CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

PAZZIFICIO – Ennesimo atto di una tragedia vissuta

Amici, sodali compagni delle mie scorribande attraverso il mare magnum cibernetico, vi siete forse scordati della mia tragica appartenenza alla confraternita del “Pazzificio” ? Forse alcuni di voi ne rimangono, ora stupiti, fors’anche basiti, da tale notizia. Altri annuiranno con quella sufficiente non chalance, tipica di coloro che sanno, hanno visto, hanno vissuto .. Di tutto, di più. A loro va il mio ironico sorriso e un’occhiata complice e saputa.

Agli altri, cui ancora tremano polsi e vene, va invece il mio sguardo misericordioso e la mia voce dice loro: Non patentate. Esistono nel mondo i “Pazzifici” e prima o poi, anche inconsciamente, ne siete stati parte. Attiva, fattiva o solamente spettatori attoniti, ma avete partecipato ai loro misteriosi riti, agli oscuri sacrifizi che si sono consumati negli atri muscosi, nei fori cadenti. O più semplicemente accanto alla fotocopiatrice, perché un “Pazzificio” che si rispetti ne possiede una, che diamine.

Orbene il mio di “Pazzificio” dopo aver soggiornato per lungo tempo, con i suoi abitanti dalle dubbie facoltà mentali e non potevano essere da meno, altrimenti non lo avrebbero abitato, per decisione inappellabile, incontroveritibile, frutto di una sapienza superiore alle sue stesse capacità e possibilità (Quelle della sapienza), é stato trasferito.

Ora, in questa notte persa, in maniera del tutto inappropriata, assolutamente senza scopo e fine ultimo (Se non quello di ravanare in modo surrettizzio luoghi fisici a me i più cari) , perso naturalmente e saldamente a NordOvest di me stesso, vi vengo a far partecipe di tale apodittica novità.

Vi scrivo, tra il baluginio degli schermi del PC, che mi fa da altana, dalla nuova postazione sita in : Culandia Citeriore. Luogo amenissimo, dove anche i lupi hanno attacchi di pavor, non solo nocturnus, sed diurnus et postprandiale. luogo ove neppure le aquile si danno appuntamento, anzi sono più inclini a soprassedere, a volare in altri e più alti spazi. Unici abitanti, oltre quelli del “Pazzificio” cui appartengo e quelli che invece ingrossano le fila di altri “Pazzifici”, con i quali condividiamo la ria sorte, sono pantegane di dimensioni ignoranti (Dicesi  fisico ignorante: uomo o bestia che presenta carattarestiche precipue che ne fanno una sorta di essere ammirevole e ammirato. Un bel troncio di pino insomma) Solo che applicato alla pantegana non ha più quella bella immagine. Non si presenta più quella vera ammirazione per fasci muscolari guizzanti, tonici che incutono rispetto, per la loro mirabile distribuzione in per tutto il corpo. Piuttosto schifo e inquietudine. Perplimono qualunque pensiero volto alla bellezza e alla proporzione aurea, mirabilmente effigiata, ad esempio, dal Leonardo vitruviano.

Una pantegana é una pantegana e basta. Ora quì in Culandia Citeriore, la si può ammirare oltre che in tutto il suo splendore, in varie forme e colori. Dal grigio topo, classico evergreen, al nero, mai giù di moda, al melange di marroni, vero must per l’anno in corso. E sono incazzatissime, in quanto con tutti i lavori in corso, perché praticamente abito un cantiere aperto e non si sa ancora per quanto, le loro abitudini sono state completamente rivoluzionate. Scoperchiati e distrutti i loro covili, seriamente danneggiato il loro tessuto sociale, ogni momento é buono per fare dimostrazioni e muovere cortei, che a me paiono forieri di rivolta. Non capisco bene la lingua utilizzata, ma intuisco che il fangù é moneta più che spesa e usata. E’ il pilastro della conversazione e più non oso insinuarmi tra le righe.

Ora, vi e mi domanderete, ma se il luogo tristo descritto sino ad ora, proprio per la tristezza insita, é tale, perché abitarlo, sotto una qualunque forma? Perché trasferircisi? Anche per solo motivo di guadagnare un tozzo di pane?

Non sarebbero più allettanti le spiagge caraibiche? Un assolato altipiano andino, oppure l’ombra lussureggiante della foresta pluviale? Concordo con voi, che simili posti son più che appetibili, ma per condurre la miserrima vita da ferroviere che da più di 6 lustri porto avanti, vi assicuro che la Culandia Citeriore é il punto più basso, dove mai mi sarei immaginato, spingermi.

Non siete felici con me che ho peggiorato la qualità della mia vita ora che sto per traguardare i sei decenni di vita?

Non vi sentiti pronti per innalzare peana di vittoria, canti di gloria e coreografare, così accompagnandoli,  i vostri sforzi canori?

Certo che lo siete ed io fremo già, al pensiero di pregustarne le calde tonalità, i sapienti pieni, i misurati acuti, i melanconici diminuendi. Non saprò mai come ringraziarvi .

Ma torniamo al focus del dibattito, anche se sono solo io che dibatto, ma poco importa. Il trasferimento, ci é stato detto é atto dovuto. O ti trasferisci e percepisci la mercede del tuo lavoro, oppure ti trasferisci. Punto. Sono in quella fase che mi trasferisco, seppur obtorto collo, pur di giungere un giorno, quale vedo sempre più allontanarsi, all’agognata pensione. Sono nella fase del lavoratore, praticamente inutile per età, ma anche per esperienza (Alcuni la giudicano fin troppa, quindi di difficile mercificazione se non  al ribasso)

Dunque dati i presupposti, mi sono adeguato, aumentando invero la fatica all’adeguamento. Come turnointerza, non é cambiato di un’ette. In compenso sono aumentati i disagi nello spostamento casa – lavoro – casa, ma nello specifico sono in buona compagnia. Infatti il mugugno più grande é proprio quello la difficoltà a raggiungere il luogo di lavoro, perché  oltre alla scomodità dei trasporti, va aggiunto anche che dal confine della Culandia al “Pazzificio” occorre affrontare luoghi ove nessuno avrebbe l’ardimentoso pensiero di condursi.

Insomma chi vive abitualmente ai confini del nuovo luogo di lavoro, ha espresso più di una perplessità e il mugugno,. non é solo un venticello, di rossiniana memoria, ma ha assunto il corpo di vera tempesta.

Scusate lo sfogo, ma mi stava per venire uno sciopone, ormai intrattenibile e conto sulla vostra comprensione e benevolenza, che mai mi sono venute a mancare in questi anni di vicinanza.

Dalla Culandia Citeriore é tutto … A voi Paese Civile.

ps. la fotografia sotto riportata é la gugolata del rio luogo. Pensare che siamo in quella che fu la Capitale Morale d’Italia . Appunto … Fu.

 Pazzificio

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34 pensieri su “PAZZIFICIO – Ennesimo atto di una tragedia vissuta

  1. Per la miseria !
    Tutta la mia solidarietà, cape…

    In attesa del sempre più fiabesco pensionamento (ormai assimilabile ad un mito primordiale), tocca abituarsi a tutto. Dicono ad esempio che le pantegane, cacciate con l’ arpione, marinate con le erbe di fosso ed arrostite su un fuoco di legna di bancali, siano una prelibatezza.

  2. Sei un disfattista, Cape. Vuoi andare in pensione? Così giovane? Vuoi la rovina della Culandia intera!
    Non ho capito bene la localiozzazione, la città l’ha conosco bene, ma sei sui binari in quella specie di ansa formata da barilozzi colorati oppure sul vagone posteggiato sul binario?
    Capisco che gli spostamenti non sono mai salutari, specialmente quando comportano disagi. Però come argutamente affermi sei in quella fascia di età, una specie di limbo tra paradiso (perduto, sai quello di Milton) e inferno (quello di Dante di buona memoria), dove salire è come scalare a mani e piedi nudoi l’Everest, mentre precipitare è questione di un amen.
    Cape, hai il mio sostegno, per quello che può valere. Che il Pazzificio vada in malora!

    • @ NWB = Grazie per la solidarietà. In fondo é stato uno sfogo circa la reale situazione che non é delle più felici e la stagione del mio scontento e di quella degli altri e parimenti scoppiata. A vedere i barilotti (Il mio … si fa per dire) é quello dove c’é il cerchio (Nei vagoni, che non ci sono più, c’era l’Hotel Homeless) La struttura é ancora in divenire, seppure bella, con uffici grandi (Ho mal calcolato, che il nostro si aggira su 70 mq) Non vi dico com’é quello della parte centrale (in metallo) Immaginate un’opera faraonica. Ecco, é quella.
      Se ti scappa la voglia di vedere cerca via Ernesto Breda 28, Milano.
      L’età di mezzo?
      Ci sono arrivato per vedere la qualità della mia vita cadere a picco. Bella esperienza.-
      😦

      • Se capito a Milano, non si sa mai, un salto in via Breda, 28 ce lo faccio. Dunque l’Hotel Homeless è stato liquidato, mentre l’opera faraonica procede. Ho compreso il tuo sfogo, perché qualche volta ci sono passato anch’io. Acqua passata. Per te è acqua presente.
        E’ comprensibile purefare valutazioni sulla qualità della vita, specialmente quando le speranze giovanili si sono spente e il traguardo viene spostato continuamente in avanti con un gioco beffardo di minori certezze e maggiori problemi.

        • @ NWB = L’hai detta giusta.
          Oggi sarei di riposo, come anche domani …
          Bene, dici tu.
          Non é proprio così, dico io.
          Si é ammalato un collega e mi tocca fare la notte al posto suo.
          Mi sento molto un vuoto a perdere.

          • Brutta sensazione.

          • @ NWB = Pessima. Visto che domenica siamo di nuovo punto e a capo, ma questa volta svolgerò il mio turno … Sempre che non ci siano novità e prevedo che ci saranno novità.
            Basta un niente e i tuoi programmi vanno … Vanno. Punto.

          • Vano in fumo. Non ti veniva la parola…

          • @ NWB = sai a me quanto ne mancano di parole …

            In compenso ad insulti sono fornitissimo
            😛

          • Sono sempre parole anche quelle 😛

          • @ NWB = 🙂

          • O.T. Leggo su twitter un lutto per il rugby italiano. Una giovane promessa è morta in un incidente oggi.
            http://parma.repubblica.it/cronaca/2014/01/25/news/colorno_auto_ribaltata_in_canale-76900192/?ref=twhr&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

          • @ NWB = L’ho letta anch’io su ON RUGBY.
            Sono notizie che lasciano senza fiato. Soprattutto per la giovanissima età.
            Speranze.occasioni cancellate nello schianto di un attimo.
            Non ci sono parole appropriate in questi casi, Soprattutto per consolare il dolore dei genitori e di quanti lo amavano.

          • In effetti diciotto anni sono veramente pochi e il pensiero che non abbia potuto cogliere gli obiettivi della sua vita lascia senza parole, domandandoci se esiste una giustizia estraterrestre. Ma sono parole inutili le mie.

          • @ NWB= La morte, ad ogni età e per ogni età spaventa e rende attoniti. Di fatto e di principio tendiamo ad escluderla dal nostro immaginario, dalla nostra realtà,. pur rimanendo lì, in agguato e sapendolo ne siamo sottilmente angustiati e la rifiutiamo.
            La giustizia, sta forse nella grandezza di un disegno, che per le sue dimensioni, non é alla portata delle speculazioni umane. Questo ci porta ad una rassegnazione da un parte e dal rifiuto dall’altra. Proprio perché ci sfugge il senso che travalica la nostra comprensione.
            Rimane il dolore per le occasioni mancate, le speranze sfumate e la speranza, almeno per me di una sua vita migliore nell’aldilà.
            Quest’ultimo pensiero é perché credo, da cristiano in una vita futura oltre la morte. Non so se sia quella insegnataci dalla Chiesa o abbia altre forme, ma credo e ho fiducia e sento che questa non é mal riposta.
            Ripeto, é solo una mia personalissima posizione.
            Ciascuno é libero, anzi, ci mancherebbe ancora, di prendere la posizione nel merito, che più sente e vive, come sua.

          • Non c’è dubbio che la tua opinione su quello che oltre la morte sia rispettabilissima e condivisibile, resta il fatto o il rammarico che una vita se ne è andata con grande dolore per noi che vi abbiamo assistito.

          • @ NWB = Rimane sempre il dolore, per chi rimane. Anche per chi, pur rimanendo al di fuori, é solo consapevole spettatore. Questa consapevolezza é struggente e rende chi la prova compassionevole verso quelli che ne sono stati colpiti.
            Una sorta di empatia del dolore, perché ripeto, addolora sapere che a 18 anni tutto é finito e, per chi crede, riprenda in un’altra dimensione.
            Misuriamo le cose con occhi umani e questa morte é inaccettabile.
            Con occhi divini, avrà sicuramente un’altra prospettiva e dimensione

          • Nessun dubbio su quanto scrivi. Però siamo umani e questo ci rende più permeabili al dolore e allo sconcerto di una morte tanto precoce.

          • @ NWB = Certo e sarebbe orribile se così non fosse.
            Se non provassimo almeno un briciolo di angoscia di fronte ad una simile notizia, allora la nostra naturale discendenza dal mondo animale prenderebbe il sopravvento. Con l’aggravante di negare di colpo l’evoluzione non solo genetica, ma anche ( Ed é peggio) culturale e sociale che distingue l’uomo dalla bestia.
            Non provassimo solidarietà nel dolore, con chi lo sta vivendo fino in fondo, non possiamo dirci umani.

          • Aspetto più brutto è che quello che spesso siamo cinici di fronte a tutto questo, come se non ci riguardasse.

          • @ NWB = Il cinismo pur essendoci sempre stato ora é giunto allo scoperto e ciò é sconcertante.

  3. 😄 è il post più sgangherato e divertente che tu abbia mai scritto. Si vede proprio che ami quel posto. E non sottovalutare le pantegane!

    • @ S 11 = Scherzi! Abbiamo già in essere la proposta di fondare una ONLUS : ” Amici della Pantegana” e uno dei primi eventi sarà indire le “Panteganeidi”.
      Non perdiamo tempo … Mai stare con le mani in mano.
      😛

  4. Aggiungo che sicuramente Maeve e soci farebbero carte false per venirci ad abitare accontentandosi anche di una catapecchia. E pazienza se non ci sono caribù e orsi… le pantegane sono così socievoli ed affettuose. ..

  5. Uhm… è molto complesso…
    Mi sa che dovrò stamparlo per rileggerlo come sicuramente merita.

  6. Letto tre volte: applauso!

  7. Un fangù ci sta bene sempre. Inutile ribadirlo. Specie nel suo caso, sarebbe il caso di emetterlo a gran voce.
    Mi unisco al coro dei miei colleghi lettori: un gran bel post.

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