CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

SENTIERI INCROCIATI – 55° capitolo

Nel passargli vicino, nessuno si sarebbe accorto che quell’aggrovigliato cespuglio era il camuffamento sotto cui Ante stava tendendo un agguato. A pochi passi, anche lui avvolto dalla tutta mimetica a forma di cespuglio Luis passava il tempo occhieggiando prima il piccolo computer di tiro e poi dentro il binocolo, che aveva posto su di un piccolo trespolo. Dalla casa non si vedeva nulla, che potesse confermare del movimento in essa. Si erano sistemati vicino a degli abeti e i rami bassi aumentavano il loro mimetismo. All’ombra, erano pure riparati dai caldi raggi del sole di settembre che stava continuando la sua corsa nel cielo. Oramai erano le dieci del mattino e loro erano già dall’alba che si erano posizionati.
Gilles dall’interno del cottage ogni tanto gettava una veloce e furtiva occhiata, senza che però riuscisse a vedere null’altro che l’acqua del fiume, che scorreva placida, in quell’ansa e il muro verde della quinta della foresta che si specchiava nel corso del fiume. Alla fine si decise di uscire per dare un’occhiata della zona, molto più ampia. Chiese a maeve di avvicinarsi alla finestra, senza naturalmente farsi scorgere, mentre lui sarebbe uscito dal retro e strisciando nell’angolo morto, avrebbe tentato di raggiungere gli alberi poco distanti e da li, dare uno sguardo più d’insieme. Così fece e al riparo degli alberi, sempre con il binocolo, fece scorrere lo sguardo dall’altra parte del fiume.  Soffermandosi sull’argine, sulle rocce che si tuffavano nel fiume. Su ogni albero e poi ancora più su verso l’evidente salita di fronte a lui. Se c’era qualcuno, era ben nascosto e quindi sapeva il fatto suo. Rimase fuori circa un’ora e non rilevò neppure un ramo che si fosse mosso in maniera sospetta, un barbaglio strano, neanche il volo improvviso di un uccello. Tranne i soliti rumori, non cera nulla che facesse supporre o sospettare un possibile ed imminente pericolo.
Maeve, all’interno della casa, oltre che a guardare fuori, di tanto in tanto tendeva l’orecchio anche alla radio, che continuava a mantenere un silenzio assordante. Sembrava che la foresta si fosse mangiato Larue. In più ora sentiva forte il desiderio di un buon caffè e la presenza rassicurante di Gilles. Si domandava perché la sera precedente, al di la di qualche timido complimento e di un titubante bacio della buona notte, Gilles non si fosse lanciato in qualcosa di un po’ più coinvolgente. Sarà stata la stanchezza, pensò lei; dopo tutto avevano pagaiato per ore, ma almeno un bacio, un abbraccio che non fosse della buona notte sarebbe andato benissimo. Invece dopo pochi minuti aveva sentito il suo leggero russare, provenire dall’altra stanza e fu anche l’ultima cosa che udì. Anche lei, vinta dalla stanchezza si era addormentata. Quella natura così selvaggia, che la avvolgeva le aveva stuzzicato un certo non so che e, si sentiva pronta ad affrontare le piacevolezze del sesso. Ripensò alle parole che avevano intessuto la prima mattina della sua permanenza, subito dopo la colazione. Ecco, oggi, quella mattina un po’ di sesso indecente le sarebbe proprio piaciuto. Invece era costretta a strisciare lungo il muro di una casa delle vacanze, in mezzo ad una foresta e lontana mille miglia dalle sue comodità. Senza sapere se quella voglia, prima di sera sarebbe stata in grado di soddisfare.
Finalmente la radio emise un sibilo e una serie di schiocchi.
         “Gilles, mi senti. Passo. Sono io Roland. Passo?”.
La ragazza si avvicinò alla radio e con circospezione prese il microfono per rispondere.
         “Roland? Sono Maeve. Gilles è uscito in perlustrazione e spero tanto che abbia visto qualcosa. Fino ad ora non si è mosso nulla e pare che non ci sia nessuno in zona.”.
         “Maeve. Se riesci a riportare quello zuccone in casa, sarei più tranquillo. Gli avevo detto espressamente di non muoversi. Maledizione”.
         “Adesso ci provo. Vedo di andare sul retro e di richiamare la sua attenzione. Fischietterò qualcosa.”.
         “Sai imitare il gallo cedrone?”. Le chiese Larue.
Maeve rimase interdetta.
         “Il  gallo … cosa?”.
Larue sorrise.
         “Lascia perdere. A volte non so quel che dico.  Fischiettagli l’inno nazionale, forse per te è più facile.”.
Maeve ci pensò un attimo.
         “Il mio o il vostro?”.
La voce nella radio riprese.
         “Quello che conosci meglio.”.
         “Giusto. Ci sentiamo tra poco. Chiudo.”.
Maeve strisciò sin nella sua camera da letto, che dava sulla parte posteriore della casa. Alzò con circospezione la finestra e si mise a fischiettare “The Star Spangled Banner”.
Una voce dal basso la interruppe quasi subito.
         “Bella  prova di patriottismo di prima mattina. Me ne compiaccio.”.
La ragazza si ammutolì immediatamente e Gilles ne approfittò per entrare agilmente per l’insperata apertura.
         “C’è Larue alla radio ed è stato lui a suggerirmi di fischiare l’inno … ah, lasciamo perdere. Senti piuttosto se ci sono novità.”.
         “Roland .. ? Mi senti? Passo.”.
Larue rispose immediatamente.
         “ Si ti sento. Cosa ti avevo detto? Di startene in casa. Non sappiamo se il cecchino o  quel che è, è da una parte o dall’altra del fiume e a che distanza è da voi.”.
Gilles non si mostrò preoccupato dalle parole dell’amico.
         “ Di che ti preoccupi. Chi ci dice che sia nelle vicinanze?.”
         “Il vostro cottage è l’unico con una canoa ancorata davanti a casa. Siete gli unici abitanti nel raggio di miglia e dal camino esce un filo di fumo, da quel che vedo.”.
Gilles corrugò la fronte.
         “Dove sei?”
         “In cima alla scarpata, nascosto da tre betulle con vicino dei cespugli di lamponi. Non metterti alla finestra. Fidati delle mie parole. Adesso mi sposterò verso sinistra e scenderò nascosto dai pini. Ci risentiamo. “.
         “Stai attento … mi raccomando. Chiudo.”.
Gilles lanciò un’occhiata un po’ preoccupata alla ragazza.
         “ Sta arrivando a quanto pare. Prepariamoci.”.
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8 pensieri su “SENTIERI INCROCIATI – 55° capitolo

  1. Maledetto! Hai deciso di farmi andare di traverso i tortellini? Ora sono in angustia e quando sono in angustia faccio pasticci.
    E poi te l’avevo detto io … ogni lasciata è persa! Speriamo solo che se la cavino!

    • @ S 11 = Tortellini? In brodo alla maniera felsinea, oppure con la variante del ragù?
      Spero non con panna e prosciutto !!
      Io ABORRO simile trattamento all’ombelico della Maria Luigia !!!

  2. Troppo lento e bruciato sul tempo.
    Suzieq11, tortellini? Già oggi? Cominci per tempo…
    Cape, solo quelli in brodo sono i veri tortellini. Gli altri sono un surrogato.
    Chiusa parentesi.
    Cape ci vuoi far morire di crepacuore alla vigilia di Natale?
    Ma ti pare metterci seduti con popcorn, spremuta di mirtilli, ingozzaondoli senza ritegno per la lettura di questa puntata e poi lasciarci sul più bello senza sapere come andrà a finire?
    Mi aspettavo un animale sintropico a scombussolare tuti i piani, invece… solo a mangiarmi le unghie, cibarie e bevande sono finite subito, per l’ansia.
    Convengo con S11, ogni lasciata è perduta e Maeve ha neb da lamentarsi. Il nostro Gilles non sa cosa ha perso.

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