CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

SENTIERI INCROCIATI – 45° capitolo

Il senatore Norton era seduto sulla vecchia panchina di pietra, che dall’alto della terrazza del suo cottage, dominava il mare. Per essere la fine dell’estate, la giornata era calma e quasi senza vento. L’acqua tranquilla dell’oceano s’infrangeva sulla spiaggia sottostante, con onde brevi e la salsedine era quasi un sentore. In lontananza si scorgevano le navi da trasporto. Porta container, cargo, petroliere che sfilavano verso i porti di Boston e più giù New York. Il gotto di caffè, nero e leggermente salato, gli scaldava le mani. Norton guardava il mare e rifletteva se fosse il caso di vendere la casa a fine stagione, oppure donarla a qualche fondazione o lasciarla in eredità a Mildred. Non ci sarebbe stata un’altra estate come l’ultima. Non ci sarebbero state più stagioni. Quelle cui andava incontro, erano le ultime. L’ultimo Natale e forse, l’ultima Pasqua. Per quel tempo, sarebbe stato lontano mille miglia da quell’acqua. Per gli ultimi giorni, aveva deciso di stabilirsi nel suo ranch in Montana a Livinston, giusto ai confini con Yellowstone. Una casa in mezzo ai boschi, in una città che non offriva grandi cose, ma dove tutto era a misura d’uomo. Poi, in verità, lui non aveva grandissime esigenze e se poi voleva disputare una partita a golf poteva sempre andare a  Bozeman , al Bridger Creek Golf Course. In più Livinston aveva un comodo aeroporto di Mission Field. Piccolo, ma accogliente per i voli dei jet privati e il suo Gulfstream V lo avrebbe portato là, per l’ultima volta. Pensò che anche quello dovesse essere venduto. Lo aspettava un lungo inverno pieno d’impegni e di lavoro. Liquidare e per bene proprietà e partecipazioni avrebbe arricchito ancora di più il suo studio legale. Non era mai entrato in un’aula a patrocinare nessuno, in compenso dello studio Bancks & Lorimer era uno dei soci anziani e certamente quello che deteneva il maggior pacchetto di azioni. Era tra i primi 100 studi legali d’America e occupava ben quindici piani di un grattacielo sulla 57th Ovest, qualche isolato dalla Broadway. Dalle finestre del suo studio privato vedeva gli alberi di Central Park. Gli ritornò in mente, come un lampo della memoria, la domanda del giovane Holden: ,Dove vanno a finire, in inverno, le papere di Central Park?

Si rese conto della sciocchezza, ma era un bene pensare a sciocchezze in quei momenti. Smorzava la tensione e il profondo imbarazzo in cui si trovava, anche perché era venuto il momento di comunicare la notizia che il suo drago era di nuovo in marcia e niente e nessuno questa volta, sarebbe riuscito a fermarlo. Quel giorno sarebbe toccato all’amico di sempre: il senatore Winghwhrite e non sapeva come sarebbe andata a finire.

Mentre stava pensando a come dirlo all’amico di sempre, squillò il cellulare. Era Blyton.

         “ Senatore Norton? Sì, sono io. Bhè abbiamo grosse novità .. Sì Senatore .. L’operazione inizierà questa notte .. Certamente, la terrò informata, di ogni sviluppo. A risentirla presto e spero … con ottime notizie.”.

Norton bevve ancora un altro sorso di caffè. Improvvisamente sentì che sarebbe finito tutto bene e che la sua prossima uscita dalla scena, avrebbe avuto il sapore del trionfo.

Malgrado tutto, lui sorrise. Sentì poi il tocco sonoro degli stivali dell’amico James, battere sul selciato di pietra del terrazzo.

         “ Sei arrivato? Bene, ho da darti due notizie. “Warthog” è cominciata.”.

James Earl spalancò la bocca in un grandissimo sorriso.

         “Ottimo inizio di giornata. Bene. Fottiamo quei grandissimi bastardi.”.

Norton guardò l’altro con volto dall’espressione grave.

         “La notizia che ti devo dare, non credo però ti piacerà. Lui .. Ha ripreso a correre e questa volta, niente e nessuno potrà fermarlo.”.

Il grosso texano divenne grigio in volto; il sigaro che teneva tra le dita, sparì nella sua grande mano e fu immediatamente sbriciolato.

         “Maledetto fottuto bastardo!”.

La suoneria del telefono, distolse dalla lettura di quel noioso rapporto, l’Ispettore Branson.

Con voce impersonale e un po’ annoiata rispose.

         “Reale Polizia a Cavallo. Ispettore Branson, chi parla?”.

Dall’altra parte la voce squillante e un po’ agitata di Maeve si fece sentire.

         “Oh, Gilles, “Warthog” è iniziata. L’ho saputo poco fa e ti ho voluto avvertire immediatamente. Spero che vada tutto per il meglio e poi quando sarà finita tutta questa baraonda, mi prendo qualche giorno di vacanza e .. Credo proprio che dovrai ospitarmi”.

Gilles rimase interdetto. Non credeva mai più che si riuscisse ad arrivare alla fine di quella storia, ma soprattutto non credeva mai più che avrebbe rivisto Maeve.

         “Allora lo Spirito mi aveva parlato ed io non l’ho ascoltato con l’attenzione dovuta.”. Pensò Gilles e rispose.

         “ Benissimo. A qualunque ora tu voglia arrivare io sarò lì ad aspettarti.”.

Chiuse il rapporto e li infilò in un cassetto; oramai non aveva più senso riprenderlo dopo la telefonata. Sentiva il cuore pulsare veloce e sicuramente era arrossito, ma non gliene importò molto. Il suo unico pensiero era concentrarsi sulla voce di lei e lo fece così bene, che perse completamente il senso di quello che gli stava dicendo, sull’operazione delle prossime ore. Aveva solo un chiodo fisso, che stava penetrando sempre più a fondo nella sua testa e nel suo cuore. Maeve sarebbe venuta a Fort Ticonderoga e si sarebbe fermata. Dall’emozione, non osava neppure pensare, tanto che rispondeva a monosillabi e le poche frasi uscirono così arruffate, da risultare problematiche, non solo a chi ascoltava, ma soprattutto a chi le pronunciava. La telefonata terminò con una serie di  borborigmi incomprensibili, pronunciati da Gilles.

Si alzò dalla scrivania e prese ad ondeggiare verso una direzione indefinibile, ma tale, che lo portò fuori dalla stanza.

I Sergenti McKlusky e Poitreneau guardarono l’Ispettore uscire dalla stanza, poi McKlusky, appoggiato il suo rosso faccione sulle braccia, che teneva dritte dalla scrivania disse.

         “Sai cosa ti dico Simon. Io dico che l’Ispettore si è preso proprio una bella cotta per l’americana. Ha la stessa faccia che avevo io , quando mi sono messo con mia moglie Johana. Identica.”.

L’altro collega lo guardò in tralice, poi si fece pensieroso un momento.

         “Questa volta … penso che tu abbia ragione. Il ragazzo è perso dietro quella gonnella. Temo che perderemo per un po’ il quarto a bridge.”.

         “Già. Credo che tu abbia ragione … Maledizione … ed ora cos’ha questa stupida scatola di metallo. Si è di nuovo impallato il PC.”.

Poitrenau levò gli occhi al cielo e si mise a ridere.

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28 pensieri su “SENTIERI INCROCIATI – 45° capitolo

  1. Due parti, quella triste di Norton, che riflette sul come muoversi nei prossimi mesi, visto che di tempo non gliene è rimasto molto. Ottimo direi per le analiei e le riflessioni.
    Poi quello più allegro che vede coinvolti Maeve e Giles. L’ispettore è come frastornato, ammaliato dalla voce di Maeve ma altempo stesso preoccupato. Per cosa? Non si sa. Eccelente anche questo con l’ironia finale dei due sottoposti.

  2. Molto molto bella la prima parte, dedicata a Norton: lì la Signora della Poesia ti ha sfiorato con le sue mani. Non capita tutti i giorni. E, soprattutto, ciò succede a pochissimi eletti.

  3. A me è piaciuta particolarmente la seconda parte, invece. La descrizione di Branson innamorato e dei colleghi che lo prendono in giro è perfetta. Più che realistica.

    • Anch’io ho apprezzato la seconda parte. Con questa differenza, mi fa tenerezza il Branson innamorato perché conosco questo stato d’animo. Provo un senso di fastidio per i colleghi che lo prendono in giro. Ma è normale per un uomo ragionare così.
      Cmq Cape, io ho quasi finito il vino……

      • @ S 11 = Ma quante soddisfazioni mi dai?
        Certo che gli unmino sbeffeggiano l’innamorato, ma non perché “pesi” … Bensì pieni d’invidia.

        Finito il vino?
        Calma e gesso … Quattro giorni e … Novello per tutti !!!!
        😛

    • @ Brum = E chi non ha provato ad avere le farfalle nello stomaco? Riuscire a rimanere impassibili? Non dare assolutamente dimostrazione di quanto stava capitando?
      Nessuno e se qualcuno dice il contrario … Gli scateno contro Potsy, ma soprattutto il contenuto di Potsy
      😛

  4. Mi metto in fila 😛

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