CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivio per la categoria “Il dono della Leonessa”

Mille scuse

Cari e Care qui è la Leonessa che scrive,

Cape si scusa per la prolungata assenza ma cause di forza maggiore lo trattengono lontano dal pc. Venerdì scorso, sistemando valorosamente una tapparella, è caduto da una scala e ora è in ospedale. NULLA DI GRAVE non disperate!! Lunedì gli hanno fatto il tagliando al femore e fonti attendibili mi dicono che è già in piedi, deambulante (poco ma bene) e con grande appetito. Non disperate quindi a breve sarà di nuovo a casa e potrà raccontare lui direttamente delle disavventure.

Vi saluta e vi bacia tutti come faccio anche io.

Leonessa (Aaaarr)

 

PS(da Cape): Caro Orso, per il caffè mettimi nell’ultima giornata disponibile. Cape

60

Ah … Le mie due donne

Torta Carlo_60

 

Sapeste com’é !!  Eccezionale , come le mie due donne!

Torta Carlo_cominciata

 

Mai compleanno é stato tanto speciale e difficilmente lo dimenticherò

13 febbraio 2013

Ieri  era il 13 febbraio 2013 e fino a qui, nulla d’eccezionale. Eppure rimarrà una data che ben difficilmente si cancellerà dalla mia memoria e dalla memoria della nostra famiglia. Infatti siamo felici Artemisia, la mia ed io di annunciarVi che da ieri nostra figlia é dottore in Filosofia.

Ne siamo felici, noi genitori e dalle espressioni di gioia del volto incorniciato dal serto d’alloro come si conviene, di mia figlia, lei molto di più.  Tre anni e passa di lavoro, fatto d’impegno, sacrifici e studio, alla fine sono stati ripagati. Che dire d’altro se non Auguri Dottoressa.

Mi sorge però un dubbio; a questo punto potrò ancora chiamarla Leonessa? Oppure dovrò rivolgermi a Lei come  Dottoressa? Ovvero  come Dottora?

Come sempre sono  i particolari che possono incrinare il quadro generale. Un aiutino? Grazie.

Un Pinàceo per tutti voi

Eccolo il Pinàceo in tutta

la sua apodidittica epifània

Delizia del tempo natalizio, é stato agghindato da Artemisia, la mia e dalla Leonessa. Al sottoscritto il compito di trasportarlo dalla cantina in sala, oltre a quello di fargli spazio. Al Liga é affidato il compito di custode e di estemporaneo giocatore di palline di Natale.

Pinaceo

Sta arrivando

Non so da voi, ma qui, nelle brumose lande, che si adagiano molli e un po’ fanée, tra il grande fiume e i suoi piccoli, ma a volte feroci immissari, si sente odore di santo Natale.

Lo si avverte dalle grandi, piccole cose di pessimo gusto che vengono esposte per  sollecitare un bagliore, un barbaglio nei nostri occhi. Che a ben vedere ci sono rimasti solo per piangere. Non sempre e con molta parsimonia, sia chiaro.

Eppure l’aria c’é. Sottile, inquieta e pur timorosa; perché anche lei sente che adesso non sembrerebbe cosa di manifestarsi nell’apoditticità magnificente degli anni passati.

Questi son tempi sfavorevoli, che inducono più di un pensiero, se non cupo, almeno bigio.

La Leonessa, perché di lei vado blaterando, in questa ennesima notte, naturalmente ed inutilmente persa come sempre perso a NordOvest di me stesso, lei dicevo forte della giusta incoscienza della giovinezza come sempre vuole prendersi piccole grandi soddisfazioni.

Quale maggior soddisfazione se non quella di regalare il pegno del suo amor filiale, esprimendolo nella classica e clamorosa mutanda?

Oramai ci sono avvezzo e credo che anche voi lo siate. Già ebbi a raccontare della mutanda, della sua epifanica manifestazione e dell’ezioloigia cui soggiace.

Già vi narrai con toni epici della sua natura, della sua consistenza e di come rifulge, quale caposaldo del mio peregrinare.

Dopo il verde ortofrutta, dopo gli omini nevosi, le manette in formalissimo grigio ferro e feroci bulldog viola dopociucca, dopo il cobra cobrante e una maliziosissima composizione di strumenti atti più ad un consumato mastro da muro, che ad un canuto e senescente genitore qual sono, mi toccherà in sorte una coreografica composizione sui sfondo rosso.

Questa primizia, almeno per il colore, la voglio condividere con voi, miei pochi affezionati lettori.

Lo so che tornerò ad essere il trastullo delle vostre ore passate dinnanzi allo schermo, almeno per il tempo della lettura di questo mio manufatto.

So e sento il beffardo risolino che spontaneo, o quasi, vi urgerà tra le fauci e immagino i vostri volti, pensierosi nell’immaginarmi avvolto da tanto tessuto. O forse no.

Sapete che vi dico? Non provo alcuna vergogna; anzi il saper che vi ho strappato un sorriso, mi rende contento.

So che siete carogne q.b. per burlarvi con la giusta ironia del mio parapudenda.

So che in cuor vostro siete schierati tutti, in favore della Leonessa e dei suoi gusti, che ritenete assolutamente giusti e corretti e molto, ma molto fashon.

Certo che mi riterrete un marrano se non mi ornassi di tanto splendore e non gratificassi, la luce dei miei occhi, con ringraziamenti a sfinimento.

Come potrei sottrarmi, sapendo che voi, con occhio accigliato, guatate le mie mosse, anche a mia completa insaputa?

Ora come potrò evadere le domande che mi giungeranno pressanti riguardo il tipo, il colore dello sfondo e dei disegni, le dimensioni dei medesimi e qualcuna/o, più malizioso si spingerebbe a chiedermi anche le dimensioni della mutanda stessa.

Non negate che c’è chi questa malizia la vorrebbe porre in essere e sicuramente la porrà!

Sacripante! Sapete bene che non mi sottrarrò a tali ragguagli.

Come non mi sottrarrò al giudizio, quasi divino delle Allegre Comari della Leonessa.

Infatti la mutanda, prima di entrare in mio legittimo possesso, sarà oggetto di misura da parte delle amiche collegiali di mia figlia, che giudicheranno circa l’acquisto ed in tanto prenderanno l’occasione di sbellicarsi dalle risate, facendo di me, il loro innocente zimbello.

Anche se, ad onor del vero, so di alcune che plaudono al mio coraggio ferino, per il motivo che io acconcio le pudende con gli orpelli regalatimi dalla Leonessa.

Solo per questo fatto, sono stimato a mille e scusate se è poco.

Saranno giovani, ma hanno compreso che a noi ometti, in fondo, piace piacere.

Amiamo vellicare il nostro ego con piccole grandi cose, pavoneggiarci, fare i piacioni insomma.

Via, che  sarà mai, almeno una volta all’anno abbandoniamoci a questa voluttà.

Quindi si gridi evviva per la mutanda ciclica  (Natale e compleanno), apodittica nella sua sorprendente manifestazione tessile, ma soprattutto regalata per amore di figlia e per ricordarci, ultimo ma non per ultimo, che nella vita un minimo d’ironia, anche se nascosta per evidenti motivi questa volta, non ci sta mai male.

Mai credersi troppo addosso. Porta troppo lontano da noi stessi.

Dunque, per la mutanda si gridi evviva e la si indossi, con le stesso amore con cui la si è ricevuta in dono.

Noi, Quelli del ’54. Persi, nella notte persa, a NordOvest di se stessi

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