CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

La Finestra del tempo.41

Una luce lattiginosa la svegliò il mattino dopo. Si alzò dal letto, gli occhi cisposi e il morale sotto i piedi. Per dormire, aveva dormito, ma di un sonno agitato e un paio di volte si era svegliata, al suono di un latrato persistente. Un cane da guardia forse. Poi un allarme d’auto aveva alterato nuovamente il suo sonno. Infine la stanchezza aveva preso il sopravvento.

Uscì dalla stanza e la vecchia con il sorriso precario la accolse mostrando quanto le era rimasto in bocca. Fece un gesto con la mano, ad indicare il tavolo. Una scodella e un piatto con sopra qualche fetta di pane. Un barattolo di vetro il cui contenuto nerastro, non prometteva nulla di buono. La vecchia versò nella scodella del  caffè e del latte, poi si mise a sedere su di una vecchia sedia a lato del tavolo e la fissò. Kayla, per prima cosa prese il barattolo e si mise ad annusare il contenuto. Una marmellata che odorava di prugne, che la ragazza prese con un coltellino, non prima di averlo strofinato bene con una cocca della maglietta, che indossava. Assaggiò cautamente la massa scura e stabilì che poteva andar bene. La spalmò su di una fetta di pane bigio e si mise a masticare. Sorseggiò il caffelatte, caldo e già zuccherato, poi decise che era più che sufficiente e allontanò tutto da se.

Guardò la vecchia e le disse

         < Mi servono degli abiti puliti e un po’ più femminili. Degli altri, fanne quello che vuoi >.

Poi aggiunse.

         < Vorrei anche una tinta per capelli. Meglio color castano, perché non posso girare con questa  testa bianca. Troppo  riconoscibile e vorrei incontrare Rungald. Capito tutto? >.

La vecchia sembrò scuotersi da un torpore che l’aveva colta improvvisamente e scosse la testa in segno affermativo.

Kayla la fissò e scosse la testa. Non riusciva a capire se  la vecchia fosse sempre preda  dei propri fantasmi, oppure facesse così per non pagare dazio, come si diceva comunemente.

La vecchia prese una borsa e uscì senza rivolgerle la parola e Kayla guardò stupita la porta richiudersi davanti ai suoi occhi.

Andò nella stanza da bagno e si lavò velocemente, poi andò nella stanza da letto e si vestì con le prime cose che le capitarono per le mani. Studiò per bene l’ambiente della casa e si mise in una posizione tale che le permettesse di vedere chi entrava, ma anche di ritirarsi velocemente nella stanza da letto e da lì, saltare fuori dalla finestra, se fosse stato necessario. Si sedette, impugnando la pistola e mettendosela in grembo e attese.

Passò poco più di un ora e la vecchia rientrò. Le aveva portato ciò che desiderava, più un biglietto.

Era di Rungald. Era scritto che si preparasse che entro due ore qualcuno l’avrebbe portata da lui. Di farsi bella per l’appuntamento e che sarebbero seguiti gli ordini in merito. Tutto era sotto controllo. Kayla appallottolò il biglietto, si alzò dalla sedia, ma riprese la palla di carta e preso l’accendino, che aveva visto sul piano della cucina diede fuoco al foglio. Le ceneri finirono nel lavandino e sparirono nello scarico, accompagnate da un getto d’acqua.

Prese il sacchetto che la vecchia  aveva messo sul tavolo e guardò dentro. Riconobbe l’incarto della tintura per capelli, un anonimo castano chiaro. Per i vestiti un paio di pantaloni e una maglia a collo alto. Abiti usati, che odoravano di lavaggio industriale e di disinfettante. Kayla storse la bocca, pensando all’avarizia dell‘uomo con gli avambracci tatuati. Decise di far compere in un secondo momento. Ora si doveva tingere i capelli e doveva farlo nel migliore dei modi.

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I saluti del mattino, tra Logan e il socio con Due Facce furono brevi ed essenziali. Una macchina li accompagnò fino al porto, come avevano chiesto. Avevano avuto delle indicazioni dove trovare Luca Zane e il suo battello e infatti, dopo aver attraversato un un buon tratto del molo, con la sua attività frenetica e la concitazione di sempre, trovarono l’attracco dell’”Eridanio Argentato”.  Un barcone vecchiotto, non proprio male in arnese, ma quasi. Vicino la passerella alcuni passeggeri aspettavano pazientemente di essere imbarcati. Dall’interno dello scafo si udiva un clangore di ferri  e voci alterate.

< Maledetta pompa. E’ già la terza volta che è rotta. E’ possibile? No … dico è impossibile … Qualcuno ci ha lanciato contro una maledizione, ecco cosa. Una maledizione! >

< Amasa, che maledizione e maledizione. Se fossi andato ad acquistare una pompa nuova come ti avevo detto a quest’ora eravamo già al largo e con comodo stavamo ritornando a casa >.

< Senti questa .. La colpa sarebbe mia. Se tu, capitano, mi avrebbe dato i soldi, io avessi comprato la pompa. Anzi …  Ma i debiti? Chi paga quelli? Amasa? No, Amasa fa andare il motore, quando funziona e questo non funziona! > .

< Amasa … Basta … Adesso vai da Menusiér e ti fai dare una pompa nuova e digli che per il pagamento … Béh i suoi soldi li avrà quando torno al porto … Che gli farò dei trasporti gratis … Digli quel che ti viene in mente, ma fatti dare questa maledetta pompa >.

Si udirono ancora dei rumori di ferraglia sbattuta insieme e un altro paio di imprecazioni, poi di colpo si aprì un portello sulla tolda del battello e schizzò fuori un gigante dalla faccia nera con indosso una tuta coperta di unto e morchia, che teneva in mano un grosso pezzo di metallo già molto rattoppato. Due occhi spiritati, iniettati di sangue e scesa dalla passerella con due falcate. Ignorando completamente chi gli stava attorno e pronunciando frasi oscure si diresse verso il fronte del porto, dove d’infilata si trovavano magazzini, uffici e negozi. Lo si vide entrare in un a porta e passati dieci, forse quindici minuti riuscire dalla stessa, con un fagotto sotto il braccio. Subito dopo la sua uscita, fu seguito da un ometto, o così sembrava, che si mise ad urlare nella sua direzione. Le frasi che pronunciava, opinavano, senza ombra di dubbio, sulla  moralità dei suoi genitori e parenti in generale, ma in particolar modo della madre. Poi ebbe medesimo riguardo per il capitano Zane e il suo albero genealogico, infine terminò la sfuriata con evidenti gesti osceni nei confronti di ambedue.

Il capitano Zane, intanto si era affacciato al boccaporto e stava seguendo la scena, masticando un sigaro ancora acceso e mentre Amasa, il meccanico, saliva a bordo, gli lanciò un’occhiata soddisfatta.

         < Bèh … La presa bene o sbaglio? >

Amasa gli ribattè a denti stretti.

         < S’inculi, lui e le sue pompe di merda. Per intanto gli ho preso una Thortsen nuova di pacca. Con questa non avremo problemi per parecchio tempo. Adesso la monto e tempo un’ora ce ne andiamo da questo merdaio >. Si rituffò nella pancia del battello.

Il Capitano guardò ancora fuori e sventolò il braccio a mo’ di saluto nei confronti dell’omino che si sbracciava  e imprecava dall’altra parte della banchina. Rise rumorosamente e sparì sotto coperta.

Logan e Duncan si guardarono perplessi, poi guardarono gli altri passeggeri che attendevano, uno di loro alzò le spalle, quasi che tutto ciò che era successo, fosse una cosa se non normale, certamente abituale.

Infatti, dopo circa un’ora il Capitano, rimise fuori la testa dal boccaporto della sala macchine.

         < Forza gente. Tutti a bordo, che si parte. Soldi in una mano e bagagli nell’altra o sulle spalle. Andiamo gente, in fretta che non abbiamo più tempo. Dovevamo partire ieri notte e ora con sei, sette ore di ritardo dobbiamo andare e veloci anche >.

Poi si fermò un attimo e squadrò i due soci.

         < Mi pare che voi due, non siate sulla lista dei passeggeri da imbarcare. Non credo di avere altri posti. Mi dispiace … Credo che non possiate imbarcarvi >.

Duncan si fece scuro in volto.

         < Ci manda Darius e credo che tu un paio di posti per noi li abbia riservati. Nella tua migliore cabina >.

Il capitano Zane socchiuse gli occhi, poi scoppiò in una risata fragorosa.

         < Migliore cabina. Accidenti che immaginazione avete. Degna di quella di Darius. So che sto commettendo un grave errore, ma … Salite a bordo. Anzi tu – Indicando Logan – Fammi il favore di sciogliere la cima di poppa, che a quella di prua ci sta già pensando Crapapelata. Forza, signorino, se lo fai ti sconto il prezzo del biglietto. Amasa dai gas a quella caldaia … Crapa è libero a prua? Bene dieci gradi a babordo, avanti un terzo … forze ragazzino, non abbiamo tutta la mattinata per fare le manovre. Amasa, maledizione di alla torre che noi ci muoviamo. Forza mettiamoci un po’ d’impegno >.

Logan sciolse la cima che teneva legato il battello alla banchina e velocemente salì a bordo attraverso la passerella che stava lentamente alzandosi, azionata da Duncan e un altro marinaio. Intanto il capitano era salito in cabina di comando e stava dando gli ultimi ordini. Sbuffando e cigolando il battello virò verso destra e si immise nella corrente. Dalla radio uscirono una serie di ordini, che si persero nel gracchiare dell’apparecchio.

Logan si augurò di non affondare da li a poco.

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10 pensieri su “La Finestra del tempo.41

  1. Leggendoti è come immergersi in ciò che scrivi, e descrivi. Non è da tutti, credimi! Come hai di recente affermato dal comune amico Brum, talvolta anche a me viene noia. Noia di leggere post noiosi o insipidi. Perché, invece, non un buon libro?
    Ma qui no! Qui si respira aria di vera scrittura. Ipse dixit 🙂
    Così sia scritto, così sia fatto.
    Logan e Duncan non si scorderanno tanto facilmente!
    In attesa del prossimo, applaudo.

  2. Condivido quanto già scritto!
    I personaggi sembra di vederli!
    kayla stai attenta….
    Ciao

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