CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “novembre, 2015”

UFFICIO FACCE – Novembre 2015

Chi siamo, lo sappiamo!

Da dove veniamo, lo sappiamo!

Dove andiamo, sappiamo se c’è posto a sedere?

UFFICIO FACCE

NEW_UFFACE

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By … Bro …

LOMU

 

By, Bro …

Nel mondo degli “Implaccabili”  è tuo di diritto il numero 11. Credo che te lo riconosca anche   Mike Catt, che hai attraversato prima di segnare la terza meta agli inglesi, nel mondiale del ’95. Per questo lui é diventato famoso. “Per fermarti” diceva Richi Wallace, uno di quegli irlandesi che poi trovare solo sui campi con le acca dalle parti, “Bisogna che non gli arrivi la palla”. Altrimenti era come placcare un treno blindato in corsa. 196cm di altezza per 110 chili di peso, ma sui 100mt il cronometro si fermava sui 10 e 6. Stica’? Eggià  … Mecojo e alla grandissima cari biuslunghi … Veri,  supposti, per sentito dire o perché vi state ammalando di bislunghite. 10″ e 6. Punto

Poi nel ’97 una malattia ai reni, ma non per questo si ferma e rifila nel ’99 due mete in semifinale persa contro la Francia. Tenta nel 2003 con il trapianto, ma … MA é come il rimbalzo ribaldo della bislunga e allora 6 ore di dialisi ogni 48 ore. Da oggi gli angeli del rugby hanno un problema in più … Far la conta a chi ti dovrà placcare, perché non so se ci saranno dei volontari.

By …Bro, hai passato la palla l’ultima volta e la felce d’argento oggi non brilla come il solito.

F.to  IL BISLUNGO

Non avrete

jesuisparis

 

NON AVRETE LA NOSTRA PAURA

Movember… What else !?

Un Movember .... Bislungo ... Che altro

Un Movember …. Bislungo … Che altro

Movember (da “Moustache” (parola inglese per baffi) e “November”) è un evento annuale che si svolge nel corso del mese di Novembre. Durante questo periodo gli uomini che vi aderiscono (i Mo bro) si fanno crescere dei baffi per raccogliere fondi e diffondere consapevolezza sul carcinoma della prostata ed altre patologie.

La November Foundation si occupa di gestire l’evento Movember attraverso il sito Movember.com.[1] Il motto del Movember è di “cambiare la faccia della salute degli uomini” (letteralmente da “change the face of men’s health.”)[2]

Spingendo gli uomini a prendere parte al movimento / evento, Movember si pone gli obiettivi di favorire la diagnosi precoce del cancro alla prostata, aumentare l’efficacia dei trattamenti e ridurre il numero di decessi. Oltre che suggerire un check-upannuale, la fondazione Movember incoraggia gli uomini ad indagare possibili storie familiari relative al cancro e ad adottare uno stile di vita più salutare.[3]

Dal 2004 la Movember Fundation ha promosso eventi a sostegno della lotta contro carcinoma della prostata e disturbo depressivo, in Australia e Nuova Zelanda. Nel 2007 eventi del genere hanno tenuto luogo in Irlanda, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, El Salvador, Spagna,Regno Unito, Israele, Sud Africa, Taiwan e Stati Uniti.[4][5]

Il Canada ha aderito e contribuito alla raccolta fondi Movember più di qualunque altra nazione.[6][7].

Nel 2012 il Global Journal ha inserito il Movember tra le 100 più importanti NGOs(organizzazioni non governative) del mondo.[8]

Questa é la definizione del titolo che avete appena letto in testa a questo post.

Origine WIKIPEDIA (IT) – Portali MEDICINA e SOCIOLOGIA.

E’ solo rivolto soprattutto a noi ometti, che per primi ci ritroviamo ad essere o poter essere investiti del problema del carcinoma alla prostata. Credo che però anche le donzelle che transitano di qua e leggeranno potrebbero essere le moglie, la madri, le compagne di qualcuno che un giorno potrebbe svegliarsi a avere una strana e inspiegabile fitta.

L’amore é anche  un paio di baffi che può fare la differenza.

Questo perché il luogo é terra della “Compagnia della Buona Morte”e della Taverna “Al Pisellon Fuggiasco – Locanda con camere ed uso di Stallaggio”, delle “Allegri Comari” e “La Bella Bignola – Sala da The “. Di Tranzo e di Sciallo, delle Ciampornie, di Ovale, simpatico plantigrado di 700 kg di pura gramizia bislunga e del “Lallo”, mai domo carcarodontico flanker e di tutti i personaggi che hanno cantato e cantano tutt’ora le lodi del mondo ovale. Mondo legato a “Movember” e credo che anche la Leonessa e le sue degne compagne si adorneranno il labbro di un paio di mustaccioni, perché, ripeto, anche un paio di baffi può fare la differenza.

Privato è politico.

Privato è politico è stata una delle frasi portanti degli anni della grande contestazione. Non potevi più avere un momento privato, solo tuo e solo per te. Tutto era doverosamente da condividere senza nascondimenti, senza filtri, senza barriere. Ciascuno poteva sindacare, contestare, bollare le scelte operate dal singolo, in nome e virtù della collettività, la quale assurgeva a termine ultimo di tutto. Un crogiuolo giustificativo e onnicomprensivo. Ma è ancora così? Cioè il privato è ancora veramente pubblico. Lasciamo stare l’atto volitivo di pubblicizzare il proprio privato e con i mezzi attuali,  non si fa poi molta fatica. In fondo anche questo che state leggendo è uno di quei mezzi. Condivido o almeno, tento di farlo, un pensiero mio e averne un ritorno è una delle possibilità. Sollecito, in fondo, una risposta ad una domanda. Bene la domanda di oggi è : Quanto incidono le mie volontà, i miei pensieri dopo la mia morte? Mi spiego meglio: al momento del trapasso e in preparazione a quel momento, chi più, chi meno ha una sua idea su ciò che dovrebbe avvenire dopo. Si affidano alle parole o agli scritti – meglio quest’ultimi, decisamente – le proprie volontà. Lasciare disposizioni circa i propri beni è uno dei fondamenti della società moderna. Vi è tutta una dottrina, una giurisprudenza, una legislazione consolidata in merito. Però esistono ancora della zone grigie, se non d’ombra, ove ci si muove ancora con circospezione e dove si scontrano due diverse “filosofie”. Una ed è forse la più importante, anche se per motivi che mi è personalmente difficile da spiegare, è la disposizione del proprio corpo dopo la morte. Sappiamo che il corpo va sepolto. Sottratto alla vista del mondo, in modo che questi non veda gli effetti del disfacimento della carne. Spettacolo di certo carico di ribrezzo, ma naturalmente necessario. E’ detto e scritto che nulla si crea o distrugge, ma tutto si trasforma e quindi anche il nostro corpo mortale è soggetto e oggetto di tale trasformazione. Polvere siamo e polvere ritorneremo è scritto. Ora, è giusto che sia il soggetto della futura trasformazione a scegliere liberamente, il modo si trasformarsi, oppure deve necessariamente soggiacere ad una serie di regole morali, etiche e giuridiche per attuare ciò che naturalmente accadrà? Su come il corpo dovrà trasformarsi la legge è chiara. Al di la di quelle che sono le regole sanitarie che governano i processi, i luoghi preposti e le modalità, si può insinuare il dubbio che anche eticamente e moralmente si possa governare ciò che accade dopo il trapasso. Perché c’è da chiedersi se sia giusto che lo Stato, quindi la componente laica, oppure la Chiesa, dunque la componente religiosa, debba o possa intervenire in qualunque maniera, nella volontà personale di trasformazione dell’involucro che ci ha accompagnato per gli anni in cui abbiamo vissuto. Dato per assodato che , vivendo in una società che culturalmente ha della morte e dei suoi effetti una millenaria tradizione, dalla quale non possiamo decedere e quindi ne dobbiamo assolutamente rispettare leggi e regolamenti, d’altro canto anche la Religione, quasi per gli stessi motivi pone avanti le mani regolamentando la stessa materia. Non lo fa nello specifico con le misure del cofano mortorio o di quella della fossa, ma pone dei limiti al trattamento del corpo dopo la morte. Fino a poco tempo fa si detta contraria alla pratica della cremazione. Adducendo temi teologici profondi. La religione cristiana prevede che alla fine dei tempi, al momento del Giudizio Finale anime e corpi si ritroveranno per l’ultima volta e la Chiesa si è domandata, nel caso della cremazione, della distruzione con il fuoco del corpo, attraverso un atto volontario, (Perché ci deve essere l’esplicita disposizione del defunto) quest’atto non inficiasse in qualche modo il futuro ricongiungimento. Qualcuno ha obbiettato che nei secoli di corpi di cui non c’è più traccia certa ce ne sono e non pochi. Prendiamo poi i corpi dei Santi. Molti dei quali sono stati fatti a minuti pezzetti e quei frammenti disseminati per il mondo. Come sempre sono arzigogoli della mente umana. Giochi filosofici in cui perdersi e perdere del tempo. Piuttosto il sostenere che non sia giusto o peggio, sia disdicevole disperdere le ceneri o custodirle in un luogo diverso da quello preposti, sia una pratica iniqua, questo fa riflettere. Non è da tutti custodire l’urna cineraria di zia Laudomia, che fa bella mostra di se, sul mobiletto in sala o sulla colonnina di marmo in un angolo del salotto. Potrebbe essere considerato bizzarro o inquietante, ma riflette, parimenti, un amore per quella donna, che neppure la morte è riuscito a distruggere o a sopire. Eppure qualcuno ha obbiettato si questo fatto. Non lo ha reputato giusto o dubita fortemente sulla giustezza della scelta di far abitare ancora presso le persone care, ciò che rimane di quel corpo. Però chi vede nel corpo solo il temporaneo abito di chi ha partecipato alla festa della vita, dismettendolo per andare altrove e partecipare ad una festa molto più impegnativa, non se ne cura o quasi. Se se ne curano gli altri, soprattutto quelli che hanno impostato tutta una serie di regole per la cura, a volte anche maniacale, del corpo di ciascun individuo, allora le cose cambiano. La religione ha dettato tempi e regole che guidano e scandiscono il tempo nella vita di ciascuno, naturalmente occorre credere. Non solo regola la vita, ma a questo punto regola anche la morte, quasi sottraendo all’individuo la disponibilità generale delle proprie azioni. Imponendo dei distinguo in vita come in morte, quasi ad impedire di vivere o di morire con chi pare e piace. Anche ad essere disperso in un fosso o messo nel salotto di casa. Questa naturalmente è la tesi, ma occorre ascoltare anche l’antitesi. Da Kant non si può sfuggire. La morte è un fatto politico: nel senso che non colpisce solo chi decede, ma anche chi gli sta intorno. Parenti, amici, conoscenti. La dipartita apre un vuoto difficilmente colmabile, se non impossibile. Il tempo aiuta a mitigare, a sopire evoca ripianto, persino compassione e a volte anche misericordia. Ma la ferita rimane, latente o palpabile che sia e viene allora condivisa, quasi necessariamente. Ecco i cimiteri, i giorni di suffragio, le giornate della memoria. Per non dimenticare ed esorcizzare quel vuoto. Non si può cancellare le tracce di un individuo, ma neppure si deve tenere con se una parte per il tutto. Qualche simbolo rimane, qualche bene, oggetto appartenuto al defunto entra a far parte della nostra vita, del nostro quotidiano, ma non deve essere occasione per renderlo una sorta di idolo. E’ scritto che i morti debbano seppellire i morti. Ci deve essere una evoluzioni in tutti noi, anche e soprattutto dopo una perdita. Non è solo perché il mondo va avanti e lo fa perché se ne frega. Ha subito il colpo, ma ha in se quegli elementi che gli permettono di compatire la perdita e proseguire il proprio cammino.

Quindi non è il punto se sia giusto o meno permettere all’individuo di farsi ricordare come meglio preferisce o se il ricordo debba essere demandato alla parte religiosa o laica della nostra società.

L’importante è far vivere con la giusta dignità il passo definitivo dell’esistenza umana e convivere con compassione tutti gli effetti.

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