CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

La finestra del tempo.46

Dopo la doccia Kayla uscì per fare shopping. Aveva deciso di andare in uno, se non nel migliore ritrovo notturno della Città e divertirsi. Entrò in un negozio che faceva al caso suo e dopo un’accurata ricerca, acquistò un vestito di lino e seta con scollatura asimmetrica, tale da lasciare nuda una spalla. Ne scelse uno di color ametista, piuttosto impegnativo. Poi vide un paio di scarpe di vernice con un tacco che reputò ragionevolmente alto, ma che le lasciava il modo di camminare veloce, se non di correre. Una piccola borsa, indispensabile, finì nella capace borsa del negozio. Soddisfatta delle compere, passò poi dal parrucchiere. Aveva voglia di riccioli e li ottenne, non senza aver prima rinforzato il colore, perché non ostante tutto aveva qualche pecca. Ancora più soddisfatta di prima, ritornò in albergo e cambiatasi, chiese al portiere l’indirizzo di un locale dove poter mangiare e divertirsi. Il portiere le diede l’indirizzo de’ “Le Cave”, un bar ristornate, con sala musica e una piccola discoteca, dove avrebbe potuto incontrare gente simpatica e in ogni caso quello era il luogo di ritrovo della gente importante della Città. Luogo ideale per incontri d’ogni tipo e occasione per stabilire anche ottimi contatti d’affari. Kayla sfoderò il suo sorriso migliore, ma soprattutto la buona mancia che diede, fece si che il portiere telefonasse per prenotarle un tavolo.
         < Quando arriva, chieda di Rocco e gli dica chi la manda. Vedrà rimarrà molto soddisfatta del consiglio che le ho appena dato >.
         < Sapevo che lei era il miglior portiere di questa città. Me ne avevano parlato, ma vederla all’opera, la sua fama è ben meritata e … Ben pagata. Spero di non dovermi ricredere >.
Il portiere sorrise.
         < Le do la mia parola d’onore, madame. Vedrà personalmente, come i suoi legittimi dubbi, saranno evaporati come nebbia la sole >.
Kayla, nell’allontanarsi dal bancone, sfiorò la mano del portiere e gli lanciò ancora un sorriso e uno sguardo, quasi carico di promesse. Il portiere arrossì leggermente e tossicchiò imbarazzato.
Il locale non era molto distante dall’albergo e arrivando notò che nel parcheggio antistante erano presenti parecchie macchine e molti avventori stavano entrando e tutti piuttosto eleganti nel vestire. Segno che per ora il portiere aveva avuto ragione a decantare il posto. Entrando chiese di Rocco e fece l’ambasciata. L’uomo, strizzato in una giacca nera, la fece accomodare al ristorante e le propose un tavolo quasi centrale. La ragazza invece, adocchiato il lungo bancone del bar, chiese un posto un po’ defilato, ma al banco.
         < Arrivo ora e vorrei osservare, prima di essere osservata … E le confesso … Sono timida e mi sentirei a disagio così, come dire, esposta … Mi capisce vero? >.
Rocco le lanciò un’occhiata, tale da valutarle nell’insieme.
         < Capisco signora e il mio compito è quello di non metterla assolutamente in imbarazzo. Anzi se permette, le suggerisco l’angolo opposto all’entrata. Li sicuramente non verrà disturbata affatto, ma … Non è un po’ troppo? >.
A Kayla bastò un’occhiata.
         < Ah, Rocco … Lei è un … Genio. Ha capito benissimo invece che quello è giusto il posto per me. Ora vorrei mangiare in santa pace, senza troppi sguardi, senza che certe parole, certe frasi inappropriate, mi rovinino il piacere della vostra cucina. Mi hanno raccontato meraviglie >.
         < Come desidera e vedrò di mandarle subito qualcuno per la comanda. Intanto se si vuole accomodare – Indicandole una poltroncina , vicino al bancone, che spostò per farla sedere. Poi rivolto alla barman, che si era avvicinata –  La prego di accettare un piccolo bere offerto dalla casa. Un calice del nostro miglior vino bianco, leggermente frizzante e le consiglio di assaggiare le nostre tartine . Mousse di selvaggina, di pesce accompagnate da primizie di stagione. Sono una delle nostre specialità >.
Kayla sorrise a tutta bocca, assumendo un’espressione di contento stupore, per le attenzioni ricevute e si accomodò sulla poltroncina e attese. Poco, perché una giovane cameriera le presentò la lista e si fece da parte in attesa. Kayla osservò la lista e dai prezzi esposti capì perché il luogo era così affollato. I prezzi ragionevolmente alti, indicavano una cucina curata, in un’altalena di novità e tradizione con un’ampia carta di vini, tutti del territorio. Fece le sue scelte e si abbandonò  a guardare gli altri ospiti che mano a mano affluivano ai tavoli della sala. Per lo più si trattava di coppie di una borghesia legata alle Gilde. Inquadrò qualche burocrate, immaginando che si potesse trattare di cena di rappresentanza, o di affari. I giovani transitavano solo al bar per bere qualcosa, ma poi se ne andavano attraverso una porta e immaginò che portasse al piano inferiore dove c’era la discoteca. Da una sala vicina, chiusa da una semplice tenda cremisi, provenivano le note di un pianoforte, accompagnato da altri strumenti e Kayla immaginò essere la sala musicale. Forse li si sarebbe anche ballato, oppure serviva solo come sala d’intrattenimento per ascoltare le performance dei musicisti. Lo sguardo venne attratto da una locandina e seppe che quella sera era dedicata alle danze classiche; valzer, tanghi, slow insomma, per un pubblico maturo e desideroso di passare qualche ora di quieto divertimento. Più tardi Kayla se ne rese conto, passando accanto alla porta della discoteca da cui giungevano suoni molto più energici, che non le note di un languido valzer, pur eseguito con vera maestria.
Kayla mangiò con appetito la lasagna di verdure con salsa salmonata, cui fece seguito un trancio di salmone all’aneto con patate rosse seguito da una tortina ripiena di cioccolato fondente caldo. Accompagnò il pasto con un paio di bicchieri di vino rosso a contrastare la nota dolce, che aveva dominato il pasto. Alla fine ordinò un liquore, un’acquavite di malto dai colori ambrati e dal profumo intenso. Era il momento di abbandonare il piacere e tuffarsi nel dovere. Ora si trattava di trovare qualcuno che la introducesse al Centro Trasmissioni.
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11 pensieri su “La finestra del tempo.46

  1. Intrigante!
    E in quella frase “voglio osservare prima di essere osservata” riconosco me stessa… ah la vita, che mostri fa diventare! Diffidente e selvatica sempre (la timidezza di Kayla é una buona scusa però)…

    Cape, buon Natale! Un abbraccio

    • @ Blanca = Kayla timida? Ma quando mai … Attenta piuttosto. Si sa il mondo é grande e di brutte persone ne girano ed ecco perché osservare senza essere osservati o comunque prima di esserlo. Non si sa mai.

  2. Dimmi Maestro, chi cucina in casa tua? Tutte le volte che passo si parla di cibo e di vino. Lo fai apposta? Blanca, attenta! Questo gentile signore è una minaccia per la linea.
    Siamo agli sgoccioli? Ho stampato tutte le puntate, così dopo avrò un libretto che rileggerò con calma

    • @ S 11 = Secondo me passi quando senti che la tavola é pronta … 🙂
      Altro che storie 🙂
      Fino a che avevo le gambe a pieno servizio in cucina comandavo, facevo e disfacevo. Poi le gambe sono a mezzo servizio e dunque é entrata in aziona la Leonessa e devo dire che va alla grande.
      Da dire però che adesso faccio qualche incursione e la mano a quanto pare non l’ho persa … 😛

      Sgoccioli? Già stanca? Terminato il fisico?
      Ahiahiahi … No Big Body?
      Mettiti lì e riposa che ce ne ancora!! :_)

  3. Sempre in pista Kaila!
    Sta affilando le armi ……
    Ciao e buon Natale!!!🎄🎄🎄

  4. Sono stata assente… torno qui più che soddisfatta 🙂

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