CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “marzo, 2016”

Che poi uno dice

Che poi uno dice … Ma guarda ‘sto bifolco … manco gli auguri !! Lo mangiassero li cani!!

E no, miei giuggioloni . La giornata non è ancora finita ed io mi sento pienamente in tempo per fare a tutti gli auguri di

BUONA PASQUA

Salvo!! Ahh,àahh … E per di più, giusto per portarsi avanti coi lavori:

BUONA PASQUETTA

E non rimpinzatevi troppo.

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Finito

WEL  67  –  ITA  14

Il 6N è finito. Finito un po’ nella logica delle cose. Noi ultimi, con l’odiata posata lignea nelle mani. Pensare che era cominciata bene, o meglio non male, ma poi. Il diluvio. Un po’ l nostra proverbiale e mai rinnegata pochezza. Un po’ la sfortuna in una serie e seria concatenazione di malasorti e cioè infortuni e la squalifica per un turno di Castogiovanni. Infortuni per altro pesanti tanto da mettere fuori gioco prima le mediane, poi il nostro pacchetto di mischia; una serie di rivoluzioni sciagurate in una squadra che viaggia sempre sul filo. Tant’è è finita.Il prossimo anno la squadra sarà rinnovata anche perché molti se ne andranno e certo Castro è tra i primi. Il suo ciclo è finito, il suo tempo è esaurito e dopo 112 caps, può ben dire di aver combattuto una buona battaglia. Anzi è stato uno dei grandi guerrieri della compagine azzurra.

Il re è morto. Viva il re.

Giriamo pagina. Giovani all’orizzonte ce ne sono, ma devono gioco forza, giocare di più (Scusate la tautologia) e a più alto livello. Perché il livello del 6N è alto, molto alto e non possiamo più permetterci di presentare una squadretta amatoriale o quasi.

Gli oltre manica hanno un po’ stufato con la loro spocchia. Avranno inventato il rugby, ma i migliori sono da tutt’altra parte. Se lo ricordino, visto che noi lo abbiamo ben presente.

Quindi … Un po’ peruno, un po’ perano, come si dice e al prossimo anno.

Naturalmente buon rugby a tutti. Chi paga questo giro?

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La pancia

Ora sappiamo tutti cos’è la pancia e dove è la pancia e  avvertiamo un certo disagio, solo a parlarne, di certe rotondità, vere o presunte che siano. C’è però una pancia che assume in se tutto il lato “oscuro” di un paese, un popolo, di una nazione, presa nella sua interezza, nella sua essenza. La pancia del paese, che mai come adesso viene titillata, solleticata, dagli opposti politici, sociali, economici, ciascuno secondo convenienza, priorità o semplicemente opportunità. Ah, la pancia del paese. Di un paese che quasi non sa più quale che sia la propria, di pancia. C’è sempre qualcuno o qualcosa, che se ne appropria, la rivendica, la vuol solo per se. C’è chi soffia sul fuoco degli integralismi, affinché la pancia ne sia ben ustionata, così che  possa assurgersi a pompiere salvifico. C’è al contrario che soffia un vento opposto, perché possa a sua volta spendersi come unica vera fiaccola dell’integralismo, e non importa se parziale o totale (meglio quest’ultima opzione). L’importante è integrare.Integrare anche quella pancia che ogni giorno è più vuota. Di ideali, di pensieri, che non riesce a reggere l’etica e la morale sociale. Principi fondanti del nostro mantenere assieme i pezzi della società.  La pancia è anche vuota, per molti e non in senso letterale, ahimè. Sacche di povertà si annidano e si sviluppano in tutte le latitudini sociali ed economiche, altre che fisico geografiche. Colpiscono un po’ tutti e naturalmente chi ne paga il prezzo maggiore sono le fasce più deboli. Guarda caso gli opposti del nastro della vita. I piccoli e gli anziani. La pancia ora come ora, non risponde più ai troppi stimoli che sta ricevendo. O meglio non risponde più come dovrebbe o forse, come si vorrebbe. Si, la pancia è stanca. Stanca dei continui sussulti, degli inesauribili borborigmi di cui è afflitta o di cui viene afflitta. Ogni momento è buono per sollecitare la parte “oscura” di essa. Vediamo la canea politica, scatenata ogni piè sospinto dalle varie forze attualmente in campo. Siamo oramai, a mai come adesso, al tutti contro tutti a prescindere ed indipendentemente da ciò che sta capitando. Naturalmente scagliando, o cercando di farlo, la colpa addosso “agli altri”. Avversari politici, sociali, economici. Non importa se si individuano specificatamente. L’importante che il “cetriolo”, manufatto pericoloso e nell’immaginario collettivo, tendente a raggiungere e occupare saldamente una parte ben precisa e nota del corpo umano, sia appannaggio “degli altri  o di altri” e mai di “noi”. La ricerca del capro espiatorio, per qualunque malefatta si voglia, già soltanto pensare, è ricerca prioritaria. Non solo, ma oramai ci si spinge altre. Osserviamo quale peso abbiano i valori, i principi nell’immaginario collettivo. Oramai l’immaginazione non solo non è più al potere, ma giace nei meandri della mente, in qualche non luogo, sepolta da una montagna dei detriti di etica e di morale. Ogni giorno si consumano decine di violenze su donne, bambini, anziani. Quasi che la fantasia si sia trasformata in una consueta vomitevole realtà . Anzi, si è voluto spostare il confine e esempio lampante, dopo una “festicciola tra amici” si è arrivato all’efferatezza dell’omicidio, giusto per provarne l’ebbrezza, e se questa contempli o meno l’appagamento dei sensi.Ora che anche questo é compiuto, l’uomo è migliore di prima? Dopo aver dilapidato, in un assurdo e quanto meno incredibile grottesco “gioco”, l’esistenza di un suo simile, è realizzato pienamente? I motivi di tanta barbarie non sono solo da ricercare nelle cose “fuori” dall’uomo, ma soprattutto in quelle che sono o dovrebbero essere “dentro” di lui. Non giocate, per favore, la carta dello sbandamento mentale, dell’impotenza data da droghe, influenti sulla fattiva predisposizione, alla distorsione dei fatti e delle cose. No !!! Quelle acuiscono e amplificano uno stato d’animo predisposto al superamento del limite, che ciascuno di noi si deve imporre, per poter sedere al consorzio sociale. La ricerca del male assoluto, porta a richiedere tale e quale moneta, per ripagarlo. Hai ucciso? Bene, dovrai essere ucciso a tua volta! La legge del taglione, di biblica memoria, applicata come se non fossero passati e non avessero lasciato traccia Aristotele e la sua millenaria scuola, la Scolastica e i propri eredi, l’Illuminismo e i suoi frutti. Tutto cancellato in una nuvola di bianco sballo, affogato in pozzo a perdere di liquidi brucia sinapsi.

A questo punto sorge la domanda spontanea e ineludibile: che fare? Come ricompattare questa deriva spirituale. Come rimettere assieme i pezzi. A chi dobbiamo rivolgerci per curare, anche la “pancia”, di questo corpo sociale così provato e lacerato.

Facendo un passo indietro, ma non certo ogni piè sospinto. Altrimenti riavvolgeremmo la nostra storia ed é una cosa impossibile. La scienza lo ha dichiarato e provato.

Immobilizzandoci, aggrappandoci all’adesso, quasi che il contingente, l’immanente diventino categorie fondamentali, pilastri inalienabili delle nostre esistenze. Non esiste un domani, ma anche il passato va inevitabilmente cancellato.

Oppure guardando al domani, con la fatica usuale di chi ha fiducia non ostante tutto e tutti. Chi ha la fede nel piccolo cambiamento giornaliero e non nella rivoluzione totale, continua instancabile, che non permette  però, il getto di salde fondamenta.

Strada difficile, ma non impossibile, perché implica un lavoro di limatura delle esistenze. L’uso forsennato del cervello, della coscienza individuale e generale. Rimparare il giusto senso del si e del no, avere nozione di principi fondamentali dell’esistenza. Riconoscere che esistono pari diritti e doveri. Arrendersi all’evidenza che non siamo solo noi a vivere, ma altrettanto lo fanno gli altri e tutti abbiamo pari dignità e consapevolezza nell’agire in tal modo. Facciamo tesoro della diversità nell’uguaglianza. facciamone ragion d’essere e passo dopo passo torniamo diventare esseri umani.

Ci ha pensato San Patrizio

IRL  58   ITA  15

Con tante benedizioni da San Patrizio, che giustamente ha guardato soprattutto i suoi fedeli, piuttosto che i quattro pellegrini giunti dall’Italia., che é pur sempre la casa papale. Ma questa è un’altra storia.

C’è poco da aggiungere alla peggiore partita di questo torneo. Con il peggior primo tempo di questo torneo i tempi di Saint Dénis sono lontani anni luce. Ci siamo comportati meglio anche con gli inglesi, ma ieri … Da brivido e c’è chi pensa seriamente che il nostro posto debba essere occupato dai romeni o dai georgiani. Ora contro la Georgia non mi pare che abbiamo avuto incontri recenti, ma contro la Romania agli ultimi mondiali, abbiamo vinto e abbastanza agevolmente. Chissà cosa hanno in testa i parrucconi dell’IRB? Mhà!? Comunque la scoppola é di quelle che si fanno sentire, anche se a nostro discapito c’è da sottolineare che quasi metà squadra titolare è fuori per infortunio, soprattutto nelle prime linee. Che abbiamo dovuto cambiare la mediana con giovani alle prime armi, seppur provengano dalla Celtica con le “Zebre”. Mettiamoci anche un paio di squalifiche (vd. Casto, perché ha pensato di ballare il tip-tap sulle schiene avversarie e non si fa!!) Ecco che  la squadra ne ha sofferto, il gioco pure e il risultato è stata logica conseguenza.

Rimane da sfidare il Galles al Millenium di Cardiff.Chissà se apriranno il tetto mobile dello stadio? I gallesi dicono che quando il tetto è aperto Dio ha la possibilità di vedere giocare il Galles. I gallesi dicono. E ci credono. Loro.

Ci credessimo anche un po’ anche noi, chissà che , invece di farci abbrustolire dalle fiamme del drago, non si riesca a deviarne le fiamme a scottare lui. Vedremo.

Per il resto: buon rugby a tutti.

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