CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “maggio, 2014”

La finestra del tempo.06

Il giorno sorprese Logan disteso supino e vestito, sul letto. La posizione in cui si era addormentato, per lui risultava innaturale. E sentì subito un dolore diffuso per tutto il corpo. Le giunture, la vecchia ferita alla spalla, anche i muscoli gli rendevano pensoso anche respirare. Impiegò del tempo ad alzarsi e ancora frastornato, si spogliò dei panni con cui aveva passato la notte e andò in bagno per una doccia, che sperò ristoratrice. L’acqua calda prima e quella fredda dopo, lo sferzò quel tanto da riuscire a rimettere insieme le poche idee confuse che ancora gli albergavano in testa. Avvolto in un grande asciugamano, si mise accanto agli stipi della cucina e lentamente riempì di caffè la cuccuma. Appoggiato ai gomiti attese che il caldo e nero liquido passasse attraverso il filtro e il suo aroma si spargesse per l’aria. Prese una capiente tazza e ci versò una generosa razione di caffè, poi da un barattolo prese alcuni biscotti e iniziò la colazione. La testa ancora pulsava, come se avesse ricevuto un colpo; teneva gli occhi socchiusi, quasi che la luce del giorno gli facesse male. La porta poi si aprì e si materializzò la figura di Sven e dietro nella penombra del pianerottolo Duchessa occhieggiava l’interno della stanza. Lo sguardo di Logan sembrava velato, ma l’uomo senza dire una parola, si girò con apparente fatica e prese due tazze dal piano della cucina e le mise sul tavolo. Gli altri due si sedettero e si servirono senza troppe cerimonie. Passò un lungo tempo prima che uno dei tre prendesse la parola. Sembrava quasi che spezzare quel silenzio, così apparentemente carico di attese, fosse più difficile di quanto pensassero. Duchessa  con lento pudore, allungò una mano e strinse una delle due che Logan teneva distese avanti a se.
         < Allora? Come va? Sei riuscito a riposare? >.
Logan non rispose al quel gesto d’affetto. La mano rimase immobile e la ragazza ebbe solo un sospiro di risposta. Duchessa non ci fece caso, ma continuò a stringere dolcemente la mano dell’uomo.
Intervenne Sven.
          < Senti .. abbiamo trascorso la maggior parte della notte a cercare qualche risposta tra le carte che abbiamo. Purtroppo senza esito. Quello che c’è … c’é. Basta … Solo una serie di  … Cose che non servono a chiarire nulla, di quanto hai raccontato. Nulla e quindi … Non so … Se ne vuoi sapere di più … Allora devi affrontare quell’uomo  e … Accettare la sua proposta. Se non ti importa … Allora non presentarti più e continua a vivere la tua vita di prima, di sempre. Cancella quello che hai sentito. Cancella la notte che hai passato e tutti i possibili fantasmi che l’hanno abitata. Perché rischi di rincorrere dei fantasmi, di un tempo che oramai non ti appartiene, che mai ti è appartenuto e che ti ha toccato per cause neppure tue. Un eredità che non hai voluto, che non abbiamo voluto e che ci ha trovato per caso. Non è un tuo caso e neppure è il nostro, perché non c’è nulla che lo faccia diventare tale. Solo vaghi sospetti, aleatorie congetture, paure di persone e cose che non hanno nulla a che fare con noi. Come siamo distanti dai fatti prospettati, altrettanto lo siamo da chi li ha prospettati. Se però tu credi che ne valga la pena … Di affrontare un passato così lontano. Se credi che tu debba guardare in quella finestra sul tempo … Allora tutto quel che ti ho detto gettalo nello scarico della cucina … Insieme a questo caffè, che è il più schifoso che tu abbia mai fatto >. Si alzò e gettò nel lavello la maggior parte del contenuto della tazza.
Un angolo della bocca di Logan si increspò in qualcosa che doveva somigliare ad un sorriso.
Duchessa lo fissò.
         < Sven ha ragione, questo caffè fa schifo e … Sottoscrivo le sue parole. Anche quelle di prima >.
Logan  alzò con cautela i gomiti dal tavolo. Lungo la schiena si irradiarono fitte fastidiose. Residui del sonno notturno, mai stato così agitato. Guardò i suoi due interlocutori.
         < Già. Guardare nella finestra del tempo. Essere spettatore, scrutatore, indagatore su fatti ricevuti in eredità senza aver fatto nulla per riceverli. Avuto per caso, per un incrocio di geni, del caso. Riandare  a luoghi, a fatti che prendono corpo solo per la memoria ricevuta. Inseguire un nome. Mistero nel mistero e giocarsi tutto quello che si è costruito addosso a se. Senza guardare alle colpe di nessuno, senza badare al fatto che non c’è nulla che ti possa far credere che ciò che andrai a cercare esista veramente. Inseguire un utopia? Un sogno? La paura che una disattenzione vecchia, possa portare ad un terrore futuro? Sembra quasi una nemesi. Correre il rischio di pagare oggi, per una colpa vecchia, quasi dimenticata. Rischiare per un segreto, conosciuto da un pugno di uomini e avere nelle mani il destino di quel che resta di noi. Forse, perché non è detto. Non è detto che ci troviamo di fronte alla verità. Che le cose sono avvenute veramente. Che quello che ci ha raccontato Van Der Meewe sia la verità. Potrebbe essercene anche un’altra. Oppure che ci abbia propinato un mucchio di fandonie. Che non sia neppure quello che dice di essere.  Non so più a chi e cosa credere >.
Sven, che armeggiava intorno alla caffettiera, rispose a Logan.
         < Devo darti la prima delusione, ma anche la prima certezza. Van Der Meewe è quello che dice di essere. Mi sono permesso un controllo. Ho degli agganci al Comitato che me lo hanno confermato. E’ membro politico anche dei Servizi del Congresso Continentale. Quindi temo che la sua storia sia vera, per quello che ci ha raccontato >.
Logan lo guardò seccato.
         < Allora potevi risparmiarti quel pistolotto etico moraleggiante >.
Duchessa lo fissò dritto negli occhi e sorrise sorniona.
         < Lo dovresti sapere, mio caro, che al nostro amico piace ascoltare il suono della sua voce qualche volta e questa è stata una delle volte >.
Sven senza pensarci troppo le rivolse uno  < Stronza >.
Il silenzio calò come un macigno. Si sentiva solo il borbottio del caffè che stava passando attraverso il filtro. Ciascuno sembrava immerso nei propri pensieri, poi Logan si alzò e iniziò a stirarsi con una certa cautela.
         < Andrò a vestirmi > . Disse, andando verso la camera da letto.
Sven, versandosi il caffè, che si era preparato, di rimando e accennando ad un sorriso.
         < Notiziona. Avviserò la stampa, per nove colonne in prima pagina >.
Logan rispose solo con il dito medio della mano sinistra alzato repentinamente. Duchessa si mise a ridere. C’era aria di normalizzazione.
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La finestra del tempo . 05

Van Der Meewe scosse vigorosamente la testa.
         < Ciò che dice è assolutamente privo di fondamento. Innanzitutto non siamo sei poveri sprovveduti, o peggio imbecilli, come ha detto lei, signorina. La Gilda dei Pacificatori esiste da che esiste il Congresso Continentale e per tutto questo tempo ha sempre agito per il bene di tutti. Il fatto che sia avvolta in una sorta di mistero e le sue azioni siano conosciute da pochi è per preservare il lavoro di quanti si espongono in prima persona. Il loro non è spionaggio, ma vigilanza. Da quel che so la Gilda è intervenuta ben poche volte e sempre a ragion veduta. Quando le circostanze imponevano il suo intervento, ed era sempre per casi gravissimi. Come questo. Credo che molte volte abbiano prevenuto i guai e quando lo hanno fatto è perché il loro lavoro di prevenzione ha funzionato alla perfezione. Le migliori guarigioni sono quelle in cui si previene la malattia, non quando si curano i sintomi. Qualcosa potrebbe andare storto … >.
         <Come in questo caso > Chiosò con tono beffardo, Logan.
         < Appunto. Come in questo caso >. Rimbeccò Van Der Meewe, piuttosto seccato. Poi continuò deciso.
         < Visto che lei, Logan, appartiene agli Inquisitori, perché non decide di seguire il caso. Non indaga più affondo. Ne avrebbe i mezzi, tutti quelli possibili. O sono forse le sue capacità, che bisogna mettere in discussione? >.
Logan si sporse verso Van Der Meewe.
         < Senti, uomo … Ti sia ben chiaro ciò che ti dico. Innanzitutto non devo dimostrarti nulla riguardo i miei metodi d’indagine. Poi non potrei farlo, se non perché sollecitato a farlo e in ogni caso lo potrei fare solo nel territorio del Clan. Chiaro. Poi … Questi sono fatti che interessano i Servizi del Congresso Continentale … Non dirmi che non avete più uomini della pasta di DuRaand o di Tauranga, per cui dovete affidarvi a noi provinciali >.
A Van der Meewe, spuntò un sorrisetto sulla bocca.
         < E’ possibile che invece, io vi offra l’occasione di passare proprio nelle file degli uomini del Servizio del Congresso. Sarebbe un bel passo e per di più, che io sappia, non c’è mai stato nessuno del vostro Clan, che ha avuto tale incarico. Non credo che il Governatore Marcus faccia opposizione, anzi ne sarebbe ben lieto. Porterebbe prestigio a voi, a lui e al Clan … visti i momenti non proprio felici, che state vivendo >.
A quelle parole Marcus scosse la testa vigorosamente in segno di assenso, ma non pronunciò verbo.
Logan si accasciò sulla sedia. Quella proposta era incredibile, come tutta quanta la storia che aveva fino ad allora vissuta. Mille pensieri si affollarono alla sua mente, nello spazio di brevi momenti. Indagare su fatti accaduti anni prima. Rinvangare la memoria di donne e uomini che avevano rischiato la vita e anche in quel momento, verità e menzogna avevano ballato una giga infernale. Frugare nell’intimità delle loro esistenze, per inseguire l’ombra di un sospetto, di una verità nascosta, dimenticata forse, oppure deliberatamente celata. Peggio, dare la caccia ad un fantasma di cui si conosceva solo un nome, senza sapere se a quel nome corrispondesse chissà chi o cosa. Agire forse sotto mentite spoglie, nell’ombra, guardandosi le spalle continuamente, senza amici, con nessuno da poter condividere il peso delle verità o delle menzogne che avrebbe potuto scoprire.
Cominciò a domandarsi seriamente se avesse le spalle così forti da poter sopportare tutto quello. Se avesse veramente la capacità di indagare fino in fondo, se sentisse in se ardere il fuoco dell’avventura, del rischio spinto anche alle estreme conseguenze. Perché quello era. Spingersi sino all’estremo. Lontano dai luoghi, dalle persone conosciute e amate, disposto a tutto. Anche ad uccidere se fosse stato necessario. Forse anche a diventare un assassino in nome di un bene superiore, di un diritto che sovrasta tutti gli altri. Agire contro la legge, che aveva giurato di difendere, in nome e per conto di un’entità che a tutti i costi vuole difendere i propri interessi, per oscuri o palesi che siano. Essere disposto a giustificare e trovarsi altrettanto giustificato, con e per le azioni compiute, dovendo dare, al contempo, delle risposte alla propria coscienza e rischiare di vivere il resto dei giorni con dei rimorsi insopportabili. Si vide improvvisamente al bivio della propria esistenza e sentì che decidere, in quel momento, non era assolutamente possibile. Il suo intuito, il suo fiuto era scomparso. Anche la ragione sembrava essersi presa un momento di pausa.
Sentì di essere irrimediabilmente solo.
Si alzò di scatto e se ne andò senza salutare, voltando le spalle ai presenti, in maniera repentina, quasi a voler significare che non c’era appello.
Va Der Meewe, non si motrò così stupito, come gli altri due.
         < Si ricordi che sarò qui, alla stessa ora, per i prossimi due giorni. A tutto il tempo per darmi una risposta. Ci pensi bene >. Quasi gli gridò alle spalle, mentre la figura di Logan si allontanava. Poi rivolto a Sven e Duchessa, mentre si alzava anch’egli.
         < Signori. E’ stato un piacere >. Se ne andò, muovendosi veloce a piccoli passi, con Marcus, che scuro in volto, non aveva spiaccicato parola durante tutto l’incontro.
I due amici ristettero attoniti. Avevano visto sul volto di Logan il transito e l’accavallarsi dei pensieri che avevano turbinato nella testa del compagno, ma la quella reazione , andava al di là e il turbamento ora aveva colto anche loro due. Duchessa strinse forte la mano di Sven, poggiata sul tavolo.
L’uomo la guardò e passarono momenti prima che le rivolgesse la parola.
         < Lasciamolo solo adesso. Più tardi andremo da lui e gli parleremo o tenteremo di farlo parlare. Solo così riuscirà a chiarirsi le idee. Sempre che lo voglia fare e sempre che, voglia parlare con noi >.
Duchessa annuì, ma aveva lo sguardo spaventato e si leggeva la preoccupazione. Uscirono con passi lenti, trascinando quasi i piedi, indecisi sul da farsi, anche loro preda di sentimenti contrastanti.
Logan vagò per le strade della città per ore. La notte intanto avanzava e neppure le rade stelle che si intravedevano potevano dare un briciolo di conforto. Logan non riusciva a dar ordine a quel tumulto. Ora pensava ad una cosa, ma quella era scacciata da un’altra e un’altra ancora, come i fotogrammi di un film, che raccontava una storia, ma senza il montaggio di una logicità sequenziale. Ora pensava al PC, ora alla vita di Corso, alla morte di Holt, al volto di Darla in quella sbiadita fotografia. Ora alle parole di Van Der Meewe, ai suoi discorsi sul “Giudice” e la sua stravagante offerta di far parte dei Servizi del Congresso Continentale. Ripensava a DuRaand e alle ceneri di Tauranga e a quel giorno d’estate durante il quale c’era stata la cerimonia d’inumazione, sulla collina. Tutte immagini che si sovrapponevano, che lo confondevano e come un sonnambulo si ritrovò i fronte a casa sua. Entrò senza accorgersene e a poco a poco, vedendo l’ambiente famigliare e le cose che gli erano care, l’animo s’acquetò iniziò a rilassarsi, con il corpo abbandonato sul letto e tutta la tensione di prima, si trasformò in una stanchezza infinita e si addormentò.

La finestra del tempo .04

 

Trovarono l’uomo seduto ad un tavolo della taverna, che faceva parte della Casa Comune del Clan. Una costruzione che riuniva vari spazi dove la gente del Clan poteva riunirsi per i più svariati motivi. Erano passati i tempi di Jeronimus. Adesso a capo del Clan c’era Marcus e i tempi non erano più quelli di stendere trame o fare doppi o tripli giochi. Erano tempi difficili e il Clan stava attraversando un momento incerto. Era nell’aria il chiaro sentore di una divisione e alcune Gilde stavano spingendo per una secessione e non importava se ai confini ci fosse una certa tensione con ingombranti vicini, quali i Mistrali innanzitutto. Per ora a Marcus interessava solo mantenere unito il Clan e se quella storia fosse emersa, la sua posizione sarebbe stata ulteriormente difficile. Quindi da lui e dai componenti delle Gilde, non avrebbero avuto alcun aiuto, se mai fosse loro occorso. Anzi, tutto il contrario. Era un passato divenuto improvvisamente scomodo, per gli interessi del presente.
Logan fu diretto con Van Der Meewe, quando tutti e tre, senza troppi complimenti, si sedettero al tavolo di quell’uomo.
         < Abbiamo parlato tra di noi e non è emerso niente. Non abbiamo nulla che possa dire che quel programma esiste o meno. Però ci sono alcune cose che secondo noi, lei ci ha nascoste >.
Van der Meewe sembrò non essere poi tanto stupito della loro presenza. Sporse le labbra, mentre masticava lentamente il boccone di verdura, che aveva in bocca. Posò con calma la posata e passò lo sguardo ora sull’uno, ora sull’altro.  Sembrava che il fatto di vedere Logan, con il collare da Inquisitore al collo, non lo spaventasse affatto. Continuò a masticare sempre lentamente, anzi sembrava che quella lentezza fosse di proposito una perdita di tempo mirata per riuscire a trovare una qualunque scusa plausibile.
Deglutì e prima di parlare avvicinò alle labbra il bicchiere colmo d’acqua che aveva davanti a se. Dopo una lunga sorsata finalmente decise di dare una risposta.
         < In effetti, lo riconosco. Non ti ho detto tutto. Non che quello che ti ho raccontato non sia la verità. Anzi, la é.  Il fatto è che durante quelle ore, ma soprattutto durante la permanenza nel bunker di controllo avvenne un fatto importante. Mentre avveniva il processo di copiatura del programma, il PC della dottoressa Arvig era stato programmato dai Servizi del Congresso per trasmettere in tempo reale ad una postazione remota i dati che mano a mano venivano copiati. Nel malaugurato caso che qualcosa potesse andar storto. Come in effetti avvenne. Il bunker fu distrutto, il PC anche e per quanto riguarda la squadra … sappiamo tutti come andò a finire >.
         < Allora se le cose sono andate come ha detto lei, perché tutte quelle domande? >. Intervenne Duchessa in maniera aggressiva < Perché coinvolgere anche noi, chiedendoci di rispolverare, anche le carte personali di chi partecipò a quegli eventi ? >.
         < Già, perché? Avete tutte le prove, gli elementi … >. S’intromise anche Sven.
         < No >. Interruppe Van der Meewe < Non tutto, anzi. Ci manca la parte più importante, che è anche quella che più sta mettendo a rischio un po’ tutti noi. La trasmissione ci fu. I dati partirono dal PC della dottoressa Arvig, ma .. Ma non arrivarono mai a destinazione.. Furono trasmessi, o la trasmissione fu deviata, intercettata o chissà cosa può essere successo, verso un’altra postazione di cui non sappiamo ancor oggi, nulla . Assolutamente nulla di dove sia e di chi sia. Non sappiamo se i dati trasmessi furono ricevuti tutti, se sono stati conservati e se sono attualmente utilizzabili. Insomma abbiamo sulla testa , dopo tutti questi anni ancora una spada che ci può trafiggere da un momento all’altro >.
I tre si guardarono preoccupati. Poi Van Der Meewe riprese.
         < Aver cercato voi, come abbiamo cercato anche tutti quelli, che per un verso o per l’altro, hanno avuto contatti con i componenti della squadra è perché speravamo di recuperare degli appunti o qualunque cosa ci permettesse di sapere e nel miglior caso, di trovare chi ha ricevuto quel programma. Purtroppo da quel che capisco tutto è inutile. Là fuori c’è una cosa veramente pericolosa e non abbiamo elementi che ci permettano di recuperarla e la fortuna sono anni che ci volta le spalle >.
         < Cosa farete a questo punto >. Intervenne Logan. < Formerete un’altra squadra di ricerca, oppure  l’avete già fatto e quest’incontro serve solo ad alimentari ulteriori informazioni per gli uomini sul campo ?>.
Van Der Meewe scosse leggermente la testa in segno di diniego.
         < Niente di tutto quello. Abbiamo un nome solo e non sappiamo neppure se esista. “Il Giudice”. Ci sono molte storie su di lui, per lo più frutto di fantasie, secondo me e secondo anche molti altri. Farebbe parte della Gilda dei Pacificatori, che combatte la frangia deviata dei Mercanti delle Idee. Sappiamo bene che esiste e ne abbiamo avuto prova. Le camarille operate con la banda del Norreno, gli intrecci con i Servizi deviati di varie Tribù, gli accordi segreti o meno con le varie Gilde, sopratutto le più potenti e anche con la Conferenza delle Gilde sono note e tenute d’occhio. Loro sanno che noi sappiamo, ma qualcosa sfugge sempre. Quel qualcosa è tenuto d’occhio dalla Gilda appunto.  Il Congresso Continentale , o comunque membri e dei più influenti, del Congresso stesso, l’hanno fondata e alimentata di uomini e mezzi. Sappiamo di certo che all’interno ci sono le migliori menti che si possano trovare in giro. Donne e uomini e non importa di quale Tribù o Clan. Tra questi c’è anche questo “Giudice” che dovrebbe essere se non il capo, quello che più ha notizie di questa storia.  Altre notizie su questa Gilda si fermano a quello che vi ho detto. Loro indagano, scoprono, ma il resto del lavoro è affidato alle forze dell’autorità dei vari governi interessati >.
Duchessa, quasi soprapensiero, intervenne.
         < Avete solo  un nome e per lo più vago. Appartenente ad una Gilda , per di più segreta e che potrebbe in ogni momento, dimostrarsi l’opposto di quanto ci ha detto. O siete dei pazzi oppure la fortuna non è poi così cieca come credete. Ci vede bene e forse ora si è stufata di guardare un gruppo di perfetti imbecilli che brancolano nel buio e sperano in un miracolo> .

Keep calm and play rugby

Il rugby é un virus che se prendi da piccolo

Da Piccoli

Da Piccoli

 

Non ti abbandona più

 Da Grandi

Da Grandi

Non é detto che lo possano giocare solo loro

SoloLoro

 

Ma anche loro lo fanno

AncheLoro

 

Si gioca insiemeInsiemeOvunque

Ovunque1

 

ComunqueComunque

 

Anche gli insospettabili

Stazza

Serve una divisa?

Divisa

 

Ma anche no

Nonedetto

 

Certo che se si é eleganti fa un altro effetto

Divisa3

 

 

Però se proprio non c’é

AncheNO1

 

AncheNO2

 

Fa nulla

Non importa da dove vieni

Colore

 

Non importa in chi o cosa credi

Religione

 

Non importa neppure di che nazione sei

OltreTerra

Aiuta la tua salute

Scrub

 

Ad avere una pelle  migliore e in più ti idrata

Birra

Ovunque tu sia

Ovunque3Ricordati

Calma

Grazie a Google per le immagini e se eventualmente qualcuno non gradisse lo dica e le toglierò

BUON RUGBY A TUTTI

 

 

 

 

 

La finestra del tempo.03

03

Erano trascorse  già quarantottore dall’incontro che aveva avuto con van der Meewe, e per il resto del tempo era rimasto a riflettere su quanto gli aveva detto quell’uomo. Ciò che gli aveva prospettato, l’aveva visto da ogni prospettiva ed era giunto alla conclusione, che se voleva arrivarne a una doveva parlarne per forza con persone che godessero della sua fiducia e quelle non erano che Sven e Duchessa.
         < Ora capite che ciò che vi ho detto fino ad ora ha dell’incredibile. Rinvangare cose accadute  tanto tempo fa. I protagonisti oramai sono tutti morti e nulla fa pensare che ciò che mi ha raccontato Van Der Meewe sia assolutamente vero. Altrettanto però potrebbe essere il contrario. >
I volti dei due amici, durante la sua esposizione dei fatti, avevano assunto varie espressioni, dall’incredulità alla diffidenza, alla sorpresa ed ora si affacciava quel senso di possibilità che la storia avesse un fondamento logico.
Sven si grattò furiosamente la zazzera bionda.
         < In effetti c’è di che diffidare, ma c’è anche da dire: perché no!E’ possibile! Non so esattamente come sia stato possibile, ma ci può essere stata una remota possibilità. Ammettiamo che i rapporti scritti da tutti i componenti la spedizione fossero autentici. Cioè avessero scritto la verità. Io personalmente non posso negarlo. Non c’ero, anzi noi non c’eravamo, perciò … >
         < Va bene >. Intervenne Duchessa < Ammettiamolo, ma ha me sorge spontaneo chiedermi perché a distanza di così tanti anni, proprio adesso salti fuori che quel maledetto programma o cosa diavolo è, non si sia distrutto nell’esplosione. Anzi, dopo quell’esplosione, tutti hanno creduto nella distruzione del programma, quindi perché ritornare a parlarne … E poi … A noi. No, scusa, volevo dire a te.> Indicò Logan.
Logan scosse la testa.
         < In effetti, me lo sono chiesto anch’io. Perché non hanno fatto una nuova inchiesta, quando tutti erano ancora vivi. I ricordi erano più freschi e con l’andar del tempo potevano emergere nuovi indizi, nuovi ricordi, nuovi particolari. Invece … invece hanno dato per scontato che tutto fosse stato distrutto. O forse nessuno voleva mettere in dubbio  l’azione eroica compiuta. O forse  era meglio chiudere lì, la storia. In fondo erano stati commessi anche degli errori. Da parte del Clan … del Consiglio Delle Gilde e anche del Congresso Continentale. Abbiamo rischiato una guerra con i Mistrali, o forse no visto che ci hanno guadagnato, con la distruzione della banda del Norreno. Loro hanno solo sparato qualche cannonata. Comunque …  venire a desso a dire che il programma per il lancio e la guida dei missili, che avevano trovato a Bunker Hill, non è andato distrutto, ma è ancora in giro e qualcuno potrebbe averlo … Bhè .. non mi convince proprio >.
Ci fu un lungo momento di silenzio, poi Sven riprese a parlare.
         < Vediamola così. Diciamo che è vero che il programma esiste. Da qualche parte c’è, ma è in un posto non identificato ed può essere in possesso di qualcuno che non sa cosa farsene, anche perché non sa cos’ha per le mani. Diciamo che la notizia è saltata fuori e il Comitato delle Federazioni, questa volta voglia proprio farlo sparire del tutto. Distruggerlo o impossessarsene non fa differenza … No, c’è una bella differenza. Comunque non lo vuole più in circolazione. Diciamo, per ultimo, che c’è ancora qualcuno che invece vuole quel programma. La Gilda dei Mercanti di Idee >.
Logan tentennò annuendo con impercettibili colpi di testa.
         < Ipotesi plausibile, ma … il punto  è che non sappiamo se sia vero quanto ha affermato Van Der Meewe. Se cioè quel programma esiste davvero. Ammesso che non abbia anche lui un interesse >.
Intervenne Duchessa.
         < Vorresti dire che allora questo Ven Der Meewe si è presentato, non come membro del Comitato, ma come rappresentante di se stesso e che voglia farci una montagna di denaro. Però chiedere a te e tu a noi di guardare nelle carte personali della famiglia se ci fossero degli indizi, delle prove dell’esistenza di quel programma. Quasi esistesse una sorta di mappa del tesoro. A me sembra veramente un azzardo >.
Logan la fissò.
         < Azzardo, dici? Non credo. Proprio perché mi ha chiesto ed io a voi, di guardare nelle carte di famiglia, credo che la sua presentazione sia corretta. Ripeto: i rapporti ufficiali sono nelle mani giuste, anche se ci deve essere una parte del discorso che mi è stata nascosta e non riesco a capire il  perché. >.
Duchessa intervenne nuovamente.
         < Da parte mia non potrò esservi di molto aiuto. Le uniche cose che sono rimaste di Neelya e Soledo sono alcuni quaderni e li sopra più che altro ci sono scritti riguardanti la loro vita privata. Appunti per la casa, lettere d’amore, riflessioni sui loro tempi. Sono scritti in maniera un po’ strana. Ciascuna scriveva solo sulle pagine pari >. Vedendo lo stupore interrogativo sui volti dei due uomini aggiunse  < Sì. Una scriveva da una parte e l’altra rispondeva, se fosse stato il caso, girando il quaderno al contrario. Sempre e solo sulle pagine pari. Sulle dispari la scrittura era sottosopra. Una cosa strana, lo ammetto. Non so però quale sia la calligrafie dell’una o dell’altra. Tu Sven, invece, che cosa hai trovato, sempre che tu abbia cercato? >.
Sentendosi parte in causa, Sven prima di rispondere, storse la bocca.
         < C’è poca da dire Thor scriveva poco, se non rapporti di quando era in forza alla Gilda dei cercatori. Pochi rapporti in verità. Anche il rapporto sui fatti della spedizione si riducono a poche pagine e non c’è nulla di rilevante. Poi sapete tutti, che dopo il suo ritorno si mise a fare altro e quindi … >. Diede una scrollata alla spalle, sospendendo il suo discorso.
Logan chiuse quella parte di conversazione.
         < Anche per me la situazione è identica alle vostre. Qualche brutta copia di qualche rapporto di Corso. Alcune lettere che Darla  ricevette dai genitori e dai fratelli. Quaderni di appunti di studi fatti per la Casa della Scienza. Nulla che possa far emergere qualcosa si utile per noi e per questa assurda storia >.
Sui tre cadde un pesante silenzio e intanto la luce del pomeriggio scoloriva verso quella della sera. Un’aura aranciata entrava dalla grande finestra dello studio di Sven ad indicare che il giorno lentamente stava finendo. Logan si scosse e guardati gli amici disse.
         < Credo che a questo punto Van Der Meewe ci debba ancora qualche spiegazione >.

La finestra del tempo.02

 02
La faccia di Sven, comparve per un attimo, ma tanto bastò che Duchessa ne vedesse  per l’ennesima volta la fitta spazzola di capelli biondi e l’occhio destro, questa volta, incorniciato dall’occhiale rotondo, dalla montatura di metallo. La ragazza, per l’ennesima volta si chiese perché Sven si ostinasse a portare gli occhiali, visto che erano privi di lenti; era solo la montatura leggerissima in fine metallo dorato, eppure Sven sosteneva che gli conferivano una certa autorità per ciò che stava svolgendo.
         < Ancora un momento … Ecco .. Così! … Perfetto. Ora è proprio come lo intendevo io. Cara, sei stata, come dire, assolutamente … sublime >.
Duchessa, finalmente si spostò dalla posizione che aveva assunto per un’ora e più, stirandosi braccia e gambe muovendo le dita delle mani e dei piedi, poi alzatasi dalla poltrona, prese ad ondeggiare la testa da un lato all’altro e, sentiva un gradevole scricchiolio delle vertebre cervicali. Abbassò e alzò la testa più volte
Poi prese l’accappatoio, che aveva messo dietro la poltrona e avvertì un leggero brivido, anzi più che leggero, visto che i capezzoli del suo seno si erano evidentemente inturgiditi. Non era certo per la presenza di Sven, anzi al contrario e, sentì anche un sottile brivido di freddo.
         < C’è un errore >.
A quella voce Sven, fece un sobbalzo e si voltò di scatto, con gli occhi spalancati.
         < Sì. C’è un errore. Troppo pelo … lì >.
Logan, entrato silenziosamente nella stanza, aveva alzato la mano all’altezza del petto e stava indicando il pube della ragazza, dipinto sulla tavola.
Sven guardò Logan corrugato, poi rivolse lo sguardo nella direzione indicata dall’interlocutore. Le rughe d’espressione si fecero più profonde.
< Non mi pare proprio. A me sembra che ce ne siano in giusta proporzione >.
Duchessa, avvolta dall’accappatoio, si avvicinò ai due e iniziò a guardare curiosa il dipinto.
         < Fai guardare e giudicare me, che sono l’interessata. > Dopo un’altra occhiata approfondita, rivolse uno sguardo assassino a Sven.
         < Giusta proporzione, dici. Giusta un corno, ecco. Ho speso una fortuna dall’estetista per farmi dare una sistemata alla cosina santa. Tu invece hai pensato bene di ridurla ad una specie di … giungla. Sei un mostro. Guarda qui, piuttosto … guarda che buon lavoro ha fatto Tamara. >.
Così dicendo spalancò l’accappatoio e tre paia d’occhi presero a confrontare la realtà, con ciò che aveva visto e interpretato Sven.
Alla fine dell’indagine a Sven non rimase che prendere i colori e ritoccare il quadro che stava completando. Duchessa aveva ragione, lì aveva esagerato, doveva assolutamente ridurre.
La stanza presentava un caos incredibile ai lati, mentre il centro era pulito e libero. Oltre alla poltrona, ricoperta di una morbida stoffa bianca, c’era un tavolino con un cesto di frutta. La luce proveniva da una finestra ampia , da cui la luce del sole entrava, ma era filtrata da una serie di pannelli in carta sottilissima, che Sven aveva cosparso di leggera pittura per renderla più  morbida e dare ai quadri che realizzava un’atmosfera luminosa.
         < Da quando sei diventato un  critico d’arte e un indagatore dell’anatomia umana, soprattutto di quella femminile? >.  Chiese Sven a Logan che gironzolava nella stanza guardando le sue ultime produzioni. < Non ti è più sufficiente indagare e basta >.
Logan si sedette su di uno sgabello e cominciò a fissare il vuoto. La faccia rivolta a Duchessa che intanto si stava rivestendo, avendo terminato per quel giorno il suo compito di modella, ma si vedeva lontano chilometri che la  sua mente era rivolta chissà dove, infatti non rispose.
         <Allora? >. Incalzò Sven < Hai finito tutti i tuoi pensieri. Le sinapsi ti sono collassate? Lo sforzo prodotto prima, ti ha reso praticamente un ameba? >.
Logan gli lanciò un’occhiata piatta e disse.
         < Chi è rimasto della tua famiglia? Anzi no. Cosa ti è rimasto della famiglia … Intendo carte, documenti, filmati … cose del genere >. Poi rivolgendosi a Duchessa < E della tua? >.
I due interrogati si rivolsero prima uno sguardo stupito, poi corretto in interrogativo. Fu lei a parlare per prima.
         < Perché ti interessa saperlo? Non hai mai fatto … non ci hai mai fatto una simile domanda? Che cosa sta succedendo? >.
Sven non rispose, ma prese a riporre i pennelli e nel farlo ruotò leggermente lo sgabello verso Logan. Non disse nulla , ma la stessa domanda si leggeva sul suo volto.
Logan abbassò la testa e nascose la faccia nei palmi aperti delle mani e iniziò a strofinarsela, poi  mise le mani dietro la nuca, inarcando la schiena.
         < Perché .. potremmo avere un problema >. Parlò in un soffio.
Duchessa era rimasta con i pantaloni a mezza coscia, con un piede in una delle scarpe e la maglia arrotolata sotto il seno. Nella fretta aveva indossato le calze con troppo vigore ed ora, un alluce sorrideva sbarazzino dal buco, che si era procurato un attimo prima della frase di Logan o forse in conseguenza di quella frase.
Il pennello che Sven aveva in mano, aveva colato sul pavimento lasciando piccole chiazze di colore. L’uomo lo appoggiò alla tavolozza, con delicatezza, sul tavolo che aveva accanto e continuando a misurare i gesti, si accese una sigaretta. L’unico rumore che si udì in quel momento, fu lo scatto dell’accendino e lo sfrigolio del tabacco, poi il respiro di Sven che gettava fuori il fumo.
Logan, nella medesima posizione ripeté la frase.
< Potremmo avere un problema >. Poi si scosse e chiese da bere. Sven gli allungò una bottiglia di birra, che aveva preso dal piccolo frigorifero che aveva nella stanza e ne diede una anche a Duchessa.
Logan stappò la bottiglia e bevve un lungo sorso di birra e poi iniziò a parlare del possibile problema che stava annuvolando l’orizzonte dei tre .

La finestra del tempo.01

Visto che di tempo si parla in questi giorni, apro una finestra. Buona visione a tutti.

01.
Joop van der Meewe si allontanò di un passo dalla parete. Stava fissando la lapide con quei suoi occhi acquosi e non era contento di ciò che vedeva, o almeno così sembrava. Strizzò gli occhi, per mettere meglio a fuoco, poi non convinto, si tolse gli occhiali, una vecchia montatura con lenti rotonde. Tirò fuori dalla tasca un grosso fazzoletto a quadri e iniziò con metodo e calma a strofinarlo sulle lenti. Questa operazione durò diversi minuti, poi alzò gli occhiali conto la luce livida della plafoniera del soffitto. Il suo volto si distese soddisfatto dell’opera di pulizia. Si rimise gli occhiali, però sulla punta del naso e con gesti calmi, ripiegò con cura il fazzoletto, poi si risistemò la montatura nella posizione che più gli permettesse di mettere meglio a fuoco. E ricominciò ad osservare la lapide. Più la osservava e più qualcosa non andava. Innanzitutto non capiva perché i nomi scritti non fossero in stretto ordine alfabetico, poi perché due soli non fossero incolonnati con gli altri e perché, per terza cosa strana, fossero dipinti in rosso e non in nero, come gli altri. Sporse con forza il labbro inferiore, assumendo così un’aria tra lo stupito e lo stupido, continuando per altro a strizzare gli occhi, poi rientrò il labbro e il volto si illuminò di un sorriso. Aveva capito, finalmente. I nomi erano scritti mano a mano che le persone, cui appartenevano quei nomi, erano morte. Rimanevano solo i due nomi, non incolonnati e scritti in rosso. Si mordicchiò nervosamente le labbra, prima quello inferiore, poi quello superiore. Non riusciva a dare una spiegazione.
< Sono tutti morti.>
Quella voce, alle sue spalle lo fece sobbalzare e si girò di scatto. Davanti a lui un giovane dall’apparente età di venticinque anni o poco più. Alto, scuro di capelli, con una rada barba che stentava ad incorniciagli la faccia. Due occhi verde scuro, zigomi alti, ma non pronunciati, naso dritto e una sottile cicatrice che partiva dall’occhio sinistro e si spegneva in mezzo alla gota. Più che una cicatrice poteva sembrare ad una ruga precoce. La voce era normale, senza inflessioni, però profonda e maschia. Indossava una giacca di foggia militare, senza gradi, un paio di pantaloni infilati in anfibi neri brillanti, da che erano lucidi. All’anulare destro un anello con piccoli inserti in turchese. Ad uno sguardo più attento si indovinavano essere dei bisonti. Quell’anello doveva essere antico, certo frutto di una serie di passaggi che duravano da chissà quanti anni.
Joop van der Meewe lo guardò fissamente, con quei suoi occhi acquosi e ripresosi dallo spavento iniziale, con un sorrisetto rispose.
         < Lo so . Sono  qui apposta.>
La risposta del giovane fu l’inarcarsi di un sopraciglio, quasi a porre una domanda.
Poi l’uomo con gli occhiali riprese.
         < Permetta che mi presenti. Joop van der Meewe, rappresento il Comitato della Federazione e lei è.. >
Il giovane gli tese la mano.
         < Logan … e rappresento me stesso. >
L’uomo gli strinse quella mano con la sua, con una presa un po’ umidiccia.
         < Ah … Logan .. Bene .. Come immaginavo. No, anzi … Ci speravo. Ho avuto fortuna di trovarla subito. Pensavo di dover faticare di più ad incontrarla. Vede … Le dovrei parlare di una faccenda. >
Poi prese a guardarsi intorno e si rivolse di nuovo a Logan.
         < C’è un posto … tranquillo, dove poter scambiare due parole? >
Logan fece un passo indietro, riuscendo così a liberarsi di quella mano umida e tocco la parete alla sua sinistra, che come per magi inizio a scorrere di lato.
         < Prego, si accomodi, qui non saremo disturbati da nessuno. >
Si aprì ai loro occhi una piccola stanza, arredata semplicemente da un tavolo e quattro sedie. Sulla parete opposta si apriva una finestra che dava su di un paesaggio collinare, con l’alternanza di boschi e campi coltivati; lontano s’intravedeva una macchia chiara ad indicare il fiume che scorreva, adesso placido dopo le piene di primavera. Le altre pareti erano nude, di un colore grigio chiaro quasi asettico, neppure un quadro o un qualunque oggetto appeso a spezzare quella monotonia uniforme. Si accomodarono e Van der Meewe, posò con attenzione la borsa che aveva nella mano sinistra, sul tavolo, attento a non fare neppure un rumore. La porta si richiuse in maniera automatica. Anche Logan si accomodò sulla sedia di fronte all’uomo del Comitato, lanciandogli un’occhiata interrogativa.
Joop van der Meewe prese a fare una strana ginnastica labiale, che durò una manciata di secondi, poi prese a parlare.
         < Innanzitutto la ringrazio per il tempo che mi sta dedicando e poi se lei può, vorrei che soddisfacesse una curiosità, proprio a proposito della lapide. Riguarda quei due nomi scritti in rosso. Perché? >
A Logan spuntò una profonda ruga sulla fronte.
         < Sono in rosso, perché non sappiamo la data certa della morte. Non sono morti qui e le loro ceneri ci sono arrivate, non sappiamo quanto tempo dopo la loro dipartita. Adesso però sono tutti qui e riposano tutti sulla collina dell’albero. Soddisfatto? >
L’uomo annuì gravemente e rimase per qualche tempo in silenzio.
         < Mi sembra una scelta ragionevole. >
Con quelle parole, per lui ogni curiosità era stata soddisfatta e quel discorso era chiuso.

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