nel piccolo parco. Andò a guardare il giovane olmo che accanto ai due vegliardi, avrebbe preso vigore negli anni futuri e si sarebbe sviluppato. Pensò a se stesso e come il suo posto sarebbe stato preso da un altro uomo come lui. L’America era un grande paese e sicuramente tra i milioni d’americani c’era un altro Norton che iniziava il suo stesso percorso. Si augurò che potesse raggiungere i suoi stessi obiettivi, con mezzi analoghi, insieme a persone fidate e della stesa levatura, che aveva avuto la fortuna d’incrociare. Ripensò a James Earl e all’inevitabile dolore, che avrebbe causato la notizia dell’inizio della sua fine. Se ne dispiacque, ma si sentì impotente come non mai e ripensare alle tante volte, nelle quali si erano alleati, avevano avuto degli scontri, ma non per questo la loro amicizia, il loro rispetto era venuto meno. Tutto quello sarebbe rimasto nel ricordo di chi aveva vissuto con loro quelle esperienze, ciò nonostante sentì forte la stretta del dolore. Poi si scosse e pensò che ci fosse un’ultima cosa da fare. Un’ultima battaglia da combattere e da vincere. Sarebbe stato il suo canto del cigno e avrebbe lasciato l’eredità di continuare e perseverare nella lotta contro un nemico, non solo dell’America, ma dell’uomo. Droga, terrorismo, portano violenza, sfruttano povertà e ignoranza, degradano l’uomo e lo fanno prigioniero, privandolo della libertà di vivere con dignità e responsabilità la propria vita.
Tolse dalla tasca della giacca il cellulare e compose un numero.
         “Earl? Sono io .. novità?”.
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28 pensieri su “SENTIERI INCROCIATI – 41 capitolo

  1. Ottimo capitolo con un finale drammatico.
    La prima parte è perfetta. Sembra di assistere a quel film d’azione., che hanno reso celebre Hollywod.
    Non meno bello è la parte dedicata al senatore Norton, che sembra avere l’ossatura di un fusto di un olmo. Accetta la pessima notizia della sua prossima dipartita con un fair paly encomiabile.
    Ottimo, ottimo, ottimo.
    Bravo, bravo, bravo

  2. Un capitolo semplicemente grandioso.
    La parte iniziale descrive alla perfezione, con appropriati dettagli, la missione che sta per avere inizio.
    Poi, con il brano dedicato a Norton, raggiungi assoluti vertici. Pathos e magnifica scrittura.

    • @ AB = Confesso che per la prima parte, mi sono ispirato ai tanti film e telefilm d’azione che si susseguono a ritmo incalzante sugli schermi tv e non.
      La seconda , bèh ho creduto opportuno inserirla perché non tutto nella vita va come si vuole. e a ciascuno il suo combattimento personale.
      Sono legato al senatore. Non so se sono riuscito ad esprimere il suo concetto di Stato, la sua visione della politica, di come una democrazia deve avvolgere e coinvolgere un cittadino. Lo Stato ha dei diritti e dei doveri,non sempre collimano con le aspettative e non sempre si manifestano in maniera lineare. Però dimostrare che lo Stato c’é, credo che sia un pilastro fondamentale dell’opera del senatore.

  3. Cribbio NWB e AB mi hanno fregato la pole position per un soffio. Comunque sono qui anch’io, con le vettovaglie per ingannare l’attesa.
    Mi sembra di essere al cinema, mi sono goduta il primo tempo e aspetto pazientemente il secondo.
    Emozionante, suspence perfetta. Tutto è pronto per lo spettacolo finale, Sono tesa come le corde di un violino.
    Però quella Nakamura…. la carriera innanzi tutto! Boh…..
    Maestro, ti dico solo questo, non ho particolare simpatia per i racconti a puntate, detesto i combattimenti, le divise, i bombardamenti. Eppure sono qui in attesa!

    • @ S 11 = mettiti comoda e goditi lo spettacolo.Lo so é sempre difficile descrivere un’azione di guerra e se può essere emozionante vederla sullo schermo, scriverne fa pensare al testo e al contesto. L’importante é non indugiare troppo sui rilievi più “spatter”. Io ci ho provato.

      Bunny pensa alla carriera? Conosce le regole e conosce la propria storia. Non sarei così dura. Di fronte alle svolte occorre prendersi delle responsabilità pesanti, a volte. Lei se le assunte.

      • Lo so, lo so….. ma a volte mi faccio prendere dal sentimento e divento romantica.

      • E poi senta, Maestro, sono antimilitarista. “Sì Signore! Signorsì Signore! Obbedisco Signore!” PRRRRRRR
        😀 😀 😀

        • @ S 11 = Diffidi dell’autorità, in quanto tale o diffidi perché é autoritaria e non autorevole?

          • So che sto per dire una boiata ma la dico lo stesso. Per me gli uomini sono tutti sullo stesso piano, non deve esistere qualcuno che dica ad un’ altro cosa deve o non deve fare e in virtù di cosa? Di quattro nastrini sulla giacca? Tutti si deve poter fare qualcosa per corale accordo senza che qualcuno ci urli nelle orecchie.
            Cape, sono sempre stata una bambina vivace, a scuola, siccome finivo i compiti prima degli altri, le insegnanti per tenermi occupata mi davano degli esercizi da farei. Altrimenti me ne andavo a spasso per le aule,

          • @ S 11 = Non é assolutamente una boiata. Quando l’autorità é autoritaria non piace neppure a me. Quando é autorevole allora é un’altro paio di maniche. Per chi non ha fatto il militare é difficile capire come due baffi sulla spalla o una stella possano dare tanto potere. Il sistema si regge su quello. L’inferiore ubbidisce agli ordini del superiore. Non deve sindacare la giustezza di quelli. Gli ordini si impartiscono e si ubbidisce a quelli. E’ incredibile, ingiusto, inconcepibile, ma é così che funziona.
            Ecco perché troppe volte si sentono frasi come: Ho ubbidito agli ordini. Se non lo avessi fatto … etc.
            Sembrano frasi fuori logica, ma questa finisce dove inizia il sistema militare. Che poi sono cose semplici, a prova d’idiota. Implica non avere una dialettica *é vero, ma così deve funzionare.
            Poi svesti la divisa e ritorni ad essere il solito cittadino rompicoglioni, nel senso che li rompi a te stesso, agli altri e così facendo speri di migliorare il tuo come l’altrui stile di vita.

          • Finisco il commento che WP mi ha cortesemente postato.
            Sono allergica all’ autorità anche se mi sforzavo di essere abbastanza obbediente. Ma era una fatica…

          • @ S 11 = Per finire l’hai finito. In maniera anche egregia.
            Sia questo che l’altro.

          • In sintesi buona la seconda.

          • @ S11 = A chi piace l’autoritarismo?

  4. Capitolo particolarmente riuscito. Esemplare e con dovizia di particolari la descrizione del piano d’attacco. Bravo.

    • @ Brum = ore e ore di studio sui più raffinati testi di strategia militare.
      Super Eroi e Guerra di Eroi. Fumetti bellici oramai introvabili, ma so come e dove procurarmeli
      😛

  5. Ecco Cape, il problema è proprio nelle parole “superiori e inferiori”, “sistema militare”.
    L’unico superiore che riconosco è Dio in cielo. Sulla terra non riconosco nessun superiore e non ho inferiori, siamo tutti sullo stesso piano. E se qualcuno mi dice di fare una cosa prima mi deve spiegare perché la devo fare e le conseguenze che ne derivano. “L’ho fatto perché quelli erano gli ordini” per me non esiste, se comporta danno a qualcuno o qualcosa. Possono ordinarmi di costruire una casa e obbedisco, ma il sistema militare con la sua disciplina non fanno per me. Non subisco neppure il fascino della divisa

    • @ A 11 = Condivido la tua posizione e faccio mie le parole di Kant con una piccola ma significativa variante al posto del cielo stellato c’é anche per me, Dio, sopra di me.
      Per il resto: la legge morale, mi trovo d’accordo con il grande filosofo.
      La vita militare e quel che ci gira intorno di norma é appannaggio di noi ometti. Culturalmente di sicuro e forse anche geneticamente (Ma non sono disposto a fare Muzio Scevola per quest’ultima considerazione).
      Avendo vissuto in prima persona le vicende in grigioverde ho ben il ricordo di ordini umanamente comprensibile di quelli che mi hanno lasciato forti dubbi e perplessità. Cito per farti divertire. Esercitazione in una umida giornata di fine inverno (febbraio mi pare). Nebbione da paura e ordine perentorio: Fare fumo !! 🙂
      Cosa? Non si vedeva nulla eppure l’ordine fu eseguito.
      Era previsto e non ci si poteva scansare dall’eseguirlo.
      Le ultime vicende di cronaca hanno riportato alla luce quella triste frase, che non mi é mai andata giù. Ci sono momento nei quali nulla può soffocare e reprimere la dignità personale in nome di un concetto così opinabile. Obbedire q quel tipo di ordine schiaccia per sempre la propria dignità e lascia una ferita insanabile non solo tra chi esegue e chi ne subisce gli effetti. lascia anche una ugual ferita nell’esecutore e hai ben voglia di esumare la teoria dell’accettazione e dell’elaborazione.
      Quella ti rimane addosso per sempre, perché ci sarà sempre chi ha il diritto, se non il dovere, di indicarla come una tua piaga insanabile.

  6. Spassoso l’aneddoto….. Concordo col resto. Se non ho simpatia per la carriera militare al maschile, divento furiosa per quella femminile.

    • @ S 11 = Immagino, ma anche quella é una via verso l’emancipazione. Almeno così la vendono.
      Io sono sempre più propenso a credere che sia un’altra via per avere un lavoro.
      Non é certo il massimo, ma almeno uno stipendio arriva.
      Se poi ci aggiungiamo che può anche piacere, perché no? A qualcuna la naja piacerà anche.

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