CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

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Ufficio Facce – Maggio 2015

Oltre al quoziente, esiste anche il quoto d’intelligenza?

Ufficio Facce – Maggio 2015

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Giùllemanidalbidone parte 2

Se qualche giorno fa si é arrivati vicini alla rivolta popolare, giusta e santa. ora s’odono solo parole e cantri di gioia e giubilo.

E’tornatoilbidone, qualle che ci era stato sottratto nottetempo o forse al mattino presto, ma non é questo il problema. E’ che ci era stato sottratto. Ora é ritornato epifanico ed apodittico come non mai.

C’é da dire che non é arrivato bello come il precedente. Forse un po’ per sfregio ce ne hanno restituito uno con l’interno sporco, ma… Fa nulla.

E’ il nostro figliol prodigo, parente metallico di quella Lessie (Perché in realtà era femmina) che era tornata a casa a furor di popolo, qualche tempo fa assurgendo all’empireo della settima arte e anche un po’ all’ottava.

Adesso mi osserva dall’altra parte della strada ed io ricambio il guardo. Anche il vicino malmostoso, gongola. In modo malmostoso, ma gongola.

Nel paesello spalmato tra Po e OltrePo torna lentamente la pace, l’armoinia e la concordia … Fino al prossimo scazzo , ma questa é un’altra storia.

Giùllemanidalbidone

Giullemanidalbidone. Questo é l’urlo che si alza feroce e compatto dalle gole degli abitanti della mia via. Qui, nel paesello spalmato tra Po e OltrePo.

Giùllemanidalbidone, quello di metallo, quello che d’esate puzza peggio di una discarica a cielo aperto e che qualcuno pomposamente dichiara essere una via, forse quella maestra, il decumano o il cardo a seconda della prospettiva insomma, di uno slum di Mumbai.

Quello che d’inverno e in certe notti d’inverno si confonde con la nebbia, bene ma così bene si confonde che il sacco del rudo lo scarichi nella casella della pubblicità del tuo dirimpettatio. Quello che abita di la dalla strada e ha sempre quell’aria incazzosa da che lo conosci ed é anche un malmostoso tanto che ha messo fuori la cassetta delle lettere solo per la pubbliccità e la posta la ritira alla casella postale all’ufficio. Ma quella é un’altra storia.

Giùllemanidalbidone, quello che faceva parte dell’arredo urbano di quest’ultimo scampolo di via, perché abito proprio in fondo alla via, dedicata ad uno di qui preti scomodi che la Chiesa sfoggia come quei gioielli che non sai mai quando indossarli, perché non s’intonano con nessun vestino e nessuna cerimonia, ma non per questo non sono tra i più preziosi.

Giùllemanidalbidone, quello  cui mancava un pezzo di guarnizione di gomma e le mosche potevano entrare e uscire meglio e anche la puzza era agevolata. E con la puzza  ti veniva la voglia di fare meno immondizia, sprecare il minimo indispensabile e … Porco cane, mi sono dimenticato di comperare i sacchetti della spazzatura … Quelli bluette … Ma questa é un’altra storia e non mi va di raccontarla.

Giùllemanidalbidone, che qualcuno su FB ha parlato di riscatto. Sì perché ce lo hanno sottratto nottetempo, o forse era mattino presto e io ero già andato via da casa per andare a lavorare e non mi sono accorto della mancanza. Qualcuno ha anche riso del fatto che ci toccherà pagare per riaverlo. Bhè noi tutti non ridiamo. E non dovreste ridere neppure voi.

Ci eravamo affezionati, così sporco, anzi no, pulito, che era passato il camion per la pulizia e lo aveva preso e lo aveva fagocitato in un contenitore che emetteva vapore e fumo e rumore e farsi svegliare alle 4 del mattino da quell’affare, urlante e sbuffante, non é stata una passeggiata di salute, piuttosto ha aumentato il consumo di cardiotonici, ansiolitici e antidepressivi, machissenefrega, perché era il nostrobidone.

Giùllemanidalbidone non ostante tutto, non ostante che il Cecio ha scritto che ha parlato al telefono con l’ASM e il bidone ce lo riportano la prossima settimana e il riscatto non lo dobbiamo pagare. Anzi non dobbiamo pagare niente.

Cecio … vogliamo ilnostrobidone, non importa se gli mettono la striscia di gomma nuova … Va che poi qualcuno ne ruba un pezzo, perché c’é sempre una guarnizione da riparare e l’estate qui é di quelle che il sole picchia come un fabbro e i giardini vanno innaffiati e gli innaffiatoi poi hanno le guarnizioni che perdono e allora … Allora quella é un’altra storia e non mi va di raccontarla e poi a voi non frega, anzi non deve fregare nulla delle guarnizioni. Soprattutto quelle nostre

Piuttosto vigilate che non vi rubino il vostro di bidone, quellodelrudo, quello che puzza e che mettono di fronte al vostro cancelletto, dall’altra parte della strada e che qualcuno gli ha dato una passata, o meglio un baffo, con una vernice che é quasi rifrangente. Così non sbagli più e non metti il sacchetto del rudo nella buca della pubblicità di quello che é malmostoso. Che poi pubblicità e rudo saran ben la stessa cosa, ma é un fatto che non sempre nel sacchetto metti il torso dell’insalata. Scappa anche la pelle del pesce e allora sì che é tutta un’altra storia.

Ecco é questo che é capitato al paesello, quello spalmato tra Po e OltrePo dove ti rubanoilbidonedelrudo e potrebbero chiederti il riscatto, dunque  …  Gùllemanidalbidone.

La finestra del tempo.69

Passarono lunghi momenti o almeno così parve a Logan, quando all’improvviso prese la decisione.
Uscì dal nascondiglio. Era venuto il momento di farla finita. Di cessare quella sfibrante attesa e tutto avrebbe dovuto precipitare li, adesso. Si, precipitare e non avevano più importanza le procedure, i particolari, le sfumature. Ora, subito, adesso. Il Liquidatore era venuto per lui? “Bene, eccomi” – Pensò Logan, in quella manciata di secondi che lo misero in piena luce. Bersaglio perfetto, scoperto senza più protezioni. Non gli sarebbero servite, perché sicuramente Racònkay gli avrebbe parlato prima. Prima di ucciderlo o tentare di farlo. Perché quella era l’esito di quell’ultimo incontro. Anzi il primo e l’unico della loro vita. Trovarsi per un duello finale, la catarsi di una lunga esistenza vissuta in varie vite, distanti l’une dalle altre, ma accumunate da un sottile filo. Ne intuiva l’esistenza, ma non era riuscito a darsi una spiegazione accettabile, univoca, con contorni chiari e definiti. Una spiegazione logica e definitiva, ecco quel che mancava prima di concludere.
         <Racònkay … Eccomi sono qui. Vieni fuori e finiamola una buona volta. Intanto so che è me che vuoi … Gli altri lasciamoli fuori dai nostri giochi. Loro non centrano nulla. Siamo solo noi due. Tu ed io e … Sono pronto >.
Il Liquidatore emerse da dietro una quinta di finta siepe. La lercia bombetta ben piantata sulla testa, uno sguardo duro, la bocca piegata da una piega maligna.
         < Era tempo che ci incontrassimo e che tu pagassi il debito. Ma forse non era neppure necessario che fossi tu a pagarlo. Bastava uno della tua famiglia, ma visto che ora sei qui … Credo che sarà sufficiente>.
         Debito? Che tipo di debito dovrei pagarti? >.
         < Debito di sangue. Mi pare logico. Una dei tuoi ha ucciso uno dei miei e quindi io devo avere soddisfazione e i miei antenati saranno finalmente in pace con loro stessi ed io con loro >.
Logan lo fissò interrogativo.
         < Non mi pare che ci siamo mai incrociati o che qualcuno dei miei abbia incrociato uno dei tuoi, tanto da lasciare una scia di sangue>.
         < Ecco che sbagli, che non hai memoria e neppure questo luogo ti rammenta qualcosa. Che razza di famiglia hai avuto, che non ti ha raccontato nulla. Che razza di rispetto hai per i tuoi antenati e che razza di rispetto hanno loro per te. Non sei un uomo degno di esistere e ucciderti, non so neppure se potrebbe essere il caso >.
         < Tu sei un pazzo. Un pazzo furioso e farneticante. Parli di antenati, di rispetto, di famiglia. Per farmi venire qui hai seminato morti ammazzati, quando avresti potuto semplicemente chiamarmi o più semplicemente farmi fuori in più di una occasione … Invece, tutta questa messa in scena. Questa farraginosa teatralità. Stai alimentando il tuo ego, forse? Si sente debole, il tuo ego? Si sente sminuito o lo vedi sminuito? Povero pazzo … Meriti solo che ti sbatta in cella e che getti via la chiave. Ormai ti sei fatto possedere dai tuoi fantasmi, dalle tue farneticazioni. Arrenditi ora, subito. Nessuno si farà male e chissà .. Troveremo chi potrà curarti e forse riuscirai a guarire >.
Racònkay sbarrò gli occhi e lo fissò con uno sguardo da vero pazzo.
         < Tu dici a me che sono pazzo? Tu … Tu che sei stato generato da chi non ha avuto il coraggio di uccidere il mio avo di fronte, ma solo sparandogli alle spalle. Come un codardo, come una infida serpe, un bastardo qualunque >. Si voltò verso di lui e la mano destra scattò alla pistola che teneva alla cintura.
Logan fece altrettanto, ma il Liquidatore fece comparire in quella sinistra un’altra pistola, con un rapido e repentino gioco di polso ed esplose due colpi e si udì un rantolo. Poi estrasse la pistola con la destra e alzò il braccio. Furono frazioni di secondo.
Logan aveva estratto anch’egli la pistola e ai due colpi rispose con una successione di colpi, mentre si gettava a lato. Lo schiocco a vuoto dell’otturatore gli fece capire che il caricatore era finito e non aveva più colpi in canna. In pochi secondi in quella stanza si era generato un inferno.
Rotolò di fianco e mentre lo faceva, fece cadere il caricatore vuoto e con dita febbrili, cercò un altro caricatore, nelle tasche della giubba che indossava. Lo trovò e ricaricò la pistola, facendo schioccare l’otturatore. Si ritrovò in ginocchio con la pistola puntata verso il luogo dov’era il Liquidatore, ma non vide nessuno, sentiva solo un rantolo continuo. Si alzò guardingo, sempre tenendo puntata la pistola e si avvicinò al rantolo.
Merlano giaceva in una pozza di sangue, la bava rossastra dalla bocca e lo sguardo che diventava sempre più annebbiato. Gli bastò un’occhiata alla sua sinistra e vide una scarpa e un pezzo di gamba. Fece scattare la radio portatile.
         < Ho bisogno di un medico, subito … Chiamate un’ambulanza … Agente a terra, agente a terra, è ferito in maniera grave … Venite subito >.
Passarono una manciata di secondi e la sala si riempì di uomini . I primi che arrivarono erano armati di tutto punto poi arrivarono anche due infermieri, che si misero immediatamente all’opera vicino a Merlano. Poi arrivò anche la barella.
Logan intanto, sempre con la pistola spianata, si avvicinò all’uomo disteso a terra. Il Liquidatore non dava segni di vita e si vedevano chiari tre fori di pallottola sul torace e il sangue si stava allargando sempre di più, impregnando i vestiti.
La bombetta era caduta qualche passo più in là e lo sguardo del morto era di stupore e dalla bocca spalancata usciva un rivolo di sangue.
Logan alla vista di Racònkay, di colpo si sentì svuotato di ogni forza. Questa volta era finita davvero, però rimaneva una strana sensazione. Non quella che aveva già provato dopo una sparatoria, durante la quale qualcuno era rimasto ucciso o ferito. Sentiva che il suo sangue era senza la giusta adrenalina e un pensiero lo stava ancora torturando. Perché? Perché cercarlo e cercare la sua vita? Perché ucciderlo? Perché la vendetta?
Rimise la pistola nella fondina  e si allontanò dal cadavere. Intanto la sala brulicava di persone. Gli si avvicinò Fionnula e d’impulso lo abbracciò. Non c’era molto da dire e quell’abbraccio valeva più di un discorso. Poi lo fece sedere vicino ad una bacheca e gli accarezzò il volto.  Logan abbassò la testa e girò la faccia verso la bacheca e iniziò a leggere quanto c’era scritto. Si accorse che era la descrizione degli ultimi momenti della battaglia di Bunker Hill e di come Darla riuscì a salvare la vita a Corso e improvvisamente capì le farneticazioni di Racònkay. Lui era il discendente di quel bandito che Darla aveva ucciso sparandogli alle spalle e visto che Logan discendeva da quei due, per Racònkay era diventato un obbligo ucciderlo. Occhio per occhio, dente per dente. Solo così, nella sua cultura d’onore i conti si sarebbero pareggiati.
Scosse la testa e poi se la serrò tra le mani. Gli parve impossibile che si potesse ancora vivere di certe cose. Onore, vendetta. L’uomo, malgrado tutto non era assolutamente cambiato. Nei secoli era rimasto per certi aspetti uguale a se stesso e il vuoto precedente si fece ancora più forte, si fece ancora più sentire. Si abbandonò alla bacheca e chiuse gli occhi per molto tempo, o così gli parve. Intanto il rumore intorno a lui si stava affievolendo. Merlano era stato portato via quasi subito, dopo l’intervento della Squadra Speciale e anche il corpo di Racònkay ormai doveva essere stato portato via. Aprì gli occhi e si trovò di fronte a Joop Wan Der Meewe.
         < Questa volta è finito tutto. Definitivamente. Complimenti >.
Logan lo guardò con uno sguardo spento, ma trovò la forza di formare un pensiero, soprattutto per se.
         < Si. E’ finito tutto e finalmente potrò chiudere la mia finestra sul tempo >.

La finestra del tempo.68

Logan fece ripassare lo spezzone appena visto.

         < Adesso nell’edificio, quante persone ci sono, oltre a lei e alla ragazza al banco? >

Laforge rispose quasi subito.

         < Vediamo … Noi due > Indicò la porta. < Poi … C’è la guardia che sta facendo il giro > Indicò uno schermo < Eccolo … E’ al piano superiore. Infine ci sono i tre ricercatori, ma sono nell’interrato, nei laboratori … Infatti, eccoli >. Indicò un altro monitor, dove si vedevano tre persone intenti a svolgere ciascuna una mansione differente.

Merlano continuava a fissare la mappa dell’edificio.

         < Dica alla guardia di rientrare e … Oltre al piano superiore? >.

Laforge lo guardò stupito.

         < C’è il tetto>.

Merlano stava fissando gli schermi, quando alzò un dito.

         < Eccolo .. E’ lui e si trova … Piano superiore … Queste cosa sono … Macchine agricole? Eccolo , ancora lui e si sta spostando. E’ dalla parte opposta in cui si sposta il guardiano … Lo avverta di andare alla prima uscita di sicurezza e togliersi dai piedi. Non vogliamo che si faccia male e poi … Non mi sembra armato, o sbaglio? >.

Laforge prese la radio e ordinò al guardiano di abbandonare immediatamente la sala in cui si trovava. Poi si rivolse a Merlano.

         <  Quella è l’ambiente che ricorda Bunker Hill, la battaglia e tutto il resto. C’è persino un diorama e anche le figure dei vari partecipanti. Riscuote molto successo ed è frequentatissimo, soprattutto dalle scolaresche >. Disse sorridendo compiaciuto.

Gli schermi intanto mandavano le immagini di quelle sale e solo di quelle. Inquadrature da varie direzioni.

           < Le telecamere possono essere manovrate da questo posto? > Chiese Logan. < Abbiamo bisogno che quell’uomo sia sempre inquadrato … Un’altra cosa, tra poco arriverà la Squadra Speciale. Ho bisogno qualcuno di loro  acceda a quest’ambiente. Ci guideranno. Li faccia salire dalle scale. Niente ascensori. Noi intanto andiamo >.

Laforge annuì e Logan con i due soci uscì e si diresse verso le scale per accedere al piano superiore, quando si aprì un varco nella parete e uscì il guardiano. Corsero verso di lui e si fecero spiegare a che punto la porta di sicurezza si sarebbe aperta sul sui saloni al piano superiore.

Salendo i gradini decisero cosa fare una volta raggiunto il piano. In mano Fionnula aveva una pianta del museo e indicò le sale dedicate a Bunker Hill.

Decisero che Logan e Merlano sarebbero entrati da due parti differenti, mentre Fionnula li avrebbe attesi appena fuori, mantenendosi in contatto con Laforge attraverso la radio che avevano preso al guardiano. Questo per indirizzarli verso il loro obbiettivo.

Raggiunte le due entrate i due uomini si guardarono negli occhi.

         < Niente stupidaggini e il primo che lo vede, avvisa l’altro. Fionnula chiama Laforge e chiedi dov’è il nostro uomo. >.

La radio gracchiò. Racònkay era nella sala dell’ultima battaglia, dove era stato riprodotto in scala l’ambiente dove si svolsero a suo tempi gli esiti finali dello scontro. L’uomo era accanto a delle colonne che dovevano rappresentare il boschetto. Davanti a lui il terreno era stato ricavato dal modellamento di una schiuma espansa ricoperta da uno strato di plastica che stava ad indicare il prato. C’erano alcune buche dove all’interno si potevano osservare dei manichini che indicavano la posizione dei vari componenti del gruppo di Corso. Discosto, un manufatto sempre in schiuma stava ad indicare la roccia dove si era nascosto Holt e il suo fucile da cecchino. Si riusciva ad intravedere il manichino che lo raffigurava.

Ad un cenno i due uomini, Logan e Merlano si divisero e si avvicinarono con cautela alla sala.

Logan tentava di fare il meno rumore possibile e ringraziava chi aveva progettato e costruito i suoi stivaletti, ma soprattutto era contento che il pavimento fosse coperto da una dura e silenziosa moquette. Si avvicinò allo stipite della apertura della sala e si appiattì contro il muro. Spostò velocemente la testa all’interno, ma non vide nessuno. Avanti a lui a due o forse tre passi c’era un totem su cui poggiava uno schermo. Fece in un lampo e si nascose dietro il parallelepipedo di color grigio. Con la coda dell’occhio si accorse che nella sala era entrato anche Merlano e ora lo immaginava nascosto anch’egli, dietro qualche espositore. Improvvisamente vide la testa del compagno sbucare da dietro un totem simile al suo e iniziare a scrutare in varie direzioni. Poi si bloccò e rimase un certo tempo fissa in una direzione. Merlano poi cercò con lo sguardo Logan e trovatolo, con la mano libera dall’arma diede un cenno in una direzione. Logan allora si sporse e guardò brevemente. Aveva visto un’altra piattaforma, che poteva dargli un po’ di riparo ed era proprio nella direzione indicata d Merlano. Con passo veloce si avvicinò, ma dalla sua nuova posizione aveva perso di vista il compagno. In compenso prendeva d’infilata buona parte della sala, eppure il Liquidatore sembrava scomparso nel nulla. Parlò brevemente nella radio che aveva indosso.

         < Fionnula … Notizie del nostro uomo? >

La ragazza rispose appena dopo.

< Deve essere ancora nel salone, ma si è nascosto molto bene. Le telecamere non riescono ad inquadrarlo. Laforge vede bene Merlano, nascosto dietro un grosso ceppo che sta dalla parte opposta a dove stai tu. Quasi alla tua stessa altezza. In mezzo c’è il prato di Bunker Hill, ma nelle buche ci sono solo i manichini. Forse il Liquidatore si è nascosto dietro una delle siepi o dietro una delle vetrine con i cimeli … Non riesce proprio a vederlo. Ah, dice che è arrivata finalmente la Squadra. Tra poco avremo le comunicazioni attraverso i nostri canali … Cosa dici … Vado loro incontro? >.

         < Si … Fai salire qualche uomo e che facciano lo stesso percorso che abbiamo fatto noi. Li aspettiamo per dare il colpo finale > Poi rivolto a Merlano < Sentito, socio … Niente movimenti e niente colpi di testa aspettiamo i rinforzi. >.

Merlano fu laconico nella risposta.

         < Si, capo >. E si mise a ridacchiare. “Stupido” pensò Logan e si augurò che la cosa finisse in fretta. Si sentiva arrivato alla fine e la tensione ormai gli stava consumando le ultime forze. Poi c’era quel vento che in quel momento non lo aiutava. Invece di riempirlo di adrenalina o comunque di aiutarlo a pomparne il giusto, invece lo svuotava lentamente come una emorragia inarrestabile e sentiva che le forze lo stavano abbandonando.

La finestra del tempo.67

Merlano non si scompose più di tanto.
< E’ l’unico informatore che ha saputo dirci qualcosa. L’unico. Sarà strambo però ha parlato. >.
< Di cosa, di grazia? Di un russo, di un altro demente e di una donna … Cos’è? Una delle tante puttane che frequenta quel tizio? Di un altro suo delirio? Di cosa stiamo parlando? >.
< Sta parlando di “Don Quijote de la Mancha”. > Intervenne Fionnula, con calma serafica, per nulla scossa da quell’intermezzo. < Un personaggio di un vecchissimo libro. Una sorta di cavaliere errante dell’antica Spagna, che combatte il male, in nome e per conto della sua amata, che però alla fine del libro muore pazzo. O forse lo è già durante le vicende del libro. Vede un gregge di pecore e le uccide credendole una banda di briganti e si getta contro dei mulini a vento, pensando che fossero dei giganti. Sarà una storia un po’ folle, ma è di una bellezza … Incredibile. Dovresti leggerlo >  Alla fine del discorso sfoderò uno smagliante sorriso indirizzato a Logan.
Che tornò a fissare la ragazza, come se non la vedesse. Si era perso nei meandri dei propri pensieri e stava cominciando a far ordine nella confusione delle tessere che si erano improvvisamente formate nella testa. Don Chisciotte, le pecore, i mulini continuavano a volteggiare, accompagnate dall’immagine di Ruben, che danzava una ballo orgiastico , accompagnato del fischio, oramai insopportabile, del vento.
Poi una parola prese a martellare la sua testa, divenendo sempre più grande e facendo scolorire le altre: il mulino. Non c’erano mulini a vento, né in città né fuori, perché non era quella una terra ventosa. Giornate come quella odierna erano abbastanza rare, si potevano contare sulle dita della mano. Di una mano. Eppure il mulino era sempre li. Fisso, ingombrante, come un macigno piantato nella piazza principale della città, poi improvvisamente, forse grazie al vento o forse perché il vento doveva farlo, il velo si squarciò e a Logan apparve la verità in tutta la semplicità del caso.
Il Liquidatore lo stava aspettando al vecchio mulino, fuori città, sul fiume. Per secoli quello che ora era diventato una sorta di monumento ad un passato glorioso e pionieristico, aveva macinato i frumenti e altri frutti della sua terra. Aveva aiutato a sfamare intere generazioni, poi le cose erano migliorate e pian piano l’uso si perse. Le macine smisero di funzionare e il vecchio mulino si ridusse a esempio di civiltà industriale, trasformandosi in museo. Si ricordò di esserci andato e non solo una volta, ma più volte. L’ultima, in occasione di un furto di una serie di attrezzi, non ricordava più quali fossero, ma ricordava che i ladri erano stati arrestati. Si soffermò ancora sul luogo e si domandava di quella bizzarra scelta, per un ultimo definitivo confronto. Forse perché isolato, perché non era poi frequentato così assiduamente, o forse non c’era un motivo preciso. Un luogo valeva l’altro.
Logan si guardò attorno.
         < Il Liquidatore mi aspetta al vecchio mulino e credo che sia una cosa personale. Vuole me. Immagino per i fatti successi all’epoca del Protocollo di Jeronimus. La morte di Kayla, quella di Rungald … Le indagini e la scoperta del coinvolgimento del Consiglio delle Rune di Fuoco in quell’affare e poi … Poi ci sarà sicuramente dell’altro che al momento non so spiegare. Una cosa certa però la so, vuole me. Solo me e a questo punto io voglio lui. Ha commesso l’omicidio di Kayla e per quello deve pagare. >.
Si staccò definitivamente dalla finestra e si diresse alla scrivania. Aprì un cassetto e prese la pistola, controllò il caricatore e ne prese uno di scorta. Indossò il cinturone, ,dotato di fondina ad estrazione rapida e per ultimo infilò il giubbotto, poi senza guardare gli astanti, né salutarli uscì.
Fionnula si alzò anche lei e fece gli stessi gesti, calcandosi bene in testa il cappello d’ordinanza. Merlano uscì poco dopo, non senza aver prima fatto una telefonata al Gruppo d’Intervento Rapido.
Meglio portarsi appresso la cavalleria pesante.
Salirono tutti e tre sulla macchina di Merlano, che s’infilò nel poco traffico di quell’ora del mattino. Ogni volta che abbandonavano la sicurezza delle case e attraversavano un incrocio la macchina sbandava leggermente e Logan e Fionnula erano costretti a tenersi ai sostegni, mentre Merlano stringeva forte il volante. La tensione del momento era palpabile e nessuno aveva voglia di parlare, anche perché non c’era molto da dire. Occorreva solo accordarsi su come muoversi e il resto sarebbe stata l’invenzione del momento. Quando arrivarono al mulino, il piazzale antistante, adibito a parcheggio era praticamente vuoto. Solo le auto degli impiegati erano posteggiate negli appositi spazi a loro riservate. Non c’era nessun’altro, apparentemente. Merlano spense il motore e si rivolse a Logan.
         < Come procediamo? >.
Logan non rispose subito, ma si mise ad osservare prima l’esterno, poi l’edificio, soprattutto il tetto, quindi indicò a Merlano un posto vicino al muro esterno, nelle vicinanze dell’entrata principale. Non aveva voglia di fare da bersaglio alle fucilate del Liquidatore e la sua intenzione era quella di esporsi ed esporre i compagni il minor tempo possibile. Agirono in fretta e si ritrovarono all’interno. Al banco del ricevimento, un’impiegata visibilmente annoiata, fece conto dei tre nuovi arrivati e con lentezza si predispose a staccare i biglietti d’entrata, poi gettò uno sguardo sul bancone per accertarsi che le brochure ci fossero tutte e ben in vista.
Logan le si avvicinò e le chiese.
         < Mi scusi > Estraendo dalla tasca il distintivo di riconoscimento < Prima di noi è entrato qualcun altro? >.
La ragazza fissò interdetta la placca di metallo e scosse la testa senza dire una parola.
Intervenne Merlano.
         < Altre entrate? Dove sono? Ha una piantina dell’edificio? Vorremmo vederla? Quanti siete adesso in servizio? >.
La ragazza apparve in confusione, sbatteva la bocca ma non uscì una parola. Poi da sotto il bancone prese una piantina dell’edificio e con la penna che aveva tra le dita segnò delle croci in corrispondenza di tutte le entrate.
Fionnula, girò dietro il banco e trovati i video di sorveglianza chiese alla ragazza.
         < Le telecamere sono sempre in funzione? Registrate qualcosa oppure .. ? >
Annelore, così si chiamava la cassiera annuì.
         < Sono sempre in funzione. Hanno fatto manutenzione due giorni fa e tutto funziona benissimo. Le chiamo il capo della sorveglianza,  così potrete guardare i video che vi interessano>.
Prese il telefono e compose un numero.
         < Signor Laforge … Potrebbe venire un momento. Ci sono tre uomini dell’Inquisizione … No … Non so .. Venga, la prego. >.
Nella parete di fronte alla cassa si aprì un varco. Era la porta dell’Ufficio di sorveglianza e il signor Laforge comparve.
         < Dicano. I signori desiderano? >.
Logan mostrò nuovamente il distintivo.
         < Vorremmo vedere i filmati dell’ultima ora … No anzi delle ore precedenti all’apertura. Grazie è urgente. >
Laforge li fece accomodare nell’ufficio e iniziò a smanettare con i PC.
         < Queste sono le immagini delle ultime quattro ore>.
Le immagini iniziarono a scorrere e si vedevano le varie porzioni dell’edificio riprese dalle telecamere di sicurezza. Apparentemente non succedeva nulla se non che, eravamo oramai nella mezz’ora precedente all’apertura si vide aprirsi una porta di sicurezza, dell’ala sud e una figura entrare di soppiatto. Era di spalle e non poteva essere qualcuno del personale. Non era previsto, tra gli indumenti prescritti, l’uso della bombetta. Rakònkay si era già introdotto nell’edificio.

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