CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “gennaio, 2015”

La finestra del tempo.52

Alla fine del corridoio che avevano imboccato c’era un ascensore.
         < Con questo scenderemo nella “Fossa” … Speriamo che sia l’ultimo viaggio e che tutto abbia finalmente fine >.
Il Direttore alternava sul volto i colori dell’arcobaleno. Un momento diventava rosso fuoco, altri grigio cenere e sentiva che le sue viscere stavano danzando un sabba infernale. Da una parte sperava che quel programma, così gelosamente nascosto, fosse quello che era oggetto della ricerca di Logan e socio. L’altra speranza  era quella che così non fosse e che il “ Lascito di Jeronimus” rimanesse tale ancora per molti tempo. Si rendeva conto dell’irrazionalità di quel pensiero, ma in fondo ci era affezionato ed ora che tutto sembrava alla fine, un po’ stava male.
Finalmente l’ascensore arrivò a fine corsa e apertasi in automatico la porta comparve ai loro occhi un uomo anziano, di bassa statura, abbondantemente stempiato con una borsa di pelle nella mano destra. Lazarus Profaci mostrò una faccia stupita, ma ricompose subito l’espressione del volto, distendendo nuovamente i tratti e lasciando che la solita espressione imperturbabile apparisse.
Solo un movimento degli occhi, quello inarrestabile, tradì una qual impazienza e contrarietà al fatto di vedersi comparire di fronte quattro individui, mentre non mancavano che pochi minuti alla sua riconquistata libertà.
< Lazarus carissimo. Temo che questa sera dovrete posticipare la vostra uscita serale di qualche minuto. E’ cosa da poco, ma dobbiamo entrare nel vostro ufficio ed aprire la cassaforte che sapete >. Scandì il Direttore, accompagnando le parole con il consueto sorriso di circostanza.
Le serrature della porta corazzata che dava accesso all’ufficio di Lazarus erano scattate e gli uomini entrarono.
Il Direttore cambiò espressione.
         < Lazarus, prego … La cassaforte, quella a muro … La apra, gentilmente. Poi anche l’altra … Apra anche quella. Ah … Immagino che lei abbia di che scrivere. Un foglio di carta … No lasci stare, non riaccenda il terminale, credo che due righe scritte di mio pugno  siano più che sufficienti >.
L’uomo compì all’inverso i gesti che prima aveva eseguito. Nella stanza si sentivano solo i respiri dei cinque. Un po’ affannato quello del Direttore, calmo e tranquillo quello dei due sconosciuti e inavvertibile quello del Balivo. Lazarus non osava chiedere cosa stesse succedendo, ma gli parve chiarissimo che qualcosa fosse successo. Le serrature delle casseforti scattarono e gli sportelli si aprirono. Buste e dischetti furono poste sulla scrivania di Lazarus, dove il Direttore stava stendendo un documento. Scrisse poche riche e poi le mostrò a Lazarus stesso.
         < Leggi e firma per ricevuta, se non ti dispiace. – Quello lesse e firmò – Ora tocca a voi fare altrettanto e per ultimi firmeremo Julius ed io >. Disse tendendo il foglio a Logan e socio.
Sul foglio, poche righe, nelle quali si dichiarava che busta dei codici e dischetti, resti del “lascito Jeronimus” ora erano in possesso di Logan e di Duncan e che il Centro e tutti gli operatori, dal primo all’ultimo erano sollevati da ogni responsabilità, di qualunque genere e che promesse o giuramenti precedentemente fatti dovevano essere considerati annullati. Tutto quello era fatto in virtù di un ordine preciso del Gran Consiglio del Clan.
Logan aprì immediatamente la busta e ne trasse dei fogli. Erano scritti in maniera incomprensibile, sicuramente un codice e quindi occorreva trovare al più presto qualcuno che riuscisse a decifrarlo.
Dovevano essere sicuri al cento per cento di ciò che avevano preso in custodia.
Duncan lanciò un’occhiata ai fogli poi rivolto al Direttore.
         < Spero che abbiate una sezione di crittografia tra i vostri uffici? >.
Il Direttore annuì vigorosamente con la testa.
         < Certamente … E’ la livello superiore. Ci andiamo subito se volete. Ah Lazarus, grazie di tutto e mi raccomando … Su quanto è avvenuto ora … Silenzio completo. Conto sulla tua innata discrezione e … Ti rammento ancora una volta che quanto è avvenuto ora, non è mai avvenuto >.
          <Mi spiace contraddirla Direttore. Ci siamo incontrati poco prima delle sei nel suo ufficio. Mi ha stretto la mano e mi ha consegnato la,pergamena di commiato, mi ha stretto al mano ed io sono uscito definitivamente dal suo ufficio e dal Centro. Finalmente in congedo definitivo >.
Il Direttore ebbe un sobbalzo.
         < E’ vero. Accidenti, con tutto quel che è successo, mi stavo dimenticando … Scusami tanto e … Senti possiamo rimandare la cerimonia di qualche minuto … Diciamo un’ora circa. Sono le sei … Facciamo le sette e ti prometto che sarà presente anche il tuo  Capo  Divisione. Sempre che non sia venuto prima e se fosse, bèh dovrà ritornare. Bene, allora tra un’ora nel mio ufficio. Intanto … Julius, provvedi che Lazarus sia accolto nella mia anticamera, portagli da bere e se vuole anche qualcosa da mangiare e per le sette convoca anche Dionigi e il suo staff, poi provvedi che l’encomio sia stilato e io … Arrivo per quell’ora, te lo posso assicurare >.
Così dicendo prese la mano di Lazarus e iniziò a stringerla e agitarla con foga, tanto che l’uomo ne fu più che sorpreso, anzi un po’ spaventato.
         < Bene … Bene, possiamo andare, anzi dobbiamo andare. Chiudi la porta – Disse mentre spinse letteralmente fuori tutti in corridoio. La porta si richiuse e scattarono ancora una volta le serrature di sicurezza. Salirono sull’ascensore, che si fermò al piano richiesto. Ne scesero solo il Direttore, Logan e Duncan, mentre gli altri due risalirono verso l’ufficio del Direttore stesso.
Ermes Varrutti era diventato paonazzo, tanto che Logan si preoccupò che non gli venisse una sincope improvvisa.
         < Direttore … Vuole fermarsi un momento? Bere un bicchiere d’acqua? Posso capire … Le emozioni di questo momento, ma forse è meglio  se passiamo domani., Ormai i dischi sono in nostro possesso e poche ore … Non mi sembra che facciano molta differenza >.
          <Assolutamente, no. Prima finisce l’intera faccenda e prima riuscirò finalmente a vivere tranquillo. Adesso andiamo alla sezione crittografica del Centro e vi lascio nelle mani del Capo Divisione. E’ un  tipo strano e … Non corre buon sangue. Preferisco che finiate l’intero lavoro, poi quando avrete finito chiamate il mio ufficio e qualcuno verrà a prendervi … Ora … Ecco quella è la porta, vi presento e me ne vado. Ho bisogno di rimanere solo per qualche momento … Dopo >.
Entrarono un una grande sala divisa da pareti di vetro. Le luci erano diffuse e si avvertiva appena il rumore dei condizionatori. Piccoli capannelli di persone qua e la discutevano, altre invece erano chi a lavagne coperte di numeri e cifre, chi alle scrivanie concentrate davanti a schermi e prendevano di quando in quando degli appunti.
Il Direttore Ermes avvicinò il primo che incrociò. Un tipo alto e allampanato, con i capelli divisi da una scriminatura centrale, che sembrava fatta a macchina, tanto erano simmetrici i capelli che gli scendevano sulle spalle. Capelli che avrebbero avuto bisogno di una buona ed energica lavata, tanto mostravano l’innegabile loro untuosità.
Ermes chiese del capo e il lungo gli indicò una scrivania in fondo alla stanza. Il direttore fece solo un passo e agitò una mano verso quel punto, poi ottenuta l’attenzione del caso, indicò i due agenti e infine diede loro un poderosa spinta, dopo di ché in un guizzo sparì.
Attraversano la sala, nell’indifferenza degli astanti e si ritrovarono davanti ad una specie di orso. L’uomo che avevano di fronte mostrava un’ ammasso di capelli stopposi di colore indefinito, una folta barba, da cui emergevano resti di cibo e strisce color argento. Dalle maniche della camicia, che aveva conosciuto tempi migliori, emergevano due poderose braccia coperti di una fitta peluria.
Due occhi indagatori squadrarono Logan e socio e poi una voce catarrosa li apostrofò.
         < Cazzo volete, finocchietti >.
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La finestra del tempo.51

Intanto che si svolgevano i fatti tra Logan e il Direttore, Atticus si stava sgolando per magnificare il Centro e le sue varie attività. Aveva trascinato, praticamente, Kayla tra sale piene di server e altre dove ferveva l’attività di archiviazione e smistamento delle varie trasmissioni. Le aveva presentato i Capi Divisione di varie Gilde e Net-Work, che utilizzavano la strumentazione del Centro per i loro affari. Ora, però, Kayla dava segni di impazienza. Sulle prime aveva finto di essere presa dalle argomentazioni del giovane funzionario e aveva anche preso degli appunti, o così fece apparire il suo scrivere sul blocco contenuto nella cartellina che aveva per le mani. Adesso Kayla voleva raggiungere il programma o almeno il luogo dove era custodito. Con tatto e una certa diplomazia verbale lo fece intendere al giovane, che stupito della domanda cominciò ad opporre una serie di questioni.

         < Bèh … Vede Kira –Ormai avevano abbandonato le formalità dei cognomi – Quelle trasmissioni sono coperte da segreto militare … Personalmente io non posso farvi accedere – Kira cominciò a guardarlo nuovamente con occhi languidi – Capisce … I militari sono gelosi dei loro piccoli grandi segreti e poi … Sicuramente ci sarà il divieto perché … Sa … Il Segreto di Stato .. Almeno credo che sarà sottoposto a quel vincolo … Comunque ho la persona che fugherà ogni dubbio. Mi segua. >.

Scesero di un paio di livelli e grazie al suo passi entrarono nell’aera riservata dell’Esercito. Passati i controlli Atticus si fece ricevere dal maggiore Robert, ufficiale in quel momento al comando. Gli spiegò in breve la situazione e quello, immediatamente oppose un secco rifiuto. Kayla, modulando la voce come meglio era capace, gli spiegò il tipo di ricerca che stava effettuando e come tutte le notizie che riguardavano i fatti di Bunker Hill, fossero importanti per chiudere definitivamente un poderoso studio che Facoltà di Storia Contemporanea della Scania stava portando a termine proprio su quei fatti. Il Maggiore fu dapprima restio ad accedere a quelle notizie e neppure la promessa di una citazione nella pubblicazione del suo nome e di come era stato utile a far emergere tutta la verità, come ebbe a sostenere Kayla nella sua perorazione, lo smossero più di tanto. L’insistenza della ragazza fu tanta e tale che alla fine il Maggiore si arrese e iniziò, dalla sua personale postazione, la ricerca dei dati e delle trasmissioni.

         < Scusate un attimo, ma c’è qualcun altro che ha gli stessi interessi. Non capisco, quelli sono dati che raramente vengono richiesti. Si vede che qualcuno oggi ha un particolare interesse … Ah, ecco … La linea è libera. Vediamo … Ecco qua … Bene signorina ecco … Le posso stampare le ultime trasmissione … Gli ultimi contatti avuti tra il gruppo di Stubbing e il Centro ed eventualmente gli ordini impartiti in seguito al gruppo di recupero … Sempre che questo sia storicamente interessante o importante >.

         < Certamente. Tutto quello che mi darà sarà utilizzato per avere un quadro esaustivo dei fatti e credo proprio che metterò una parola perché lei venga citato nelle fonti. Un piccolo grazie per la sua buona volontà e per la sua pazienza nei miei confronti >. Rispose Kayla aggiungendo anche un sorriso a tutti denti e uno battito di ciglia ammiccante.

Il maggiore si congedò per andare al centro stampa a ritirare la documentazione promessa.

Atticus guardò Kayla e con un sorriso di circostanza aggiunse.

         < Bene .. Fino ad ora tutto bene. Ha avuto anche una trascrizione degli ultimi momenti prima della battaglia e se le comunicazioni erano ancora aperte … Chissà anche le voci della battaglia. Sarebbe magnifico, non trova. Dico per il pathòs. Ne aggiungerebbe alla pubblicazione. Giusto? >.

Kayla lo guardò un momento, poi abbassando la voce come aveva fatto in precedenza.

         < Oh, Atticus … Cosa avrei fatto senza di te? Niente. Assolutamente nulla. Non sarei riuscita  … >.

Non finì la frase preferendo dargli un bacio su di una guancia.

Atticus ebbe quasi un mancamento. – Allora ogni promessa, anche se velata, è un debito. Debbo prepararmi per questa sera … No forse non questa sera … Debbo prepararmi e bene e devo essere solo io … Al diavolo Magdalena e le altre .. No, no, solo io e lei  … Sì … Vedremo se non sarò all’altezza … Sicuramente lo sarò – Pensò Atticus mentre lentamente sfioriva il violento rossore dalla sua faccia, dovuto a quel bacio inaspettato.

Il Maggiore rientrò con un fascio di carta nelle mani che tese a Kayla.

         <Qui c’è tutto. Tutto quello che attualmente possiamo rilasciare per i fatti di Bunker Hill. >.

Kayla scorse rapidamente le carte e si accorse delle strisce nere che impedivano la lettura di molte righe delle conversazioni.

         < Queste? – Indicando le righe – Cos’è …. Censura? >.

         < Come dicevo alcune cose sono sottoposte tuttora al segreto . Militare e o di Stato >.

Rispose il Maggiore in tono asciutto.

         < Non importa. Credo che al Dipartimento di Storia siano abituati e non ci facciano neanche più caso. Comunque grazie per la collaborazione >. Si voltò verso Atticus come dire che lei era pronta ad andarsene.

Atticus aprì la porta e kayla, nello spiraglio ebbe la visione di Logan che stava percorrendo il corridoio. Allora era lui che aveva interrogato i files dell’archivio poco prima. Kayla ebbe un brivido e per prima cosa si girò di scatto mostrando le spalle alla porta. Come scusa prese a guardare una serie di fotografie e gagliardetti appesi alla parete.

         < Queste fotografie le ha scattate lei, Maggiore? E queste … Bandierine sarebbero … >.

Il Maggiore si voltò verso la ragazza.

         < Non proprio tutte … Solo queste due … Quella sotto la tenda. Eravamo ad un campo invernale dalle parti di Vodni Lazne e l’altra … Quella dove siamo in alta uniforme pochi minuti prima della festa per il conseguimento del brevetto da ufficiale superiore. Ci sono i miei compagni di corso con cui avevo fatto … Gruppo, mi capisce. Gli altri non sono gagliardetti, bensì i “crest” delle varie unità dove ho servito e altri sono di gruppi che … >.

Kayla lo interruppe.

         < Mi scusi … Ho capito il senso .. I “crest” , certo … Certo, ma sa non sono così addentro … Mi scusi ancora >.

Il Maggiore sorrise.

         < Non c’è problema . Sa … Noi militari abbiamo certe definizioni a cui siamo molto legati. Anzi le mie sono doverose scuse >.

Kayla non rispose, ma prese una mano del Maggiore tra le sue e la strinse fissandolo in quella maniera con cui normalmente iniziava a flirtare. Il Maggiore ebbe un leggero sussulto, ma ricambiò lo sguardo con la medesima intensità o almeno così gli parve.

Atticus colse al volo quello scambio e non gli piacque affatto. Anzi seccato disse.

         < Vogliamo andare, dunque >.

In quel mentre si aprì la porta e apparve il Tenente D’Amyville, donna piacente e formosa che attraeva gli uomini come miele per la api.

Atticus, che già l’aveva incrociata un paio di volte e ne aveva subito il fascino, non si fece scappare l’opportunità di mettere in chiaro le cose, secondo la sua prospettiva.

         < Carissimo Tenente, che piacevole incontro … Ma … Ha sfumato i capelli e meno male che la parrucchiera sa il suo mestiere. Sta benissimo … Un incanto >.

Il Tenente si sentì in solluchero. Finalmente qualcuno che si degnasse di accorgersi della fatica e dei soldi spesi. Il tenente non fu da meno.

< Atticus Bartoldi … Che cavaliere … Lei dice che mi dona questo taglio? >.

< Assolutamente. Ha un’espressione ancor più luminosa e confesso che troverei grosse difficoltà a lavorare con lei. Sarei distratto continuamente, confesso >.

Kayla prima guardò la giovane ufficialessa, poi Atticus e lanciò un’occhiata al Maggiore significando di come fossero stati goffi i complimenti del funzionario. Il Maggiore abbozzò dimostrando di aver capito l’improvviso scoppio di Atticus e di come avesse iniziato una sorta di competizione con lui. In quel momento aveva ben altri pensieri l’ufficiale, che fare il gallo nel pollaio. Aver dato quei documenti non lo rendeva tanto sicuro e aveva il sospetto di aver commesso una stupidaggine.

Kayla invece, non avendo guardato solo il muro ma anche la scrivania del Maggiore e le avendo toccato con mano l’assenza di anelli rivelatori, aveva deciso che la prossima mossa fosse di accalappiare il Maggiore per poter nuovamente entrare in quegli uffici e tentare di farsi rivelare dove poteva essere quel dannato programma.

         < Maggiore – Gli disse piano – Vorrei sdebitarmi con lei per la sua cortesia. Che ne dice di vederci questa sera per un drink? >.

L’ufficiale ci pensò o finse di pensarci. In fondo sperava di conoscere meglio quella donna e l’occasione era ghiotta.

         < Certamente. Se per lei va bene … Diciamo alle sette e se non le è d’incomodo verrei a prenderla al suo albergo. Sempre che lei me lo permetta >.

Kayla fissò l’uomo e pensò – E’ fatta –

         < Benissimo alle sette. L’albergo è il Centrale. Sarò puntuale. Bene, Atticus che ne dice di andare. Credo che i due ufficiali debbano parlare di cose importanti e noi … Saremmo d’impaccio. >.

Atticus fece un assenso con la testa e dopo essersi sprofondato ancora in complimenti con il Tenente tenne aperta la porta per Kayla, che uscendo diede una veloce occhiata ll’intorno, giusto per vedere la sagoma di Logan, accompagnato dalla massiccia figura di Duncan e due altre persone, girare al fondo del lungo corridoio che si dipanava alla sua sinistra e sparire in quello che poteva essere un ascensore.

Sospirò contenta del pericolo che era riuscita ad evitare. Dopo pochi minuti si trovò nell’atrio in cui era entrata al mattino e salutato Atticus  e dopo avergli promesso che lo avrebbe richiamato il giorno successivo, uscì dalla severa costruzione e si diresse in albergo per potersi preparare con comodo per la serata. Le cose però avrebbero preso un’altra piega. Ben diversa.

La finestra del tempo.50

Il Direttore li accolse con un tiepido sorriso di circostanza.
         < Buon giorno … Posso offrire qualcosa … Un drink … Un caffè … Qualcos’altro? >.
Logan e il socio scossero il capo.
         < Bene >. Riprese il Direttore < Allora … In cosa posso esservi utile?  Scusate, ma due agenti del Congresso … Sapete, non mi è mai capitato .. Spero che non ci sia nulla di cui preoccuparsi … Ecco … Non vorrei che ci fossero state fughe di notizie e per questo siete venuti ad indagare … O c’è stata una fuga di notizie ? Un caso di spionaggio e il Centro è coinvolto?  I nostri sistemi di sicurezza sono all’avanguardia e i controlli accuratissimi, ve lo posso assicurare. Anzi sono pronto a giurarlo e poi … I nostri uomini sino affidabili al cento per cento. Non è facile entrare al Centro. Avete visto anche voi che … >.
Il volto del Direttore mano a mano che andava avanti nel discorso si sbiancava sempre di più iniziando a farsi grigio .
Logan scosse nuovamente la testa.
         < Nessun caso di fuga di notizie, nessun caso di spionaggio. Siamo solo venuto a recuperare … Una cosa … Preziosa, che il Gran Consiglio desidera averla e voi … > .
Duncan lo interruppe.
         < Direttore … Nei vostri archivi sono custodite, sepolte da qualche parte, notizie di vitale importanza. Ora queste … Notizie devono giungere nel minor tempo possibile sul tavolo del Gran Consiglio. Lei ricorderà certamente i fatti di Bunker Hill … Ecco, noi due – Disse indicando Logan e se stesso – Dobbiamo entrare in possesso di quelle notizie. Semplicemente >.
Il Direttore deglutì vistosamente.
         < Ah … Certo, Bunker Hill … Bèh … Ne è passato di tempo e non so se effettivamente , negli archivi, sono rimaste tracce di quel periodo. Ecco … Vedete … In questi anni ci sono state molte ristrutturazioni e rifacimenti. Abbiamo scorporato alcune attività. Poi c’è stato il rifacimento completo del sistema di trasmissioni. Ora passano tutte attraverso i computer e il Centro offre solo il supporto logistico. Cura l’efficienza delle linee e delle trasmissioni. Noi offriamo la casa, ma a chi chiede di abitarci è affidato l’arredamento. Dovrete richiedere al Consiglio delle Gilde il permesso di frugare nei loro archivi. Poi ci sono i grandi Net-Work e quelli non desiderano intrusioni … Sapete … I vari diritti … Ah, dimenticavo, c’è anche il reparto militare e l’Inquisizione e non credo che loro abbiano il piacere di trovare qualcuno che frughi nelle loro corte … Potete ben immaginare che sorgono delle difficoltà, che … >.
Logan mise una mano in una delle tasche della giacca che indossava ed estrasse il famoso salvacondotto e lo mise sotto il naso del Direttore.
         < Credo che questo metterà in fuga ogni suo dubbio in proposito … Direttore, non ho l’abitudine di perdere tempo, né di farlo perdere agli altri. Sappiamo con certezza che durante l’Operazione Bunker Hill, anzi al termine, quindi prima dell’ultimo scontro, a questo Centro arrivò una trasmissione di dati. Quei dati ora noi li vogliamo. Tutti. Dal primo all’ultimo byte. Sono giorni che li inseguiamo anzi … Inseguiamo le tracce che la trasmissione a lasciato e quelle conducono in questo luogo. Non sono illazioni o supposizioni. Sono prove e quelle stesse sono nelle mani dei nostri superiori. Ai massimi livelli, mi spiego. Quindi … Credo che lei ormai abbia tutti gli elementi per trarre delle conclusioni e fare in modo che quella trasmissione entri in nostro possesso >.
Il Direttore era frastornato, ma non ostante tutto capì che il momento da lui tanto temuto era giunto. Il “Lascito Jeronimus” ora doveva cambiare padrone e a lui toccava il compito. Improvvisamente si sentì sollevato, si sentì lievitare come se un enorme peso che lo sovrastava se ne fosse andato, sparito, evaporato. Aveva mantenuto fede alla parola, aveva custodito quel segreto con tutta la sua abilità,ora però era venuto il momento di sbarazzarsi di quel fardello, di quel segreto che nel profondo, lo aveva da sempre preoccupato e in alcuni momenti terrorizzato, anche.
         < Un attimo, per favore  – Schiacciò un pulsante dell’interfono che aveva sul tavolo – Julius, da me per favore e porta anche la chiave magnetica … Quella rossa. Grazie. Julius è il Balivo Capo, è lui il capo della sicurezza e senza di lui non potremo fare quello che dobbiamo fare >.
L’uomo di nome Julius entrò dopo qualche minuto. Logan, nel fissarlo, lo riconobbe. Era stato uno dei suoi istruttori al corso di Inquisitore, ottimo elemento, capace e di fino intuito, ma soprattutto grande organizzatore di uomini. Sapeva come fare per mettere in sicurezza qualsiasi cosa, nel miglio dei modi. Uomini o cose che fossero e il giovane non si stupì che in un posto così delicato avessero scelto lui. Passarono a brevi presentazioni poi il Direttore riprese la parola.
         < Julius .. Si tratta del “Lascito Jeronimus” … E’ venuto il momento di liberarcene finalmente – Vedendo le occhiate interrogative di Logan e socio abbozzò un sorriso – Ora vi spiego cosa è il “Lascito”. Dovete sapere che Jeronimus era un uomo molto ambizioso e i fatti di Bunker Hill l’aumentarono a dismisura. Mentre la spedizione era in viaggio iniziò, con l’aiuto di agenti fidati dei Servizi, a preparare una sorta di trappola telematica per le trasmissioni che giungevano dal gruppo di Corso e del capitano Stubbing. Di ogni trasmissione lui se ne faceva una copia e quindi anche l’ultima, dal bunker AB12, subì la medesima … sorte. Solo che non ci fu bisogno di una copia. L’originale sparì con l’aiuto dei Servizi e in un luogo segreto, in un angolino dei server del Centro. Pochi uomini sapevano dove fosse finito e le chiavi d’accesso a quella partizione d’archivio. Per non dimenticare o per lasciare la cosa ai posteri, scrisse di suo pugno una breve relazione, coperta naturalmente dal segreto di Stato. La morte improvvisa poi rimescolò le carte e quella relazione andò sepolta in mezzo alle migliaia che negli anni si erano intanto sedimentate negli archivi. Il passare degli anni, però, non aveva sepolto la memoria e qualcuno ne è sempre stato a conoscenza. Poi una serie di fatti, apparentemente lontani gli uni dagli altri fecero si che si mise in moto la caccia a quella trasmissione e solo negli ultimi tempi ho avuto il sentore, il sospetto che fosse rimasta qui, sepolta nelle migliaia di dati che ogni giorni trattiamo e archiviamo. In uno dei giganteschi data-base. Un sospetto che da qualche tempo non mi da tregua. Uno dei compiti che devo osservare personalmente e con me il, qui presente Julius è controllare una cassaforte posta in un ufficio al quinto livello. Quello di massima sicurezza e potete immaginare perché.  In quella cassaforte sono custoditi pochi documenti, che non ho mai, dico mai, visto. Sono custoditi in grossi plichi sigillati e i Direttori prima di me hanno fatto altrettanto. Controllavano che i sigilli fossero intatti e basta. C’è poi un’altra cassaforte. Ci sono dei dischi che ogni tanti anni vengono inseriti in uno dei server di massima sicurezza, assieme a dischi nuovi. Si ricopiava il contenuto e quelli vecchi venivano distrutti. La procedura prevedeva la presenza del Direttore, il Balivo due agenti dei Servizi che s’incaricavano della copiatura e l’Ufficiale Addetto, che oggi lascia l’incarico. Gli ultimi due server del livello cinque verranno spostati domani in un’altra sala. Verranno scollegati alla rete secondo le indicazioni ricevute a suo tempo e rimarranno solo per continuare a far vivere il “Lascito Jeronimus”, immagino … E’ tutto quello che so in proposito >.
Logan si alzò.
         < Possiamo andare allora >.
Duncan rimase seduto.
         < Non sono convinto. Il mio istinto mi dice che manca qualcosa .. La prova certa che la trasmissione sia stata effettuata veramente. – Rivolgendosi al Direttore – Devo dare uno sguardo agli archivi storici. Spero che voi l’abbiate un archivio storico? >.
Il Direttore gli lanciò un’occhiata offesa.
         < Certo che sì. Anzi, senza scomodarci possiamo procedere dal mio terminale per la sua ricerca >.
Schiacciò un pulsante e lo schermo del suo PC si illuminò e comparve il logo del Centro e una serie di caselle, che il Direttore riempì dei suoi dati e delle varie password richieste. In breve furono dentro l’archivio e seguendo le indicazioni di Duncan il Direttore riuscì ad accedere alle informazioni richieste.
La trasmissione era stata effettuata e veramente era stata trasmesse dal Centro di Criseul. Duncan ne seguì le tracce a ritroso e comparve per intero il timing del giorno dello scontro di Bunker Hill. La richiesta d’aiuto attraverso il trasponder, la trasmissione dei dati dal bunker AB12. Tutto combaciava alla perfezione. Solo l’arrivo finale della trasmissione, il luogo dove era stata registrata e i dati immagazzinati, quelli mancavano. Il programma era lì, tra quelle mura.
Duncan si alzò.
         < Livello cinque, allora. Se ci vuole precedere … Direttore >.

La finestra del tempo.49

Ora, per ciò che successe quel mattino, ad una persona informata sui fatti, sarebbe apparso, con chiarezza, che il fato molte volte gioca un ruolo importante. Anzi è il vero generatore di cause ed effetti. Come Logan e Duncan entrarono al Centro Trasmissioni , anche Kayla, pressappoco allo stesso orario si presentò allo stesso luogo, ma il fato volle imbrogliare le carte, o almeno iniziò a barare spudoratamente. Per prima cosa i tre entrarono da due entrate differenti. I due uomini furono poi immediatamente fermati al metal detector in entrata. Aveva immediatamente dato l’allarme, visto che ambedue erano in possesso di regolare arma individuale, ma furono costretti a mostrare i documenti d’appartenenza al Congresso, prima. Infine dovettero riempire un modulo di richiesta per poter proseguire il giro nell’edificio, portandosi l’arma appresso. La burocrazia incassò la prima vittoria della giornata. Kayla invece, passò il controllo, anche perché nessuno poteva immaginare che una delle stecche dell’armatura della sua costosa borsa, fosse uno stiletto in ceramica, affilatissimo e la donna era abilissima nell’uso di un’arma bianca. Quindi passò senza indugi e si diresse verso il banco del portierato. Qui una gentile ragazza chiese il motivo della visita e poco dopo la indirizzò ad uno degli ascensori.

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Kayla aveva asserito essere Kira Lisdrow, ricercatrice presso l’Università della Scandia e aveva appuntamento con Atticus Bartoldi, il giovane che la sera prima le aveva lasciato tra le braccia quell’impiastro di Magdalena e al solo pensiero a Kayla, ancora ribolliva il sangue dalla rabbia. Atticus pur non rivelando il suo posto effettivo nell’organigramma del Centro, aveva permesso alla giovane receptionist di indirizzare Kyla proprio nel suo ufficio di vice capo delle relazioni con la clientela e pubblico. Era un buon inizio, stimò l’intraprendente giovane e con un certo piglio si diresse verso l’ascensore indicatole, che la fagocitò appena in tempo per non farsi vedere dai due investigatori, che terminato lo scontro burocratico si erano presentati allo stesso bancone.

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Questa volta però, a scanso d’equivoci si qualificarono immediatamente, mostrando i documenti e chiesero del Direttore. La ragazza, Jenna, mostrò un attimo d’inquietudine, poi chiamò il suo superiore, Ghennady e lasciò a lui l’incombenza. L’uomo non diede mostra di particolari emozioni, ma prese in mano il telefono e chiamò immediatamente l’ufficio del Direttore. Parlò brevemente all’apparecchio e poi fece segno ai due uomini di seguirlo.

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L’ascensore con Kayla oramai era arrivato al piano e la ragazza, seguendo le indicazioni di Jenna, arrivò davanti alla porta dell’ufficio di Atticus, a cui si spense immediatamente l’ampio sorriso che fece, quando Kayla entrò. Visibilmente imbarazzato tentò d’imbastire una scusa.

         < Ah … Ciao .. Volevo dire, buon giorno. Spero che la tua … Sua visita non abbia nulla a che vedere con quanto è successo ieri sera … Ecco, io … Non so proprio come sia potuto succedere  … Ecco, mi scuso, ma veramente dovevo andare via e oggi … Questa mattina ho molti impegni e quindi se … Ecco, possiamo vederci all’ora di pranzo, così riuscirò a spiegarmi e scusarmi meglio ? >. Tentò persino un accenno di sorriso, ma si capiva fin troppo bene che rideva verde.

Kayla non si scompose a quelle scuse, mosse in maniera così goffa.

         < Piacere – rispose a quelle parole – Mi chiamo Kira Lisdrow e sono una ricercatrice presso l’Università della Scandia. Sono qui, perché il mio Dipartimento sta effettuando uno studio comparato dei Centri Trasmissione, per conto del Consiglio Generale delle Tribù e dei Popoli. E’ intenzione del Consiglio individuare i Centri migliori e … Come dire … Contribuire in maniera sostanziosa ad ampliare e migliorare, chi si sforza per eccellere. Dato che il vostro Centro è nella lista … Di chi opera da tempo questo sforzo  ecco … Sono venuta per una visita più approfondita e per vedere se quanto è in nostro possesso, risponde a verità >. Concluse con un ampio e rassicurante sorriso.

Atticus fu frastornato da quella parole, ma colse al volo due occasioni. La prima era quella di allontanare da se, l’esperienza della sera prima e la seconda di far fare all’ospite il miglior giro del complesso. Questo non prima di avvisare i suoi superiori.

         < Certamente signora … Lisdrow … Per noi è e sarà un vero piacere soddisfare ogni suo desiderio. Anzi se permette chiamo il Direttore del Centro e il mio diretto superiore … Il tempo di due telefonate e … >.

Kayla non smise il suo sorriso, anzi fissò dritto negli occhi il giovane e abbassò lievemente il tono della voce e lo arricchì di una nota profonda.

         < Possiamo andare direttamente dal suo superiore … Ne parliamo con lui , poi lei … Mi accompagna a vedere come stanno le cose >.

Atticus  ormai era in pieno marasma, o almeno così sembrava.

         < Certo … Si figuri .. Certamente, possiamo fare così .. Ecco, prego da questa parte. Faccio strada. Per l’ufficio del mio superiore sono solo pochi passi. Vedrà non ci saranno problemi >.

Kayla lo fissò ancora negli occhi, ma questa volta con una punta evidente di durezza.

         < Me lo auguro … Spero tanto che sia meglio di ieri sera >.

Atticus questa volta  si sentì sprofondare e con un filo di voce rispose.

         < La prego di perdonarmi. Io non immaginavo che andasse a finire come è andata. Magdalena mi aveva assicurato … Io credevo  … Invece …  Che figura >.

Kayla sorrise nuovamente e ancora abbassò il tono della voce,  questa volta rendendola un poco roca.

         < Ieri sera … Era ieri sera. Oggi … Vediamo di fare un buon lavoro e chissà … Potrebbe esserci del tempo anche per noi due. Solo per noi due >. Uscendo dall’ufficio sfiorò il corpo di lui e gli diede il tempo d’inspirare il suo forte profumo. Atticus sospirò rumorosamente e riacquistò anche il sorriso. Non il solito, ma almeno si era aperto nuovamente uno spiraglio e pensò di giocarsi meglio le sue carte, senza l’aiuto di nessuna Magdalena questa volta.

Infatti bastarono solo pochi minuti per ottenere il beneplacito dal superiore, un ometto paffuto, che rimase in contemplazione dell’abbondante porzione di coscia, che Kayla generosamente gli offrì durante il breve colloquio. Anzi prima di uscire diede l’espresso ordine ad Atticus di soddisfare ogni curiosità, non lesinando nessun aiuto in proposito. Kayla si sentì doppiamente soddisfatta e mentre iniziarono il loro giro pensò brevemente dove e come ringraziare il giovane, che oramai considerava solo uno stupido bamboccio. Con la bocca lo aveva affascinato, allora con la bocca lo avrebbe soddisfatto, sperando di trovare un solido argomento.

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Per i due investigatori, invece la strada fu all’inverso. Invece di salire l’ascensore sprofondò nelle viscere del complesso. La stanza del Direttore era due piani sottoterra, in un ambiente protetto. Attraversarono un paio di corridoi vetrati da cui si scorgevano solo le luci di una serie di complessi server in funzione. L’aria era fredda e si capiva dalla mancanza di odori, che fosse filtrata e purificata. I tre si fermarono davanti ad una porta e Ghennady bussò discretamente all’uscio e ottenuto il permesso aprì l’anta di legno, ma non entrò nella stanza.

Ermes Varrutti li stava attendendo, dietro la semplice scrivania del suo studio. Sul piano c’era un telefono, lo schermo di un PC e una pila di cartelle da una parte. Alle tre pareti, altrettanti quadri raffiguranti paesaggi. La quarta parete, in vetro dava sopra un’altra ampia sala in penombra. Altri server e quasi al centro un rettangolo fiocamente illuminato anch’esso dove stavano alcuni uomini intenti a chissà quale occupazione.

Logan stabilì che fossero tecnici addetti al controllo delle apparecchiature e che quella fosse la stanza principale. Il vero cuore del Centro.

Sentì che la fine era sempre più vicina.

La finestra del tempo.48

Erano le cinque del pomeriggio e Lazarus Profaci chiuse il libro. Era arrivato alla parola fine e in questo aveva visto un segno. Prese la borsa e vi introdusse il volume, poi aperto il primo cassetto della scura scrivania estrasse con calma il contenuto. Una penna, una matita, una gomma da cancellare e il temperino. Richiuse il cassetto per aprire gli altri due, posti alla sua destra. Poi fece al medesima operazione con quelli di sinistra e si accertò che nulla fosse rimasto. Prese il set per scrivere e lo infilò con cura nella sua borsa. Si alzò e si mise di fronte al quadro elettrico appeso alla parete. Spinse due bottoni e attese che il cicalino consueto si trasformasse nello schiocco abituale e tanto rassicurante. Ciò che puntualmente avvenne. Si avvicinò un ultima volta alla parete di vetro che lo divideva dalla grande sala dei server. Ora solo due unità ancora emettevano incessanti impulsi luminosi. Le luci a led ora rosse, ore verdi o gialle pulsavano seguendo una danza programmata. Guardò il tutto con tenerezza e si accorse che una sottile quanto imprevista malinconia lo stava assalendo. Tra pochi giorni quella sala sarebbe stata deserta. Anche quelle due ultime unità sarebbero state spente definitivamente e poi rimosse. Pochi giorni e trent’anni della sua vita sarebbero stasi solo un ammasso di metallo e cavi, pronti per la distruzione. Tirò su da naso e decise che quello doveva essere il solo momento d’emozione che ricordava un così gran lasso di tempo della sua vita. Finalmente, da domani aveva la possibilità di dedicarsi alle sue costruzioni di modelli di case in scala. Doveva assolutamente terminare il villaggio montano. L’esposizione era vicina e mancavano solo quindici giorni. Chiuse gli occhi per abbandonare le sensazioni che lo avevano colto in precedenza. Ecco, ora sentiva di essere tornato quello di sempre.

Prima di uscire definitivamente dalla stanza si avvicinò alla cassaforte e controllò che la serratura fosse in posizione “OFF”. Poi spinse una serie di bottoni per inserire la combinazione e sentire il consueto rumore di chiusura ermetica. Seguito dal soffio della pompa a vuoto. Ora  se malauguratamente la cassaforte fosse stata forzata, cosa altamente improbabile, il sistema di sicurezza avrebbe azionato la valvola di rilascio di una potente sostanza tossica che avrebbe ucciso chiunque si fosse trovato nel raggio di una decina di metri. Nell’altra bombola c’era un altro gas che a contatto con l’aria si sarebbe infiammato, generando un’altissima temperatura all’interno della cassaforte distruggendo tutto il contenuto. Contenuto che a quanto gli era stato detto consisteva in due dischi di metallo. Cosa contenessero quei due dischi non lo sapeva, né si era mai interessato di saperlo. In una piccola cassaforte, ben mimetizzata nelle spesse mura di cemento, c’erano due fogli. Su ciascuno una serie di stringhe crittografate, forse indicative del contenuto dei dischi. Ma di quella cassaforte non aveva la combinazione e le poche volte che aveva visto quei fogli era stato al momento delle ispezioni. Venivano effettuate saltuariamente alla presenza del Direttore e del Balivo Capo. Il loro compito era solo di controllare che i due fogli ci fossero e che la cassaforte non presentasse alcun indizio di manomissione.  Nei trent’anni che aveva trascorso in quell’ufficio erano entrate poche persone e fidatissime. Aprì la porta e prima di uscire spese diligentemente la luce e si chiuse il pesante manufatto in acciaio. La serratura elettronica scattò. Ora niente e nessuno poteva entrare. Sospirò soddisfatto e piazzatosi davanti all’entrata dell’ascensore, dopo aver pigiato il pulsante di chiamata attese. Pochi minuti  e avrebbe lasciato per l’ultima volta il passi d’accesso al posto di guardia e prima di uscire definitivamente da quell’edificio anche il suo documento di riconoscimento. Poi sarebbe stato un uomo veramente libero.

Si aprì la porta e davanti a lui c’era il Direttore, il Balivo Capo e due altri uomini che non aveva mai veduto prima.

Il Direttore nell’uscire gli rivolse la parola.

         < Lazarus carissimo. Temo che questa sera dovrete posticipare la vostra uscita serale di qualche minuto. E’ cosa da poco, ma dobbiamo entrare nel vostro ufficio ed aprire la cassaforte che sapete >.

Dagli schiocchi metallici che provenivano dalla porta dietro di lui, Lazarus capì che la porta del suo ufficio era stata nuovamente aperta.

         < Speriamo che sia cosa di pochi minuti. Le baite mi aspettano >. Pensò

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Questo succedeva poco dopo le cinque del pomeriggio.

Alle nove del mattino, dello stesso giorno, Logan e il suo socio, varcavano il portone del Centro Trasmissioni, con in tasca il salvacondotto famoso e  la voglia di finire  al più presto la missione e a quel punto sembrava cosa fatta.

Dieci minuti dopo il loro ingresso furono ricevuti da Ermes Varrutti, il Direttore del Centro, che mano a mano la conversazione convergeva sulla trasmissione dei dati da parte di Darla, sentiva che la sua poltrona diventava sempre più scomoda e avrebbe voluto che quei due se ne andassero il prima possibile. Rifletté che prendere tempo, non sarebbe assolutamente servito a niente e che comunque lui, aveva solo eseguito ordini. Ordini che gli erano stati lasciati a suo tempo e da chi li aveva ricevuto, anche lui aveva avuto quell’eredità e dietro ancora, sin da quando Jeronimus era a Capo del Clan delle Colline. Era stato il segreto meglio custodito ed ora si rese conto che il tempo passato ben si confaceva in quel frangente. Era stato e a quanto pare non lo era più.

Sorrise per circostanza, ma immaginò che quel sorriso che si era stampato sulla faccia ora  sembrasse più ad un ghigno o ad un smorfia rivelatrice, ai suoi interlocutori, che con calma, ma altrettanta insistenza lo stavano incalzando con domande sempre più precise, alle quali non poteva opporre dinieghi di sorta. Era venuto il momento di aprire la cassaforte e consegnare quei dischi.

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Erano le otto della medesima mattina quando Rakònkay scese dal TraspAir e si stirò le membra anchilosate dalle ore di volo.  Non era più vestito di pelle, come la volta scorsa, ma non aveva abbandonato la lercia bombetta che portava in testa.

Espletate le formalità doganali, uscì dal piccolo aeroporto della Città e chiamato un taxi si fece accompagnare  in un albergo decoroso. Salì in camera e si distese sul letto, vestito di tutto punto. La borsa era  abbandonata sul pavimento e la guardò come se avesse dovuto disfarne il contenuto. Poi fece una smorfia e si calò la bombetta sugli occhi. Sentiva che aveva bisogno di almeno un ora di riposo. Il suo contatto poteva aspettare un’ora in più e si addormentò quasi subito.

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Kayla sentì l’allarme della sveglia e aprì un occhio. Erano le otto e trenta e lei non aveva assolutamente voglia di alzarsi. Prese l’altro cuscino, che odorava di profumo maschile e se  lo mise sulla testa. Poi allungò il braccio per spegnere l’allarme, così fastidioso ed insistente. Con la testa ancora impastata di sonno, pensò che forse ancora un poco sotto le coperte non le avrebbe risolto negativamente la giornata, anzi. Poi ripensò per un attimo alla notte precedente e all’amante che si era portata a letto. Veramente avrebbero dovuto essere in due, ma lui, quello che più la interessava aveva abbandonato quasi subito il campo farfugliando scuse, cui non aveva creduto. In mattinata era sua intenzione assicurarsene, anche perché era lui il suo bersaglio. L’altra, una certa Magdalena, sì, si era dimostrata volenterosa e un po’ impacciata all’inizio, ma lei aveva capito subito che la ragazza voleva solo provare una cosa nuova e che il sesso tra donne non era il massimo cui aspirava. Fece il bilancio della notte e lo trovò magro. Qualche endorfina per dormire discretamente, ma l’oggetto dell’impegno profuso nel dopo cena se ne era andato quasi subito. Quella Magdalena forse aveva espresso il desiderio di provare una nuova sensazione e lui da bravo amico, perché quei due erano sicuramente solo amici, l’aveva agevolata. Kayla si sentì seccata, ma a qual punto anche un poco infuriata. Potevano fare un gioco a tre. Molto più eccitante che trovarsi quell’impiastro, perché sì, si era rivelato tale la ragazza venuta a rimorchio. Soprattutto lo avrebbe conosciuto meglio e si sa tra le lenzuola poteva sfuggire qualcosa.  Un punto a suo favore però lo aveva messo a segno. Durante la serata aveva scoperto che lavorava al Centro trasmissione e a suo dire occupava anche una poltrona importante.

Kayla a quel punto si sentì completamente sveglia. Ora doveva raggiungerlo e continuare il lavoro interrotto nella notte. Se era vero quel che aveva detto, forse lei aveva trovato una chiave o la chiave per entrare al Centro e avrebbe avuta una possibilità concreta di portare a termine il lavoro.

Si alzò e per prima cosa decise che una gran doccia le avrebbe rischiarato le idee.

Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 4.000 volte nel 2014. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 3 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

La finestra del tempo.47

Darius fece accomodare Van Der Meewe nella stanza che fungeva da studio al Giudice. L’imponente figura si stagliava vicino alla finestra e non si voltò per vedere chi era entrato e non fece cenno alcuno quando il segretario gli annunciò la visita attesa.

         < Ha notato lo squallore dei luoghi? > Domanda fatta senza che per questo si dovesse dare risposta. Un’osservazione. Una constatazione e null’altro.

Van Der Mewe accennò ad un sorriso, più che altro una leggera smorfia.

         < Mi ha mandato a chiamare?… Bene, ho una buona notizia ed una … Meno buona. Inizio da quella meno buona? >.

Il Giudice fece un cenno vago con una mano, senza per questo voltarsi all’interlocutore.

         < Logan ha parecchie perplessità riguardo la missione. Si è fatto un … Film? … Tutto suo e invece di concentrarsi su quanto dovrà fare … Filosofeggia di etica e di morale. Insomma mi sto rendendo conto che in seguito potrà darci dei seri problemi, se non ne da tuttora >.

Il Giudice con voce piana di rimando.

         < La notizia meno buona? >.

L’ometto sospirò.

         < Nelle prossime ore inizieranno le ricerche al Centro Trasmissioni, e non è detto che riusciranno a trovare qualcosa … Piuttosto i due vogliono una sorta di salvacondotto … Insomma carta bianca per le indagini. Naturalmente ho provveduto attraverso Vitalianus e lui attraverso Marcus avrà provveduto, almeno spero, a farglielo avere. Insomma … Stiamo ancora aspettando gli eventi >.

Il giudice continuò a fissare fuori dalla finestra senza dire una parola. Non sembrava neppure che fosse in quella stanza, se non fosse che la sua ombra cominciava ad allungarsi nella stanza, per la luce del tramonto, poi si voltò e fissò Joop.

         < Così il giovane Logan si pone problemi di etica … Di morale … Cui prodest? … A chi fa comodo, o … A chi farà comodo, tutto questo. Solo il tempo gli darà la risposta. Per ora le cose sono troppo grandi e complicate e in questo momento non ho tempo per spiegazioni complete ed esaustive. L’importante ora che abbiano quel … Pezzo di carta – Si fermò un attimo a fissare un punto indefinito del soffitto – Però … Mossa astuta, quella del salvacondotto, ma a doppio taglio. I conti non li ha fatti proprio alla perfezione. Soprattutto con la sua coscienza. Meglio … Li ha fatti con un pizzico di contraddizione, non è vero? >.

Van Der Meewe fissò l’orlo dal tavolo che fungeva da scrivania.

                   < In un certo senso sì. Le ricordo che anche noi, rilasciandoglielo ci assumiamo le responsabilità che devono essere sue >.

Il Giudice lo guardò obliquo.

         < Dici ? Forse … In questo gioco però … E’ un gioco sporco, dove tutti i giocatori barano e noi … Siamo costretti a barare .. Meglio degli altri e … Senza troppe remore. Ora non è tempo per le indulgenze … Plenarie … Affrettiamoci ad assolverci e per la miseria, portiamo a casa il piatto. Bene, fino ad ora il lavoro è stato buono e in certe occasioni eccellente, ma … Un  risultato positivo coronerà tutti gli sforzi compiuti sin ora >.

Van Der Meewe si alzò. Il colloquio  poteva considerarsi terminato.

         < La terrò costantemente informato >. Uscì dalla stanza a piccoli passi, quasi avesse ancora qualcosa da aggiungere, ma non trovasse le parole per riferire ciò che aveva in gola; portandosi dietro il grugnito d’assenso del Giudice.

Darius, uscito Van Der Meewe, rientrò nella stanza.

         < Preoccupato per Logan ? >. Disse con quella vocina acuta.

Il Giudice scosse la testa.

         < No. Deve solo crescere >.

Darius assentì.

         < E’ quasi ora di cena. Quando sarà pronta … >.

Il Giudice si sedette pesantemente sulla sua poltrona.

         < Non so se ho fame – Rimase silenzioso qualche tempo – Vai, se ho bisogno chiamo io. Vai … Ho  bisogno di riflettere >.

Darius si ritirò non senza allungare ancora un’occhiata alla figura, che con la testa tra le mani stava seduta dietro quel tavolo.

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Logan si alzò dalla sedia e lasciò il tavolo della cucina, ingombro di carte. Si avvicinò alla finestra e guardò fuori. Le prime luci dell’alba s’intravedevano  dietro un muro di nebbia che nella notte si era alzato dal fiume e si era spinto a coprire le colline, una coperta umida ad imbrigliare cose e uomini. A soffocare pensieri e discorsi sotto un manto lattiginoso e a momenti impenetrabile.

Logan si stirò e sbadigliò fino a quasi slogarsi la mascella. Lui e Duncan avevano passato la notte a riordinare le idee e a fare il piano d’azione della giornata, in attesa del salvacondotto che era arrivato sotto forma di file,  nel PC di Logan nel cuore della notte. Lo aveva salvato e stampato ed ora era mescolato in mezzo alle altre carte. Lo avrebbe recuperato prima di uscire.

Era stato silenzioso, ma Duncan, pur abbandonato su di una sedia e con i piedi appoggiati al tavolo, lo aveva sentito alzarsi ed ora lo curava, con un solo occhio aperto.

         < Non dormi o almeno … Hai dormito un po’ ? >.

Logan scosse la testa.

         < No … Avrei dovuto farlo … Avrei, ma … Troppi pensieri e tutti insieme. Il programma … Il Giudice .. Van Der Meewe … Kayla … Troppe cose … Troppe >.

Duncan abbandonò la posizione e si alzò.

< Qui … Serve un caffè, forte,  nero, bollente e con un adeguato rinforzo. Ometto … Qui in casa hai qualcosa di … Potabile? Che faccia almeno 45 gradi in più dell’acqua ? >.

Logan  lo fissò interdetto.

< Cioè ? … Vuoi metterti a bere che non è ancora mattino ? >.

Duncan lo guardò con occhio ferino.

         < Prima una bella scossa, poi un’adeguata colazione e poi … Le cose assumeranno tutta un’altra … Parvenza.  Stai sicuro, funziona benissimo. Te lo ricorderai  per sempre. Non solo per la prossima volta >.

Logan indicò un stipo della cucina e Duncan estrasse una bottiglia dal liquido chiaro e dall’odore forte e pungente e concluse soddisfatto.

         < Vedrai … Le cose appariranno come devono apparire . Chiare, anzi: chiarissime >. Si accinse a preparare il suo intruglio portentoso.

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