CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

La finestra del tempo.67

Merlano non si scompose più di tanto.
< E’ l’unico informatore che ha saputo dirci qualcosa. L’unico. Sarà strambo però ha parlato. >.
< Di cosa, di grazia? Di un russo, di un altro demente e di una donna … Cos’è? Una delle tante puttane che frequenta quel tizio? Di un altro suo delirio? Di cosa stiamo parlando? >.
< Sta parlando di “Don Quijote de la Mancha”. > Intervenne Fionnula, con calma serafica, per nulla scossa da quell’intermezzo. < Un personaggio di un vecchissimo libro. Una sorta di cavaliere errante dell’antica Spagna, che combatte il male, in nome e per conto della sua amata, che però alla fine del libro muore pazzo. O forse lo è già durante le vicende del libro. Vede un gregge di pecore e le uccide credendole una banda di briganti e si getta contro dei mulini a vento, pensando che fossero dei giganti. Sarà una storia un po’ folle, ma è di una bellezza … Incredibile. Dovresti leggerlo >  Alla fine del discorso sfoderò uno smagliante sorriso indirizzato a Logan.
Che tornò a fissare la ragazza, come se non la vedesse. Si era perso nei meandri dei propri pensieri e stava cominciando a far ordine nella confusione delle tessere che si erano improvvisamente formate nella testa. Don Chisciotte, le pecore, i mulini continuavano a volteggiare, accompagnate dall’immagine di Ruben, che danzava una ballo orgiastico , accompagnato del fischio, oramai insopportabile, del vento.
Poi una parola prese a martellare la sua testa, divenendo sempre più grande e facendo scolorire le altre: il mulino. Non c’erano mulini a vento, né in città né fuori, perché non era quella una terra ventosa. Giornate come quella odierna erano abbastanza rare, si potevano contare sulle dita della mano. Di una mano. Eppure il mulino era sempre li. Fisso, ingombrante, come un macigno piantato nella piazza principale della città, poi improvvisamente, forse grazie al vento o forse perché il vento doveva farlo, il velo si squarciò e a Logan apparve la verità in tutta la semplicità del caso.
Il Liquidatore lo stava aspettando al vecchio mulino, fuori città, sul fiume. Per secoli quello che ora era diventato una sorta di monumento ad un passato glorioso e pionieristico, aveva macinato i frumenti e altri frutti della sua terra. Aveva aiutato a sfamare intere generazioni, poi le cose erano migliorate e pian piano l’uso si perse. Le macine smisero di funzionare e il vecchio mulino si ridusse a esempio di civiltà industriale, trasformandosi in museo. Si ricordò di esserci andato e non solo una volta, ma più volte. L’ultima, in occasione di un furto di una serie di attrezzi, non ricordava più quali fossero, ma ricordava che i ladri erano stati arrestati. Si soffermò ancora sul luogo e si domandava di quella bizzarra scelta, per un ultimo definitivo confronto. Forse perché isolato, perché non era poi frequentato così assiduamente, o forse non c’era un motivo preciso. Un luogo valeva l’altro.
Logan si guardò attorno.
         < Il Liquidatore mi aspetta al vecchio mulino e credo che sia una cosa personale. Vuole me. Immagino per i fatti successi all’epoca del Protocollo di Jeronimus. La morte di Kayla, quella di Rungald … Le indagini e la scoperta del coinvolgimento del Consiglio delle Rune di Fuoco in quell’affare e poi … Poi ci sarà sicuramente dell’altro che al momento non so spiegare. Una cosa certa però la so, vuole me. Solo me e a questo punto io voglio lui. Ha commesso l’omicidio di Kayla e per quello deve pagare. >.
Si staccò definitivamente dalla finestra e si diresse alla scrivania. Aprì un cassetto e prese la pistola, controllò il caricatore e ne prese uno di scorta. Indossò il cinturone, ,dotato di fondina ad estrazione rapida e per ultimo infilò il giubbotto, poi senza guardare gli astanti, né salutarli uscì.
Fionnula si alzò anche lei e fece gli stessi gesti, calcandosi bene in testa il cappello d’ordinanza. Merlano uscì poco dopo, non senza aver prima fatto una telefonata al Gruppo d’Intervento Rapido.
Meglio portarsi appresso la cavalleria pesante.
Salirono tutti e tre sulla macchina di Merlano, che s’infilò nel poco traffico di quell’ora del mattino. Ogni volta che abbandonavano la sicurezza delle case e attraversavano un incrocio la macchina sbandava leggermente e Logan e Fionnula erano costretti a tenersi ai sostegni, mentre Merlano stringeva forte il volante. La tensione del momento era palpabile e nessuno aveva voglia di parlare, anche perché non c’era molto da dire. Occorreva solo accordarsi su come muoversi e il resto sarebbe stata l’invenzione del momento. Quando arrivarono al mulino, il piazzale antistante, adibito a parcheggio era praticamente vuoto. Solo le auto degli impiegati erano posteggiate negli appositi spazi a loro riservate. Non c’era nessun’altro, apparentemente. Merlano spense il motore e si rivolse a Logan.
         < Come procediamo? >.
Logan non rispose subito, ma si mise ad osservare prima l’esterno, poi l’edificio, soprattutto il tetto, quindi indicò a Merlano un posto vicino al muro esterno, nelle vicinanze dell’entrata principale. Non aveva voglia di fare da bersaglio alle fucilate del Liquidatore e la sua intenzione era quella di esporsi ed esporre i compagni il minor tempo possibile. Agirono in fretta e si ritrovarono all’interno. Al banco del ricevimento, un’impiegata visibilmente annoiata, fece conto dei tre nuovi arrivati e con lentezza si predispose a staccare i biglietti d’entrata, poi gettò uno sguardo sul bancone per accertarsi che le brochure ci fossero tutte e ben in vista.
Logan le si avvicinò e le chiese.
         < Mi scusi > Estraendo dalla tasca il distintivo di riconoscimento < Prima di noi è entrato qualcun altro? >.
La ragazza fissò interdetta la placca di metallo e scosse la testa senza dire una parola.
Intervenne Merlano.
         < Altre entrate? Dove sono? Ha una piantina dell’edificio? Vorremmo vederla? Quanti siete adesso in servizio? >.
La ragazza apparve in confusione, sbatteva la bocca ma non uscì una parola. Poi da sotto il bancone prese una piantina dell’edificio e con la penna che aveva tra le dita segnò delle croci in corrispondenza di tutte le entrate.
Fionnula, girò dietro il banco e trovati i video di sorveglianza chiese alla ragazza.
         < Le telecamere sono sempre in funzione? Registrate qualcosa oppure .. ? >
Annelore, così si chiamava la cassiera annuì.
         < Sono sempre in funzione. Hanno fatto manutenzione due giorni fa e tutto funziona benissimo. Le chiamo il capo della sorveglianza,  così potrete guardare i video che vi interessano>.
Prese il telefono e compose un numero.
         < Signor Laforge … Potrebbe venire un momento. Ci sono tre uomini dell’Inquisizione … No … Non so .. Venga, la prego. >.
Nella parete di fronte alla cassa si aprì un varco. Era la porta dell’Ufficio di sorveglianza e il signor Laforge comparve.
         < Dicano. I signori desiderano? >.
Logan mostrò nuovamente il distintivo.
         < Vorremmo vedere i filmati dell’ultima ora … No anzi delle ore precedenti all’apertura. Grazie è urgente. >
Laforge li fece accomodare nell’ufficio e iniziò a smanettare con i PC.
         < Queste sono le immagini delle ultime quattro ore>.
Le immagini iniziarono a scorrere e si vedevano le varie porzioni dell’edificio riprese dalle telecamere di sicurezza. Apparentemente non succedeva nulla se non che, eravamo oramai nella mezz’ora precedente all’apertura si vide aprirsi una porta di sicurezza, dell’ala sud e una figura entrare di soppiatto. Era di spalle e non poteva essere qualcuno del personale. Non era previsto, tra gli indumenti prescritti, l’uso della bombetta. Rakònkay si era già introdotto nell’edificio.
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26 pensieri su “La finestra del tempo.67

  1. UFFICIO REFUSI
    Dopo un periodo di sonnolenta stasi, ha ripreso a funzionare il suddetto ufficio e porta all’attenzione di Cape il refuso maligno ‘gi infilò’ che si legge ‘si infilò’.
    Con l’occasione l’ufficio si congratula con se stesso per non essersi addormentato del tutto.

  2. Anche Cervantes viene scomodato per dare lustro a questa storia. Ottimo aggancio alla pazzia di Don Chisciotte per spostare l’attenzione sul mulino.
    Bene aspettiamo il seguito con doverosa impazienza.

  3. Dai Cape che ci siamo! Sto facendo la bava come un mastino.
    Siamo alla stretta finale,vero?

  4. E allora … ADELANTE , CAPE, ADELANTE !

  5. Adelante con molto judicio, perché lovvo la storia.

  6. Ci sarà un mezzogiorno di fuoco?
    In attesa dello scontro finale?….una buona serata!

  7. Per carità, procedi con cautela, c’è la vogliamo godere tutta la volata finale…
    (Mi sembra di essere al Giro d’Italia)

  8. Io direi il “Tour de France” o, meglio ancora, Australia vs Nuova Zelanda 🙂

  9. Dobbiamo metterci al riparo? Ma allora si fa sul serio!

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