CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

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La finestra del tempo.69

Passarono lunghi momenti o almeno così parve a Logan, quando all’improvviso prese la decisione.
Uscì dal nascondiglio. Era venuto il momento di farla finita. Di cessare quella sfibrante attesa e tutto avrebbe dovuto precipitare li, adesso. Si, precipitare e non avevano più importanza le procedure, i particolari, le sfumature. Ora, subito, adesso. Il Liquidatore era venuto per lui? “Bene, eccomi” – Pensò Logan, in quella manciata di secondi che lo misero in piena luce. Bersaglio perfetto, scoperto senza più protezioni. Non gli sarebbero servite, perché sicuramente Racònkay gli avrebbe parlato prima. Prima di ucciderlo o tentare di farlo. Perché quella era l’esito di quell’ultimo incontro. Anzi il primo e l’unico della loro vita. Trovarsi per un duello finale, la catarsi di una lunga esistenza vissuta in varie vite, distanti l’une dalle altre, ma accumunate da un sottile filo. Ne intuiva l’esistenza, ma non era riuscito a darsi una spiegazione accettabile, univoca, con contorni chiari e definiti. Una spiegazione logica e definitiva, ecco quel che mancava prima di concludere.
         <Racònkay … Eccomi sono qui. Vieni fuori e finiamola una buona volta. Intanto so che è me che vuoi … Gli altri lasciamoli fuori dai nostri giochi. Loro non centrano nulla. Siamo solo noi due. Tu ed io e … Sono pronto >.
Il Liquidatore emerse da dietro una quinta di finta siepe. La lercia bombetta ben piantata sulla testa, uno sguardo duro, la bocca piegata da una piega maligna.
         < Era tempo che ci incontrassimo e che tu pagassi il debito. Ma forse non era neppure necessario che fossi tu a pagarlo. Bastava uno della tua famiglia, ma visto che ora sei qui … Credo che sarà sufficiente>.
         Debito? Che tipo di debito dovrei pagarti? >.
         < Debito di sangue. Mi pare logico. Una dei tuoi ha ucciso uno dei miei e quindi io devo avere soddisfazione e i miei antenati saranno finalmente in pace con loro stessi ed io con loro >.
Logan lo fissò interrogativo.
         < Non mi pare che ci siamo mai incrociati o che qualcuno dei miei abbia incrociato uno dei tuoi, tanto da lasciare una scia di sangue>.
         < Ecco che sbagli, che non hai memoria e neppure questo luogo ti rammenta qualcosa. Che razza di famiglia hai avuto, che non ti ha raccontato nulla. Che razza di rispetto hai per i tuoi antenati e che razza di rispetto hanno loro per te. Non sei un uomo degno di esistere e ucciderti, non so neppure se potrebbe essere il caso >.
         < Tu sei un pazzo. Un pazzo furioso e farneticante. Parli di antenati, di rispetto, di famiglia. Per farmi venire qui hai seminato morti ammazzati, quando avresti potuto semplicemente chiamarmi o più semplicemente farmi fuori in più di una occasione … Invece, tutta questa messa in scena. Questa farraginosa teatralità. Stai alimentando il tuo ego, forse? Si sente debole, il tuo ego? Si sente sminuito o lo vedi sminuito? Povero pazzo … Meriti solo che ti sbatta in cella e che getti via la chiave. Ormai ti sei fatto possedere dai tuoi fantasmi, dalle tue farneticazioni. Arrenditi ora, subito. Nessuno si farà male e chissà .. Troveremo chi potrà curarti e forse riuscirai a guarire >.
Racònkay sbarrò gli occhi e lo fissò con uno sguardo da vero pazzo.
         < Tu dici a me che sono pazzo? Tu … Tu che sei stato generato da chi non ha avuto il coraggio di uccidere il mio avo di fronte, ma solo sparandogli alle spalle. Come un codardo, come una infida serpe, un bastardo qualunque >. Si voltò verso di lui e la mano destra scattò alla pistola che teneva alla cintura.
Logan fece altrettanto, ma il Liquidatore fece comparire in quella sinistra un’altra pistola, con un rapido e repentino gioco di polso ed esplose due colpi e si udì un rantolo. Poi estrasse la pistola con la destra e alzò il braccio. Furono frazioni di secondo.
Logan aveva estratto anch’egli la pistola e ai due colpi rispose con una successione di colpi, mentre si gettava a lato. Lo schiocco a vuoto dell’otturatore gli fece capire che il caricatore era finito e non aveva più colpi in canna. In pochi secondi in quella stanza si era generato un inferno.
Rotolò di fianco e mentre lo faceva, fece cadere il caricatore vuoto e con dita febbrili, cercò un altro caricatore, nelle tasche della giubba che indossava. Lo trovò e ricaricò la pistola, facendo schioccare l’otturatore. Si ritrovò in ginocchio con la pistola puntata verso il luogo dov’era il Liquidatore, ma non vide nessuno, sentiva solo un rantolo continuo. Si alzò guardingo, sempre tenendo puntata la pistola e si avvicinò al rantolo.
Merlano giaceva in una pozza di sangue, la bava rossastra dalla bocca e lo sguardo che diventava sempre più annebbiato. Gli bastò un’occhiata alla sua sinistra e vide una scarpa e un pezzo di gamba. Fece scattare la radio portatile.
         < Ho bisogno di un medico, subito … Chiamate un’ambulanza … Agente a terra, agente a terra, è ferito in maniera grave … Venite subito >.
Passarono una manciata di secondi e la sala si riempì di uomini . I primi che arrivarono erano armati di tutto punto poi arrivarono anche due infermieri, che si misero immediatamente all’opera vicino a Merlano. Poi arrivò anche la barella.
Logan intanto, sempre con la pistola spianata, si avvicinò all’uomo disteso a terra. Il Liquidatore non dava segni di vita e si vedevano chiari tre fori di pallottola sul torace e il sangue si stava allargando sempre di più, impregnando i vestiti.
La bombetta era caduta qualche passo più in là e lo sguardo del morto era di stupore e dalla bocca spalancata usciva un rivolo di sangue.
Logan alla vista di Racònkay, di colpo si sentì svuotato di ogni forza. Questa volta era finita davvero, però rimaneva una strana sensazione. Non quella che aveva già provato dopo una sparatoria, durante la quale qualcuno era rimasto ucciso o ferito. Sentiva che il suo sangue era senza la giusta adrenalina e un pensiero lo stava ancora torturando. Perché? Perché cercarlo e cercare la sua vita? Perché ucciderlo? Perché la vendetta?
Rimise la pistola nella fondina  e si allontanò dal cadavere. Intanto la sala brulicava di persone. Gli si avvicinò Fionnula e d’impulso lo abbracciò. Non c’era molto da dire e quell’abbraccio valeva più di un discorso. Poi lo fece sedere vicino ad una bacheca e gli accarezzò il volto.  Logan abbassò la testa e girò la faccia verso la bacheca e iniziò a leggere quanto c’era scritto. Si accorse che era la descrizione degli ultimi momenti della battaglia di Bunker Hill e di come Darla riuscì a salvare la vita a Corso e improvvisamente capì le farneticazioni di Racònkay. Lui era il discendente di quel bandito che Darla aveva ucciso sparandogli alle spalle e visto che Logan discendeva da quei due, per Racònkay era diventato un obbligo ucciderlo. Occhio per occhio, dente per dente. Solo così, nella sua cultura d’onore i conti si sarebbero pareggiati.
Scosse la testa e poi se la serrò tra le mani. Gli parve impossibile che si potesse ancora vivere di certe cose. Onore, vendetta. L’uomo, malgrado tutto non era assolutamente cambiato. Nei secoli era rimasto per certi aspetti uguale a se stesso e il vuoto precedente si fece ancora più forte, si fece ancora più sentire. Si abbandonò alla bacheca e chiuse gli occhi per molto tempo, o così gli parve. Intanto il rumore intorno a lui si stava affievolendo. Merlano era stato portato via quasi subito, dopo l’intervento della Squadra Speciale e anche il corpo di Racònkay ormai doveva essere stato portato via. Aprì gli occhi e si trovò di fronte a Joop Wan Der Meewe.
         < Questa volta è finito tutto. Definitivamente. Complimenti >.
Logan lo guardò con uno sguardo spento, ma trovò la forza di formare un pensiero, soprattutto per se.
         < Si. E’ finito tutto e finalmente potrò chiudere la mia finestra sul tempo >.

La finestra del tempo.68

Logan fece ripassare lo spezzone appena visto.

         < Adesso nell’edificio, quante persone ci sono, oltre a lei e alla ragazza al banco? >

Laforge rispose quasi subito.

         < Vediamo … Noi due > Indicò la porta. < Poi … C’è la guardia che sta facendo il giro > Indicò uno schermo < Eccolo … E’ al piano superiore. Infine ci sono i tre ricercatori, ma sono nell’interrato, nei laboratori … Infatti, eccoli >. Indicò un altro monitor, dove si vedevano tre persone intenti a svolgere ciascuna una mansione differente.

Merlano continuava a fissare la mappa dell’edificio.

         < Dica alla guardia di rientrare e … Oltre al piano superiore? >.

Laforge lo guardò stupito.

         < C’è il tetto>.

Merlano stava fissando gli schermi, quando alzò un dito.

         < Eccolo .. E’ lui e si trova … Piano superiore … Queste cosa sono … Macchine agricole? Eccolo , ancora lui e si sta spostando. E’ dalla parte opposta in cui si sposta il guardiano … Lo avverta di andare alla prima uscita di sicurezza e togliersi dai piedi. Non vogliamo che si faccia male e poi … Non mi sembra armato, o sbaglio? >.

Laforge prese la radio e ordinò al guardiano di abbandonare immediatamente la sala in cui si trovava. Poi si rivolse a Merlano.

         <  Quella è l’ambiente che ricorda Bunker Hill, la battaglia e tutto il resto. C’è persino un diorama e anche le figure dei vari partecipanti. Riscuote molto successo ed è frequentatissimo, soprattutto dalle scolaresche >. Disse sorridendo compiaciuto.

Gli schermi intanto mandavano le immagini di quelle sale e solo di quelle. Inquadrature da varie direzioni.

           < Le telecamere possono essere manovrate da questo posto? > Chiese Logan. < Abbiamo bisogno che quell’uomo sia sempre inquadrato … Un’altra cosa, tra poco arriverà la Squadra Speciale. Ho bisogno qualcuno di loro  acceda a quest’ambiente. Ci guideranno. Li faccia salire dalle scale. Niente ascensori. Noi intanto andiamo >.

Laforge annuì e Logan con i due soci uscì e si diresse verso le scale per accedere al piano superiore, quando si aprì un varco nella parete e uscì il guardiano. Corsero verso di lui e si fecero spiegare a che punto la porta di sicurezza si sarebbe aperta sul sui saloni al piano superiore.

Salendo i gradini decisero cosa fare una volta raggiunto il piano. In mano Fionnula aveva una pianta del museo e indicò le sale dedicate a Bunker Hill.

Decisero che Logan e Merlano sarebbero entrati da due parti differenti, mentre Fionnula li avrebbe attesi appena fuori, mantenendosi in contatto con Laforge attraverso la radio che avevano preso al guardiano. Questo per indirizzarli verso il loro obbiettivo.

Raggiunte le due entrate i due uomini si guardarono negli occhi.

         < Niente stupidaggini e il primo che lo vede, avvisa l’altro. Fionnula chiama Laforge e chiedi dov’è il nostro uomo. >.

La radio gracchiò. Racònkay era nella sala dell’ultima battaglia, dove era stato riprodotto in scala l’ambiente dove si svolsero a suo tempi gli esiti finali dello scontro. L’uomo era accanto a delle colonne che dovevano rappresentare il boschetto. Davanti a lui il terreno era stato ricavato dal modellamento di una schiuma espansa ricoperta da uno strato di plastica che stava ad indicare il prato. C’erano alcune buche dove all’interno si potevano osservare dei manichini che indicavano la posizione dei vari componenti del gruppo di Corso. Discosto, un manufatto sempre in schiuma stava ad indicare la roccia dove si era nascosto Holt e il suo fucile da cecchino. Si riusciva ad intravedere il manichino che lo raffigurava.

Ad un cenno i due uomini, Logan e Merlano si divisero e si avvicinarono con cautela alla sala.

Logan tentava di fare il meno rumore possibile e ringraziava chi aveva progettato e costruito i suoi stivaletti, ma soprattutto era contento che il pavimento fosse coperto da una dura e silenziosa moquette. Si avvicinò allo stipite della apertura della sala e si appiattì contro il muro. Spostò velocemente la testa all’interno, ma non vide nessuno. Avanti a lui a due o forse tre passi c’era un totem su cui poggiava uno schermo. Fece in un lampo e si nascose dietro il parallelepipedo di color grigio. Con la coda dell’occhio si accorse che nella sala era entrato anche Merlano e ora lo immaginava nascosto anch’egli, dietro qualche espositore. Improvvisamente vide la testa del compagno sbucare da dietro un totem simile al suo e iniziare a scrutare in varie direzioni. Poi si bloccò e rimase un certo tempo fissa in una direzione. Merlano poi cercò con lo sguardo Logan e trovatolo, con la mano libera dall’arma diede un cenno in una direzione. Logan allora si sporse e guardò brevemente. Aveva visto un’altra piattaforma, che poteva dargli un po’ di riparo ed era proprio nella direzione indicata d Merlano. Con passo veloce si avvicinò, ma dalla sua nuova posizione aveva perso di vista il compagno. In compenso prendeva d’infilata buona parte della sala, eppure il Liquidatore sembrava scomparso nel nulla. Parlò brevemente nella radio che aveva indosso.

         < Fionnula … Notizie del nostro uomo? >

La ragazza rispose appena dopo.

< Deve essere ancora nel salone, ma si è nascosto molto bene. Le telecamere non riescono ad inquadrarlo. Laforge vede bene Merlano, nascosto dietro un grosso ceppo che sta dalla parte opposta a dove stai tu. Quasi alla tua stessa altezza. In mezzo c’è il prato di Bunker Hill, ma nelle buche ci sono solo i manichini. Forse il Liquidatore si è nascosto dietro una delle siepi o dietro una delle vetrine con i cimeli … Non riesce proprio a vederlo. Ah, dice che è arrivata finalmente la Squadra. Tra poco avremo le comunicazioni attraverso i nostri canali … Cosa dici … Vado loro incontro? >.

         < Si … Fai salire qualche uomo e che facciano lo stesso percorso che abbiamo fatto noi. Li aspettiamo per dare il colpo finale > Poi rivolto a Merlano < Sentito, socio … Niente movimenti e niente colpi di testa aspettiamo i rinforzi. >.

Merlano fu laconico nella risposta.

         < Si, capo >. E si mise a ridacchiare. “Stupido” pensò Logan e si augurò che la cosa finisse in fretta. Si sentiva arrivato alla fine e la tensione ormai gli stava consumando le ultime forze. Poi c’era quel vento che in quel momento non lo aiutava. Invece di riempirlo di adrenalina o comunque di aiutarlo a pomparne il giusto, invece lo svuotava lentamente come una emorragia inarrestabile e sentiva che le forze lo stavano abbandonando.

La finestra del tempo.67

Merlano non si scompose più di tanto.
< E’ l’unico informatore che ha saputo dirci qualcosa. L’unico. Sarà strambo però ha parlato. >.
< Di cosa, di grazia? Di un russo, di un altro demente e di una donna … Cos’è? Una delle tante puttane che frequenta quel tizio? Di un altro suo delirio? Di cosa stiamo parlando? >.
< Sta parlando di “Don Quijote de la Mancha”. > Intervenne Fionnula, con calma serafica, per nulla scossa da quell’intermezzo. < Un personaggio di un vecchissimo libro. Una sorta di cavaliere errante dell’antica Spagna, che combatte il male, in nome e per conto della sua amata, che però alla fine del libro muore pazzo. O forse lo è già durante le vicende del libro. Vede un gregge di pecore e le uccide credendole una banda di briganti e si getta contro dei mulini a vento, pensando che fossero dei giganti. Sarà una storia un po’ folle, ma è di una bellezza … Incredibile. Dovresti leggerlo >  Alla fine del discorso sfoderò uno smagliante sorriso indirizzato a Logan.
Che tornò a fissare la ragazza, come se non la vedesse. Si era perso nei meandri dei propri pensieri e stava cominciando a far ordine nella confusione delle tessere che si erano improvvisamente formate nella testa. Don Chisciotte, le pecore, i mulini continuavano a volteggiare, accompagnate dall’immagine di Ruben, che danzava una ballo orgiastico , accompagnato del fischio, oramai insopportabile, del vento.
Poi una parola prese a martellare la sua testa, divenendo sempre più grande e facendo scolorire le altre: il mulino. Non c’erano mulini a vento, né in città né fuori, perché non era quella una terra ventosa. Giornate come quella odierna erano abbastanza rare, si potevano contare sulle dita della mano. Di una mano. Eppure il mulino era sempre li. Fisso, ingombrante, come un macigno piantato nella piazza principale della città, poi improvvisamente, forse grazie al vento o forse perché il vento doveva farlo, il velo si squarciò e a Logan apparve la verità in tutta la semplicità del caso.
Il Liquidatore lo stava aspettando al vecchio mulino, fuori città, sul fiume. Per secoli quello che ora era diventato una sorta di monumento ad un passato glorioso e pionieristico, aveva macinato i frumenti e altri frutti della sua terra. Aveva aiutato a sfamare intere generazioni, poi le cose erano migliorate e pian piano l’uso si perse. Le macine smisero di funzionare e il vecchio mulino si ridusse a esempio di civiltà industriale, trasformandosi in museo. Si ricordò di esserci andato e non solo una volta, ma più volte. L’ultima, in occasione di un furto di una serie di attrezzi, non ricordava più quali fossero, ma ricordava che i ladri erano stati arrestati. Si soffermò ancora sul luogo e si domandava di quella bizzarra scelta, per un ultimo definitivo confronto. Forse perché isolato, perché non era poi frequentato così assiduamente, o forse non c’era un motivo preciso. Un luogo valeva l’altro.
Logan si guardò attorno.
         < Il Liquidatore mi aspetta al vecchio mulino e credo che sia una cosa personale. Vuole me. Immagino per i fatti successi all’epoca del Protocollo di Jeronimus. La morte di Kayla, quella di Rungald … Le indagini e la scoperta del coinvolgimento del Consiglio delle Rune di Fuoco in quell’affare e poi … Poi ci sarà sicuramente dell’altro che al momento non so spiegare. Una cosa certa però la so, vuole me. Solo me e a questo punto io voglio lui. Ha commesso l’omicidio di Kayla e per quello deve pagare. >.
Si staccò definitivamente dalla finestra e si diresse alla scrivania. Aprì un cassetto e prese la pistola, controllò il caricatore e ne prese uno di scorta. Indossò il cinturone, ,dotato di fondina ad estrazione rapida e per ultimo infilò il giubbotto, poi senza guardare gli astanti, né salutarli uscì.
Fionnula si alzò anche lei e fece gli stessi gesti, calcandosi bene in testa il cappello d’ordinanza. Merlano uscì poco dopo, non senza aver prima fatto una telefonata al Gruppo d’Intervento Rapido.
Meglio portarsi appresso la cavalleria pesante.
Salirono tutti e tre sulla macchina di Merlano, che s’infilò nel poco traffico di quell’ora del mattino. Ogni volta che abbandonavano la sicurezza delle case e attraversavano un incrocio la macchina sbandava leggermente e Logan e Fionnula erano costretti a tenersi ai sostegni, mentre Merlano stringeva forte il volante. La tensione del momento era palpabile e nessuno aveva voglia di parlare, anche perché non c’era molto da dire. Occorreva solo accordarsi su come muoversi e il resto sarebbe stata l’invenzione del momento. Quando arrivarono al mulino, il piazzale antistante, adibito a parcheggio era praticamente vuoto. Solo le auto degli impiegati erano posteggiate negli appositi spazi a loro riservate. Non c’era nessun’altro, apparentemente. Merlano spense il motore e si rivolse a Logan.
         < Come procediamo? >.
Logan non rispose subito, ma si mise ad osservare prima l’esterno, poi l’edificio, soprattutto il tetto, quindi indicò a Merlano un posto vicino al muro esterno, nelle vicinanze dell’entrata principale. Non aveva voglia di fare da bersaglio alle fucilate del Liquidatore e la sua intenzione era quella di esporsi ed esporre i compagni il minor tempo possibile. Agirono in fretta e si ritrovarono all’interno. Al banco del ricevimento, un’impiegata visibilmente annoiata, fece conto dei tre nuovi arrivati e con lentezza si predispose a staccare i biglietti d’entrata, poi gettò uno sguardo sul bancone per accertarsi che le brochure ci fossero tutte e ben in vista.
Logan le si avvicinò e le chiese.
         < Mi scusi > Estraendo dalla tasca il distintivo di riconoscimento < Prima di noi è entrato qualcun altro? >.
La ragazza fissò interdetta la placca di metallo e scosse la testa senza dire una parola.
Intervenne Merlano.
         < Altre entrate? Dove sono? Ha una piantina dell’edificio? Vorremmo vederla? Quanti siete adesso in servizio? >.
La ragazza apparve in confusione, sbatteva la bocca ma non uscì una parola. Poi da sotto il bancone prese una piantina dell’edificio e con la penna che aveva tra le dita segnò delle croci in corrispondenza di tutte le entrate.
Fionnula, girò dietro il banco e trovati i video di sorveglianza chiese alla ragazza.
         < Le telecamere sono sempre in funzione? Registrate qualcosa oppure .. ? >
Annelore, così si chiamava la cassiera annuì.
         < Sono sempre in funzione. Hanno fatto manutenzione due giorni fa e tutto funziona benissimo. Le chiamo il capo della sorveglianza,  così potrete guardare i video che vi interessano>.
Prese il telefono e compose un numero.
         < Signor Laforge … Potrebbe venire un momento. Ci sono tre uomini dell’Inquisizione … No … Non so .. Venga, la prego. >.
Nella parete di fronte alla cassa si aprì un varco. Era la porta dell’Ufficio di sorveglianza e il signor Laforge comparve.
         < Dicano. I signori desiderano? >.
Logan mostrò nuovamente il distintivo.
         < Vorremmo vedere i filmati dell’ultima ora … No anzi delle ore precedenti all’apertura. Grazie è urgente. >
Laforge li fece accomodare nell’ufficio e iniziò a smanettare con i PC.
         < Queste sono le immagini delle ultime quattro ore>.
Le immagini iniziarono a scorrere e si vedevano le varie porzioni dell’edificio riprese dalle telecamere di sicurezza. Apparentemente non succedeva nulla se non che, eravamo oramai nella mezz’ora precedente all’apertura si vide aprirsi una porta di sicurezza, dell’ala sud e una figura entrare di soppiatto. Era di spalle e non poteva essere qualcuno del personale. Non era previsto, tra gli indumenti prescritti, l’uso della bombetta. Rakònkay si era già introdotto nell’edificio.

La finestra del tempo.66

Di quel giorno ventoso, Logan ricordò in seguito, abbastanza. Una memoria che chiamava “ a leopardo”. Alcuni momenti, alcune situazioni erano rimaste vivide e definite. Di altre aveva il sentore di un particolare: un odore, una luce, una sensazione diffusa, ma confusa, sbiadita. Gli rimase, di quel giorno, l’odore del vento, che soffiava forte spazzando le strade e scuotendo gli alberi. Non permetteva neppure alle nuvole di accavallarsi le une alle altre, ma le sfilacciava, quasi con una furia incontenibile, strappandole in lunghe scie, sempre più sottili e i contorni delle cose erano più vivide e definite. Le montagne sembravano avvicinarsi ogni momento di più, creste e orridi, canaloni e placche di dura roccia si mostravano, impudiche e se fissavi le sommità coperte di neve, questa sembrava mandare barbagli magici.
Logan lo marcava, quel vento. Lo caricava di una energia che in qualche modo andava scaricata. Aumentava la sua frenesia di fare, di decidere, di agire e sentiva la pressione aumentare, i suoi sensi, le sue percezioni, acuite, ma allo stesso tempo, quell’aria lo rendeva vulnerabile. Era l’istinto a dominarlo e si fidava del suo istinto, ma sapeva anche, che molte volte, quello lo aveva spinto a prendere delle decisioni, si erano poi rivelate errate. La razionalità sembrava esser messa da parte, negletta, imbarazzante, inutile. Era consapevole di quella dualità: di essere travolto dall’avventatezza di alcune sue decisioni, ma sapeva anche che non avrebbe potuto opporre la ragione e frenare o comprimere il pensiero e l’azione. Era disposto in quel giorno a pagare pegno, perché avvertiva l’urgenza di chiudere quella finestra sul tempo, che si era costretto ad aprire.
Osservava dalla finestra le manovre di vento impetuoso, quando la porta dell’ufficio si aprì ed entrò l’agente Merlano e dietro lui Fionnula, ingolfata nel suo lungo giaccone chiuso fino a coprirle la faccia, con il cappello d’ordinanza ancora premuto con una mano sulla testa. Sotto la visiera, eccitati occhi lo stavano fissando e indovinava che sotto il bavero, alzato all’inverosimile, un largo sorriso di felicità, incorniciava il volto della ragazza.
Merlano con  un gesto plateale stava indicando la porta e con affettata sufficienza disse.
< Abbiamo, anzi hai visite. Anzi una visita di quelle … Una visita speciale … Che attendevamo da fin troppo tempo. Logan … ti presento il “Ballerino”>.
Ruben James, entrò con ampie falcate, ieratico e gesticolando con le braccia e arrivato davanti a Logan si mise nella prima posizione e si chinò verso di lui, leggermente. Il “Ballerino” era entrato in scena.
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Wilmer, vecchio compagno del non compianto Rungald, ne aveva preso il posto, dopo l’infausto incontro con il Liquidatore, avvenuto nella notte dell’omicidio di Kayla.  Ora comandava il piccolo esercito di malfattori al soldo del Consiglio delle Rune del Primo Fuoco, erede di quella banda del Norreno, che era stata duramente colpita nella battaglia di Bunker Hill. Wilmer però non voleva legarsi solo ed esclusivamente al Consiglio delle Rune, per cui accettava qualunque incarico, basta che fosse ben retribuito e non importava da che parte giungesse l’incarico. Importante che fosse pagato e anche bene. L’offerta fattagli dal Liquidatore era una di quelle e non ci volle molto per organizzare ciò che Rakònkay voleva. Aveva imbeccato e bene quelli che lui definiva i disinformatori, che a loro volta avevano imbeccato quelli che si credevano informatori delle forze dell’ordine ed ora il “Ballerino” era davanti a Logna, con il carico di informazioni, che avrebbero permesso all’Inquisitore di mettere le mani sul feroce killer.
Questo era quello che sperava Logan. Rakònkay voleva Logan solo morto e voleva concludere in fretta.
Wilmer aveva fatto in modo che al “Ballerino” arrivasse la notizia che il Liquidatore era in città e soprattutto dove fosse il nascondiglio. Il resto per Wilmer non era importante. Aveva avuto la sua ricompensa e i motivi per i quali Rakònkay volesse morto Logan, non gli interessavano. Sapeva che la morte di Logan avrebbe interferito per un poco nei suoi affari, ma il bilancio profitti e perdite pendeva sul primo. Ci sarebbe stato un periodo, che si augurava breve, nel quale di affari in città, non sarebbe stato possibile farne, ma muovendosi bene e ungendo le ruote giuste, la congiuntura negativa avrebbe avuto breve durata. Gli affari , in fondo non ne avrebbero risentito.
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Logan e Ruben James si fissarono per lungo tempo. Lo sguardo dell’uomo, immobile nella sua posizione, sembrava perdersi sempre di più, quando improvvisamente si mosse. Piroettò e iniziò a contorcersi al ritmo di una musica chiusa nella sua testa. Sembrava danzare una musica sofferta e le espressioni del suo volto indicavano una sorta di lotta. Digrignava i denti, sbarrava gli occhi, poi alzava le braccia per farle ricadere pesantemente e le espressioni del volto erano sempre più grottesche, fino all’ultima: l’espressione della morte.
Poi riassunse la posizione iniziale e si chinò profondamente più volte, quasi a ringraziare il pubblico immaginario, quindi con la faccia ancora stravolta per la performance appena svolta si rivolse a Logan.
         < Oh … Petrucka! Smetti gli affanni. Inutile inseguire il Ciarlatano … Piuttosto, accompagnati al cavaliere dalla triste figura. Là … Finalmente Odette non dovrà più subire la ferale umiliazione >. Poi si voltò di scatto e accennando un passo di danza si avvicino a Merlano.
          < I miei crediti pattuiti. Se l’arte non ha prezzo, l’artista deve pur mangiare >.
Merlano mise una mano in tasca e ne trasse una piccola borsa di tela e la mise nella mano aperta che aveva sotto il proprio naso. Ruben James si chinò nuovamente verso Logan e con lo stesso passo uscì.
Logan fissò prima Merlano poi Fionnula, poi guardò gli altri astanti e ritornò su Merlano.
         < Ma … Sei scemo? O cosa? Chi cazzo è questo demente? Noi striamo cercando un assassino e tu … Mi porti … Un deficiente che si agita come se avesse le convulsioni e parla di gente, che forse neppure lui sa chi sia e lo paghi anche! E’ certo … Sei scemo.

La finestra del tempo.65

Lavorarono ancora un paio d’ore, senza risultati e perciò ciascuno prese la strada di casa, nella speranza che una notte di sonno portasse qualche frutto.

Logan entrò in casa e cercò , al buio , l’interruttore e accesa la luce si trovò una sorpresa.

         < Salve Logan >.

Davanti gli apparve un ometto segaligno, dalla voce acuta e dallo sguardo vivace. Logan rimase interdetto, per la sorpresa e si accorse immediatamente che l’uomo non era solo. Due altri individui ai lati della stanza lo stavano fissando. Dai rigonfiamenti fin troppo evidenti Logan intuì subito che i due erano armati e che si sarebbero serviti dell’artiglieria se solo gliene avesse dato la possibilità. Si rilassò e guardo meglio i tre inaspettati ospiti. Uno, lo ricordò quasi subito, lo aveva visto nell’appartamento del Giudice, giù nella zona industriale, la sera che il mistero di Bunker Hill era stato sciolto sino in fondo. Fissò l’uomo che lo aveva salutato e fece uno sforzo per ricordare quella fisionomia che gli era risultata famigliare quasi subito. Poi ricordò dove si erano già incrociati. Al Covo del Pissai, ecco dove si erano già visti. Era l’uomo che gli era comparso improvvisamente davanti, mentre mangiava e gli aveva detto che era seguito.

         < Salve a voi tutti. Con chi ho l’onore di parlare? >.

L’ometto si appoggiò meglio al tavolo.

         < Sono Darius. Diciamo che sostituisco Joop Van Der Meewe o meglio, io sostituisco in tutto e per tutto Joop e … >.

         < Lui dov’è ? Sempre che me lo possa dire? … Darius, giusto >.

L’uomo corrugò la fronte.

< Dicevo … Immagino che conosca già i miei due amici. Vi dovreste essere già conosciuti qualche tempo fa. Giusto?  Bene, lo immaginavo. So che hai buona memoria .. Per le facce soprattutto. Bèh, se così non fosse il tuo lavoro da Inquisitore, diciamo che ne soffrirebbe. Giusto? Bene, dato che le presentazioni sono state fatte passiamo alla parte importante. Vediamo … Joop dov’è ? Non ha importanza, ora ha un altro incarico e … Allora, vediamo un poco … Il Liquidatore si è ripresentato … Bene … Ora, Duncan, grand’uomo quel Duncan, ecco … Ci ha chiesto, o meglio, ha chiesto l’intervento del Congresso Continentale. Il che è giusto. Potrebbe essere un affare abbastanza grande, non tanto per l’uomo in questione, ma per ciò che potrebbe rappresentare, anzi per chi potrebbe rappresentare. Ecco, quello è il vero problema. Intorno al Liquidatore girano parecchie storie e non tutte sono verificate o verificabili. Mettergli le mani sopra, non sarebbe male, anzi sarebbe una cosa molto utile. Questo immagino tu lo abbia già capito. Non sei uno stupido e poi è tutto il giorno che tu, la tua collega … Fionnula giusto? Bella e brava ragazza. Ha un futuro se sarà guidata bene. Ah, poi c’è quell’agente dei Servizi. Merlano, giusto? Non è un gran che, ma lavora sodo. Quindi avresti bisogno di uno che sia addentro a certi meccanismi, che riesca ad aprire certe porte, avere le informazioni giuste. Bene, lo hai trovato >.

               < Quell’uomo saresti tu, forse? >.

< E chi se no? Lui forse? – Rispose piccato Darius indicando con il dito l’uomo alla sua destra – Io, certo, chi altri? Credi di poter accedere proprio da tutte le parti? Credi di avere abbastanza informazioni o risorse o uomini per continuare la tua indagine? Io dico di no e a qualcuno potrebbe, non piacere il lavoro fin qui svolto. Lavoro, bèh è una parola un po’ grossa a dire il vero. Non avete niente o poco più di niente. Un avvistamento, una fotografia e una memoria un po’ labile. Quella di chi ha identificato il Liquidatore. Bastano due o tre birre e … Come si chiama? Malpasutti  … Non si ricorderebbe neppure come si chiama. Quello è un ubriacone e non è poi quel gran meccanico. Appena passabile. Ora lasciamo perdere e vediamo di venire a capo di questa faccenda. Vogliamo il Liquidatore, possibilmente vivo, però se dovesse succedere un incidente, ecco vorremmo che la vittima sia lui e nessun altro. Chiaro il discorso, sino ad ora >.

Logan intanto si era seduto dalla parte opposta di Darius.

         < Allora lo volete vivo. Va bene, vediamo di prenderlo vivo quest’uomo. Ora però dobbiamo capire perché è tornato e chi sarà il suo bersaglio e qualche idea, da verificare è vero, io l’avrei. >.

         < Sentiamo queste idee e confrontiamole con quelle che abbiamo noi. Merlano, anzi i Servizi hanno anche loro formulato delle ipotesi, oppure si sono come al solito buttati in questa caccia, sfruttando le idee degli altri e tacendo sulle proprie >.

Logan gli lanciò un occhiata significativa e Darius scosse la testa. La scuola di Duca Ramiro non era servita a nulla e i Servizi si stavano involvendo dietro camarille di potere interno che li stava consumando. Le notizie che aveva Darius stavano per avere un’altra conferma ed era bastato uno sguardo.

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Rakònkay, disteso sulla branda, unico elemento d’arredamento di quella squallida stanza, fissava il soffitto. Ormai erano ore che lo fissava ed era quello uno dei suoi sistemi di vuotare completamente la mente e per trovare lentamente, ma con costanza, la concentrazione necessaria per affrontare la situazione. Iniziò a ricordare gli avvenimenti del passato prossimo: la richiesta dei suoi servigi e l’incentivo promesso e quello già incassato. I termini del contratto e la più ampia libertà d’azione per portarlo a termine, il suo contratto. Il bersaglio questa volta era veramente impegnativo e avrebbe dovuto dar fondo a tutte le sue risorse per poter soddisfare ciò che aveva promesso. Questo però non lo preoccupava più di tanto. Lui i contratti li aveva sempre onorati e mai nessuno se ne era lamentato. Anzi era il suo brillante biglietto da visita. Questa volta però uccidere il Giudice poteva rivelarsi più complicato del solito. Non era mai successo che il bersaglio fosse così grosso. In tanti anni nessuno si era mai azzardato a fare tanto, ma forse i tempi erano cambiati o forse per quell’incarico era arrivato anche l’uomo giusto e quel pensiero gli fece aumentare, per un attimo, il ritmo del respiro. Orgoglio. Si calmò immediatamente e riprese a respirare con regolarità, abbassando sempre di più il ritmo. I fetore della stanza non aiutava ad insufflare tanta aria.

Per ora, si disse, devo solo aspettare che inizino ad arrivare le informazioni richieste, poi le azioni saranno in conseguenza. C’era solo d’attendere e riprese a vuotare la mente per abbandonare, seppur vigile, il mondo circostante.

La finestra del tempo.64

La risposta di Duncan non tardò ad arrivare. Lui non era disponibile a raggiungere Logan e seguirlo nell’indagine per catturare Rakònkay, però poteva metterlo in comunicazione con la persona che curava i collegamenti tra gli Inquisitori e il Congresso Continentale e di conseguenza con l’apparato dei Pacificatori. Con il Giudice insomma, il nuovo Giudice che si era insediato da poco tempo. Non sapeva chi fosse stato eletto, ma sicuramente non avrebbe mancato di appoggiarlo, visti i precedenti.

Logan storse il naso a quella notizia, però capì che a qual punto doveva per forza fare da solo, senza l’appoggio del vecchio socio. Si rivolse a Fionnula, che non aveva smesso di compulsare lo schermo del suo PC e prendere i doverosi appunti.

         < Allora? Novità dagli alberghi? >.

La ragazza scosse la testa.

         < Niente da fare per ora. Ho fatto anche qualche telefonata ai miei informatori. Di stare in campana e di avvertirmi nel caso avvistassero il nostro uomo, ma credo che per ora si sia trasformato in un fantasma >.

Si aprì di colpo la porta e Merlano fece la sua entrata, portando sotto il braccio un voluminoso incartamento, che mise, con malagrazia, sulla scrivania di Logan.

         < Qui c’è tutto quello che abbiamo sul nostro uomo – Disse sbuffando e togliendosi la giacca – Come vedi di notizie  … Abbondiamo … Note di avvistamenti, verbali di pedinamenti, cose dette dagli informatori … Accomodati pure. Anzio accomodiamoci, perché la roba è tanta e noi siamo solo in tre e il tempo non ci é amico. O sbaglio? >.

Logan con un gesto chiamò Fionnula, ad accomodarsi anche lei alla sua scrivania. Prese il voluminoso fascicolo e lo divise in tre parti, facendo attenzione di suddividerlo equamente, nel limite del possibile.

Passarono le ore e Logan guardando fuori dalla finestra si accorse che le prime ore della sera erano ormai scese e che il suo stomaco stava brontolando in maniera preoccupante.

         < Basta – Disse alzandosi dalla sedia e stirandosi, attendendo di sentire scricchiolare qualche cartilagine. Poi iniziò ad ondeggiare la testa e sentì crocchiare le vertebre del collo – Basta. Fermiamoci  e andiamo a mangiare. Riprenderemo dopo. Personalmente sono arrivato al punto di non capire neppure ciò che sto leggendo. Non so voi, ma è venuta fame  e sete >.

Fionnula iniziò una ginnastica oculare e Merlano si lasciò letteralmente cadere sulla sedia. Sembrava un pupazzo disarticolato.

         < Sì – biascicò – Mi serve un buon pasto e una buona birra e … Fumare una sigaretta. Ne ho un voglia da … Non so neppure io da quanto. Andiamocene da qui e alla svelta >.

Fionnula dopo la ginnastica agli occhi pensò di aggiungere anche quella facciale e mentre faceva strane smorfie, prese il giaccone d’ordinanza, la borsa e si diresse verso la porta, senza spiaccicare parola.

I tre uscirono e si diressero in un locale li vicino, l’ ”Osteria dei Lupi”. Un locale tenuto da un tipo strambo che aveva passato fin troppi anni in giro per i boschi a studiare i lupi ed ora, che l’età e gli acciacchi non gli permettevano più le sue scorribande, aveva deciso di aprire un locale. Frequentato soprattutto dagli uomini degli Inquisitori e dei Servizi, visto che era vicino alla loro sede, serviva birra a volontà e piatti di una cucina semplice ma gustosa. I padrone non era scontroso o diffidente come gli antichi amici, ma aveva il dono di farsi gli affari propri e di non parlare mai con nessuno di ciò che sentiva nel locale. Ci teneva troppo alla clientela.

Il pasto fu consumato in silenzio, un po’ perché a Logan seccava parlare a tavola. Se era il momento di mangiare si mangiava e non si doveva pensare e o fare altro. Questo era un limite che aveva ostacolato i buoni rapporti con l’altro sesso. Però lui di parlare durante i pasti, proprio non ci riusciva. Merlano poi, era troppo impegnato a scarnificarle le sue costine di maiale, per lasciarsi andare a qualunque dialogo, infine Fionnula, con la sua insalata di pollo, stava masticando con lentezza ogni boccone e si vedeva immediatamente che il corso dei suoi pensieri era lontano mille miglia da quel luogo.

Solo dopo il gotto di caffè, con le pance piene e un diverso colorito, le lingue si sciolsero e stabilirono subito che gli elementi che avevano, pur essendo una montagna, non avrebbero portato certo a scoprire dove fosse Rakònkay, però potevano essere utili a capire il perché della sua presenza.

         < Se il Liquidatore è tornato – Esordì, dopo un certo silenzio Logan – Certo è che è stato mandato da qualcuno >.

         < Cioè?  A chi pensi? O per lo meno chi ne potrebbe trarre un utile? Qualche Gilda?  La banda delle Rune del Primo Fuoco? Un contratto, come pare definisca i suoi servigi, datogli da un … Privato? Vendetta, regolamento di conti ? >. Interruppe con foga Merlano.

         < Può essere un buon indizio quello di un Gilda. Pensiamo solo ai Mercanti delle Idee. Dopo i fatti di Bunker Hill, hanno perso molto potere e influenza e non da tutti sono accolti a braccia aperte. La collusione con la Banda del Norreno è una macchia difficile da togliere. Soprattutto per le grandi Tribù e i Popoli di questa zona. Ma anche di altre. So che al Nord dalla Scandia fino alle isole dei Pitti, le terre degli Angli, per non parlre dei Mistrali. Loro gli hanno precluse le frontiere >. Intervenne  Fionnula, che parlava fissando un punto indefinito del soffitto a travi a vista del locale.

         < Non credo che la malavita abbia un interesse così grande da ingaggiare un solo uomo. Per compiere poi cosa? L’omicidio di chi? Colpire forse Marcus? Ora che la matassa di Bunker Hill è stata svolta tutta, o quasi, ora che il Protocollo di Jeronimus è saltato fuori … L’uccisione di Marcus potrebbe essere simbolico. I resti della Banda del Norreno la fanno pagare a chi è succeduto a Jeronimus stesso. No, non credo proprio. Troppo lambiccato. E non credo neanche che vogliano colpire Togo e il suo gruppo. Per ciò che hanno permesso di scoprire riguardo Bunker Hill. E’ vero che quello ha azzerato praticamente un mondo di misteri e di conseguenza tutto quello che poteva ancora girare intorno a quel mistero. Una bella montagna d’interessi, sotto varie forme. Non so .. C’è qualcosa di strano e speriamo che l’arrivo di qualcuno del Congresso Continentale possa illuminare meglio la situazione >. Logan concluse il discorso ingollando l’ultimo sorso del suo caffè, ormai tiepido e alzato il boccale richiamò l’attenzione del padrone, detto il Lupo, per farselo riempire ancora.

Merlano fece una faccia meravigliata.

         < Avremo anche la partecipazione straordinaria del Congresso Continentale. Come mai? Chi ha avuto questa geniale idea? Forse che noi non siamo capaci di cavare un ragno dal buco? >.

Logan notò, come pure Fionnula, un risentimento nelle parole di Merlano.

         < No. Assolutamente. Li ho chiamati io, perché il Congresso è in contatto con i Pacificatori e loro hanno risorse che noi, attualmente non abbiamo. Tutto qui >.

Merlano scosse la testa, non convinto della spiegazione.

         < Dovrò informare i miei superiori di questa faccenda e non credo che saranno contenti della presenza di agenti … Bèh di quella gente li. >.

Logan sorrise malignamente.

         < Sembra che voi dei Servizi li temiate. Avete paura che guardino nei vostri cassetti? Oppure avete qualcosa del passato o nel presente, che preferite tenere lontano. A Duca Ramiro, ai suoi tempi sia il comandante DuRaand che Tauranga non fecero nulla per farsi scoprire, anzi lo depistarono con quel travestimento da pastori e Duca bevve la loro storiella e la propinò anche agli altri. Tutti caddero nel tranello. Mi sa che voi, quello  non lo avete digerito. Sbaglio ? >.

Merlano lo fisso cupo in viso.

         < Quelli erano altri tempi e no. I Servizi non devono assolutamente nascondere nulla agli agenti del Congresso e poi se lo facessero … Sarebbe giusto. I segreti del Clan devono rimanere tali e poi  … Basta non vi debbo nessuna spiegazione . A me interessa prendere quel Rakònkay, con o senza il Congresso in mezzo ai piedi. Sono stato chiaro? >.

Logan ingollò l’ultimo sorso di caffè.

         < Continuiamo la conversazione in ufficio se non ti dispiace >.

I tre si alzarono, pagarono e uscirono tentando nel limite del possibile di ignorarsi.

La finestra del tempo.63

Bastò solo una mezz’ora e i dati richiesti finirono sul tavolo di Logan. Rakònkay era sbarcato in mattinata, facendo perdere naturalmente le proprie tracce. Logan scosse la testa contrariato.
         < Possibile che a nessuno della Fluviale sia venuto in mente di fare un controllo, maledizione. Quell’uomo è sulla lista dei ricercati, la sua faccia è nei nostri archivi e quelli della Fluviale? Cosa stavano facendo? Pescavano ghiozzi? >. Così dicendo sbattè forte i fogli che teneva in mano, sul ripiano, facendo sobbalzare persino Fionnula, che mai avrebbe immaginato di vedere il suo capo così alterato. Anche perché in precedenza non aveva mai mostrato un simile atteggiamento.
         < Logan > Rispose la ragazza  <Tieni presente che la Fluviale da un sei mesi a questa parte è stata rinnovata praticamente quasi tutta, dopo la vicenda dei containers della “DomoLog”. Ora è formata quasi per il totale da agenti nuovi, usciti dall’Accademia freschi di nomina e dei vecchi .. Bèh, quelli rimasti dopo il ripulisti, hanno compiti per lo più direttivi. L’inesperienza purtroppo fa pagare. Adesso hanno anche altri compiti. C’è una squadra di doganieri e un’altra di controllori finanziari. L’aspetto investigativo e di controllo è stato lasciato, come dire, un po’ a margine. Indietro insomma >.
Logan le lanciò uno sguardo torvo, poi inaspettatamente bussarono alla porta e immediatamente l’uscio si aprì, senza dare il tempo di dire alcunché ai due che stavano discutendo.
Entrò un tipo tarchiato, con un giaccone grigio e, caratteristica evidente, con un paio di scarpe che scricchiolavano ad ogni passo, ciò che rendeva imbarazzato il proprietario in maniera evidente.
         < Buon giorno, sono l’agente Merlano … Divisione Investigativa dei Servizi di Sicurezza. Ho saputo che abbiamo un problema. Sono qui per unire le forze e eliminarlo … Ah, scusate le scarpe … Sono nuove e purtroppo sono finito in una pozzanghera e nell’asciugare … Bàh .. Non so .. Hanno preso stupidamente a scricchiolare. Più tardi me le andrò a cambiare. Dunque … Il nostro problema … A che punto siete? >.
Logan fissò l’agente Merlano, basito.
         < Voi come diavolo avete fatto a sapere che noi avremmo un problema, si può sapere oppure la notizia è riservata? E’ successo praticamente adesso e non ne ho parlato con nessuno? Cos’è? Siamo spiati? Ci sono microfoni nascosti? Oppure è uso dei Servizi, spirare tutto e tutti in ogni caso? >.
L’agente Merlano spense automaticamente quel sorrisetto che si era stampato in faccia.
         < No, naturalmente. Noi non spiamo nessuno. Soprattutto i colleghi, ma … Con il nuovo sistema informatico della Sicurezza … Ecco, avete interrogato la scheda di Rakònkay e visto che è ricercato e … Il mio capo, d’accordo con il vostro capo, mi ha mandato ad unire le forze. Voi come noi vogliamo quell’uomo. Forse per due scopi diversi, ma il fine è uguale. La sua cattura >.
Logan scosse la testa.
         < A parte il fatto che non credo ad una parola di quanto mi hai detto … Agente Merlano. Adesso ti siedi lì – Indicò la sedia dove poco prima era stato seduto Malapasutti – Debbo fare un controllo e dopo sono sicuro che porterai le tue maledette scarpe fuori da quest’ufficio >.
Guardò Fionnula.
         < Vado in un’altra stanza. Vedi che questo bel tomo non tocchi niente. Non parli con nessuno, neppure con te e se fa qualcosa che non ti piace sei autorizzata a sparargli. In quanto a te … Fermo, immobile. Ti concedo di respirare, ma respira piano e non consumare troppa aria >.
Uscì sbattendo la porta e percorse il corridoio fino alla stanza più lontana dalla sua, entrò e si attaccò al telefono. Prima di fare il numero respirò profondamente, per calmarsi.  La sua mente viaggiava a mille. I pensieri di affardellavano scomposti, nella mente, urtandosi come elettroni impazziti. In pochi attimi pensò a tutto a al suo contrario. Pensò di essere stato spiato, che ancora una volta qualcuno aveva intenzione di usarlo per scopi a lui ignoti. Che ci fosse al fondo di tutto una ennesima menzogna, cosa che aveva già vissuto e aveva giurato a se stesso di non rivivere mai più. Si sentì tradito e con una rabbia esplosiva in corpo, tanto che si mise una mano al fianco, ma si rese conto che la fondina era vuota. Quel gesto lo calmò.
  • Che cazzo sto facendo. Sono impazzito del tutto? Calma … Calma e gesso … Adesso sentiamo cosa ha da dirci Vitalianus, il Capo. Poi prederemo una decisione e speriamo che sia quella giusta –
La telefonata con il Capo fu tempestosa all’inizio, poi prese una piega più consona e meno aggressiva e alla fine Logan si convinse che quella convivenza per ora poteva andare bene e che doveva funzionare e che ogni eccezione doveva essere necessariamente rimossa.
Logan rientrò nel suo ufficio. L’agente Merlano non  si era spostato dalla posizione iniziale e fissava fuori dalla finestra un punto indefinito. Fionnula dietro la sua scrivania, con la mano destra poggiata sulla pistola d’ordinanza non aveva distolto lo sguardo neppure per un momento.
Logan si sedette dietro la propria di scrivania.
         < Allora … A quanto pare per ora siamo colleghi. Va bene … A un patto però e questo ti sia chiaro fin da ora e fin da subito. Chi comanda sono io. Tu prendi ordini ed esegui e se vorrò il tuo parere, te lo chiederò. Sino ad allora eseguirai e basta. Che sia tu o un altro non importa. Farai quello che dico. Sono stato chiaro? Hai seguito bene il labiale? Non credo che te lo debba ripetere, vero? >.
L’agente Merlano scosse leggermente la testa, poi, quasi fosse una smorfia, spostò un angolo della bocca, abbozzando ad un sorrisetto.
         < Ordini? >.
Logan guardò Fionnula.
         < Per prima cosa contatta tutti gli alberghi, le pensioni, le case d’accoglienza  delle varie Gilde e assicurati che il sospetto ci sia o non ci sia. Se lo scoviamo non deve assolutamente sapere che lo stiamo cercando. Inventati quello che vuoi per sapere se c’è o meno. In quanto a te … Vedi di procurarti tutte le notizie che voi dei Servizi avete su di lui. Dobbiamo tracciare un profilo, capire perché è tornato e sapere quale potrebbe essere il suo prossimo obiettivo. Io … Debbo fare ancor una telefonata . Forza diamoci da fare >.
Fionnula si mise al PC e cominciò a smanettare per recuperare la fotografia di Rakònkay. L’avrebbe trasmessa a tutti gli indirizzi suggeriti da Logan, e nella richiesta di notizie a suo riguardo rimase nel vago. L’agente Merlano invece uscì dalla stanza e si recò ai piani superiori dello stesso palazzo per raccogliere la documentazione che serviva.
Logan si mise davanti al proprio PC e scrisse un messaggio a Duncan. Aveva bisogno di lui.

La finestra del tempo.62

< Allora Malpasutti , sono ormai tre ore che stai guardando quelle fotografie. Non le trovi di tuo gradimento? Stai ancora cercando quella che più ti piace, oppure non c’è proprio nessuno che riconosci? >.
Logan guardava fuori dalla finestra del proprio ufficio e osservava come la primavera avesse ricominciato la sua opera rigeneratrice. Erano passate due stagioni dal momento degli addii con Duncan e come aveva detto al vecchio compagno di missione, aveva rassegnato le dimissioni da agente del Congresso Continentale ed era ritornato ad essere un semplice e più congeniale Inquisitore del Clan.
Malpasutti, l’uomo che aveva davanti l’ennesimo album fotografico, ricco di immagini dei malviventi di cui si era interessata l’Inquisizione, si grattò la testa coperta da una massa di capelli unti e sporchi, con mani grosse, dalle dita rovinate e con le unghie spezzate e nere. La sua professione di motorista navale lo aveva aiutato molto a ridursi in quella maniera. Dopo aver abbandonato la testa iniziò a strofinarsi la barba ispida e a scuotere la testa.
         < Ma … A me sembrano tutti uguali. Tutta gente che starebbe meglio in galera … No, non mi sembra di conoscere nessuno … Ah, però … E questo ? >. Lasciò il discorso in sospeso, come se avesse conosciuto finalmente una faccia. Come se da quel mucchio d’immagini, fosse emersa una figura e questa volta reale. Un volto a cui associare un nome e anche questa volta si realizzasse l’opportunità di avere una traccia per Logan, su cui lavorare.
         < Questo chi è, chi? >.
Con un dito deforme e tozzo l’uomo indicò una fotografia sulla pagina del raccoglitore.
         < Questo bel tomo qua. L’ho visto oggi .. Cioè stamattina .. Scendeva dal … Come si chiama? C’è l’ho sulla punta della lingua … No, non è il “Cormorano Verde” .. Quello è arrivato stanotte … No … Si chiama … Si chiama … “Stary Prevoznik”. Un cargo raccoglitore, che ha anche delle cabine … Niente di comodo, niente che si possa paragonare ad una passeggeri, anche la più brutta. Bèh, questo tizio è sceso proprio dallo “Stary”.  Però … Però … Màh … Sembra che manchi qualcosa … Non so che cosa, ma …>.
Logan guardò la fotografia indicata dal portuale. Il volto raffigurato era senza espressione, gli occhi dallo sguardo duro aveva fissato l’obbiettivo senza tradire una benché minima espressione dell’anima. Come se l’obbiettivo non dovesse assolutamente cogliere l’animo del soggetto. Nessuna paura, nessuna rabbia. Niente. Solo la durezza dello sguardo e a ben guardare quell’immagine emanava un senso di disagio. Forse era quello che voleva trasmettere il soggetto in questione. Chi guardava quella fotografia doveva provare disagio ne farlo. Logan lesse il nome : Lazlo Nagykoròs.
Disse il nome a Fionnula Parks, l’ agente che stava facendo coppia con lui da qualche tempo.
Fionnula picchiettò il nome sulla tastiera del PC e la risposta fu quasi immediata.
La ragazza sgranò gli occhi e fischiettò sommessamente. Era un vizio quello che Logan si era imposto di farle perdere; troppo poco professionale, secondo lui e quasi sempre fuori tempo.
         < Logan … Dai un po’ un’occhiata qui … Proprio un bel soggettino >.
Logan si avvicinò allo schermo e lesse, poi rimase pensieroso per un momento, quindi prese un  foglio di carta e le forbici e velocemente tagliuzzò il foglio, tanto da ricavarne una curiosa figura. Una semisfera appoggiata ad linea retta, che nelle intenzioni, molto pie per altro, di Logan doveva somigliare ad un cappello. Poi prese il pezzo di carta e lo mise a mo’ di cappello in testa al soggetto fotografato.
Malpasutti guardò con più attenzione l’operato di Logan, si diede un’altra grattata alla faccia e poi, voltatosi verso il poliziotto, sorrise, mostrando la tragica situazione della sua bocca.
         < Mi venga un accidente .. Sì, sì, sì … E’ proprio quello che ho visto questa mattina. E’ quello che è sceso dal cargo. Aveva proprio questo … cappello. Adesso sì, che sono sicuro >.Arricciò il naso e iniziò a scuotere la testa soddisfatto, poi mise la mano in una tasca della giacca ed estrasse un pacchetto di papirioske, tutto sgualcito. Con cautela ne estrasse una e se la ficcò in bocca.
Fionnula a quella mossa gli si rivolse acida.
         < Qui è vietato fumare. Non azzardarti ad accendere quella sigaretta se non vuoi una bella multa >.
Malpasutti guardò Logan sperando, invece, di ottenere il permesso di fumare.
Il poliziotto scosse il capo.
         < Fumerai dopo, adesso concentrati e rispondi alla semplice domanda: riconosci qualcuno che era la molo 18 ieri sera? Durante la rissa dove è stato ferito Jerry, il carrellista? >.
Malpasutti sbuffò, passandosi nervosamente da una mano all’altra la pairioska.
         < Logan .. accidenti, l’ho già ripetuto … Quante volte? C’era tutta quella confusione. Ero lontano abbastanza per vedere che si picchiavano, ma non abbastanza vicino per capire chi picchiava e chi le prendeva. Andiamo … Non lo so .. No, qui non c’è nessuno .. Saranno stati gli stivatori … Litigano spesso con quelli dei carrelli. Io poi stavo riparando il motore di trattore che si era fermato … Non lo so. Poi non c’era tanta luce >.
A questo punto Fionnula insorse.
         < Come c’era poca luce? Il posto era illuminato a giorno, dai fari della nave e da quelli del porto. Luci degli automezzi, il parco lampade che avevi acceso tu per avere più luce e vedere meglio il lavoro, che stavi eseguendo .. Mi dici che era buio? Andiamo, ci prendi per il culo? >.
Logan non parve sentire la parole dell’una e dell’altro. Fissava la fotografia con quel buffo cappello di carta che aveva ritagliato.
         < Va bene. Tu – Indicando Malpasutti – Poi andare, ma ricorda, che con te non ho ancora finito. Per adesso firmi la deposizione che hai rilasciato, ma ricordati .. Ti voglio a disposizione. Fionnula … Fai firmare le carte e poi sbattilo fuori >.
La ragazza lo fissò esterrefatta, ma fece come le era stato ordinato. Il motorista scarabocchiò il foglio e se ne andò non proprio soddisfatto.
La ragazza poi si avvicinò a Logan e guardò anch’ella la fotografia e con gli occhi interrogò Logan.
Lui guardò ancora una volta la sua composizione, poi rivolgendosi a Fionnula, sommessamente le disse
         < Rakònkay è tornato >.
Aveva sperato, Logan, in tutti quei mesi passati, di aver chiuso definitivamente la sua personale finestra sul tempo. Invece ora si rendeva conto che era rimasto ancora uno spiraglio e da quello il passato ritornava, più pericoloso di prima. Non era tutto finito, il cerchio non si era chiuso completamente. Ebbe il sentore che quella parte del passato, cui era legato in qualche maniera, fosse tornato per lui. Forse era venuto il momento di affrontarlo una volta per tutti e Logan ebbe paura. Fu un attimo, ma quella sensazione la sentì attraversargli il corpo, come una scarica e avvertì una pesante sensazione appoggiarsi sulle sue spalle.
Fionnula lo guardò ancora interrogativa.
         < Rakònkay? Mi sembra di averne sentito parlare Non è quello che ha ferito mortalmente quella ricercatrice … Kira Lusdrow, se non sbaglio? E forse ha ucciso quell’altro bel soggetto … Runglad? Tu e quell’agente Del Congresso Continentale … Duncan, non gli eravate addosso? >.
Logan sospirò.
         < Sì. E’ proprio lui e non gli eravamo addosso. E’ lui che ci è arrivato addosso. Veramente non a noi però … E’ come se ci avesse attraversato la vita a Duncan e a me. Adesso è tornato e devo scoprire il perché. Qualcuno è in pericolo >.
         <Perché dici che qualcuno è in pericolo? >.
Logan la guardò
         < Questo è il Liquidatore. Non una semplice liquidatore. Hai letto la scheda. Lo hanno arrestato già molte volte,lo hanno incriminato un paio di volte, ma mai processato e condannato. Prove contro di lui , neppure una. Sospetti, una montagna. Anche la sua ultima venuta è costata la vita a due persone. Dove si muove e agisce lascia una scia di sangue. Ora però sappiamo che lui c’è. E’ qui nella nostra città e lui non sa, spero, che noi lo sappiamo. Meta. La trasformazione sarà quando sapremo con esattezza dove si è nascosto. Partita difficile, forse impossibile, ma …>.
Fionnula gli si accostò.
         < Io ci sono. Quando si comincia? >.
Logan si prese il naso delicatamente tra due dita.
         < Subito. Telefona alla Portuale e fatti mandare l’elenco dei passeggeri sbarcati dal … come si chiamava .. Ah si, “Stary Prevoznik” >.
Fionnuila sorrise fiduciosa e prese la cornetta del telefono.

La finestra del tempo.61

< Allora te ne vai? >. Disse Logan guardando Duncan, mentre preparava la borsa da viaggio.
< Ormai niente mi trattiene. La missione è finita. Forse non come avremmo voluto, ma il male è stato sconfitto e il cattivo anche >. Gli rispose il socio.
Logan scosse la testa.
         < No. Non era così che doveva finire. Avremmo dovuto trovare il programma, e salvare il mondo. Arrestare Kayla, farla confessare tutti i suoi intrallazzi e denunciare al Consiglio Dei Clan i suoi complici. Invece. >.
Duncan buttò nella borsa un ultimo indumento.
         < Invece … Abbiamo trovato un programma che non serve più a nulla. Kayla è morta, uccisa dai suoi stessi compari, che per altro contro di loro abbiamo sospetti ma non uno straccio di prova, se non il fatto che quel tizio … Rakònkay è il Liquidatore al soldo del … Fuoco delle Rune o come cazzo si chiama quella banda di tagliagole, che ha preso il posto della banda del Norreno e dunque, al soldo dei Mercanti delle Idee. Abbiamo fatto un po’ di pulizia e questa volta non abbiamo scopato la polvere sotto il tappeto. – Poi si mise a sogghignare – Se è per questo non abbiamo neppure scopato. Almeno io. Non so tu >.
Logan ridacchiò e nel farlo scosse la testa.
         < Ecco vedi – Continuò Duncan – Come siamo attaccati al lavoro. Siamo così attaccati che non ci concediamo neppure un po’ di svago. Un po’ di sano attività psicomotoria che possa migliorare il nostro tono umorale, la qualità della nostra vita. Nessuna endorfina in libertà, nessuna sensazione di euforia post-coitale. Solo tu ed io ad inseguire antiche paure. Non so tu, ma io ho deciso di dire basta. Parto e me ne ritorno alle mie brughiere. Il Clan dei Pitti, mi ha chiesto di diventare capo degli Inquisitori con il grado di Sceriffo. Paga buona e chissà un giorno potrei anche diventare uno dei Connestabili, sedere come Consigliere nell’Assemblea dei Garanti. Questa storia non ha segnato solo te, ma anche il sottoscritto. >.
Logan corrugò la fronte.
         < Allora anche tu alla fine di tutto ti sei sentito, per certi versi usato. Io ho avuto questa netta sensazione sin dall’inizio di tutta questa storia. Ma ciò che più mi ha disturbato è stato il fatto che nessuno mi ha spiegato il perché di questa affannosa ricerca. Se mi avessero detto chiaramente cosa dovevo cercare e perché ho dovuto innanzitutto andare a scavare nella memoria, non solo mia, ma anche di chi mi stava attorno, lo avrei accettato. Avrei capito e avrei fatto in modo che chi mi ha aiutato, gli amici soprattutto, fossero messi al riparo da possibili pericoli. Sven e Duchessa, come me, sono i discendenti del gruppo di Corso e gli altri. Ora … Aver preteso che riandassero a cercare vecchi documenti in loro possesso, ereditati dai loro predecessori. Questo ha comportato che anche loro potevano essere oggetto, facile bersaglio di .. Aggressioni? Ritorsioni? Abbiamo visto cosa è capitato al vecchio Ciano. Ci ha parlato ed è morto. A qual punto avevo persino paura di portare sfortuna. – Poi storse il capo e fissò intensamente Duncan – O che fossi tu a portarla >.
Duncan lo fulminò con uno sguardo.
         < Se è solo per quello chi ci dice che i nostri passi non fossero sorvegliati, oltre che dal Giudice e dai suoi collaboratori, anche da altri. A quanto pare Kayla è arrivata qui in città seguendo le nostre tracce. Da Criseul ce ne siamo andati in AirTrak. Eppure era a bordo della “Vanità Dorata” lo stesso giorno in cui prendemmo il battello di Luca Zane. Era nell’edificio del Centro, nelle ora in cui noi eravamo lì e sicuramente ci sarebbe andata ancora il giorno dopo, se non avesse incrociato Rakònkay. Se doveva essere una missione segreta erano in troppi a sapere dove eravamo e con chi eravamo. Non trovi? >.
Logan si prese il volto tra le mani e iniziò a sfregarselo, come a scacciare qualcosa di tanto fastidioso.
         < Ci ho pensato, ma solo in questi giorni a mente fredda. Troppe coincidenze. Troppi interrogativi che non hanno una risposta, ma solo ipotesi e queste ti possono portare tanto lontano da non farti vedere più il luogo da cui sei partito. Rimando con l’amaro in bocca. Dev’essere una caratteristica della famiglia. Anche Corso, alla fine di tutto credo che si sia domandato se ne fosse valsa la pena. Almeno lui alla fine ebbe Darla. A me non rimane che un pugno di mosche. Almeno ho questa sensazione. >.
Duncan chiuse la borsa.
         < Non credo che abbiamo un pugno di mosche in mano. Non tutto è stato chiaro sin dall’inizio, te ne do atto. Anche per me gli ordini erano vago. Dovevo incontrarti e fare copia con te e adeguarmi al momento. Essere creativo e flessibile, seguire il corso degli eventi, adattarmi alle nuove situazioni anche le più sorprendenti e … Non farti fare troppe cazzate. Quella con Togo, riconoscilo, era una enormità >.
         < Ah … Con quel grosso maiale era solo la cosa giusta. Tratta gli altri esseri umani come merda di mosca. Non ha rispetto per niente e nessuno e io credo che nemmeno per lui abbia rispetto >.
         < Sarà … Riconosci però che è un genio. Gli sono bastati … Quanto? Trenta, quaranta minuti e ne è venuto a capo di un mistero così fitto, così complicato >.
         < Tu lo chiami mistero? No ha avuto ragione il Giudice. Era solo paura e avevamo tanta paura di quella paura, che nessuno ha osato guardarci dentro. Riconosco che Togo lo ha fatto, forse perché così preso da se e tronfio, egocentrico in maniera così disgustosa, che forse solo lui sarebbe riuscito nell’impresa. O forse la soluzione era così banale che l’averla trovata è stato l’ennesimo schiaffo che ha potuto dare alla nostra pochezza. Secondo lui, ma a questo punto e qui mi rodo il fegato, anche secondo me. Avremmo potuto arrivarci anche noi, se solo l’avessimo affrontata nel modo giusto, quella paura >.
         <Non dirmi che ti secca il fatto di non essere arrivato prima alla soluzione. Pensa, ci potevi arrivare prima tu e senza doverti muovere da questo posto. >.
         < Sì, mi secca. Abbiamo girato a vuoto e per cosa. Per lasciarci dietro una scia di sangue? E poi, cazzo … Poteva arrivarci chiunque. Se solo si fosse fermato a riflettere … Con una testa nuova, con una diversa visione delle cose . Con … >.
         < Con quello che ha usato Togo, per affrontare il problema. Pensaci un attimo. Gli è bastato leggere le note di Darla e … oplà ha trovato la soluzione più logica e lineare. E’ vero, riconosco che ha smanettato un po’ con i suoi programmi. Forse allora non c’erano, ma … Le intelligenze brillanti c’erano anche allora, ma Jeronimus per i suoi piccoli sporchi trucchi ha preferito far scomparire e mettere al sicuro tutto quanto. Un atteggiamento egoistico a sentire quanto di ha detto il Direttore. Sempre che sia vero e credo proprio che lo sia. Avidità, paura, egocentrismo, butta nel calderone tutti i sentimenti meno nobili che conosci. Dai una bella mescolata ed ecco che ti ritrovi a guardare oltre la finestra del tempo e cercare lì, risposte a domande che non avresti mai voluto porti. Ecco perché siamo qui, adesso a parlarne .>
         < Già. Una cosa positiva in tutta questa storia però c’é. Farò anch’io la tua stessa scelta. Andrò da Joop e rassegnerò le dimissioni. Questo lavoro non fa per me. Ho già il mio e il mio mondo è questo. Chissà che un giorno non  mi trovi davanti Rakònkay o qualche tagliagole simile. Anche loro sono umani, anche loro commettono errori e prima o poi arriva sempre la resa dei conti. Se non dovesse capitarmi, potrebbe succedere a te e sarebbe la stessa cosa per me. Chiuderemmo il cerchio definitivamente e metteremmo la parola fine su questa storia. >.
Logan si gettò in spalla il borsone da viaggio e tese la mano a Logan.
Il giovane la ignorò, preferendo abbracciare il compagno, poi aprì la porta di casa e uscirono, ambedue verso i rispettivi destini.

La finestra del tempo.60

La nave scivolava sulle acque del fiume, andando controcorrente. Le rive erano ormai scomparse nel buio della notte e si sentivano solo i rumori soffocati provenienti dal salone ristorante e verso poppa del pulsare delle macchine a mezza forza.

Sui ponti poche persone, si stavano godendo il primo freddo della notte e ogni tanto, alla luce dei fanali della nave s’intravedeva la bruma che lenta saliva dall’acqua.

Sul ponte inferiore, alla murata di tribordo era appoggiata una figura, che stava fissando l’acqua scura, appena increspata dalla schiuma che si levava per l’incedere dello scafo.

In lontananza si udì un ronzio, un motore di barca spinto a forte velocità e quel ronzio si faceva ogni momento più vicino alla nave.

Accanto all’uomo che fissava la corrente, se ne materializzò un altro.

         < Debbo farti i complimenti. Miei personali e da parte del Consiglio delle Rune di Fuoco. Lei è morta e non rappresenta più un problema per il Consiglio  >.

Rakònkay si voltò verso l’interlocutore e fece un ghigno soddisfatto, poi il suo volto si trasformò nuovamente in una maschera inespressiva.

< Vedi Rungald … Io quando prendo un impegno, lo porto sempre a termine. Onoro sempre i contratti che stipulo. Con chiunque e comunque. Spero altrettanto che tu onori il tuo di contratto >.

Rungald, l’uomo dagli artigli d’aquila tatuati sulle braccia,sorrise accondiscendente.

         < Certo. Il resto dell’ingaggio è qui – Così dicendo tirò fuori una sacca tintinnante dalle tasche e la porse a Liquidatore – Come vedi e senti – Facendo muovere la borsa si udì il distinto suono del conio – C’è il resto del compenso pattuito. Tu hai onorato il contratto e noi abbiamo onorato il nostro >.

Rakònkay prese la borsa e la soppesò con la mano destra. Annuì soddisfatto e poi la borsa sparì all’interno della giacca che indossava.

         < Già … Onorare un contratto. Sai benissimo che io onoro sempre i contratti che stipulo e qualche ora fa ne ho stretto un altro ed è venuto il momento di soddisfarlo. Mi spiace solo che non potrò ricevere tutto quanto mi è stato promesso, ma un contratto è un contratto e io non lascio nulla d’insoluto. Ne va del mio buon nome >.

Si voltò del tutto verso Rungald ed estrasse la pistola. L’altro lo fissò sbalordito, poi iniziò a indietreggiare.

         < Ma … Che cazzo fai? Che cazzo hai in mente? >.

Rakònkay non battè ciglio.

         < Qualcuno ha tradito Kayla e lei mi ha chiesto di pagare con la stessa merce il traditore. Ho avuto l’incarico di pagare. E’ un contratto da soddisfare e dunque … > .

Esplose tre colpi e il corpo di Rungald fece tre balzi indietro prima di cadere sul piancito. Tre fori nel petto, da cui usciva abbondante sangue, stavano a dimostrare che il pagamento era stato effettuato.

Il rombo del motore di barca ormai era sotto le murate e Rakònkay si sporse da esse. Un uomo a bordo della barca lanciò una corda alla quale c’era fissato un rampino. Il Liquidatore recuperò quanto era stato lanciato a bordo e fissò per bene il rampino al mancorrente poi, con agilità lo scavalcò e prese a scendere lungo la corda e in un baleno fu a bordo della barca che virò immediatamente alla sinistra e dato gas al motore, si allontanò velocemente sparendo nella notte.

Solo dopo un ora circa il corpo di Rungald fu trovato da un marinaio che stava facendo un giro d’ispezione del ponte. Ogni intervento fu inutile. L’uomo era morto sul colpo. Gli uomini della Polizia Fluviale, giunti a bordo del pattugliatore, lanciato sulla scia della nave giunsero al momento del ritrovamento del cadavere. A loro rimase l’ingrato compito di fare i primi rilevamenti e constatare che di Rakònkay non c’era traccia.

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Logan e Duncan furono introdotti nella stanza del Giudice, che seduto sulla poltrona li stava aspettando. Accennò ad alzarsi e nel contempo squillò il telefono posto sulla scrivania. Il Giudice alzò una mano, come a sospendere ogni cosa e rispose.

         < Sono io .. Sì … Sì … Ah, ecco! … Sì, capisco … Ne siete sicuri … Certo, certo .. Certo capisco … I tatuaggi sulla schiena … Sì … Questo, quando? … Ah pochi minuti fa .. grazie di avermi avvertito .. Sì .. Bene, l’Inquisizione … Sì … Anche la Fluviale? Ottimo … Naturalmente, appena avete notizie certe >. Chiuse la comunicazione e indicò ai due uomini le sedie davanti a lui.

         < Sedete. Allora, voi siete quelli che hanno inseguito una paura e l’avete sconfitta. Anzi ci avete dato al sicurezza che quella paura non dobbiamo più temerla. Bene. – Poi rivolto a Logan – Credo che tu abbia ricevuto le risposte alle tante domande che sicuramente ti sarai fatto. Domande difficili e risposte spiacevoli, immagino. Solo così si cresce e si capisce ciò che ci circonda. Facendosi domande e accentando tutte le risposte anche quelle che non ci piacciono, anzi soprattutto quelle. Parrà strano, ma è così. So cosa hai pensato. Sei stato usato, ma a ben vedere tutti noi lo siamo stati. Inseguendo un nulla e non lo sapevamo e forse avevamo paura che qualcuno ce lo sbattesse sul muso. Anche se hai dovuto  metodi non proprio ortodossi. O forse quelli erano per altri motivi, che esulavano dai termini della missione. Non importa. Sicuramente avrà imparato anche lui qualcosa. Bene mi ha fatto piacere parlare con voi, ma credo che il mio tempo sia terminato e non voglio abusare del vostro. Ah … Un ultima cosa … Kayla … Sì, la cosiddetta Kira Lusdrow … Kayla appunto, è morta qualche minuto fa all’ospedale. Non é riuscita a superare l’operazione cui é stata sottoposta. Una delle coltellate ha reciso la vena epatica provocando una massiccia emorragia. Così ha detto il chirurgo. Mi dispiace, ma non potrete, non potremo interrogarla. I Mercanti delle Idee hanno assunto un’altro debito nei nostri confronti e prima o poi qualcuno passerà a riscuotere. Per ora potete andare. Logan  mi raccomando, rifletti bene prima di prendere delle decisioni … Avventate. Pensaci, tutti hanno bisogni di tutti. Ora andate, grazie >.

 I due uomini si alzarono e uscirono frastornati dal discorso del Giudice. Pensavano di poter parlare anche loro, di fare almeno il punto, invece furono sommersi dal discorso e non riuscirono a spiaccicare parole.

Duncan, mentre uscivano dall’appartamento accompagnati da una delle guardie e da Van Der Meewe, guardò Logan e lo interrogò.

         < Secondo te cosa volevano dire le ultime parole che ti ha rivolto il Giudice ?>,

Logan lo guardò sottecchi mentre scendevano per le scale e rispose.

         < Quell’uomo mi ha letto dentro. Mi ha scandagliato il cervello . Come cazzo ha fatto non lo so, ma l’ha fatto >.

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