CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “agosto, 2015”

UFFICIO FACCE – Agosto (2)

E quando ti dicono di vivere una vita esagerata. Oltre le tue possibilità. Oltre ogni limite, pensa di viverne una tale e quale.

Appunto … Una vita che sia degna di essere vissuta.

UFFICIO FACCE

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Culodritto

Arianna

 

Lo so come sempre sono in ritardo . Il tuo compleanno é stato due giorni fa, ma come sai sono rientrato al lavoro, ma 25 anni non si possono dimenticare. Già … Ne sono passati proprio 25 da quella sera d’agosto … Tra la mia inquietudine, l’imbarazzo e una gioia paralizzante, che non ho più provato. Neppure tre anni prima… Quel pomeriggio caldissimo di luglio, quando tua madre ed io ci siamo sposati. Quando sei nata hai riportato un sorriso, una nuova speranza, una nuova occasione per andare avanti … Per il nonno che … Bhè lo sai com’é andata quel giorno di giugno, riparlarne riapre vecchie ferite che non si sono mai rimarginate.  Per me e tua madre che vedevamo un mondo nuovo, tutto da scoprire, tutto da vivere, tutto da sbagliare anche. Sicuri però, che saresti stata la nostra personale e magnifica stella in un cielo che avrebbe potuto essere nero come la pece, ma in ogni caso é rischiarato da quella tua luce.
Tra difficoltà, gioie, dolori e grandi risate come é nella vita di ogni essere umano, sono rotolati questi 25 anni e hanno fatto irruzione nelle nostre vite e non siamo ancora stanchi di questa irruzione, anzi non vorremmo che smetesse mai. Sappiamo però che le tua vita prenderà un’altra piega, avrai da percorrere altre strade e non mi rimane che augurarti solo di non trovare troppe pietre d’inciampo, salite troppo ripide, ma soprattutto di trovare qualcuno che abbia la voglia e la forza di percorrerla con te.
Buon compleanno Culodritto (C’é un Francesco complice tra di noi e per questo mi permetto) con l’affetto  e l’amore di un padre che ti ha visto crescere e che spera di verderlo ancora.

Quando la vita

Quando la vita degli altri irrompe nella tua, hai delle scelte da operare, o forse nessuna. Se accetti, non puoi dire a priori che ti piacerà, quello che ti potrà capitare. Come non puoi fare il contrario. Hai accettato e dovrai fare di necessità, virtù. Come dicevano i nostri vecchi. Vecchi che parlavano per l’esperienza loro e di quella dei loro vecchi e così all’indietro. Perché c’è sempre qualcuno che ha percorso il sentiero che ti tocca affrontare.

Quando la vita degli altri irrompe nella tua e accetti quest’irruzione puoi sentirti preparato, oppure affrontare quell’irruenza completamente disarmato, ma conscio che le armi te le dovrai fare mano a mano che il tempo passa, che l’irruzione diventa sempre più presente e l’onda piano piano si placa. Tanto da diventare parte del tuo modo d’essere, di vivere la tua vita. Già, la vita. La tua e quella di un altro che s’intrecciano, che si avviluppano, che si scontrano.  Con le regole che si formano  e si sgretolano man mano che il tempo srotola le sue spire, che avvolgono i partecipanti, attraendoli e respingendoli. Un’onda inevitabilmente asincrona, dove il gioco più difficile è trovare l’omogeneità del dire e del fare, l’uno con l’altro. L’uno per l’altro, soprattutto quando l’altro è l’elemento fragile, indifeso della coppia. Eppure è quella fragilità la chiave di volta di quell’irruzione. Proprio per quello, che la personale fragilità viene denudata, scoperta e per una volta affrontata. Non sarà la prima, neppure l’ultima, ma lo scontro con la propria di fragilità avviene in questi casi. Devi trasformarla in forza, per te e per chi ti sta di fronte. Attraverso questa forza, nuova perché mai più pensavi di averla o forse mai l’hai dovuta usare. Vecchia, perché finalmente ritrovata, anche se ben nascosta per i motivi più diversi, che non stiamo a cercare, ma li diamo per assodati.

Quella forza che devi trasformare, perché non può essere solo dimostrazione di una fisicità, non solo, ma anche e soprattutto deve essere l’essenza di compassione e più difficile di tutti: consolazione.

Compassione non è, se non la forma alta della partecipazione totale alla vita dell’altro. Ai suoi alti e agli inevitabili bassi, quasi che diventi una seconda pelle, quasi che la vita degli altri, sia la nostra vita. Ci appartenga per un certo lasso di tempo e per un certo tempo la viviamo, sforzandoci di viverla come la vivrebbe il nostro prossimo. Con i suoi ritmi, con i suoi riti, con una pari sensibilità. Difficile e impossibile, ma se accettiamo quell’irruzione, ci sforzeremo di viverla. Il più delle volte la vivremo con i nostri ritmi e i nostri riti, forse scimmiottandola. E’un mezzo accessibile,calzante, per poter affrontare un simile impegno. Ma ne esiste anche un altro. Quello di affrontare la vita degli altri con il nostro personale ritmo senza il desiderio di scimmiottare l’altro.

La compassione come primo passo, come mezzo anzi per mettere il nostro passo pari a quello dell’altro. Ci dobbiamo chinare, per poter elevare l’altro o comunque tentare il tutto per tutto, per farlo. Non è un atto d’orgoglio o peggio di superbia. Piuttosto il desiderio di innalzare l’altro da una situazione di dolore, di mestizia a quella di gioia o più semplicemente di stabilità. Dare la possibilità di un sorriso, darsi la possibilità di donare una parola buona, di conforto. Anche dire una stupidaggine e vedere il volto dell’altro illuminarsi di una contentezza che da troppo non vedevi nel volto altrui. Chinarsi sul corpo dell’altro e curare le sue piaghe, con l’attenzione dovuta, con il rispetto assoluto perchè di fronte hai una persona che non si è cercata la malattia, ma gli è arrivata addosso per il perfido gioco di cellule impazzite. Non scomodiamo Entità superiori, che per perversa crudeltà nei confronti del genere umano ammanniscono a quello pene e sofferenze. Alla base di tutto esiste una libertà che permette anche alla natura di prendersi licenze, che di massima aborriamo e condanniamo, ma che, proprio perché libera di esprimersi, sortiscono anche effetti deleteri ed indesiderati.

Eppure attraverso quel sentimento, che accompagniamo con la condivisione, riusciamo per un momento, breve o lungo che sia, a sovvertire un ordine che pare intangibile e refrattario.

Per un momento la nostra compassione diviene una leva che scardina e azzera un mondo e permette la creazione di un altro. Con altre regole così vecchie da apparire assolutamente nuove.  La prima in assoluto è quella del’amore. Motore e carburante di compassione, condivisione consolazione. Senza amore l’irruzione della vita degli altri nella nostra è solo un movimento molesto, fastidioso e da combattere con ogni mezzo. E’ già di per se un male, inaccettabile e da rigettare immediatamente.

Mentre con la presenza di un sentimento amoroso, diventa non solo accettabile, ma ricercato, auspicato, ben voluto. Vuol dire darsi la possibilità di rispondere più facilmente, con più costrutto alla domanda che rimane latente in noi per tutta la vita: io sono amato? Lo sono sinceramente? Lo so0no veramente?

E’ il grande dramma umano, messo in scena ogni giorno, ora, momento dell’esistenza. La ricerca dell’amore, ma non solo per se; quindi essere ricolmato d’amore, ma anche quella di donare l’amore a qualcuno, a qualcosa. L’amore non è una linea retta, ma è la luce che entra in un prisma e ne esce modellato di mille colori, rimbalzando nella galleria degli specchi di ogni esistenza.

Solo l’amore donato, corrisposto, regalato a piene mani, permette un ritorno di altrettanto amore, che anzi va a riempire gli angoli più nascosti e più dimenticati del nostro animo, quasi che donandone cento ne riceviamo cento e uno. Soprattutto accompagnando l’atto di amare con l’atto di donare l’amore. Più è disinteressato il gesto è più abbiamo un ritorno. Sarà l’amore stesso che ci guiderà, che ci suggerirà come arriva a noi quello degli altri e non dobbiamo commisurare l’amore che doniamo, con quello che ci ritorna. Non sarebbe un dono, che nella sua peculiare essenza, è di per se senza prezzo o comunque non possiamo darne uno. Se così fosse, che senso avrebbe il dono. L’atto del donare ne risulterebbe svuotato.

Succede questo a Lourdes. La vita degli altri fa irruzione nella tua e tu ci devi fare i conti. Io, i miei non ho ancora finito di farli tutti.

UFFICIO FACCE – Agosto (1)

Non precludetevi l’intelligenza.

UFFICIO FACCE

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