CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

La finestra del tempo.55

Kayla aprì la porta della sua stanza con la busta ricevuta in portineria, ancora chiusa e dopo aver lasciato cadere a terra la borsa, si tolse le scarpe tirando un grosso sospiro di sollievo. I tacchi non erano poi tanto alti, ma era da troppo tempo che non indossava quel tipo di scarpe. Si era abituata troppo alla comodità degli stivaletti . Si sfilò anche il vestito, lasciandolo cadere sul pavimento e, messasi la busta tra i denti si sfilò anche il reggiseno, rimanendo solo con le mutandine indosso. Cercò l’interruttore della luce e quando la stanza fu illuminata rimase esterrefatta dalla presenza di Rakònkay. Comodamente seduto in poltrona, avvolto nell’accappatoio, gentile omaggio dell’albergo, poteva essere una presenza anche piacevole se non fosse la grossa pistola che stringeva in pugno e altra nota stonata, la sua lercia bombetta piantata sulla testa.
L’uomo non rimase per molto tempo in silenzio, anzi con voce dura parlò alla giovane, così stupita da quell’incontro che non si curò neppure di coprirsi il seno. Lo fissava come il topo che fissa il serpente.
         < Kayla … Kayla … Mi hai fatto fare un lungo viaggio e non sempre comodo. Non sono assolutamente contento, anzi devo proprio dirti che anche chi mi manda non è contento di te. Hai deluso molti. Sì, sono delusi, come dire … Dalla tua inefficienza. Sono giorni che giri a vuoto e non hai ancora concluso niente. Hai consumato parecchie sostanze. In molti si sono impegnati, si sono esposti .. Sicuri di un tuo risultato, ma … Niente. Ti hanno accolto tra di loro e ti hanno dato fiducia. Solo che adesso bisogna tirare le somme. Fare un bilancio e il tuo è in perdita. Tu sai chi sono e sai cosa faccio. Sono venuto a riscuotere. E’ il mio compito >.
Si alzò, sempre tenendo sotto tiro la ragazza. Kayla si scosse.
         < Aspetta un momento. Ascolta quel che ti devo dire. Sono alla stretta finale. Questa sera incontro una persona e domani sono sicura che avrò quanto loro desiderano. Domani sarà nelle mia mani. Devi solo aspettare qualche ora. Poi potrai ritornare da loro con tutto quanto. Solo poche ore … Poche >.
         < Kayla … Lo sai, non sono queste le parole giuste. Sarebbero più giuste : ecco quanto desiderato ed io avrei già nella mia mano destra quanto tu hai promesso di recuperare, ma vedo che la mia mano destra è vuota e quindi arguisco che non hai quanto promesso. Non avrai neppure i tempi supplementari. In questo tipo di partite non sono previsti. Ti sei attirata addosso gli agenti del Congresso e forse anche i Pacificatori e questo .. Questo per qualcuno è insopportabile. Vogliono dire grane a non finire e quel tipo di grane sono già costate troppo >.
         < Ascolta … Non so quanto sia costata. Quanto ti abbiano pagato, ma sappi che io ti posso offrire il doppio se mi lasci fare fino a domani e domani, saprò ricompensarti con un’altra metà se farai fuori chi mi ha venduto. Se mi lasci prendere la valigia .. C’è una borsa dentro e lì c’è un buon incentivo per te. Cosa ne dici?  E’ un buon affare, in fondo e ci guadagniamo tutti >.
Fece il movimento di andare verso la sua valigia , sistemata su di un ripiano e ben visibile.
Rakònkay sempre fissandola alzò il cane della pistola.
         < Non è così che funziona. Tu stai lì e io prendo la borsa dalla valigia  >.
Così dicendo prese la valigia e la aprì spargendo il contenuto sul pavimento.
         < Adesso prendi la borsa dell’incentivo e mettila sul letto. Da brava >.
Kayla ubbidì e prese un involto di pelle, lo aprì e sparse il contenuto sul copriletto.
Rakònkay fece un sorriso da lupo e i suoi occhi brillarono per un momento. Era un buon incentivo, che si mise in tasca allungando la mano libera dalla pistola, non senza indicare alla ragazza di allontanarsi e tenendola sempre sotto tiro.
< Va bene … Sino a domani … Diciamo alle quattro del pomeriggio .. Nel bar dell’albergo. Sii puntuale e soprattutto vieni con quanto hai promesso >.
Rimise la pistola nella fondina e si avvicinò alla ragazza.
         < Un ultima cosa prima di andarmene. Tu sai che onoro sempre i contratti che stipulo. Non esiste un prima o un dopo. Esiste il contratto >.
Le era ormai vicinissimo e si udì distintamente un fruscio metallico, poi con rapidità colpì la ragazza due volte al fianco. Kayla sbarrò gli occhi, incredula. Lei aveva pagato per non essere uccisa e poi ebbe l’illuminazione, tentando di aggrapparsi a lui, mentre cadeva a terra.
         < Nulla di personale. Sono solo affari e credo che anche tu rimarrai soddisfatta del mio lavoro. Peccato che non potrai mai saperlo, ma fidati. Ho sempre onorato i contratti e nessuno se n’è mai lamentato. Vittime o mandanti che fossero >.
Mentre diceva queste parole, la allontanò da se e la ragazza ricadde riversa sul pavimento. Una pozza di sangue si stava intanto allargando sul tappeto dov’era caduta. Le ferite al fianco erano profonde e lei tentò di tamponarle come poteva e sapeva.
L’uomo guardò quel mucchio di carne che si torceva a terra e si sfilò l’accappatoio. Una larga chiazza si apriva come la corolla di un papavero. Guardò in basso, verso i suoi preziosi stivali di pelle di rettile. Non erano sporchi di sangue, come pure  il resto dell’abbigliamento. Indossare quell’accappatoio era stata una mossa astuta. Anche portare lo stiletto fissato al suo braccio era stata una buona cosa. Il meccanismo che lo rendeva retrattile aveva funzionato a dovere. Anche mettere i guanti in lattice era stata un’astuzia e si ripromise di utilizzarla nei suoi prossimi lavori. Nessuna traccia del suo passaggio, ma con un inconveniente. Bisognava trovare il posto giusto per lasciare un guanto sporco di sangue. Lo appallottolò per bene e lo mise nell’altro, facendo attenzione a non sporcarsi poi chiuse il guanto con un nodo e mise tutto in tasca. Diede un ultimo sguardo alla ragazza che rantolava sul pavimento. Aprì la porta, accertandosi che non ci fosse nessuno e uscì.
Il contratto era stato rispettato.
Passarono alcuni minuti e la porta si aprì lasciando entrare la cameriera del piano che portava gli asciugamani profumati. Sapeva che l’occupante era una giovane ragazza e che sicuramente sarebbe uscita per vivere la notte, quindi avrebbe fatto un bagno o la doccia e dunque cosa c’erano di meglio che asciugamani ancora tiepidi e profumati. La vista però di un corpo a terra in una lago di sangue interruppe bruscamente i pensieri della cameriera e dalla gola le uscì solo un urlo strozzato. Lasciò cadere quanto aveva in mano e si lancio letteralmente fuori dalla stanza.  Con la bocca ancora spalancata e il terrore negli occhi raggiunse un telefono di servizio e lanciò l’allarme. Nel giro di breve tempo arrivò il direttore dell’albergo e il medico che chiese immediatamente un’ambulanza e che fosse avvertita l’Inquisizione, poi si mise all’opera per tamponare le ferite della ragazza.
Kayla ormai semicosciente, sentiva solo gente intorno che urlava e che qualcuno la stava toccando, forse medicando, poi vide come in un sogno il volto di una giovane donna che era sopra di lei e che stava trafficando con un suo braccio. Poi altre persone, ma non riuscì a capire bene cosa stessero facendo, infine si sentì portare in alto e prima di svenire sentì lo scatto metallico di portiere e un urlo straziante, come di una sirena. Poi tutto si oscurò.
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4 pensieri su “La finestra del tempo.55

  1. Bello, crudele e micidiale!

  2. Rakankai non ha fatto i conti con la cameriera!
    Tornerà a finire il lavoro per onorare il contratto e non perdere la sua fama di killer? Mahhhhh
    Ciao!☕️

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