CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Ripensando

Ripensando ai trecentocionquanta, più o meno, giorni passati mi accorgo che questo 2019 è stato l’anno del grande cambiamento. O almeno io lo ricorderò tale, finche ne avrò memoria o finché avrò la capacità di ricordarlo. Grande cambiamento perché da uno stato di perenne agitazione, di stress overdrive, con continui picchi adrenalinici; improvvisamente o quasi, sono passato ad uno stato di quiete, di leggera e inebriante atarassia. Nulla di grave o patologico, ma è stato come scendere dalla mitica Ferrari Effetrenovenove, di zelighiana memoria, e iniziare a spingere un monopattino. Dal jet al parapendio, dalla maratona di New York alla passegiata nel giardino di casa.

Si chiama effetto pensione ! Perché adesso appartengo ufficialmente alla categoria delle “persone ritirate dal lavoro”. Così vengo definito dall’ISTAT. Lo so, è più facile pensionato; per certuni é un momento qualificarmi come “umarell”; con quella, più o meno sottile, malagrazia con cui si etichetta qualcosa o qualcuno.

Sinceramente non me ne calo, anzi ho scoperto la novità e tale mi stupisce ancora. Quasi sia una quotidiana sorpresa, una stanza dell’anima sempre viva e foriera di novità, dispensatrice surrettizia d’ogni cosa che mi capita. E’ bella questa ignoranza. Non essere più angosciato dagli spasmi della previsione, dalla maniacale preparazione a chissà quali eventi negativi, incombenti, immanenti, ineluttabili ed ineludibili. Costringendosi ad una routine distopica, afffinchè nulla potesse incrinare quell’immobile realtà che vivevo, che esigevo replicarsi ogni giorno senza soluzione di continuità.

Vivevo, mi costringevo e, per certi versi, costringevo a vivere questa realtà e ora che mi ritrovo ad essere padrone del mio tempo, mi rendo conto di aver commesso un madornale e assoluto errore. Non ho vissuto o lo fatto male, una bella fetta della mia vita. Quasi quarant’anni come un criceto nella ruota, fulgido esempio di idiozia umana applicata alla propria esistenza. Chissà cosa pensavo, cosa ho pensato di fare in tutti queglia anni. Le cose che mi sono negato, che ho negato agli altri; in nome di cosa?

Non so proprio o se lo so, mi vergogno a dirmelo, perché mi rendo conto di aver commesso un qualcosa così difficle da esprimere che diventa altrettanto difficile perdonare e perdonarsi. Una colpa che si emenda piano piano e ho iniziato a farlo dal primo settembre. In verità è dal quattordici di novembre che mi posso fregiare del titolo, con tanto di ruolo e posizione INPS. Intanto ho iniziato già dalla fine estate il lungo percorso di disintossicazione. Di modi ne ho trovati: sono iscritto all’Uni3 e seguo il corso di inglese, accorgendomi che le scale della conoscenza sono irte e, non sono più il giaguaro di una volta, ma non dispero di sapere perché : the cat is on the table. Il primo mistero del Surrey. (A Fatima li hanno finiti tutti a Lourdes non hanno tempo, se non per confezionare “gilet”).

Mancano ancora pochi giorni e anche quast’anno andrà in pensione pure lui e vista la crisi dell’edilizia e delle grandi infrastrutture non mi troverete dietro le assi del cantiere a sbirciare e commentare lo stato avanzamento lavori, in più non ho l’abitudine di frequentare il bar.

Comunque … Ci si vede in giro, tempo, moglie, gatto , inglese permettendo, perché se il tempo non é proprio dalla mia parte, almeno è tempo di godermelo.

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2 pensieri su “Ripensando

  1. la pensione cambia la vita. Il tempo sembra accorciato ma alla fine te lo gestisci come vuoi.
    Rilassato e disintossicato dalle tossine del lavoro, la vita appare diversa.
    Benvenuto tra noi 😀

  2. @NWB = Grazie del benvenuto. Il processo di disintossicazione è in corso. Ogni tanto ho delle ricadute, ma conto sull’aiuto di tutti e spero che Babbo natale mi porti un disintossicatore in pastiglie gransi ad effertto più rapido (Quelle verdi che sono le migliori = :-P).
    Per ora … Tanti Auguri

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