CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “agosto, 2014”

La finestra del tempo.25

Le versioni concordarono quasi tutte. Non c’era molto da aggiungere al fatto che il vecchio, da morto, lo avevano visto in molti, solo dopo essere stati richiamati dal trambusto e dalle voci dal cortile. Anche Logan e Duncan, che per primi avevano toccato e ispezionato il cadavere, seppure sommariamente, non aggiunsero nulla di nuovo a quanto era emerso dalle prime indagini. Occorreva attendere gli esiti dell’autopsia, Verso mezzogiorno il Siniscalco, che si era fermato al Rifugio, chiese da mangiare a Rolf. Nella sala oltre a lui c’erano, in un angolo Logan e Duncan che mangiavano svogliatamente un piatto di pane e formaggio, Amarilli che stava riordinando il bancone e Rolf che continuava a fare la spola tra la cucina e la sala. Un paio di pastori e taglialegna completavano il quadro. Ciascuno perso nei propri pensieri oppure a parlottare con brevi frasi. Sembravano tutti in attesa di un qualunque evento, che potesse spazzar via la cappa pesante che si era formata a seguito della notizia della morte del vecchio.

Il Siniscalco, finito il piatto di carne fredda, che Rolf gli aveva portato, rivolgendosi a Logan e al compagno disse.

         < E’ meglio che veniate con me >. Lo disse con calma, quasi fosse una successione logica a quanto era accaduto.

I due si alzarono e lo seguirono all’uscita. Il terzetto salì sull’auto del Siniscalco e si allontanarono verso la piccola stazione di Polizia persa tra gli alberi di Ubertushause. Quattro case abbarbicate contro ad un crinale e circondate dal mare di verde della foresta. Di fronte il grande fiume, ancora con il vestito di gagliardo torrente, spumeggiava di rapide e piccole cascate. Ampie radure verso la pianura completavano il paesaggio. Il posto di Polizia, una solida costruzione in pietra, rimaneva discosto dal resto delle case, per lo più abitate da contadini e pastori. Gli ambienti erano di una rustica severità e l’ufficio del Siniscalco si riduceva ad una scrivania vicino alla finestra. Sopra un vecchio PC e un telefono. Un armadio metallico e tre schedari appoggiati ad un parete formavano il resto dell’arredamento. Sulla parete in legno opposta a quella dell’armadio, una grande mappa della regione e segnate in vari colori, le piste e i sentieri del territorio e ben evidenziato il contorno del confine con i Mistrali. Spiccava in rosso l’area di Bunker Hil, con i bunker, i silos dei missili, i siti delle caserme. Segni sulla carta di luoghi che non esistevano più o quasi, che il tempo e la natura avevano cancellato o trasformato.

Logan guardò a lungo la carta, mentre Duncan prendeva accordi con il Siniscalco, per potersi mettere in contatto con il comando del Congresso e cercare il contatto anche con Darius, per renderlo partecipe degli ultimi sviluppi.

Logan  era a poche miglia dai luoghi che avevano visto  combattere i suoi antenati e i loro amici ed ora lui era ritornato per terminare quella missione. Sentiva però tutta l’incertezza che era insita in quello che stava per compiere. Quel presagio che lo aveva accompagnato, che lo aveva fatto accettare, non si era dissipato, anzi si era acuito. Qualcosa non andava per il verso giusto e la morte del vecchio suonava come un più forte trillo di quel campanello d’allarme che sentiva vibrare nella sua testa. Nel contempo voleva venirne a capo. Scoprire se e come quella sensazione fosse vera, era una sorta di imperativo categorico e si era convinto, o almeno lo stava facendo, che lo voleva in tutte le fibre del suo corpo e della sua mente. Non importava quale fosse stato il prezza da pagare. Si sentiva disposto a pagarlo e mentre pensava a tutto quello fu richiamato dalla voce di Duncan.

         < Logan … tra una mezz’ora arriverà il medico legale. Ha terminato l’autopsia e ci porterà il risultato. Ah … sono riuscito a contattare l’Ufficio del Congresso a Criseul. Per adesso dobbiamo collaborare col Siniscalco, fino a nuove disposizioni > . Poi abbassando il tono della voce.

         < Con Darius, invece, non sono riuscito a mettermi in comunicazione. Per ora. Proverò ancora più tardi, sperando di avere maggiore fortuna. Il cerchio tende a stringersi, su di te e di riflesso anche su di me e avere un laccio al collo … Mi da fastidio. Enormemente fastidio >.

Logan sorrise mestamente.

         < Lo immagino e mi scuso già fin d’ora se ti ho messo in questo guaio. Per ora non ci resta che aspettare il medico e sentire da lui cos’è che ha ammazzato il vecchio >.

Duncan alzò una mano.

         < Non devi scusarti con me. Se sei stato seguito, allora vuol dire che c’è una falla nel sistema. Bisognerà risolvere anche questo problema e … Ce la faremo. Per ora concentriamoci sulla morte del vecchio  vedrai, che sarà come le ciliegie. L’una tira l’altra. Credo proprio che sarà cruciale per noi, trovare chi lo ha ucciso. Perché è probabile che chi lo ha fatto è anche quello che vuole saperne di più riguardo quelle antenne >.

Logan, seduto su di una scomoda seggiola di legno, inarcò la schiena mettendo le mani dietro la testa.

         < Mi sembra una stupidaggine. Cercare di sapere una cosa e uccidere l’unico che sa. Uccidi la gallina dalle uova d’oro? >.

Duncan gli lanciò un occhiata piatta.

         < No. E’ vero. Non uccidi chi ti potrebbe dire dov’è l’oggetto del tuo desiderio. Lo fai però, se quello te lo ha indicato. Lo sai tu e nessun altro. Oppure uccidi perché non lo dica a nessun altro. Anche se non lo ha detto a te >.

Logan si mise in punta alla sedia.

             < Quindi il vecchio è stato ucciso perché ha parlato con noi. Chi l’ha ucciso non sapeva cosa ci aveva rivelato. Ha provato a farsi ripetere quanto e in ogni caso lo ha eliminato perché non potesse condurci a quelle antenne. Insomma quella conversazione è stata la sua condanna a morte >.

                 < Così parrebbe >. Concluse Duncan, mentre il Siniscalco rientrava nella stanza.

L’uomo si sedette alla scrivania; in mano una cartella, che con buona probabilità conteneva la documentazione del caso.

         < Il medico sarà qui a momenti. Gradite un caffè o preferite un infuso d’erbe alpine? >.

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La finestra del tempo.24

La notte scese in fretta e altrettanto in fretta salirono le voci nel salone e nessuno si accorse che mancava un persona. Come sparita improvvisamente dal paesaggio umano di quella stanza. Nessuno se ne accorse, perché troppo presi dal cibo e dalle bevande per prestare attenzione. Anche Logan e il compagno non ci fecero caso. Con i nasi immersi sui piatti fumanti e la testa a seguire le idee abbozzate in precedenza. Giusto per da loro un corpo passabile, tanto da poter affrontare ipotesi tali da avere qualche fondamento, da poter analizzare, smontare e ricomporre fino a renderle credibili.
Logan alla fine della cena rimase giusto per bere un bicchiere di amaro. Un liquido forte e nero come la pece. Poi lasciò il tavolo e andò a dormire, seguito dopo poco anche da Duncan, che ne aveva avuto abbastanza di quella giornata.
Una mattina livida e senza sole, accolse il risveglio di Logan. Ne fu contrariato, anche perché la mattina precedente sentire il corpo caldo di Kayla, accanto al suo e tutte le sorprese succedutesi in quei momenti, quella mattina non avevano il sapore di un ricorso, bensì di un risveglio come lo avrebbe voluto sempre. Invece si trovava solo, in una stanza estranea e lontano da casa sua. In compagnia di uno strano uomo. Senza delle idee valide, né tanto medo di uno straccio di prove un abbozzo di ipotesi. Solo le farneticazioni di un vecchio ubriacone e una serie di messaggi oscuri, datigli da personaggi avvolti nell’ombra. Gli ritornò la voglia di lasciar perdere. Di godersi una vacanza tra i boschi e poi, di tornarsene a casa. Pazienza se a mani vuote, ma almeno se ne tornava in un ambiente conosciuto, tra gente conosciuta e come mistero più grande: quello si trovare l’ennesimo ruba galline e se fortunato, ma dipendeva sempre dal punto di vista, forse un omicidio su cui indagare. Grama consolazione visto che l’ultimo era di tre anni prima e l’omicida si era costituito appena commesso il fatto. Tempo una giornata e la cosa fu messa nelle mani della giustizia. A lui era toccato il compito di sentire, pazientemente, la confessione di una donna esacerbata dal comportamento violento del marito che dopo l’ennesima violenza non era più riuscita a trattenersi e lo aveva ucciso. In tribunale passò la linea della legittima difesa e la donna fu liberata dopo qualche tempo. Caso chiuso. Lo fosse stato anche per quel caso. Invece era ancora tutto in alto mare. La sua attenzione, però, fu attratta dal vociare di molte persone. Vociare che proveniva dall’esterno del Rifugio. Si alzò dal letto e sbirciò fuori dalla finestra. C’erano parecchi uomini accanto al capanno e vide Rolf che con passi piccoli e goffi, correva all’interno del Rifugio. Vide anche Amarilli, che sbirciato l’interno del capanno, corse indietro e sembrava che premesse sulla sua bocca lo scialle che le avvolgeva le spalle. Gli sembrò che stesse piangendo. Poi Logan fu colpito dal dubbio. In quel capanno non si era addormentato il vecchio. Quindi era successo qualcosa di grave al vecchio. Si vestì rapidamente e prima di scendere le scale, bussò alla porta della camera di Duncan, che già sveglio gli rispose immediatamente.
         < Avanti … E’ aperto .. Ah, sei tu, che succede? >.
Logan con voce leggermente alterata gli disse.
         < Scendi subito. Dev’essere successo qualcosa di brutto al vecchio. Presto, ho una brutta sensazione >.
Duncan intanto si era infilato il giaccone e da sotto il cuscino estrasse una pistola, che fece sparire sotto l’ascella destra.
         < Andiamo … Via, via, veloce >. Chiuse la porta con violenza. Scesero i gradini quasi saltando e in men che non si dica erano fuori e qualche passo erano innanzi al capanno.
Il vecchio era riverso. Con le braccia spalancate e metà della faccia affondata nell’erba che spuntava appena fuori dall’entrata. Logan si accorse di un’evidente ematoma sul lato visibile del volto, indice di un pestaggio forse.
         < Via, via, lasciate passare. Sono un agente del Congresso Continentale. Fatevi da parte e state lontani. >. Duncan aveva estratto, come per magia, la tessera di riconoscimento e la stava mostrando in giro. I presenti fecero subito passi indietro.
Logan girò intorno al cadavere, perché orami per il vecchio non c’era più nulla da fare.
         < Qualcuno ha toccato qualcosa. Lo avete toccato, il vecchio? >.
Si fece avanti un uomo robusto, dell’apparente età di quaranta anni.
         < Mi chiamo Fredo Purgili. Sono un pastore. Sono uscito per andare al bagno e ho visto quell’uomo steso a terra. L’ho chiamato e dopo che ho pisciato là, vicino alle ortiche, gli sono andato vicino. L’ho chiamato ancora e poi gli ho toccato il polso. Ho visto che era immobile, allora ho chiamato Rolf. E’ venuto … L’ha chiamato anche lui e lo ha scosso. Niente. Allora abbiamo chiamato anche gli altri, ma Berto l’ha guardato e ha detto che era morto. Allora Rolf è andato in casa a chiamare il Siniscalco. Tra un po’ arriva lui e ci penserà lui e il dottore. Altro non so. Basta così oppure … >.
Duncan non lo aveva lasciato con lo sguardo neppure un momento, mentre quello parlava.
         < Va bene. Può bastare. Questa storia la racconti di nuovo al Siniscalco, va bene. Dunque per adesso non te ne puoi andare. Va bene! >.
L’altro annuì e si mise da parte, intanto Logan cercò quel tale Berto e si fece raccontare la storia. Interrogò anche gli altri presenti al ritrovamento, ma tutti diedero la medesima versione. Per ultimo fu ascoltato Rolf, le cui risposte non si discostarono di molto se on per piccoli insignificanti dettagli.
Intanto era arrivata la MountainTrack del Siniscalco  e insieme a lui qualche suo uomo e un tizio con un lungo spolverino addosso, due occhiali tondi dalla faccia larga e il naso camuso e dalle labbra carnose, di un rosa intenso. Scuro di carnagione e a tutti rivolse un sorriso così smagliante, che il contrasto con la pelle scura, quasi stonava, era il medico, che si chinò subito sul morto. Dopo un primo esame superficiale, chiese ad uno degli uomini del Siniscalco, di aiutare a girarlo. Guardò il volto e la sua ecchimosi. Gli girò da una parte all’altra la testa, poi delicatamente gli aprì gli occhi ed infine la bocca. Anzi per meglio guardare dentro la cavità prese una piccola pila e fece luce. Gli sollevò anche le labbra, poi trasse un lungo sospiro.
         <Allora dottore, che mi dice? >.
Una voce calma e un po’ strascinata spezzò il silenzio irreale di quel momento. Voce  che proveniva da un uomo alto e secco, dal viso lungo, con un bastoncino infilato a lato della bocca.
Era il Siniscalco che aveva atteso pazientemente che il medico terminasse l’esame.
Il dottore guardò  ancora una volta il morto.
         < E’ stato ucciso. Non c’è dubbio. Non so ancora con cosa, ma di certo non con un’arma da fuoco,  né un coltello. Neanche a mani nude. Dopo l’autopsia sarò preciso,  ma quest’uomo ho l’impressione che sia stato avvelenato. E’ morto questa notte, quindi … Ora sono le otto … Diciamo tra le dieci e mezzanotte, dato lo stato del rigor e quell’ecchimosi se l’è procurata sbattendo da qualche parte. Forse lo stipite del capanno. I vostri uomini faranno bene a dargli un’occhiata. Comunque fino a che non l’ho sul tavolo, non posso aggiungere altro. Prima me lo portate prima spero che abbiate risposte soddisfacenti e convincenti. Per me potete portarlo via adesso >.
Il Siniscalco si passò la mano sulla faccia, poi diede ordini agli uomini di fare tutti i rilievi, di fotografare e repertare tutto il possibile, poi con il suo aiutante iniziò a raccogliere le deposizioni dei presenti.

La finestra del tempo.23

Il vecchio iniziò a mangiare piano, boccone dopo boccone. Masticando lentamente, come se non avesse mangiata da chissà quale giorno. Ogni tanto scuoteva la testa, alzando gli occhi al cielo e poi, se lo si guardava negli occhi, lo sguardo si spegneva improvvisamente per poi riaccendersi. Sembrava che i pensieri nella sua testa rimbalzassero e si nascondessero nei meandri di un cervello ormai fuori controllo, per poi farsi più chiari, palesi e il vecchio tentasse di radunarli, dar loro vita e forma. Pensieri da poter tradurre in frasi con senso logico, uniti con il filo della coscienza di ciò che era la sua stessa vita. Iniziò a parlare, come se improvvisamente nel suo caos interiore, ci fosse stato un buco di serenità. L’occhio del ciclone, con la sua calma irreale, con l’assenza della violenza della natura.
         < Gli alberi parlano, sussurrano, fremono .. Che ne sapete voi. Io li ho sentiti e .. Parlano tra di loro, anche a distanza. Quelli che sono sulla costa di Belle Rive, parlano con quelli del Mont Froid e loro rispondono agli altri … Su a Punta d’Ouistan e da li ancora più in la, verso la pianura e le colline … Fino al mare. Loro si parlano e forse si rispondono, ma so che quelli di Belle Rive parlano … Non ogni giorno, però alla stessa ora e forse dicono quello che altri dicono loro di dire. Già … Si sono mai visti i larici in mezzo alle querce? … Oppure i larici … Due? … Tre? … Isolati in mezzo a un prato? Cosa ne sapete voi di quegli alberi. Io lo so … Li ho sentiti parlare.. Loro – Indicando il Rifugio  – Loro, mi credono pazzo, ma non è vero. Io lo so. Loro parlano … Gli alberi parlano … Io li ho sentiti >.
I due uomini si guardarono con aria interrogativa, poi Duncan prese la parola.
         < Loro non ti credono, ma noi ti crediamo. Dunque li hai sentiti parlare? … Allora esiste veramente la stazione radio in mezzo alla foresta … Lontana dalla zona di Bunker Hill? >.
Il vecchio lo guardò incupito.
         < Che centra Bunker Hill? Quella è una terra maledetta … E’ una terra piena di sangue e di dolore e poi … Non c’è nessuna radio. Mai stata … Solo gli alberi che parlano tra di loro. Solo alcuni però. Glia altri stanno zitti. O non sono capaci, oppure non hanno niente da dire, capisci? >.
Logan scosse la testa.
         < Certo … Certo abbiamo capito. Non devono essere molti i discorsi che fanno gli alberi. Piantati sempre nello stesso posto. Non vedono molto del mondo che c’è in torno. Solo il solito pezzo di foresta >.
Il vecchio annuì gravemente con la testa. Poi mangiò l’ultimo boccone e con la bocca ancora piena gli disse.
         < Fumi buono? >. E trangugiò l’ultimo bolo biascicato, poi si pulì la bocca con la manica della giacca e guardò speranzoso Logan.
Duncan lo prevenne, estraendo da una tasca un pacco di tabacco e delle cartine e con pazienza si mise a fargli una sigaretta. Il vecchio , accesala aspirò con voracità la prima tirata e espresse tutta la sua contentezza emettendo piano il fumo inalato e sul suo viso comparve una espressione di beatitudine.
<Certo che se ci fosse anche un goccetto … >.
Logan lo guardò severo.
         < Non ti sembra di averne avuto abbastanza per oggi? >.
Il vecchio tirando un’altra boccata, scosse le spalle e si concentrò sul’azione del fumare. Voleva essere lasciato in pace, in quel momento.
I due uomini lo lasciarono intento al suo rito e vollero scambiarsi le prime impressioni.
         < Antenne … Altro che alberi … Anzi antenne camuffate da alberi. Se non ci capiti sopra, come fai a capirne l’uso. Sistema ingegnoso. E’ vero che sono solo dei trasmettitori, però è possibile che , in una di esse ci sia una sorta di registratore. Bisognerebbe sapere quanto grande Sia il registratore e quanta memoria possieda >.
Logan iniziò a dondolarsi sui talloni.
         < Se quelle antenne sono lì da … Diciamo cento … Centocinquanta anni … Qualcuno deve far loro manutenzione. Devono essere alimentate … >.
         < Pannelli solari per l’alimentazione e … I Mistrali? Qualche Gilda molto interessata? I Mercanti di Idee? O qualche altra banda che ha preso il posto di quella del Norreno? Sono in molti a volere che quelle antenne funzionino. Forse qualcuno ne ha capito il valore e ancora oggi lo sfrutta a proprio vantaggio >.
Logan si gratto la testa.
         < Se è per questo anche il Congresso Continentale, ne trarrebbe dei vantaggi. Un agente sul campo che sappia dove puntare l’antenna della propria trasmittente, potrebbe fare il suo bel rapportino e da punta in punta, da albero all’altro ecco che la cosa arriverebbe in fretta alla Sede Centrale. Non trovi? Non mi stupirei che l’avessero usate anche durante la spedizione di Corso e del capitano Stubbing >.
< Tutto sta a farci dire dove sono quelle antenne .. O alberi, come li chiama il vecchio >.
Vecchio che aveva lasciato la panca dove aveva consumato il pasto ed ora si era gettato su dei sacchi abbandonati nel capanno vicino al Rifugio e stava dormendo della grossa.
Logan guardò il vecchio e poi Duncan.
         < Credo che per questa sera non riusciremo a cavare altro da quello. Vieni andiamo anche noi a mangiare e poi domattina continueremo la chiacchierata >.
Duncan annuì e seguì Logan che intanto era vicino alla porta del Rifugio. Sentiva un certo appetito e dai profumi che uscivano dalla porta, quella sera in tavola ci sarebbe stato stufato di cervo e patate. Non era male.
La conversazione del terzetto, non era sfuggita all’uomo dalle braccia tatuate con gli artigli d’aquila, che aveva seguito tutto al riparo di una lercia tenda, ad una delle finestre del Rifugio. La vecchia dal sorriso precario, ogni tanto gli toccava un braccio, ma lui la scansava. Non voleva essere disturbato. Poi si voltò verso il salone, che inizia a riempirsi di avventori. Fisso un punto tra la gente e fece un gesto con la testa, impercettibile. Qualcuno, che era già in attesa da parecchio tempo, lo colse e si alzò da suo posto. Si diresse verso il bancone, vedendo entrare nell’ambiente Logan e il compagno, poi come un’ombra uscì all’aperto. La seconda parte dell’interrogatorio stava per iniziare.

La finestra del tempo.22

Prima di uscire dal Rifugio si fecero dare delle provviste e Duncan estrasse dalle capaci tasche del suo giaccone, una cartina dei luoghi. Mentre s’incamminavano lungo il sentiero che li portava all’interno della foresta la consultarono e decisero di spingersi verso nord, per poi ripiegare a sud dopo circa un ora di marcia. Kayla li raggiunse ed insieme s’inoltrarono nel fitto degli alberi. La foresta aveva preso il proprio naturale posto e solo qualche ampio spazio, per lo più coltivato a prato, faceva capire che l’uomo non aveva del tutto abbandonato quei luoghi. Qualche piccolo fazzoletto di terra smossa indicava povere coltivazioni, per lo più patate, cipolle e cavoli, giusti per avere un minimo di verdura nell’inverno. Il resto degli approvvigionamenti arrivava con i MountaiTack e se il tempo, nei mesi più freddi lo consentiva, con gli AirTrasporter. Oltre al Rifugio il terzetto, consultando la mappa dei luoghi, si rese conto che c’erano una serie di costruzioni, case di pastori che non intendevano abbandonare gli armenti neppure d’inverno. Seguendo le indicazioni della mappa più a nord e spostato ad est si estendeva Bunker Hill, o per lo meno, ciò che ne restava. Le indicazioni dicevano che quello era un territorio interdetto e sottoposto a vincoli militari, sicuramente posti dai Mistrali. Non era certo quello il luogo per una ricerca, anche se a Logan sarebbe piaciuto dare un’occhiata ai luoghi che avevano visto combattere Corso, Darla e gli altri. Il tempo era poco e non occorreva abbandonarsi a ricordi e pellegrinaggi; ci sarebbero state altre occasioni, dopo il compimento della missione. Se ne fece una mezza promessa, in cuor suo. Il sentiero era pulito e in ordine e dalle evidenti tracce di passaggio di animali, doveva essere molto battuto. Gli alberi, quieti giganti, formavano una quinta verde che in certi punti pareva impenetrabile, poi improvvise, si aprivano radure coperte di cespugli di frutti selvatici. Ne approfittarono, tanto che Kayla s’impiastricciò la bocca di un blu scuro per una manciata di mirtilli, mangiata con troppa avidità. Ogni tanto incrociavano un ruscelletto dove potersi dissetare, non prima di aver controllato se ci fossero tracce evidenti di animali al pascolo.
Il giro durò tutta la giornata, ma della stazione radio o comunque di qualche indizio che facesse presupporre la sua esistenza, non ne trovarono. Duncan per avvalorare il fatto di essere un geologo, di tanto in tanto raccoglieva rocce e scavava un po’ nel terreno. Logan osservava i tronchi e dava i nomi alle piante che incontravano. Kayla, invece raccolse qualche erba , ma si dichiarò insoddisfatta per la loro qualità.
Era ormai pomeriggio inoltrato quando fecero ritorno al Rifugio e nel salone trovarono solo Rolf e qualche avventore. Si misero in un tavolo un po’ defilato e ricevute le consumazioni richieste, si misero a bere in silenzio. Tra i pochi avventori, un vecchio, male in arnese, stava parlando più per se che per gli altri. Il tono della voce passava dal sussurro ad un improvviso scoppio, ma le parole si perdevano nel suo continuo biascichio. Nessuno ci faceva caso, ma il vecchio, imperterrito, continuava nella sua solitaria concione.
Ogni tanto Rolf gli abbaiava di piantarla, che stava infastidendo i presenti, ma il vecchio incurante, continuava nel suo intellegibile monologo. Dai mozziconi di parole Logan riuscì a cogliere che stava parlando di alberi. Alberi che parlavano, sussurravano, ronzavano. Che lui li aveva visti e sapeva dov’erano e che tutto quello era male. Erano alberi che portavano sfortuna, ma lui avrebbe custodito il segreto.
Gli altri ogni tanto lo osservavano e tra grasse risate gli ribattevano, più che altro per canzonarlo e per dargli del vecchio pazzo. Uno poi si rivolse a Rolf e gli disse di dar da bere al vecchio.
         < Così si riempie ben bene  e ci fa divertire un po’ >.
Quelle parole suscitarono un altro coro di risate, ma il vecchio non se ne rese conto. Guardò il boccale di birra che Rolf gli porgeva e non lo lasciò neppure mettere sl tavolo, prendendolo e tracannando una lunga sorsata. Poi riprese il suo strampalato discorso. Le parole ora venivano più smozzicate e arruffate nella sua bocca. L’effetto alcoolico della birra cominciava a farsi sentire. Gli avventori iniziarono presto a lasciarlo perdere e qualcuno iniziò anche a lamentarsi.
         < Avanti Rolf … Che aspetti a cacciarlo … Disturba tutti quanti .. E’ solo un vecchio ubriacone … Che smaltisca la sbornia da un’altra parte … Lui e i suoi alberi parlanti … Lo potessero sbranare i lupi, così … >.
Logan drizzò le orecchie “Alberi parlanti?” si disse. Che ne poteva sapere il vecchio di alberi che parlavano. Forse non erano fantasie di una povera mente bruciata dalle troppe bevute e da una vita fin troppo miseranda. Gli alberi parlanti, che fossero delle antenne? Se così era allora la stazione esisteva davvero e il vecchio ubriacone poteva sapere l’ubicazione. Lanciò un’occhiata interlocutoria a Duncan, che la colse al volo.
         < Vieni, vecchio. Perché non usciamo a prendere una boccata d’aria. Ti farà bene e ti schiarirà le idee e in più … Lasci in pace questi … Gentiluomini, che stanno bevendo e conversando così amabilmente >.
         < Bravo Scoto … Fai bene a portarlo fuori … Prima che ci pensiamo noi a buttarlo nella fossa della risulta. Quello è l’unico posto per uno male in arnese come il vecchio >. Un grosso taglialegna nel dire ciò, mostrò i suoi muscoli gonfi e certamente lo avrebbe fatto se Duncan non si fosse alzato e avesse preso il vecchio sotto un’ascella. Logan non si fece pregare e afferratolo sotto l’altra, tutti e due riuscirono a trascinare il vecchio fuori dal locale.
Il vecchi prima si ribellò, perché voleva finire la birra, poi tentò goffamente di sottrarsi alla morsa dei due uomini ed infine cedette di schianto, sembrando come morto. Con una certa fatica uscirono e cercarono un posto dove farlo sedere, poi si guadarono in faccia e decisero che l’unico modo di avere delle informazioni era quello di farlo vomitare. Duncan storse la bocca.
< Maledizione … Guarda che mi tocca fare … Cavoli, ma puzza come una fogna a cielo aperto … Da quanto tempo è che non tocca un pezzo di sapone … Guarda qua … Si è anche pisciato addosso … Che puzzo infernale >.
Logan scosse la testa, poi afferrato il volto del vecchio gli strinse le mandibole e lo costrinse ad aprire la bocca e gli infilò due dita nella bocca.
 Il vecchio si ribellò, poi come preso da convulsioni, iniziò a vomitare tutto l’alcool che aveva in corpo. Logan fece a tempo ad evitare il fiotto. Attesero pazientemente tra odori mefitici, ma quella poteva essere l’occasione che stavano aspettando e cercando. Tra colpi di tosse e scaracchiamenti, finalmente il vecchio smise di dar di corpo.
         < Ho sete >. Disse.
Logan lo guardò in faccia. Il vecchio era cinereo e con i lineamenti stravolti dal gesto di liberazione.
< Niente alcool. Ti portiamo un caffè. Nero e forte >. Gli disse.
Poi rivolgendosi a  Duncan.
< Vedi di trovare anche qualcosa da mangiare … Intanto cercherò di lavarlo alla meno peggio >.
Lì vicino c’era una vasca colma d’acqua che serviva per abbeverare le bestie. Logan vincendo il ribrezzo gli tolse quei quattro stracci che il vecchio aveva indosso, poi lo prese di forza e lo gettò nella vasca. Il vecchio divenne rosso per la differenza di temperatura e poi si mise a sputare e inveire, insultandolo pesantemente. Logan a quel punto trovò un pezzo di sapone e iniziò a strofinare la pelle vizza. Gli avventori intanto erano usciti a godersi lo spettacolo e ridevano di gusto nel vedere il vecchio che si dibatteva per l’acqua fredda e il trattamento che Logan gli stava riservando. Amarilli uscì un attimo, rientrò e dopo poco riuscì con una coperta e un vecchio lenzuolo. Il vecchio intanto si era arreso e ora si faceva lavare suo malgrado. Quando Logan decise che aveva un aspetto più umano terminò con il sapone. Prese un secchio e iniziò a versargli addosso acqua pulita, che usciva dal tubo  di riempimento. Poi lo estrasse dalla vasca e lo avvolse con il lenzuolo che Amarilli gli aveva porto, quindi lo avvolse con la coperta. Duncan intanto aveva preso gli abiti del vecchio e li aveva gettati nella fossa di risulta. Qualche cimice indispettita prese il volo.
Amarilli porse al vecchi che tremava, nell’ultimo sole della giornata, una tazza di caffè e un pezzo di pane. Il vecchio la guardò con riconoscenza e si mise sbocconcellare il pane e sorseggiare il caffè.
Rolf uscì dal Rifugio tenendo in mano dei panni vecchi che era riuscito a trovare nel baule delle cose trovate e mai reclamate. Non erano tutte di misura, ma potevano andare per coprire quel corpo, consumato dal tempo.
Duncan si guardò intorno.
         < Bhè, allora. Lo spettacolo è finito. Andate che ci pensiamo noi … Grazie Rolf. Grazie a nome del vecchio … Su andate, andate … E’ finito tutto >.
Rolf guardò Duncan, poi il vecchio e grugnì scuotendo il capo, mentre Amarilli allungò al vecchio anche un pezzo di formaggio, poi rientrò insieme agli altri, con la differenza che i suoi occhi erano lucidi.
Logan aiutò il vecchio a vestirsi dei panni avuto da Rolf.
         < Allora? … Andiamo meglio? Passata la sbornia? Bene, adesso mangia con calma e poi … Parliamo un po’, eh? Ti va di parlare un poco … Io ti ascolto perché hai detto cose interessanti >.
Anche Duncan si avvicinò ai due e guardando il vecchio sorrise amichevolmente.
         < Certo . Parliamo, ma dopo. Adesso devi mangiare e bere tutto il caffè. Poi facciamo due parole, come dei vecchi amici >.
Solo in quel momento comparve Kayla.

Ricorrenze

Carissimi, non so se avete fatto caso alla pagina di Google di ieri. Ci ricordava che ieri era la “Notte di San Lorenzo”. La notte delle stelle cadenti. Molta poesia in quell’immagine. Alcuni si sono spinti oltre e hanno parlato di stelle piangenti. C’é sempre qualcuno che é più realista del re. Eppure c’é anche da consumare una lacrima vera in questi giorni. Quella per Robin Williams e l’improvvisa sua dipartita, che mi ha mosso un ricordo che credevo sepolto. Forse perché associato, correlato con un altro ben più presente nella mia vita. La nascita della Leonessa. Proprio in queste notti d’attesa, e nell’attesa della nascita guardavo “Good Morning Vietnam”. Del film ricordo ben poco se non che il personaggio, storicamente vero, svegliava la truppe U.S.A ogni mattino con un urlo straziante e da buon DJ si comportava come ogni buon dj di ogni latitudine.  Parlantina a macchina e ultimi successi. Ripeto, ricordo poco di quel film, anche perché l’orecchio era teso al telefono e ora a distanza di anni questa improvvisa morte, mi ha fatto pensare ad uno dei momenti più belli ed intensi della mia vita. La nascita di mia figlia e non credo che si debba o si possa spendere altre parole di fronte ad un fatto così grande. Non ci sono lemmi che possano chiarire la turbolenza sentimentale di quella notte. Rimane un ricordo che é somma di tutta la bellezza, il romanticismo provato in precedenza e i sentimenti provati in seguito non possono assurgere a quell’intensità.

La stranezza della nostra esistenza, il caso, il fato che mescola vita e morte mi hanno suscitato in ricordo così intenso, che proprio per quello pareva dissolto tanto era potente, con la realtà di una morte, ma in questo caso non potrò dimenticare facilmente l’uno senza che venga alla mente l’altra.

Complice un film guardato nell’attesa. Grazie Robin, inaspettato compagno.

La finestra del tempo.21

Scesero nel salone e Logan cedette il passo alla ragazza. Si accomodarono ad un tavolo, mentre Rolf portava loro la colazione. Logan diede uno sguardo all’intorno. Pochi avventori e tutti intenti a mangiare qualcosa. Di Duncan neppure l’ombra. Mangiarono anche loro in silenzio e Logan si accorse dell’appetito della ragazza, che in breve fece onore al piatto che Rolf le aveva messo davanti.
Guardò con faccia stupita Logan, che invece non sembrava avere molto appetito.
         < Non hai fame? Eppure dovresti averne, per come ti sei comportato qualche ora fa. Anch’io, nel mio piccolo, bhé mi sono data da fare >. Si mise a ridere e stendendosi sul tavolo strinse la mano a Logan, ammiccando.
Logan non sapeva più cosa pensare. Da una parte il vuoto riguardo le ultime ore; dall’altra sentirsi solleticato sul suo essere stato un maschio più che soddisfacente, lo inorgogliva. Eppure c’era qualcosa che non era perfettamente allineato. Dopo un incontro amoroso, normalmente sentiva che qualcosa gli rimaneva appiccicato addosso. Una sensazione che non sapeva spiegare a parole, ma che gli restituiva uno stato di benessere. Quella volta la sensazione di benessere non c’era. Quindi quel qualcosa non era mai successo, oppure le cose non erano andate per il verso giusto e ora lei lo voleva gratificare lo stesso. Malgrado tutto. Tentò di sorridere.
         < Mi sono appena svegliato e poi … L’arrivo della cameriera … Noi due … Nudi nel letto … Mhà … Non mi era mai capitato … Adesso mi riprendo, vedrai >.
Kayla, da dietro la tazza di una brodaglia, che Rolf sosteneva essere caffè, gli sorrise ancora una volta maliziosamente.
< Certo. Dev’essere così come hai detto >.
Logan a quel punto si fece forza e iniziò a mangiare, anzi a trangugiare la colazione e fu fortunato perché era ormai al termine del piatto quando Duncan fece la sua comparsa e si venne a sedere al tavolo con i due.
< Allora, Logan? Dormito bene? Sempre che tu abbia trovato il tempo per dormire, in questa notte >. Disse rivolgendo uno sguardo sornione prima a lui, poi alla ragazza.
Kayla intervenne.
         < Certo. Dopo abbiamo dormito benissimo >.
Duncan si mise a ridere, poi diede una manata sulla spalla a Logan e rivolgendosi a Rolf, chiese la colazione e ancora caffè per gli altri due commensali. Tra un boccone e l’altro riprese.
         < Io ho dormito benissimo. Mai stato meglio e tu piuttosto … Ti sei comportato da gentiluomo, spero >.
Rispose Kayla.
         < Certo. Un vero gentiluomo … Che sa soddisfare le esigenze di una donna >.
Duncan rise ancora, tanto che alcuni pezzetti di pane schizzarono dalla bocca finendo nel piatto ormai vuoto. Trangugiò una sorsata di caffè poi rivolgendosi ancora a Logan.
         < Allora … Facciamo le presentazioni, oppure, la vuoi tenere tutta per te avvolta nel mistero? >.
Logan parve scuotersi.
         < Hai ragione … Scusa , sono un cafone. Kayla … Lui è Duncan, un amico >.
La ragazza porse la mano.
         < Piacere e che ci fate in questo posto … Se non sono indiscreta >.
Duncan intervenne.
<  Siamo venuto per la Fiera … Poi ce ne andremo un po’ a zonzo  nella foresta. Siamo … geologi. Cioè io sono geologo, lui invece è … Un naturalista. E tu? >.
Rispose pronta.
         < Sono erborista. Già … Mi interesso di piante medicinali. Sono venuta per una prima raccolta e se ho fortuna farò degli acquisti. Certe piante si trovano solo in questa zona. Anzi … visto che andrete in giro da queste parti, spero non vi dispiaccia se mi unisco a voi. Non vorrei perdermi >. Concluse la frase con un risolino.
Duncan alzò le spalle.
         < Certo … Per oggi faremo un giretto qua attorno. Alla Fiera ci sono troppe persone e oggi è la giornata dei mercanti. So che non vogliono vedere girare facce sconosciute e poi … Che faccio? Mi metto a contrattare un bue o un paio di galline? >.
Così si accordarono per ritrovarsi da li ad un ora per un primo giro esplorativo nei dintorni.
Quando la ragazza se ne fu andata Duncan assunse un’aria meno spensierata.
         < Allora che è successo veramente? >. Disse con fare leggermente inquisitorio.
Logan lo fissò.
         < Veramente … Non lo so. Ricordo che ci siamo salutati … Sono entrato in camera e mi sono buttato sul letto e … Devo essermi addormentato. Poi mi sono svegliato, nudo e accanto a me c’era Kayla. Nuda anche lei che ha iniziato a tessere le mie lodi. Non so fino a che punto siano state vere … Ho un buco nero per le ore precedenti a questa >.
Duncan non disse niente per alcuni minuti, assorto com’era nei propri pensieri, poi riprese.
         < Adesso andiamo a fare un giretto con questa Kayla … Intanto avvertirò i miei contatti se sanno qualcosa in più di lei e dovrò avvertire anche Darius. Facciamo così … Teniamoci sulle generali … Spero che tu sappia qualcosa di botanica e di fauna. Giusto per non fare figuracce epiche. A me la geologia ha sempre interessato. Piuttosto fai parlare me se ti senti in difficoltà. Non facciamo sciocchezze almeno nei primi momenti e fino a quando non sappiamo con esattezza chi abbiamo davanti. Potrebbe essere chi ti ha seguito fino ad ora e per una serie di fortunate coincidenze è riuscita ad agganciarti. Non fartene un cruccio … Meglio conoscere il nemico e la sua faccia piuttosto che il contrario >.
Logan sbuffò. Quella situazione si complicava ogni momento di più e ora sentiva improvvisa un ansia, che non sapeva come gestire nel migliore dei modi. Gli si affacciò una domanda stupida, la cui risposta poteva risultare pericolosa. Il larice perde gli aghi, d’inverno?
Mentre uscivano dal Rifugio si mise a cercare nei ricordi scolastici.

La finestra del tempo.20

Kayla si era seduta in fondo al salone del Rifugio, ormai pieno di gente che beveva e mangiava. La festa per la Fiera era in pieno svolgimento. Era stata avvicinata da alcuni giovani: cacciatori, pastori e tagliaboschi, ma ai loro inviti aveva risposto in maniera inequivocabile. Non era li per festeggiare. La serata era al culmine e ad un certo punto, dalla sua posizione vide entrare Logan e Duncan. Occorreva solo stabilire come avvicinare i due e attaccare discorso. La ressa però era tanta che Logan e il compagno si accontentarono di un posto al bancone. Anche vicino a Kayla non c’era spazio e lei si trovò imbottigliata al suo posto. Vedeva i due uomini parlare fitto, ma con il baccano della sala non riusciva a capire nulla di ciò che si dicevano. Neppure ad interpretare il movimento labiale, poiché la distanza non lo permetteva. Rimase ad attendere l’occasione propizia.
Logan e il socio intanto discutevano sulle poche e contraddittorie informazioni che erano riusciti a raccogliere. La storia ormai era troppo vecchia per interessare ancora qualcuno . Solo un vecchio pastore disse loro che c’era da qualche parte nella foresta una specie di stazione radio, ormai in disuso e che nessuno frequentava, ma doveva essere completamente in rovina a quel punto. Quindi avevano solo vaghe notizie dal fondamento esile, frutto di ricordi sbiaditi. Nulla che potesse essere di valido aiuto. Poco dopo i due salirono ai piani superiori dove c’erano le stanze e ciò procurò un moto di stizza a Kayla. Non per questo si arrese, anzi riuscì a liberarsi dall’incomodo posto e si diresse, decisa, verso le scale. Nel tragitto scansò un paio di volenterosi pretendenti, però troppo brilli per continuare le goffe avances. Salì rapidamente i gradini e giunta al pianerottolo, riuscì a vedere Logan mentre s’infilava nella propria stanza. Si avvicinò alla porta e attese qualche momento, poi bussò discretamente. Avvicinò l’orecchio all’uscio, ma non sentì nessuna voce all’interno. Aprì lentamente e sbirciò all’interno. Disteso sul letto Logan stava dormendo; le troppe birre bevute avevano avuto ragione. Kayla entrò ugualmente nella stanza. Decisa  a non lasciarsi sfuggire l’occasione. Certamente non poteva svegliare l’uomo e sottoporgli delle domande. Pensò allora ad un’altra soluzione. Prese a spogliarlo e una volta denudato completamente lo mise sotto le coltri. Poi si denudò anch’ella e si sistemò al suo fianco, per poi addormentarsi aspettando il mattino.
Che giunse portando un cattivo regalo a Logan; un feroce mal di testa dopo sbronza e difficoltà a capire dove fosse. La sorpresa di avere accanto a se un donna e per di più nuda, sulle prime acuirono il senso di disorientamento, poi una serie di domande confuse si affollarono nella mente.
“ Questa chi è? Da dove salta fuori? Che ho combinato ieri sera? Io ero con Duncan, poi sono anzi siamo saliti per andare nelle nostre camere … Oppure …” pensò per dare un ordine al guazzabuglio che aveva in testa.
Si passò una mano in faccia e poi tra i capelli, ma servì a poco. La macchia buia nella memoria rimaneva.
Kayla si sveglio di colpo e sentito il calore emanato dal corpo di Logan ricordò tutto e si volto lentamente.
         < Buon giorno >. Disse con voce ancora impastata dal sonno < Ben risvegliato. Credevo che non volessi dormire più questa notte >.
Logan strizzò ancora una volta gli occhi. Non ci capiva più nulla, ma non per questo ritenne di essere ineducato.
         < Buon giorno … Non credo di ricordare il tuo nome, in questo momento >.
Kayla chiuse gli occhi e si stirò voluttuosamente apposta, così che il lenzuolo scese e mostrò due seni invidiabili.
         < Mi chiamo Kayla … Ieri sera però, non mi sembravi molto interessato al mio nome, eppure te l’avevo anche detto. Si vede che non presti attenzione ai nomi .. In certi momenti >.
Logan sentì di essere arrossito, ma si raschiò la gola giusto per darsi un tono.
         < Scusa … Kayla, ma temo di avere dei ricordi piuttosto confusi, riguardo ieri sera. Non ricordo dove e come ci siamo … Conosciuti, incontrati e poi … Anche il resto della notte … I nomi … Dannazione, la birra mi ucciderà una volta o l’altra >.
         < Di certo non ti sei dimenticato di altre cose. Credo che per te quelle siano molto, molto importanti >. Lo disse con un sorriso malizioso e girandosi verso di lui per mostrare meglio i seni nudi ai raggi del sole che entravano dalla finestra e riprese.
         < Se la birra ti fa quell’effetto … >. Non concluse la frase, ma lasciò sottintendere il resto.
Logan si lasciò andare sul materasso e iniziò a fissare il soffitto della stanza, poi voltatosi verso la ragazza disse.
         < Mi chiamo Logan … Vengo  … Sono … Del Clan delle Colline >. Abbozzò un sorriso, poi gi girò a fissare intensamente il soffitto, ancora una volta.
“ Cavolo … Adesso che le dico … Che faccio? Io questa qui non ricordo assolutamente di averla avvicinata, né di averla portata in camera.  Oppure … L’ho fatto e chissà cosa ho detto!?”
Calò il silenzio tra i due. Kayla sempre seduta con i seni in vista e Logan sdraiato, che si copriva le parti intime con il lenzuolo, forse un po’ troppo teso visto l’evidente gonfiore che si iniziava a vedere.
Kayla sentì di averlo in pugno, ora si trattava di scoprire se effettivamente quell’attesa era valsa a qualcosa. In questo caso decise che era meglio prima il piacere e poi il dovere e lentamente gli si avvicinò per baciarlo.
La porta si aprì di colpo e nella stanza entrò Amarilli, venuta a rigovernare la stanza.
Ci fu la solita confusione di corpi che tentavano di coprirsi come potevano e di scuse raffazzonate al momento.
Amarilli guardò i due ed assunse un aria maliziosa, stampandosi in faccia un sorriso che era tutto un programma. Mentre i due si vestivano velocemente non disdegnò di lanciare un’occhiata velenosa nei confronti della ragazza. Kayla colse il rapido sguardo e rispose con un altrettanto sguardo di sfida. Amarilli naturalmente lo colse, ma non per questo demorse, anzi rilanciò la sfida facendo gli occhi dolci a Logan e gonfiando il petto, giusto per far risaltare la scollatura, sempre generosa.
Logan invece sentiva addosso l’imbarazzo del momento, della foresta, del mondo intero e avrebbe avuto voglia di sprofondare. Farsi trovare in camera con una perfetta sconosciuta e con ricordi che non andavano al di là del terzo boccale di birra era semplicemente terribile.

Anda e rianda

Cari amici, credo che siate rimasti stupiti dal fatto che per una settimana, non mi sono presentato, almeno una volta, all’appuntamento con voi. Semplicemente perché ho trovato un buco in una struttura riabilitativa e per sei giorni mi sono sottoposto alle relative torture. Una in particolare mi ha lasciato di stucco e fatto andare in solluchero: l’elettro stimolazione. Confesso: ho avuto pensieri torbidi e assolutamente peccaminosi. Ora tornato à  la maison, riprendiamo il ciclo normale dell’esistenza. Fino all’appuntamento con il dentista e li, so già che sarà dura, durissima. Per oggi godiamoci questa giornata di primo autunno, anziché di agosto, date le nubi, la pioggia intermittente e altre amenità meteo.

Per chi può, buona domenica

La finestra del tempo.19

Nella piana sottostante il Rifugio si estendeva il complesso della fiera. Accanto a baracche e piccole baite in legno e pietra, c’erano grandi tende e improvvisati recinti, pieni di bestie di varie dimensioni. Per lo più animali da pascolo, ma alcuni allevatori erano riusciti ad addomesticare cervi e caprioli e mostravano con fierezza il risultato. Sembrava che i Clan e le Tribù che abitavano lungo la catena montagnosa si fossero dati appuntamento. Non solo loro, anche altri che provenivano da lontano. Costumi Scoti, si mescolavano a quelli dei vicini Mistrali e poi gente del Nord accanto a Slavi in un guazzabuglio di dialetti e lingue proprie. L’aria era pesante per gli odori delle varie cucine popolari, che proponevano le loro specialità, ma l’odore che più era predominante era quello della carne arrosto. Su grandi fuochi e tappeti di brace sfrigolavano quasi tutti i tagli disponibili di buoi, capre, pecore e capi di selvaggina. Dai pentoloni di spandeva l’aroma delle zuppe di verdura e avvicinandosi alle mescite improvvisate l’afrore forte di vino e birra entrava di prepotenza nelle narici. Il tutto con il contorno di giocolieri, imbonitori e sfaccendati. Guardie armate giravano costantemente per prevenire ogni possibile guaio.
Duncan entrò subito nel vivo del problema.
         < Così saresti Logan? Ho ricevuto il rapporto da parte di Van der Meewe. Certo che mi sarei aspettato non un agente al suo primo caso e non riesco a capire come mai abbiano mandato te. A proposito … non avresti dovuto arrivare oggi, ma tra qualche giorno. Cosa è successo?>.
Logan, pur guardandosi intorno, non perse neppure una parola del discorso, non certo di benvenuto.
         < Anch’io me lo sono chiesto il perché? Perché io e non un altro e soprattutto  quando sul campo c’era già un agente  con più esperienza. Credo che tu sappia già tutti i retroscena e da aggiungere non ho altro che non ho trovato nessuna nuova informazione. Le cose stanno al punto di partenza. In quanto alla mia presenza anticipata … Ieri sera sono stato avvicinato da un uomo dalla testa aguzza, magrissimo che mi ha dato un biglietto dicendomi di venire subito qui e di contattarti. Di più non so. Spero che tu abbia cercato e trovato informazioni migliori >.
         < No, Informazioni fresche non ne ho. Quindi sei stato avvicinato da un uomo dalla testa aguzza?! – Poi, come se parlasse tra se – Darius era al Covo … Quindi anche il Giudice era là – Si rivolse a Logan girando la testa di scatto – Con te non c’era nessun’altro? Non sei stato avvicinato da nessuno oltre a quell’uomo? Non ti sei accorto di essere stato seguito o comunque nessuno ha tentato di contattarti? >,
Logan scosse il capo in segno di diniego.
         < No nessuno e … Sinceramente gli ultimi giorni li ho passati sotto una pioggia fastidiosa. Soprattutto l’ultimo … Anche se ho avuto l’impressione di essere seguito. Forse stata solo immaginazione dovuta alla stanchezza e alla pioggia battente. Chissà >.
< Non credo. Dovevi essere seguito. Uno, anzi una dei nostri doveva essere sulle tue tracce. Aveva il compito di sorvegliarti da lontano, ma a quanto pare non era lei che ti seguiva. Quindi hai conosciuto Darius, anche se non sapevi chi fosse. Se si è presentato lui a darti il messaggio allora le cose sono più gravi di quello che sembrano. Dunque, mio giovane amico è meglio tenere occhi e orecchie spalancate. >.
Logan, incurante della folla, a quelle parole si era estraniato e lasciò vagare la mente. Ritornarono i pensieri che lo avevano accompagnato e a quelle domande se ne aggiunsero altre, cui non riuscì neppure ad abbozzare ipotesi di risposte. Sentiva montare l’inquietudine però e quel suo pittoresco compagno non l’aveva per niente smorzata Anzi le sue parole la rafforzavano.
Si fermò di scatto.
         < Perché ero seguito da un altro agente? Perché non abbiamo fatto il viaggio insieme? Cos’era .. una spia che doveva controllarmi? La fiducia in me è zero? >. Parole dette con tono piccato.
Duncan scosse il capo.
         < No. Non era quello il compito. Doveva viaggiare dietro di te per assicurarsi che tu non fossi seguito da una terza persona. Senti .. a quanto pare c’è una falla nel sistema. Questa missione sembrerebbe già compromessa. Non dico che tu ed io siamo bruciati ma … C’è una seria probabilità che se ne dovessimo mai venire a capo, ci dovremo difendere e subito per venirne fuori. Credo che tu lo sappia già. L’interesse è alto, altissimo e forse … Sotto c’è ancora dell’altro. Non so bene cosa, ma è da un po’ di tempo che ho questa sensazione >.
         < Un mistero nel mistero, intendi? >.
Duncan annuì.
         < Pressappoco così. Non è chiaro l’interesse che i grandi capi hanno per quei dati. Lo so … Sono dati che contengono un pericolo, ma … dalle notizie in mie possesso sulla vecchia Terra, di posti come Bunker Hill, non ce ne sono più. L’ultimo è stato completamente distrutto anni fa, dall’altra parte del grande Oceano e un altro è stato divorato alla grande foresta dell’Est. Andare la e rimettere in piedi tutta la faccenda non è cosa. Troppo dispendio di mezzi e soprattutto di uomini. Poi … Si dovrebbe fare … No, non mi pare il caso di sprecare ulteriori parole. Oggi quei dati non servono più a nessuno. Però … Però interessano e forse interessa sapere come sono stati trasmessi e a chi sono stati trasmessi >.
Intanto erano giunti al limitare della fiera. Intorno a loro solo recinti di bestie, tranquille al pascolo e pochi guardiani, intenti al loro lavoro.
Logan si fermò ad ammirare il paesaggio o così parve.
         < Quindi l’interesse non è tanto scoprire se i dati ci sono ancora. Piuttosto come sono stati trasmessi e a chi e forse … Se il sistema di trasmissione è ancora valido e funzionante. Se c’è tuttora chi lo usa e per conto di chi e che cosa trasmette di così interessante >.
Duncan sogghignò.
         < Sei preparato e sveglio, ragazzo. Non sei proprio un pivello, come ho creduto al principio. Ci sei arrivato anche tu. Già … Esiste questo sistema di trasmissione? Com’è fatto e chi lo gestisce e per conto di chi lo fa? Credo che questa sia la nostra vera missione e sicuramente ci sarà qualcuno che ce la vorrà impedire e forse ci sta già osservando >.
         < Già … Torniamo indietro e per il momento … Godiamoci la festa>.
Tornarono, ciascuno immerso nei propri pensieri e furono attratti dal suono lamentoso di un gruppo di cornamuse. Davanti al un nutrito numero di musicisti, accompagnati da tamburi e corni c’erano altrettanti numerosi ballerini che stavano dando vita ad uno spettacolo di danze tipiche. La coreografia durò quasi un’ora poi quasi tutti gli astanti presero parte alle danze. Il sole del pomeriggio invitava tutti ad accomodarsi ai tavoli, che intanto erano stati preparati per i banchetti delle varie etnie. Cibo e bevande presero a circolare abbastanza in fretta e Logan si ritrovò con Duncan seduto al tavolo di un gruppo di Scoti, Bretoni e Irlandesi, con in mano un boccale di birra e un piatto di carne arrostita con cavoli e patate. Tra risate, suoni e canzoni.

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