CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “ottobre, 2019”

BANZAI – 3^ parte

RSA -ITA

49-3

E’ andata così. Senza se e senza ma. O forse un qualche se e una manciata di ma, ci potrebbero anche stare . Forse.

Forse perché una bella Italia così non la vedevo da tempo. Forse perché se non avessimo avuto la sfortuna di perdere nel giro di 15, dicasi quindici minuti i due piloni sinistri per infortunio e dopo una ventina di minuti anche il tallonatore, forse la partita sarebbe stata diversa.

Avremmo perso, diciamolo pure, ma non in quella maniera. Non con un risultato che ci penalizza più del dovuto. E’ vero che se per l’out dei due piloni c’è stato l’imponderabile dell’infortunio e, malaugurata sorte, che si infortunasse prima il pilone titolare e poi il suo sostituto, questa è sfiga epocale. Diciamolo. Quando mai si è verificata una cosa del genere? Le probabilità sono di una su millemila.

Per quanto riguarda il tallonatore, le cose sono diverse e ben più gravi. Azione difensiva e il nostro tallonatore, spinto dal furore del momento, insieme ad una altro sciagurato solleva in aria un avversario e lo rovescia a terra. Tutto regolare penserete. Invece: primo non puoi alzare l’avversario e farlo cadere a terra. Secondo: devi accompagnarne la caduta e mai, dico mai, farlo cadere di testa. Invece, per l’appunto, il nostro due l’ha subito fatto. Con il risultato che l’avversario è rimasto stordito per qualche tempo, approfittandone e dando enfasi (Ma ci sta) e il nostro sicofante ha preso la strada della panchina: espulso con tanto di cartellino rosso e per lui i mondiali sono già finiti. Vista la conseguente squalifica che subirà. Intanto per una sessantina di minuti i nostri hanno dovuto giocare in quattordici. I compagni lo hanno ringraziato con occhiate così torve da gelare il sangue. Con giusta ragione.

Così facendo sono saltati tutti gli schemi. Non solo i nostri, ma anche quelli degli avversari. Venendo a mancare uomini di prima linea e avendo terminato anzitempo i cambi di prima linea, per le leggi del rugby, le mischie ad esempio sono da giocarsi “no contest”. Cioè gli uomini si legano per la mischia, ma è vietata ogni tipo di spinta e quindi non si può intervenire assolutamente contro l’avversario in fase d’apertura del gioco

Insomma una delle fasi più spettacolari del gioco, vien a macare e di conseguenza c’è stato il bisogno di rimodulare i giochi di attacco e difesa. Pensare che se non fosse stato per questi malaugurati accidenti l’Italia ha retto il gioco e ha impensierito gli Afrikaans. Forse non così tanto, ma un po’ d’ansia l’hanno patita. Perché diciamocela tutta. Noi siamo noi, ma loro di Coppe del Mondo, ne hanno messe in cascina due e Firenze è un lontano, seppur meraviglioso ricordo.

Abbiamo fatto la nostra parte e per certi tratti anche qualcosa in più, ma il divario rimane enorme. Loro avevano impostato la partita sulla forza fisica, un po’ come la partita d’esordio contro gli AB. Con i Tutti Neri non è andata proprio come avrebbero voluto e anche con noi, il gioco non è che gli sia riuscito poi tanto bene. Perà la stoffa è diversa e ci siamo piegati ancora una volta al volere della palla ovale. Qualle con la o maiuscola. Il resto è storia.

Una storia che ancora una volta ci premia, però.

Nel 2023, ai prossimi mondiali ci saremo, visto che siamo terzi nel giorne. Perchè il 12 ottobre contro gli All Blacks ci sarà un’altra partita a senso unico. Lo sappiamo già. Sono sicuro che faremo la nostra figura. Forse con la effe maiuscola e sarebbe già una gran cosa. Da Shizuoka è tutto.

Dal vostro Bislungo

Buon Rugby a Tutti

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