CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “luglio, 2014”

La finestra del tempo.18

In quel momento sentì rivivere una scena già vissuta. Era la sua prima inchiesta e giunto alla fine si ritrovò a dover ricomporre i vari frammenti, per dar corpo al colpevole e a tutte quelle azioni che lo inchiodavano alle sue responsabilità. Aveva avuto la stessa sensazione d’improvvisa impotenza, di paura di non riuscire a comporre la successione logica delle azioni e dei fatti collegandole alle prove. Poi ritrovando la calma e soprattutto ripescando nelle pieghe dell’addestramento era riuscito a ricomporre il quadro e consegnare il colpevole alla giustizia. Ora doveva ritornare a quel momento e ripescare in se stesso l’Inquisitore che si era andato formando con il tempo.
Fece un mezzo sorriso.
         < Piacere … Duncan? Ho capito bene? Prego si accomodi >.
L’altro non si era fatto scrupolo di attendere e si era già seduto e rivolgendosi al padrone aggiunse.
         < Portane un‘altro anche a Logan. Vorrete mica farmi bere da solo? – Gli disse – Bene … Allora che vi porta in questi posti. Cacciatore? Commerciante? Curioso? >.
Logan non apprezzò molto l’invasione di quello strano individuo, però se fosse stato in effetti il suo contatto, com’era scritto sul biglietto che teneva ancora in tasca, doveva scoprirlo e in fretta.
         < In effetti .. nessuno di quelli. Viaggio per conto di una produzione cinematografica. Devono girare una serie di documentari e faccio un … sopraluogo. Scatto fotografie, parlo con la gente del posto, per farmi un’idea dei luoghi migliori da filmare. Una cosa così, insomma >.
Duncan fece una faccia meravigliata.
         < Però … il mondo del cinema. Chi avrebbe mai detto che ci si potesse interessare di questi quattro sassi lontani da tutto e tutti. Certo è che, voi del cinema siete gente strana >. Finì la frase dando una robusta sorsata al boccale.
Logan continuò a mangiare, facendo spallucce.
Cadde un silenzio tra i due e di tanto in tanto si scambiavano furtive occhiate, seguite da accenni di sorriso. Come due persone che non sanno superare l’imbarazzo del momento, ma non sanno neppure salutarsi e andare ciascuno per i fatti propri.
Rolf, da dietro il banco diede una mano insperata ai due.
         < Ho sentito che siete in cerca di posti da filmare. Ecco … perché non andate alla piana di Belle Rivière. C’è la festa delle valli. I clan della zona si ritrovano ogni anno e questa è la festa dell’estate. Cantano, ballano. C’è la fiera delle bestie. Lì troverete di sicuro, materiale interessante per la vostra ricerca >.
Duncan batté forte un pugno sul tavolaccio.
         < Rolf, accidenti … che magnifica idea. Sarò felice di accompagnarvi … Dopo che vi sarete sistemato. Non è vero Rolf … Al mio amico Logan dovrai dare la stanza migliore. Ehi, è uno del cinema, non puoi dargli una topaia, come stanza. Una bella vista, lenzuola pulite e un bagno che funzioni. Ci siamo intesi >.
Rilf annuì vigorosamente.
         < Darò ordini ad Amarilli, che prepari subito la stanza migliore e non preoccupatevi del sacco. Lo faccio portare da Tom … Anzi lo faccio subito, così se poi dopo volete andare a … rinfrescarvi … Tom – Si mise a berciare – Tom … malèit, vieni subito e porta il sacco di Logan nella stanza del pavone >.
So materializzò un ragazzotto  di una quindicina d’anni. Dalla faccia lunga e dallo sguardo, che non nascondeva la pochezza di spirito. Bofonchiò alcune parole e preso lo zaino , si mise da parte e attese che Logan lo accompagnasse.
Rolf intanto chiamò la giovane di prima.
         < Vedi di preparare la stanza del pavone. Che sia tutto in ordine e portati dietro quell’impiastro di Tom. Non volete mica fare aspettare il nostro ospite. Avanti, forza … andate – Poi rivolto a Logan – Scusatemi, ma la servitù di questi tempi è … pessima. Scusate ancora >.
Logan scosse la testa.
         < Nessun problema. Finisco la birra e vado a cambiarmi. Poi, Duncan … Andremo a questa festa. Ti ringrazio fin d’ora >.
Duncan intanto aveva preso un pezzo di pane e stava raccogliendo gli avanzi del piatto di Logan, ma dati un paio di morsi, storse la bocca.
         < Rolf … La tua cucina peggiora sempre di più. Oppure è Otello? Tu non lo ami più come una volta e lui te la fa pagare. Anzi la fa pagare ai tuoi avventori. L’ultima volta che gli hanno fatto i complimenti era per il sale e il pepe >. Scoppiò in una fragorosa risata.
Rolf gli si rivoltò contro.
         < Duncan … Bada a quel che dici. Otello è un cuoco di prim’ordine … E io lo amo come il primo giorno. Che credi.. Sei tu che hai la bocca che è una fogna e non sai apprezzare il gusto del cibo >.
Logan corrugò la fronte, poi si rivolse a Rolf, che intanto era tutto rosso in volto.
         < Dite al cuoco che il cibo era ottimo. La salciccia era cotta a puntino. I miei sinceri complimenti >.
Rolf a quelle parole si sentì rinfrancato , ma non per questo non lanciò uno sguardo velenoso a Duncan, che fece spallucce, finì la birra e lanciata una moneta sul banco si rivolse a Logan.
         < Ci vediamo fuori tra poco >. Fece l’atto si spazzar via qualcosa dal suo gonnellone a quadri rossi, con righe blu, gialle e nere e uscì.
Logan salì per le scale, che Rolf gli aveva indicato e all’inizio del corridoio trovò la stanza. Abbastanza ampia con la finestra che dava sul davanti del Rifugio. Da lì aveva la visuale sulla pista, che usciva da bosco e dell’ampio spiazzo davanti alla costruzione. Il letto appariva solido, in legno con la testiera bassa e due uccelli intagliati, che sembravano pavoni a lato della testiera stessa. Il materasso, al tocco, era duro, ma sicuramente confortevole per chi amava il genere e Logan lo apprezzava. Un piccolo bagno, dotato di doccia era nascosto da una porta. Un armadio in legno profumato, forse cirmolo, completava il semplice arredamento.
Amarilli stava terminando di sistemare il letto, di Tom non c’era traccia.
La ragazza prima di uscire si avvicinò a Logan e maliziosamente gli si strusciò contro.
         < Se avete paura per la notte, chiamatemi >.
Logan, la guardò di traverso e sorridendo annuì, rispondendo a bassa voce.
         < Se avrò paura, stanne certa … Lo farò >.
Lei si mise a ridere con un gorgoglio, gli diede un buffetto sul braccio e uscì sculettando, in maniera che a lei parve provocatoria.
Logan non ebbe reazioni, ma s’interessò subito di liberare la roba dallo zaino, riponendola nell’armadio, poi si cambiò con panni asciutti e mise la pistola nella fondina ascellare; non voleva scoprirsi troppo, anche se era normale, di quei tempi, girare con un arma addosso. Indossò per ultima un giaccone verde militare, poi scese all’incontro con Duncan.

La finestra del tempo.17

Il Rifugio era una costruzione in pietra, all’apparenza solida, con grandi lastre di granito come copertura, spioventi e macchiate di muschi e licheni. Dal camino un filo di fumo grigio si dissolveva nell’aria. Fuori, alcune panche appoggiate al muro esterno, conferivano quel tocco in più. Pochi metri più a destra una bassa costruzione con le medesime caratteristiche del Rifugio fungeva da magazzino e da garage. Da una porta spuntava il muso di un MountainTruck e dall’interno proveniva il ronzio sordo di un generatore. Più in alto rispetto alle due costruzioni, su di un crinale a un centinaio di metri la presenza di una torre eolica, stava ad indicare quale fosse la fonte di tale energia. Sulla sinistra del Rifugio , si intuiva un avvallamento da cui provenivano grida e suoni, tanto che a Logan sembrò che ci fosse una festa in corso. Sulla parete esterna del Rifugio c’era una cosa inusuale e ci mise un po’ di tempo a capire che quella era una meridiana. Non credeva che esistessero veramente. Ne aveva letto su un libro e ne aveva visto una, un modellino, al museo delle antichità. Adesso trovarsela di fronte, vera e funzionante gli sembrò una cosa incredibile. La osservò meglio e si accorse che l’ombra si era posata sulle dodici circa. Avvertì un morso allo stomaco ed era fame.
Entrò nello stanzone che fungeva da mensa e mescita. Un lungo bancone sulla destra e dietro quello un uomo tozzo, dal collo taurino con un’evidente macchia bluastra sulla guancia sinistra. I capelli stopposi di un colore indefinibile gli facevano da corona. Mani grosse, dalle dita corte e arrossate e uno sguardo indagatore, emesso da occhi piccoli e porcini. Un naso rincagnato sopra una mandibola forte e sporgente formavano il quadro d’insieme. Sembra ad un pugile, salito con alterna fortuna, troppe volte sul ring.
         < Che bevi ?>. Disse senza tanti complimenti.
Logan lo guardò.
         < Una birra e se è possibile vorrei mangiare qualcosa. Quel che c’è di pronto va benissimo>.
L’uomo prese un grosso boccale e lo riempì di un liquido giallo scuro, poi con la testa gli indicò un tavolo sulla sua destra, infine dopo che Logan si fu seduto gli mise davanti l boccale.
         < Porco arrosto e cavoli stufati e mele al forno … fanno tre piastre. Pagamento anticipato>.
Logan si sfilò i portamonete e prese quanto richiesto e mentre aspettava quanto aveva chiesto si guardò in giro.
Lungo le pareti c’erano altri tavoli. Dalla parte opposta della sala solo uno era occupato da un altro avventore. Era un uomo dai capelli rossicci con i capelli raccolti in una grossa treccia, fermata da un anello argentato con strane incisioni. Sulla fronte tre linee parallele di un blu scuro e sulle braccia una serie di tatuaggi simbolici. Indossava un corpetto di pelle imbottito e sotto il tavolo s’indovinava una sorta di gonna di panno pesante. Alla cintura, evidente, il fodero di un grosso coltello da caccia dal manico coperto di pelle intrecciata. Era appoggiato allo schienale della sedia e teneva le mani, grandi, dalle dita  forti, coi palmi distesi sul tavolo. Un boccale di liquido scuro era davanti a lui, ormai finito. Al pollice della mano destra un grosso anello con un motivo blu e bianco. I due uomini si scambiarono un cenno di saluto, poi arrivò una ragazza, la cameriera e per un attimo l’atmosfera cambiò.
La ragazza in questione era alta, mora di capelli, dalla pelle ambrata e dalla scollatura generosa, che faceva risaltare un seno florido, due occhi scuri e due labbra rosate e turgide, che incorniciavano una chiostra di denti  bianchi, con l’unica imperfezione di un incisivo, quello destro leggermente storto. Era un difetto che rendeva l’insieme più intrigante. Aveva una voce calda, che la ragazza modulava molto bene, conscia delle sua bellezza e sfruttare quel tono, dava un valore aggiunto all’insieme.
         < Ecco … porco e stufato di cavoli. Le mele te le porto dopo … e se hai voglia di un’altra birra non hai che chiamare. Il mio nome è Amarilli >. Così dicendo, nell’appoggiare il piatto fece sporgere ancor di più il seno dalla scollatura. Poi alzandosi di scatto sorrise maliziosa a Logan.
         < Tu … come ti chiami? Vieni da lontano? Non ti ho mai visto da queste parti? >.
Il padrone o almeno così aveva creduto Logan, sbuffò seccato da tante moine della ragazza.
         < Amarilli … lascia perdere i clienti, che vogliono mangiare e bada ai fatti tuoi. Fila … in cucina, vedi se Gudrun ha bisogno di te – Poi rivolto a Logan – Scusate la cameriera, ma non sa farsi i fatti suoi >.
Logan scosse la testa e sorrise.
         < Nessun problema – Rispose all’uomo e poi rivolgendosi alla ragazza – Mi chiamo Logan, vengo dalla pianura e … no. Non sono mai stato da queste parti. Forse avrei dovuto venirci prima>.
Amarilli se ne andò ancheggiando e coprì l’ultima frase di Logan con una risata.
L’uomo dall’altra parte della sala, al sentire il nome di  Logan inarcò per un attimo un sopraciglio e si sistemò ancora più comodamente sulla seggiola. Poi ci ripensò e si alzò dirigendosi verso il bancone della mescita.
         < Rolf … Riempi il boccale. – Dirigendosi poi verso il tavolo di Logan –  Permettete … Logan se ho capito bene … Posso sedermi al vostro tavolo. Sono Duncan, piacere. Così venite dalla pianura. Interessante > . Si sedette davanti al giovane e poi gli sorrise amabilmente. < Alla vostra salute, allora >.
Logan rimase con la forchetta alzata e non si accorse che i cavoli che aveva raccolto, piano piano stavano ricadendo di nuovo nel piatto. Mente quello succedeva si domandò: “ Adesso?”

Cicatrice per cicatrice

Stile MAORI -  2 Pinguini a cuore

Finalmente dopo tanto pensare adesso è sul mio braccio sinistro … per sempre come lo sono di norma tutti i tatuaggi.

Due pinguini che si guardano e che osservano il loro piccolo, stilizzato in quel ricciolo in basso (il Koru).

Il significato di questo tatuaggio é : devozione.

I pinguini imperatore sono devoti l’un l’altro per tutta la vita, se hai la fortuna di trovare sulla tua strada un’Artemisia, la mia, come la mia.

Quando la trovi la circondi solo con l’unica barriera possibile, accettabile e condivisibile, che l’uomo può creare, l’amore.

La finestra del tempo.16

Logan si trovò seduto sul letto, madido di sudore, con gli occhi spalancati nella soffusa luce ambrata della stanza. Si era addormentato di botto, ma un sono agitato e colmo di incubi lo aveva portato sino a quell’ora della notte. Controllando l’ora si accorse che mancavano ancora parecchie ore prima che spuntasse il sole. Si abbandonò sul materasso, senza forze. Poi, dopo aver atteso qualche tempo, si alzò e si diresse nel piccolo bagno. Aprì l’acqua e mise la faccia sotto il getto freddo del rubinetto. A tentoni riguadagnò il letto e fece lunghi respiri;  poco per volta riuscì a schiarirsi la mente.
La situazione era veramente confusa. Doveva andarsene dal luogo dov’era stato fissato un appuntamento, perché seguito e certo non da amici. A parte il fatto che non sapeva neppure chi avesse dovuto incontrare, comunque quel signor qualcuno non c’era o se c’era non si sarebbe fatto vedere. Poi non era sicuro neppure che quell’improvvisa visione fosse un amico o meno. Poteva essere anche un nemico. Qualcuno che voleva attirarlo in una trappola. La confusione era divenuta ingestibile. Si mise seduto sul letto, chiuse gli occhi e si sforzò di liberare la mente da ogni pensiero. Iniziò a respirare lentamente per poter concentrarsi solo su se stesso, sulle proprie emozioni, sensazioni, cercando l’istinto di Inquisitore che sentiva radicato in se. Riprovò la sensazione del tempo sospeso, riuscendo ad eliminare il prima creando nell’adesso una sorta di apertura, di porta da aprire per il dopo. Quante volte aveva sfruttato quest’occasione nelle sue indagini e quante volte la risposta ottenuta era stata quella vincente.
Apri gli occhi, anzi li spalancò come quando si era bruscamente risvegliato. Guardò l’ora e si accorse che l’alba era vicina.
Era venuto il momento di partire. L’istinto gli aveva parlato.
< < < < <  > > > > >
 Kayla, con la testa abbandonata sul tavolo della mescita, invece dormiva profondamente. Neppure il servo che l’aveva avvicinata era riuscita a svegliarla. Dopo la seconda volta, decise di lasciarla dormire; in fondo era in un tavolo d’angolo e in giro oramai non c’era poca gente. Tiratardi per lo più, insonni abituali presi più che altro dai propri pensieri e ben lungi da accorgesi di una ragazza dai capelli bianchi addormentata sul tavolo d’angolo di una mescita. Al banco, un uomo di Darius, beveva lento ed annoiato la sua consumazione, lanciandole di tanto in tanto un occhiata, per sincerarsi della sua presenza. Guardò l’orologio appeso ad un montante del bancone e si accorse che l’alba era vicina. Sentì un leggero scalpiccio e una lenta fila di uomini incappucciati gli transitò accanto. Uomini di religione che andavano in una delle sale adibite a luogo di culto.
Erano sale spoglie e chi avesse voluto pregare o celebrare riti in onore della o delle divinità in cui riponeva tutta la personale vita spirituale, doveva procurarsi tutto il necessario. La ferrea legge dell’imparzialità e della assoluta neutralità vigeva anche nei riguardi della religione, anzi in quel caso era portata all’estremo. Ognuno poteva pregare come voleva, ma nessuno poteva approfittare per fare proseliti. Si veniva immediatamente scacciati dal Covo e banditi per sempre.
La fila sparì presto agli sguardi dei pochi che ancora vegliavano, ma all’uomo di Darius non sfuggì il fatto che Logan, uscito dal corridoio dove c’era la sua stanza, ora si stava dirigendo verso l’uscita del Covo e si apprestava a rifare la trafila fatta qualche ora prima.
         < Chiamo un interno >. Disse al servo che in quel momento stava dietro al bancone della mescita ed ebbe un grugnito in risposta e preso il telefono compose un numero.
         < Lui sta partendo. Lei dorme ancora >. Disse quasi in un soffio, quando dall’altra parte sentì aprirsi la comunicazione.
Il fatto fu comunicato immediatamente a Darius, che stava sonnecchiando.
         < Dite alla porta di trattenerlo quel tanto da permettere di mettergli qualcuno alle costole. Seguitelo e non perdetelo di vista. Manda il primo  disponibile e speriamo che sia uno sveglio. Voglio essere informato costantemente. Che si accerti che vada all’appuntamento con Duncan e quando ci sarà, faccia in modo che lo incontri. Poi … mandami Gwen. >  Disse rivolto all’uomo che lo aveva svegliato.
Passarono alcuni minuti e Gwen, l’assistente di Darius, avvolta in una casacca, tutta scarmigliata e con gli occhi pesti di sonno, lo raggiunse.
         < Scusami per l’ora ma è importante,. Quindi, vediamo … avvisa subito il Cosacco e Due Facce. Manda un messaggio ricordando loro che è venuto il momento. Gli avvoltoi tra poco saranno tutti fuori. Poi bisogna mettersi in contatto con Evan … il Bretone. Se avesse delle difficoltà che avverta immediatamente il Consigliere De Soussage e segua le sue direttive e … maledizione ci raggiunga la più presto. Cerchi poi negli elenchi se abbiamo un dormiente. E’ ora che si svegli … Il suo tempo è venuto. Per adesso basta così. Vada Gwen, vada … Ah … Un’ultima cosa. Quando ha finito … torni a dormire. La voglio fresca e riposata  … sarà una giornata lunga, questa >.
Darius guardò l’ora, poi chiamò l’uomo che lo aveva svegliato.
         < Chiama il Giudice e digli che il gioco ha inizio. Questa volta si comincia sul serio >.
< < < < < > > > > >
Logan, questa volta ebbe più problemi ad uscire da Covo o almeno così gli parve. Soprattutto per ritirare la sua Aska65, poiché il servo con la chiave d’apertura dello stipo blindato, pareva svanito nel nulla. Anche alla porta uno degli aiutanti del Lusitano impiegò un po’ più di tempo a trovare il nome di Logan nel registro degli ospiti e a depennarlo. Poi finalmente uscì nella luce lattiginosa di un’alba dal cielo coperto di nubi e dopo essersi sistemato meglio lo zaino sulla spalle iniziò il cammino. Poco distante, nascosto nel folto del sottobosco, l’uomo di Darius lo stava aspettando e gli diede un centinaio di metri di vantaggio sulla pista che conduceva al confine con la terra dei Mistrali. Logan raggiunse la baracca che fungeva di posto di controllo dopo un’ora circa. La guardia non uscì neppure dalla porta e guardatolo dalla finestre gli fece segno di proseguire senza chiedere nulla. Logan si allontanò con passo svelto e per i successivi dieci minuti, ogni tanto si volgeva indietro. Scorse una figura che lo seguiva, ma era lontano e non pareva intenzionato a raggiungerlo. Dei Mistrali nessuna traccia. Si mise a pensare sui atti strani dell’ora precedente, ma poi abbandonò quei pensieri per concentrarsi sulle mosse successive. Ormai era deciso ad arrivare sino in fondo e non gli importava più di essere o non essere seguito. Voleva trovare quella trasmissione, qualunque fosse il supporto tecnologico che la custodiva. Per lui era diventata la sfida, come quando iniziava e seguiva un’indagine. La sfida era trovare il colpevole e riuscire a ricostruire il più fedelmente possibile i fatti, per rendere una verità fino al quel momento celata e trasformarla in giustizia, attraverso i mezzi creati. Non sempre quella verità riusciva a giustificare la giustizia. A volte gli erano rimasti solo dei monconi, dei pezzi di mosaico che non rendevano il quadro completo e la giustizia rifletteva quelle mancanze. Questa volta voleva arrivare fino in fondo. Chiudere il cerchio e una volta per tutte, così che il passato rimanesse tale e nessuno, nessuna circostanza, lo facesse di nuovo riemergere. Doveva guardare al futuro, al suo futuro. Lui aveva una storia e doveva ancora raccontarla tutta. Quelle degli altri era obbligato a leggerle solo per banali motivi di lavoro. Erano necessarie, ma una volta lette e capite si passava oltre, anche quando si dovevano riprendere in mano.  Il cerchio, però si chiudeva sempre. Così anche questa storia doveva fare la stessa fine. Essere definitivamente chiusa. Poi che lo lasciassero in pace e lo facessero anche con chi ormai era solo un nome su di una lastra di pietra. 
< < < < < > > > > > 
Kayla si svegliò di soprassalto. Il Covo e i suoi abitanti, definitivi e provvisori, stava riprendendo vita e lei si sentì improvvisamente in ritardo. Il primo pensiero fu Logan e non prese neppure una tazza di caffè o qualcosa che la svegliasse completamente. Si diresse verso la stanza di Logan e la trovò spalancata. Uno dei servi la stava rassestando. Chiese se l’occupante fosse uscito e alla risposta che se ne era andato definitivamente, abbozzò un sorriso, ma dentro si se sentì come una fitta. Aveva perduto il suo bersaglio e lo aveva fato alla prima missione importante, che le era stata affidata. Doveva assolutamente capire dove fosse andato. Cominciò a far domande, ma le risposte erano solo dei vaghi dinieghi. Logan sembrava svanito nel nulla. Andò a rivestirsi e consumò un breve pasto. Fece la stessa trafila di Logan, con più velocità questa volta e il giorno era già alto quando uscì dal covo. Guardò l’ora e fece un rapido calcolo di quanto tempo Logan avesse avuto di vantaggio su di lei. Percorse la pista che conduceva alle Terre Alte e passò davanti al baraccamento dei Mistrali, quello che fungeva da posto di confine. La guardia prese sgarbatamente i documenti della ragazza che tentò di porre qualche domanda, mentre quella li visionava, ma non ottenne che uno sguardo severo. Camminò per altre due ore, dopo essere stata quasi cacciata dal posto di confine e si trovò ad un bivio. Si mese ad osservare le tracce sul terreno, per vedere se scopriva quelle degli scarponi di Logan. Le aveva studiate a lungo nelle giornate precedenti e il disegno della suola era inconfondibile. Poi si accorse che c’era una costruzione, avanti un centinaio di metri o forse meno, dal bivio. Un posto tappa, una capanna dove ripararsi in caso di pioggia. Si diresse là e una volta arrivata iniziò a cercare ulteriori conferme del passaggio di Logan e scoprì nel bidone dei rifiuti il cartoccio di una confezione di cibo energetico.  Lo stesso che Logan aveva lasciato nei giorni precedenti. La pista era giusta e ora Kayla si sentì rinfrancata. Logan aveva del vantaggio ma dalla carta che stava consultando la ragazza, non poteva andare che al Rifugio del Kollut Manty. Da quel momento in poi non lo avrebbe più perso.

La finestra del tempo.15

Solo dopo che tutti se ne furono andati, il Giudice riprese quell’aria preoccupata che gli aveva tenuto compagnia durante la serata e che era riuscito a mascherare non senza fatica fino a quel  momento.
Seduti intorno ad un tavolo da fumo lui e Il Gran Protettore stavano terminando l’ennesimo bicchiere di liquore della serata. Intanto anche l’uomo segaligno con le mani adunche, Darius si era unito a loro, entrando come un’ombra da una porta nascosta. L’ultimo a fare la sua comparsa fu il Lusitano.
Il Giudice non perse tempo.
         < Come ti dicevo prima, qualcuno sta seguendo il nostro uomo. Questo qualcuno non è la persona che avevamo deciso … Darius? >.
Darius, sentitosi parte in causa corrugò la fronte ancora di più.
         < Purtroppo sappiamo solo che appartiene al Primo Fuoco della Banda di Friso. Questo grazie all’occhio vigile del Lusitano. In quanto all’agente del Congresso, che doveva seguire e poi incontrare qui Logan … abbiamo perso le tracce a Dorp.  I Mistrali non saranno contenti, visto che era una di loro … Divette .. Me ne hanno parlato come un ottimo elemento, ma adesso non sappiamo che fine abbia fatto >.
Riprese il Giudice.
         < C’è da supporre dunque, che abbiamo una talpa nell’organizzazione. Qualcuno che ha saputo sin dal principio le nostre mosse, gli uomini che abbiamo messo in campo fino ad ora e ha venduto le informazioni alla banda di Friso. Ora però è troppo tardi per tirarci indietro >.
Il Gran Protettore si mise a fissare il suo bicchiere ormai vuoto. Stava cercando la soluzione migliore per lasciar fuori lui, il Covo e quanto rappresentava da quella situazione.
         < Non è detto che ci sia un traditore. Sono molti gli occhi che in questo periodo sono aperti su queste piste. Le città, i paesi da Dorp sino alla frontiera sono pieni di gente con orecchie ed occhi spalancati. Come pure le borse e il denaro che mai come adesso si è messo a scorrere più del solito. Detto come hai detto – rivolto al Giudice – Nulla vieta di pensare che ci sia una o più spie . Quello è … fisiologico. Sapere, avere informazioni, possibilmente attendibili se non esatte, è fondamentale. Tutti le vogliono, quelle di qualità e sono disposti a pagarle molto bene e naturalmente ci sono quelli che sono disposti a farsi comperare. La posta in  gioco ora è alta. Troppo. Anche perché, non si tratta solo di entrare in possesso di un qualcosa che forse non c’è neppure. Mi spiego: nulla vieta di pensare che quell’informazione esista e altrettanto che sia ancora utilizzabile. Però, se pensate attentamente la sola idea che possa esistere e la paura, sì la paura, che possa essere utilizzata da chiunque … quella è già una molla che spinge a fare di tutto per ottenerla >.
Darius, storse la bocca come un sorriso.
         < Il teorema della paura. Non importa se una cosa esiste, l’importante è far credere che lo sia e che questa possa scatenare l’inferno >.
         < Detta in parole spicce, questa è l’idea >.
Il Giudice, posato il suo bicchiere iniziò a mordicchiarsi le labbra.
         < Allora … la cosa, potrebbe anche non esistere. Quindi stiamo agendo per nulla. Già … potrebbe … E’ una possibilità, non una certezza. Comunque la missione deve continuare e per questo caso non è possibile rimanere nel campo delle possibilità o delle ipotesi. Dobbiamo assolutamente continuare. Darius, oltre a Duncan, chi abbiamo sul campo o chi possiamo mettere immediatamente ? Lusitano … da tuoi , qui al Covo, che novità ? >.
         < Abbiamo Duncan, che aspetta il nostro uomo, poi  possiamo lanciare  … il Cosacco e il suo gruppo oppure attendere i Lupi di Due Facce … tempo due giorni e il Cosacco sarà qui. Se invece vogliamo spingerci oltre …  ci sarebbe il Bretone. Sempre che i Mistrali non gli liscino il pelo … Un momento … Ci sarebbe anche  l’uomo con gli artigli di aquila tatuati sulle braccia …  E quella megera della sua donna …  Adesso ricordo … E’ stato lui ad indicarci la donna … Quella sbagliata. Le ha tatuato le rune del fuoco sulla schiena. Dunque possiamo già affiancargli due uomini e  … una donna >.
         < Tu parli di Rungard … il pittore di corpi? Se ha venduto a noi quella donna, parlandone con il Lusitano, chi ci dice che non venderà il nostro uomo, Duncan o chiunque altri? No, non mi fido. Per adesso proseguiamo con i nostri due … Intanto allerta … Anzi no chiama quello che è più vicino ai due, quando decideranno di riprendere il cammino. Il Cosacco o Due Facce, non importa. Intanto assicurati che ci sia qualcun altro del Congresso. Allora Lusitano ? >
Il Lusitano si accarezzo ancora una volta i sottili baffi curati.
         < Non c’è molto da dire. Logan è andato a dormire ed era parecchio scosso, dopo l’improvvisata di Darius. La ragazza l’ha seguito, ma non è andata nella sua stanza. Si è messa seduta ad una mescita vicina e aspetta. Non so ancora per quanto tempo. La farò sorvegliare >.
Il Gran Protettore si alzò, come pure il Giudice che aggiunse.
         < Bene. Credo che ci siamo detti tutto. Anzi … no. La ragazza seguiva il nostro uomo, giusto? Bisogna sapere da quanto tempo e se anche lei era seguita, ma soprattutto se lo ero io. Visto che sono rimasto attaccato a loro due come una zecca ad un cane. >
Il Gran Protettore nel tentennare la testa chiuse ogni discorso
<Domani sarà una giornata difficile, come sempre, ma per qualcuno più difficile ancora. La palla è ora nelle mani del vostro uomo. Bisognerà attendere e vedere come la giocherà. Mi auguro che qualunque cosa faccia, lo faccia per il bene di tutti. >.
La riunione si sciolse, ma le preoccupazioni no.

Mille scuse

Cari e Care qui è la Leonessa che scrive,

Cape si scusa per la prolungata assenza ma cause di forza maggiore lo trattengono lontano dal pc. Venerdì scorso, sistemando valorosamente una tapparella, è caduto da una scala e ora è in ospedale. NULLA DI GRAVE non disperate!! Lunedì gli hanno fatto il tagliando al femore e fonti attendibili mi dicono che è già in piedi, deambulante (poco ma bene) e con grande appetito. Non disperate quindi a breve sarà di nuovo a casa e potrà raccontare lui direttamente delle disavventure.

Vi saluta e vi bacia tutti come faccio anche io.

Leonessa (Aaaarr)

 

PS(da Cape): Caro Orso, per il caffè mettimi nell’ultima giornata disponibile. Cape

La finestra del tempo.14

A Kayla, il Lusitano riservò lo stesso trattamento, ma il pardo la ignorò, occupato com’era a pulirsi le zampe. In compenso fu piacevole bagnarsi finalmente nelle acque calde del Covo, e meglio ancora, affidare il proprio corpo alle mani sapienti di una massaggiatrice. La donna in più le spalmò sul tatuaggio ancora fresco, una pomata che si rivelò un vero toccasana. Prima di andare a cena, avvolse la testa con una bandana multicolore per nascondere completamente i capelli, bianchi come la neve. Un segno il suo fin troppo distintivo. Kayla non era albina, ma quei capelli erano il regalo di antiche mutazioni genetiche, che si presentavano di quando in quando. Per evitare troppi problemi e per comodità Kayla teneva una zazzera corta e se poteva, sempre qualcosa in testa. Non le andava di essere osservata, additata o peggio evitata, per il colore dei suoi capelli. In fondo non aveva un corpo disprezzabile, anzi. Con giuste proporzioni e persino l’uomo con gli artigli d’aquila tatuati sulle braccia le aveva fatto i complimenti. Si era spinto anche ad apprezzamenti più grevi, ma a quelli era abituata. Nel suo Clan, tra la sua gente, di ragazze e anche ragazzi come lei ce n’erano e non pochi e la fierezza dei Norreni, ci apparteneva, l’aiutava a sopportare certe spiacevolezze. Mentre era a tavola, osservava Logan. Aveva trovato posto due tavoli dietro di lui, sul suo fianco destro. Dalla sua posizione vedeva le spalle, forti e squadrate e i capelli scuri e lunghi, legati in  treccia da un laccio di cuoio. Vedeva la mano destra, forte e regolare e il braccio, che spuntava dalla manica della veste e notò che anche lui aveva un tatuaggio o forse era una macchia , ma non riuscì a capirne il motivo. Vicino a lei si misero seduti due ragazzi, forse dei cacciatori, da i discorsi che stavano facendo tra di loro, ma che smisero quasi subito, preoccupandosi piuttosto di tentare un approccio con lei. Kayla li degnò di un saluto freddo e distaccato, ma non si perse nulla delle mosse di Logan, anzi il momento della comparsa dell’uomo segaligno e l’altrettanto sua immediata fuga, aumentarono la sua attenzione. I due cacciatori continuarono nell’inutile corte, ma lei non li stava più ascoltando, concentrata com’era sul Logan e quando quello si alzò e lasciò la mensa, lei lasciò tutto e lo seguì. I due cacciatori tentarono un ultima volta di bloccarla in qualche modo, ma lei infastidita lanciò loro uno sguardo furibondo a significare che voleva essere lasciata in pace. Seguì Logan e si accorse che era concentrato su di un pezzo di carta. Qualcosa di sicuramente importante, tanto da farlo andar via immediatamente e senza guardarsi intorno. Lo seguì discretamente, mescolata tra la folla, fino a che lo vide raggiungere la camera.  Ora doveva decidere sul da farsi. Come avrebbe potuto avvicinarlo? Non era una Dama del Piacere e non ne aveva viste in giro, ma non per questo era sicura che non ce ne fossero. Spacciarsi per una di quelle, poteva essere pericoloso, anzi era contro le leggi vigenti. Era una Gilda forte e potente e la Lega che le raggruppava, più di una volta lo aveva  dimostrato. Meglio non fare un azzardo simile. Poteva attendere qualche tempo, perché non era detto che lui non sarebbe uscito in seguito. Se lo avesse fatto, avrebbe potuto avvicinarlo e poi avrebbe inventato sul momento. Oppure avrebbe tentato di entrare in camera sua , inscenando la scusa più vecchia del mondo: lo scambio di camera e avrebbe colto l’occasione. Optò di attendere e trovata una mescita vicina al corridoio su cui affacciava la stanza di Logan, ordinò una cosa da bere e si mise ad aspettare.

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Per il Giudice le cose furono molto più semplice e sbrigative. Quando il Lusitano se lo trovò davanti, non fece nient’altro che aprire il portone. Uno dei servi dell’accoglienza lo portò immediatamente in una saletta appartata. Qui l’uomo si cambiò d’abito e un altro servo lo scortò, attraverso una serie di stanze, fino alla porta di una sala. Dentro donne e uomini con le vesti dei Servi del Pissai, lo stavano attendendo. Una tavola imbandita, aspettava solo di essere occupata. Il Gran Protettore, l’unico che portasse al collo una sorta di collana fatta di corda e cuoio intrecciati, segno del suo incarico e conseguente potere, lo invitò a sedersi al suo fianco e con lui anche gli altri commensali presero posto a tavola. I primi momenti del banchetto furono silenziosi e ciascuno si trovò immerso nei propri pensieri. Solo dopo aver terminato pasto, consistente nella stessa zuppa di verdure e carne servita alla mensa comune, iniziarono ad intrecciarsi i discorsi.

Il Gran Protettore guardano il Giudice,  mostrò preoccupazione sul volto.

         < Allora, Giudice? Come mai di nuovo da queste parti? >.

Il Giudice terminò di bere il bicchiere di vino, che si era in precedenza versato, prima di rispondere.

         < Questa volta ci siamo. O almeno credo che riusciremo nel nostro intento. Anche se i piani originari sono cambiati. Prima di venire qui la situazione era ben altra. Purtroppo, mentre affrontavo l’ultimo tratto di strada sono stato raggiunto da Darius. Il nostro uomo è seguito e non dalla persona che credevamo. La donna appartiene al Primo Fuoco del Clan di Friso il Norreno. Quella banda di predoni non si è mai estinta, anzi le sue fila s’ingrossano con il tempo. Ora ha accoliti in tutti i Clan e Popoli e la Federazione e il Congresso sono molto preoccupati. Le Gilde e le Leghe spingono perché s’intervenga una volta per tutte. Questa situazione è diventata priorità assoluta e ho il fondato sospetto che qualcuno abbia tradito >.

A sentire quelle parole, quasi sussurrate dal Giudice, il Gran Protettore corrugò lievemente la fronte. Anch’egli, segretamente apparteneva alla Gilda dei Pacificatori, ma l’assoluta neutralità del luogo, il Covo e dei suoi abitanti, i Servi, potevano essere messi in discussione dagli ultimissimi avvenimenti. Quella appartenenza non doveva essere assolutamente scoperta.

Si alzò dalla sedia e interrompendo le conversazioni, che intanto si erano intrecciate tra  commensali, disse, indicando una porta della sala del banchetto.

         < Direi che è il momento di una buona tazza di caffè e per chi lo desidera un buon liquore. Faccio strada >.

Persone e parole lo seguirono, come anche il Giudice con la sua preoccupazione.

Ciao

Giorgio Faletti_Sole24Ore

 

Sciau Giurgin,

Grazie per attraversato con me , con noi, un pezzo di vita, anche se la vita ci mette del bello e del buono a farsi complicata, invece che semplice.

Mancherai soprattutto a noi astigiani.

Carlo

foto dal sito ilsole24ore.com

La finestra del tempo.13

Il volto del Lusitano rimase impassibile, quando Logan alla porta del Covo, gli allungò i documenti. Neppure l’esibizione del distintivo, che lo qualificava come agente del Congresso Continentale, lo smosse. Anzi, con calma prese a lisciarsi i baffi, mentre soppesava la placca metallica. Il pardo delle nevi, appollaiato su di una scranno dietro di loro, sbadigliò annoiato e mostrò tutta la sua formidabile dentatura.
Logan pensò che se quello era una sorta di minaccia, per tutti quelli che volevano entrare nel Covo, era perfetta. Quell’animale dava un certo senso d’inquietudine, anche se dai suoi ricordi emerse l’immagine dell’incontro tra Corso e Vrek e come i pardi del vecchio fossero più interessati ad azzuffarli tra loro, che non agli ospiti che arrivavano. Ciò non toglieva che il grosso animale potesse scagliarsi su di loro e farli a pezzi.
Il Lusitano, alla fine rese i documenti a Logan.
         < Bene. Potete entrare. Seguite le indicazioni che vi verranno date dal servo che vi prenderà in custodia e osservatele scrupolosamente. Buona permanenza >.
Così dicendo fece scattare la serratura e la porta dolcemente ruotò su cardini ben oliati. Logan sorrise come ringraziamento ed entrò, senza perdere di vista il pardo, che al suo passaggio allungò il muso usmandolo ben bene. Logan non azzardò a carezzarlo.
Nel vasto atrio, subito dopo la porta, uno dei servi del Pissai, lì presenti, lo chiamò con un cenno e lo fece accomodare nell’ambiente degli spogliatoi. Prese il voluminoso zaino, dopo che Logan ebbe preso alcuni indumenti e gli chiese se fosse armato. Logan gli diede la pistola e il coltello, che aveva con se e che il servo rinchiuse in una armadietto, che chiuse a chiave. A Logan diede una piastrina rossa, legata ad un codone che si mise al collo. Poi si recò nello spogliatoio dove indossò una sorta di comoda e calda tunica, dopo di che si aprì una porta davanti a lui e finalmente entrò nel Covo. Il rombo del fiume Pissai si fece subito sentire e divenne la colonna sonora della sua permanenza. Una donna, anch’ella con le vesti dei servi lo chiamò e gli diede indicazioni circa l’uso delle piscine termali, i luoghi  e le ore dove consumare i pasti e lo scortò sino alla sua cella. Arredata da un  letto, un mobile basso con la luce e un appendiabito. Poi gli fece firmare un modulo e si fece pagare una settimana di permanenza in anticipo. Che si fosse fermato li solo poche ore o sette giorni il prezzo era sempre lo stesso. Logan prese il denaro e pagò, poi chiusa la porta si gettò sul materasso. Il letto era duro come piaceva a lui e dalla bocca di lupo, aperta sulla parete opposta a dove si trovava, entrava un’aria tiepida e profumata. Non era poi così male come sembrava a prima vista.
Decise di uscire, farsi un bagno ristoratore e andare a mangiare. 
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 Una volta che si fu lavato e avvolto nella comoda veste che gli avevano dato, si diresse a mensa. Un ampio locale con  una serie di tavoli di legno, disposti a ferro di cavallo, su tre file. Al centro della stanza l’isola dove servirsi del cibo. Logan prese una abbondante porzione di zuppa di verdura, nella quale annegò una grossa fetta di pane scuro. Un boccale di birra accompagnò il pasto. I commensali si avvicendavano e lui cominciò a guardarsi intorno, giusto per dimostrare la sua presenza, al suo fantomatico contatto. Accanto a lui mangiarono dei mercanti che giungevano dai paese del mare. Chiassosi e allegri, s’informarono, come se fosse di famiglia, su chi fosse e quali erano le sue attività. Poi gli offrirono anche da bere. Logan rimase sul vago, anche perché non era abituato a quei modi espansivi e in più non sapeva bene cosa rispondere. Poi giunsero anche alcuni appartenenti alla Gilda dei Mercanti d’Idee e Logan preferì irrigidirsi e aguzzare le orecchie, nel caso riuscisse a carpire qualche discorso interessante. Purtroppo il pasto di quelli si svolse nel più assoluto silenzio e le uniche parole che riuscì a carpire furono i saluti di circostanza che si scambiarono.
Stava per andarsene quando davanti a lui si sedette un ometto segaligno e non fosse stato che non aveva occhiali tondi, sembrava molto a Van Der Meewe. L’uomo lo fissò negli occhi, poi allungò una mano piccola e ossuta, per ritrarla quasi subito. Si alzò e se ne andò, mescolandosi con la calca degli avventori. Sparì in un battito di ciglia. Logan rimase interdetto. Quella apparizione improvvisa e la successiva sparizione gli era sembrata una visione, un di gioco perfido della mente. Abbassò lo sguardo e vide un foglietto piegato. Lo prese e lo aprì, avido di sapere il contenuto.
“Sei seguito.” Diceva il foglio. “ Riparti domani all’alba e dirigiti al Rifugio del Kollut Manty. Cerca di Duncan  e buona fortuna a tutti e due.”
Logan fissò a lungo il foglio e lesse e rilesse più volte quelle parole. Poi, alzatosi da tavola e uscendo dalla sala, divenuta sempre più rumorosa, iniziò a guardarsi in giro e sottecchi, a cercare di inquadrare chi potesse essere sulle sue tracce. Faceva guizzare lo sguardo da una parte all’altra, guardando per un attimo tutte le persone che incrociava. Si era stampato un sorriso amichevole, per rendere la cosa meno imbarazzante possibile. Non poteva certo squadrare tutti e inquisire tutti con gli occhi.
“Continua a non piacermi questa faccenda. Troppo nebulosa e misteriosa. Poi chi è costui? O meglio chi era, visto che mi è apparso come una visione ed è sparito come in un lampo.”  Teneva la mano sinistra nella tasca e continuava a ciancicare nervosamente quel pezzo di carta, incapace di formula altre ipotesi, se non quella della malasorte che stava accompagnando quella missione. Fu preso anche dalla voglia di abbandonare tutto e di ritirarsi.
“Quasi, quasi faccio un giro per queste montagne e tra qualche giorno rientro e dirò a Van Der Meewe che non ho trovato nulla. Che i suoi, i loro sospetti sono infondati e che non esiste assolutamente quel disco, quel PC … Di quella trasmissione. Non esiste nulla. Restituisco tutta la mercanzia e mi dedico alle mie faccende. Al diavolo lui e i suoi misteri.”
Si recò nella sua stanza e si gettò vestito sul letto e a quel punto iniziò una lunga notte.

La finestra del tempo.12

Il Lusitano uscì dal cono d’ombra dell’imboccatura del Covo del Pissai e si diresse verso l’estrema balconata che circondava l’entrata della grotta. Osservò che il pomeriggio era si già lanciato verso le propaggini del crepuscolo. Ancora un’ora, o poco meno, di luce piena e poi tramonto e notte avrebbero riempito le restanti ore di quella giornata. Guardò giù, verso la forra e verso la “Zampa d’Orso”; antica cascata del Pissai. Oramai il corso del fiume sotterraneo era stato deviato e fluiva dalla montagna molto più in basso e a sinistra del suo punto di osservazione. Sulla Zampa notò un uomo che stava fissando un punto lontano, verso le Terre Alte e verso la piana di Bunker Hill. Da sotto la cappa che lo avvolgeva, il Lusitano estrasse un binocolo e mise a fuoco la figura. Anche l’uomo stava guardando attraverso le lenti e come aveva presupposto, il suo sguardo era fisso verso le terre dei Mistrali. Il Lusitano abbassò il binocolo e con la mano destra iniziò a lisciarsi i neri e curati baffi che gli incorniciavano il volto. Poi riprese il binocolo  e lo puntò verso la pista che sicuramente quell’uomo aveva percorso poco prima e si accorse di un’altra figura. Una donna che tentava di confondersi con la vegetazione a bordo pista. “L’uomo è seguito e spiato, dunque” pensò il Lusitano e a quel pensiero ebbe un ghigno soddisfatto. Tutto stava procedendo come il Giudice gli aveva preannunciato. Rifletté un momento se fosse giunto anche il compagno per l’uomo del binocolo e sorrise di contentezza. Era arrivato in mattinata e se la donna si fosse aggiunta alla compagnia, l’impresa poteva avere inizio. Questione di ore o forse di giorni, ma orami il più era fatto. Almeno per quel che lo riguardava. Schioccò la lingua un paio di volte e dal folto sottobosco uscì un pardo delle nevi, che in due balzi lo raggiunse. Prese a grattargli dietro le orecchie e l’animale iniziò a strofinare la grossa testa sulle sue gambe e mostrare i lunghi canini che adornavano le forti mascelle. Al Lusitano gorgogliò una risata in gola, poi con calma rientrò nel cono d’ombra e presa la lunga chiave che aveva appesa alla cinta, aprì la pesante porta di legno e acciaio, che introduceva nel Covo. Come Guardiano del Covo ora doveva solo attendere l’arrivo dei prossimi ospiti.
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Logan osservò bene, dalla posizione dov’era, tutta la morfologia delle Terre Alte e si soffermò parecchio su quella di Bunker Hill. Riuscì anche ad osservare e si soffermò a lungo sui prati dove era avvenuto l’ultimo scontro tra il gruppo di Corso e gli uomini di Friso il Norreno. Il  Grande Fiume scorreva tra rapide e cascate per comparire e scomparire, in base al capriccio della foresta. Logan, con sorpresa, nella sua ultima passata con il binocolo, si accorse di una costruzione nascosta a mala pena dagli ultimi alberi della foresta, proprio all’inizio dei prati delle Terre Alte. Accanto alla costruzione su di un pennone, una  bandiera, quella dei Mistrali, si agitava pigramente al soffio di un leggero vento. Croce dorata in campo rosso e ai vertici della stessa, quattro sfere, dorate anch’esse. Pensò ad un posto di frontiera avanzato, e si fece persuaso che i Mistrali avessero così dichiarato la loro sovranità su quelle terre. Comunque una loro forte ingerenza. Questo, Van Der Meewe, glielo aveva taciuto e poteva essere un problema. Quelle terre non erano più libere, ma controllate e i Mistrali avevano dimostrato sempre molto interesse ad espandersi. Forse erano riusciti ad assorbire i piccoli Clan che vivacchiavano da quelle parti, o forse li avevano confederati e ora dichiaravano a tutti la protezione per quelle terre. In un modo o nell’altro ora erano lì e ben difficilmente se ne sarebbero andati.
Logan pensò che durante la sua permanenza al Covo, avrebbe fato domande in proposito e sperò di trovare qualcuno che lo aiutasse in quella impresa balorda e difficile in cui si era infilato. Riprese il cammino, anche perché osservando il cielo, si accorse che il crepuscolo stava per arrivare e da lì a poco sarebbe scesa la notte. Affrettò il passo.
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Kayla, appostata dietro il tronco di un grosso malusu, osservava anch’ella con un binocolo, cosa stesse facendo Logan. Alzò lo sguardo al cielo e si accorse dell’incipienza del crepuscolo. Si stava innervosendo, vuoi come stava procedendo l’inseguimento, vuoi perché iniziava ad essere stanca e affamata. Ripassò ancora una volta gli ordini ricevuti e si innervosì ulteriormente. Se voleva avvicinare quell’uomo al Covo del Pissai, quell’uomo doveva sbrigarsi ad andarci.  Non sapeva per quanto tempo si sarebbe fermato o se il Covo era un luogo d’ appuntamento con un altro o altri. Sapeva solo che lei doveva sbrigarsi ad andarci, altrimenti le sarebbe rimasto poco tempo per incontrarlo e convincerlo ad accettare la sua compagnia per i giorni a venire. Finalmente Logan si mosse con passo svelto. Questa volta non si sarebbe più girato all’indietro e Kayla trasse un sospiro di sollievo. Le calde acque del Covo erano più vicine.
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Il Giudice si stava spazientendo anch’egli. Appoggiato al lungo bastone continuava a fissare ora Logan ora la ragazza nascosta dai tronchi al lato della pista. Arrivare al Covo con l buio, non era mai stato un problema, ma questa volta  voleva arrivare prima che la cena fosse messa in tavola. Aveva una fame lupina e nella borsa, le provviste per uno spuntino, erano terminate da ore.
“ Andiamo” Pensò “ Che avrai mai da guardare, ragazzo. Domani mattina con calma potrai osservare tutto con comodo.”  Pensò di avere commesso un errore, quello di affidare a Logan una missione di tale importanza. Sembrava che non avesse un minimo di spirito di iniziativa. Sempre lì, a controllare tutto e tutti, prima di muovere un passo. Sempre a cincischiare, a tentennare, valutare, ponderare. Che diamine. Ancora un ora o poco più e avrebbe avuto finalmente le risposte o parte di loro, che gli avrebbero aperto la mente. Sempre che ne avesse avuto la voglia, di aprirla, la mente.
Finalmente i due davanti a lui ripresero il cammino e questa volta molto più speditamente di prima.
L’ora della cena si stava avvicinando.

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