CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

La finestra del tempo.06

Il giorno sorprese Logan disteso supino e vestito, sul letto. La posizione in cui si era addormentato, per lui risultava innaturale. E sentì subito un dolore diffuso per tutto il corpo. Le giunture, la vecchia ferita alla spalla, anche i muscoli gli rendevano pensoso anche respirare. Impiegò del tempo ad alzarsi e ancora frastornato, si spogliò dei panni con cui aveva passato la notte e andò in bagno per una doccia, che sperò ristoratrice. L’acqua calda prima e quella fredda dopo, lo sferzò quel tanto da riuscire a rimettere insieme le poche idee confuse che ancora gli albergavano in testa. Avvolto in un grande asciugamano, si mise accanto agli stipi della cucina e lentamente riempì di caffè la cuccuma. Appoggiato ai gomiti attese che il caldo e nero liquido passasse attraverso il filtro e il suo aroma si spargesse per l’aria. Prese una capiente tazza e ci versò una generosa razione di caffè, poi da un barattolo prese alcuni biscotti e iniziò la colazione. La testa ancora pulsava, come se avesse ricevuto un colpo; teneva gli occhi socchiusi, quasi che la luce del giorno gli facesse male. La porta poi si aprì e si materializzò la figura di Sven e dietro nella penombra del pianerottolo Duchessa occhieggiava l’interno della stanza. Lo sguardo di Logan sembrava velato, ma l’uomo senza dire una parola, si girò con apparente fatica e prese due tazze dal piano della cucina e le mise sul tavolo. Gli altri due si sedettero e si servirono senza troppe cerimonie. Passò un lungo tempo prima che uno dei tre prendesse la parola. Sembrava quasi che spezzare quel silenzio, così apparentemente carico di attese, fosse più difficile di quanto pensassero. Duchessa  con lento pudore, allungò una mano e strinse una delle due che Logan teneva distese avanti a se.
         < Allora? Come va? Sei riuscito a riposare? >.
Logan non rispose al quel gesto d’affetto. La mano rimase immobile e la ragazza ebbe solo un sospiro di risposta. Duchessa non ci fece caso, ma continuò a stringere dolcemente la mano dell’uomo.
Intervenne Sven.
          < Senti .. abbiamo trascorso la maggior parte della notte a cercare qualche risposta tra le carte che abbiamo. Purtroppo senza esito. Quello che c’è … c’é. Basta … Solo una serie di  … Cose che non servono a chiarire nulla, di quanto hai raccontato. Nulla e quindi … Non so … Se ne vuoi sapere di più … Allora devi affrontare quell’uomo  e … Accettare la sua proposta. Se non ti importa … Allora non presentarti più e continua a vivere la tua vita di prima, di sempre. Cancella quello che hai sentito. Cancella la notte che hai passato e tutti i possibili fantasmi che l’hanno abitata. Perché rischi di rincorrere dei fantasmi, di un tempo che oramai non ti appartiene, che mai ti è appartenuto e che ti ha toccato per cause neppure tue. Un eredità che non hai voluto, che non abbiamo voluto e che ci ha trovato per caso. Non è un tuo caso e neppure è il nostro, perché non c’è nulla che lo faccia diventare tale. Solo vaghi sospetti, aleatorie congetture, paure di persone e cose che non hanno nulla a che fare con noi. Come siamo distanti dai fatti prospettati, altrettanto lo siamo da chi li ha prospettati. Se però tu credi che ne valga la pena … Di affrontare un passato così lontano. Se credi che tu debba guardare in quella finestra sul tempo … Allora tutto quel che ti ho detto gettalo nello scarico della cucina … Insieme a questo caffè, che è il più schifoso che tu abbia mai fatto >. Si alzò e gettò nel lavello la maggior parte del contenuto della tazza.
Un angolo della bocca di Logan si increspò in qualcosa che doveva somigliare ad un sorriso.
Duchessa lo fissò.
         < Sven ha ragione, questo caffè fa schifo e … Sottoscrivo le sue parole. Anche quelle di prima >.
Logan  alzò con cautela i gomiti dal tavolo. Lungo la schiena si irradiarono fitte fastidiose. Residui del sonno notturno, mai stato così agitato. Guardò i suoi due interlocutori.
         < Già. Guardare nella finestra del tempo. Essere spettatore, scrutatore, indagatore su fatti ricevuti in eredità senza aver fatto nulla per riceverli. Avuto per caso, per un incrocio di geni, del caso. Riandare  a luoghi, a fatti che prendono corpo solo per la memoria ricevuta. Inseguire un nome. Mistero nel mistero e giocarsi tutto quello che si è costruito addosso a se. Senza guardare alle colpe di nessuno, senza badare al fatto che non c’è nulla che ti possa far credere che ciò che andrai a cercare esista veramente. Inseguire un utopia? Un sogno? La paura che una disattenzione vecchia, possa portare ad un terrore futuro? Sembra quasi una nemesi. Correre il rischio di pagare oggi, per una colpa vecchia, quasi dimenticata. Rischiare per un segreto, conosciuto da un pugno di uomini e avere nelle mani il destino di quel che resta di noi. Forse, perché non è detto. Non è detto che ci troviamo di fronte alla verità. Che le cose sono avvenute veramente. Che quello che ci ha raccontato Van Der Meewe sia la verità. Potrebbe essercene anche un’altra. Oppure che ci abbia propinato un mucchio di fandonie. Che non sia neppure quello che dice di essere.  Non so più a chi e cosa credere >.
Sven, che armeggiava intorno alla caffettiera, rispose a Logan.
         < Devo darti la prima delusione, ma anche la prima certezza. Van Der Meewe è quello che dice di essere. Mi sono permesso un controllo. Ho degli agganci al Comitato che me lo hanno confermato. E’ membro politico anche dei Servizi del Congresso Continentale. Quindi temo che la sua storia sia vera, per quello che ci ha raccontato >.
Logan lo guardò seccato.
         < Allora potevi risparmiarti quel pistolotto etico moraleggiante >.
Duchessa lo fissò dritto negli occhi e sorrise sorniona.
         < Lo dovresti sapere, mio caro, che al nostro amico piace ascoltare il suono della sua voce qualche volta e questa è stata una delle volte >.
Sven senza pensarci troppo le rivolse uno  < Stronza >.
Il silenzio calò come un macigno. Si sentiva solo il borbottio del caffè che stava passando attraverso il filtro. Ciascuno sembrava immerso nei propri pensieri, poi Logan si alzò e iniziò a stirarsi con una certa cautela.
         < Andrò a vestirmi > . Disse, andando verso la camera da letto.
Sven, versandosi il caffè, che si era preparato, di rimando e accennando ad un sorriso.
         < Notiziona. Avviserò la stampa, per nove colonne in prima pagina >.
Logan rispose solo con il dito medio della mano sinistra alzato repentinamente. Duchessa si mise a ridere. C’era aria di normalizzazione.
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38 pensieri su “La finestra del tempo.06

  1. Ufficio REFUSI. Non sappiamo se “macinio” sia un refuso oppure un nuovo lemma. Nel dubbio, te lo segnaliamo.

  2. Ottimi pistolotti da entrambe le parti. Sia Logan,che a Sven piace filosofeggiare.
    Qualcuno fa il gesto dell’ombrello, Logan alza il dito medio. Ci stava proprio.
    Bene, bene. La storia prende corpo e anima, basta aspettare che il suo autore ne scriva il seguito

  3. Sto “entrando” sempre più nel racconto….mi immagino i personaggi….la storia prende forma…mi piace !

  4. Caro Capehorn, sei lo stesso di Splinder?

    • @ PASS = Uguale identico a quello.

      Sicuramente più smemorato, perché per ora non riesco a mettere insieme nome e post, però c’é qualcosa che …
      🙂
      Comunque grazie della visita che vedrò di ricambiare appena possibile.

  5. Seguo sempre attenta.

  6. I personaggi mi piacciono molto. Sono il genere di persona che preferisco. Parlano di cose serie, agiscono… ma il loro spirito non ne risente.

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