CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “novembre, 2014”

La finestra del tempo.43

Il rapporto da farsi a Van Der Meewe prese buona parte della giornata e Logan si sentì ancora più a disagio. Molto di più di quanto era iniziata la sua avventura. I giorni passati e le traversie vissute, l’essere seguito e da preda diventare cacciatore. La morte del vecchio Ciano, uomo che aveva visto molto e capito altrettanto, ma che non aveva mai avuto l’intenzione di mettere a frutto la sua scoperta. Forse non era mai riuscito a collegare le cose, ma se lo avesse fatto, nella sua testa ormai piena di vento, di cose e persone non rimaneva che in gran rimescolio. Loro stessi con difficoltà erano riusciti, innanzitutto a credere alle sue parole e poi a dare un riscontro reale ad esse. L’insistenza di Van Der Meewe sui più minimi particolari, il ritornare a farsi ripetere episodi, anche i più insignificanti a Logan instillava, più che in Duncan, quel senso di disagio e lo acuiva sempre di più. Da indagatore si trovava ora ad essere indagato e non capiva il perché di quell’accanimento. O almeno a lui pareva. Duncan rimase più distaccato, all’apparenza. Rispondeva, mantenendo se sempre la stessa linea nelle risposte. Non aggiungeva né toglieva nulla a quanto aveva detto di un episodio, anche quando veniva richiamato in un successivo momento. Fecero parecchie pause, durante le quali Vitalianus usciva con gli appunti presi e al suo ritorno, confabulava con Van Der Meewe.
Logan ad un certo punto esplose.
         < Non capisco quest’accanimento contro di noi. Sembra quasi che ciò che vi abbiamo detto fino a questo punto, non sia servito a nulla. Ci fate e rifate le stesse domande. Credete così di farci cadere in contraddizione? Pensate che via abbiamo mentito? Che nascondiamo qualcosa o qualcuno? Credete che questa caccia sia diventata la nostra caccia? Quando sono partito ho espresso dubbi e perplessità. Ho accettato per dovere e anche un po’ per curiosità, ma soprattutto per dovere. Aprire una finestra sul tempo e guardarvi dentro e fuori, mi ha solo persuaso che tutto ciò che ho fatto non è servito a niente. Ho corso e rincorso dei fantasmi; ho alimentato solo una sensazione di paura, che voi conoscete bene e che nutrite altrettanto bene. La paura di un pericolo, forse inesistente, ma che vi è utile. Se non a voi a qualcuno. Non so per quali sporco gioco politico. Posso elencarne, presupporre moltissimi e tutti validi. Chiunque ha il suo tornaconto. Qualunque Gilda, Commissione, Comitato ha interesse o potrebbe averne a che questa storia stia in piedi, prolifichi, moltiplichi i suoi effetti. Veri o falsi che siano >.
S’interruppe di colpo, come svuotato. Come se improvvisamente tutti i pensieri e tutte le parole che si erano affrettate nella gola e nella testa si fossero fusi in un muro insuperabile. Questi pensieri e quelle parole ora erano un muro, che lo avevano circondato, una prigione dalla quale era impossibile fuggire.
Sia Van Der Meewe che Vitalianus, lo guardarono senza battere ciglio. Come se lo sfogo rabbioso, li avesse penetrati da parte a parte, senza scalfirli, senza lasciare minima traccia. Duncan al contrario prima mostrò interesse, poi sembrò perdersi dietro personali pensieri, che lo stavano allontanando dal luogo e dalla compagnia.
Logan si sentì solo. Più solo di prima.
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Kayla, giunta nel porto della Città alle prime luci dell’alba, ora si trovava in una confortevole stanza del migliore albergo della città stessa. Dalla finestra godeva la vista di quello che sembra essere il centro della vita. Una grande piazza, con un parco, verdissimo e molto alberato. Da una parte c’era un’area attrezzata per lo sport all’aria aperta e un’altra per i giochi dei più piccoli. In fondo s’intravedeva una severa costruzione, sui tetti della quale garrivano, quando c’era un vento più forte della lieve brezza che spirava in quel momento, le bandiere della Città e della Confederazione. La ragazza prese dalla capace borsa, acquistata a Dorp, dopo la notte passata in quello squallido appartamento, e ne trasse un incartamento, che gettò sul letto. Si sfilò il vestito che indossava e si avvolse nell’accappatoio, con il logo del’albergo. Aprì il piccolo frigo bar della stanza, ma non c’era nulla che lei gradisse. Prese il telefono e fece l’ordinazione. Nel mentre attendeva, svuotò la valigia e appese gli abiti nell’armadio. Andò in bagno controllò che fosse ben fornito, ma soprattutto pulito e constatò che tutto era in ordine. Arrivò la cameriera con un carrello, sul quale c’era un bollitore, due tazze, zuccheriera e una capace confezione divisa in scomparti. Kayla annusò la confezione. Un profumo di erbe e aromi invase le sue narici, in una cacofonia di odori. Sorrise alla cameriera e prese dalla borsa quanto serviva per pagare subito e vi aggiunse una buona mancia, pregando la ragazza di mettere il cartello – non disturbare – fuori dalla porta.
Scelse una tisana di erbe rilassanti che sorbì osservando il traffico della piazza. Notò che alla destra del parco la quinta dei palazzi si snodava su dei portici e dal movimento intuì che fosse una area di intensi traffici. Guardò a sinistra e lo spettacolo fu analogo.  Dalla borsa prese anche la carta della città, che spigò sul tavolino, arredo della stanza. Guardando la carta e l’esterno iniziò a capire com’era strutturata la città e quali erano i luoghi che più le interessavano. Prese l’incartamento dal letto e si accomodò al tavolino. Erano tutte le notizie che Rungald e i suoi uomini avevano trovato ed ottenuto dai vari informatori, che avevano preceduto o seguito il suo passaggio e quello di Logan e socio. Importati informazioni erano quelle riguardo Logan parecchie pagine circa vita, amicizie, frequentazioni, che al momento opportuno avrebbero potuto rivelarsi preziose. Su Duncan una pagina striminzita. Il servizio informazioni dell’uomo con gli artigli tatuati sulle braccia, aveva fatto un buon lavoro in città. Kayla per sicurezza lesse l’intero fascicolo più volte.
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Il Giudice, seduto ad una severa scrivania, nell’appartamento anonimo, di un altrettanto anonimo caseggiato, nella periferia della Città, stava leggendo gli ultimi rapporti.
Darius, di fronte a lui, sedeva in silenzio, con un grosso blocco per gli appunti e aspettava che il Giudice finisse di leggere. Nell’aria si sentiva un odore di chiuso, ma neppure un rumore. Le pareti trasudavano di trascinata quotidianità; i colori banali, anzi dozzinali, non rendevano piacevole il soggiorno, ma il contrario e, i soli rumori che si sentivano, venivano dall’esterno. Dalle officine e dalle fabbriche che costellavano la zona e si alzavano fumi e odori di una economia che faticava a vivere. Anche lungo le strade, che formavano una ragnatela, solo pochi alberi e spelacchiati arbusti, tentavano di rallegrare una scena che oramai si era convertita alla disperazione cronica.
Il Giudice alla fine si alzò dalla scrivania e andò alla finestra. Guardò distratto una scena senza alcuna importanza per lui e prese a muovere avanti e indietro il labbro inferiore, in una specie di ginnastica, che avrebbe dovuto aiutarlo a riflettere. Poi si girò verso Darius.
         < Quindi il programma è qui. E’ sempre stato qui. In tanti anni nessuno si è mai preso la briga di controllare, di indagare …. Nessuno … I Servizi, il Congresso, la Confederazione … A nessuno è venuto mai in mente di avere una conferma .. A nessuno è venuto mai un sospetto, un dubbio … Ha formulato un ipotesi, ha azzardato una teoria … Nessuno … Solo dopo la morte di un vecchio … Pazzo? … Mhà … >.
Darius alzò un sopraciglio.
         < A quanto pare … Sì >.
Il Giudice senza voltarsi, fu telegrafico.
         < Avvisa quei due. Voglio il programma sul mio tavolo … Al più presto e … Avvisa Van Der Meewe. Voglio vederlo >.
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La finestra del tempo.42

Kayla, dall’oblò della sua cabina, a bordo della “Strega del Delta”, osservava l’imbarcazione del Capitano che stava immettendosi nella corrente profonda e abbandonava così il porto di Dorp. Sul ponte vide Logan e Duncan che osservavano il movimento del battello e le altre barche all’intorno. Per un momento non pensò al seguito della missione, ma solo a come far passare piacevolmente le ore successive. Dopo il colloquio con Rungald con le sue assicurazioni riguardo la permanenza nella Città. Chi sarebbe stato il suo contatto, il supporto che avrebbe avuto e via discorrendo, riuscì a liberarsi giusto per avere per se qualche tempo per potersi vestire come più le piaceva. Aveva abbandonato quei panni che sapevano tanto di roba usata e si era concessa un morbido abito in fresco lana, con scarpe coordinate e borsa decisamente femminile. Aveva abbandonato lo zaino per una comoda e capace borsa da viaggio e aveva acquistato anche un paio di grossi occhiali da sole, che rendevano il suo volto definitivamente irriconoscibile. Sempre che una sua foto segnaletica fosse mai stata affissa da qualche parte. Non poteva escluderlo a priori, visto che sicuramente i due compari avevano fatto rapporto alle Autorità e non era assolutamente sicura che una qualche sua immagine fosse parte di qualche archivio. Però era abbastanza sicura del nuovo travestimento, messo immediatamente alla prova nel momento in cui era salita a bordo dell a“Strega”. Il commissario di bordo aveva dato un’occhiata abbastanza superficiale al documento che aveva esibito e le aveva posto domande normali sullo scopo del viaggio e sul contenuto della sua borsa, poi l’aveva fata accomodare a bordo. Ora all’interno della cabina, che le era stata prenotata aveva solo il compito di rilassarsi e godersi il viaggio. In un paio di giorni sarebbe arrivata e allora le cose sarebbero cambiate ancora una volta. Quella sarebbe stata l’occasione della sua vita.

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Ben diverse erano le emozioni di Logan e socio. A parte la bizzarria del carattere del Capitano, che era partito in barba alle indicazioni provenienti dal Controllo Traffico, tanto che con un paio di spericolate manovra si era immesso nel traffico in uscita, rischiando di speronare prima una bettolina e poi di farsi speronare dalla chiatta che stava portando via i rifiuti della città. Dai ponti delle barche era un susseguirsi di insulti e imprecazioni. Divinità e parentele si mescolavano in una sorta di sabba infernale e in quel frangente la dea fortuna consumò tutte le sue forze.
         < Se ne esco vivo, giuro che su una zattera come questa, non ci salirò mai più. Anzi, non salirò mai più su di una barca. Neanche se fosse quella del tunnel dell’amore >. Disse Duncan, che continuava a spostarsi da una murata all’altra per controllare le manovre del Capitano. Logan si teneva lo stomaco e respirava a pieni polmoni. Non soffriva il mal d’acqua, ma in quei momenti non era riuscito a trattenere quel senso di nausea, che ora lo stava affliggendo, tanto da non voler rispondere. Piuttosto si teneva ben saldo al mancorrente e teneva gli occhi chiusi e pronto a liberare lo stomaco. Finalmente le manovre si stabilizzarono e la navigazione prese il ritmo consueto e anche a Logan la nausea a poco a poco scomparve.
Duncan lo raggiunse a mezza nave, dove si era saldamente ancorato e lo guardò in viso.
<  Direi che il peggio è passato. Dal verde acceso sei passato al grigio cenere. Ottimo miglioramento. Ancora una mezz’ora e sarai solo pallido. Più tardi potrai anche magiare qualcosa. Non è magnifico >.
Logan lo guardò disgustato. Il solo pensiero del cibo gli fece arrivare una nuova ondata di nausea.
         < Potresti parlare d’altro, per favore? Che ne so … Dei massimi sistemi della filosofia, ad esempio, ma di cibo … No, adesso non lo reggo >.
Duncan si mise a ridere sommessamente.
         < Come lupo di fiume, non vali molto – Poi lo osservò meglio – Allora è per questo che ti sei messo il giubbotto salvagente. Mi sa che nuoti come un gatto di marmo. O sbaglio? >. Logan non ebbe la forza di rispondere per le rime. Non ebbe la forza di rispondere proprio. Calata la sera, il battello fu costretto a fermarsi presso un gruppo di case. Da una parte il capitano doveva imbarcare della mercanzia e dall’altra la navigazione era impedita dalla presenza due grosse draghe che erano impegnate a ripulire e allargare il letto del fiume. Secoli di abbandono da parte dell’uomo aveva fatto ritornare il fiume quello di un tempo ed ora la navigazione fluviale era diventata una attività essenziale per il lento ritorno ad un grado passabile della civiltà umana. Il tempo passava, ma il ritorno all’antico era sempre più di moda. Solo sul far del giorno il battello riprese la navigazione e nelle prime ora del pomeriggio attraccò ai moli del porto della Città delle Colline.
         < Finalmente a casa >. Disse Logan inspirando l’aria del fiume che si mescolava con quella che scendeva dalle gobbe coperte di boschi, cui s’intervallavano le colture dell’uomo. Campi di grano, pascoli e si stavano ridisegnando i filari delle viti. Quelle colline erano state un tempo, terra d’elezione del vino ed ora stava ritornando agli antichi splendori. Il lavoro era ancora tanto, ma le premesse erano più che ottime, soprattutto per la qualità del prodotto.
         < Spero di avervi ancora una volta a bordo >. Disse il capitano Zane con aria canzonatoria, soprattutto rivolta a Logan, che per tutta risposta, gli mostrò il medio della mano destra e un’occhiata malevola; Duncan accennò ad un vago saluto con la testa e tutti e due s’immersero nel traffico di uomini e cose, che rendevano le banchine del porto fluviale una sorta di formicaio organizzato.
Fuori dalla struttura portuale furono avvicinati da un agente, che li condusse ad un vecchio fuoristrada con il quale si diressero nella Città vera e propria.
         < Naturalmente sarai mio ospite, per tutto il tempo della tua permanenza – Disse Logan al suo compagno. –  No come risposta, non è previsto. D’accordo >.
< Cedo alla violenza >.
L’auto si fermò davanti alla casa di Logan e i due scesero. Hooker, seduto sulla sua sedia, accanto al portone li squadrò .
         < Meno male che hai trovato qualcuno che ti ha portato a casa. Sano e salvo a quel che vedo. Allora … Piaciuta la gita? Visto posti nuovi, fatto nuove amicizie? … Però, mi chiedo, quando porterai a casa una donna? O con quest’ultima novità … Dobbiamo farcene una ragione >. E sorrise malizioso.
Logan scosse il capo.
         < Duncan … Questo figuro è Hooker. La pettegola del quartiere … E anche il mio portiere di casa … Purtroppo. Comunque non sono quello che credi o vuoi dare ad intendere a tutti. Se non ci credi, mandami una delle tue nipoti >.
         < Bada a quel che dici … Giovinastro, impertinente. I miei gioielli, nelle tue mani? E’ come dare … Perle ai porci >. I due entrarono lasciando il vecchio seduto sula sedia a continuare a fantasticare sulla vita sessuale del giovane.
La casa era pulita, segno che Duchessa non l’aveva abbandonato e si era presa cura di lui anche in sua assenza.  In serata furono raggiunti da Duchessa e da Sven, che Logan aveva provveduto a chiamare. Fu una cena all’insegna dell’allegria per il ritorno dell’amico e per la nascita di una nuova amicizia.
Solo il mattino successivo, le cose ripresero il corso complicato che fino ad allora li aveva accompagnati. Per prima cosa andarono al Comando degli Inquisitori e li trovarono gli occhiali dalla montatura tonda, che coprivano lo sguardo liquido di Van Der Meewe, che li attendeva per una più completa relazione possibile.

La Finestra del tempo.41

Una luce lattiginosa la svegliò il mattino dopo. Si alzò dal letto, gli occhi cisposi e il morale sotto i piedi. Per dormire, aveva dormito, ma di un sonno agitato e un paio di volte si era svegliata, al suono di un latrato persistente. Un cane da guardia forse. Poi un allarme d’auto aveva alterato nuovamente il suo sonno. Infine la stanchezza aveva preso il sopravvento.

Uscì dalla stanza e la vecchia con il sorriso precario la accolse mostrando quanto le era rimasto in bocca. Fece un gesto con la mano, ad indicare il tavolo. Una scodella e un piatto con sopra qualche fetta di pane. Un barattolo di vetro il cui contenuto nerastro, non prometteva nulla di buono. La vecchia versò nella scodella del  caffè e del latte, poi si mise a sedere su di una vecchia sedia a lato del tavolo e la fissò. Kayla, per prima cosa prese il barattolo e si mise ad annusare il contenuto. Una marmellata che odorava di prugne, che la ragazza prese con un coltellino, non prima di averlo strofinato bene con una cocca della maglietta, che indossava. Assaggiò cautamente la massa scura e stabilì che poteva andar bene. La spalmò su di una fetta di pane bigio e si mise a masticare. Sorseggiò il caffelatte, caldo e già zuccherato, poi decise che era più che sufficiente e allontanò tutto da se.

Guardò la vecchia e le disse

         < Mi servono degli abiti puliti e un po’ più femminili. Degli altri, fanne quello che vuoi >.

Poi aggiunse.

         < Vorrei anche una tinta per capelli. Meglio color castano, perché non posso girare con questa  testa bianca. Troppo  riconoscibile e vorrei incontrare Rungald. Capito tutto? >.

La vecchia sembrò scuotersi da un torpore che l’aveva colta improvvisamente e scosse la testa in segno affermativo.

Kayla la fissò e scosse la testa. Non riusciva a capire se  la vecchia fosse sempre preda  dei propri fantasmi, oppure facesse così per non pagare dazio, come si diceva comunemente.

La vecchia prese una borsa e uscì senza rivolgerle la parola e Kayla guardò stupita la porta richiudersi davanti ai suoi occhi.

Andò nella stanza da bagno e si lavò velocemente, poi andò nella stanza da letto e si vestì con le prime cose che le capitarono per le mani. Studiò per bene l’ambiente della casa e si mise in una posizione tale che le permettesse di vedere chi entrava, ma anche di ritirarsi velocemente nella stanza da letto e da lì, saltare fuori dalla finestra, se fosse stato necessario. Si sedette, impugnando la pistola e mettendosela in grembo e attese.

Passò poco più di un ora e la vecchia rientrò. Le aveva portato ciò che desiderava, più un biglietto.

Era di Rungald. Era scritto che si preparasse che entro due ore qualcuno l’avrebbe portata da lui. Di farsi bella per l’appuntamento e che sarebbero seguiti gli ordini in merito. Tutto era sotto controllo. Kayla appallottolò il biglietto, si alzò dalla sedia, ma riprese la palla di carta e preso l’accendino, che aveva visto sul piano della cucina diede fuoco al foglio. Le ceneri finirono nel lavandino e sparirono nello scarico, accompagnate da un getto d’acqua.

Prese il sacchetto che la vecchia  aveva messo sul tavolo e guardò dentro. Riconobbe l’incarto della tintura per capelli, un anonimo castano chiaro. Per i vestiti un paio di pantaloni e una maglia a collo alto. Abiti usati, che odoravano di lavaggio industriale e di disinfettante. Kayla storse la bocca, pensando all’avarizia dell‘uomo con gli avambracci tatuati. Decise di far compere in un secondo momento. Ora si doveva tingere i capelli e doveva farlo nel migliore dei modi.

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I saluti del mattino, tra Logan e il socio con Due Facce furono brevi ed essenziali. Una macchina li accompagnò fino al porto, come avevano chiesto. Avevano avuto delle indicazioni dove trovare Luca Zane e il suo battello e infatti, dopo aver attraversato un un buon tratto del molo, con la sua attività frenetica e la concitazione di sempre, trovarono l’attracco dell’”Eridanio Argentato”.  Un barcone vecchiotto, non proprio male in arnese, ma quasi. Vicino la passerella alcuni passeggeri aspettavano pazientemente di essere imbarcati. Dall’interno dello scafo si udiva un clangore di ferri  e voci alterate.

< Maledetta pompa. E’ già la terza volta che è rotta. E’ possibile? No … dico è impossibile … Qualcuno ci ha lanciato contro una maledizione, ecco cosa. Una maledizione! >

< Amasa, che maledizione e maledizione. Se fossi andato ad acquistare una pompa nuova come ti avevo detto a quest’ora eravamo già al largo e con comodo stavamo ritornando a casa >.

< Senti questa .. La colpa sarebbe mia. Se tu, capitano, mi avrebbe dato i soldi, io avessi comprato la pompa. Anzi …  Ma i debiti? Chi paga quelli? Amasa? No, Amasa fa andare il motore, quando funziona e questo non funziona! > .

< Amasa … Basta … Adesso vai da Menusiér e ti fai dare una pompa nuova e digli che per il pagamento … Béh i suoi soldi li avrà quando torno al porto … Che gli farò dei trasporti gratis … Digli quel che ti viene in mente, ma fatti dare questa maledetta pompa >.

Si udirono ancora dei rumori di ferraglia sbattuta insieme e un altro paio di imprecazioni, poi di colpo si aprì un portello sulla tolda del battello e schizzò fuori un gigante dalla faccia nera con indosso una tuta coperta di unto e morchia, che teneva in mano un grosso pezzo di metallo già molto rattoppato. Due occhi spiritati, iniettati di sangue e scesa dalla passerella con due falcate. Ignorando completamente chi gli stava attorno e pronunciando frasi oscure si diresse verso il fronte del porto, dove d’infilata si trovavano magazzini, uffici e negozi. Lo si vide entrare in un a porta e passati dieci, forse quindici minuti riuscire dalla stessa, con un fagotto sotto il braccio. Subito dopo la sua uscita, fu seguito da un ometto, o così sembrava, che si mise ad urlare nella sua direzione. Le frasi che pronunciava, opinavano, senza ombra di dubbio, sulla  moralità dei suoi genitori e parenti in generale, ma in particolar modo della madre. Poi ebbe medesimo riguardo per il capitano Zane e il suo albero genealogico, infine terminò la sfuriata con evidenti gesti osceni nei confronti di ambedue.

Il capitano Zane, intanto si era affacciato al boccaporto e stava seguendo la scena, masticando un sigaro ancora acceso e mentre Amasa, il meccanico, saliva a bordo, gli lanciò un’occhiata soddisfatta.

         < Bèh … La presa bene o sbaglio? >

Amasa gli ribattè a denti stretti.

         < S’inculi, lui e le sue pompe di merda. Per intanto gli ho preso una Thortsen nuova di pacca. Con questa non avremo problemi per parecchio tempo. Adesso la monto e tempo un’ora ce ne andiamo da questo merdaio >. Si rituffò nella pancia del battello.

Il Capitano guardò ancora fuori e sventolò il braccio a mo’ di saluto nei confronti dell’omino che si sbracciava  e imprecava dall’altra parte della banchina. Rise rumorosamente e sparì sotto coperta.

Logan e Duncan si guardarono perplessi, poi guardarono gli altri passeggeri che attendevano, uno di loro alzò le spalle, quasi che tutto ciò che era successo, fosse una cosa se non normale, certamente abituale.

Infatti, dopo circa un’ora il Capitano, rimise fuori la testa dal boccaporto della sala macchine.

         < Forza gente. Tutti a bordo, che si parte. Soldi in una mano e bagagli nell’altra o sulle spalle. Andiamo gente, in fretta che non abbiamo più tempo. Dovevamo partire ieri notte e ora con sei, sette ore di ritardo dobbiamo andare e veloci anche >.

Poi si fermò un attimo e squadrò i due soci.

         < Mi pare che voi due, non siate sulla lista dei passeggeri da imbarcare. Non credo di avere altri posti. Mi dispiace … Credo che non possiate imbarcarvi >.

Duncan si fece scuro in volto.

         < Ci manda Darius e credo che tu un paio di posti per noi li abbia riservati. Nella tua migliore cabina >.

Il capitano Zane socchiuse gli occhi, poi scoppiò in una risata fragorosa.

         < Migliore cabina. Accidenti che immaginazione avete. Degna di quella di Darius. So che sto commettendo un grave errore, ma … Salite a bordo. Anzi tu – Indicando Logan – Fammi il favore di sciogliere la cima di poppa, che a quella di prua ci sta già pensando Crapapelata. Forza, signorino, se lo fai ti sconto il prezzo del biglietto. Amasa dai gas a quella caldaia … Crapa è libero a prua? Bene dieci gradi a babordo, avanti un terzo … forze ragazzino, non abbiamo tutta la mattinata per fare le manovre. Amasa, maledizione di alla torre che noi ci muoviamo. Forza mettiamoci un po’ d’impegno >.

Logan sciolse la cima che teneva legato il battello alla banchina e velocemente salì a bordo attraverso la passerella che stava lentamente alzandosi, azionata da Duncan e un altro marinaio. Intanto il capitano era salito in cabina di comando e stava dando gli ultimi ordini. Sbuffando e cigolando il battello virò verso destra e si immise nella corrente. Dalla radio uscirono una serie di ordini, che si persero nel gracchiare dell’apparecchio.

Logan si augurò di non affondare da li a poco.

La finestra del tempo.40

Il viaggio  per Houistain non fu certo agevole. La macchina si rifiutò ancora un paio di volte di proseguire e forse furono gli sforzi congiunti di Udo e le imprecazioni violente di Wilmer, se dopo un paio d’ore raggiunsero una fattoria isolata dal paese.
Da un vecchi granaio uscì un piccolo e maneggevole aeroplano, una sorta di ultraleggere di ultima generazione. Uno degli uomini di Wilmer, il pilota, si mise a trafficare intorno al velivolo e dopo una decina di minuti il motore prese a tossire e dopo un paio di tentativi iniziò a ronfare come un grosso felino. Tutto era pronto.
Kayla, prese posto dietro al pilota che non impiegò molto a far alzare il piccolo aereo. Wilmer disse alla ragazza che il volo sarebbe durato tre o forse quattro ore e che comunque sarebbe arrivata prima di Logan e compagno, a Dorp. Là ci sarebbero stati altri che si sarebbero presi cura di lei in tutto e per tutto. Subito dopo il decollo, Wilmer entrò nella casa patronale e prese un telefono. Compose il numero solito.
         < Rungald? Sono io … Si, tutto bene. La ragazza è partita ora per Dorp … Si, gli altri due arriveranno in serata … Credo che qualcuno li aspetterà ed è facile che saranno ospiti di Due Facce. Sono accompagnati da due suoi uomini, pensa te … Ah, piuttosto, mi serve un piccolo bonus in più … Mi serve a pagare chi ci ha fornito l’informazione … Si, diciamo una spesa imprevista … Tu caricala sulle spese generali, che te ne frega … Non dirmi che non sei abituato a questi trucchi … Bene, così mi piace. E’ sempre bello fare affari con te. Ci sentiamo, bello >.
Si voltò verso Udo e sorrise, malignamente soddisfatto.

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 Logan e Duncan si ritrovarono a mensa come stabilito. Logan si era già servito e aspettava che il socio  lo raggiungesse a tavola. C’erano pochi commensali, per lo più sparpagliati qua e la, ma nessuno che fosse interessato alla loro compagnia. Forse quelli erano stati gli ordini. Dovevano essere lasciati in pace.
Tra un boccone e l’altro la conversazione la iniziò Duncan.
         < Allora … Il rapporto? >.
Logan inghiottì e dietro al boccone sorbì una lunga sorsata di una birra chiara e leggera, in compenso ben profumata.
         < Tutto regolare. Non ho parlato con il Giudice, ma con un certo … Darius. Mi chiesto una relazione scritta, appena ritorniamo alla Città. Dovrò consegnarla a Van Der Meewe, che riceverà l’ordine di raggiungerci. Tutto qui … Tu, piuttosto, con Due Facce? >.
Duncan alzò le spalle e con la bocca mezza piena.
         < Niente. Regolate vecchie pendenze, abbiamo parlato dei vecchi tempi. Niente che ti possa interessare e che interessi l’indagine … La missione continua … Domani però. Questa sera vorrei dormire in un letto. Un vero letto, con un buon materasso e un ancora miglior cuscino, perché comincia a sentirne il bisogno. Mi sono reso conto che non ho più gli anni della gioventù e le mie ossa adesso si fanno sentire. Anzi senti un po’ anche tu >.
Così dicendo si sporse sul tavolo e avvicinò la spalla destra al volto di Logan e iniziò a far ruotare la spalla. Si udivano scricchiolii e scatti sinistri.
Logan sorrise.
         < Però! Hai bisogno di un buon lubrificante. Cigoli come un vecchio carrozzone >.
Duncan lo guardò male e piccato rispose.
         < Vecchio sarai tu. Pure carrozzone. Questo vuol dire che è più tempo che sono sul campo io, dei tuoi pochi anni di vita, sbarbatello che non sei altro …. Vecchio, ma senti questo, mi ha dato del vecchio. Bada la tuo timone … E dormi con un occhio aperto da questo momento >.
Logan lo guardò sorpreso, perché mai avrebbe pensato a quella reazione.
         < Bèh … Io stavo solo scherzando. Non volevo offenderti e se avessi saputo, non avrei detto niente >.
Duncan, quasi si strangolava per l’accesso di riso.
           < Sei un pivello! Ci sei cascato con tutti i pantaloni. Bene adesso però parliamo di cose serie. Darius ti ha detto qualcosa d‘importante? >.
         < No.  Ah … solo una cosa riferendosi al viaggio da Dorp alla Città. Dobbiamo andare al porto e cercare del capitano Luca Zane. Dobbiamo chiedere a lui un passaggio, presentandoci come amici del Giudice. Non solleverà obbiezioni, anzi sarà ben felice di sdebitarsi >.
         < Luca Zane? Luca Zane e quella sua caffettiera … Come si chiama? … Ah, sì … Luca Zane e l “ Eridanio Argentato”! Ma certo … Ecco un buon modo per imparare a fare naufragio e chissà che questa volta tu non impari qualcosa di nuovo … Diventare naufrago di fiume. E’ il primo passo. Poi, quando diventi grande, potrai diventare naufrago di mare >. Scosse la testa.
Logan lo guardò con fare interrogativo e Duncan continuò.
         <Luca Zane ha un vecchio postale, che imbarca acqua come da un colabrodo. Un motore ecologico, lo dice lui che lo è, che funziona a energia solare, quando le batterie non scoppiano e c’è sole. Poi che altro … Ah,sì … Brucia un carburante estratto dalle piante, una cosa puzzolente … Bhàe !! Passa più tempo in darsena per riparazioni, che sul fiume a navigare. Accidenti a Darius e la sua tirchieria. Non potevamo avere una bella cabina sul “Vanità Dorata”? Mi sarei accontentato anche di una poltrona ponte sulla “Alba del Ciliegio” di quel personaggio del capitano Tojitoko … No, lui meglio di no. Lì avremmo dovuto dormire a turno e … No meglio lasciar perdere quell’orientale. L’ultima volta ci siamo lasciati, diciamo in cattivi rapporti. Va bèh … Accontentiamoci del matto della laguna e … Speriamo di arrivare salvi e asciutti >.
Logan aveva seguito il discorso con gli occhi sbarrati. Pensava che il suo stile di nuotatore non fosse dei migliori e sentì di non aver assolutamente voglia di cimentarsi tra le acque del fiume. C’era da dire però, che tra Dorp e la Città il fiume era più che frequentato e quindi un eventuale bagno non  sarebbe durato a lungo, ma la pensiero di quell’acqua torbida storse la bocca.

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Il piccolo aereo, che portava Kayla era atterrato su di un prato poco distante da Dorp, quando già le prime ore della sera stavano scendendo. Il viaggio era stato scomodo, rumoroso e pieno d’aria e la ragazza aveva solo voglia di un bagno caldo, una cena calda e un letto altrettanto caldo, tanto era stato il freddo patito. A riceverla c’era un fuoristrada con due ceffi della banda di Wilmer, che con lei scambiarono giusto poche parole di convenevoli e dopo una mezz’oretta la scaricarono  davanti ad un’anonima costruzione nella periferia di Dorp. Entrò nel casamento, che sapeva di vecchio e a vederlo da fuori sembrava malmesso. Nell’androne, un filo con attaccata una lampadina dalla luce fioca, ad illuminare uno squallore da togliere il fiato. Alla sua destra, fatti pochi gradini a salire si aprì uno spiraglio e una voce roca la interpellò.
La porta si aprì giusto per farla entrare in una stanza di uguale squallore dell’androne. La luce era un po’ più forte, ma andava ad illuminare delle pareti coperte da carta da parati che si stava staccando e sotto evidenti macchie di umidità e muffa avevano preso il sopravvento sui colori precedenti. Di fronte a lei c’era la vecchia dal sorriso precario, che le mostrò prima lo stato della sua bocca e poi un tavolo su cui stava, malinconico, un piatto di fumante zuppa e un cucchiaio che aveva visto tempi migliori.
Kayla guardò la vecchia e chiese di lavarsi; poi avrebbe mangiato e subito dopo avrebbe voluto andare a letto.
La vecchia le mostrò un bagno, che a differenza delle altre stanze parve molto più pulito. Kayla sospirò. Non pensava di essere ricevuta la Grand Hotel, ma almeno in un ambiente dove non avrebbe dovuto ingaggiare un combattimento con insetti e topi. Si lavò velocemente, sotto un getto di acqua tiepida e poi trangugiò quella zuppa, divenuta tiepida anch’essa. Almeno era abbastanza buona, non fosse che la vecchia aveva esagerato con aglio e cipolla. Doveva avere delle origini Mistrali, pensò la ragazza. La stanza da letto aveva una branda con lenzuola ruvide, che sapevano di lavanderia industriale e anche lì una lampada dalla luce fioca e senza neppure il paralume. La vecchia le augurò la buona notte e chiuse la porta. Kayla si abbandonò sul letto, non prima di essersi assicurata che la pistola, che aveva messo sotto il cuscino, fosse carica e senza la sicura. Girò gli occhi e si accorse che la finestra della stanza non aveva gli scuri, da fuori filtravano le luci dei rari lampioni della strada. Chiuse gli occhi e si addormentò.

La finestra del tempo.39

Lo squillo del telefono, distolse Udo dall’osservare la strada. Allontanò il piccolo binocolo dagli occhi e li diresse verso l’apparecchio. Anche Wilmer alzò lo sguardo sul nero marchingegno, che emetteva un trillo fastidioso.
Kayla, ,impaziente disse.
         < Allora? Nessuno di voi due vuole rispondere? Avete paura che scoppi, quell’arnese, se sollevate la cornetta? O non aspettate nessuna telefonata? >.
Wilmer si alzò lentamente dalla sedia impagliata, su cui era stato scomodamente seduto, allungò un braccio e alzò la cornetta.
         < Pronto? Ah … Sei tu … Ah … Bene … Molto bene …. Partono alle sei e gli hai trovato un posto … Fino a Dorp … Ti hanno detto qualcos’altro?… Ah …. Certo … Bene , avrai quanto abbiamo stabilito >.
Chiuse la comunicazione e rivolgendosi agli altri due.
         < Partono questa sera >. Indicando con la testa, fuori dall’abitazione, all’indirizzo degli uomini che erano uscito allora dal complesso del Centro. Rimase un attimo in silenzio per poi riprendere.
         < Non hai un minuto da perdere >. Rivolgendosi a Kayla. < Devi partire immediatamente per Dorp. Logan e il suo socio sono diretti sicuramente … Certo, non c’è altra spiegazione. Stanno tornando indietro. Tornano alla città del Clan. Non so perché, ma sento che ci stanno andando e … Forse è là che si trova quello che cerchiamo. Credo che i piani debbano cambiare. Ne parlerò con Rungald, ma mi darà ragione. Dovrai trasformarti in ladra ancora una volta … Però … Devi anticiparli … Udo, chiama subito il campo volo di Houistain e fai preparare l’HelpCotter dai nostri uomini. Ben rifornito, che deve arrivare fino a Dorp. Kayla, per cambiarti e lavarti avrai tempo a Houistain. Ad arrivarci ci impiegheremo un’ora. Per il rifornimento completo ci vorranno almeno due ore e tra l’inoltro del piano di volo e tutto il resto credo che per il primo pomeriggio potrai decollare. Almeno con un paio d’ore di vantaggio. Avvisiamo Montague. Dobbiamo essere assolutamente un passo avanti a loro. Forza, diamoci da fare >.
Scesero le ripide scale di volata e Udo, dopo essersi accertato che la strada fosse sgombra, fece cenno anche agli altri due di seguirlo. Presero per una via alla destra, per poi sbucare in una piazzetta dove c’era un vecchio modello di fuori strada. Udo si mise al volante e partì imballando il motore, che si mise poi a tossire violentemente, quasi spegnendosi. Udo diede ancor nervosamente gas e il motore reagì, ma fatti pochi metri rifiutò un tale trattamento. Udo, spazientito trafficò ancora con l’accensione e finalmente, con un urlo di dolore il motore riprese vita e la macchina dopo i primi balzi, prese una corsa regolare. Per vie traverse si ritrovarono in fretta fuori del paese e si lanciarono a velocità sostenuta sulla strada diretta a Houistain.
Iniziava così la corsa contro il tempo.

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Tempo che Logan e compagni avevano intenzione di passarlo con le gambe sotto il tavolo. Avevano trovato un alberghetto e decisero di prendere due stanze. Darsi una bella ripulita e poi approfittare della cucina, da cui arrivavano degli odori veramente appetitosi.
Infatti, dopo un lavoro impegnativo di lavaggio e sgrassaggio i  quattro si misero a tavola e l’anziana padrona dell’albergo, non faceva a tempo a mettere le vivande in tavola che i quattro, come idrovore, spazzolavano quanto avevano davanti.
Alla fine, la padrona, bene contenta offrì loro una bottiglia di liquore e quattro grossi sigari. Davanti al cimitero d’avanzi rimasero fino al primo pomeriggio, scambiandosi aneddoti e facezie, come dopo un pranzo tra vecchi amici.
Risalirono poi alle stanze e ripresi gli attrezzi del mestiere si avviarono con calma al campo volo, per prendere l’AirTrasp, che li avrebbe condotti a Dorp. Comunicarono le loro intenzioni a Due Facce, che li assicurò che qualcuno sarebbe andato al piccolo aeroporto ad attenderli e che avrebbero trovato la sistemazione per la notte. Passarono così altre ore nell’ozio più completo alternando qualche chiacchiera al sonno, a visite al bancone di mescita, giusto per ingannare l’attesa. Alle cinque furono chiamati per l’imbarco e alle sei, puntualmente l’AirTrasp si levò in volo.
Si ritrovarono in mezzo a casse dal contenuto misterioso e sentivano provenire dal fondo della stiva dei belati. Paavo, curioso si diresse,alla fonte e scoprì che nella lista passeggeri erano comprese anche due grosse pecore, sicuramente a disagio e non troppo contente di trovarsi per aria. Il sole era ormai tramontato del tutto, quando atterrarono all’aeroporto di Dorpe uno degli uomini di Due Facce era ad attenderli con un fuoristrada. Impiegarono una mezz’ora a raggiungere i quartieri di Due Facce. Una serie di costruzioni, simili a caserme, immersi in un bosco di pini, circondate da un alto muro e filo spinato. Ogni tanto svettava una torretta di guardia e all’entrata furono controllati i documenti di tutti. Anche quelli dell’autista, che era uscito neanche un’ora prima.
Logan guardò Duncan con fare interrogativo.
         < Problemi di controllo. Manie di persecuzione … O forse è solo un uomo molto sospettoso. Poi in molti vorrebbero la sua testa. Da mettere come un trofeo, appeso alla parete del salone di rappresentanza. In fondo, però … E’ un brav’uomo, vedrai >.
Logan abbozzò, ma rimase ancora titubante.
Due Facce li attendeva in una piccola sala, arredata da mobili severi. Una scrivania di legno massiccio, con due poltrone per gli eventuali ospiti. Ad una parete una libreria e sull’altra un paio di panoplie, una di armi antiche e l’altra di moderne. Una finestra dai vetri chiaramente blindati e una lampada da tavolo formavano tutto l’arredamento.
Due Facce non si alzò neppure al loro arrivo, ma indicò le poltrone su cui si sedettero.
Logan lo fissò per un attimo e rimase prima sbalordito, poi capì il perché di quel nome. La parte sinistra del viso di quell’uomo era una piaga unica. Meglio una cicatrice orrenda, frutto della devastante azione del fuoco o di un agente chimico.
L’altra invece, faceva intuire il volto di un uomo, anche bello a suo tempo. L’occhio rimasto, di color verde scuro, era indagatore ed era difficile sottrarsi. Una voce querula, faceva però da contraltare all’imponenza del fisico che sorreggeva quel volto deturpato. Logan si accorse anche che il braccio sinistro di quell’uomo sembrava essere come saldato al resto del corpo. Forse quel fuoco o chissà cosa, aveva infierito oltre che sul volto anche sul resto.
A mezza bocca Due facce prese a parlare.
         < Spero abbiate fatto un buon viaggio. Eravamo molto in pensiero, per voi e mi auguro che l’aiuto dei miei uomini sia stato … Come dire … Valido? Bene … Ho scelto i migliori e non mi hanno deluso. Allora … Se dovete fare rapporto al Giudice, Ruben – Indicò loro un quarto uomo che si era materializzato alle loro spalle, senza che per altro se ne accorgessero – Ruben, dicevo, vi indicherà il Centro Trasmissioni di questa base e poi .. S’incaricherà di tutto il resto, per tutta la vostra permanenza .. Qualunque cosa … Tranne  … Droga. Quella no, non è ammessa > Nel dirlo si udì chiaramente la voce alzarsi, di un’ottava sopra.
Poi continuò.
< Se volete una compagnia, come dire … Che possa rendere più confortevole la vostra permanenza, credo che non ci saranno problemi. Sappiamo come confortarvi. Forse non saranno all’altezza della vostre aspettative, ma … Veniamoci incontro. Siamo un po’ fuori dal mondo dorato delle grandi città. Qui in campagna i gusti sono semplici e certe raffinatezze … Mancano >.
Così dicendo abbozzò anche un tentativo di sorriso.
Logan che aveva fissato in volto Due Facce, si scosse e arrossì vistosamente, ma nella penombra di quella camera, forse nessuno se ne accorse.
         < Grazie, ma stiamo bene così. Viaggio ottimo e accoglienza, altrettanto ottima. Credo e parlo a nome anche di Duncan, credo che ora dobbiamo fare rapporto  e … Poi una cenetta veloce e a dormire. Credo che la stanchezza si farà sentire quanto prima >.
Detto questo si alzò dalla poltrona e guardò prima Duncan e poi Ruben, il quale si scostò per farlo uscire dalla stanza.
Duncan lo guardò e rispose.
         < Vai pure a fare rapporto. Intanto le cose che dovrai dire le abbiamo già concordate. Attieniti a quelle. Ci vedremo poi a mensa. Ora devo scambiare due parole con l’amico Due Facce. Ci vediamo dopo >.
Logan  annuì, salutò i due e si avviò insieme a Ruben al Centro trasmissioni.

La finestra del tempo.38

In quanto a fortuna, in quella giornata, Kayla ne ebbe ancora una buona dose. Infatti ad un certo punto il furgone di fermò e la ragazza sentì chiaramente il vociare di Bertu, il clacson del furgone che mandava i suoi richiami, ma soprattutto il belare continuo di pecore. All’entrata del paese la strada era interrotta da un mare di lana a quattro gambe. Kayla ebbe un guizzo e si lasciò cadere dal furgone e si gettò con lo zaino in mano, letteralmente nel fosso, che costeggiava la strada. Strisciando tornò indietro di qualche decina di metri e dopo aver osservato la situazione si alzò e di corsa infilò uno stretto passaggio tra due case. Un viottolo che portava su di uno stradello. Qui si ripulì alla belle e meglio gli abiti, e caricatosi lo zaino sulle spalle, s’incamminò fingendo di essere una viandante qualunque che dopo un giro in montagna ritornava al paese. Lo stradello era deserto e anche le case all’intorno. Kayla si rese conto che erano solo dei fienili e che non c’era anima viva che l’avesse vista. Rapidamente si trovò nel paese e cercò un punto di esso che fosse abbastanza alto per poter individuare una o più antenne, quelle del Centro. Le vide e di buon passo infilò la strada che l’avrebbe portata nelle vicinanze. Non poteva certo farsi scoprire, ma doveva essere sicura che Logan e il suo compare ci arrivassero. Infatti scorse il retro del furgone infilarsi dentro un cancello, che venne chiuso immediatamente. Un alto muro impediva a chiunque di sapere cosa ci fosse li dietro e d’angolo una torretta di guardi incombeva sulla strada. Kayla sperò di non essere stata notata e si guardò intorno, nella speranza di trovare un buon posto di osservazione, quando si sentì apostrofare con un bisbiglio.

         < Eih, tu … Dico a te, vieni da questa parte .. Mi manda Rungald … Vieni .. E andiamo, forza … Vuoi mica farti scoprire adesso >.

Kayla si voltò di scatto verso quelle parole. La figura di Udo, uno degli uomini di Wilmer, occupava un’intera porta e con la mano la sollecitava.

         < Sono Udo e questa è come se fosse casa tua. Vieni dentro, forza >.

Udo sparì dentro la porta e Kayla lo seguì. Dentro una ripida scala portava verso una sorta di bocca nera, che s’illuminò quando l’uomo aprì un’altra porta. Arrivarono tutti e due in una stanza disadorna. Tranne un tavolo e qualche sedia di legno, erano parte di uno scarno arredamento. Una finestra impolverata dava sul fabbricato del Centro e alla finestra un altro uomo che fece un cenno di saluto ai due che erano entrati.

         < Sono Wilmer >. Disse < Tu devi essere Kayla … Giusto? Rungald era molto in pensiero per te. Gli altri sono entrati lì dentro, vero – indicò il complesso del Centro –  Allora .. non ci resta che aspettare che escano … Vuoi da bere? Da mangiare’ Ti serve il bagno? >.

Kayla approfittò di tutte e tre le offerte ricevute, nell’attesa che maturassero gli eventi.

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Logan e Duncan furono portati prima al cospetto del Sovraintendente Bandino, il responsabile del Centro, che stette a sentire la loro richiesta di accedere all’archivio storico. Bandino rimase sulle prime, perplesso, poi di fronte ai documenti esibiti e a sentire che si trattava di un’indagine del Congresso Continentale, suo malgrado fece accomodare i due uomini in una stanza, assieme ad un tecnico. Quello prese a digitare velocemente su di una tastiera e sullo schermo cominciarono a comparire una sequenza di numeri e cifre.

Il tecnico indicandole, disse.

         < Queste sono le date che vi interessano. Queste cifre rappresentano il ripetitore di Bunker Hill. Le prime cifre accanto l’ora di trasmissione e il resto della sequenza a quali ripetitori è stata inviata la trasmissione. Infine la durata della trasmissione e l’ora di fine della trasmissione. Ditemi la data  e troveremo ciò che vi interessa. >

La data era presto detta, quella della battaglia di Bunker Hill. L’ultima combattuta.

         <  C’é. Cinque secondi ed eccola … qua. >

Una stinga di cifre e numeri comparve a schermo. L’operatore con il suo dito grassoccio scorse la risposta elettronica.

         < E’ arrivata alla Centrale … del Clan delle Colline. Destinazione finale > Un ampio sorriso gli si stampò sul volto.

I due uomini si guardarono in volto esterrefatti. Erano giorni che giravano a vuoto a cercare una cosa che molto probabilmente era sepolta in qualche archivio e a casa di Logan.

Ringraziarono il tecnico e poi anche Bandino, per la collaborazione e uscirono dal fabbricato. Nel cortile orami deserto di mezzi c’erano solo Jiri e Paavo, che stavano chiacchierando con una delle guardie.

Logan parlò piano, quasi sottovoce.

         < Dannazione. Quel programma è lì … Da quasi … Quanti anni, eh? Nessuno se ne è mai accorto. O comunque è transitato dal Centro Trasmissioni del Clan … Adesso? Dobbiamo tornare indietro e ricominciare tutto da capo. Per forza e non è detto che riusciremo a trovare ancora delle tracce e soprattutto , se è vero che è arrivato là … Soprattutto la domanda è: adesso chi ne è entrato in possesso e perché? Cosa ne ha fatto o cosa ne sta facendo? Mi sembra di impazzire. Questo è un  gioco troppo grande, troppo confuso, troppo … Troppo! >.

Mentre ne parlava cominciò a passeggiare nervosamente, gesticolando e sul volto esprimeva un misto d’incredulità e d’impotenza, di fronte a quella rivelazione.

Duncan, invece al contrario sembrò estraniarsi, quasi che la reazione del compagno, non o toccasse minimamente. Anche per lui quella realtà superava ogni fantasia possibile. Pensò che già due Giudici avevano rincorso quello che fino ad un momento fa era un fantasma. Quanti agenti, anche esperti, del Congresso erano scesi in campo prima di lui. Quante risorse spese, tempo consumato e la risposta era più vicina del previsto. Sogghignò. Perché rimaneva sempre il problema di scoprire dove fosse e chi lo detenesse. Cosa ne avesse fatto fino ad ora, era semplice da capire. La loro presenza, la ricerca da parte di Kayla e il suo inutile omicidio del vecchio Ciano. L’ennesima vittima del sistema della paura, del terrore. Di ciò che fino ad allora aveva mantenuto in vita la caccia. Avere il programma voleva dire rimettere in gioco le ultime armi termonucleari, nascoste chissà dove. Le parole di Van Der Meewe,il discorso fatto a Logan e che il giovane gli aveva riferito per filo e per segno, non lo avevano mai convinto. Era certo che esisteva e ben funzionante, un altro Bunker Hill, da qualche parte. Pronto per essere attivato. L’importante è avere quel maledetto programma. Non si perse dietro alle emozioni ed iniziò ad analizzare i pochi indizi che avevano. Qualcuno nel Clan della Pianura, alla fine della battaglia di Bunker Hill, era venuto in possesso del programma, perché era già stato stabilito. Visto che il PC di Darla era stato programmato per trasmettere in tempo reale, ciò che copiava. Doveva aver ricevuto anche l’ordine di custodirlo. Avrebbe dovuto consegnarlo a qualcuno, ma qualcosa era andato storto. Quel qualcuno poteva averne intuito il valore immenso e se lo era tenuto. Nascosto molto bene, in un luogo più che sicuro e lasciato in eredità. Questo era possibile e plausibile. Ad un gruppo ad esempio. Forte, ben organizzato e segretissimo. Cui mancava però l’informazione più preziosa. La certezza che esistesse un sito come Bunker Hill. Perché se le voci messe in giro, che non esisteva più un’altra Bunker Hill erano vere, tutte le indagini svolte fino a quel momento erano state … cosa? Perdita di tempo? Buffonata? Una grande e complessa macchinazione? Perché? A che scopo? Tenere sempre viva la fiamma della paura, del controllo? Bastavano già i fatti quotidiani a dar vita a quei sentimenti, a quelle pulsioni. Se invece un’altra Bunker Hill era sopravvissuta da qualche parte, pronta per esprimere tutta la sua tragica realtà e solo quel programma poteva sinistramente animarla, allora il gioco valeva la candela. Erano valsi tempo, energie e purtroppo anche i cadaveri, che avevano costellato fino ad allora il quadro della situazione.

         < Fermati Logan > Sbottò < Farai impazzire me, piuttosto. Ascolta, invece di agitarti inutilmente >

In poche frasi lo mise al corrente dei suoi pensieri, poi rientrò nella palazzina del Centro e si diresse nell’ufficio di Bandino.

         < Sovraintendente, scusi il disturbo e prometto che darà l’ultima volta. Mi saprebbe indicare un mezzo, il più veloce possibilmente, che permetta al mio compagno e a me di ritornare a Dorp?>

Bandino lo guardò e scosse la testa.

         < Certo. In serata parte un TransAir. Una sorta di … Cargo, ma porta anche qualche passeggero. Parte la sera e l’indomani è di ritorno. Posso informarmi >. Prese il telefono e fece una chiamata e mentre parlava annuiva e scuoteva la testa, per poi alzare la voce. Duncan capì solo che stava parlando di Logan e di lui. Finalmente la telefonata finì.

         < Tutto a posto. Avrete due posti per il volo della serata. Parte alle diciotto in punto e la superficie di volo è appena fuori dell’abitato. Avete il tempo di mangiare un boccone se volete, qui alla nostra mensa e sarò ben lieto di ospitarvi. Sempre che non vogliate cercare di meglio. Comunque sarò lieto di indicarvi un buon locale. Cibi semplici, ma naturali e poi tutti della zona. Non crediate chissà che … >

         < La ringrazio dell’ospitalità, ma credo che ne abbiamo già abusato abbastanza. No … accettiamo le indicazioni. Grazie > Così dicendo strinse la mano al Sovraintendente e gli assicurò che avrebbe parlato bene della sua collaborazione e cortesia. Sua e dei suoi uomini.

Bandino sorrise soddisfatto e lasciò uscire Logan. Poi seguì con lo sguardo il giovane, mentre con gli altri attraversava il cortile interno del Centro. Con una certa impazienza, Bandino, attese che gli uomini uscissero definitivamente dal cancello e dalla sua vita.

Poi si voltò e si avvicinò alla scrivania. Alzò la cornetta del telefono e compose il numero che gli era stato dato anzitempo. Pregustò la ricompensa. Forse non era molta, ma che importava. Erano soldi facili, facilissimi.

MOVEMBER

Movember (da “Moustache” (parola inglese per baffi) e “November”) è un evento annuale che si svolge nel corso del mese di Novembre. Durante questo periodo gli uomini che vi aderiscono (i Mo bro) si fanno crescere dei baffi per raccogliere fondi e diffondere consapevolezza sul carcinoma della prostata ed altre patologie.

La November Foundation si occupa di gestire l’evento Movember attraverso il sito Movember.com.[1] Il motto del Movember è di “cambiare la faccia della salute degli uomini” (letteralmente da “change the face of men’s health.”)[2]

Spingendo gli uomini a prendere parte al movimento / evento, Movember si pone gli obiettivi di favorire la diagnosi precoce del cancro alla prostata, aumentare l’efficacia dei trattamenti e ridurre il numero di decessi. Oltre che suggerire un check-upannuale, la fondazione Movember incoraggia gli uomini ad indagare possibili storie familiari relative al cancro e ad adottare uno stile di vita più salutare.[3]

Dal 2004 la Movember Fundation ha promosso eventi a sostegno della lotta contro carcinoma della prostata e disturbo depressivo, in Australia e Nuova Zelanda. Nel 2007 eventi del genere hanno tenuto luogo in Irlanda, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, El Salvador, Spagna,Regno Unito, Israele, Sud Africa, Taiwan e Stati Uniti.[4][5]

Il Canada ha aderito e contribuito alla raccolta fondi Movember più di qualunque altra nazione.[6][7].

Nel 2012 il Global Journal ha inserito il Movember tra le 100 più importanti NGOs (organizzazioni non governative) del mondo.[8]

 

Questa é la definizione del titolo che avete appena letto in testa a questo post.

Origine WIKIPEDIA (IT) – Portali MEDICINA e SOCIOLOGIA.

Ho usato il “copiaincolla” assolutamente preciso. Non ho voluto togliere nulla né aggiungere nient’altro.

E’ solo rivolto soprattutto a noi ometti, che per primi ci ritroviamo ad essere o poter essere investiti del problema del carcinoma alla prostata. Credo che però anche le donzelle che transitano di qua e leggeranno potrebbero essere le moglie, la madri, le compagne di qualcuno che un giorno potrebbe svegliarsi a avere una strana e inspiegabile fitta.

L’amore é anche  un paio di baffi che può fare la differenza.

Un Movember .... Bislungo ... Che altro

Un Movember …. Bislungo … Che altro

Questo perché il luogo é terra della “Compagnia della Buona Morte”e della Taverna “Al Pisellon Fuggiasco – Locanda con camere ed uso di Stallaggio”, delle “Allegri Comari” e “La Bella Bignola – Sala da The “. D i Tranzo e di Sciallo, delle Ciampornie e di tutti i personaggi che hanno cantato e cantano tutt’ora le lodi del mondo ovale. Mondo legato a “Movember” e credo che anche la Leonessa e le sue degne compagne si adorneranno il labbro di un paio di mustaccioni, perché, ripeto, anche un paio di baffi può fare la differenza.

Lo dicono anche le istituzioni

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