CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “ottobre, 2014”

La finestra del tempo.37

Lo dovevano sapere che quella stazione era lì già dai tempi di Bunker Hill. Anzi quando Bunker Hill era quello che era. Gli avevano raccontato i vecchi manutentori, che a loro volta lo avevano saputo da chi li aveva preceduti in quel lavoro, che la stazione fungeva da ripetitore automatico di tutto quello che veniva trasmesso dalla stazione madre del complesso. Una sorte di cassa di risonanza, anzi quella era una “ridondanza”, se volevano utilizzare il termine giusto.
Duncan provò a fermare quell’alluvione di parole.
< Ascolta, Bertu … secondo te … L’elaboratore non registra ciò che viene trasmesso? Non ha una memoria da cui scaricare i dati … Sai ci fosse un problema .. Un guasto nelle trasmissioni, più che nelle ricezioni … >.
Bertu scosse il capo.
< Assolutamente. Se c’è un guasto noi veniamo e ripariamo. Le trasmissioni non vanno perdute. Il sistema lancia un allarme a tutti quelli che stavano trasmettendo e invita a rilanciare dopo che il guasto è stato riparato. E’ fastidioso, ma è sicuro. Normalmente sono i computer che dialogano tra loro. Non riesco a spiegare bene la cosa, ma sicuramente avrete capito come funziona >.
Logan annuì.
         < Sei stato chiaro … Dunque non c’è la possibilità di registrare nessuna trasmissione. Solo la possibilità di ricominciare tutto da capo o comunque dal momento dell’interruzione stessa >.
         < Giusto … E’ così come hai detto >. Rispose d’istinto Bertu, soddisfatto che la sua spiegazione fosse stata compresa.
Logan a questo punto fissò intensamente Duncan.
         < Siamo punto e a capo >.
Duncan rilanciò lo sguardo.
         < Non proprio direi. Anzi adesso sappiamo che quella trasmissione non è qui tra questi monti. Che non troveremo mai la registrazione e che non esiste nessuna copia di quel programma. Almeno qui. Dobbiamo capire solo dove è stato mandato, attraverso l’etere. La cosa però diventa molto più complicata >.
Bertu a quelle parole si mise a ridacchiare.
         < Assolutamente. Non è complicato. Venite giù in centrale da me . Abbiamo le registrazioni di ogni trasmissione, in entrata ed in uscita di questa centrale . Diciamo … Degli ultimi … Cent’anni? Vi bastano? Adesso che ci hanno cambiato l’elaboratore … Abbiamo una bestia che in pochi minuti vi pesca tutte le trasmissioni che volete. Tutte quelle che sono transitate … Tutte … Anche il bollettino del bestiame della Fiera di Kalevaala >.
Paavo a quel nome gli si drizzò la schiena.
         < Ah … > Bofonchiò < Quella Fiera … Ci sono solo renne. Tanti ubriaconi e qualche femmina, appena appetibile … Il resto solo renne vi dico … Non ne vale la pena di andarci > E scosse il capo.
Duncan si fece serio.
         < Perfetto, Bertu .. Se ci puoi accompagnare verremo ben volentieri. Dobbiamo solo vedere una cosa .. Una questione di pochi minuti e … Credo proprio che ci potrà essere una bella ricompensa > Così dicendo mise una mano in tasca e trasse una borsa che scosse. Il tintinnio all’interno, fece scoprire la dentatura di Bertu e i suoi occhi s’illuminarono. Lo spavento precedente sarebbe stato ben ripagato, a quanto pareva.
         < Vi accompagnerò … Non ci sono problemi .. Anzi ho un furgone grande con sei posti, quindi ci starete comodissimi … Però, prima devo andare a fare il mio controllo e se è tutto regolare tempo una mezz’ora ce ne andiamo … Va bene? >.
Logan allargò le braccia e sorrise.
         < Perfetto. Attendiamo e intanto raccogliamo la nostra roba >.
Così, mentre il tecnico si calava nel sottosuolo gli altri smontarono il campo improvvisato, in cui avevano passato la notte e in capo a trenta minuti presero il sentiero che li avrebbe portati al furgone e da li verso il centro a Criseul.

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Kayla, che nel frattempo era riuscita ad arrivare su di loro, per un colpo di vera fortuna, perché aveva incrociato Bertu, proprio nel mentre che si stava preparando vicino al furgone. Lo aveva seguito da lontano, silenziosamente e quando vide gli uomini le venne un tuffo al cuore. Fortuna sfacciata, dopo tante ore passate quasi disperandosi.
Ascoltò tutti i discorsi, ma fu presa dal panico, quando seppe che sarebbero rientrati a Criseul utilizzando il furgone di Bertu. Con l’auto entro il mezzogiorno sarebbero arrivati e in capo a poco tempo avrebbero avute le informazioni che interessavano. Sicuramente non avrebbero atteso di partire il giorno dopo, ma avrebbero cercato un mezzo per allontanarsi e anche il più velocemente possibile. Doveva assolutamente sfruttare l’occasione insperata, per rimanere a contatto con loro.
Ripensò al furgone e ricordò che oltre la cabina di guida c’era anche un cassone coperto e pensò bene di nascondersi li. Torno quasi di corsa al mezzo e dopo una rapida ispezione del cassone, notò dei copertoni colorati. Servivano forse per qualche copertura o forse per segnalazione, poco le importava. Si nascose sotto quelli e sperò che a nessuno venisse in mente di guardaci sotto.
Dopo un certo tempo, sentì le voci degli uomini che si avvicinavano. La sponda posteriore del cassone fu ribaltata e Bertu gettò all’interno qualcosa, ma anche gli altri gettarono qualcosa e Kayla capì che erano gli zaini. Le armi però, erano rimaste nelle loro mani. Kayla non mosse un muscolo anzi non respirò nemmeno, per paura di essere scoperta. La sponda si chiuse e acceso il motore, il furgone partì sul sentiero sconnesso verso Criseul. Sospirò di sollievo e cominciò a pensare come sarebbe uscita dal cassone dopo l’arrivo al centro. Si mosse con circospezione, uscendo dal nascondiglio precario e alzò di poco il telone di copertura. Giusto per vedere un pezzo di strada. Raccolse il suo di zaino e lo mise vicino alla sponda. Si fece più audace e tirò all’interno della sponda il telone stesso, avvolgendone una parte, lasciando lo spazio per osservare e per poter uscire fuori il più velocemente possibile. Poi guardò di nuovo fuori; la strada si dipanava nei boschi e ad ogni curva Kayla sentiva che scendevano di quota. Il fondo non era così malmesso e gli scossoni meno forti del previsto e dunque non le rimase che attendere il momento propizio per saltare giù senza essere vista.
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La finestra del tempo.36

La foresta, sotto i raggi della luna aveva assunto un che di fiabesco. Kayla ricordò, mentre metteva un passo dopo l’altro, le vecchie storie che le avevano raccontato. Storie di animali fantastici e folletti, uomini e  piante magiche, tesori nascosti e principesse sempre in attesa del grande amore. Lei invece doveva cercare due uomini, che ce l’avevano a morte con lei, sicuramente. Trovarli e spiarli e sperare che la conducessero a mettere le mani su quel programma. Ad un certo punto il pensiero più pressante fu quello che se avesse fallito la prova le sarebbe stato precluso il rientro presso la banda del Norreno e la sua vita sarebbe stata per sempre in pericolo. Fino a che qualcuno non l’avesse trovata e uccisa. Si domandò a quanto potesse ammontare la taglia che le avrebbero posto in capo. Sicuramente un bel gruzzolo e per un momento, stranamente, si sentì orgogliosa di se. In fondo, se il suo valore fosse stato elevato, avrebbe dato del filo da torcere a tutti, prima di essere eliminata. Quello poteva essere un buon motivo per ricevere una sorta di grazia. Più killer eliminava, più la taglia saliva, ma salivano anche le probabilità di rientrare in seno alla banda. Forse non nel Primo Fuoco, ma avrebbero capito tutti che era meglio averla dalla propria parte e non come avversaria. Si rinfrancò a quel pensiero e il cammino le divenne più lieve. Quella consapevolezza la rese più sicura dei propri mezzi e più determinata a ritrovare i due uomini, seguirli e riuscire nel suo compito. Anzi la notizia che Duncan fosse morto per mano sua, era quello che considerava un valore aggiunto. Un ben pesante valore aggiunto. Mentre camminava con questi pensieri in testa, il cielo iniziò gradatamente a scolorire i freddi raggi della luna e da est le prime dita dell’aurora cominciarono a distendersi, colorando di viola sempre più chiaro il cielo e poi, mentre il tempo trascorreva assumere i colori aranciati dell’alba. Il sole fece finalmente capolino da dietro la quinta degli alberi e subito la foresta tutta avvertì un brivido di freddo. Era quello dell’ora più fredda del mattino, quando il sole non ha ancora la forza di scaldare tutti e tutto e il freddo della notte ha ancora il tempo per oziare ancora in po’; il giusto, prima di andarsene.

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Anche vicino alla stamberga, che si era rivelata tutt’altro, i quattro uomini iniziarono a svegliarsi. Stirarsi e iniziare a muoversi fu una pena. Con le giunture ancora cariche dell’umidità notturna, ciascuno si appartò per liberare la vescica e poi, riavviato il fuoco che avevano acceso per scaldarsi, attesero in silenzio che il pentolino , messo tra le tenui fiammelle, regalasse un po’ di calore liquido dispensando un liquido nerastro che qualcuno aveva chiamato pomposamente caffè.
Fu servito e lo sorbirono in silenzio, che però fu interrotto dal rumore di un motore, abbastanza vicino. Qualcuno si era fermato nelle vicinanze del luogo e sicuramente ora stava dirigendosi proprio lì. Rapidi si dispersero ognuno in direzioni differenti e Logan riuscì a gettare qualche manciata di terra sul fuoco, prima di lanciarsi a capofitto nel sottobosco. Dalle rispettive posizioni videro avvicinarsi un uomo, apparentemente giovane, infagottato da una tuta rossa, bordata di giallo e con un caso in testa. Sulle spalle uno zaino da cui spuntavano alcuni tubi, che potevano essere tali, ma potevano essere anche le canne di un fucile. L’uomo fischiettava ignaro del fatto che quattro paia di occhi lo stessero scrutando e i loro proprietari erano pronti a bazar fuori dai nascondigli. Tranquillo avanzava verso la stamberga, come se fosse quella la sua destinazione finale. Era arrivato a pochi passi quando Jirj saltò fuori dal suo nascondiglio dietro un basso muro di pietre.
         < Stoij  (Fermo) >. Il suo ordine fu una sorta di fucilata.
L’uomo si bloccò all’istante e spalancò gli occhi dalla sorpresa.
Ad aumentare la sorpresa e per mettere fine, fin da subito a possibili reazioni, Paavo, uscì dal suo nascondiglio, dietro un grosso tronco di abete, con il fucile spianato.
< Nosta kätesi (Alza le mani) >.
L’uomo ubbidì automaticamente. Non aveva capito le parole ma l’intonazione delle parole e le bocche dei fucili, non permettevano nessun dubbio.
Uscirono anche Logan e Duncan e fu Logan a smorzare un po’ la tensione.
         < Abbassate le armi. Calma. Non abbiamo intenzioni bellicose, quindi anche tu … Giù le mani. Tranquillo, non è nostra intenzione farti del male. Mi chiamo Logan sono un agente del … Congresso Continentale – Poi alzando il braccio destro verso Duncan – Lui è il Comandante Duncan … Bèh … Il comandante Duncan. Loro sono Jirj e Paavo e … Sono con noi. Tu invece? >.
L’uomo, ancora cinereo in volto abbassò lentamente le braccia e deglutì rumorosamente.
         < Mi chiamo Bertu dla Ruàa. Sono di Criseul e sono un tecnico e non sono armato … Non sparatemi. >.
         < E chi vuol farlo … Bertu .. Giusto!? > Disse Duncan fissando negli occhi l’uomo ancora spaventato e continuando il discorso.
         < Adesso che ci siamo presentati tutti quanti che ne dici di bere un caffè … Così ci facciamo due chiacchiere, tranquilli, da amici. O preferisci qualcosa di un po’ più forte che il caffè? Che ne dici di un goccio di graspa eh .. Massì un po’ di graspa, così ti aiuterà a superare lo spavento >.
Mentre parlava si era avvicinato agli zaini, senza però perdere di vista l’interlocutore e dopo aver frugato a tentoni, riuscì a tirar fuori una bottiglia di metallo.
         < Eccola qua. Oh guarda che è invecchiata nel legno per dieci anni. Roba buona, fine. Per intenditori e io non ho l’abitudine di dividerla con chiunque, però … Visto quanto è successo, per farmi perdonare, accetta quanto ti offro >. Così dicendo svitò il tappo che fungeva d bicchiere e versò una buona dose di liquore e lo porse a Bertu. Che non si fece ripetere l’invito e tracannò quasi d’un fiato il contenuto.
         < Grazie … Veramente buona >. Disse con un filo di voce.
Logan fece un gesto con il braccio ad invitare Bertu e gli altri ad accomodarsi su di un vecchio tronco, che sembrava messo apposta come panchina, a pochi passi dall’entrata della stamberga.
Ci si accomodò e dopo di lui, Bertu e Duncan presero posto. Jirj preferì appoggiarsi ad un sasso poco distante e Paavo, preso uno sgabello, che aveva visto nel locale della stamberga, si piazzo all’entrata della stessa.
Logan sorrise ancora una volta al giovane, per rincuorarlo e tranquillizzarlo, poi prese a fargli delle domande.
         < Allora … Tu sei un tecnico, non è così? Ti interessi della manutenzione … Della centrale che c’è di sotto > Così dicendo fece un cenno con la testa verso la casetta.
Bertu rimase un momento in silenzio poi prese a parlare come un fiume in piena.
Era uno dei tecnici, che facevano manutenzione. Ogni settimana lui o qualcuno della sua squadra, erano in otto in tutto, veniva a controllare che tutto fosse in ordine. Che i ponti radio funzionassero, che ci fossero i collegamenti. Insomma  che niente fosse in avaria e se nel caso  avesse trovato dei problemi, il suo compito era quello di risolverli. Nel limite delle sue competenze e capacità. Poi prese a fornire dei dettagli tecnici. Le notizie, di qualunque genere arrivavano sotto forma di segnali radio. Le antenne erano più su,  nel bosco ed erano state costruite in modo da somigliare ad alberi. Erano tre che ricevevano, ma anche trasmettevano. Quella  grande scatola di metallo, al centro della stanza non era nient’altro che il cuore pulsante della stazione. Era l’elaboratore che indirizzava le trasmissioni Però chi trasmettesse e cosa fossero quelle trasmissioni, lui non lo sapeva. Anzi era tenuto a non sapere. Non sapeva neppure chi lo pagasse a fine mese. Di certo quella stazione radio, come pure le altre,  sparse sulle montagne e poi quelle che c’erano in pianura, servivano a molti. Tribù come i Mistrali, i Teuti, Angli, Scoti e il Consiglio dei Clan del Nord, avevano tutti gli interessi a mantenere vivo il sistema e prima ancora di loro, le varie Leghe delle Gilde, i Direttori delle Corporazioni. Sicuramente era traffico commerciale, ma da quelle antenne passavano anche notizie politiche, riservate, forse segrete. Indicò poi la stazione più vicina a loro e costruita con analogo sistema. Una vecchia casa, nelle cui viscere si nascondeva una potente stazione radio. L’alimentazione proveniva da una centralina, anch’essa ben camuffata, vicina al grande fiume, che con le sue cascate forniva forza e potenza gratuitamente. Dove non c’era acqua si ricorreva al vento o al sole. Quelle ad energia solare erano stazioni più curate e sicuramente anche abitate. Però non era sicuro della notizia. Comunque lì nei dintorni c’erano solo quelle ad energia eolica e idroelettrica.
Quel discorso l’aveva fatto quasi tutto d’un fiato e quindi cominciò a smaniare, quasi un invito a bere. Duncan non si lasciò sfuggire la cosa e invitò Paavo a ravvivare il fuoco e preparare altro caffè, che lui avrebbe provveduto a correggere come si doveva. A Bertu s’illuminò la faccia, per all’allettante prospettiva. Logan prese anche un pacco di biscotti e iniziò a distribuirli. Con la bocca piena Bertu riattaccò a parlare. Raccontò vecchie storie e una in particolare fece aguzzare le orecchie ai due uomini.

La finestra del tempo.35

Kayla, in tutto quel tempo si era avvicinata al grande fiume. Aveva trovato una lanca riparata e aveva attrezzato un piccolo campo. Si era spogliata e gettata nelle fredde acque ed ora stava anche lei consumando la cena.
Aveva girato inutilmente tutto il giorno, passando ore con il naso all’insù, nella speranza di trovare una traccia un qualcosa simile ad un’antenna. Inutilmente. Aveva acceso anche un fuoco, piccolo, giusto e per scaldarsi qualche vivanda e il corpo dopo la nuotata nelle acque del fiume. La notte era salita velocemente e una luna piena stava prendendo forma nel cielo notturno. Una luna tale che permetteva persino di avere una discreta visione notturna. Decise di dormire qualche ora, per poi approfittare della notte per ritornare sui propri passi. Il fatto ci aver avuto tutto quel vantaggio, in termine di tempo, non l’aveva assolutamente aiutata.. Anzi si sentiva frustrata e insoddisfatta e quelle poche ore di sonno che si era concessa, non erano servite a molto. Aveva dormito un sonno agitato e ansioso, con frequenti risvegli e nell’ultimo aveva scorto due occhi gialli che la fissavano. Le braci del fuoco l’avrebbero protetta ancora per poco da spiacevoli incontri e dai rumori che provenivano dal fondo del bosco, le avevano dato l’impressione che qualche lupo fosse nei paraggi. Si vestì velocemente, indossando anche una maglietta , che aveva lavato, ancora umida. Controllò che la sua pistola fosse carica e imprecò contro Rungald, che non le aveva dato il suo fucile. Dopo l’uccisione del vecchio l’aveva scacciata in malo modo e lei si era ritrovata nella notte a correre il più veloce possibile. L’uomo dipinto la stava forse tradendo? Lo aveva già fatto? Con quei pensieri s’infilò nel folto del bosco e riprese a ritroso il percorso delle ore precedenti. Doveva ritornare verso Logan e Duncan, che sicuramente erano ormai sulle sue tracce. Sperando di riuscire a scoprirli e seguirli nelle loro ricerche. Dopo, avrebbe inventato qualcosa.

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Darius entrò nello studio del Giudice e scoprì L’uomo sdraiato su di un piccolo divano, che dormiva.
Gli si fece accanto e con brevi colpi con la mano riuscì a svegliarlo. Il Giudice aprì un occhio cisposo, fece una smorfia e si stirò. Poi seduto sul bordo del divano sbadigliò con vigore e si scompigliò i capelli.
         < Che ore sono? >.
         < Le sei. Ho qui i rapporti della notte e notizie, direi certe, su quella donna che ha inseguito Logan e di cui abbiamo perso le tracce dopo la morte del vecchio >.
Il Giudice grugnì il proprio assenso, poi dopo essersi strofinato gli occhi guardò Darius, porgendo la  muta domanda di dove fosse il primo caffè della giornata.
Darius, ormai da troppi anni insieme al Giudice, conosceva quasi tutti i vizi e le piccole grandi debolezze di quell’uomo e indicò la scrivania, sulla quale, in bella mostra, troneggiava una tazza fumante e dalla quale l’aroma del caffè si stava spandendo in tutta la stanza.
Il Giudice, prima di prendere la tazza, fece alcuni movimenti di stretching e si sentì chiaramente cantare le articolazioni, sottoposte nella notte alla scomodità del divano. Sulla faccia si dipinsero alcune smorfie, che si spianarono quasi subito dopo due o tre sorsate della nera bevanda. Fece cenno a Darius di passagli la cartella che aveva tra le mani. Diede una scorsa ai rapporti, che mise da parte, poi s’immerse totalmente nel rapporto riguardante Kayla.
Apparteneva alla banda rinascente di Frido il Norreno. Ormai di quella non era rimasto più nessuno, ma l’ossatura c’era tutta e completa. Aveva alle spalle una serie piuttosto nutrita di azioni malavitose. Aveva partecipato parecchie rapine,qualche omicidio il più importante era stato quello  di un rappresentate dell’Ansa Baltica ed era in attesa di entrare a far parte del Primo Fuoco della banda. Insomma voleva far parte dell’elite e riuscire a portare a casa quel maledetto programma l’avrebbe certamente fatta assumere una posizione di preminenza. Quella spia di Rungald le aveva persino tatuate le rune del primo fuoco sulla schiena. Una sorta di benvenuto prima del tempo. Adesso però doveva dimostrare tutto il suo vero valore, altrimenti non ci sarebbe stata un altra occasione. Anzi non ci sarebbe stato appello. I fallimenti, di qualunque genere, si pagavano con la morte, soprattutto in quelle occasioni e la sua testa ora cominciava a valere molto. Per tutti, buoni o cattivi, non importava.
         < Cattivo soggetto, dunque >. Fece il Giudice concludendo la lettura del dossier sul Kayla e rivolgendosi a Darius.
         < Pessimo e da quanto abbiamo saputo da Amarilli, Logan se l’è trovata anche nel suo letto. Cosa abbiano fatto non lo so, ma certo non conversazione sui massimi sistemi. Quindi non siamo sicuri che non sia trapelato nulla circa la sua vera missione >.
         < Dici che il letto abbia fatto parlare il nostro uomo? Non so perché, ma ti rispondo di no.   Non credo che con un po’ di sesso Logan abbia potuto cedere. Nella giornata sia la ragazza che i nostri due agenti sono rimasti tutto il tempo insieme. Se avesse saputo qualcosa di più, avrebbe trovato il sistema di sganciarsi da loro. No, l’impresa non è riuscita. Poi le cose … Béh, sono andate come sono andate >.
Darius scosse la testa.
         < Io non sarei così sicuro. Comunque è una minaccia che deve essere eliminata e per sempre aggiungo >.
Il Giudice sorrise di sottecchi.
         < Darius … Suvvia … Una donna. Che figura ci faremmo se cominciamo ad eliminare anche le donne. No, occorre prenderla viva. E’ sicuramente una importante fonte d’informazioni. Capiremmo meglio la nuova struttura della banda del Norreno. I legami politici ed economici che ha tessuto fin ora. Da morta non servirebbe a nulla, se non a quello che andrebbe a riscuote la sua taglia, nel caso di un fallimento della sua missione. Per noi …. Meglio viva >.
Darius storse la bocca.
          < Se lo dite voi >.
Il Giudice lo fissò.
         < C’è altro? >. Darius scosse il capo e si ritirò.

La finestra del tempo.34

Passarono il resto della giornata a battere la zona, distanziandosi l’un l’altro di qualche decina di metri, rimanendo ove fosse possibile, in vista o a tiro di voce.
Fu proprio la voce di Paavo, che interruppe il loro peregrinare, apparentemente senza scopo.
         < Venite verso di me. Ho trovato qualcosa di interessante >.
Si ricongiunsero in pochi minuti, davanti ad una catapecchia, dalla porta sfondata, dai muri e dal tetto in pietra; pareva un ricovero abbandonato, una sorta di covile provvisorio.
Entrarono con circospezione e la prima cosa che disse Logan fu.
         < Non toccate nulla. Anzi, occorre fare un po’ di luce >. Dalla bocca di lupo che fungeva da finestra non entrava che un fioco baluginio.
Jirj estrasse dallo zaino, che aveva posato a terra una grossa lampada e puntò il fascio prima all’intorno, giusto per rendere conto del locale e di ciò che poteva contenere poi puntò il  fascio di luce sul pavimento. Potevano esserci delle brutte sorprese.
L’interno era ben misero. Una sorta di mangiatoia appoggiata alla parte più lunga della stanza. Alle  pareti opposte due tavolacci. Dal soffitto pendevano pigre ragnatele, che si muovevano giusto per l’aria spostata dagli attuali occupanti. Regnava un senso di abbandono, di vecchio, di dimenticato anche dal tempo.
Logan alzò una mano, poi indicò a Jirj dove posare il fascio di luce. L’uomo lo fece scorrere per tutto il pavimento e mentre gli altri si abbassarono per vedere se in controluce si potesse scorgere un filo che potesse suggerire una trappola, Logan allungò una mano e sfiorò uno dei tavolacci, poi si guardò le dita. Dall’esame del pavimento non emerse nulla se non un sottile strato di polvere che si era alzato dopo la loro entrata, venendo a formare bizzarre  gibigianne quando incrociavano il fascio della torci.
Logan fissò le dita e poi il  pavimento.
         < Questo posto non vede la mano di un uomo, non so più  da quanto tempo,  ma il  pavimento … Questo no.  C’è stata  una visita e abbastanza recente. Guardate un po’ li >.
Indicò il pavimento su cui spiccavano dei segni sbiaditi di terra, che formavano dei segni simili a  impronte.
Chiese ancora la luce e iniziò a strofinare pizzichi  di terra presa da quelle che sembravano orme.
Li annusò e se li passò ancora tra i polpastrelli.
         < Da quando non piove? >. Chiese.
Duncan rifletté un attimo.
         < Saranno quattro, cinque giorni. E’ finito di piovere il giorno prima del tuo arrivo al Rifugio. Sì, credo proprio  quattro giorni >.
Anche gli altri due uomini annuirono.
         < Quattro giorni fa qualcuno è stato qui ed è  arrivato sino a questo punto del pavimento. Non ci sono altre tracce in giro >.
Così dicendo indicò un punto preciso dell’impiantito,  che risultava con più polvere e  coperto da segatura vecchia, terriccio e briciole di foglie.
Logan iniziò a pulire con delicatezza quel posto e alla fine rivelò il contorno quadrato di una botola. Passò delicatamente le dita lungo i bordi fino a trovare un incavatura. Estrasse il coltello dallo stivaletto e con circospezione infilò la lama dentro ad un impercettibile anello, forzò verso l’alto  e come per magia il coperchio della presunta botola si aprì per svelare un buco nero che portava verso il basso. Jirj non si fece pregare e illuminò il buco.  Una scala a pioli infissi  nel muro, portava all’interno di un piccolo pozzo. Pochi metri sotto terra. Logan rimise il coltello nel fodero e impugnata la pistola, iniziò il viaggio verso l’ignoto.  Pochi gradini e fu sul fondo, dall’alto Jirj lo illuminava, attento ad non abbacinarlo,  mentre Paavo puntava il fucile pronto a far fuoco. Logan iniziò a tastare il muro in cerca di un interruttore che trovò alla sua sinistra. Si udì il crepitio delle luci che si stavano accendendo. Il corridoio che gli si aprì davanti terminava dopo pochi passi con una repentina svolta a destra. Logan impugnò meglio la pistola e fece quei pochi passi. Il budello continuava ancora girando ad angolo retto ancora a destra e poi ancora a sinistra. Gli altri, tranne Paavo, che decise di rimanere di guardia alla porta della stamberga, s’infilarono nel pozzo e seguirono Logan. In capo a qualche minuto si ritrovarono in una grande stanza di fronte ad una fuga di scaffali, sui chi lampeggiavano le luci di una serie di ponti radio. Erano arrivati finalmente alla famosa stazione radio, di cui avevano sentito parlare dal vecchio Ciano. Non era quindi l’invenzione malata di un vecchio pazzo, bensì una solida realtà. Contro una parete dello stanzone, che giudicarono lungo una decina e più di metri, facevano bella mostra pezzi di ricambio, apparecchi di varie dimensioni e dall’uso misterioso e poi una grande mappa sulla parete stessa contribuiva all’arredo.
Duncan si guardò all’intorno.
         < La caccia sembra conclusa a questo punto. Ciano aveva ragione, nei sui sconclusionati discorsi esisteva un fondo di verità vera e questa è la dimostrazione – rivolto a Logan aggiunse – Anche tu ha dato dimostrazione che sei un ottimo inquisitore. Complimenti >.
Logan fece spallucce.
         < Piuttosto mi domando non tanto sul perché mai di tanti apparecchi e ponti radio tutti insieme e così ben tenuti. Piuttosto chi li mantiene così in efficienza … E per conto di chi, aggiungerei? >.
Jirj intanto fece un giro per lo stanzone e chiamò i due uomini.
         < Guardate la parete – Disse indicando un grande disegno appeso – Quello è lo schema dell’impianto. Questi presumo che siano gli apparecchi riceventi. Questa o questi le unità di smistamento e quelli i trasmettitori e … Queste sono le antenne >. Indicando tre tratti netti e precisi che erano lontani dallo schema generale e uniti a quello con tratti segmentati. Quasi ad indicare come i segnali transitavano all’interno di tutte le apparecchiature presenti.
Logan lo apostrofò.
         < Tu ne capisci qualcosa? >.
Jirj nicchiò.
         < Ne mastico abbastanza per saper a grandi linee com’è fatto questo sito, ma andare nello specifico, no. Non sono in grado. Posso spiegare a grandi linee, ma è facilmente intuibile guardando lo schema generale. Il resto … Bèh ci vorrebbe uno specialista o chi viene in questo luogo, credo per tenerlo in ordine, fare manutenzione … Perché non ci sono in giro apparecchi riceventi o mezzi per trasmettere. Sembra proprio una centrale di smistamento e nient’altro >.
Duncan si guardò ancora un attimo intorno.
< Andiamocene. Qui non possiamo fare assolutamente niente. Non abbiamo niente con noi che ci possa permettere una qualche forma di spionaggio. Ammesso che serva e non saprei neppure … >. Lasciò le parole in sospeso.
< Sì. E’ meglio andarsene. Prima o poi qualcuno verrà. Se sono passati quattro, cinque giorni dall’ultima visita credo che sia venuto il momento di un’altra >. Concluse Logan
Fecero il percorso all’indietro e usciti dal pozzo, Logan richiuse la botola e cosparse tutto di terra, tentando di rifare la copertura.
Paavo disse che non aveva visto né sentito nessuno. Decisero di ritirarsi sotto alcuni abeti poco distanti. Si sarebbero nascosti approfittando dei rami bassi e lì passare la notte.
Consumarono una veloce e frugale cena, poi avvolti nei sacchi a pelo , con le armi a fianco, uno dopo l’altro si addormentarono.

Intermezzo metereologico

Giusto per gradire e e per non essere da meno a nessuno … Il Paesello si sta lentamente allagando. Un po’ qua e un po’ là (non dalle mie parti però, tengo a precisare).

Se andiamo avanti così  abbiamo tutte i numeri per partecipare con forza e con un buon punteggio alla …

Coppa delle Inondazioni.

Si vince la citazione in qualche TG nazionale e se i danni sono di una certa entità, anche il pistolotto con faccia contrita di qualche politico di grido e la possibilità di una vaga promessa di un aiuto economico per fronteggiare i danni subiti.

Altrimenti una bella citazione nel bollettino ufficiale della Protezione Civile ci scappa sempre. Meglio di  nulla.

Nei dintorni c’é chi ha avuto parte dell’Ospedale allagato. Chi la stazione ferroviaria con la conseguente interruzione del traffico per la Liguria e in un colpo solo ha tagliato fuori da Genova: il Piemonte e la Lombardia.  Chi possiede i sottopassi della città allagati e la viabilità impazzita. Chi si é trovato anche un pezzo di soffitto nell’entrata princiale di un noto centro commerciale della zona ed é andata di lusso che non ci siano scappati feriti o peggio il morto.

In questo momento guardo fuori e c’é un sole … Giuro c’é il sole. Giuringiuretta, Parola di scout (Di quelli veri,con il cappellone, i pantaloni corti anche al 19 gennaio con -18. Non quelli tarocchi, che girano per vendere i biscotti).

Sapete … Quel sole pomeridiano d’ottobre, giallo come le foglie degli alberi, con la stessa nuance di rosso che scorgiamo tra i filari e macchia i pampini. Colore difficile da descrivere, ma se ci pensate bene, é di forte e potente potere evocativo. Che sa d’autunno, con tutta quella atmosfera carica di odori e umori stagionali.

Sarà solo un momentaneo squarcio, nel mare di nubi che pigramente scorre sulle nostre teste, però c’é e decisamente un po’ solleva gli animi. Porta un soffio di speranza, allontana la paura e il ricordo di quella maledetta notte di ottobre del 1992, quando sembrò che anche Dio si fosse dimenticato di aver creato Lui il mondo e lasciò che il diavolo si divertisse un po’ troppo con l’acqua.

Il sole se ne andato ed é aumentato il traffico davanti a casa. Avranno nuovamente chiuso il ponte e il pomeriggio pian piano se ne va.

Mi sa che sarà di nuovo una lunga notte.

La finestra del tempo.33

Logan e il compare, intanto, erano da parecchie ore all’inseguimento di Kayla. Se di inseguimento si poteva parlare. Si erano addentrati nella foresta, su di una pista che correva verso nord est, l’unica direzione che pareva essere la più probabile, nella speranza soprattutto, di trovare qualcuno che l’avesse incrociata. Erano ore che camminavano, ma non avevano trovato anima. Sembrava che la foresta stessa avesse provveduto ad inghiottire chiunque si fosse avventurato tra gli alberi. Anche la tracce di un passaggio di una mandria, di qualche uomo o solo di una persona sembravano essere state cancellate. Forse non era quella la pista più battuta, forse non avevano guardato con attenzione, comunque sul terreno non c’era nulla che facesse vedere il passaggio di qualcuno o qualcosa. Il sole oramai aveva raggiunto lo zenit, quando intravidero, da lontano avvicinarsi due uomini armati.
Logan indicò un tronco abbattuto ai lati della pista, un buon nascondiglio per nascondersi e attendere i due, che continuavano ad avanzare per nulla guardinghi, anzi sembravano interessati a trovare una qualsiasi forma umana, piuttosto che  essere pronti a nascondersi a loro volta. Dopo qualche minuti i due sconosciuti furono in vista dei due uomini e uno di loro alzò un braccio in segno di saluto. I fucili che avevano con loro, rimasero appesi dietro le spalle quasi fossero frivoli accessori.
Duncan li squadrò bene e si accorse che erano due uomini di Due Facce. Erano i Lupi, soldati della banda di quell’uomo di frontiera, cui Duncan era creditore di vari favori.
Il primo si avvicinò con calma, non facendo trasparire assolutamente segni di nervosismo, anzi il volto mostrava una certa contentezza nell’averli trovati.
         < Salve!  Siamo Jirj – Mettendosi la mano sul petto – E Paavo – Disse indicando il compagno – Due Facce ci ha mandato a cercarvi e … Siamo a vostra disposizione. Il capo ci ha detto che dobbiamo farvi da scorta o qualunque cosa di cui avrete bisogno nei prossimi giorni o fino a che vi serviamo >.
Logan uscì dal nascondiglio dietro al tronco abbattuto. Teneva in mano il fucile, il volto concentrato e il dito vicino al grilletto dell’arma. Duncan ricambiò il saluto e fece un movimento con la mano ad indicare che anche Logan poteva rilassarsi.
         < Bene. Così Due Facce ha pensato a noi. Allora … Ditemi … Avete trovato qualcuno, incrociato qualcuno … Parlato con qualcuno? >.
Paavo, un biondino dal fisico segaligno, si fece avanti.
         < A dir la verità su queste piste oramai non c’è quasi più nessuno. Dopo che sono finiti i festeggiamenti per la Fiera d’Inizio Estate la maggior parte se ne sono già andati. Abbiamo incontrato solo qualche pastore ritardatario, più interessati agli armenti che ad altro e una pattuglia di Mistrali. Ieri nel pomeriggio. Erano usciti da Bunker Hill e si sono diretti verso il Covo, a sud ovest. Noi eravamo abbastanza distanti, ma abbiamo visto la direzione che hanno preso. Poi … Un momento … Mi ricordo che dopo che si sono allontanati , mi è sembrato di scorgere qualcosa nel bosco. Poco distante dalla pattuglia. Un ombra, che si è diretta dalla parte opposta. Non ho capito se fosse uomo o animale. Li il fitto degli alberi, tra sottobosco e rami mi ha impedito di capire. Comunque l’ho perso quasi subito. Ripeto ho avuto l’impressione che fosse un ombra … Non so >.
Logan, che aveva seguito con attenzione le parole dell’uomo, raccolse senza scopo no stelo d’erba e iniziò a succhiarlo, poi quasi ispirato si rivolse al gruppo.
         < Voi … Voi siete venuti da quella direzione – Disse indicando un punto a nord est – Siete venuti costeggiando le terre di Bunker Hill. Giusto. Dietro la pattuglia dei Mistrali, quindi … Mentre loro si sono portati verso sud ovest … Diciamo verso il Covo del Pissai … L’ombra è andata dalla parte opposta e quindi … Quindi verso di voi e di noi >.
Duncan lo guardò scettico.
         < Sono passate almeno diciotto, venti ore più o meno – E rivolse lo sguardo ai due che assentirono – Comunque una notte è trascorsa. Quando avete incrociato la pattuglia? >.
Fu Jirj a parlare per i due.
         < Era pomeriggio … Diciamo verso le quattro … Si, quell’ora. Se cercavano un posto per accamparsi non poteva essere più tardi. E’ vero che fa buio tardi di questa stagione. E’ vero che la giornata era bella, almeno in zona, ma di sicuro dovevano trovare un posto per accamparsi >.
Duncan alzò la manica del giaccone e guardò l’ora.
         < Sono le quattordici, adesso . Quindi quell’incontro è avvenuto da circa venti ore. In un tale lasso di tempo se ne può fare di strada. Credo che la tua ombra – Rivolgendosi a Logan – Ci sia davanti. O forse è andata a nord, oppure è tornata indietro o chissà dove accidenti si è diretta. Sempre che quell’ombra sia la persona che cerchiamo e non un animale della foresta >.
Logan si sedette sul tronco e appoggiò il fucile vicino a lui. Si era improvvisamente scorato, sentiva che ancora una volta tutta la negatività di quella missione aveva ripeso il posto che secondo lui le spettava. La governava, attraverso tutti i suoi dubbi attraverso la morte del vecchio Ciano e il palpabile menefreghismo del Siniscalco. Li aveva aiutati, ma per sbarazzarsene in fretta, quasi non li volesse tra i piedi, quasi che la loro presenza fosse motivo di lavoro. Lavoro, indagini che lui non ci teneva affatto a fare. Adesso c’era pure il problema di Kayla e del suo o dei suoi misteriosi complici.
         < Allora cosa suggerisci? Tu ed io andiamo verso sud e loro due verso nord? Facciamo al contrario? Oppure andiamo così … Alla cazzo e speriamo in una botta di culo. Potemmo andare anche in riva la fiume. Ci sediamo li buoni e bravi, aspettando che la corrente ci porti qualche cadavere. Oppure torniamo indietro. Diciamo che abbiamo perso le tracce, che …. È caduta in un burrone … Che se la sono divorata i lupi … Che è sparita, catturata dai Mistrali. Morta dopo un combattimento contro di loro … Maledizione – gridò forte – Non so cosa fare, ecco quel che so. Non so cosa fare a questo punto >.
I tre lo fissarono sbigottiti. Soprattutto Duncan, che mai si era immaginato che Logan potesse esplodere in quella maniera. Passarono alcuni minuti senza che nessuno osasse guardare in faccia l’altro. Duncan poi, si raschiò la gola e disse.
         < A questo punto io comincerei a cercare quelle maledette antenne. Chi di voi due – Rivolgendosi ai due nuovi venuti – Ha una radio? Possibilmente con un rilevatore >.
Paavo alzò timidamente una mano.
         < Io. L’ultimo modello della RTD18SM. Bel gioiellino. Onde corte ed ultracorte. Rilevatore di segnale. Criptomode incorporato. GPS e altre amenità >.
Duncan guardò prima Paavo, quindi Jirj e poi Logan.
         < Si continua la caccia, ma … Si cambia bersaglio >.

La finestra del tempo.32

A scuoterla da quei pensieri ci fu netto un vociare e un rumoroso scalpiccio. Un rumori di rami spezzati e di pietre smosse, poi voci, molte, che si rincorrevano.
Si guardò attorno e si gettò a capo fitto nella macchia del sottobosco. Trovò un leggero avvallamento e ci si sdraiò dentro, tentando di penetrare la terra e di confondersi con essa. Sperava che la tuta mimetica che indossava facesse il suo lavoro e bene. Le voci intanto si avvicinavano e lei aguzzò l’udito. Non sembravano persone in cerca di qualcosa o qualcuno. Piuttosto gente in marcia. Si concentrò sulle voci. Erano Mistrali. Forse una pattuglia in perlustrazione. Trattenne il respiro quando si rese conto che si erano fermati a poche decine di metri dal suo nascondiglio. Si concentrò ancora di più. Parlavano di cercare un buon posto per organizzare il campo per la notte e c’era divergenza di opinione. Un gruppo voleva raggiungere una baita poco distante, un altro invece voleva raggiungere un torrentello poco distante da li. C’era una radura e la possibilità di avere anche una grande pozza d’acqua. Un bagno avrebbe fatto comodo a tutti quanti. Kayla pensò subito al torrente. Era a circa un chilometro da lì nella stesa direzione da cui era venuta. Aveva percorso gli ultimi chilometri sulla pista. Attenta a camminare sui tratti più duri del percorso, dov’era poco probabile lasciare impronte. Solo da qualche minuto aveva seguito una labile traccia che portava nel sottobosco. Respirò sempre più lentamente. Poi le voci sembrarono diventar un alterco, ma si udì un’altra voce, molto più autorevole delle prime, forse il comandante che si era attardato o altro. Immediatamente il resto del coro azzittì. La voce autorevole diede una serie di ordini e poco dopo Kayla udì i passi del gruppo allontanarsi nella direzione che aveva preso lei in precedenza. Se ne andavano dalla parte opposta alla sua. Rimase sdraiata ancora per alcuni minuti, poi lentamente si alzò e diede un’occhiata all’intorno. Non c’era nessuno e ascoltando i richiami degli uccelli, si rese conto di essere rimasta sola. Con passo lento e circospetto prima e svelto poco dopo, si allontanò dal suo nascondiglio. Ogni tanto di voltava indietro per accertarsi di non essere seguita, poi puntò dritta e decisa verso la pista, per abbandonarla, fatti poche centinaia di metri, sulla sua destra imbucando uno stretto sentiero che si perdeva tra gli abeti. Peste di animali selvatici stavano ad indicare un percorso sicuro e utilizzato da parecchio tempo. Le voci alle sue spalle, intanto, non si udivano più.

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Rungald, l’uomo con gli artigli d’aquila tatuati sulle braccia e la sua compagna dal sorriso disfatto, erano seduti in una bettola di Houstain. L’uomo stava parlottando con un certo Wilmer, un tempo appartenente al Clan dai Valsi; ora dopo la sua cacciata, disponibile a tutte le bandiere. L’importante che pagassero.
Rungald stava dicendo.
         < Ho perso i contatti con Kayla. Adesso non so dove sia. Probabilmente è nella foresta e sicuramente inseguita da Logan e Duncan.  Quella ragazza mi farà impazzire. Le avevo detto di far cantare il vecchio. Solo quello e non anche di farlo fuori. Lei no … Lo va ad ammazzare. Adesso oltre a quei due sicuramente avrà alle calcagna anche gli uomini del Siniscalco. Maledizione >.
Wilmer sorseggiò la sua birra.
         < Non credo che il Siniscalco si dia troppa pena per inseguirla.  E’ già tanto che sappia com’è morto il vecchio Ciano. Lascia perdere quel mambruco.  Non ci darà troppa noia. Piuttosto di quei due bisogna preoccuparsi Sei sicuro che si siano già mossi all’inseguimento della ragazza? >.
Il Pittore dei Corpi arricciò il naso.
         < Forse da questa mattina e se così è Kayla ha una giornata di vantaggio. Potrà sembrare molto, ma se imbucano la pista giusta quei due … >.
Wilmer si grattò una guancia a la barba ispida che incorniciava il suo volto.
         < Al Rifugio e nella zona, non ho nessuno di cui possa fidarmi. Qui invece ho gli uomini giusti. Non fanno storie e non chiedono nulla se non buon denaro. Ne hai? >.
Rungald estrasse una borsa da una delle tasche del giaccone e la mise sul tavolo.  Sembrò che non avesse avuto il tempo di toccare la superficie, che la mano di Wilmer l’aveva già riposta in una delle sue tasche.
         < Spero che basti, altrimenti .. Ritornerò a prendere il resto >.
Ingurgitò il resto del boccale e se ne andò.
L’altro uomo rimase a fissare il suo di boccale e di quando in quando alzava lo sguardo per dare un’occhiata alla vecchia che dormiva placida dall’altra parte del tavolo, con la testa appoggiata alla parete.
Quest’occupazione lo aveva preso così tanto che non si accorse che l’uomo che dormiva al tavolo vicino al suo, si era alzato pochissimo dopo che Wilmer se ne era andato.
Era Tomo, uno dei Lupi di Due Facce, che fingendo di dormire aveva sentito tutto e ora correva dal capo a riferire.
Wilmer e i suoi soci, non sarebbero stati soli e in ogni caso difficilmente sarebbero riusciti a riscuotere altre provvigioni. Due Facce non era il tipo da lasciare in giro testimoni e aveva un grosso debito di riconoscenza con Duncan.

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