CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “giugno, 2016”

Il confine

I tempi della maturità sono ormai lontani. Metà anni settanta. Ne conservo ancora un buon ricordo, forse perché quel sentore di fifa ormai è quel che è: un ricordo. Eppure, nel leggere le tracce dei temi di quest’anno, tra tutti, mi ha colpito proprio questo: il confine.

Il confine cos’è? Un luogo mentale? Fisico? Spirituale? Oppure è il frutto di lunga, elaborata ancorché contraddittoria unione di tutte e tre. Il confine è mentale. Circoscrive la mente di ciascuno di noi in un luogo ove i nostri pensieri prendono vita, si trasformano, mutano, muoiono in base ad eventi interne ed esterni a noi. Nella nostra mente e confinati lì rimangono. O meglio rimangono fino a che non ci vediamo disposti a farne partecipe gli altri. Potrebbe essere una coercizione, un piacere personale, un obbligo sociale, però ricordiamo sempre che è nei confini mentali che tutto avviene. Questo perché siamo disponibili a far attraversare quel confine ai pensieri altrui. Che provengano dal nostro vicino: genitore, amico, docente, o che provengano più in generale dalla società, noi permettiamo ai pensieri degli altri di attraversare quel confine. Quindi è un confine permeabile. Almeno in parte. Visto che è volitivo far accedere o meno alla nostra mente. Tale parrebbe anche il lato spirituale. Coltivare o meno lo spirito è si un atto cosciente e voluto. Accettare o meno che lo spirito faccia parte della nostra vita pone già il primo confine, attraversato il quale le varie forme spirituali, una volta individuate, saranno base anche del tuo pensiero. Tanto che i confini tra i due mondi tendono a sparire e per certi versi diventare uno solo. Ciò che invece è unico ed evidente è il confine fisico. Il “soma” di ciascuno di noi ci posiziona nello spazio che ci circonda. E’ il passaporto per relazionarci con gli altri. E’ ciò che vedono gli altri, prima ancora di attraversare, se loro concesso, gli altri due confini. Quello mentale e quello spirituale. Il confine fisico, può essere piacevole oppure no. Gradito o sgradito secondo i luoghi, le culture. E’ disdicevole mostrare il piede nudo, nella cultura orientale. O il tatuaggio o il mostrarsi a capo scoperto. Così è il contrario nell’occidente, il fatto di intabarrarsi da capo a piedi. Di soffiarsi il naso senza l’ausilio di un fazzoletto o di mangiarsi uno stufato di cane con cavoli e patate. lasciamo perdere i confini alimentari che ci sarebbe da scriverne più e più libri. Non è questo il punto. Piuttosto il corpo rimane il confine principale che abbiamo nei confronti degli altri e altrettanto lo sono i corpi degli altri. Confini definiti, imperfetti a volte, ma che configurano la persona cui appartengono.Ne danno una prima classificazione, già solo dai tratti somatici, colore della pelle, occhi, caratteristiche somatiche precise. TI proiettano in un mondo, in una società, in una cultura e solo in modo superficiale, è vero. Vedi un occhio a mandorla pensi al cinese, mentre stai osservando un cambogiano, un vietnamita o laotiano. Pelle scura, pensi all’Africa, ma chi ti dice che non sia nato a Baton Rouges o a L’Habana? Il confine è ingannevole e non solo quello fisico anche gli altri due lo possono essere. Pensi di rapportarti con un affabile signore, mentre in realtà è un sociopatico, che in ogni momento potrebbe farti a pezzi. Credi di confrontarti con un ateo due e puro, invece è intriso di una spiritualità tale, che la tua a confronto è quella del bambino al primo anno di catechismo. Solo che la maschera così bene che sei convinto della giustezza del tuo assunto. Il confine è quindi difficile da ipotizzare, definire. Ha un significato troppo sfaccettato, per poterne venire ad una.

Prendiamo un classico. Il confine geografico. Sembrerebbe più semplice da spiegare. E’ una linea immaginaria, che traccia la cesura in un territorio tale da rendere le parti ottenute, alle nazioni che si affacciano al quel confine. Stabilisce il limite dell’una sull’altra. L’area di appartenenza e di pertinenza della terra abitata da quel popolo, da quella nazione. Ora l’appartenenza è importante. Qualifica e stabilizza le persone, le cose a loro afferenti. E’ una pietra angolare del tessuto sociale, culturale dell’uomo e questo da sempre. La trasformazione dalla banda, alla tribù e da questa alla nazione come popolo e alla nazione come entità fisica propria non è stata  una passeggiata di salute, ma neppure si è mai interrotta o ne è stata mutilata la sua nascita. Anche fosse stato un mero tentativo. Anche li, l’idea del confine c’era. In nuce, ma c’era.Certi confini geografici, poi hanno pesato, più di altri. Prendiamo la “Cortina di Ferro”. Era il taglio netto tra due mondi, due culture, due società. O meglio tra due sviluppi di società. Da una parte quella nata e cresciuta in un clima di democrazia, mai perfetta, ma comunque, sempre ed in ogni caso, perfettibile. Con uno sviluppo culturale adeguato al clima politico, sociale ed economico. Dall’altra un mondo ad una dimensione con un’unica visione e uno sviluppo raccordato a quella visione. Quale sia o sia stato il migliore, non sta a me dirlo. Una risposta la Storia l’ha già data, e tanto mi basta. Però quel confine è stato per anni un simbolo di chiusura di una parte verso l’altra. Anzi la chiusura è stata reciproca. La si è imbevuta di paura, di mistero e di mistificazione per dirla tutta. Un tale confine non può essere dettato che dalla paura,innata direi, dell’uomo nei confronti del suo prossimo. Questo da sempre. Ogni banda, tribù, nazione ha un proprio territorio dove vive, si riproduce e trova di che vivere. Se arriva lo straniero, il diverso da quell’entità, arriva il nemico, colui che vuole sottrarre un qualcosa. Come nemico va combattuto, possibilmente vinto e scacciato. Allontanato dai confini. In fondo i migrati di questi tempi, se non bui, certamente di un brutto grigio scuro certamente, non sono forse quell’emblema. Arrivano a frotte e da una parte vengono considerati un’opportunità, dall’altra un danno se non peggio. Ecco che anche in questo caso il confine è dal significato incerto, labile, gonfio di ogni contrario. Il confine è l’immagine delle nostre paure, dei nostri cattivi pensieri delle personali e collettive avidità. Certi valori sono sminuiti o diminuiti, nella gerarchia sociale odierna, mentre ne acquistano in vigore altri, che pensavamo ormai nel dimenticatoio.

Forse questo è il tempo in cui viviamo, quasi costretti, su di un confine. Non sappiamo bene quale sia, ma sentiamo che esiste, pulsa vivendo dentro e fuori di noi.

Dobbiamo attraversarlo oppure …

Pulizia

Vengono i giorni in cui devi, obbligatoriamente, fare pulizia. Pulizia fisica e con una bella doccia o un bagno con tanto di ammollo è quel che ci vuole. Pulizia mentale: decidere dopo attenta, ma anche no, riflessione che certe sovrastrutture della mente, vanno eliminate, gettate nell’indifferenziata e tanto basta. Poi ci sono le pulizie della casa. Non quelle praticamente quotidiane. dar giù (Si dice così, no?!) la polvere. Passare l’aspirapolvere. lavare i vetri, lavare i pavimenti,. dare le cerea nella giusta situazione, fin per carità. No, neppure quella canonica di Pasqua e quella prima dell’inverno. Assolutamente. Pulizia perché dai il bianco in casa!

Vengono gli imbianchini e allora, da ogni luogo emerge di tutto. Anche i ricordi, perché sei obbligato a ricordare chi ti ha donato quell’orribile “roito” che fa bella mostra di se, apodittico e sfavillante nel centro della sala. Devi sapere cosa serve quel “coso”, che ha una “cosa” che da una parte emette suoni e luci e dall’altra va collegata alla rete elettrica, ma che dopo poco rumoreggia in maniera inquietante, emette un gemito elettronico, fumo e puzza mefitica e muore. Senza spiegazioni ne avvisaglie. E poi centrini, carabattole e finalmente la pila anti panico, la cassetta degli attrezzi dove ci sono gli attrezzi che hai dovuto ricomperare e che fanno bella mostra nell’altra cassetta degli attrezzi che attualmente è introvabile. E poi vuoti la biblioteca e saltano fuori libri che non ricordavi di aver comperato, ma soprattutto e, questo è lo sconcerto, hai letto certamente.E poi allontanando i mobili dalle pareti, staccando i quadri, le mensole ti rendi conto che non solo ci sono gli aloni lasciati dal riscaldamento, ma i muri trasudano anche un odore che ti ricorda il fumo freddo, stantio. Un odore che attualmente ti fa star male., da buon ex fumatore. Sono due anni oramai che abbiamo smesso, Artemisia, la mia e il sottoscritto. Credevo che fosse più difficile e invece. Forse perché era venuto il momento di abbandonare definitivamente quelle bionde e dedicarsi ad un altro tipo. Va bene quella è un’altra storia. però … Che storia! Basta. Passata la buriana dello sposta, metti fuori, chiudi nel garage viene il momento di rimettere tutto a posto. O meglio avere l’occasione di fare opportuni cambiamenti. Innanzitutto eliminazione totale e massiccia dei “roiti”. mai frequentato così tanto la discarica, o meglio. l’isola ecologica del paesello.Rivoluzionare i quadri appesi alle pareti. Quel paesaggio, prima  sulle scale, passa in sala. La stampa della sala va nell’avanstudio e vicino alla finestra la placca dipinta da Artemisia, la mia. Poi viene il momento della libreria. Quasi millecinquecento titoli. Libri che ero sicuro di avere e c’erano e finalmente sono riemersi dall’oblio. Altri invece hanno preso la  strada dell’orto. Ben inteso nella mia vita ho gettato via solo un libro, ma l’ho fatto per il bene dell’umanità. Brutterrimo ed orridoso !!! Fidatevi. No , ne ho regalato una cesta da panettiere ad un’amica. Una cinquantina di titoli che sinceramente non avevano più senso per me.e fatte passare altre tre avrò un quadro completo della situazione. Ben inteso la biblioteca di casina bella, qui al paesello. Perché quella che ho a casa vecchia e li ci sarà da divertirsi. Sfioro il migliaio e anche lì ho delle chicche mica da ridere. Ad esempio i primi cento titoli degli “Oscar Mondadori”. Quando costavano £. 350 cadauno. Una ventina di volumi  del “Reader’s Diges”. Non la rivista, ma i volumi che derivavano dalla rivista .e poi libri di società editrici che oramai sono scomparse. Libri di autori che non sono famosi, ora. Ma che lo sono stati nell’altro secolo. Pitigrilli ad esempio. Poi Edizioni ormai introvabili. Collane scomparse nell’oblio. Autori sconosciuti ai più. Sfido chiunque a dirmi chi ha scritto  “Il calice di Vandea”?. Insomma non sarà uno scherzo anche quella di pulizia. E poi chissà che non venga il tempo di fare un altro tipo di pulizia.

Se son rose fioriranno, sempre che primavera permetta,soprattutto questa.

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