CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

La finestra del tempo.13

Il volto del Lusitano rimase impassibile, quando Logan alla porta del Covo, gli allungò i documenti. Neppure l’esibizione del distintivo, che lo qualificava come agente del Congresso Continentale, lo smosse. Anzi, con calma prese a lisciarsi i baffi, mentre soppesava la placca metallica. Il pardo delle nevi, appollaiato su di una scranno dietro di loro, sbadigliò annoiato e mostrò tutta la sua formidabile dentatura.
Logan pensò che se quello era una sorta di minaccia, per tutti quelli che volevano entrare nel Covo, era perfetta. Quell’animale dava un certo senso d’inquietudine, anche se dai suoi ricordi emerse l’immagine dell’incontro tra Corso e Vrek e come i pardi del vecchio fossero più interessati ad azzuffarli tra loro, che non agli ospiti che arrivavano. Ciò non toglieva che il grosso animale potesse scagliarsi su di loro e farli a pezzi.
Il Lusitano, alla fine rese i documenti a Logan.
         < Bene. Potete entrare. Seguite le indicazioni che vi verranno date dal servo che vi prenderà in custodia e osservatele scrupolosamente. Buona permanenza >.
Così dicendo fece scattare la serratura e la porta dolcemente ruotò su cardini ben oliati. Logan sorrise come ringraziamento ed entrò, senza perdere di vista il pardo, che al suo passaggio allungò il muso usmandolo ben bene. Logan non azzardò a carezzarlo.
Nel vasto atrio, subito dopo la porta, uno dei servi del Pissai, lì presenti, lo chiamò con un cenno e lo fece accomodare nell’ambiente degli spogliatoi. Prese il voluminoso zaino, dopo che Logan ebbe preso alcuni indumenti e gli chiese se fosse armato. Logan gli diede la pistola e il coltello, che aveva con se e che il servo rinchiuse in una armadietto, che chiuse a chiave. A Logan diede una piastrina rossa, legata ad un codone che si mise al collo. Poi si recò nello spogliatoio dove indossò una sorta di comoda e calda tunica, dopo di che si aprì una porta davanti a lui e finalmente entrò nel Covo. Il rombo del fiume Pissai si fece subito sentire e divenne la colonna sonora della sua permanenza. Una donna, anch’ella con le vesti dei servi lo chiamò e gli diede indicazioni circa l’uso delle piscine termali, i luoghi  e le ore dove consumare i pasti e lo scortò sino alla sua cella. Arredata da un  letto, un mobile basso con la luce e un appendiabito. Poi gli fece firmare un modulo e si fece pagare una settimana di permanenza in anticipo. Che si fosse fermato li solo poche ore o sette giorni il prezzo era sempre lo stesso. Logan prese il denaro e pagò, poi chiusa la porta si gettò sul materasso. Il letto era duro come piaceva a lui e dalla bocca di lupo, aperta sulla parete opposta a dove si trovava, entrava un’aria tiepida e profumata. Non era poi così male come sembrava a prima vista.
Decise di uscire, farsi un bagno ristoratore e andare a mangiare. 
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 Una volta che si fu lavato e avvolto nella comoda veste che gli avevano dato, si diresse a mensa. Un ampio locale con  una serie di tavoli di legno, disposti a ferro di cavallo, su tre file. Al centro della stanza l’isola dove servirsi del cibo. Logan prese una abbondante porzione di zuppa di verdura, nella quale annegò una grossa fetta di pane scuro. Un boccale di birra accompagnò il pasto. I commensali si avvicendavano e lui cominciò a guardarsi intorno, giusto per dimostrare la sua presenza, al suo fantomatico contatto. Accanto a lui mangiarono dei mercanti che giungevano dai paese del mare. Chiassosi e allegri, s’informarono, come se fosse di famiglia, su chi fosse e quali erano le sue attività. Poi gli offrirono anche da bere. Logan rimase sul vago, anche perché non era abituato a quei modi espansivi e in più non sapeva bene cosa rispondere. Poi giunsero anche alcuni appartenenti alla Gilda dei Mercanti d’Idee e Logan preferì irrigidirsi e aguzzare le orecchie, nel caso riuscisse a carpire qualche discorso interessante. Purtroppo il pasto di quelli si svolse nel più assoluto silenzio e le uniche parole che riuscì a carpire furono i saluti di circostanza che si scambiarono.
Stava per andarsene quando davanti a lui si sedette un ometto segaligno e non fosse stato che non aveva occhiali tondi, sembrava molto a Van Der Meewe. L’uomo lo fissò negli occhi, poi allungò una mano piccola e ossuta, per ritrarla quasi subito. Si alzò e se ne andò, mescolandosi con la calca degli avventori. Sparì in un battito di ciglia. Logan rimase interdetto. Quella apparizione improvvisa e la successiva sparizione gli era sembrata una visione, un di gioco perfido della mente. Abbassò lo sguardo e vide un foglietto piegato. Lo prese e lo aprì, avido di sapere il contenuto.
“Sei seguito.” Diceva il foglio. “ Riparti domani all’alba e dirigiti al Rifugio del Kollut Manty. Cerca di Duncan  e buona fortuna a tutti e due.”
Logan fissò a lungo il foglio e lesse e rilesse più volte quelle parole. Poi, alzatosi da tavola e uscendo dalla sala, divenuta sempre più rumorosa, iniziò a guardarsi in giro e sottecchi, a cercare di inquadrare chi potesse essere sulle sue tracce. Faceva guizzare lo sguardo da una parte all’altra, guardando per un attimo tutte le persone che incrociava. Si era stampato un sorriso amichevole, per rendere la cosa meno imbarazzante possibile. Non poteva certo squadrare tutti e inquisire tutti con gli occhi.
“Continua a non piacermi questa faccenda. Troppo nebulosa e misteriosa. Poi chi è costui? O meglio chi era, visto che mi è apparso come una visione ed è sparito come in un lampo.”  Teneva la mano sinistra nella tasca e continuava a ciancicare nervosamente quel pezzo di carta, incapace di formula altre ipotesi, se non quella della malasorte che stava accompagnando quella missione. Fu preso anche dalla voglia di abbandonare tutto e di ritirarsi.
“Quasi, quasi faccio un giro per queste montagne e tra qualche giorno rientro e dirò a Van Der Meewe che non ho trovato nulla. Che i suoi, i loro sospetti sono infondati e che non esiste assolutamente quel disco, quel PC … Di quella trasmissione. Non esiste nulla. Restituisco tutta la mercanzia e mi dedico alle mie faccende. Al diavolo lui e i suoi misteri.”
Si recò nella sua stanza e si gettò vestito sul letto e a quel punto iniziò una lunga notte.
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19 pensieri su “La finestra del tempo.13

  1. Che atmosfera di mistero in questo covo ….simpaticissimo il pardo delle nevi….

    • @ Mari 1953 = Luogo misterioso, ma rivelatore. Le sorprese non mancheranno..
      Il pardo? Se lo lasci tranquillo é … Un gattone con tanto di zanne e unghioni.
      🙂

  2. Dunque Logan non riesce a capire nulla di quello che gira intorno a lui. Chissà se la lunga notte gli porterà consiglio oppure altre disgrazie.
    Ottimo capitolo lento quanto basta, intrigante per suscitare la curiosità del lettore.

  3. A tratti sembra di vivere le cupe paranoie russe.
    Un altro capitolo di grande spessore.

  4. Era venuto per cercare adrenalina, e l’ha trovata. Non abbandonerà…

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