CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “dicembre, 2015”

Metto via

Metto via questo 2015. Lo ripongo nel miglior modo possibile. Senza troppe pieghe e spiegazioni. Né servono le prime, né tanto meno le seconde. Soprattutto le seconde. Ingarbugliano cose, persone, fatti. e lasciano il tempo che trovano. Normalmente rimane una leggere bavetta di sospetti mal digeriti, di abbozzi e di situazioni inevase. O comunque c’è il quella sensazione.

Lo metto via perché oggi è l’ultimo giorno utile per farlo. Domani avrebbe il sapore di un’altra occasione perduta, di un ritardo ingiustificabile, di una imperdonabile dimenticanza e poi diamo al meno alla fine di un anno una parvenza di ordine. Ammantiamoci dell’alibi di una vita vissuta secondo possibilità e per una volta non a nostra insaputa.

Cose belle e brutte messe insieme, ma con ordine e non raffazzonate alla “Viva il parroco!”. Piuttosto ciascuna imbustata per colore e nuance, così che la fatina dei ricordi o la strega o il folletto o qualunque spirito che ci aggrada di più, possa aver agio nel recuperarlo  a tempo debito. Oppure agevoli la fatica di qualcun’altro, che si potrà trovare nel grato o ingrato compito di recuperarli, perché nella vita: “Non si sa mai”. Un po’ come mettere via la biancheria buona, Le magliette della salute, le mutande, una camicia e un pigiama: “Sai … Pensa se devo andare all’ospedale … Pensa se muoio… Così all’improvviso …  Avete di che vestirmi in maniera adeguata … Non facciamo che poi uno fa figure e non può …”

Già non puoi. Non puoi più fare nulla. Il tempo non è un gambero. Può essere galantuomo o un Arpagone, ma non è quello che ti può rendere ciò che ti da e lui si che è veramente cieco. Altro che la fortuna. La fortuna è … E’ quello che decidi tu, nei tuoi pensieri, nelle tue voglie, nei tuoi desideri. Poi esiste il tempo, la realtà dove naufragano i sentimenti, respirano piano i pensieri, boccheggiano o rifulgono le aspettative.

Ho messo via anche quel tempo. Intanto non me me faccio più nulla. Rincorrere rimpianti, peggio … Rimorsi? No, comincio a non potermelo permettere. Sono passati i quaranta urlanti e i cinquanta ruggenti, ora vivo dei sessanta afoni e debbo farmene una ragione. Il tempo è un contabile imparziale e se ripenso alla mia generazione, di qualcuno rimangono già le ossa calcinate. Pare brutto dirlo, ma è la verità. Di alcuni c’è la traccia nella memoria dei loro contigui e di quanti ne conservano traccia. Una busta ben fatta e piegata in un armadio, in un cassetto con stampigliata una data. Quella di un anno.

Quella nella quale ho messo via quella figura e la notizia della sua partenza.

Metto via … Metto via e basta. Da domani c’è un altro anno da inventare, da vivere, nella speranza di farlo non al di sopra delle mie possibilità e soprattutto non a mia insaputa. Ci saranno cosa da fare e qualcuna l’ho già messa in cantiere,al almeno nella mia testa. Poi ci sono le varie ed eventuali. Praticamente ogni ora, ogni momento dell’esistenza prossima futura, perché se il tempo è un contabile e l’uomo propone, c’è sempre Dio che dispone e il suo disegno è così grande, vario e complesso, che ci perdiamo in esso e non riusciamo a capirlo. Già fatichiamo a capire il nostro, o almeno a tentare d’indovinarlo. Figuriamoci quello generale, che abbraccia tutti e tutto. Quando sento chi si fa tronfio portavoce di tale disegno, non posso provare che un senso di vergognosa doglianza per tanta supponenza.

Basta … Metto via quest’anno augurandomi solo di poter avere gli occhi fanciulli per guardare quello nuovo che tra poche ore inizia il suo cammino e di trovare il tempo, di avere il tempo tra 366 giorni (Anno bisesto è questo) di metterlo via.

Vorrà dire che ho vissuto e che forse ho un’altra occasione per farlo.

 

BUON 2016  A TUTTI

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Ci siamo

Ci siamo.

Il pinaceo è al suo posto, anzi quest’anno si è aggiudicato la primissima fila. Fa bella mostra di se, agghindato da “première femme”, fuori di casa, sotto il patio.

In casa la collezione di presepi di Artemisia, la mia, splendida apodittica epifania di stili e gusto, mostra il meglio di se, per gli altri.

I regali, fanno contorno e ghirlanda. In cucina le pentole tacciono, e ciò fa parte della sorpresa natalizia.

Insomma i prodromi del Natale ci sono tutti. mancano gli auguri a tutti voi di una felice festività insieme alle persone a voi care? Non mancano anzi ….

BUON NATALE A TUTTI

UFFICIO FACCE – Dicembre 2015

Diventare vecchi significa

interessare più a Dio

che non agli uomini.

 

UFFICIO FACCE-Dicembre 2015

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