CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “febbraio, 2014”

E se …

E se scrivessi : anilina … Voi ?

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E’ l’inverno che va

E’ l’inverno che va, lentamente. Troppo lentamente, a dire il vero.  Fuori piove e sento il gocciolio monotono dell’acqua che scivola nelle gronde. Mi ricorda il suono monotono dei violini di settan’anni fa. Sono già passati settant’anni, ma quei giorni erano a giugno, é vero, ma questo gocciolio continua a ferire il mio cuore, dello stesso identico monotono languore.

Pensare che febbraio viene, mentre il mondo é a capo chino, non trova la forza quasi di sollevare la faccia al Carnevale, che tra poco impazzerà sulle strade di mezzo mondo. A dire il vero il Carnevale, momento d’illogica follia, per troppi versi é tutto l’anno. Facciamo scorrere le notizie di un qualunque giorno e scopriamo che alla follia umana sembra non esserci fine, freno alcuno, men che meno remore. La storia si sta evolvendo facendo vivere all’uomo  la sua ciclica involuzione e noi ne siamo partecipi. Da spettatori a volte ignari, a volte consapevolmente partecipi e per qualcuno c’é l’aggravante della spudorata complicità. Eppure non tutto é perduto, non si può fare d’ogni erba un fascio, anche se si vorrebbe. Per comodità, per pigrizia, per fastidio o più semplicemente perché così sembrano le indicazioni, gli stimoli che ci arrivano.

Qualcosa di buono e di bello, che non se ne sta nascosto. c’é. In questi giorni circola un video di una bimba che scopre la pioggia. Una scoperta fatta in prima persona, affrontando l’acqua che cade e sul suo volto si dipinge una gioiosa meraviglia; uno stupore, quello stupore di novità assoluta, di scoperta epocale di un qualcosa che cambierà la propria sorte, stravolgendo la vita del novello Livingstone. Sembra una stupidaggine, uno di quei video melensi, emozionali che circolano per strappare una lacrimuccia, per aiutare a fornirsi l’alibi della giornata o per la giornata. Eppure c’é qualcosa di misterioso in quelle immagini, che mi spingono a credere che esistono ancora persone e non importa l’età, che sentono viva e partecipano ad un’emozione, per loro, rivoluzionaria.

E’ l’inverno che va, trascinandosi i soliti disastri, che l’uomo non fa nulla per prevenire. Dimenticandosi di fatti analoghi successi in passato. Quasi che l’esercizio della memoria debba essere considerato pericoloso, forse esecrabile, anzi sicuramente un atto orripilante, tale da essere ascritto alle nefandezze più turpi. Montagne che cadono, travolgendo ogni cosa e normalmente vittime sono gli uomini e le cose costruite o prodotte da essi. Come suonano false le geremiadi postume. Quanto trovo inutili e vuoti i solenni pronunciamenti farciti dei ” mai più” di circostanza. Sono state le circostanze passate a far sì che accadessero quelle presenti. L’assenza delle regole, il voltarsi dall’altra parte, mentre le poche in essere, erano calpestate nella logica del profitto. Il perdurare di situazioni oramai insostenibili, ma che alla fine presentano un conto tale, che é meglio dimenticare al più presto. Con la speranza che neppure il creditore si ricordi di esigerlo. Purtroppo non é così che funziona. Il creditore lo esigerà, non lì, non subito, ma da un’altra parte, sotto altre forme, ma lo esigerà e anche con gli interessi del caso.

E’ l’inverno che va, portando al suo tramonto una novità, anzi due. Le Olimpiadi Invernali é la prima. Proprio oggi s’inaugurano le Olimpiadi che sono considerate da tutti le più costose di sempre. Il gigante russo ha voluto ancora una volta strabiliare il mondo, profondendo miliardi per un’occasione che dura due settimane. Ha stravolto la vita di migliaia di persone, un paesaggio millenario di rara bellezza, arrivando alla fine però con evidenti e incredibili pecche. Non dico che faccia acqua da tutte le parti. So che é difficile fare la ciambella con il buco perfetto, ma la ciambella russa di buchi ne ha molti e il villaggio globale li sta evidenziando tutti e in maniera impietosa. Forse con anche quel gusto un po’ sadico, che ci si mette quando si fanno le cose quasi di controvoglia e allora, si va a cercare il pelo nell’uovo. Di peli per l’occasione ne sono stati trovati a bizzeffe. Strutture incomplete o quasi, regole assurde e un controllo asfissiante di tutti e per tutto. E’ vero che la parola ricorrente é la sicurezza e in onore di tale totem, si é disposti a sacrificare chiunque e qualunque cosa e a quanto pare neppure in questo caso si é posto un limite. Un Olimpiade é una grande festa sportiva, che viene regolarmente rovinata dalle mille camarille politiche che s’innestano e ne stravolgono la vita.Alle antiche rivalità, si debbono sommare le nuove, vere o create per l’occasione, quasi che sia il momento più propizio per regolare vecchi e nuovi conti. Sembra che l’uomo non sia capace di non farsi del male, che non riesca ad evitare il pericolo, anzi lo cerchi e lo crei.  Irrazionalmente, compulsivamente, seguendo un bisogno, che nessuno sinceramente nel profondo sente.

L’altra invece ha un’altro sapore, di quelli che piacciono a me, perché la sento più a mia misura. La fine dell’inverno segna l’arrivo del Sei Nazioni e quest’anno sarà un grande Sei Nazioni. La nostra Nazionale, pur perdendo con il Galles e qualcuno dirà che non é poi una grande novità, ha dimostrato che per batterla occorre sudore e fatica e anche qualche inopportuno, per noi, aiutino. Si sa che le decisioni arbitrali sono inappellabili. Non le digerisci, ma te ne fai una ragione. Al Millenium di Cardiff, il tetto era chiuso per la pioggia che insistente scendeva dal cielo e il buon Dio, se ha voluto vedere la partita ha pagato il biglietto e si é seduto in mezzo ai tifosi di rosso vestiti. Soldi ben spesi, perché é stata una grande partita e credo proprio che si sarà avverato il detto: “La nazionale Italiana di rugby é molto fisica. Il mattino dopo il match del Sei Nazioni é il peggiore dell’anno per alzarsi dal letto (Paul O’Donnell) – tratto da OVALIA di Marco Pastonesi  pag.166 B&C e Dalai ed. Adesso, parlo di domenica prossima avremo di fronte la Francia allo Stade de France. Lo scorso anno li abbiamo spazzolati, ma come ogni anno i tempi cambiano e i galletti hanno strapazzato l’Inghilterra. Non ci rimane che giocarcela, perché son già due anni che portiamo a casa il trofeo Garibaldi e … Non c’é il due senza il tre.

E’ l’inverno che va e speriamo che acceleri il suo andare. Sento il bisogno della primavera, di un seppur piccolo segno di cambiamento. Più che altro prima che mi spuntino definitivamente i fughi sulla schiena.

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