CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

La pancia

Ora sappiamo tutti cos’è la pancia e dove è la pancia e  avvertiamo un certo disagio, solo a parlarne, di certe rotondità, vere o presunte che siano. C’è però una pancia che assume in se tutto il lato “oscuro” di un paese, un popolo, di una nazione, presa nella sua interezza, nella sua essenza. La pancia del paese, che mai come adesso viene titillata, solleticata, dagli opposti politici, sociali, economici, ciascuno secondo convenienza, priorità o semplicemente opportunità. Ah, la pancia del paese. Di un paese che quasi non sa più quale che sia la propria, di pancia. C’è sempre qualcuno o qualcosa, che se ne appropria, la rivendica, la vuol solo per se. C’è chi soffia sul fuoco degli integralismi, affinché la pancia ne sia ben ustionata, così che  possa assurgersi a pompiere salvifico. C’è al contrario che soffia un vento opposto, perché possa a sua volta spendersi come unica vera fiaccola dell’integralismo, e non importa se parziale o totale (meglio quest’ultima opzione). L’importante è integrare.Integrare anche quella pancia che ogni giorno è più vuota. Di ideali, di pensieri, che non riesce a reggere l’etica e la morale sociale. Principi fondanti del nostro mantenere assieme i pezzi della società.  La pancia è anche vuota, per molti e non in senso letterale, ahimè. Sacche di povertà si annidano e si sviluppano in tutte le latitudini sociali ed economiche, altre che fisico geografiche. Colpiscono un po’ tutti e naturalmente chi ne paga il prezzo maggiore sono le fasce più deboli. Guarda caso gli opposti del nastro della vita. I piccoli e gli anziani. La pancia ora come ora, non risponde più ai troppi stimoli che sta ricevendo. O meglio non risponde più come dovrebbe o forse, come si vorrebbe. Si, la pancia è stanca. Stanca dei continui sussulti, degli inesauribili borborigmi di cui è afflitta o di cui viene afflitta. Ogni momento è buono per sollecitare la parte “oscura” di essa. Vediamo la canea politica, scatenata ogni piè sospinto dalle varie forze attualmente in campo. Siamo oramai, a mai come adesso, al tutti contro tutti a prescindere ed indipendentemente da ciò che sta capitando. Naturalmente scagliando, o cercando di farlo, la colpa addosso “agli altri”. Avversari politici, sociali, economici. Non importa se si individuano specificatamente. L’importante che il “cetriolo”, manufatto pericoloso e nell’immaginario collettivo, tendente a raggiungere e occupare saldamente una parte ben precisa e nota del corpo umano, sia appannaggio “degli altri  o di altri” e mai di “noi”. La ricerca del capro espiatorio, per qualunque malefatta si voglia, già soltanto pensare, è ricerca prioritaria. Non solo, ma oramai ci si spinge altre. Osserviamo quale peso abbiano i valori, i principi nell’immaginario collettivo. Oramai l’immaginazione non solo non è più al potere, ma giace nei meandri della mente, in qualche non luogo, sepolta da una montagna dei detriti di etica e di morale. Ogni giorno si consumano decine di violenze su donne, bambini, anziani. Quasi che la fantasia si sia trasformata in una consueta vomitevole realtà . Anzi, si è voluto spostare il confine e esempio lampante, dopo una “festicciola tra amici” si è arrivato all’efferatezza dell’omicidio, giusto per provarne l’ebbrezza, e se questa contempli o meno l’appagamento dei sensi.Ora che anche questo é compiuto, l’uomo è migliore di prima? Dopo aver dilapidato, in un assurdo e quanto meno incredibile grottesco “gioco”, l’esistenza di un suo simile, è realizzato pienamente? I motivi di tanta barbarie non sono solo da ricercare nelle cose “fuori” dall’uomo, ma soprattutto in quelle che sono o dovrebbero essere “dentro” di lui. Non giocate, per favore, la carta dello sbandamento mentale, dell’impotenza data da droghe, influenti sulla fattiva predisposizione, alla distorsione dei fatti e delle cose. No !!! Quelle acuiscono e amplificano uno stato d’animo predisposto al superamento del limite, che ciascuno di noi si deve imporre, per poter sedere al consorzio sociale. La ricerca del male assoluto, porta a richiedere tale e quale moneta, per ripagarlo. Hai ucciso? Bene, dovrai essere ucciso a tua volta! La legge del taglione, di biblica memoria, applicata come se non fossero passati e non avessero lasciato traccia Aristotele e la sua millenaria scuola, la Scolastica e i propri eredi, l’Illuminismo e i suoi frutti. Tutto cancellato in una nuvola di bianco sballo, affogato in pozzo a perdere di liquidi brucia sinapsi.

A questo punto sorge la domanda spontanea e ineludibile: che fare? Come ricompattare questa deriva spirituale. Come rimettere assieme i pezzi. A chi dobbiamo rivolgerci per curare, anche la “pancia”, di questo corpo sociale così provato e lacerato.

Facendo un passo indietro, ma non certo ogni piè sospinto. Altrimenti riavvolgeremmo la nostra storia ed é una cosa impossibile. La scienza lo ha dichiarato e provato.

Immobilizzandoci, aggrappandoci all’adesso, quasi che il contingente, l’immanente diventino categorie fondamentali, pilastri inalienabili delle nostre esistenze. Non esiste un domani, ma anche il passato va inevitabilmente cancellato.

Oppure guardando al domani, con la fatica usuale di chi ha fiducia non ostante tutto e tutti. Chi ha la fede nel piccolo cambiamento giornaliero e non nella rivoluzione totale, continua instancabile, che non permette  però, il getto di salde fondamenta.

Strada difficile, ma non impossibile, perché implica un lavoro di limatura delle esistenze. L’uso forsennato del cervello, della coscienza individuale e generale. Rimparare il giusto senso del si e del no, avere nozione di principi fondamentali dell’esistenza. Riconoscere che esistono pari diritti e doveri. Arrendersi all’evidenza che non siamo solo noi a vivere, ma altrettanto lo fanno gli altri e tutti abbiamo pari dignità e consapevolezza nell’agire in tal modo. Facciamo tesoro della diversità nell’uguaglianza. facciamone ragion d’essere e passo dopo passo torniamo diventare esseri umani.

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35 pensieri su “La pancia

  1. Maestro… che dire, chapeau!
    Concordo e ribloggo. Bisognerebbe farne un manifesto e anche dei volantini da distribuire-

    • @ S11 = Grazie del gesto, ma non credo che meriti tanto. Quel che hai fato già basta e avanza. Ho toccato un nervo scoperto? Ho fatto riflettere?
      Ho fatto solo la metà del mio dovere civico.

      • Sei stato grande e incisivo e hai detto come stanno le cose, senza indulgere in giri. di parole. Gliel’hai cantate giuste.

        • @ S 11 = Ed ora sono senza voce 🙂
          A parte la battutina … ina … ina . Come ho scritto al buon Orso, è iniziata la stagione del disgusto verso determinate cose. Ecco, ho sempre la bocca amara ed impastata.

          • Ribadisco, tu trovi sempre le parole giuste. Anche questa volta. DISGUSTO. Mi guardo attorno e sono disgustata, schifata. Siamo circondati da una tale lordura che esce da tutte le fessure e invade le strade come una marea appiccicosa. Tanto che mi sembra di avere i piedi incollati, vorrei correre via ma non ci riesco, sono costretta a rimanere incollata li.

          • @ S 11 = Intanto bisogna andare avanti. Con tutti i ma e i se di questa terra, ma è nel nostro DNA. Andare avanti perchè domani è un altro giorno e non sai mai quale cioccolatino ti toccherà in sorte.
            Ad esempio a voi sono toccate le banalità più ovvie. Voi le avete lette … Io le ho scritte.
            Chi è senza peccato scagli al prima pietra.
            🙂

          • Certo, bisogna andare avanti a testa alta e senza paura e, come dice Superman spiccando il volo, viaaa… contro i pali della luce!

          • @ S 11 = Quello è meglio di no, che poi te li fanno pagare. Tra qualche anno, come sempre, ma li paghi.
            Andare avanti, quello si. Il mondo non si ferma per un po’ di mal di pancia, in fondo è solo “sindrome del budellone”. Prima o poi la purga arriva e allora …. W la merda 😀 …
            E’ un prodotto nazionale, costa niente e non fa male.
            😀 😀 😀

          • Maestro, quando vi esibite con siffatte squisite elucubrazioni scatologiche io rimango basita e piena di ammirazione pendo dalle vostre labbra …

          • @ S 11 = Si … Pendente pure, ma … Con lievità, mi raccomando. Non vorrei che il turgore del mio labbro sia di turbamento per eventuali donzelle che incrocino il mio incedere in questa giornata, che si rivela solatia e pre primaverile.

          • Che poveta…

          • @ S 11 = La ringvazio, madame. Lei tocca come sempve, le covde del mio cuove. Trvaendone aviosa avmonia. :_)

          • Maestro … ehm ehm … occhio alla dentiera …

          • @ S 11 = Citerò il cerusico !!!
            A me il Calepino !!!

          • Maestro, non so se c’è Rustico, però cà Lepino lo trova sicuramente …

          • @ S 11 = Certo che lo trovo. E’ a casa Verga.

  2. Abbiamo toccato il fondo? Non credo. Sono anni che lo sento dire ma si va sempre più a fondo. Tutti ci sguazzano, ognuno ne ricava il proprio tornaconto. E noi che facciamo? Assistiamo quasi impotenti e spesso taciamo fingendo di di indignarci

  3. Non una parola di più, non una parola di meno.
    Chapeau!

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