CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivio per la categoria “A NordOvest”

Ufficio Facce Giugno 2017

Se l’ignoranza è un diritto … Quanti abusi perpetrati in suo nome ..

Del diritto, certo, ma anche dell’ignoranza. Assolutamente.

Ufficio Facce

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E’ ben tanto …

E’ ben tanto che non scrivo. Dai miei sessantatré … olè! Però ne son successe di cose. Ad esempio mi sono devastato con il lavoro. Complimentoni direte voi, e avete stramaledettamente ragione. Perché farsi male, così male da star male e pensare seriamente di non fare a farcela. Poi raduni quel poco di te stesso e vai avanti fino alla prossima fonte di frustrazione, ad un altro schiaffo al tuo amor proprio. tanto così va il mondo. però, c’è un però, o almeno c’è stato. Piccolo, intenso e gioioso. Il matrimonio di mio nipote.  L’emigrato. Sì perché se ha voluto fare ciò che sta facendo e nella maniera come lo sta facendo, ha detto “Ciaone Italia” e senza neppure prendere la valigia di cartone, ma semplicemente un trolley capiente e molto “à la pàge” se ne andato. Prima in terra albionica e in anni in cui la Brexit era solo una delle tante bizzarrie anglosassoni, ma come fuoco aveva braci ben cariche e il riusultato è davanti a tutti noi.

Poi  il richiamo teutonico è stato più forte o forse, e questi son i tempi, l’odore dei soldi è stato un vero aroma inebriante. Non nascondiamoci dietro al dito, non postiamoci come maestrini. “Pecunia non olet” e vai dove ci sono. Il cuore è un organo, pompa sangue e tanto basta. Punto. Però e c’è un altro però … Va bene il peculio, va bene l’ordine e la precisione, ma a scombinare le carte ci pensa quel vecchio  imbroglione di Cupido, che mescolando frecce amorose, festività anglossassoni e la sfrontatezza della gioventù, ha piazzato il colpo basso e il nipotone è crollato. Non che volesse vivere una vita ascetica e cos’altro, ma anche a lui l’amor fu galeotto. Non in forma di libro, ma racchiuso in poco più di 160 centimetri di donna e che donna. In buona sostanza da un paesello spalmato tra un grande fiume e un pugno di colline, da una parte, e dall’altra parte, mettici un oceano di mezzo e un luogo dove jungla e civiltà si alternano con motivi misteriosi, mettici una città nata intorno ad una fabbrica, ecco che poi arrivi al matrimonio.

Forse il più multi etnico, multiculturale cui io abbia mai partecipato. Gente dalle Filippine, Mongolia, Cina, Russia asiatica, India e Australia quelli che sono arrivati da più lontano. Poi Finlandia, Russia Europea, Ucraina, Germania per ovvi motivi, Belgio, Olanda, Portogallo  (Il padre della sposa) Inghilterra e Scozia,  Italia (quasi tutte le regioni, nessuno del Molise e della Campania, però due sardi e un triestino) e spingendosi ancora più ad ovest Guyana Britannica, la terra d’origine della sposa con famiglia e amici, Stati Uniti e Canada. Insomma sono stati due giorni all’insegna del più improbabile melting-pop, fatto di un italinglish straordinario, tanto che ogni imbarazzo è stato ampiamente superato. Voi anche per gli “spritz” consumati, soprattutto da chi, con gli alcolici ha degli stop imposti  piuttosto pressanti. Voi anche per il vino italiano che ha scorso a fiumi. Altro che il vinello tedesco, un bianchetto un po’ anemico, che contro i nostri rossi “de panza” , ben poco ha poturo fare.  I tedeschi si sono difesi egregiamente con la birra e i wurstel e lo stinco di maiale (Non c’è storia il loro è veramente un giulebbe), poi però … Il deserto. Assolutamente. Comunque la festa è riuscita gli sposi si sono sposati e amici e parenti li hanno festeggiati e se l’inglese non era marca Oxford, ma … Marca Leone, si sorrideva sempre e comunque, tanto che le rughe del sorriso si sono impresse nel cuore di ciascuno e per una volta il cuore non è stato solo una pompa.

Ora si è tornati alla normalità, al caldo e alla quotidiana frustrazione.

Ci si sente tra un po’ … Tra tanto … Nin zò!

ps: A proposito, gli sposi abitano nel paese natale di Vettel. Si il campione automobilistico. Come sempre , “nemo propheta in patria” c’è un negozietto che ha esposto una fotografia e neanche autenticata dal campione, del campione stesso. Un negozio di sguincio, che se non guardi in vetrina e ti accorgi che quella foto è assolutamente fuori luogo, mai più immagineresti che Vettel, ogni tanto ci passa anche davanti. Così va il il mondo.

 

Olè

E son sessantatre … Olè….

Pasqua 2017

Buona Pasqua a tutti Voi.

Semplice, sobrio, in linea con i tempi.

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Arriva

Arriva un età per cui le pieghe dell’anima più che un vanto, sono un peso

Ufficio Facce – Aprile 2017

 

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Ah … Il cardo

Metti la mano sul cardo e poi … Godi se ti riesce.

SCO  29  –  ITA  0

Scusate, ma ne riparlerei il prossimo anno. Per questo abbiamo già dato e in abbondanza.

Grazie

Il Bislungo

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Una volta

Una volta, ma anche ora, si dice “minuteria metallica”. Per indicare cose di poco conto, marginali. Una metafora buona per ogni occasione, almeno per quelle pertinenti.

Ora bisogna cambiare metafora …  Bisognerà dire : “Minuteria lignea”.

Ebbene si, anche quest’anno ci portiamo a casa l’odiata e scrausa posata: il cucchiaio di legno.

Sempre che a Murrayfields, non si compia : o’ miracolo !!! Quello con la o maiuscola, ma molto maiuscola.

Il galletto non lo abbiamo mangiato. Rosicchiato un’aluccia e tanto basta, ma anche no. No non ci basta e non per essere calcistici,ma adesso basta anche arbitraggi che non sono proprio la quintessenza dell’imparzialità. Della meta negata a Bronzini, ne vogliamo parlare? Della meta di Picamoles? Meglio di no che mi avveleno inutilmente il sangue.

Però adesso un po’ basta sull’infallibilità arbitrale. La giacchetta nera non è il Papa e il rispetto va portato a tutti. Giacchette azzurre comprese.

Domenica prossima ultima tornata il quel di Edimburgo. Ci sarebbe da assaggiare l’haggis (insaccato tradizionale della cucina scozzese, riempito con interiora di pecora (cuore, polmone, fegato), macinate insieme a cipolla, grasso di rognone, farina d’avena, sale e spezie, mescolati con brodo. Il ripieno viene insaccato, secondo tradizione, nello stesso stomaco dell’animale che poi viene sottoposto a bollitura per circa tre ore. La tradizione prescrive che sia tagliato rigorosamente con una spada) Come leggete è una vera leccornia … Per chi piace.

Però … Però attenti ai cardi. Dice la leggenda che furono i cardi a far vincere una battaglia ai figli dei “Pitti e degli Scoti” e quelli non venivano da Woodstock  e non erano proprio figli dei fiori.

In ogni caso buon rugby a tutti.

Il Bislungo

 

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Si salta un giro

Si salta un giro. Se ne parla il giorno 11 p.v. Contro i Galletti.

I migliori sono quelli alla griglia. Da non sottovalutare quelli alla diavola.

Comunque sono da mangiare e se mancano la patate, pazienza. Anche una verde e villarzillesca insalata può fare . Oh … Se può fare.

L’importante è farne di buoni bocconi.

Bon appetit.

Il Bislungo cuciniere.

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L’Avis può aspettare

Per questa volta  l’Avis può aspettare. Doveva essere un bagno di sangue e invece una rosa con trentasei spine.Non fa un  salasso, ma … Solo agli ultimi dieci minuti hanno fatto il bello e cattivo tempo. Per settanta sono rimasti muti, compressi e alla fine del primo tempo anche un po’ rassegnati. Hanno sentito il fiato italiano sul collo e ci  porteranno un po’ più di rispetto. Hanno rischiato la figuraccia e noi non abbiamo assolutamente demeritato..

Massì, chissene… Birra e rutto libero: W l’Italia!!!

Il Bislungo

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Bloody sunday

Domenica c’è Italia vs Inghilterra. A casa loro … Devo aggiungere altro?! Non credo. Il titolo parla già di tutto ciò che potrà succederci.

Sta a noi limitare l’emorragia.

Lo chef consiglia un buon anti acido e acqua naturale, per tenersi idratati.

Il bislungo.

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