CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

La finestra del tempo.02

 02
La faccia di Sven, comparve per un attimo, ma tanto bastò che Duchessa ne vedesse  per l’ennesima volta la fitta spazzola di capelli biondi e l’occhio destro, questa volta, incorniciato dall’occhiale rotondo, dalla montatura di metallo. La ragazza, per l’ennesima volta si chiese perché Sven si ostinasse a portare gli occhiali, visto che erano privi di lenti; era solo la montatura leggerissima in fine metallo dorato, eppure Sven sosteneva che gli conferivano una certa autorità per ciò che stava svolgendo.
         < Ancora un momento … Ecco .. Così! … Perfetto. Ora è proprio come lo intendevo io. Cara, sei stata, come dire, assolutamente … sublime >.
Duchessa, finalmente si spostò dalla posizione che aveva assunto per un’ora e più, stirandosi braccia e gambe muovendo le dita delle mani e dei piedi, poi alzatasi dalla poltrona, prese ad ondeggiare la testa da un lato all’altro e, sentiva un gradevole scricchiolio delle vertebre cervicali. Abbassò e alzò la testa più volte
Poi prese l’accappatoio, che aveva messo dietro la poltrona e avvertì un leggero brivido, anzi più che leggero, visto che i capezzoli del suo seno si erano evidentemente inturgiditi. Non era certo per la presenza di Sven, anzi al contrario e, sentì anche un sottile brivido di freddo.
         < C’è un errore >.
A quella voce Sven, fece un sobbalzo e si voltò di scatto, con gli occhi spalancati.
         < Sì. C’è un errore. Troppo pelo … lì >.
Logan, entrato silenziosamente nella stanza, aveva alzato la mano all’altezza del petto e stava indicando il pube della ragazza, dipinto sulla tavola.
Sven guardò Logan corrugato, poi rivolse lo sguardo nella direzione indicata dall’interlocutore. Le rughe d’espressione si fecero più profonde.
< Non mi pare proprio. A me sembra che ce ne siano in giusta proporzione >.
Duchessa, avvolta dall’accappatoio, si avvicinò ai due e iniziò a guardare curiosa il dipinto.
         < Fai guardare e giudicare me, che sono l’interessata. > Dopo un’altra occhiata approfondita, rivolse uno sguardo assassino a Sven.
         < Giusta proporzione, dici. Giusta un corno, ecco. Ho speso una fortuna dall’estetista per farmi dare una sistemata alla cosina santa. Tu invece hai pensato bene di ridurla ad una specie di … giungla. Sei un mostro. Guarda qui, piuttosto … guarda che buon lavoro ha fatto Tamara. >.
Così dicendo spalancò l’accappatoio e tre paia d’occhi presero a confrontare la realtà, con ciò che aveva visto e interpretato Sven.
Alla fine dell’indagine a Sven non rimase che prendere i colori e ritoccare il quadro che stava completando. Duchessa aveva ragione, lì aveva esagerato, doveva assolutamente ridurre.
La stanza presentava un caos incredibile ai lati, mentre il centro era pulito e libero. Oltre alla poltrona, ricoperta di una morbida stoffa bianca, c’era un tavolino con un cesto di frutta. La luce proveniva da una finestra ampia , da cui la luce del sole entrava, ma era filtrata da una serie di pannelli in carta sottilissima, che Sven aveva cosparso di leggera pittura per renderla più  morbida e dare ai quadri che realizzava un’atmosfera luminosa.
         < Da quando sei diventato un  critico d’arte e un indagatore dell’anatomia umana, soprattutto di quella femminile? >.  Chiese Sven a Logan che gironzolava nella stanza guardando le sue ultime produzioni. < Non ti è più sufficiente indagare e basta >.
Logan si sedette su di uno sgabello e cominciò a fissare il vuoto. La faccia rivolta a Duchessa che intanto si stava rivestendo, avendo terminato per quel giorno il suo compito di modella, ma si vedeva lontano chilometri che la  sua mente era rivolta chissà dove, infatti non rispose.
         <Allora? >. Incalzò Sven < Hai finito tutti i tuoi pensieri. Le sinapsi ti sono collassate? Lo sforzo prodotto prima, ti ha reso praticamente un ameba? >.
Logan gli lanciò un’occhiata piatta e disse.
         < Chi è rimasto della tua famiglia? Anzi no. Cosa ti è rimasto della famiglia … Intendo carte, documenti, filmati … cose del genere >. Poi rivolgendosi a Duchessa < E della tua? >.
I due interrogati si rivolsero prima uno sguardo stupito, poi corretto in interrogativo. Fu lei a parlare per prima.
         < Perché ti interessa saperlo? Non hai mai fatto … non ci hai mai fatto una simile domanda? Che cosa sta succedendo? >.
Sven non rispose, ma prese a riporre i pennelli e nel farlo ruotò leggermente lo sgabello verso Logan. Non disse nulla , ma la stessa domanda si leggeva sul suo volto.
Logan abbassò la testa e nascose la faccia nei palmi aperti delle mani e iniziò a strofinarsela, poi  mise le mani dietro la nuca, inarcando la schiena.
         < Perché .. potremmo avere un problema >. Parlò in un soffio.
Duchessa era rimasta con i pantaloni a mezza coscia, con un piede in una delle scarpe e la maglia arrotolata sotto il seno. Nella fretta aveva indossato le calze con troppo vigore ed ora, un alluce sorrideva sbarazzino dal buco, che si era procurato un attimo prima della frase di Logan o forse in conseguenza di quella frase.
Il pennello che Sven aveva in mano, aveva colato sul pavimento lasciando piccole chiazze di colore. L’uomo lo appoggiò alla tavolozza, con delicatezza, sul tavolo che aveva accanto e continuando a misurare i gesti, si accese una sigaretta. L’unico rumore che si udì in quel momento, fu lo scatto dell’accendino e lo sfrigolio del tabacco, poi il respiro di Sven che gettava fuori il fumo.
Logan, nella medesima posizione ripeté la frase.
< Potremmo avere un problema >. Poi si scosse e chiese da bere. Sven gli allungò una bottiglia di birra, che aveva preso dal piccolo frigorifero che aveva nella stanza e ne diede una anche a Duchessa.
Logan stappò la bottiglia e bevve un lungo sorso di birra e poi iniziò a parlare del possibile problema che stava annuvolando l’orizzonte dei tre .
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28 pensieri su “La finestra del tempo.02

  1. Una storia senza tempo ma intrigante come non mai.
    Il nostro Logan dunque compare attraverso il muro dello spazio-tempo come un fantasma attraversa le pareti.
    Dunque Logan è un cercatore… Di cosa? Non si sa. Aspettiamo la prossima finestra aperta.
    Nel mentre chiudo silenziosamente questa.

  2. Cribbio, Maestro! Leggo di capezzoli inturgiditi, di cosine ritratte con troppo pelo….U PILU! Chiù pilu per tutti! Comunquemente devo pensar male? Nel senso che lei ha deciso di stupirci con i suoi effetti speciali?
    Attendo delucidazioni.

  3. Mi piace Logan. Aspetto…sono sicura che non resterò delusa.

  4. drug and sex and rock’roll….tarattatattata….
    Mi scusi maestro, è stata la primavera…..

  5. Il racconto promette bene. Belle descrizioni (e non parlo solo della “cosina santa”, ma in generale). Si respira attesa per qualcosa…. Gli ingredienti ci sono tutti.

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