CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

SENTIERI INCROCIATI – 44° capitolo

Tutta la conversazione, come sempre, finì sul tavolo di Tolan. Le coordinate finirono sui tavoli tattici di Hulrlburt Field, Florida, il Comando delle Operazioni Speciali. Furono immessi nel calcolatore centrale per l’elaborazione dei tempi i’intervento per gli aerei di Fort Worth e gli elicotteri del Gruppo Ricerca e Recupero. Erano gli ultimi dettagli di preparazione dell’Operazione “Air Warthog”.

Said e i suoi compagni dormirono per almeno due giorni, nell’hestancia di Gutierrez a Sabina Hidalgo. Dopo tutti quei giorni di viaggio forzato il jet lag si fece sentire di colpo. La casa era grande e fresca, dotata di ogni piacevolezza e soprattutto, la cucina era curata da Ahmed, un cuoco libanese che lavorava a Monterrey e che per sdebitarsi con  Gutierrez, cucinava i pasti per i suoi ospiti.

Nel primo pomeriggio arrivò il convoglio che avrebbe dovuto portarli oltre frontiera. Veloci e solidi fuori strada e un furgone, attrezzato anche quello da outback. Furono subito formati gli equipaggi e nel furgone presero posto Oscar, Luz e due tirapiedi di Gutierrez. Nei fuori strada Gutierrez, Said con i compagni e gli autisti. A ciascun terrorista furono dati nuovi documenti, soldi e soprattutto una pistola. Gutierrez assicurò che ad Abilene, la prima tappa del lungo trasferimento avrebbero trovato altre automobili, fornite di navigatore e una serie di indirizzi di nascondigli sicuri, più cellulari con schede prepagate, difficili da intercettare. Almeno fino a che non avessero preso contatto con i loro basisti. In più, come regalo e fuori da ogni contrattazione precedente Gutierrez allungò a Said una breve lista di numeri telefonici, da contattate in ogni momento. Amici, sostenne il messicano, che avrebbero fatto comodo ad appianare  guai eventuali. Said accettò di buon grado, ma pensò immediatamente di disfarsene di tutti quegli aiuti, una volta giunti ad Abilene. Nelle loro borse avevano già telefoni con schede sicure, acquistate da neppure un mese in varie parti degli Stati Uniti. A Cuba poi erano stati forniti di armi, che adesso giacevano smontante nei doppi fondi dei loro bagagli personali. Comunque qualche arma in più avrebbe fatto comodo.

Il paesaggio che stava sfilando sotto i loro occhi era piatto e brullo. Il deserto messicano appariva monotono e quasi mono cromatico. A gialli pallidi, si susseguiva il marrone chiaro, slavato da troppo sole e poca acqua. Ogni tanto macchie più scure indicavano alberi o solitari saguari, piantati in mezzo al nulla. La strada, la Carretera Anhauc, che da Sabina Hidalgo andava a Nueva Laredo, era comoda e asfaltata. Si fermarono solo presso i distributori di carburante, dove c’era anche il posto di ristoro. Bevvero birra e acqua corretta da uno sciroppo di frutta allappante. Riempiti i serbatoi, ripartirono di gran carriera per arrivare al guado prima di sera e così avvenne, se non dopo avere svoltato verso la Carrera Nuovo Leon Pedras Negras e poi ancora in una delle mille strade sterrate che si dirigevano verso il Rio Grande.

Oscar, nei momenti concitati prima della partenza, era riuscito a piazzare dei rilevatori di posizione, che lanciavano il loro segnale nello spazio. Lassù, un satellite americano lo raccoglieva e lo faceva rimbalzare sulle antenne di Angle. Tutto era registrato e analizzato già a Langley e via cavo a fibre ottiche era mandato presso la sede centrale della N.S.A., dove veniva sottoposto a ulteriore verifica, prima di partire alla volta del Sentry3, incaricato di coordinare il momento finale della missione.

A ogni sosta Oscar controllava, non visto, che i rilevatori fossero al loro posto e funzionassero a dovere. Per il momento tutto procedeva secondo i piani. Lo preoccupava lo sterrato e si augurò di aver piazzato al meglio le sue cimici. Il suo telefono satellitare intanto mandava costantemente la sua posizione. La sua unica certezza.

Gli uomini, al comando del capitano Potter erano già pronti nella base avanzata nel deserto nei pressi di un lago artificiale, scavato per far abbeverare il bestiame. Uomini ed elicotteri erano stati riforniti ed era stato previsto anche un rifornimento in volo durante il rientro.

Sulla pista di decollo dell’aeroporto di Fort Worth, i due A40 Tunderbolt, aspettavano solo di essere armati, mentre il capitano Page e il tenente Nakamura attendevano il momento della chiamata nei locali adibiti. Persino nelle stanze sotterranee di Mount Cheyenne molti occhi erano fissi sui monitor che ritrasmettevano le immagini inviate dal KH11-125, satellite spia dell’Aviazione, che aveva puntato i propri potenti obiettivi su quella fetta di deserto. L’Amministrazione non voleva assolutamente che nulla sfuggisse e le migliori forze della difesa e dell’attacco erano state messe in campo.

Si trattava solo di attendere gli eventi e fare in modo che questi andassero nel verso voluto.

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42 pensieri su “SENTIERI INCROCIATI – 44° capitolo

  1. Ahimé! Che rompi è questo UFFICIO REFUSI, che non manca l’occasione di pignoleggiare, senza accorgersi che è un gran confusionario.
    dettali di preparazione dell’Operazione “Air Warthog”
    I «dettali» hanno perso una G per strada. Saprà tornare indietro per recuperarla?

  2. Uffa, di nuovo il rompi in azione.
    Questa volta è una R a perdersi nei meandri degli sterrati messicani
    Pesino nelle stanze sotterranee di Mount..
    Si sente smarrito quel «Pesino» senza la sua R.

  3. Incomincia l’avventura di Oscar, nella speranza di beffare il loricato che sornione finge di dormire o di essere disinteressato del destino del giovane e di Luz.
    Tutto perfetto, tutto procede con dovizia di dettagli e analisi.
    Bene aspettiamo gli eventi. Però mi sa che non tutto filerà liscio. L’intoppo è dietro l’angolo.

  4. Bene. Tutto sembra pronto. Andrà tutto liscio? Vedremo…

  5. Mhm, il pasto dal cuoco libanese lo accetterei volentieri anch’io.
    Aspettiamo il prosieguo.
    Un abbraccio, capitano.

    • @ Shappy = Bèh un piattino di hummus, non ci starebbe male o un tabbouleh o un felafel o anche più d’uno.
      E’ un’esperienza culinaria che mi manca. Ho assaggiato piatti della tradizione marocchina, però la cucina libanese … Così mediterranea … M’intriga e di molto.
      🙂

  6. Esilarante, accattivante, istruttivo, salace il “botta e risposta” tra NWbear e Cape.
    Sembrate la coppia Tognazzi e Vianello di antesignana memoria (ho visto dei video spassosissimi).
    Sul racconto nulla da eccepire. TTendo l’evolversi degli eventi.

    p.s. anche Jack Lemmon e Walter Matthau non mi dispiacciono….

  7. Ahahah 😛
    Anvedi questi! 😀
    Bello.
    Vado di sopra.

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