CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “ottobre, 2015”

Sul tetto del mondo

Sul tetto del mondo, oggi c’é un’isola dalla lunga nube bianca  “Aotearoa” .

Se cercate la “Webb Ellis Cup” per i prossimi quattro anni dovrete andare a Wellington, dall’altra parte del globo. In un posto dove adesso gli alberi stanno gemmando, se non lo hanno già fratto e, tra due mesi, Babbo Natale arriverà a cavallo di un surf, piuttosto che su di una slitta, trainata da una renna. Ebbene sì, sfatando ogni maledizione, infischiandosene di carma, yin&yang e qualunque altra mistica i TuttiNeri per eccellenza hanno riportato la Coppa a casa. A parte il fatto che in realtà non si era mai mossa, se non per andare nella Vecchia Inghilterra per riprendere una boccata d’aria, rivedere il negozio di Regent Street dov’era stata acquistata e mostrarsi in gran spolvero questa sera. Giusto per essere riabbracciata dagli stessi di quattro anni fa. Si sa che gli inglesi sono molto tradizionalisti e anche gli ori albionici, seguono lo stesso trend. Poi vuoi mettere, abitare nel paese del “Signore degli Anelli”. Anche se a ben guardare il papà del “Signore” guarda un po’ il caso era di origine “Bokke”. Gli stessi che una settimana fa hanno fatto penare gli All Blacks. Perché superarli é sempre una pena. Ma andiamo avanti. Oggi si é ripresentata una sfida antica e se non fosse per quel mare di Tasman che li divide, credo che ogni giorno  i due “pecorai” se le darebbero sode. Già, perché tra Australia e Nuova Zelanda credo che ci siano più pecore da lana a sud dell’Equatore, che nel resto del mondo. Già in Nuova Zelanda ce ne sono 7 milioni a fronte di 3 milioni di “kiwi” . In Australia con più abitanti  é vero ma con 4 milioni di ovini non scherzano neppure loro, credo che motivi per contendersi qualunque cosa ci sarebbero. Meno male che c’è stato Tasman e c’è il suo mare. Burrascoso e imprevedibile come i due contendenti di questa sera. Già, questa sera.

Che serata, amici di questa ovalità epifanica e apodittica, una di quelle che vorresti vivere almeno una volta alla settimana, se il tuo palato é di quelli “forti”. Se hai bisogno di una quintalata di adrenalina e se per te la tachicardia é uno stato d’animo, più che l’anticamera dell’infarto al miocardio. Perché questa sera è stata “quella” sera. Con i “kiwi” che hanno fatto e disfatto la partita a loro piacere. Alla fine del primo tempo davanti di 13 punti. Non erano ancora passati 10 minuti del secondo e i punti erano diventati 18 di vantaggio. Sembrava che fosse finita, che il tempo si fosse improvvisamente congelato. Non rivestisse più quell’importanza, che siamo solito conferirgli. Eppure è bastato alzare una gamba e non per agevolare un passo del “Can Can” o più sfacciatamente farne “un goccio”. No. Alzarla e far prendere una facciata all’avversario. Risultato: 10 minuti d’espulsione, per chi ha commesso il fallo e giusti per il tempo dell’espulsione, il risultato si è trasformato da 21 a 3 in 21 a 17. A questo punto i “migliori” hanno rispolverato il vecchio detto “Gli AB sono fenomeni per 3 anni e 10 mesi, poi arriva la Webb Ellis e loro se la fanno sfuggire”. Se a gufare non si fa peccato, ma qualche volta ci si azzecca, questa volta i “gufi” hanno ciccato. Questa volta  il piatto era troppo ghiotto, per non farsi venire una bella idea e l’idea di “droppare” da una 50ina di metri é venuta al 10 TuttoNero. Pensato, messo in opera, fatto. 24 a 17. Poi l’indisciplina ti frega sempre e  allora altri tre punti: 27 a 17 e infine  il colpo da maestro. Dalle stalle alle stelle, questa volta. Ricordate il “kiwi” che commettendo fallo da espulsione temporanea, ha fatto tremare i polsi ad una nazione. Bhè lo stesso con una giocata, che se ci penso ora mi chiedo e mi chiederò all’infinito : come ha fatto !??. Bhè, dicevo, lui ha fatto la giocata della giornata e una delle migliori del torneo. Calcio lungo e correre dietro la palla, ma stretto tra due avversari ha permesso ad un compagno di inseguire più agevolmente l’ovale. Ancora un calcetto, il solito rimbalzo improbabile e meta in mezzo ai pali. Al 79′ conversione e poi un minuto per completare il rito. Finale di partita:

New Zealand   34  –  17   Australia

E la coppa è ritornata da dove era partita. E la leggenda che vede la Coppa maledetta per i kiwi, é una leggenda o poco più.  E il Kiwi hanno vinto la Coppa per la terza volta. E hanno vinto per due edizioni consecutive. E i Kiwi l’hanno vinta lontano da casa.  Non come le due precedenti vittorie, assolutamente casalinghe: 1987 e 2011. E l’hanno vita a casa degli inventori del rugby. Uno sberleffo alla cattiva sorte seminata a piene mani dai soliti “gufi”.

Adesso è finito tutto e tra quattro anni saremo, lo spero, ancora qui a ragionare sulle imprevedibili traiettorie di una pallone nato, male, cresciuto brado a se stesso, ma che racchiude una possanza alchemica sconosciuta e ancora tutta da scoprire e che forse non si scoprirà mai. Ma che importa: è il suo bello. Questo sì, che è importante.

Un’altra cosa: non crediate che non citi chi é arrivato terzo e quarto.

Sud Africa    24  –  13    Argentina

Si é giocata ieri e anche ieri il “pampero” ha soffiato forte sulle casacche biancazzurre. Più cinici e concreti i Bokkes e non sono servite milonghe, bandoneon o casquet. La concretezza boera, la praticità inglese e quella esplosiva vitalità zulu, hanno fatto pesare le sorti della partita verso il Capo di Buona Speranza, piuttosto che sul Mar del Plata. Si avuta però la conferma che l’Argentina é assunta nella cosmologia delle grandi stelle ovali e sentiremo ancora ruggire i “Pumas”.

Adesso che è finita, perché lo è, caro il mio caro Yogi, vorrei che non dimenticaste il sentore dell’olio canforato. il corposo gusto di un bel birrino fresco. L’urlo liberatorio dopo una meta. L’abbraccio sincero dell’avversario dopo la partita.

Tutto questo è rugby.

Il resto … Vedete un po’ voi.

F.to IL BISLUNGO

Ovunque3

Nel mar di Tasmania

Il campo ha dettato il proprio responso. E’ il mar di Tasmania che divide vincitori e vinti. Australia o Nuova Zelanda. Logica delle cose? Speranze ed ipotesi tutte azzeccate? Forse, o forse non esiste la logica per un gioco dalle improbabili traiettorie di una palla che non somiglia ad una palla. Però in finale ci vanno le due squadre che più delle altre hanno dato un’impronta a questi mondiali. Gli All Blacks, i predestinati segnati da una maledizione/benedizione, quella di dover essere i primi a prescindere. Gli australiani che hanno commesso il sacrilegio di eliminare gli inglesi in casa loro. Anzi quella sera é stata quella della vendetta. In casa loro, contro gli inglesi nei tempi supplementari furono beffati da un drop di Wilko, quando mancava una manciata di secondi. Accadeva nel 2003. Ma veniamo alle partite. Dura e spigoloso, come era prevedibile tra gazzelle e moa con i “TuttiNeri” che agguantato il vantaggio non se lo lasciano certo sfuggire. Motivati da gran Carter in uno spolvero da première grande soirée, dimostrando il cinismo che solo i grandi hanno. Generosi e combattenti i Bokkes, ma battere i figli della grande isola, quando sono motivati e lo sono stati fino in fondo, é difficile se non impossibile. I ricordi del 1995 devono essere riaffiorati tutti e benché non ci fosse in campo nessuno dei giocatori di quell’epoca, i fantasmi del campo di Città del Capo e di quella finale vinta dalla squadra arcobaleno, saranno sicuramente riaffiorati tra le erbe di Twickenham. Per gli AB non poteva esserci altra storia se non la vittoria. Una nazione messa a lutto per l’ennesima volta non é proprio possibile. Quindi i primi finalisti sono proprio loro: gli All Blacks.

Oggi altra grande partita Argentina vs Australia e il campo ha decretato: Wallabies. In un primo tempo generoso dell’Argentina, segnato più dal pampero (Il vento della pazzia nella e della pampa) piuttosto che il ragionato e sempre fruttifero gioco biancoazzurro, gli Australiani non hanno certo dimenticato di essere dei bravi ladroni (Come non poteva essere, dati gli antenati) nel punto d’incontro e di palloni ne hanno rubati a bizzeffe. E’ vero che i tangueros, mai domi, hanno gettato l’anima nell’agone, ma gli Aussi, hanno schiacciato tre palloni e piazzato una serie di calci al momento giusto. Bisogna ricordare anche che gli argentini hanno solo fatto punti dai piazzati e sono arrivati anche a due passi dalla meta, ma  quei due passi bisogna farli. Gli Aussi li hanno fatti. 29 a 15 il risultato finale. Concediamo agli argentini ad onor del vero che la compagine é stata decimata da infortuni pesanti e stanchezza, ma di fronte a quest’Australia non era possibile fare di più.

Adesso tutto é rimandato al 30 per la finale di consolazione, 3° e 4° posto e il 31 finalissima e a questo punto solo in uno dei mari più turbolenti del mondo, quello di Tasmania appunto, vedremo veleggiare la coppa e vedremo quale direzione prenderà.

Ad Est verso Adelaide, Sidney oppure ad Ovest, verso Aukland o Christchurch.

Eolo come sempre avrà il suo momento di gran capriccio. A noi il motivo d’inchinarci ai Campioni.

F.to IL BISLUNGO

Ovunque3

A Sud … A Sud

Come nel dramma di Anton Cechov, “Le tre Sorelle”, proprio le tre sorelle ripetevano disperatamente “A Mosca! A Mosca! A Mosca! “, così in quel della nebbiosa (?) Britannia si reitera una sola cantilena “A Sud … A Sud … A Sud …” E sì, miei cari e simpatici ammiratori dell’ovalità del mondo. Questi mondiali 2015 ci invitano a confrontarci con i quaranta ruggenti e i cinquanta urlanti. Ci sollecitano a cercare l’elusivo kiwi, il nascosto puma, l’elegante gazzella e il quanto mai strano canguro. Ci guiderà dall’alto dei cieli La Croce del Sud e non la Stella Polare. Sarà il Centuaro e non l’Orsa a vegliare sulle nostre navigazioni, ovunque siano e attraverso qualunque luogo avvengano. Sia su terra che sull’acqua. Vogliamo parlare della marea nera che ha sepolto le ambizioni, sempre che ce ne fossero mai state, francesi su questi mondiali? I neozelandesi memori della figuraccia rimediata ben otto anni fa nei mondiali francesi dove proprio ai quarti furono buttati fuori dai padroni di casa, questa volta hanno terminato la vendetta iniziata, quattro annmi fa. (Nella finale a Auckland, NZL , gli AB vinsero per 8 a 7) Ora chi ha visto la partita, si sarà accorto di come gli AB paghino fino in fondo, senza sconti e senza tentennamenti. Il campo si onora e  basta . Ben diversa é stata la vittorio dei bokkes, sui dragoni del Galles. Vittoria sofferta, rosicata punto per punto e dove i rossi mai domi, mai stanchi, hanno lottato sino alla fine. E se la gazzella ha avuto lo scatto finale, il guizzo vincente, la battaglia é stata durissima e ne é uscita una delle partite più belle della Cup. Altra storia invece tra i Leperchauni e i Pumas. Partiti alla grandissima i secondi dopo neppure 15 mn erano in testa con 17 punti a zero. Poi le cose sono cambiate e gli irlandesi, con testarda volontà hanno rosicchiato punto su punto, ma … Ma l’arcobaleno si é scolorito, San Patrizio s’é distratto e i tangueros tra una milonga e l’altra hanno fatto ciò per cui si erano preparati e anche bene. Vincere e hanno stravinto. Occorre precisare che per una serie di sfortunate coincidenze gli irlandesi non avevano messo in campo la migliore formazione, ricca per altro di assenze sontuose, dovute agli infortuni, che mai come per questa occasione hanno falcidiato ogni compagine colpendo soprattutto i migliori. (Vedi Sergione nostro, che ha combattuto con onore proprio con gli irlandesi, pur facendosi sostituire prima della fine dell’incontro). Ciò non toglie che gli argentini hanno dimostrato gioco, forza e volontà fuori del comune e quindi da ascriversi a compagine imprevedibile e pericolosa. Ciò che ha fatto più rabbrividire, degna figlia di un film alla Hitchcock, é stata la battiglia tra scozzesi e australiani. Vinta da quast’ultimi per un  punto. Proprio a dire che per un punto Martin perse la cappa. Ma che partita. Combattutta allo spasimo e che lascerà sicuramente dei segni nel fisico e sette giorni di riposo non so se riusciranno a fare quel recupero che occorre. Si sapeva che i figli delle Highlands, terre  dure e selvagge, nipoti di quei temibili Pitti, non erano agnellini sacrificali, bensì così dissimili alle famigliari merinos per gli aussi. Piuttosto pungenti come il cardo, fiore totemico scozzese e altrettanto coriaceo. Però la fortuna, il fato  oppure, come dicono gli aborigeri: kangarò (Non so) hanno vinto proprio gli aussi. Quindi Kiwi contro Springbocks, nella prima semifinale e Pumas contro Wallabys. A questo punto non sembra più la Webb Ellis Cup, piuttosto la ripetizione a livello planetario della Four Nation. Torneo che é  nato sulle ceneri del TriNation  comprendente Argentina (Nuova entrata) Australia, Sud Africa e Nuova Zelanda. Il 6 Nazioni dell’emisfero Sud per intenderci che si gioca tra luglio e agosto, invece che febbraio – marzo come da noi al Nord. Già, il Nord. Perché  non c’é neppure una compagine nei piani alti della classifica? Inghilterra, fuori nelle eliminatorie, i quarti fatali per il resto delle compagini della Gran Bretagna (Mettiamo anche l’Irlanda per la presenza di giocatori dell’Irlanda del Nord. Qui c’é la questione delle contee … E’ il solito pasticcio socio-cultural-politico-sportivo, di difficile dipanatura) Comunque le inglesi fuori insieme alla Francia su al Nord buio totale. Perché? Cattiva preparazione, una certa supponenza, infortuni come se grandinasse, ora si adesso, ancora di più e una certa impreparazione individuale. Gli analisti, quelli attenti e preparati hanno visto che la Sud i giocatori sono più preparati individualmente, sia fisicamente che nei fondamentali. Hanno maggior dimestichezza con la palla, coi i vari giochi a due, a tre, a quattro. Si prendono responsabilità per le proprie capacità e ne accettano tutte le conseguenze e sono gli stessi allenatori che li spingono in quel verso. Poi il bacino d’utenza sembra infinito. C’é fame di gloria in tutti. Soprattutto sanno che le squadre del Nord offrono loro ponti d’oro per andare a giocare nelle compagini inglesi, francesi soprattutto e gli stipendi non sono certo da fame. Tutt’altro. Meglio un campioncino già preparato e voglioso di far bene, anche in terra straniera, che allevare un giovane con incerto risultato finale. Siam sempre lì, i vivai sono mal gestiti e a volte mal guidati.Tutt’altra mentalità al Sud. Solo i migliori emergono e i migliori si cercano e si allevano anche, con costanza e pervicacia.

Sabato prossimo vedremo chi sarà arrivato sul tetto del mondo e avrà 80mn di tempo per costruirsi una casa che dovrà durare per quattro anni. Scopriremo chi dovrà accontentarsi dello scantinato, seppur dorato, ma sempre scantinato.

C’è solo un attico e ci sono tre squadre che di Coppe ne hanno conquistate due a testa. Australia, Sud Africa, Nuova Zelanda. L’Argentina?  Ricordiamoci che il tango é un pensiero triste danzato. Tra un passo e l’altro, chissà che qualcuno non vada col casquet. Olè.

ft. IL BISLUNGO

Ovunque3

Alla fine … E’ finita.

Sì, Yogi, questa volta é finita quando é finita. Non con le migliori aspettative, almeno per noi dell’ItaliaRugby, ma questo é stato il responso del campo. Buoni terzi, ma fuori dai quarti e la possibilità di andare nel 2019 in Giappone e riprovarci ad arrivare ai quarti. Facciamo prima un passo indietro e andiamo a una settimana fa. Il responso é stato duro per noi. Sconfitta più che onorevole, grande, grandissima partita degli azzuri, ma il Leperchaun, si é tenuto ben stretto la pentola e l’oro in essa contenuta. A noi solo l’onore, ma che non da punti. La migliore partita non  solo del mondiale, ma almeno da un buon anno a questa parte.Partita d’attacco, generosa, garibaldina direi, almeno nello spirito. Il risultato é stato, quel che é stato e … Bon, pietra sopra.

Questo pomeriggio non potevamo certo lasciarci sfuggire la vittoria, soprattutto di fronte ad una squadra che non é certo tra le migliori compagini d’Europa. E’ vero, una prima linea di tutto rispetto e un paio di individualità e ad avercene di tali, ma sempre individualità e da soli nel rugby non funziona. I Rodomonti son sempre durati poco tra i bislunghi. Però onore al merito. Hanno combattuto bene, pur nell’ingenuità, e nella poca disciplina. Disciplina che hanno pagato cara, quando si son trovati -1 uomo e una meta + più trasformazione e punizione contro sul groppone. Dieci punti in una manciata di minutio ed é stato subito breack. Ingenuità, troppa foga, ormone sbarellato, che paghi tutto con gli interessi e da strozzino anche. Poi una Italia che ha letto la partita e ha svolto il compito bene. Malgarado i primi 5 minuti iniziali, che personalmente mi hanno dato da pensare. -3 e una mischia balbuzziente.  M’è venuto uno sciopone !!! Poi ci siamo ripesi e il resto é storia. Bravi tutti e uno su tutti, il buon Edo “Ugo” Gori, che spero lo abbiano eletto “man of the match”. (Per motivi contingenti non ho visto finitre la partita) Avete presente “Un quindici dorato” ? Avete presente il numero 9 il mediano di mischia e come é stato dipinto. Ecco, oggi quella di “Ugo” é stata la sua perfetta epifania. Consentitemi un piccolo richiamo ad uno degli ultimi arrivati in questa stanza. Colui che chiamo C30, bhé caro fratello bislungo, sono stato fulminato sulla via del Flaminio e ho rivisto il “Tronky”. Capisci … Il “Tronky” e mi sono commosso. Sento che sarà Ughino colui che potrà fregiarsi e per molto tempo del titolo: “Capitano, mio capitano” quando Sergio I° lascierà per motivi squisitamente anagrafici.

Bon, ho finito e con il ciglio umido mi congedo attendendo il 6N che arriverà a febbraio.

Amici non perdete il tempo e il ritmo che San Valentino é dietro l’angolo e l’ovale disegnerà ancora le sue estrose traettorie su questo foglio.

In ogni caso … Buon Rugby a tutti

f.to IL BISLUNGO

Ovunque3

Alla fine ….

Alla fine dell’arcobaleno c’é una pentola d’oro e un leprechaun. Per prendere la prima bisogna eliminare il secondo. Lo sapremo come é andata a finire alle 19 e 30. Per ora c’é solo l’arcobaleno … O meglio … Un po’ di nuvole.

F.to IL BISLUNGO

 

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