CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “dicembre, 2014”

La finestra del tempo.46

Dopo la doccia Kayla uscì per fare shopping. Aveva deciso di andare in uno, se non nel migliore ritrovo notturno della Città e divertirsi. Entrò in un negozio che faceva al caso suo e dopo un’accurata ricerca, acquistò un vestito di lino e seta con scollatura asimmetrica, tale da lasciare nuda una spalla. Ne scelse uno di color ametista, piuttosto impegnativo. Poi vide un paio di scarpe di vernice con un tacco che reputò ragionevolmente alto, ma che le lasciava il modo di camminare veloce, se non di correre. Una piccola borsa, indispensabile, finì nella capace borsa del negozio. Soddisfatta delle compere, passò poi dal parrucchiere. Aveva voglia di riccioli e li ottenne, non senza aver prima rinforzato il colore, perché non ostante tutto aveva qualche pecca. Ancora più soddisfatta di prima, ritornò in albergo e cambiatasi, chiese al portiere l’indirizzo di un locale dove poter mangiare e divertirsi. Il portiere le diede l’indirizzo de’ “Le Cave”, un bar ristornate, con sala musica e una piccola discoteca, dove avrebbe potuto incontrare gente simpatica e in ogni caso quello era il luogo di ritrovo della gente importante della Città. Luogo ideale per incontri d’ogni tipo e occasione per stabilire anche ottimi contatti d’affari. Kayla sfoderò il suo sorriso migliore, ma soprattutto la buona mancia che diede, fece si che il portiere telefonasse per prenotarle un tavolo.
         < Quando arriva, chieda di Rocco e gli dica chi la manda. Vedrà rimarrà molto soddisfatta del consiglio che le ho appena dato >.
         < Sapevo che lei era il miglior portiere di questa città. Me ne avevano parlato, ma vederla all’opera, la sua fama è ben meritata e … Ben pagata. Spero di non dovermi ricredere >.
Il portiere sorrise.
         < Le do la mia parola d’onore, madame. Vedrà personalmente, come i suoi legittimi dubbi, saranno evaporati come nebbia la sole >.
Kayla, nell’allontanarsi dal bancone, sfiorò la mano del portiere e gli lanciò ancora un sorriso e uno sguardo, quasi carico di promesse. Il portiere arrossì leggermente e tossicchiò imbarazzato.
Il locale non era molto distante dall’albergo e arrivando notò che nel parcheggio antistante erano presenti parecchie macchine e molti avventori stavano entrando e tutti piuttosto eleganti nel vestire. Segno che per ora il portiere aveva avuto ragione a decantare il posto. Entrando chiese di Rocco e fece l’ambasciata. L’uomo, strizzato in una giacca nera, la fece accomodare al ristorante e le propose un tavolo quasi centrale. La ragazza invece, adocchiato il lungo bancone del bar, chiese un posto un po’ defilato, ma al banco.
         < Arrivo ora e vorrei osservare, prima di essere osservata … E le confesso … Sono timida e mi sentirei a disagio così, come dire, esposta … Mi capisce vero? >.
Rocco le lanciò un’occhiata, tale da valutarle nell’insieme.
         < Capisco signora e il mio compito è quello di non metterla assolutamente in imbarazzo. Anzi se permette, le suggerisco l’angolo opposto all’entrata. Li sicuramente non verrà disturbata affatto, ma … Non è un po’ troppo? >.
A Kayla bastò un’occhiata.
         < Ah, Rocco … Lei è un … Genio. Ha capito benissimo invece che quello è giusto il posto per me. Ora vorrei mangiare in santa pace, senza troppi sguardi, senza che certe parole, certe frasi inappropriate, mi rovinino il piacere della vostra cucina. Mi hanno raccontato meraviglie >.
         < Come desidera e vedrò di mandarle subito qualcuno per la comanda. Intanto se si vuole accomodare – Indicandole una poltroncina , vicino al bancone, che spostò per farla sedere. Poi rivolto alla barman, che si era avvicinata –  La prego di accettare un piccolo bere offerto dalla casa. Un calice del nostro miglior vino bianco, leggermente frizzante e le consiglio di assaggiare le nostre tartine . Mousse di selvaggina, di pesce accompagnate da primizie di stagione. Sono una delle nostre specialità >.
Kayla sorrise a tutta bocca, assumendo un’espressione di contento stupore, per le attenzioni ricevute e si accomodò sulla poltroncina e attese. Poco, perché una giovane cameriera le presentò la lista e si fece da parte in attesa. Kayla osservò la lista e dai prezzi esposti capì perché il luogo era così affollato. I prezzi ragionevolmente alti, indicavano una cucina curata, in un’altalena di novità e tradizione con un’ampia carta di vini, tutti del territorio. Fece le sue scelte e si abbandonò  a guardare gli altri ospiti che mano a mano affluivano ai tavoli della sala. Per lo più si trattava di coppie di una borghesia legata alle Gilde. Inquadrò qualche burocrate, immaginando che si potesse trattare di cena di rappresentanza, o di affari. I giovani transitavano solo al bar per bere qualcosa, ma poi se ne andavano attraverso una porta e immaginò che portasse al piano inferiore dove c’era la discoteca. Da una sala vicina, chiusa da una semplice tenda cremisi, provenivano le note di un pianoforte, accompagnato da altri strumenti e Kayla immaginò essere la sala musicale. Forse li si sarebbe anche ballato, oppure serviva solo come sala d’intrattenimento per ascoltare le performance dei musicisti. Lo sguardo venne attratto da una locandina e seppe che quella sera era dedicata alle danze classiche; valzer, tanghi, slow insomma, per un pubblico maturo e desideroso di passare qualche ora di quieto divertimento. Più tardi Kayla se ne rese conto, passando accanto alla porta della discoteca da cui giungevano suoni molto più energici, che non le note di un languido valzer, pur eseguito con vera maestria.
Kayla mangiò con appetito la lasagna di verdure con salsa salmonata, cui fece seguito un trancio di salmone all’aneto con patate rosse seguito da una tortina ripiena di cioccolato fondente caldo. Accompagnò il pasto con un paio di bicchieri di vino rosso a contrastare la nota dolce, che aveva dominato il pasto. Alla fine ordinò un liquore, un’acquavite di malto dai colori ambrati e dal profumo intenso. Era il momento di abbandonare il piacere e tuffarsi nel dovere. Ora si trattava di trovare qualcuno che la introducesse al Centro Trasmissioni.
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Le regole di un progetto

Letto così, questo titolo porta a pensare, a una lunga o breve, non ha molta importanza, dissertazione su regole applicabili, all’architettura, all’ingegneria o anche alla stesura di un qualunque scritto articolato e ben corposo. Mi spiace ma non è così. Mutuo il titolo da due avvenimenti cui do testimonianza.
Il primo, se vogliamo un po’ privato o comunque non così di tanta risonanza da farne “un caso”. Anche se nel suo piccolo, ha risonanza e rilevanza.
Ho assistito domenica scorsa all’insediamento del nuovo Vescovo della Diocesi. Non avendo mai assistito a un rito così, in precedenza, non so fare paragoni in merito. Nel senso che non posso essere certo se la cerimonia fosse o no permeato di misticismo sì, ma non eccessivo; di sfarzo sì, ma eccessivo. Comunque è stata intensa e il rito a richiamato tutta una serie di liturgie che non ci sono così comuni, famigliari, quotidiane.
Quello che però ha colpito di più sono state le parole scritte dal nuovo Vescovo sopra una sorta di “segnalibro”, che era distribuito ai presenti.  (Ha un nome particolare e preciso, questa sorta di “bugiardino” e chi me lo volesse ricordare, ha fin d’ora i sensi della mia più profonda stima). Oltre allo stemma vescovile, questo era accompagnato da poche parole, però dense di significato. Almeno per me. In sostanza ciascuno di noi è chiamato da Dio a partecipare a un progetto, di cui conosciamo a mala pena il titolo. I dettagli non riusciremmo a reggerli. Comunque oltre alla proposta, ci è chiesta la fiducia sul Suo “modus operandi”. In fondo ci è chiesto di fidarci del Progettista. Ora è un’assunzione di responsabilità ben forte, da parte dei due contraenti. In fondo io dovrei fidarmi di una persona che conosco poco o che di Lui ho notizie contraddittorie. La sua biografia non è così limpida e piana e i miei neuroni arrivano a comprendere le sue scelte fino ad un certo punto. Anche Lui, d’altra parte, non ha un caratterino semplice sotto mano. Giacché sono dotato di libero arbitrio, posso accettare adesso, ma in qualunque momento piantare lì Lui e il suo progetto e mandare tutto a carte e quarantotto.
Ecco che per regolare i rapporti, bisogna affidarsi a delle regole e nel caso ce ne sarebbero una decina che fanno al caso in questione. Qui entra in ballo il secondo avvenimento che mi ha colpito.
“I Dieci Comandamenti” spiegati, interpretati, vissuti da Roberto Benigni.
Ora di là dall’uomo e della coloritura che ha dato delle Tavole, fondamento di una cultura religiosa come quella ebraico – cristiana, i contenuti sono stati davvero forti. Si correvano due rischi opposti. Rendere l’evento di una noia dell’epoca, di una pesantezza cosmica; viceversa ridurlo a un’azione comica, dai seguiti grotteschi o farseschi.
Invece per due ore, io personalmente sono rimasto incollato al video, forse perché è stata l’occasione di vedere della buona televisione. Senza spot, interruzioni di vario genere fatte a vario titolo, che ormai inquinano fin troppo gli schermi. Nulla di tutto ciò, solo due ore secche di parole. Non vuote, non vane, ma a mio giudizio impegnative e rilevanti. Ora non è stato l’Oracolo di Delfi a parlare, ma l’uomo di spettacolo lo conosciamo e sappiamo che ha trascorsi per i quali attenzione e apprensione, sono sentimenti palpabili. Eppure come per altri casi, cui si è sottoposto, vedi la Commedia, la Costituzione, l’Inno d’Italia, quei trascorsi così rustici, al limite anche della rozzezza, sono stati allontanati, se non per comparire qua e la, quasi sfumate e larvali presenze, giusto per non far dimenticare il personaggio, più che la consistenza umana dell’interlocutore.
Il messaggio dei comandamenti, pur nella complessità esegetica che è emersa, si è dispiegato con lievità, senza mai abbandonare quel senso di profondità implicita. Anzi attraverso la singolare esegesi sono emersi, almeno per me, aspetti che ignoravo, o che comunque non ho mai dato quel giusto peso o non avevo neppure preso in considerazione.
Il fatto ad esempio che Dio si pone come unico interlocutore, ma non dall’alto di un inarrivabile piedistallo, bensì come primo prossimo dell’uomo stesso. Al di fuori dell’uomo c’è Dio, espresso nelle persone e cose che ci circondano; doni offerti con la gratuità implicita dell’atto del donare. Non solo ci sono stati donati beni materiali, ma soprattutto beni immateriali, quali i sentimenti. Libertà, gioia, dolore, felicità e amore e non ultimo, ma chiave di volta dell’esistenza il libero arbitrio. Che ci permette di donare a noi stessi e agli altri quei sentimenti. Possiamo adempiere i comandamenti oppure fare tutto il contrario. Liberi di scegliere una cosa o l’altro attenti, però all’assunzione della responsabilità di quanto ci si accinge a compiere. Non possiamo agire e sottrarci alla responsabilità dell’azione compiuta. Ne possiamo demandare ad altri le scelte compiute o scaricarle sulle spalle altrui.
Le scuse sono come le chiacchiere: stanno a zero. Possiamo invocarle quanto e come vogliamo, la realtà dei fatti sta sotto i nostri occhi.
Ora il fatto che un simile decalogo tenga banco da più di tremila anni, la dice tutta sulla bontà delle sue regole, che poi non sono così rivoluzionarie, ma rappresentano i pilastri dell’etica e della morale di ciascun popolo, che sia transitato o che transiti tuttora sulla terra. Sono regole fatte non “ad personam”, bensì “ ad populum”. Hanno una valenza universale e universalmente riconosciuta. Rappresentano la maturità, l’adultità dell’uomo e regola i rapporti tra tutti gli esseri umani. Alcuni comandamenti potranno essere più sentiti degli altri, essere una parte più presente della vita sociale, culturale dell’uomo, ma tutti, sia che ne vengano esaltati gli aspetti, sia che ne vengano al contrario minimizzati, tutti dicevo, oramai sono una costante vitale dell’uomo.
Il fatto poi che per quest’evento si siano mobilitati milioni di persone, per assistervi e credo e mi piace il farlo, in “religioso” silenzio, la dice molto.
Abbiamo bisogno di regole: poche, chiare, intellegibili a tutti e ragionevolmente perseguibili; per dare una stabile e continua esistenza alla nostra società. Che non è un corpo astratto, ma siamo noi con le nostre individualità. Individui che con le personali singolarità rendono vivo e pulsante un corpo solo, a volte riuscendo perfino a generare un’anima sola. Proprio di quell’anima, a un certo punto è stato detto. Preoccupandoci il giusto: perché questa convulsione perenne, di cui ci nutriamo, ci fa lasciare indietro molto di noi stessi e uno dei primi pezzi che perdiamo è proprio l’anima. Il caos inevitabilmente, rende il silenzio e ciò che in esso é racchiuso un luogo che si sta svuotando sempre di più e sempre con maggior velocità.
Riflettere su questo progetto fantastico che la nostra vita e di come sì’intesse con quella degli altri, forse ci permetterà di non dimenticare, di non perdere quegli aspetti dell’esistenza, che aiutano questo fragile essere, che è umano, a continuare il cammino della vita.

La finestra del tempo.45

Il Consiglio delle Rune di Fuoco ebbe temine in un’atmosfera tutt’altro che tranquilla. Molti volti erano contrariati e altrettanti mostravano insofferenza alle decisioni prese. Era stata una riunione tempestosa: erano volate parole grosse, accuse, minacce e quelli che alla fine si erano ritrovati in minoranza ora facevano capannello tra di loro. Fu questione di pochi muniti poi la porta della sala si aprì, per fare entrare un uomo vestito di pelle nera, capelli scuri e una cicatrice evidente sulla guancia sinistra, coperta a male pena da una corta ed ispida barba. Una grossa pistola legata alla gamba destra. Due cose stonavano o almeno così apparvero agli occhi degli astanti: le scarpe, anzi gli stivali con le punte e i tacchi argentati e il cappello, una lercia bombetta.

Quello che doveva essere il  presidente dell’assemblea, preso il grosso martello, che era alla sua destra, vibrò un forte colpo sul massiccio tavolo di legno davanti a lui. come a richiamare l’attenzione di tutti i presenti.

         < Signori … Un attimo d’attenzione. Vi presento la soluzione del nostro problema . Vi presento … Rakònkay >. Con un ampio gesto della mano sinistra indicò il nuovo venuto a tutti gli altri.

L’uomo in nero non degnò nessuno di uno sguardo, ma si limitò a toccare leggermente l’ala del suo copricapo, tenendo fisso lo sguardo sul presidente.

         < Il Consiglio ha deciso … Il lavoro è tuo e … Fallo al tuo meglio >.

La guancia segnata dalla cicatrice ebbe un fremito, leggerissimo.

         < Non avevo dubbi. Il mio lavoro è il migliore che possiate trovare attualmente e lo porto sempre a termine, ma … Non vedo incentivi >.

Il presidente sorrise e da una tasca interna della tunica che lo avvolgeva, tirò fuori una sacchetta che emise un tintinnio più che eloquente. Sacchetta che posò sul tavolo con ostentazione.

L’uomo fece due passi e si avvicinò al tavolo, prese la sacchetta, l’aprì e fece cadere i lingotti che erano il contenuto. Li divise due a due poi osservò la cifra e dopo un istante annuì soddisfatto. Era quanto pattuito e dunque raccolse velocemente l’oro, rimettendolo nella sacchetta, sfiorò di nuovo l’ala della bombetta e se ne uscì senza dire una parola.

Il presidente attese che la porta si fosse chiusa e riprese la parola.

         < Per questo punto … Direi che abbiamo concluso, nel migliore dei modi. Passiamo al successivo. Finalmente una buona notizia. Le nostre navi hanno catturato nel mare degli Angli una battello carico di …. >.

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Kayla aveva gli occhi stanchi. Quel rapporto lo aveva letto e riletto così tante volte che ora sentiva il bisogno di uscire da quella stanza. Guardò il letto, tutto disfatto e i fogli sparsi qua e là e si sentì improvvisamente svuotata d’ogni energia. Andare di tanto in tanto alla finestra e guardare il parco e il via vai della gente, nella speranza di cogliere due figure note aggirarsi da quelle parti, avevano alleviato un poco la fatica di memorizzare l’intero rapporto, ma sentiva che non era stato sufficiente. Ora doveva uscire, immergersi anche lei tra la gente, incontrare persone e possibilmente i suoi contatti per poter iniziare l’ultima fase della caccia. Doveva ritornare ad essere cacciatore e non lasciare che gli eventi, il fato o chissà cosa d’altro la trasformassero in preda. Si massaggiò le spalle, si sfiorò la schiena, nell’eventualità di sentire sotto i polpastrelli il segno delle rune del fuoco, che Rungald le aveva tatuato tempo addietro. Sperava che le dessero forza e conforto in quel momento e che mantenessero la promessa di essere il portafortuna magico, che lei sperava. Mosse la testa in modo si sgranchire muscoli e ossa del collo, poi si stirò con forza e decise di fare una doccia, cambiarsi e uscire. Sentiva che era ritornato il tempo dell’azione.

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Dopo l’incontro con Van Der Meewe, Logan e Duncan si ritrovarono nell’appartamento del primo. Il colloquio non aveva assolutamente soddisfatto Logan, tanto che tentò a più riprese d intavolare nuovamente la discussione, trovando però solo il silenzio caparbio di Duncan. Anzi l’uomo sembrò ancora una volta estraniarsi dal momento, sembrava che seguisse il corso dei suoi pensieri, incurante delle parole del giovane. Alla fine tra di loro scese un silenzio carico di attese. Fu Duncan, improvvisamente a risvegliare la situazione.

         < Allora … Ciò che hai detto, mi sta anche bene, ma mi sta altrettanto bene quello che ha detto Joop. Abbiamo una missione e la dobbiamo portare a termine. Questo tipo di missione, al di là di tute le remore etico morali che possiamo intravedere, sentire, mettere in campo, ha valore solo se riesce. Mi spiego meglio. Esiste un problema, grande o piccolo è un problema e ci è stato affidato il compito di risolverlo e … Lo faremo.  Tirarci indietro ora è impossibile, anzi è controproducente. Lasciamo campo libero a tutti quelli che vogliono mettere le mani sopra a quel programma. Impossessarsene aggiungerà un arma in più. Aumenterà quella sensazione di disagio e di paura che tu senti. Forse è per come è stato gestito il tutto che tu ti senti … Offeso? Nel profondo, intendo. Va bene, sei offeso, ti sei sentito tradito, ma guardalo come uno dei tanti casi che hai affrontato. Il colpevole non fa proprio niente per depistarti, per allontanare i sospetti da lui? Così è per questo caso. Esiste un colpevole: il programma, ed è lui che ti vuole depistare, con l’aiuto di una serie di complici. Sappiamo già tutto di lui, o almeno pensiamo di sapere tutto. Per contro abbiamo quella … Kayla e i suoi complici … Molto probabilmente gente della banda del Norreno o simili. Aggiungici la Gilda dei Mercanti. Qualche traditore dei nostri, che a vario titolo o per conto di qualcuno che ha più interessi di altri e vuole parimenti quel programma. A questo punto non importa più se é la paura o un terrore futuro, quello che ci interessa. A noi interessa eliminare questa paura. Togliere di mezzo l’oggi, per impedirgli di diventare il domani, che ci potrebbe accompagnare, come fino ad ora ha fatto. Chiaro >.

Logan fissò l’uomo.

         < Non ho capito molto di ciò che hai detto, ma una cosa la so. Ho dato la mia parola e voglio terminare la missione. I conti, a questo punto, li farò dopo. A questo punto come ci muoviamo? >.

Duncan storse il naso.

         < iniziamo da passato. Sappiamo che la trasmissione è partita durante la permanenza nel bunker. Ha rimbalzato attraverso una serie di ripetitori e di centrali di trasmissione ed è stata indirizzata qui. Poi non ha più proseguito. Perché? Gli avvenimenti di quelle ore, hanno scombussolato i piani? La priorità era diventata tirare fuori dai guai Corso e gli altri? Oppure una volta qui il programma doveva essere analizzato, proprio qui. Darla era un’esperta di codici informatici antichi. I mezzi che avevano, pur potenti non permettevano un’analisi completa e il tempo giocava a loro sfavore. Oltre al Norreno, non dimentichiamoci che anche i Mistrali erano alla porta … >.

         <Quindi sostieni che il programma doveva essere studiato successivamente – Interruppe Logan – Allora perché quando rientrarono tutti alla base, a nessuno venne in mente di riprendere da dove era stata interrotta la procedura? Una volta guarita, Darla avrebbe benissimo potuto riprendere i suoi studi. Poi … Perché non c’è stato seguito alla trasmissione? Avrebbe potuto benissimo essere mandata al Gran Consiglio dei Clan, oppure all’ufficio del Congresso Continentale … Ai Pacificatori, vista la loro presenza e la loro … Rilevanza? >.

Duncan tentennò un momento.

         < Forse qualcuno ha avuto interesse a bloccare qui, la trasmissione. Poteva essere un’ottima moneta di scambio o di … Ricatto?!  All’epoca dei fatti non c’era Jeronimus, come capo del Consiglio del Clan di questa città? Non era in piena e frenetica attività, per soddisfare le proprie ambizioni politiche? >.

         < All’epoca voleva più visibilità per il Clan e anche per se stesso. Indubbiamente riteneva che la riuscita della missione di Corso, avrebbe aumentato da una parte il peso politico del Clan nel Consiglio, ma dall’altra il proprio potere politico nel Clan ne sarebbe uscito rinforzato, anzi aumentato. Avrebbe influenzato le scelte di molti se non di tutti. Avrebbe aspirato alla carica massima di capo del Gran Consiglio dei Clan. Forse quello era il suo obbiettivo e se  era quello, avere per la mani un programma simile, significava avere un’arma per un ricatto in grande stile. Era un uomo ambiziosissimo e con una morale degna di un pardo affamato in un pollaio. Il punto però è questo: il programma dov’è? >.

Duncan si mise le mani nei capelli ed esplose

         < Allora hai la memoria dell’acqua … Se la trasmissione si è fermata qui, vuol dire che è la Centro Trasmissioni della città, in qualche archivio, anche segreto, ma è in un archivio del centro stesso … A volte mi sembri il ragazzo delle pizze … Brufoloso, ormonalmente instabile e di dubbia intelligenza. Forse un babbuino ne ha molta di più >.

Logan sbarrò gli occhi e si rese conto di avere detto una scempiaggine enorme e si sentì sprofondare.

         < Ah … Béh … Allora sarà meglio andarci subito al Centro. Prima che a qualcuno venga la medesima idea e ci preceda >.

         < No … Non ora … Domani mattina. Prima voglio avere in mano il documento che ci permette di andare a nostro piacere in ogni luogo e interrogare chi vogliamo e come vogliamo, come ci ha assicurato Joop. Non credo che arriveremo sull’obiettivo la primo colpo. Sono passati troppi anni e se è custodito in un archivio segreto, non sarà semplice per noi, come per altri mettere le mani su quell’ammasso di bytes. Dovremo andare al Centro, sicuramente e sono sicuro che ci passeremo parecchio tempo e dovremo interrogare molte persone. Meglio stendere una sorta di scaletta di domande da fare … Tu non sei un Inquisitore? Bene … Comincia ad inquisire >.

Logan andò alla scrivania del suo studio e prese un grosso blocco di carta.

         < Per prima cosa dobbiamo andare all’archivio generale e da lì ….. >.

Quest’anno però …

Quest’anno però … Niente pianceo.

Non c’é tempo … Presto che é tardi … Solo un pinaceo in scala HO o forse é una 1:43. Io e la Leonessa siamo indecisi … Ma é chiaro, il pianaceo gioia e delizia del Natale in casa Capehorn, quest’anno latita.

Ragazzi … Non c’é una lira e la voglia di festeggiare é a livello minimo storico. Forse perché c’é solo un grande passato cui guardare e la cataratta incombe, per cui il futuro appare, quando lo fa, incerto e nebuloso.

In ogni caso posso sempre esibire il pianaceo degli anni passati giusto per vostra e mia memoria.

Per gli auguri c’é tempo … Non so quando ve li porgerò ma lo farò .

Vediamo … A Natale … Lavoro. Pomeriggio. Santo Stefano? Lavoro, pomeriggio. Primo dell’Anno? Smonto notte. Epifania? Sì Epifania, che tutte le feste le porta via. Che sono di riposo.

Feste di merda? No …. Feste ordinarie. Di ordinaria follia lavorativa…. La mia …

Tranquilli la vigilia sono a casa. Per il momento ecco le due edizioni migliori del pinaceo.

Pinaceo

Pinaceo_2013

 

La finestra del tempo.44

Joop Van Der Meeewe sospirò, dopo la sfuriata di Logan. Trasse ancora un respiro profondo, come se dovesse accumulare energie e poi rispose, con voce piana, con accenno monocorde,un sapore di dichiarazione mandata a memoria, nella quale non credeva assolutamente.
         < Capisco le tue … Riserve. Compatisco anche come tu ti possa sentire … Indagato? Osservato? Quasi fossi sezionato. Senza nessuna possibilità di essere creduto. Eppure … Eppure, mi piace dirlo: hai lavorato egregiamente. Tu parli di paura e di come si giochi con questo sentimento, così antico e così umano. E’ vero, non ci abbandona un attimo. Così forte, che a volte ci sommerge e ci guida, quando dovrebbe essere ben altro il nostro maestro, la nostra fiaccola, il punto d’arrivo della nostra vita. Tu credi che in tutto questo la paura giochi la mano più importante, abbia le carte migliori, sia insomma vincente. No. Assolutamente. La tua, la nostra opera in questo momento, è proprio il contrario. Eliminare questa paura, visto che non possiamo eliminarla completamente, almeno questa parte va estirpata. Non importa a chi o a cosa fa o può far comodo. C’è , esiste e tu, io, noi … Ne siamo la cura. Siamo i chirurghi che tagliano via la parte malata dalla nostra società. E’ rimasto un piccolo, fastidioso tumore, che rischia ogni giorno di più d’ingrossarsi e d’infettare la parte sana. Se ti ho fatto tutte quelle domande è perché devo essere sicuro che nulla è sfuggito … Che le tessere da te e lui – Indicò Duncan – ci siano tutte e tutte risultino al loro posto e caso mai non fosse così il mio lavoro e quello di altri sarà finalizzato proprio a questo. Il puzzle dev’essere completato e al meglio.
La paura … Ce la trasciniamo da sempre e si manifesta ogni momento. Anche adesso hai paura e lo hai espresso chiaramente. Eppure ti dico che il tuo lavoro è stato importante. Hai raggiunto un traguardo che noi e quelli prima di noi non avevano raggiunto. Hai scoperto una falla del sistema o comunque qualcosa che era sfuggito al controllo. Tante e troppe cose successero tutte insieme a quel tempo e … Qualcosa sfugge sempre, per un verso o per l’altro. Tu hai rimesso insieme i pezzi. Hai ricomposto la figura. A questo punto è ora di terminare il disegno. Hai l’appoggio incondizionato del Congresso Continentale … Dal Consiglio della tua città avrai tutti i mezzi possibili perché tu possa ottenere il successo. Non è tempo ora di recriminazioni. Non è tempo di sottili dispute filosofiche, morali, etiche. E’ tempo d’azione. Togli questo cancro. Toglietelo, eliminatelo e non abbiate timore di spazzare tutti gli ostacoli che vi si pareranno davanti. Ciò che fate o farete lo fate per il bene non solo vostro, ma di chi vi sta intorno. Avete carta bianca incondizionatamente e credo che il qui presente Vitalianus, non possa che essere d’accordo con quanto vi ho appena detto >.
Vitalianus non profferì parola, ma annuì vigorosamente con la testa. Poi accennò con la mano.
         < Siete sollevati da ogni responsabilità, circa ciò che può succedere durante lo svolgimento dell’indagine. Sentitevi liberi di agire come meglio credete. Diciamo che sarete immuni da ora al termine del lavoro. Copertura totale >.
Logan guardò il socio e Duncan, come svegliatosi di colpo da quel torpore che sembrava averlo colto rispose.
         < Quindi … Libertà d’azione. Possiamo accedere dove vogliamo, interrogare chi vogliamo, senza pastoie o intralci di alcun genere e … Nel caso si dovesse usare la forza … Ci sarà qualcuno che metterà le cose apposto. Come se nulla fosse accaduto. Fin tanto che la missione seguirà il suo corso … Una domanda però: quando terminerà la missione? Quando il famoso programma sarà nelle nostre o nelle vostre mani? Se ci fossero degli sviluppi imprevedibili? Successivi, tali da farci continuare? >.
Van Der Meewe ebbe un mezzo sorriso, poi il tono della voce si fece freddo e le parole uscirono come lame.
         < Prima portami il programma … Poi vedremo. Fino a quel punto hai la mia parola che tu e lui sarete assolutamente immuni da tutti e da tutto, ma … Non abusarne. Non abusare della mia pazienza, della nostra condiscendenza a chiudere uno se non tutti e due gli occhi. Ricorda cosa c’è in ballo >. Fissò intensamente Duncan negli occhi. Quella patina lacrimosa, tipica dello sguardo dell’ometto, era sparita. Ora due occhi gelidi, cattivi, spietati fissavano prima l’uno poi l’altro. Uno sguardo che non ammetteva nessun’altra replica se non quella di mettersi al lavoro e portarlo a termine.
Duncan si appoggiò allo schienale e fece strisciare la sedia sul pavimento, poi si alzò e guardando Logan disse.
         < Prima di cominciare ci vuole un buon caffè. Chi paga? >.

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