CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

La finestra del tempo.11

Passarono alcuni giorni e finalmente il porto di Dorp comparve, improvviso, dietro l’ennesima curva del fiume. Vociante e rumoroso, come sempre, accolse la “Vanità Dorata” come si accoglie un amante, rendendo l’aria inebriante di odori e di suoni. Logan, ormai liberatosi dei troppi pensieri che lo avevano legato nelle ore precedenti, sbarcò e si diresse direttamente verso la zona di partenza per l’interno. In un grande spiazzo appena fuori il porto e le sue strutture, c’era il luogo da cui partivano giornalmente le carovane di uomini e mezzi che si spingevano verso la frontiera con la tribù dei Mistrali. Trovò un posto in un MountainTruk diretto verso Criseul. Da lì il resto del viaggio si sarebbe svolto a piedi. Stava ripercorrendo lo stesso itinerario compiuto da Corso qualche decenni prima. Mentre il mezzo percorreva la lunga pista, arrampicandosi sui pendii delle montagne, che circondavano Dorp, si mise a studiare la carta che si era portato. Decise di dirigersi al Covo del Pissai, poi verso le terre alte, evitando però il Prabloem e le balze di dell’Irtitltaslag e la Valls deis Reis. Scelse di andare sulla pista che portava direttamente a quel gruppo di bunker dove si era fermata la spedizione di Corso. Da lì, spostarsi poi direttamente nella zona di Bunker Hill. Da lì, sarebbe iniziata la ricerca vera e propria. In mezzo alle carte che aveva ricevuto da Van Der Meewe, aveva trovato una serie di appunti circa probabili contatti da cercare al Covo e questa volta sperava veramente di essere fortunato a trovare qualcuno con cui condividere la sua indagine. Un agente del Congresso o comunque quello che gli poteva dare assistenza. Uomo o donna non era di molta importanza, qualcuno che gli coprisse le spalle quando finalmente si sarebbe trovato di fronte al Giudice a dopo. “Due contro uno, è più facile averla vinta” Pensò. Poi, chiuse le carte si abbandonò a guardarsi il paesaggio e riconobbe che i racconti riportati da suo padre, non facevano giustizia di cosa vedeva. Le foreste si succedevano ad ampi campi coltivati e sui prati, macchie colorate stavano ad indicare animali al pascolo. La montagna era ritornata a vivere e le fattorie erano numerose e grandi.  Il viaggio portò via ancora un paio di giorni e finalmente arrivò al posto di frontiera. Il disbrigo delle formalità fu veloce, e le guardie di frontiera spiegarono che il territorio del Covo era una sorta di terra di nessuno e come fosse facile essere preda di qualche banda di briganti. Quindi doveva essere prudente e piuttosto attendere qualche spedizione cui aggregarsi. Viaggiare da soli non era proprio il caso, anche perché non avrebbe ricevuto aiuto, almeno da loro e assolutamente nulla dai Mistrali. Logan si sentì libero e nel contempo prigioniero e provò una seria rabbia frustrante. Non sapeva per quanto tempo avrebbe dovuto attendere, visto che le Guardie, non gli avevano saputi indicare nulla a proposito. Fu però fortunato. In serata arrivò una spedizione di alpinisti, piuttosto numerosa, che si accingeva a raggiungere Irtitltaslag e farne campo base per le ascese al Mana Seja. La montagna che si vedeva anche dalla pianura a distanza di moltissimi chilometri, mostrava ora tutta la sua imponenza e i ghiacciai che la coprivano scintillavano sotto il sole estivo.

Logan cercò subito il capo spedizione per prendere accordi.

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Nei giorni successivi, Logan fece parte della spedizione fino a che non raggiunsero la pista che portava al Covo del Pissai. Si fermò per la notte in un bivacco e la mattina seguente, di buon ora partì verso la sua destinazione. La foresta inghiottì lui e la pista ben presto iniziò ad inerpicarsi in ampie volute sul fianco della montagna. Trascorse buona parte della mattinata ad osservare ciò che aveva attorno. L’imponenza degli alberi e i continui richiami degli uccelli. Incrociò anche un piccolo branco di cervi, che non lo degnarono di considerazione, indaffarati a cibarsi del sottobosco. Udì anche il sordo brontolio di un pardo di montagna che lo rese inquieto, ma oltre al brontolio non successe nulla più. Solo nel primo pomeriggio ebbe la sensazione di essere seguito. Ogni tanto si girava alle spalle e guardava nel folto del bosco. Si fermava improvvisamente e poi riprendeva la marcia con passo svelto oppure trascinando quasi i piedi. Si metteva in ascolto se i suoni della foresta cambiassero di tono. Se cessavano oppure continuavano come se nulla fosse. Abbandonò persino la pista, lanciandosi nel folto degli alberi e si acquattò respirando appena dietro il grosso tronco di una sequoia. I suoni però erano rimasti tali. Niente faceva presupporre che qualcuno lo stesse seguendo. Riprese il cammino, ma quella sensazione non lo abbandonava.

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Kayla continuò a mantenersi a distanza di sicurezza per tutta la mattinata, ma all’improvviso perse di vista il grande zaino e chi lo portava. Si nascose dietro a dei cespugli, al margine della pista e rimase in attesa. Aguzzava anch’ella le orecchie per captare i più piccoli rumori. Nulla di strano però, nessun cessare dei consueti suoni della foresta. I soliti schianti sordi di rami spezzati, i trilli degli uccelli erano il solito concerto di ogni foresta, che quieta continua a svolgere la propria esistenza quotidiana. Si spostò appena dal suo nascondiglio e cominciò a fissare la pista, poi, ecco che lo zaino ricominciava di nuovo il cammino. Decise di non avventurarsi più tra il folto, piuttosto di rimanere piuttosto indietro ed avanzare sulla pista. Fortunatamente la strada aveva una serie di curve che nascondevano chi inseguiva e lei decise di calibrare il proprio passo su quello dell’altro. Nei giorni precedenti aveva persino rischiato di perderlo in quella moltitudine della spedizione e la notte passata all’addiaccio non era stata assolutamente la migliore da qualche tempo. Un pardo di montagna doveva averla fiutata e più di una volta le si era avvicinato fin troppo. Una volta arrivati al Covo del Pissai tutto sarebbe stato più facile. Per ora era meglio seguirlo a distanza tentando di dare meno nell’occhio. Si concentrò maggiormente, perché doveva stare molto attenta, nel caso l’altro si fosse fermato subito dietro una curva. Era decisamente l’inseguimento più complicato che aveva dovuto affrontare.

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 Il Giudice, dall’alto del suo nascondiglio osservava i due che giocavano a rimpiattino e sorrise di gusto. Aveva scelto bene e in quel momento decise dove a quando sarebbe entrato in scena. Per il momento si accontentava di seguire e provare le astuzie dell’una e dell’altra. Tra qualche tempo le cose sarebbero state ben più impegnative e quel pensiero non smorzò la fiducia che aveva riposto nei due.

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13 pensieri su “La finestra del tempo.11

  1. Ottimo pezzo, maestro! Richiami prudenti ma precisi a Inutili tracce. Descrizione appropriate del viaggio. Sensazioni ma giustificate quelle di Logan, che come un animale braccato avverte il cacciatore che lo segue, mentre Kayla si comporta come il cacciatore che sotto vento cerca di ingannare la propria preda..
    E il Giudice? Se la ride.

  2. la descrizione del paesaggio è fantastica…
    il giudice fa il burattinaio e tiene i fili che fanno muovere i personaggi,per adesso …

  3. Un capitolo da top ten!
    Veramente bello.
    Io tengo sempre a Logan ^^

  4. E’ da molto che non dico una delle mie str…anezze, qui.
    Ma… il pardo di montagna si chiamava per caso “Leo”?
    Corro a vergognarmi…

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