CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivio per il giorno “ottobre 23, 2013”

SENTIERI INCROCIATI – 42° capitolo

La sera della domenica, seduto sul divano della veranda di casa sua, Gilles ripensava alla notte precedente, passata nella tenda sudatoria. Se da una parte, tutta quella gran sudata gli aveva fatto bene al corpo, nell’anima sentiva ancora confusione, ma non tumulto.
Gli spiriti non lo avevano visitato, per dargli delle risposte, non aveva avuto la visione sperata, anzi a un certo punto aveva corso il rischio di addormentarsi di colpo. Forse era quella la visione. Addormentare i sentimenti, lasciare che dormissero fino a che non si sentissero pronti per un giusto risveglio. Forse dovevano addormentarsi per sempre, perché quelli non erano i tempi per l’amore e quella non era la donna da amare.
Si rese conto che gli arzigogoli della mente portavano lontano, nei meandri fuorvianti del non senso. Eppure sentiva che c’era un senso in tutto quello che aveva vissuto fino allora, compresa Maeve. Anzi il senso aveva preso corpo da quella sera di Quantico. La visione di lei, vestita solo di slip, se ogni tanto lo veniva a visitare, ultimamente era presente con una certa frequenza, anche nei momenti più inaspettati. Forse gli spiriti gli stavano indicando l’inevitabilità della sua storia. Che se voleva concretizzarla doveva armarsi di tutte le sue forze e superare ogni difficoltà e se bisognava pagare un prezzo, quello sarebbe stato secondario.
Entrò in casa e fissò il telefono, poi guardò l’impianto stereofonico e la sua vasta discoteca. Fece scorrere i vecchi vinili, per poi passare ai Cd, infine scelse.
L’imponenza della Filarmonica di Berlino entrò prepotente in casa e sotto la direzione di Karajan le potenti note della Quinta di Beethoven si sparsero in tutto l’ambiente. Ludwig era l’uomo giusto per iniziare a rimescolarsi l’animo.
Maeve, rimise a punto per l’ennesima volta le carte del caso Preston. Oramai le  sapeva quasi a memoria. Rilesse, questa volta con molta svogliatezza le ultime pagine della lunga confessione rilasciata da quell’uomo. Si sentì stanca e il suo desiderio di rivedere Gilles oramai non l’abbandonava più. Più scacciava il pensiero e più ritornava alla carica e ogni volta più forte e presente. A volte s’immaginava di sentirne l’odore di quell’uomo. L’aroma e le fragranze dei fiori e delle piante che salivano dal bosco prospiciente la casa. L’atmosfera che sapeva di calma di Fort Ticonderoga, il verde azzurro del suo lago, i colori delle strade e l’atmosfera dei locali che aveva visitato. Non era certo la vita convulsa della capitale, anzi era tutto l’opposto. Aspettava solo che tutto quello che stava vivendo ora, terminasse, così avrebbe preso il primo volo per il nord e al diavolo tutto. Era disposta anche a sacrificare la carriera, pur di non perdere quel treno, perché sentiva nell’intimo che quello era il suo treno.
Ronzò l’interfono, era Blyton e forse c’erano le novità tanto sospirate.
Tolan stava scorrendo l’ennesimo rapporto da Beirut. La situazione si faceva sempre più incandescente di là dalla frontiera siriana. I morti aumentavano ogni giorno di più e la situazione era sempre ingarbugliata a livello politico e militare. Neppure i suoi contatti più che amichevoli di là dall’ex cortina di ferro, non davano risposte. La rigidità del Cremlino per alcuni era incomprensibile, ma fonti bene informate sostenevano che l’ala dura dello schieramento politico, almeno in quel caso era forte e in posizione predominante. Gli interessi militari erano troppi e troppo forti e data la precaria situazione dell’area media orientale, forse il petrolio russo nel lungo periodo, avrebbe fatto comodo e gola a molti.
Tolan si tolse gli occhiali e iniziò a picchiettare i fogli con una stanghetta, poi preso il telefono compose un numero.
         “Sono Tolan. Novità dal signor Maltes?”.
L’Ufficiale di guardia rispose un no molto laconico e assicurò il direttore della C.I.A. che lo avrebbe informato immediatamente se qualcosa fosse arrivato.
Tolan ebbe un moto di stizza, nell’appendere l’apparecchio. Poi rialzò subito la cornetta e parlò alla segretaria.
         “Nelly … per favore chiami Reed della N.S.A.”.
In breve tempo fu messo in comunicazione con il capo della Sicurezza nazionale.
         “Allora Jeff .. che novità per me?”.
Reed tossicchiò nella cornetta.
         “Bob, nessuna nuova riguardo al nostro problema, però c’è da notare un certo movimento intorno a Juarez, Nueva Laredo, Matamors e naturalmente Tijuana. Nulla invece da Pedras Negras. Il territorio di Gutierrez è fin troppo tranquillo e abbiamo il fondato sospetto che lo sarà ancora per poco. Dalle informazioni ottenute, si prepara un convoglio nelle prossime ore Destinazione Texas.”.
         “ I tuoi sospetti sono più che fondati. Stiamo aspettando la telefonata dal nostro uomo. Telefonata che non arriva, maledizione e non vorrei che fosse andato tutto in malora. Quest’attesa mi sta uccidendo e la mia gastrite ogni ora che passa rischia di trasformarsi in ulcera. Ho sentito poco fa Blyton. Quel Preston canta come un uccellino a primavera e credo che nei prossimi giorni le varie agenzie si scateneranno e i tribunali avranno di che lavorare per mesi. Prevedo promozioni a pioggia.”. Quest’ultima lo disse ridendo.
         “Bhè … sì. Credo che ci sarà gloria per tutti e il Presidente farà una bellissima figura. Il gradimento per quest’Amministrazione salirà alle stelle. Speriamo di ricavarne u utile anche noi. Ho un buco di diversi milioni e vorrei approfittarne per colmarlo.”.
         “Questa volta non credo che si offenderà nessuno se andiamo a reclamare qualche spicciolo per le nostre Agenzie.”. Concluse Tolan.
         “No di certo. Comunque ti terrò informato sugli sviluppi futuri e naturalmente conto su di te.”.
         “Certamente … certamente. Non mancherò di farti sapere tutto.”.
Annunci

Navigazione articolo