CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

L’altra faccia della medaglia

Passata la soglia dei sessanta, mi accorgo che esiste l’altra faccia della medaglia. Al di là di quelle che sono stati gli auguri per il traguardo superato c’è però, un lato che fa sorgere un pensiero. Lo materializza e non è solo un impressione, ma comincia ad avere i suoi bravi confini. Da impalpabile a reale, tangibile, oggettivo.

Il tempo.

Seneca ha scritto che il tempo certo è il passato. Con esso si ha la certezza inequivocabile di ciò che è stato, ciò che abbiamo vissuto. E’ una parte concreta della nostra realtà di essere umani. Entra a far parte di noi e niente e nessuno può togliercelo. Lo possiamo ripercorrere, anche passo dopo passo. Non varia, non muta, è oggettivamente una realtà. Possiamo in verità lavorarci sopra con il vecchio gioco dei se e dei ma. Una speculazione, a volte sfiancante o inutile, ma quella realtà non può mutare. Ciò che è fatto, è fatto. Punto.

Per il futuro il discorso è più semplice. Nella sua imperscrutabile complessità, rimane solo l’oggetto di un desiderio, un’attrazione che ci muove ad essere curiosi, ansiosi anche, per ciò che succederà domani o tra poche ore. E’ quello che per certi versi ci spinge a mettere i piedi giù dal letto al mattino. Scoprire quali saranno  le cose che faremo, le persone che incontreremo, le situazioni cui saremo partecipi che solletica la voglia di sapere. Occorre mettere in campo la propria intelligenza, le proprie capacità per affrontare il futuro. Così misterioso e bizzarro è la spinta che quotidianamente, sposta i nostri personali paletti in po’ più in là.

Il mistero ci affascina, lo ha sempre fatto e il non conoscere in fondo ci eccita. Aumentare le nostre conoscenze ci ha permesso di essere ciò che siamo e arrivare dove siamo ora. Se non fossimo stati mossi dalla curiosità del futuro, forse non sarei qui a tediarvi con queste speculazioni spicciole e mi starei, ci staremmo, arrabattando per mettere insieme la cena, cogitando nel fondo di qualche caverna.

Eppure il passato, con le sue certezze ci da il punto di partenza per affrontare il futuro. L’esperienza accumulata, le cose che sappiamo le potremo mettere a frutto domani, affrontando la novità. Anche nella routine c’è sempre un piccolo lieve, anche inavvertito, spostamento e il passato viene in soccorso. E il presente, chiederete voi?

Il presente è l’attualizzazione del passato. Le nostre conoscenze, la nostra vita, che si rimette in gioco, che, per dirla in maniera pomposa e abusata, scende in campo e non stiamo a scomodare calici più o meno amari. Nel quotidiano personale, non siamo tutti San Giorgio e i draghi e le principesse, non si trovano dietro l’angolo. Li dietro c’è ben altro, come sappiamo tutti.

Il presente è fatto del nostro passato e quelle certezze, quelle realtà, quelle conoscenze diventano i nostri strumenti. Quante volte ci siamo chiesti e abbiamo sostenuto che occorrerebbe essere giovani con il passato degli anziani. Se così fosse ad ogni generazione, l’umanità farebbe un balzo in avanti tale, che personalmente non riesco neppure ad immaginare. Anzi qualcosa riesco a concepire. La litigiosità ad esempio sarebbe quasi azzerata. Le guerre sarebbero sicuramente a zero. Avremmo più rispetto per noi e per gli altri e si rincorrerebbero meno i troppi idoli che ci inquinano l’esistenza. Forse saremo un po’ più cinici di quel che siamo ora, ma avrebbe, quel cinismo, l’impronta filosofica giusta, ma con qualche valore aggiunto. Il distacco dalle cose terrene, certo. L’importanza della semplicità, anche e con la giusta sintesi dell’una nell’altra, quella varrebbe la felicità. Un sentimento che ciascuno cerca spasmodicamente. Chi non vuol essere felice ed essere circondato da persone felici? Vivere in un ambiente che rispecchi quel sentimento? Tutti. Risposta così banale, ma univoca. E’ un’utopia. Certo che lo è, ma fa parte di quel futuro che ci sollecita a percorrerlo.

E’ un’utopia!

Ancora?!

 Fino ad ora l’essere umano non si è comportato in maniera tale da raggiungere la felicità. Quella continua ed appagante di cui parlavo prima. Disparità ne esistono e a quanto pare ne esisteranno ancora, ma tendiamo a farle sparire, ad appianarle, con alterne fortune in  verità, ma i tentativi continuano.

Perché davanti abbiamo un futuro da imparare e un passato come insegnante e nel presente, il luogo che ci permette di prepararci.

Tante cose è il tempo e pensare che per qualcuno è solo un galantuomo. Meglio quello che una fetida carogna da cui vengono solo cattivi insegnamenti e peggior esempi. Ci sono anche quelli e sono fin troppo usati, ma credo che  quelli del galantuomo siano migliori. Saranno un po’ più difficili da seguire, imparare e vivere, ma sai la soddisfazione di superare una prova un po’ più difficile. Ti senti più pronto ad affrontare il futuro, qualunque esso sia e in fondo fa meno paura di quel che è in realtà.

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22 pensieri su “L’altra faccia della medaglia

  1. A volte mi soffermo anch’io a ragionare sul futuro, il presente e il passato e mi perdo in elucubrazioni complicate, tanto che poi lascio perdere. Tu invece sei stato bravissimo, ci hai regalato questo post fatto di pensieri semplicemente grandi e profondi. C’è molto da discutere, da riflettere…..
    Bravo Cape!

    • @ S 11 = Non so se sono stato bravo, oppure ho avuto quell’attimo favorevole, tale che mi ha permesso di mettere assieme alcuni pensieri e darne senso compiuto.
      Avrei voluto o potuto parlare della freccia del tempo (benché ne abbia una vaga e quanto mai confusa cognizione, ma l’effetto sarebbe stato notevole). Avrei potuto dilungarmi sul presente: punto di continua partenza, quasi uno stato di immobilità reale da cui non possiamo esimerci.
      Avrei, se mi fossero venuti in tempo (Bizzarro, vero!) quei pensieri.
      Comunque leggo che tali riflessioni non sono solo mie, ma appartengono a molti e tutto ciò mi fa sentire meno solo.

      • “il presente, punto di continua partenza. Mi piace. Non esiste il presente, un attimo prima era futuro, un attimo dopo è passato….è una truffa temporale. Concordo con NewWhiteBear.

        • @ S 11 = Però é la miglior truffa che uno possa mettere in atto.
          E’ quella che ti fa vivere e non sopravvivere, sempre che uno lo voglia, s’intende.

          • Verissimo e mai come in questo caso è così importante la differenza tra vivere e sopravvivere. Che per molti è la stessa cosa. Anzi direi che prevalga la tendenza a sopravvivere.

          • @ S 11 = E intanto si pensa a come ricominciare a vivere in maniera dignitosa.
            Anche la minimo, ma dignitosamente.

  2. Abbiamo filosefeggiato ad alto livello. Dico sempre che il passato è stato ed è inutile fare dei gran pensieri sopra. Quel che è stato, è stato e non riusciremo mai a modificarlo. Quindi è inutile perderci tempo. Serve solo come esperienza per evitare di riptere i medesimi errori.
    Il presente? é il passato del futuro. Dura un soffio e diventa in un amen passato.
    Sul futuro si può discutere, si può ipotizzare una nostra evoluzione ma rimane un punto di domanda. Le risposte? Le sapremo.

  3. Per me eri e rimani un quarant’enne. Se poi fosse vero ciò che affermi, mi sentirei lusingata al massimo, per via dei tuoi commenti e soprattutto a causa delle strepitose recensioni ai miei libri.
    Post bellissimo. Di assoluta profondità. La vita è una continua ricerca, senza la quale saremmo soltanto individui beceri. Esistono traguardi, spesso irragingibili, e strade che all’improvviso si biforcano, ed è difficile scegliere quella giusta.
    Poi c’è la consapevolezza. E la soddisfazione di chi ci tramanda – nella fattispecie la Leonessa.
    Ad maiora!

    • @ ab = Grazie per i 40. Nella speranza che rimangano “ruggenti” (Altrimenti … che ci faccio io qua? :-))
      Sulla ricerca, che la vita ti spinge a provare, dovrebbe essere quella la partenza di ogni giorno. Ogni giorno a preparare occhi e cuore innocenti e disponibili.
      Disponibili a provare strade anche nuove e accettare qual che arriva, mettendo il meglio nel proprio passato.
      Riuscire a confessare a se stessi il coraggio di aver vissuto e fatto qualcosa di buono per gli altri e per se stesso.

  4. Non credo che essere giovani con l’esperienza degli anziani ci aiuterebbe a non fare più guerre. E’ quella stessa voglia di non accontentarci mai che ci spinge a cercare di avere sempre di più, per essere felici. Erroneamente. Ed è per quello, che facciamo le guerre.

    • @ Brum = Il non entrare in belligeranza era solo un esempio tra i tanti. La sete di sapere e conoscere é quella che ci spinge ogni giorno a scendere dal letto a affrontare un’altra giornata.
      Purtroppo capita che per soddisfare quella sete si commettano anche degli sbagli , la guerra é uno di quelli, ma credo che ci siano più momenti positivi che non negativi e poi sbagliando s’impara e si cresce.
      S’impara anche a crescere e meglio.

      • La sete di sapere, di conoscere e di star meglio ci ha spinti fin dove siamo. Ma a volte mi chiedo se non si stava meglio quando si stava peggio.

        • @ Brum = Assolutamente no.La parte più difficile del crescere é capire fino in fondo i cambiamenti nei quali viviamo.
          E’ duro accettarli, digerirli e conviverci. E’ un limite su cui dobbiamo ancora lavorare e non solo noi. Anche quelli che ci seguono.

          • Peccato, però, che non si possa evolvere solo nella positività… per migliorare, ma si debba per forza pagare a caro prezzo quella evoluzione.

          • @ Brum = Se é vero che nulla ci é dato gratuitamente, anche nella positività esiste un margine d’insoddisfazione … “Mi sono divertito proprio, però …”
            E’ lo scotto che si paga o che almeno la vita, l’evoluzione ci fa pagare. Per grande o piccolo che sia … Ci tocca.

          • Non mi riferivo a quello, nello specifico. Quello ci sta… è abbastanza comprensibile. Alludevo al progresso… che da una parte ci porta ad inventare l’auto per muoverci comodamente, dall’altra (con lo stesso motore) ci fa creare i carri armati, per uccidere gente, per esempio.

          • @ Brum = Come dire che gli oggetti, i pensieri esistopno, li creiamo o si creano, ma come vengono usati … Ecco, quello fa la differenza tra crescita positiva e negativa..
            Quindi é nostra precisa responsabilità far pendere l’ago della bilancia da una parte piuttosto che l’altra..
            Un po’ raffazzonato e confuso, ma credo di aver interpretato il tuo pensiero.

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