CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

SENTIERI INCROCIATI – 56° capitolo e Epilogo

Ante non si sentiva più sicuro. Era diventato improvvisamente inquieto. Non gli era mai successo prima e si domandava, senza trovare risposta plausibile, cosa poteva essere quella tensione maligna, che gli scorreva addosso. Scivolò piano da sotto la rete mimetica e nell’ombra dei pini, che facevano da quinta al nascondiglio, si sgranchì i muscoli. Anche Luis lo guardò preoccupato. Pensò che lo slavo non fosse poi così freddo come gli avevano raccontato e che forse, non fosse neanche bravo nel suo lavoro, come dicevano.

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A poche decine di metri dai due Larue, li stava osservando. Era stato il movimento della rete che aveva attratto la sua attenzione. Sicuramente dal cottage era improbabile che lo avessero notato, quell’ondeggiare. Era facile scambiarlo per l’agitare del vento. Comunque Larue si congratulò con la sua fortuna, che per una volta lo aveva ascoltato. Ora si trattava di avanzare nel massimo silenzio e di fermare quell’uomo. Si decise a spogliarsi della camicia e dei pantaloni, per rimanere con le mutande e a torso nudo. Poi si stropicciò la pelle con erba bagnata e un po’ di fango, che riuscì ad ottenere dalla terra umida di una polla d’acqua che aveva trovato. Così conciato doveva sembrare un guerriero sul sentiero di guerra. Almeno, quello era nelle sue intenzioni e sperò che il misterioso cecchino abboccasse a quella stupida farsa. Perché, mentre avanzava strisciando nell’erba, maturò di aver commesso proprio una stupidaggine. Contò mentalmente le cartucce che erano contenute nel serbatoio del fucile, che teneva tra le mani. Due erano a salve, giusto per spaventare eventuali animali intenzionati ad attaccare. Altre tre avevano proiettili di plastica, che facevano male, ma non erano certo letali. Gli ultimi due avevano la carica mortale. Praticamente, si considerò disarmato.

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Ante guardò fisso oltre il fiume, la casa. Sembrava che fosse vuota e niente, nessun movimento a dimostrare che fosse occupata. Erano in appostamento da quasi tre ore e niente e nessuno aveva fatto mostra di se. Neppure una tenda spostata e dal camino solo un filo di fumo sempre più evanescente. Segno che il fuoco stava orami spegnendosi. Guardò senza emozioni Luis. Il grosso messicano, appoggiato ad un tronco si era rollato una sigaretta e dall’odore che sprigionava, capì subito che non era tabacco, quello che stava fumando. Anche l’espressione beata sul volto del suo compare, tradiva quanto stava inalando. Ciò lo rese ancora più nervoso. Tutta quella natura, i rumori della foresta, che sentiva diversi da quelli cui era abituato nei boschi di Croazia o di Slovenia, lo disturbavano. Si domandò dove fosse il frastuono amico della città, il sotto fondo del traffico, le sirene, gli improvvisi scoppi delle radio, il profumo della benzina incombusta, lo smog. Si sentiva solo odore di resina, di fiume, che lentamente saliva dal basso e qualche trillo di uccello, lo stridio delle cornacchie o i fischi di qualche rapace. Non era nel suo ambiente ed era per quello che si sentiva così irrequieto. Fece ancora due piegamenti e si sistemò meglio il bizzarro copricapo fatto di rete, da cui pendevano lunghi filamenti di lana verde e marrone, tali da sembrare erba e muschio e prima di accucciarsi di nuovo, sotto il resto della mimetizzazione, controllò esternamente il suo nascondiglio. Fu abbastanza soddisfatto, ma fu un momento. Un secondo dopo, un forte urlo lo fece sobbalzare e si trovò di fronte, come materializzato improvvisamente, un essere coperto di fango, con occhi grandi, spiritati e che imbracciava un fucile. Dalla bocca deformata da un ghigno terribile, uscivano frasi incomprensibili e urla tremende.

Ante non stette a riflettere su chi fosse e cosa volesse, ma scattò alla sua sinistra e con due gran balzi si lanciò nel sotto bosco. Luis, dal canto suo, lanciata la sigaretta da una parte, iniziò a rotolare verso dei cespugli e poi, arrancando si gettò anch’egli tra i rovi, dritto davanti a se e uscì dall’ombra che i grossi pini, gli avevano fornito sino ad allora. In pieno sole e agitando le braccia in maniera scomposta, si diresse verso il fiume, incurante che oramai fosse allo scoperto. Incurante anche dove dovesse mettere i piedi, tanto che non si accorse di una buca che lo fece prima inciampare e poi ruzzolare a terra. Buca provvidenziale, perché Meave lo aveva già inquadrato nel mirino e si accingeva a far fuoco, come d’istinto. Il messicano rotolò ancora un paio di volte, poi tentò di rialzarsi, ma la caduta li aveva procurato una distorsione e il dolore gli permetteva solo di lamentarsi e anche forte.

Gilles, uscito dalla casa, si lanciò verso la canoa e la mise in acqua in men che non si dica. Maeve lo seguì e si gettò letteralmente a bordo di essa. Con poche e vigorose pagaiate erano già in mezzo alla debole corrente del fiume. La donna alzò immediatamente il fucile per tenere sotto tiro la riva e la quinta dei pini da dove era uscito Luis, pronta a rispondere ad eventuali colpi d’arma da fuoco. Gilles si accorse che aveva lasciato il suo di fucile, appoggiato al muro fuori della porta e aveva solo la pistola, nella fondina alla cintura. Diede ancora qualche vigoroso colpo di pagaia e la canoa terminò la corsa sulla riva opposta. Sbarcarono velocemente e si sdraiarono sulla sabbia umida. Nessuno sparò o si fece vedere; si udivano solo i lamenti dell’uomo a terra.

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Ante intanto, correva attraverso il sotto bosco, avendo approfittato dell’attimo di sbigottimento provato da Larue, che mai si sarebbe immaginato di trovare due uomini appostati, al posto di uno solo.

Lo slavo  non si voltò indietro neppure un momento, per sapere se fosse o meno inseguito, ma corse disordinatamente tra i tronchi, fino a che si trovò davanti un avvallamento. Fece un gran balzo e cadde nell’erba alta, si rialzo, ma a qual punto udì il ruglìo di un cucciolo d’orso. Si voltò verso il rumore e vide un cucciolo che stava fuggendo spaventato e nel contempo udì lo stesso verso, molto più potente e molto più rabbioso, provenire dalla parte opposta. Con la coda dell’occhio vide un’ombra calare improvvisamente su di lui e poi si fece buio completo.

Larue arrivò qualche istante dopo, giusto per vedere un grosso orso bruno azzannare violentemente alla spalla l’uomo e scuotere il corpo con violenza. Non gli rimase che sparare di seguito dei colpi di fucile, fino a che l’orso, colpito dai proiettili di plastica, lasciò la prese e se la diede a gambe, seguendo le tracce del cucciolo che si era allontanato. Con il fiato grosso Laure attese qualche minuto, appoggiato al tronco di una betulla, poi si diresse con circospezione verso il corpo dell’uomo, disteso tra l’erba alta, sporca di sangue. Lo spettacolo fu orribile. Il volto era scarnificato sino alle ossa del cranio, questo perché colpito dalla zampata dell’orso e poi dalla spalla spuntava la testa dell’omero  e la clavicola formava un angolo quasi retto con il resto del corpo.  Quell’uomo era morto in pochi secondi e in maniera orribile. Diede un’occhiata alle tracce lasciate dagli animali. L’uomo, arrivato di corsa, non si era accorto di essersi messo in maniera tale da dividere la madre da uno o più piccoli. I cuccioli si erano spaventati e la madre aveva attaccato, come era nella logica. In ogni caso per l’uomo non ci sarebbe stato nulla da fare.

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Laure tornò indietro; ora bisognava avvertire anche gli altri della macabra scoperta e fare intervenire le autorità, anche se prima doveva trarre d’impaccio gli amici.

Amici che trovò seduti tranquillamente su delle pietre, sula riva del fiume e con un prigioniero che continuava a lamentarsi per il dolore ad una caviglia.

         “Tutto bene’”. Disse sedendosi pesantemente anch’egli sulla sabbia.

         “Tutto regolare. Tu … invece?”.

Larue scosse la testa.

         “Sono arrivato tardi. Ci ha pensato .. credo Thelma. Questa è la sua zona, perché l’ho vista con un cucciolo. Se ce né un altro, è proprio lei. A meno che non sia la sorella … Louise. Un accidenti, non ricordo mai quale delle due ha figliato un solo piccolo. Comunque … ha vinto l’orsa.”.

Gilles fece una smorfia. In quella storia c’erano troppi orsi per i suoi gusti. Scacciò una zanzara e si alzò.

         “Ritorno al cottage e avverto un po’ tutti. La giornata non è ancora finita e tu  -disse rivolto al Ranger – E’ bene che ti vada a rivestire. Non vorrei che qualcuno pensasse che avete dissotterrato l’ascia di guerra.”.

Larue si tose i pesanti scarponi e si gettò nelle fredde acque del Wakatomica; aveva bisogno di un bagno per togliersi di dosso fango e macchie d’erba e rinfrescarsi anche la mente.

La giornata continuò con un andirivieni di elicotteri che portarono rinforzi per i rilevamenti del caso e per portare via il cadavere e Luis, ammanettato e dolorante in barella.

Il caso forse poteva dirsi finalmente chiuso

Epilogo. 

Fu chiuso in realtà solo due giorni dopo. Con l’interrogatorio di Luis e la scoperta dell’identità di Ante furono tracciati nuovi confini sull’identità del nuovo cartello dei Narcos messicani. Luis per evitare una condanna pesante da trascorrere prima in un carcere di massima sicurezza in terra canadese e poi in qualche prigione federale negli Stati Uniti, si decise di parlare, rivelando la propria affiliazione a quella che era stata la banda di Gutierrez, ma soprattutto rivelando quale fosse l’identità e il lavoro di Ante. Si risalì quindi all’omicidio di Preston e varie polizie nel mondo diedero finalmente un volto all’esecutore di delitti insoluti. Molti tirarono un sospiro di sollievo, altri emisero un’altra condanna a morte, questa volta per Luis. Erano le regole del gioco ed erano state rispettate.

Maeve si rese conto che le rimanevano ancora qualche giorno di ferie da passare in terra canadese e se ne dispiacque. Più che altro perché con tutto quel che era successo, non era riuscita a vedere i caribù. In compenso però, aveva trascorso delle felici notti, tra le braccia di Gilles e dal comportamento dell’uomo, capiva che anch’egli era molto soddisfatto.

L’ultima mattina di permanenza, la donna si era svegliata alle prime luci dell’alba, avendo udito degli strani rumori provenire dal cortile dinnanzi la casa di Gilles. Pensò che fosse ritornato il cervo di qualche giorno indietro. Incurante della sua nudità e del fatto che il freddo della stanza le aveva fato venire la pelle d’oca, guardò fuori dalla finestra e vide un grosso orso, che stava rovistando in un bidone.

         “Gilles – disse con un filo d’apprensione in gola – svegliati. C’è un orso davanti a casa.”.

L’uomo, pur assonnato, scese di corsa dal letto e si avvicinò alla donna, poi si mise a ridacchiare, poi fece un sonoro sbadiglio e si stirò.

         “Quello è Potsy. Mi venisse un colpo .. sta diventando un incubo, quell’animale.”

Maeve lo fissò seria in volto.

         “Potsy? Adesso mi sente quel …”. Si gettò come una furia fuori dalla stanza.

         “Maeve … Ma dove vai? Sei nuda …”

Si udì solo la porta d’ingresso che sbatteva.

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53 pensieri su “SENTIERI INCROCIATI – 56° capitolo e Epilogo

  1. Ufficio refusi. Non ha compassione della vigilia di Natale e segnala
    rasi incomprensibili e urla tremende. Manca una effe a rasi.

  2. Un finale coi fiocchi e controfiochi! Suspense, crescendo narrativo che tiene il lettore inchiodato, poi le buffe storie degli animali e maeve nuda che ne canta quattro a Potsy!
    Braqvo, brovo.
    Grazie per il bel dono di Natale.

  3. Letto tutto!
    Grandissimo il finale di Ante. Degno dei più grandi scrittori. Ma bellissima è tutta la vicenda, sia per lo stile, sia per il contenuto.
    E’ bello leggere racconti come questo. E gratis!
    Io lo metto al pari di Forsyth.
    E se è poco…

    • @ AB = Mai sfidare la natura … Soprattutto sul suo terreno e contravvenendo alle sue regole.
      Detto così é un po’ cinico … Ma le regole sono quelle. Ti frapponi tra madre e figli e … Cuore di mamma non sente ragioni alcune.
      Vedo che il racconto ti é stato particolarmente gradito. Ne sono contento e felice e anche l’accostamento a tanto autore, mi fa inorgoglire.
      Più che altro per il regalo che mi hai fatto.
      So benissimo che dovrei scrivere Giga e Giga di parole per assomigliargli solo un po’.
      Comunque grazie di cuore.
      Finisce un anno in spolvero e questo, credimi …. E’ stato un “Annus Horribilis”.
      Un sincero abbraccio.

  4. Evviva evviva! L’ho sempre detto, degli animali ti puoi fidare, quando occorre ci sono! Adesso che scrivi di bello?
    Ho visto recentemente un vecchissimo film, “La strana coppia” con Jack Lemmon e Walther Matthau. Strepitoso e divertentissimo, la dimostrazione che nono occorrono necessariamente volgarità battutacce e sesso per fare un bel film. Cmq i due mi hanno fatto pensare a te, Cape e a NewWhiteBear. Tu che fai qualche errore qua e là e te ne infischi allegramente (un perfetto Matthau dalla mutanda slandra), NWBear che corregge implacabile le tue distrazioni (altrettanto maniacale Lemmon che non sopporta il disordine)

    • @ S 11 = Come ho detto ad AB, la natura ha regole da cui prescindere é pericoloso. Non … Può essere pericolodo !
      😛

      Sto finendo un altro racconto e ho un’idea per un altro ancora … C’é tempo … Calma e gesso.
      Ora devo dedicarmi un po’ al blog, scrivendo d’altro, altrimenti poi annoio … I pochi lettori e me stesso.
      NWB come Lemmon. Bisogna vedere cosa ne pensa L’Orso Bianco.
      Io come Matthau, dalla mutanda slandra. Sicuramente sì … Soprattutto nella mutanda slandra 😛
      Veramente non che che me ne infischio, perché rosico … Oh … Se rosico, quando non mi accordo dell’imperfezione, grande o piccola (Soprattutto piccola) e meno male che c’é qualcuno che accetta fdi buon grado di correggermi. Di questo ne sono grato e non ringrazio mai abbastanza.
      Disordinato? Qual’é la prossima domanda?
      😛

  5. Un racconto da Maestro. Molto ben scritto. Piacevolissimo e scorrevole. Tratti di comicità pregevole, che condiscono il tutto.
    Complimenti. Davvero.

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