CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

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La finestra del tempo.59

Il Giudice rimase in silenzio, seduto sulla sua poltrona, mentre Van Der Meewe snocciolava il suo rapporto, che poi non si discostava molto da quello che gli avevano fatto i due investigatori, in precedenza.

Alla fine del rapporto si strofinò gli occhi e guardando  Van Der Meewe.

         < Abbiamo corso un bel rischio con Logan e Togo. Quel ragazzo non lo immaginavo così impetuoso. Comunque adesso dobbiamo togliere Togo e la sua truppa dal  Centro. Ho parlato con il Consigliere Fredericus, ed è stato deciso che Togo e tutto quello che gli sta intorno, armi e bagagli, dovranno essere trasferiti nella Cripta. Sorvegliati dai Servizi Centrali. E’ un nuovo centro e ben lontano da questi luoghi … Staranno benissimo. Passiamo oltre >.

Ci fu un momento di silenzio e il Giudice rimase ad occhi chiusi e apparentemente immerso in pensieri lontani. Dopo qualche momento Van Der Meewe tossicchiò leggermente giusto per riattrarre la sua attenzione.

Il Giudice aprì gli occhi e lo fissò stranito. L’ometto accennò ad un sorriso.

         < Per la questione del programma? Ora che sappiamo come è in realtà tutta la storia, come giustificheremo dinnanzi al Consiglio dei Clan, tutto il lavoro svolto, il tempo speso e le sostanze profuse? >.

         < Non credo che si debba giustificare alcunché. E’vero. Non solo io o lei siamo stati dietro a quel programma. C’è stato chi ci ha preceduto e non ne avevano cavato nulla. Noi almeno abbiamo fatto chiarezza e ci siamo tolti dallo stomaco un peso insostenibile >.

         < Sempre che le spiegazioni di Togo siano sufficientemente vere e credibili >.

Il Giudice strinse gli occhi.

         < Credi che ci abbia menato per il naso? Credi che abbia detto la prima cosa che gli frullava per la testa visto che aveva la canna di una pistola piantata sulla sua di testa? Non credo proprio. Togo non è così … Non si gioca la propria credibilità, tanto facilmente. No , mio caro. Togo ha ragione e credo che le successive analisi delle sue intuizioni e del suo ragionamento gli daranno ragione, ancora una volta. Soprattutto a noi daranno motivo di una preoccupazione in meno. Credo che io abbia finito il mio compito in maniera egregia. Sì, questo è stato un vero e proprio canto del cigno e mi posso ritirare a testa alta. Non lascio nulla alle mie spalle se non un buon lavoro. Chi sarà Giudice dopo di me non avrà più questa rogna da grattare. Ne avrà altre, ma su questa … Pietra sopra >. Concluse con aria più che soddisfatta.

Van Der Meewe sorrise compiaciuto, con un’espressione che doveva dimostrare viva congratulazione per le parole del Giudice, poi mostrando una lieve titubanza disse.

         < A questo proposito … Il prossimo Giudice … Mi domandavo se lei, Giudice, avesse già fatto qualche previsione. Avesse già visto o intravisto quale potrà essere il suo successore. Ne ha già parlato all’Assemblea dei Pacificatori? >.

Il Giudice sorrise a Van Der Meewe.

         < Una qualche idea me la sono fatta e ci sono un paio di persone che hanno la stoffa per occupare questa scomodo poltrone. Perché sedersi qua sopra – Indicò la poltrona fatta in legno con solo un cuscino per dare un minimo di comodità alla seduta – E’ come sedersi su di un braciere acceso … Una fornace ardente e non passa giorno, che io mi domandi se ho fatto bene ad accettare un simile incarico. La responsabilità è enorme e il potere che ho per le mani può distruggere chi lo detiene in un attimo. Meno di un battito di ciglia. Molte volte si ha nelle mani il destino di troppi e le scelte cui si è costretti a prendere segnano il destino, la vita di quei troppi e segnano anche chi quelle scelte ha compiuto. Non si è mai certi della bontà delle scelte prese. Bisogna avere una visione politica che va oltre lo specifico. Questo il più delle volte. Oggi andiamo in una direzione, ma dobbiamo avere una visione più ampia e capire, prevedere se la direzione presa non ci farà tornare sui nostri passi un domani. Prenda il nostro caso. Per anni abbiamo rincorso una paura, mentre quella era già morta e sepolta, distogliendo lo sguardo dalle paure dei nostri tempi. Abbiamo cercato il passato, rimirato troppo a lungo dalla finestra del tempo, mentre alla nostra porta ci sono ben altri problemi e più urgenti e che noi crediamo semplici fandonie, cose di poco conto, ma che hanno il loro valore nel nostro oggi e che si riperquoteranno nel domani di molti, forse di tutti >.

Van Der Meewe sospirò.

         < Vuole che faccia entrare Duncan e Logan ? >.

Il Giudice lo guardò intensamente, per afferrare saldamente l’impressione che aveva avuta di lui e capì che l’ometto un pensiero sulla sua poltrona lo aveva fatto, ma qualche particolare gli era sfuggito e lui si sentiva più tranquillo, ora che gli aveva spiegato, seppure per sommi capi come poteva essere difficile vestire la tunica del Giudice.

         < Sì. Fai entrare. Credo che due parole le meritino >.

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Nell’ufficio di Estrella i telefoni squillavano senza sosta. Da quando era stato individuato l’aggressore di Kayla e diramato l’ordine di ricerca le segnalazioni si susseguivano.

Seduta alla scrivania La donna prendeva appunti su ogni avvistamento e si stava rendendo conto di non aver uomini a sufficienza per i dovuto controlli.

Fissò il grosso Inquisitore poi parlò.

         < Ascolta, la donna è rientrata verso le sette di questa sera, giusto? La cameriera è entrata nella stanza dopo quindici, venti minuti, giusto? Noi  siamo intervenuti dopo circa cinque e siamo arrivati con l’ambulanza, giusto? Ora sono le … dieci di sera, giusto? Quindi sono passate tre ore circa. Dal Gran Hotel all’aeroporto, quanto tempo ci si impiega? >.

Il grosso la guardò, poi alzò gli occhi verso il soffitto.

         < Ci vuole una mezz’ora … Ma .. Ho capito dove vuole andare a pararare. Questa sera non ci sono voli. Neppure il postale notturno. Il primo volo sarà domani mattina, dopo l’alba >.

Estrella storse il naso.

         < Al porto? Dall’albergo al porto che ci vuole? Anche in quel caso trenta, quaranta minuti. Il traffico è sostenuto all’ora dell’aggressione. Forse ci si può impiegare anche un’ora o più. Quindi arriviamo alle nove, nove e trenta. C’é qualcosa che lascia il porto da quell’ora in avanti? Non credo, la navigazione notturna è bloccata dai lavori di dragaggio del fiume e poi navi abilitate alla navigazione notturna … >.

Mentre parlava il grosso inquisitore picchiettava sui tasti del PC.

         < Mi dispiace darle una brutta notizia, ma alle nove e quarantacinque la “Vanità Dorata” ha lasciato il porto diretta a Dorp. Verso la sorgente del Fiume. Lì non ci sono lavori. Li hanno terminati alla fine della primavera e prima dell’autunno prossimo la navigazione notturna è permessa >.

Estrella lo fulminò con uno sguardo, anche se non era certo colpa sua se la grossa nave passeggeri aveva preso il largo.

         < Telefona alla Fluviale. Cha mandino un pattugliatore con una squadra a bordo della “Vanità”, io intanto manderò un dispaccio alla Fluviale di Dorp e al Commissario Capo, che faccia trovare uomini all’arrivo del battello. Se non lo catturano sulla nave, almeno quando arriverà nel prossimo porto che ci sia chi potrà accoglierlo con tutti i riguardi del caso e chissà che questa non sia la volta buona di far cessare le imprese del Liquidatore. >.

Il grosso eseguì l’ordine e mentre stava parlando attraverso il suo apparecchio telefonico, squillò quello sulla scrivania di Estrella, che sollevò la cornetta e rispose.

Più la conversazione andava avanti e più il suo volto si allungava, o così pareva al grosso Inquisitore. La donna chiuse la comunicazione.

         < Avevo ragione. La donna ha il tatuaggio delle rune di fuoco sulla schiena. E’ morta pochi minuti fa. Non ci sono riusciti a salvarla. Il Liquidatore ha un’altra tacca da aggiungere alle altre >.

Il grosso Inquisitore si era interrotto per sentire quello che Estrella aveva da dire.

         < … Prestate attenzione, mi raccomando. Ha ucciso una donna meno di due ore fa. Sì … E’ armato e pericoloso e se è possibile prendetelo vivo >.

Poi guardò Estrella, che come pietrificata, fissava il telefono, come stranita dalla notizia che le era giunta.

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La finestra del tempo.58

Nella stanza erano rimasti il tenente Estrella e il grosso e goffo inquisitore, che si era fermato a parlare con Logan qualche tempo prima.
La donna si guardò per l’ennesima volta in giro. Lo spettacolo non era assolutamente cambiato se non per il fatto che erano spariti i riferimenti della scientifica, che aveva terminato ormai il proprio lavoro. La macchia di sangue rappreso sul pavimento testimoniava del fatto di sangue avvenuto. Gli effetti personali di Layla erano stati portati via dalla squadra scientifica e ora rimaneva solo l’arredo dell’albergo.
         < Allora, hai delle novità per me >. Disse Estrella.
Il grosso Inquisitore, stretto nella sua divisa nera, scosse il testone.
         < Ben poco. Ho parlato con il portiere, per sapere se la donna avesse visto qualcuno poco prima dei fatti, ma ha detto che le aveva consegnato solo una busta chiusa. Non sapeva chi l’avesse portata. Quello lo sapeva la ragazza in turno con lui, ma aveva finito il servizio e quindi era a casa. Ah quando ho interrogato il portiere c’erano anche quei due della “Duca”. Non hanno fatto domande, però … Però – Anticipando l’occhiata furente della donna – Quando ho visto quei due partire a testa bassa verso l’indirizzo  della ragazza fornito dal  portiere li ho preceduti. Ho mandato Lester, uno dei nuovi dell’ufficio e di corsa. Così gli ho detto, di corsa da … Marie Sophie … Qualcosa d’altro, non ho capito il cognome, ma l’indirizzo … Benissimo – Mostrò il taccuino dove aveva annotato tutto – E’ arrivato proprio mentre i due segugi se ne stavano andando. La ragazza era un po’ seccata di ripetere la storia per la seconda volta ma Lester è uno che ci sa fare con le donne .>
Estrella questa volta esplose.
          < Allora? Cosa ha fatto? Ha preso un appuntamento o si è fatto dire dalla ragazza  chi e cosa avesse visto? Nella tua infinita bontà, vuoi farmene partecipe oppure devo strapparti dalle mani  quel taccuino? >.
Il grosso inquisitore  arrossì violentemente.
         < Bèh, no. Ecco .. La ragazza ha riferito che un tipo strano, un fattorino che non sembrava proprio un fattorino … Aveva una busta da consegnare a  .. . Kira Lisdrow , ma lei non era in albergo, così la Marie, la ragazza del bancone, ha preso la busta, la messa nel casellario e finalmente lui se ne è andato. Tutto qui. Ah no, dimenticavo. Quel tipo, a detta della ragazza, aveva una brutta faccia e una ridicola lercia bombetta piazzata sulla testa. Già, proprio così ha detto. Che strano però, ricordarsi di un dettaglio dell’abbigliamento: una lercia bombetta >.
Estrella fissò il grosso Inquisitore.
         < Sono i dettagli che fanno la differenza. Quando vuoi mettertelo nella zucca. Una lercia bombetta, ha detto. Ehm … Interessante. Hanno detto qualcos’altro il portiere e questa Marie Seraphine >.
         < No, Marie Sophie. Quello è il nome della ragazza. No o si … Aspetti un  momento .. Ah si. La donna … La Lisdrow ieri sera è uscita ed è rientrata con due persone, un uomo e una donna e sono saliti in camera della Lisdrow. L’uomo è sceso dopo una … Mezz’ora. La donna … Era ormai l’alba. Credo che avessero fatto .. Sesso. Così è sembrato al portiere di notte che ne ha parlato con lui .. Il portiere che ho interrogato. La Lisdrow è uscita verso le otto e mezza e a quanto pare è andata al Centro Comunicazioni. Verificheremo, naturalmente. Poi è rientrata, ha preso la busta e poi .. La cameriera del piano ha trovato quel che ha trovato. E’ tutto. Anzi un’ultima cosa … Elmo Dronegi della Scientifica mi ha assicurato che avremo un primo rapporto domani in mattinata e quello completo tra un paio di giorni. All’ospedale ci sono un paio dei nostri: René La Forge e Jorge Firmìn. Li ho mandati per aspettare l’esito dell’operazione a cui è stata sottoposta la Lisdrow. Speriamo che riesca a superarla >.
Estrella si gratto la testa, poi mosse le spalle come se volesse sciogliere dei fastidiosi nodi.
         < Qui abbiamo finito ed è meglio rientrare. Piuttosto, telefona in ospedale e richiama Firmìn. Lo voglio in ufficio. Ci aiuterà a rimettere insieme tutte le informazioni che abbiamo. Questa Lisdrow poi, chi era in verità? >.
         < I documenti parlano di una ricercatrice dell’Università della Scania. Forse per questo che è andata al Centro Comunicazione. Pare facesse parte del Dipartimento di Studio della Comunicazione di quell’Ateneo. >
         <  Verificheremo anche quello >. Concluse Estrella lasciando la stanza seguita al piccolo trotto dal grosso Inquisitore.
La discesa in ascensore dei due fu dapprima silenziosa, pio il grosso agente non si trattenne.
         < I due segugi della “Duca” non sono andati però all’ospedale >.
Estella lo guardò con commiserazione.
         < Per forza. Loro seguono la bombetta e chi c’è sotto quella bombetta >.
Il grosso si stirò il naso.
         < Lei dice, tenente? Non è più facile farselo dire direttamente dalla Lisdrow? – Poi facendo un’espressione perplessa – Sempre che superi lì’operazione. Vero anche quello … Però, in fondo, sperare .. Che cosa costa? Io dico che ce la fa. Se in questo momento ci fosse Sandòr, della Squadra Finanziaria avrebbe subito scommesso qualcosa >. A quell’uscita si mise a ridacchiare.
         < Non c’é nulla da scommettere e nemmeno da ridere. Abbiamo una vittima e un colpevole da trovare. Concentrati su quello e non sulle scommesse, maledizione >. Lo rimbeccò stizzosa la donna. Il grosso deglutì e rimase in silenzio. Era il secondo rimbrotto in poco tempo. Prima di andare a casa, quella sera, rischiava di riceverne altri se non prestava più attenzione a qual che faceva, ma soprattutto a quel che diceva.
Una volta rientrati in ufficio Estrella si mise subito al PC e iniziò a consultare tutti i database di delinquenti cui poteva accedere e dopo qualche tempo, che fissava lo schermo con un viso sempre più cupo, i suoi lineamenti si distesero e un’espressione soddisfatta si dipinse sul suo volto.
         < Eccolo. L’abbiamo preso il portatore di bombetta. Rakònkay. Killer di professione al soldo di chi paga meglio, naturalmente. Ha sulle spalle un mucchio di morti ammazzati. Lo hanno fermato già un tre … No quattro volte, ma lo hanno dovuto rilasciare. Neppure uno straccio di prove a suo carico. Ecco a chi danno la caccia i segugi della “Duca Ramiro”.  Vediamo ancora qualcosa di questo bel tomo … Ecco qua .. A quanto pare ha lavorato per la Gilda dei Mercanti di Idee e non solo una volta e ci sono forti sospetti che sia il … Liquidatore della Banda delle Rune del Primo Fuoco. La banda delle Rune … Uhm, mi viene … Telefona a René, svelto e digli di chiedere ai soccorritori se hanno trovato dei tatuaggi addosso alla nostra Kira. Mi è venuto un sospetto e se è fondato forse abbiamo una possibilità in più di risolvere il caso, o almeno potremmo essere sulla pista giusta. >.
Il grosso e goffo inquisitore alzò la cornetta e fece quella telefonata.

La finestra del tempo.57

Il rapporto a Van Der Meewe fu più lungo del previsto. I due uomini dovettero dire tutto quanto era successo al Centro Comunicazione, anche la pesante minaccia che Togo aveva subito da Logan.

Se Van Der Meewe aveva rinchiuso nella sua borsa di pelle i fascicoli e le carte di Darla, con gioia e soddisfazione, per l’impresa raggiunta, il suo soddisfatto tamburellare sul cuoio, mano a mano che si svolgevano le cose, diventava un segno di evidente di insoddisfazione e preoccupazione, per la piega assunta alla fine dell’indagine stessa.

In più quella strana aggressione e la presenza degli uomini della “Duca Ramiro” misero in agitazione l’ometto. Arrivarono anche ai due compari, guardandolo negli occhi, ondate di preoccupazione miste a scoramento, preoccupazione, come se i fatti fin lì raccontati lo stessero denudando.  Logan per un momento credette che le peripezie patite, lo fossero, perché Van Der Meewe aveva anteposto un suo interesse particolare e quel che aveva raccontato e il modo con cui l’aveva fatto era stato solo per soddisfare una sua voglia., un suo perverso desiderio ed ora la verità stava venendo a galla. Improvvisamente Van der Meewe, però, esplose e da ciò che disse si capì immediatamente quanta la sua preoccupazione si fosse tramutata in semplice ed umana paura. Non per se, ma per ciò che era custodito nella borsa.

         < Va bene ho capito tutto – Poi rivolgendosi alla ragazza che aveva stenografato tutta la conversazione – Tu hai finito? Bene .. Dammi quanto hai scritto e … Non importa se la punteggiatura è da correggere, va bene così … C’è tutto quanto abbiamo detto, vero – La ragazza assentì – Bene … Voi due con me. Dovete proteggermi, farmi da scorta. Andiamo immediatamente dal Giudice. Qui, non possiamo stare. Troppo pericolo .. Per noi e per questo. – Indicò la borsa di cuoio che intanto si era messa sotto il braccio – Andiamo via, subito. Alba – Si rivolsa ancora alla ragazza – Mentre noi scendiamo, avvisa  Brenno di preparare la macchina. Via , via , velocissima. Andiamo intanto >.

Prese per un braccio Duncan, che gli era più vicino e lo trascinò fuori dalla stanza con Logan alle calcagna, che intanto aveva messo mano al calcio della pistola.

Duncan si liberò dalla presa di Joop.

         < Vorrei indietro il mio braccio, soprattutto perché mi serve nel caso dovessi prendere la pistola e poi tu – Indicò l’ometto – Stai dietro di me. Logan coprirà le nostre spalle >.

Scesero le scale della casa che li ospitava, saltando i gradini e in breve furono nel garage sotterraneo. Qui Brenno, un alemanno dal volto butterato e da una mano occupata da una piccola mitraglietta li aspettava. Aveva già aperto gli sportelli e acceso il motore della macchina, che partì sgommando, quando i posti furono occupati da tutti.

Viaggiarono veloci e in silenzio per buona parte del tragitto, ma Logan ancora confuso dalle sensazioni provate, non tardò ad aprire bocca.

         < Van Der Meewe, ci spieghi perché questa improvvisa fuga? Secondo te chi ci sta seguendo o chi ci vuole, che so … Morti? Vogliono il contenuto della borsa, prima che lo abbia nelle mani il Giudice? Oppure è una tua paranoia? Che diavolo sta succedendo? >.

Van Der Meewe si passò il dito tra collo e colletto, come se si sentisse soffocare, poi guardò fuori dai finestrini, sicuro che qualcuno li stesse spiando. Si tolse gli occhiali e cavò da una tasca dei pantaloni un grosso fazzoletto di batista e si asciugò la faccia da un immaginario sudore.

         < Se all’inizio di questa nottata ormai, data l’ora, ero contento di come si siano svolte le cose. L’esito della missione e anche lo spiacevole incidente con Togo. Anzi grazie a te Duncan, che ci hai messo una pezza, altrimenti ora saremmo in guai ben peggiori. Dunque stavo dicendo … Ha sì. La missione, l’indagine. Tutto bene tutto perfetto, ma … Ma quella storia di quel’aggressione al Grand Hotel e la presenza di agenti dei Servizi ..Bèh quello, non è positivo. Vuol dire che siete stati seguiti e gli inseguitori, forse, avevano alle calcagna dei segugi e ciò è molto grave. Bruttissimo. Questa storia doveva essere un segreto. Chi sapeva di voi e che cosa steste facendo era nella testa di una dozzina di persone. Era un segreto eppure qualcuno deve aver parlato. Siamo stati traditi. C’è una talpa e meno male che è sempre un passo dietro di noi … O la fortuna ci arride. Come prima. Voi siete arrivati dopo il fatto e dopo che si sono visti quegli uomini. Due avete detto, vero. Ora non c’è tempo da perdere. Il rifugio del Giudice è un ottimo rifugio e nessuno può venire senza essere scoperto. Brenno manca ancora molto? >.

Il grosso autista scosse la testa, grugnì, scalò una marcia e fece una stretta curva, poi la strada sembrò essere inghiottita in una nera voragine. L’auto si fermò in una rimessa sotterranea e si udì chiaramente il frastuono di una serranda di ferro che scendeva precipitosamente. Si accesero qualche luce  e una porta si aprì alla loro destra. Sulla porta si stagliò una figura massiccia, una delle guardie del Giudice, che fece loro il segno di entrare in quel cono di luce giallastra.

Entrarono dalla porta e si trovarono di fronte un ascensore dalle porte spalancate. Più che un ascensore sembrava un montacarichi che partì piano e cigolando. Van Der Meewe sembrò rilassarsi per un momento, anzi si mise apposto il giaccone che aveva infilato in fretta e furia prima di uscire da quello che sembrò a tutti e due essere il suo ufficio, poco prima. Logan e Duncan allora seguirono il suo esempio cercando di spianare le pieghe dei loro abiti, ma fu inutile. Quei panni di foggia militare non ne vollero sapere e anche gli scarponcini che calzavano, rimasero con le loro belle macchie, le sbucciature e i vari segni dovuti all’uso.

Finalmente la lenta ascesa terminò e si ritrovarono affacciati su di uno squallido pianerottolo. Sembrava una casa popolare e la finestra che si apriva faceva vedere una fetta di paesaggio dai contorni indefiniti se non per il fatto che l’illuminazione era scarsa e una parte dell’orizzonte, tutto da immaginare per altro, era occupata da una grossa torre di raffreddamento. Erano nei pressi del centro industriale della città a ridosso di qualche fabbrica, pensò Logan o forse accanto alla centrale o qual che ne restava. Una delle porte che davano sul pianerottolo si aprì con un cigolio e s’intravide una faccia dietro lo stipite. Poi la porta si aprì abbastanza per mostrare la figura di un uomo che li invitava ad entrare. Anche quello tarchiato e muscoloso e tra le grosse mani stringeva una mitraglietta, ma gli occhi bovini facevano trapelare una sordida cattiveria. Logan si sentì a quel punto, a disagio.

         “ Che razza di gente frequenta questo Giudice. Facce da galera, tagliagole della migliore specie. Guarda questo. Sembra un toro pronto per caricare, se uno fa una mossa non contemplata dal manuale di questo tizio, mi ritrovo pieno di piombo in un battito di ciglia.” Pensò Logan mentre entrava e squadrava il guardiano, che non lo degnò neppure di uno sguardo.

Duncan non fece segno di nulla, anzi ammiccò al grosso che li aveva accolti, come se tra i due ci fossero stati dei pregressi. Percorsero un corridoi spoglio e si fermarono in una stanza, dove per arredamento c’era un tavolo di legno e qualche sedia. Dall’alto pendeva un filo e attaccata ad esso una lampadina emanava una luce malata. Un senso di squallore evidente si pavoneggiava senza ritegno. La stanza dava poi verso una finestra chiusa da una tapparella evidentemente rotta da tempo e non c’era segno di cinghia per riavvolgerla. Una porta chiusa dall’altro lato della stanza formava il resto della stanza.

Van Der Meewe vi si avvicinò, bussò discretamente e ottenuta una soffocata risposta entrò, non prima di aver detto a Logan e socio.

         < Voi aspettatemi qui .. Sedetevi, sarà una faccenda un po’ lunga. Vi chiamerò io. Giù … Giù, seduti, forza >-  Detto ciò entrò – < Giudice, buona sera, ho una buona e una cattiva notizia. Da dove inizio? >. La porta si richiuse e Logan, Duncan e gli uomini di scorta del Giudice rimasero a guardarsi l’un l’altro.

Logan fece un mesto sorriso.

         < Partitina a carte, mentre aspettiamo? >.

La finestra del tempo.56

Le prime luci della sera stavano già avvolgendo la Città e i lampioni iniziavano ad accendersi, soprattutto nelle zone più in ombra.
Logan e il suo socio camminavano svelti, incuranti di urtare gli altri passanti e incuranti delle loro rimostranze.
Logan poi girò in un vicolo e si mise a urlare.
         < Cazzo … Cazzo >. Prendendo a calci qualunque cosa gli venisse sotto tiro.
Duncan si appoggiò ad un muro e lasciò che il suo socio si sfogasse, poi vedendo chino ed ansimante lo avvicinò e gli mise una mano sulle spalle.
         < Cazzo sì. Maledetto figlio di puttana. Ti rendi conto che stavi per mandare a merda tutto quanto. Tutto quello che avevamo passato insieme e anche il tuo di futuro. Come cazzo vivi? Con l’embolo permanente in circolo? Cosa credevi di fare, di ottenere, mettendo una palla in mezzo agli occhi di Togo? Che poi qualcuno o meglio qualcuna ti dicesse: Bravo. Viva il difensore dei deboli e degli oppressi da quel porco di Togo? Ti dico io come sarebbe andata a finire. Non avresti aperto vivo la porta del Centro Comunicazioni e saresti uscito con tanto piombo in corpo che era meglio affondarti nel fiume. Stai tranquillo, non saresti più emerso. Sulla qualità del cibo per pesci, béh … Ho qualche dubbio, ma non ne ho sulla tua dipartita. Da perfetto e inutile stronzo. Sì stronzo perché solo uno grande e inenarrabile stronzo avrebbe potuto perdere il lume della ragione come hai fatto prima. Ah .. Lasciamo perdere . Non so perché debba ancora sprecare tempo con te. >.
Logan rispose sottovoce.
         < Scusami. O non scusarmi. E’ lo stesso, ma non ce la facevo più a sentire quello schifoso vomitare addosso a tutto e tutti. Ci ha insultati, denigrati e con noi l’intero genere umano. Hai sentito come ha trattato quella ragazza. Una cosa. Come se esistesse solo lui e il suo … Cervello? Il suo cazzo da soddisfare? Non so .. Lo dicevo … Era tutto troppo strano, tutto troppo complicato in questa storia. Tutto ciò che abbiamo fatto non è servito a niente. Non sono serviti a niente neppure i morti di Bunker Hill. Anzi per quello, credo che in tanti abbiano tirato un sospiro di sollievo. Forse ce ne erano altri che avrebbero respirato meglio se anche Corso e gli altri fossero morti – Poi si levò dritto e guardò Duncan negli occhi – Forse c’era già qualcuno che a queste cose ci aveva pensato. Che già sapeva che tutto questo rincorrere, cercare di avere, non era assolutamente … Necessario? Non sarebbe e non è assolutamente necessario. Non esiste più niente legato a quel programma. Non esistono più basi dove ci possano essere ancora dei missili con cariche atomiche. Tutto distrutto, forse sono tutti lanciati o demoliti. Noi abbiamo corso per niente. Anche quelli prima di noi, perché sicuramente ci saranno stati altri … Idioti, poveri idioti che si sono sbattuti per trovare quel programma. Anni di paura e perché cosa? Per un emerito cazzo di niente? Niente, ti rendi conto? Ci hanno raccontato una palla colossale. Ci hanno alimentato con la paura nella speranza che la cagassimo e che la lasciassimo dietro di noi ed è già tanto che nessuno ci ha obbligata a rimangiarla, rimasticarla. Ti rendi conto >.
Duncan lo guardò, poi con una punta di marcato cinismo rispose.
         < In fondo però non è andata male. Almeno questa portata di paura non ce la farà più mangiare nessuno e non la cagheremo più. Portiamo l’ultimo piatto al Van Der Meewe, che s’ingozzi e poi mangiamo altro.  Anzi, ti dirò mi è venuto un certo appetito. Questa sera mi andrebbe proprio un bel fritto di fiume. Gamberi, alborelle e pesce gatto … Patate e cipolle al forno con una salsa un po’ piccante e un vino … Come si deve. Infine un dolce di nocciole e cioccolato e un altro con crema al caffè, biscotti e cioccolato. Poi un buon bicchiere di vino chinato. Ecco cosa mio mangerei e so dove andare a mangiarlo. Forza andiamo che ti offro la cena. Prima mangiamo poi andremo da Joop .>
Logan alzò le mani con i palmi all’insù, guardandolo.
         < Ah .. Tu dici a me che sono un cazzone. Allora tu cosa saresti? Ti parlo, mi scuso di quel che è successo, ti dico tutta la mia delusione, ti apro il mio animo sui miei dubbi e sulle mie preoccupazioni e tu cosa fai? Mi inviti a cena. Sei un coglione. Di quelli grossi >.
Duncan si mise a ridere.
         < Sarà per quello che mi sono preso un fratello. Vieni fratellino, che andiamo >.
Logan scosse la testa e s’incamminò uscendo finalmente dal vicolo. Camminarono questa volta con passo tranquillo. Il traffico della sera era nel suo momento più convulso.  Gli ultimi uffici stavano chiudendo e i primi nottambuli erano già in giro. La notte che si stava avvicinando iniziava a svegliarsi.
Sbucarono nella grande piazza e furono attratti dalla confusione che videro davanti al Grande Albergo.
Logan vide delle auto dell’Inquisizione e le fece notare a Duncan, poi preso dalla curiosità attraversò perpendicolarmente la piazza e si avvicinò alle macchine. Mentre arrivava vide partire rabbiosamente l’ambulanza e il suo sesto senso lo mise in guardia. Un riflesso spontaneo, per uno che fino a qualche tempo prima portava la divisa da Inquisitore. Si avvicinarono a dei colleghi di Logan e si informarono di quanto fosse successo.
         < Logan, accidenti, ma dov’eri finito. Sono parecchi giorni che non ti si vede in giro. Ferie? Raccontami un poco, eh … Belle donne, grandi scopate , grosse mangiate eh .. Te la sei vissuta alla grande. Vecchio porco >. Così dicendo un grosso Inquisitore gli diede di gomito.
Logan scosse la testa.
         < Mi dispiace, ma sei troppo lontano dalla verità. Un giorno tu racconterò tutto, se mi sarà possibile. Piuttosto, cosa è successo. Tutti voi, un ambulanza … Cosa grossa? >
Il collega di Logan si grattò furiosamente la testa.
         < Brutta faccenda. Una cameriera ha trovato una cliente riversa in una pozza di sangue. Accoltellamento, già. Furto, anche. Alla donna hanno vuotato la valigia. Pare avesse una bella somma e forse le hanno fatto anche la festa. Sai che voglio dire > . E mimò con la mano.
Logan abbozzò.
          < Chi comanda la baracca? >.
L’altro rispose
         < Il tenente Estrella. La migliore per queste cose. Soprattutto se c’è di mezzo una donna e speriamo che se la cavi. Le ferite, ho sentito dire, erano veramente brutte. Un lavoro da professionista. Più che un ladro è sembrato un killer. Ah … Un’altra cosa. Si sono visti anche due tizi della “Duca Ramiro”. Sicurezza Interna. Strano vero? >.
Logan corrugò la fronte e guardò interrogativamente Duncan.
         < Andiamo Logan. Raggiungiamo Joop e più in fretta possibile. Se ci sono di mezzo anche quelli della “Duca” allora la faccenda può essere più complicata di quel che sembra. >.
Logan assentì, salutò il collega se si allontanò mostrando la propria preoccupazione al suo socio.
Se c’erano implicati anche quelli della sezione “Duca Ramiro” non era solo un tentato omicidio. C’era qualcos’altro in ballo e niente poteva escludere che interessasse anche la loro missione. Le carte che avevano in mano e le informazioni ottenute, non potevano restare solo nelle loro mani ed era venuto il momento di fare un rapporto completo a Van Der Meewe. Eventualmente poi, partecipare all’indagine.
Duncan sospiro rumorosamente e pensò che il suo fritto di fiume era andato a farsi friggere.

La finestra del tempo.55

Kayla aprì la porta della sua stanza con la busta ricevuta in portineria, ancora chiusa e dopo aver lasciato cadere a terra la borsa, si tolse le scarpe tirando un grosso sospiro di sollievo. I tacchi non erano poi tanto alti, ma era da troppo tempo che non indossava quel tipo di scarpe. Si era abituata troppo alla comodità degli stivaletti . Si sfilò anche il vestito, lasciandolo cadere sul pavimento e, messasi la busta tra i denti si sfilò anche il reggiseno, rimanendo solo con le mutandine indosso. Cercò l’interruttore della luce e quando la stanza fu illuminata rimase esterrefatta dalla presenza di Rakònkay. Comodamente seduto in poltrona, avvolto nell’accappatoio, gentile omaggio dell’albergo, poteva essere una presenza anche piacevole se non fosse la grossa pistola che stringeva in pugno e altra nota stonata, la sua lercia bombetta piantata sulla testa.
L’uomo non rimase per molto tempo in silenzio, anzi con voce dura parlò alla giovane, così stupita da quell’incontro che non si curò neppure di coprirsi il seno. Lo fissava come il topo che fissa il serpente.
         < Kayla … Kayla … Mi hai fatto fare un lungo viaggio e non sempre comodo. Non sono assolutamente contento, anzi devo proprio dirti che anche chi mi manda non è contento di te. Hai deluso molti. Sì, sono delusi, come dire … Dalla tua inefficienza. Sono giorni che giri a vuoto e non hai ancora concluso niente. Hai consumato parecchie sostanze. In molti si sono impegnati, si sono esposti .. Sicuri di un tuo risultato, ma … Niente. Ti hanno accolto tra di loro e ti hanno dato fiducia. Solo che adesso bisogna tirare le somme. Fare un bilancio e il tuo è in perdita. Tu sai chi sono e sai cosa faccio. Sono venuto a riscuotere. E’ il mio compito >.
Si alzò, sempre tenendo sotto tiro la ragazza. Kayla si scosse.
         < Aspetta un momento. Ascolta quel che ti devo dire. Sono alla stretta finale. Questa sera incontro una persona e domani sono sicura che avrò quanto loro desiderano. Domani sarà nelle mia mani. Devi solo aspettare qualche ora. Poi potrai ritornare da loro con tutto quanto. Solo poche ore … Poche >.
         < Kayla … Lo sai, non sono queste le parole giuste. Sarebbero più giuste : ecco quanto desiderato ed io avrei già nella mia mano destra quanto tu hai promesso di recuperare, ma vedo che la mia mano destra è vuota e quindi arguisco che non hai quanto promesso. Non avrai neppure i tempi supplementari. In questo tipo di partite non sono previsti. Ti sei attirata addosso gli agenti del Congresso e forse anche i Pacificatori e questo .. Questo per qualcuno è insopportabile. Vogliono dire grane a non finire e quel tipo di grane sono già costate troppo >.
         < Ascolta … Non so quanto sia costata. Quanto ti abbiano pagato, ma sappi che io ti posso offrire il doppio se mi lasci fare fino a domani e domani, saprò ricompensarti con un’altra metà se farai fuori chi mi ha venduto. Se mi lasci prendere la valigia .. C’è una borsa dentro e lì c’è un buon incentivo per te. Cosa ne dici?  E’ un buon affare, in fondo e ci guadagniamo tutti >.
Fece il movimento di andare verso la sua valigia , sistemata su di un ripiano e ben visibile.
Rakònkay sempre fissandola alzò il cane della pistola.
         < Non è così che funziona. Tu stai lì e io prendo la borsa dalla valigia  >.
Così dicendo prese la valigia e la aprì spargendo il contenuto sul pavimento.
         < Adesso prendi la borsa dell’incentivo e mettila sul letto. Da brava >.
Kayla ubbidì e prese un involto di pelle, lo aprì e sparse il contenuto sul copriletto.
Rakònkay fece un sorriso da lupo e i suoi occhi brillarono per un momento. Era un buon incentivo, che si mise in tasca allungando la mano libera dalla pistola, non senza indicare alla ragazza di allontanarsi e tenendola sempre sotto tiro.
< Va bene … Sino a domani … Diciamo alle quattro del pomeriggio .. Nel bar dell’albergo. Sii puntuale e soprattutto vieni con quanto hai promesso >.
Rimise la pistola nella fondina e si avvicinò alla ragazza.
         < Un ultima cosa prima di andarmene. Tu sai che onoro sempre i contratti che stipulo. Non esiste un prima o un dopo. Esiste il contratto >.
Le era ormai vicinissimo e si udì distintamente un fruscio metallico, poi con rapidità colpì la ragazza due volte al fianco. Kayla sbarrò gli occhi, incredula. Lei aveva pagato per non essere uccisa e poi ebbe l’illuminazione, tentando di aggrapparsi a lui, mentre cadeva a terra.
         < Nulla di personale. Sono solo affari e credo che anche tu rimarrai soddisfatta del mio lavoro. Peccato che non potrai mai saperlo, ma fidati. Ho sempre onorato i contratti e nessuno se n’è mai lamentato. Vittime o mandanti che fossero >.
Mentre diceva queste parole, la allontanò da se e la ragazza ricadde riversa sul pavimento. Una pozza di sangue si stava intanto allargando sul tappeto dov’era caduta. Le ferite al fianco erano profonde e lei tentò di tamponarle come poteva e sapeva.
L’uomo guardò quel mucchio di carne che si torceva a terra e si sfilò l’accappatoio. Una larga chiazza si apriva come la corolla di un papavero. Guardò in basso, verso i suoi preziosi stivali di pelle di rettile. Non erano sporchi di sangue, come pure  il resto dell’abbigliamento. Indossare quell’accappatoio era stata una mossa astuta. Anche portare lo stiletto fissato al suo braccio era stata una buona cosa. Il meccanismo che lo rendeva retrattile aveva funzionato a dovere. Anche mettere i guanti in lattice era stata un’astuzia e si ripromise di utilizzarla nei suoi prossimi lavori. Nessuna traccia del suo passaggio, ma con un inconveniente. Bisognava trovare il posto giusto per lasciare un guanto sporco di sangue. Lo appallottolò per bene e lo mise nell’altro, facendo attenzione a non sporcarsi poi chiuse il guanto con un nodo e mise tutto in tasca. Diede un ultimo sguardo alla ragazza che rantolava sul pavimento. Aprì la porta, accertandosi che non ci fosse nessuno e uscì.
Il contratto era stato rispettato.
Passarono alcuni minuti e la porta si aprì lasciando entrare la cameriera del piano che portava gli asciugamani profumati. Sapeva che l’occupante era una giovane ragazza e che sicuramente sarebbe uscita per vivere la notte, quindi avrebbe fatto un bagno o la doccia e dunque cosa c’erano di meglio che asciugamani ancora tiepidi e profumati. La vista però di un corpo a terra in una lago di sangue interruppe bruscamente i pensieri della cameriera e dalla gola le uscì solo un urlo strozzato. Lasciò cadere quanto aveva in mano e si lancio letteralmente fuori dalla stanza.  Con la bocca ancora spalancata e il terrore negli occhi raggiunse un telefono di servizio e lanciò l’allarme. Nel giro di breve tempo arrivò il direttore dell’albergo e il medico che chiese immediatamente un’ambulanza e che fosse avvertita l’Inquisizione, poi si mise all’opera per tamponare le ferite della ragazza.
Kayla ormai semicosciente, sentiva solo gente intorno che urlava e che qualcuno la stava toccando, forse medicando, poi vide come in un sogno il volto di una giovane donna che era sopra di lei e che stava trafficando con un suo braccio. Poi altre persone, ma non riuscì a capire bene cosa stessero facendo, infine si sentì portare in alto e prima di svenire sentì lo scatto metallico di portiere e un urlo straziante, come di una sirena. Poi tutto si oscurò.

La finestra del tempo.54

Quella specie d’orso li stava fissando con due occhi indagatori, due tizzoni piantati in mezzo a quel groviglio di peli e sogghignava. Una chiostra di denti ingialliti dalla mancanza di una seria cura del cavo orale, con l’aggiunta di una buona patina di nicotina, gettavano una luce ancora peggiore all’insieme.

I due i soci lo fissarono sbigottiti. Erano stati chiamati in vari modi, ma con quell’epiteto mai.

Duncan si riprese quasi subito.

         < Jonhas Togo …  – Disse rivolgendosi a Logan e indicando l’interlocutore – Jonhas Togo … Il più grande crittografo in circolazione. Pensa che quest’uomo è stato sulla lista dei ricercati da tutte le Gilde per … Quanti anni Jonhas ? Dieci ? Quindici? Certe Gilde lo avrebbero coperto d’oro se si fosse deciso a lavorare per loro. Le grandi università avrebbero spianato i loro campus pur di averlo nel consiglio del rettorato … Invece … Ci ha pensato la Federazione, a trovargli una sistemazione definitiva,  giusto? >.

Jonahs esplose in una fragorosa risata, poi iniziò a tossire fino a diventare paonazzo, infine dopo aver scaracchiato per bene, non trovò altro che scaricare gli effetti direttamente nel cestino della carta, stracolmo, che si trovava vicino alla scrivania. Logan ebbe un moto di disgusto.

Jonhas non diede alcun segno alla reazione di Logan, ma cominciò a frugare tra le carte che ingombravano la scrivania, poi emise un sospiro di sollievo e prese da un pacchetto tutto stazzonato una sigaretta nelle medesime condizioni del contenitore. La stirò per farle assumere una forma e se la accese, aspirando con piacere la prima boccata. Mentre lasciava che il fumo uscisse, prese a sputacchiare i rimasugli del tabacco della sigaretta, rigorosamente senza filtro, che gli erano finiti in bocca.

         < Senti … Sapientone, non so chi tu sia, ma so che sei solo un finocchietto e so che qualche cazzo da me lo vuoi. Non farmi perdere altro tempo, tu e quest’altro figuro ..  Questo menamerda. Fuori e il rospo e poi fuori dai coglioni >.

Logan quando sentì il nome dell’uomo che avevano di fronte, si ricordò delle storie che giravano su di lui. Grandissimo matematico, un genio per molti, aveva inventato una serie di codici crittografici, che ancora venivano usati da molte Gilde, ma soprattutto era sua l’invenzione del “Codice Camaleonte”. Impostato su duecentocinquantotto bit era impossibile da decifrare se non si possedevano le chiavi di decrittazione. Lui e il suo team lo avevano creato e ora la Fondazione ne teneva oltre che le chiavi, anche il mastro chiavario. Uomo dal carattere impossibile, dagli appetiti e dagli istinti esagerati in tutti i sensi, ora si era ridotto a vivere nella “Fossa” del Centro Trasmissioni della Città del Clan. Logan era sbalordito. In fondo credeva, come la maggior parte degli esseri comuni, che il misterioso Togo, fosse in realtà il parto di qualche mente raffinata della Gilda delle Comunicazioni o dei Servizi. Una bufala gigantesca di disinformazione, una leggenda a cui attribuire qualunque nefandezza. Invece Jonhas  Togo era vivo e vegeto e con un caratteraccio che avrebbe spezzato il carattere di chiunque. Anche di quei santi, che Logan aveva visto sui libri di storia dell’arte. Anziani o giovani in pose ieratiche, avvolti in luci vivide, oppure un tenebre grigie e opprimenti. Tra fiori, in compagnia di personaggi altrettanto santi oppure circondati da creature misteriose, con ali piumate. Oppure tra le fiamme o in situazioni angosciose, in un turbinio di esseri mostruosi con ali membranose ed espressioni terrificanti sul grugno. Si sentì in quel preciso momento, molto vicino a quella situazione.

Tese allora la busta che aveva in mano e Jonhas quasi gliela strappò dalle dita.

         < Questo cos’è. Una dichiarazione d’amore? Una poesia? Strambotto? Carme? Sonetto? … Non lo sai neppure tu, stronzetto. Si perché se tu fossi un finocchietto come lui  – Indicò Duncan -Apriresti la bocca. Uscirebbe solo merda, lo ammetto, ma almeno … Dunque … Vediamo .. E che cazzo – Esplose – Quando aspettavi a darmi queste carte? Quando ? Quando le oche iniziano a pisciare? Cazzo … Le carte originali di Darla Arvig … Cazzo … Per queste, sarei anche disposto a farmi fare una pompa da te … E credo che mi possa anche piacere … A te che piaccia o meno, non me ne frega un cazzo. Me la fai, senza lamentarti né agitarti troppo … Dunque … Vediamo un po’… Si … Si … Sopraffino, però … Chi ha scritto i sorgenti non era malaccio … Gli avrei  permesso persino di pulire i nostri cessi .. Béh le note di Darla … Ineccepibili … Quella si che era una donna, una gran donna, non come voi due … Lasciamo perdere >. Si chiuse poi in un inatteso silenzio e si accese ancora una sigaretta. Gli occhi febbrilmente seguivano le righe del codice stampato su quei fogli e qualche volta tornava indietro, come se non riuscisse a capire. Prese poi una lente da un cassetto, non prima di metterlo ulteriormente in disordine. Accese la lampada poggiata sulla scrivania e Logan e socio, capirono che si era completamente estraniato da tutto e tutti.

Passò abbondantemente una mezz’ora nella quale gli unici rumori erano quelli degli altri occupanti il salone . Johnas era concentratissimo e ad un certo punto prese un foglio e iniziò a scrivere delle formule matematiche, poi come colpito dall’illuminazione, allungò un braccio e si avvicinò un tavolo a rotelle su cui era sistemata una postazione informatica.

Schiacciò qualche tasto e iniziarono a comparire delle maschere di un programma. A questo punto prese picchiettare velocemente sui tasti e a grugnire ogni tanto. Apportò qualche piccola correzione e infine si sentì appagato, quando finalmente lanciò il programma di stampa.

         < C’è qualche finocchietto che mi porta il mio stampato? >. Si mise a berciare e poco dopo comparve una ragazza ciabattando, vestita con una lunga gonna e una maglietta che faceva vedere una generosa porzione della sua ossuta cassa toracica.

         < Quella piccola troietta si ostina a girare senza reggiseno e a mostrare quelle due talpe morte che dice essere le sue tette. Lo sappiamo tutti quanti che sono palloncini sgonfi che si è attaccata con la colla. Però a letto è una selvaggia. Sapete cosa faccio quando finalmente ve ne andrete fuori dai coglioni. Me la sbatto ben bene. Ce l’ho in fiamme  e devo spegnere assolutamente l’incendio>.

Logna questa volte non resistette.

         < Sentimi bene … grosso ammasso di sterco. Mi sono stufato di sentire i tuoi rivoltanti discorsi. Qui ci sono donne e uomini che lavorano e anche duramente e tu noi hai nessun diritto di trattarli come se fossero tuoi pari … Ammassi di sterco, appunto. Dicci quel che hai da dirci e poi vai a farti fottere. Puoi essere il grande Jonhas Togo, ma sarai sempre e solo un grosso ammasso di sterco e per di più con una bella palla da nove in mezzo alla fronte >. Così dicendo estrasse la pistola dalla fondina e piantò la bocca dell’arma proprio in mezzo al testone di Jonhas.

Quello impallidì subito e lo guardò prima sbigottito, poi decisamente impaurito dall’espressione che si leggeva in volto a Logan. Non era una semplice minaccia la sua, ora aveva tutte le caratteristiche della certezza. Avrebbe tirato il grilletto. Deglutì a fatica e gocce di sudore iniziarono ad imperlargli la fronte e a scendere dalle tempie.

Duncan si irrigidì, perché mai più avrebbe pensato che il suo socio potesse avere una reazione simile, ma riuscì a mantenersi freddo.

         < Lascia perdere e non fare cazzate … Adesso l’ammasso ci spiega cosa ha fatto, per filo e per segno e poi noi due lo lasciamo qui a crogiolarsi della sua puzza . Noi ce ne andremo calmi e tranquilli, come siamo arrivati. Se fai quello che hai detto tempo mezz’ora ti ritrovi bucato come un colabrodo. Questo … Stronzo purtroppo è troppo prezioso. Uno stronzo d’oro, ecco cos’é. Lascia perdere. Intanto tu – Rivolgendosi a Jonhas – Svelto sputa il rospo. >.

Jonhas sempre fissando la canna della pistola appoggiata in mezzo alla sua fronte, prese a parlare.

         < Allora … Il codice di Darla è un codice che qualunque computer quantico di nuova generazione può benissimo riscrivere. Serve solo a far partire dei missili e a governare il loro volo. Interessanti sono gli altri fogli. Coordinate di bersagli. Sono per tutte città di questo continente e le principali degli altri. Non so cosa possano servire visto che oramai la maggior parte sono un ammasso di rovine. Però … Però, se incrociamo bene  i dati e con il programma giusto possiamo fare l’inverso. Dai target arrivare al luogo di lancio dei missili. Quindi non è il programma che interessa, ma dove porta il programma. Quello sì, che è utile ed è questo che fa gola.

Almeno farebbe gola, però … Perché c’è un però. Quel programma serve solo per quella base missilistica. Il programma di governo dei missili, credo si a uguale per tutte la basi sparse per il mondo. Cambieranno solo i bersagli finali, comunque il programma possiamo considerarlo spazzatura, perché non credo che esista ancora qualche sito pieno di missili. >

Calò un pesante silenzio e lentamente Logan staccò la canna della pistola dalla fronte di Johnas, che deglutì rumorosamente.

         < Allora tutto questo non ha un senso. Allora tutta la segretezza, tutti gli affanni, le insidie, i morti che ci siamo lasciati dietro, a cosa sono serviti? >.

Duncan rispose al giovani.

         < Veramente di morti c’è ne uno solo. Il vecchio al rifugio, ma non è questo che importa. Bèh, forse … Cioè, importa. Un morto è sempre un morto, soprattutto quando non c’entrava nulla in tutta questa faccenda. Ah, lasciamo perdere i morti. Dunque Johnas, tu credi che di basi missilistiche ancora in funzione non ce ne siano neppure una? >.

Johnas assentì con la testa.

         < Neppure una. Soprattutto dopo il tremendo inverno nucleare che successe dopo le prime esplosioni. Se ben ricordo i morti furono milioni, la popolazione in vita nell’intero mondo non superò alla fine di tutto i due miliardi. Intere nazioni sparirono, interi popoli. Siamo ritornati a un paio di millenni fa, Forse siamo ancora più indietro e stiamo annaspando per non affogare. Eppure c’è ancora gente che si balocca con queste stronzate. Dite a chi vi manda che ci sono ancora missili atomici, ma sono in fondo agli oceani. I missili dei sottomarini strategici. Sicuramente andati a fondo o distrutti, ma qualche missile e le loro testate sono ancora lì, che aspettano, anche dopo tutti questi anni. A proposito … I dischetti. – Indicò i due cofanetti – In bella copia c’è quanto vi ho riassunto. Servono a far polvere adesso. > Il labbro superiore si alzò leggermente, come un mesto sorriso.

Logan raccolse i fogli di Darla e lo stampato di Jonhas e i dischetti, poi rivolgendosi a Duncan.

         < Qui abbiamo finito, possiamo andarcene … Arrivederci … Dimentica tutto questo, per il tuo bene. Hai capito  … Finocchietto >. Indirizzò uno sguardo gelido al crittografo.

Duncan guardò l’uomo che stava crollando.

         < Cazzi amari. Era meglio se stavi nel letto a dormire. Da ora hai un’altra preoccupazione in più. Lui – Indicando il giovane che stava rifacendo il percorso precedente – Ha un difetto. Mantiene sempre le promesse e quella di prima non è una promessa … E’ una certezza .. Adios e se ti tira ancora … Dacci dentro con … Come si chiama, la ragazza? >.

Johnas con un filo di voce.

         < Andrò a dormire da solo, questa sera >.

La finestra del tempo.53

La lercia bombetta di Rakònkay era sistemata, quasi apposta, al centro del letto. Il suo proprietario, invece, stava alla finestra e fumava un lungo sigaretto e la cenere penzolava, quasi attendesse il momento propizio per cadere sul pavimento di piastrelle dozzinali, ma almeno pulito.
L’uomo osservava senza alcun interesse ciò che accadeva al di la del vetro. Sotto, lungo la strada che portava al Porto uomini e mezzi si muovevano con la regolare frenesia di una giornata lavorativa. L’albergo, di proprietà della Gilda del Porto, serviva giusto a chi, dal porto stesso traesse un qualunque beneficio. C’erano gli equipaggi delle navi alla fonda, uomini d’affari che si incontravano con omologhi della Città e trovavano comodo quel posto per concludere le loro transazioni e che disponevano giusto del tempo necessario tra arrivo e partenza della loro nave. C’erano anche pochi in verità, turisti o semplici viaggiatori, che aspettavano d’imbarcarsi e che non erano attratti dalla città stessa e dalle sue occasioni.
C’erano anche tipi come Rakònkay e per loro un posto valeva un altro.
La cenere alla fine cadde, ma l’uomo non se ne accorse. Ogni tanto lanciava un breve sguardo al telefono appoggiato sul davanzale della finestra e alla fine del sigaretto si decise a squillare.
La conversazione fu breve e l’uomo non emise che un paio di brontolii i risposta a ciò che il suo interlocutore diceva; chiusa la comunicazione abbandonò la finestra e si calcò in testa il copricapo, si sfilò dalla fondina la pistola e la controllò per l’ennesima volta. Prese la sua sacca da viaggio e uscì dalla stanza; come fu nell’atrio si avvicinò al portiere e gli affidò il sacco stesso.
         < Lo verrò a prendere più tardi. Lo custodisca con cura >. Disse con voce metallica, senza emozioni di sorta. Il suo sguardo era tale che il portiere ebbe una brutta sensazione, come di pericolo.
         < Stia tranquillo. La considererò, la sua sacca, come se fosse mia e ne avrò la massima cura >.
Rakònkay mosse la testa leggermente e cavò da una tasca qualche moneta che mise sul bancone.
         < Un promemoria >.
Lo fissò ancora una volta e poi uscì. Il portiere guardò il denaro e la figura nera dell’uomo che stava uscendo dalla porta principale e riebbe un brivido. Vide che l’uomo era fermo sul marciapiede, ma quasi subito arrivò un’auto e quello vi entrò. La macchina partì con gagliardia e sparì nel traffico. Il portiere prese la sacca e la mise sul tavolo dell’ufficio dietro la portineria, poi mise la mano in tasca dove aveva messo le monete e ne sentì il freddo del metallo. In quel momento si aprì la porta dell’ufficio stesso e entrò l’altro impiegato.
         < Quella sacca non si tocca e rimane lì, dove l’ho messa. Inteso >. Dicendolo, aveva alzato il tono di voce, a rafforzare la sua ragione. L’altro lo guardò sconcertato, poi fissò la sacca e annuì stancamente; si sedette ad una latro tavolo della stanza e si immerse nel registro che aveva aperto, mettendosi a borbottare lamentandosi del carattere scontroso del collega.
Rakònkay aveva raggiunto ormai il portone dell’albergo dove soggiornava Kayla  e ignorando del tutto il guardiano che gli aveva anche sorriso, come augurio di benvenuto, andò subito al banco della recéption.
         < Ho un messaggio per la signora Kira Lisdrow  >. Disse alla ragazza dietro il bancone e le porse una busta chiusa.
La ragazza sorrise meccanicamente e le venne subito di pensare che i fattorini, in quanto a presenza, peggioravano continuamente. Quello sembrava un tagliagole, più che un messaggero. Si voltò verso il quadro delle chiavi.
         < La signora è assente. La busta le prendo io e gliela consegnerò appena rientra >.
Rakònkay non si mosse e poi con il medesimo tono usato con l’altro portiere.
         < Chi mi assicura che glielo darà? >.
La ragazza lo guardò con sufficienza, poi riprese la busta che aveva appoggiato accanto alla tastiera del PC e fece un passo verso la rastrelliera delle chiavi e la mise dentro ad un comparto numerato.
         < Ecco fatto. Contento? C’è altro? Guarda che non diamo mance, puoi andare adesso >.
Facendo il gesto di allontanarlo.
Rakònkay emise un sordo brontolio e guardò attentamente il numero del comparto. Corrispondeva a quello della stanza. Lanciò uno sguardo di commiserazione alla ragazza e si allontanò dal bancone. Non uscì , però dall’albergo, ma si diresse senza fretta verso il bar. Entrò e si diresse verso il banco mescita. Il barman stava asciugando dei bicchieri e quando lo vide, non fece null’altro che muovere gli occhi in una direzione precisa. L’uomo e la sua bombetta si mossero in quella direzione, ma si trovarono di fronte due porte, allora si voltò leggermente verso il barman. Questo con un’alzata di mento lo indirizzò verso quella con la scritta “Privato”. Rakònkay entrò attraverso quella e si trovò in una sorta di sgabuzzino, pieno di casse di bevande, scope e stracci per pulire. Sul fondo si apriva un’altra porta, che attraversò e si ritrovò sul pianerottolo. Erano le scale di servizio. Si guardò intorno per scoprire se ci fosse un ascensore. Solo gradini che salivano e lui con passo calmo li prese e salì fino al piano desiderato. Qui si fermò per riprendere la respirazione regolare, poi aprì con circospezione la porta e fece capolino nel corridoio. Nessuno. Guardò con attenzione se trovava un cartello che indicasse la posizione delle stanze. Non fu neppure necessario. La sua, o meglio quella di Kayla era proprio davanti a lui. Si guardò ancora una volta attorno. Poi, estratti due ferretti dalle tasche cominciò ad armeggiare vicino alla serratura che pochi secondi dopo scattò e lui entro, richiudendo con attenzione per non far rumore. Nella stanza non c’era nessuno e quindi si sedette sulla poltroncina, posta accanto al tavolino che fungeva da scrittoio, procurando però di voltarsi verso la porta e cominciò ad attendere.
Attesa che non fu poi tanto lunga. Orami le prime ombre della sera erano scese e Kayla fece il suo ritorno in albergo. Prese la chiave e la busta che le furono consegnate dal portiere, che non era la ragazza incontrata da Rakònkay. Kayla decise di leggere il contenuto con calma una volta in stanza. Prese l’ascensore e una volta davanti alla porta ebbe come il desiderio di scappare. Fece spallucce per scacciare quella sensazione e si accorse che stava facendo fatica a far scattare la serratura.  La sensazione di prima ritorno come una folata di vento freddo, poi la serratura scattò e lei entrò. Accese la luce dopo che si era sfilata la giacca e lasciata cadere a terra la borsa. Con la busta in mano si voltò verso il centro della stanza e questa volta non poté che fare un sobbalzo.
Rakònkay era lì, seduto e in mano aveva una pistola, con la bocca rivolta verso di lei.

La finestra del tempo.52

Alla fine del corridoio che avevano imboccato c’era un ascensore.
         < Con questo scenderemo nella “Fossa” … Speriamo che sia l’ultimo viaggio e che tutto abbia finalmente fine >.
Il Direttore alternava sul volto i colori dell’arcobaleno. Un momento diventava rosso fuoco, altri grigio cenere e sentiva che le sue viscere stavano danzando un sabba infernale. Da una parte sperava che quel programma, così gelosamente nascosto, fosse quello che era oggetto della ricerca di Logan e socio. L’altra speranza  era quella che così non fosse e che il “ Lascito di Jeronimus” rimanesse tale ancora per molti tempo. Si rendeva conto dell’irrazionalità di quel pensiero, ma in fondo ci era affezionato ed ora che tutto sembrava alla fine, un po’ stava male.
Finalmente l’ascensore arrivò a fine corsa e apertasi in automatico la porta comparve ai loro occhi un uomo anziano, di bassa statura, abbondantemente stempiato con una borsa di pelle nella mano destra. Lazarus Profaci mostrò una faccia stupita, ma ricompose subito l’espressione del volto, distendendo nuovamente i tratti e lasciando che la solita espressione imperturbabile apparisse.
Solo un movimento degli occhi, quello inarrestabile, tradì una qual impazienza e contrarietà al fatto di vedersi comparire di fronte quattro individui, mentre non mancavano che pochi minuti alla sua riconquistata libertà.
< Lazarus carissimo. Temo che questa sera dovrete posticipare la vostra uscita serale di qualche minuto. E’ cosa da poco, ma dobbiamo entrare nel vostro ufficio ed aprire la cassaforte che sapete >. Scandì il Direttore, accompagnando le parole con il consueto sorriso di circostanza.
Le serrature della porta corazzata che dava accesso all’ufficio di Lazarus erano scattate e gli uomini entrarono.
Il Direttore cambiò espressione.
         < Lazarus, prego … La cassaforte, quella a muro … La apra, gentilmente. Poi anche l’altra … Apra anche quella. Ah … Immagino che lei abbia di che scrivere. Un foglio di carta … No lasci stare, non riaccenda il terminale, credo che due righe scritte di mio pugno  siano più che sufficienti >.
L’uomo compì all’inverso i gesti che prima aveva eseguito. Nella stanza si sentivano solo i respiri dei cinque. Un po’ affannato quello del Direttore, calmo e tranquillo quello dei due sconosciuti e inavvertibile quello del Balivo. Lazarus non osava chiedere cosa stesse succedendo, ma gli parve chiarissimo che qualcosa fosse successo. Le serrature delle casseforti scattarono e gli sportelli si aprirono. Buste e dischetti furono poste sulla scrivania di Lazarus, dove il Direttore stava stendendo un documento. Scrisse poche riche e poi le mostrò a Lazarus stesso.
         < Leggi e firma per ricevuta, se non ti dispiace. – Quello lesse e firmò – Ora tocca a voi fare altrettanto e per ultimi firmeremo Julius ed io >. Disse tendendo il foglio a Logan e socio.
Sul foglio, poche righe, nelle quali si dichiarava che busta dei codici e dischetti, resti del “lascito Jeronimus” ora erano in possesso di Logan e di Duncan e che il Centro e tutti gli operatori, dal primo all’ultimo erano sollevati da ogni responsabilità, di qualunque genere e che promesse o giuramenti precedentemente fatti dovevano essere considerati annullati. Tutto quello era fatto in virtù di un ordine preciso del Gran Consiglio del Clan.
Logan aprì immediatamente la busta e ne trasse dei fogli. Erano scritti in maniera incomprensibile, sicuramente un codice e quindi occorreva trovare al più presto qualcuno che riuscisse a decifrarlo.
Dovevano essere sicuri al cento per cento di ciò che avevano preso in custodia.
Duncan lanciò un’occhiata ai fogli poi rivolto al Direttore.
         < Spero che abbiate una sezione di crittografia tra i vostri uffici? >.
Il Direttore annuì vigorosamente con la testa.
         < Certamente … E’ la livello superiore. Ci andiamo subito se volete. Ah Lazarus, grazie di tutto e mi raccomando … Su quanto è avvenuto ora … Silenzio completo. Conto sulla tua innata discrezione e … Ti rammento ancora una volta che quanto è avvenuto ora, non è mai avvenuto >.
          <Mi spiace contraddirla Direttore. Ci siamo incontrati poco prima delle sei nel suo ufficio. Mi ha stretto la mano e mi ha consegnato la,pergamena di commiato, mi ha stretto al mano ed io sono uscito definitivamente dal suo ufficio e dal Centro. Finalmente in congedo definitivo >.
Il Direttore ebbe un sobbalzo.
         < E’ vero. Accidenti, con tutto quel che è successo, mi stavo dimenticando … Scusami tanto e … Senti possiamo rimandare la cerimonia di qualche minuto … Diciamo un’ora circa. Sono le sei … Facciamo le sette e ti prometto che sarà presente anche il tuo  Capo  Divisione. Sempre che non sia venuto prima e se fosse, bèh dovrà ritornare. Bene, allora tra un’ora nel mio ufficio. Intanto … Julius, provvedi che Lazarus sia accolto nella mia anticamera, portagli da bere e se vuole anche qualcosa da mangiare e per le sette convoca anche Dionigi e il suo staff, poi provvedi che l’encomio sia stilato e io … Arrivo per quell’ora, te lo posso assicurare >.
Così dicendo prese la mano di Lazarus e iniziò a stringerla e agitarla con foga, tanto che l’uomo ne fu più che sorpreso, anzi un po’ spaventato.
         < Bene … Bene, possiamo andare, anzi dobbiamo andare. Chiudi la porta – Disse mentre spinse letteralmente fuori tutti in corridoio. La porta si richiuse e scattarono ancora una volta le serrature di sicurezza. Salirono sull’ascensore, che si fermò al piano richiesto. Ne scesero solo il Direttore, Logan e Duncan, mentre gli altri due risalirono verso l’ufficio del Direttore stesso.
Ermes Varrutti era diventato paonazzo, tanto che Logan si preoccupò che non gli venisse una sincope improvvisa.
         < Direttore … Vuole fermarsi un momento? Bere un bicchiere d’acqua? Posso capire … Le emozioni di questo momento, ma forse è meglio  se passiamo domani., Ormai i dischi sono in nostro possesso e poche ore … Non mi sembra che facciano molta differenza >.
          <Assolutamente, no. Prima finisce l’intera faccenda e prima riuscirò finalmente a vivere tranquillo. Adesso andiamo alla sezione crittografica del Centro e vi lascio nelle mani del Capo Divisione. E’ un  tipo strano e … Non corre buon sangue. Preferisco che finiate l’intero lavoro, poi quando avrete finito chiamate il mio ufficio e qualcuno verrà a prendervi … Ora … Ecco quella è la porta, vi presento e me ne vado. Ho bisogno di rimanere solo per qualche momento … Dopo >.
Entrarono un una grande sala divisa da pareti di vetro. Le luci erano diffuse e si avvertiva appena il rumore dei condizionatori. Piccoli capannelli di persone qua e la discutevano, altre invece erano chi a lavagne coperte di numeri e cifre, chi alle scrivanie concentrate davanti a schermi e prendevano di quando in quando degli appunti.
Il Direttore Ermes avvicinò il primo che incrociò. Un tipo alto e allampanato, con i capelli divisi da una scriminatura centrale, che sembrava fatta a macchina, tanto erano simmetrici i capelli che gli scendevano sulle spalle. Capelli che avrebbero avuto bisogno di una buona ed energica lavata, tanto mostravano l’innegabile loro untuosità.
Ermes chiese del capo e il lungo gli indicò una scrivania in fondo alla stanza. Il direttore fece solo un passo e agitò una mano verso quel punto, poi ottenuta l’attenzione del caso, indicò i due agenti e infine diede loro un poderosa spinta, dopo di ché in un guizzo sparì.
Attraversano la sala, nell’indifferenza degli astanti e si ritrovarono davanti ad una specie di orso. L’uomo che avevano di fronte mostrava un’ ammasso di capelli stopposi di colore indefinito, una folta barba, da cui emergevano resti di cibo e strisce color argento. Dalle maniche della camicia, che aveva conosciuto tempi migliori, emergevano due poderose braccia coperti di una fitta peluria.
Due occhi indagatori squadrarono Logan e socio e poi una voce catarrosa li apostrofò.
         < Cazzo volete, finocchietti >.

La finestra del tempo.51

Intanto che si svolgevano i fatti tra Logan e il Direttore, Atticus si stava sgolando per magnificare il Centro e le sue varie attività. Aveva trascinato, praticamente, Kayla tra sale piene di server e altre dove ferveva l’attività di archiviazione e smistamento delle varie trasmissioni. Le aveva presentato i Capi Divisione di varie Gilde e Net-Work, che utilizzavano la strumentazione del Centro per i loro affari. Ora, però, Kayla dava segni di impazienza. Sulle prime aveva finto di essere presa dalle argomentazioni del giovane funzionario e aveva anche preso degli appunti, o così fece apparire il suo scrivere sul blocco contenuto nella cartellina che aveva per le mani. Adesso Kayla voleva raggiungere il programma o almeno il luogo dove era custodito. Con tatto e una certa diplomazia verbale lo fece intendere al giovane, che stupito della domanda cominciò ad opporre una serie di questioni.

         < Bèh … Vede Kira –Ormai avevano abbandonato le formalità dei cognomi – Quelle trasmissioni sono coperte da segreto militare … Personalmente io non posso farvi accedere – Kira cominciò a guardarlo nuovamente con occhi languidi – Capisce … I militari sono gelosi dei loro piccoli grandi segreti e poi … Sicuramente ci sarà il divieto perché … Sa … Il Segreto di Stato .. Almeno credo che sarà sottoposto a quel vincolo … Comunque ho la persona che fugherà ogni dubbio. Mi segua. >.

Scesero di un paio di livelli e grazie al suo passi entrarono nell’aera riservata dell’Esercito. Passati i controlli Atticus si fece ricevere dal maggiore Robert, ufficiale in quel momento al comando. Gli spiegò in breve la situazione e quello, immediatamente oppose un secco rifiuto. Kayla, modulando la voce come meglio era capace, gli spiegò il tipo di ricerca che stava effettuando e come tutte le notizie che riguardavano i fatti di Bunker Hill, fossero importanti per chiudere definitivamente un poderoso studio che Facoltà di Storia Contemporanea della Scania stava portando a termine proprio su quei fatti. Il Maggiore fu dapprima restio ad accedere a quelle notizie e neppure la promessa di una citazione nella pubblicazione del suo nome e di come era stato utile a far emergere tutta la verità, come ebbe a sostenere Kayla nella sua perorazione, lo smossero più di tanto. L’insistenza della ragazza fu tanta e tale che alla fine il Maggiore si arrese e iniziò, dalla sua personale postazione, la ricerca dei dati e delle trasmissioni.

         < Scusate un attimo, ma c’è qualcun altro che ha gli stessi interessi. Non capisco, quelli sono dati che raramente vengono richiesti. Si vede che qualcuno oggi ha un particolare interesse … Ah, ecco … La linea è libera. Vediamo … Ecco qua … Bene signorina ecco … Le posso stampare le ultime trasmissione … Gli ultimi contatti avuti tra il gruppo di Stubbing e il Centro ed eventualmente gli ordini impartiti in seguito al gruppo di recupero … Sempre che questo sia storicamente interessante o importante >.

         < Certamente. Tutto quello che mi darà sarà utilizzato per avere un quadro esaustivo dei fatti e credo proprio che metterò una parola perché lei venga citato nelle fonti. Un piccolo grazie per la sua buona volontà e per la sua pazienza nei miei confronti >. Rispose Kayla aggiungendo anche un sorriso a tutti denti e uno battito di ciglia ammiccante.

Il maggiore si congedò per andare al centro stampa a ritirare la documentazione promessa.

Atticus guardò Kayla e con un sorriso di circostanza aggiunse.

         < Bene .. Fino ad ora tutto bene. Ha avuto anche una trascrizione degli ultimi momenti prima della battaglia e se le comunicazioni erano ancora aperte … Chissà anche le voci della battaglia. Sarebbe magnifico, non trova. Dico per il pathòs. Ne aggiungerebbe alla pubblicazione. Giusto? >.

Kayla lo guardò un momento, poi abbassando la voce come aveva fatto in precedenza.

         < Oh, Atticus … Cosa avrei fatto senza di te? Niente. Assolutamente nulla. Non sarei riuscita  … >.

Non finì la frase preferendo dargli un bacio su di una guancia.

Atticus ebbe quasi un mancamento. – Allora ogni promessa, anche se velata, è un debito. Debbo prepararmi per questa sera … No forse non questa sera … Debbo prepararmi e bene e devo essere solo io … Al diavolo Magdalena e le altre .. No, no, solo io e lei  … Sì … Vedremo se non sarò all’altezza … Sicuramente lo sarò – Pensò Atticus mentre lentamente sfioriva il violento rossore dalla sua faccia, dovuto a quel bacio inaspettato.

Il Maggiore rientrò con un fascio di carta nelle mani che tese a Kayla.

         <Qui c’è tutto. Tutto quello che attualmente possiamo rilasciare per i fatti di Bunker Hill. >.

Kayla scorse rapidamente le carte e si accorse delle strisce nere che impedivano la lettura di molte righe delle conversazioni.

         < Queste? – Indicando le righe – Cos’è …. Censura? >.

         < Come dicevo alcune cose sono sottoposte tuttora al segreto . Militare e o di Stato >.

Rispose il Maggiore in tono asciutto.

         < Non importa. Credo che al Dipartimento di Storia siano abituati e non ci facciano neanche più caso. Comunque grazie per la collaborazione >. Si voltò verso Atticus come dire che lei era pronta ad andarsene.

Atticus aprì la porta e kayla, nello spiraglio ebbe la visione di Logan che stava percorrendo il corridoio. Allora era lui che aveva interrogato i files dell’archivio poco prima. Kayla ebbe un brivido e per prima cosa si girò di scatto mostrando le spalle alla porta. Come scusa prese a guardare una serie di fotografie e gagliardetti appesi alla parete.

         < Queste fotografie le ha scattate lei, Maggiore? E queste … Bandierine sarebbero … >.

Il Maggiore si voltò verso la ragazza.

         < Non proprio tutte … Solo queste due … Quella sotto la tenda. Eravamo ad un campo invernale dalle parti di Vodni Lazne e l’altra … Quella dove siamo in alta uniforme pochi minuti prima della festa per il conseguimento del brevetto da ufficiale superiore. Ci sono i miei compagni di corso con cui avevo fatto … Gruppo, mi capisce. Gli altri non sono gagliardetti, bensì i “crest” delle varie unità dove ho servito e altri sono di gruppi che … >.

Kayla lo interruppe.

         < Mi scusi … Ho capito il senso .. I “crest” , certo … Certo, ma sa non sono così addentro … Mi scusi ancora >.

Il Maggiore sorrise.

         < Non c’è problema . Sa … Noi militari abbiamo certe definizioni a cui siamo molto legati. Anzi le mie sono doverose scuse >.

Kayla non rispose, ma prese una mano del Maggiore tra le sue e la strinse fissandolo in quella maniera con cui normalmente iniziava a flirtare. Il Maggiore ebbe un leggero sussulto, ma ricambiò lo sguardo con la medesima intensità o almeno così gli parve.

Atticus colse al volo quello scambio e non gli piacque affatto. Anzi seccato disse.

         < Vogliamo andare, dunque >.

In quel mentre si aprì la porta e apparve il Tenente D’Amyville, donna piacente e formosa che attraeva gli uomini come miele per la api.

Atticus, che già l’aveva incrociata un paio di volte e ne aveva subito il fascino, non si fece scappare l’opportunità di mettere in chiaro le cose, secondo la sua prospettiva.

         < Carissimo Tenente, che piacevole incontro … Ma … Ha sfumato i capelli e meno male che la parrucchiera sa il suo mestiere. Sta benissimo … Un incanto >.

Il Tenente si sentì in solluchero. Finalmente qualcuno che si degnasse di accorgersi della fatica e dei soldi spesi. Il tenente non fu da meno.

< Atticus Bartoldi … Che cavaliere … Lei dice che mi dona questo taglio? >.

< Assolutamente. Ha un’espressione ancor più luminosa e confesso che troverei grosse difficoltà a lavorare con lei. Sarei distratto continuamente, confesso >.

Kayla prima guardò la giovane ufficialessa, poi Atticus e lanciò un’occhiata al Maggiore significando di come fossero stati goffi i complimenti del funzionario. Il Maggiore abbozzò dimostrando di aver capito l’improvviso scoppio di Atticus e di come avesse iniziato una sorta di competizione con lui. In quel momento aveva ben altri pensieri l’ufficiale, che fare il gallo nel pollaio. Aver dato quei documenti non lo rendeva tanto sicuro e aveva il sospetto di aver commesso una stupidaggine.

Kayla invece, non avendo guardato solo il muro ma anche la scrivania del Maggiore e le avendo toccato con mano l’assenza di anelli rivelatori, aveva deciso che la prossima mossa fosse di accalappiare il Maggiore per poter nuovamente entrare in quegli uffici e tentare di farsi rivelare dove poteva essere quel dannato programma.

         < Maggiore – Gli disse piano – Vorrei sdebitarmi con lei per la sua cortesia. Che ne dice di vederci questa sera per un drink? >.

L’ufficiale ci pensò o finse di pensarci. In fondo sperava di conoscere meglio quella donna e l’occasione era ghiotta.

         < Certamente. Se per lei va bene … Diciamo alle sette e se non le è d’incomodo verrei a prenderla al suo albergo. Sempre che lei me lo permetta >.

Kayla fissò l’uomo e pensò – E’ fatta –

         < Benissimo alle sette. L’albergo è il Centrale. Sarò puntuale. Bene, Atticus che ne dice di andare. Credo che i due ufficiali debbano parlare di cose importanti e noi … Saremmo d’impaccio. >.

Atticus fece un assenso con la testa e dopo essersi sprofondato ancora in complimenti con il Tenente tenne aperta la porta per Kayla, che uscendo diede una veloce occhiata ll’intorno, giusto per vedere la sagoma di Logan, accompagnato dalla massiccia figura di Duncan e due altre persone, girare al fondo del lungo corridoio che si dipanava alla sua sinistra e sparire in quello che poteva essere un ascensore.

Sospirò contenta del pericolo che era riuscita ad evitare. Dopo pochi minuti si trovò nell’atrio in cui era entrata al mattino e salutato Atticus  e dopo avergli promesso che lo avrebbe richiamato il giorno successivo, uscì dalla severa costruzione e si diresse in albergo per potersi preparare con comodo per la serata. Le cose però avrebbero preso un’altra piega. Ben diversa.

La finestra del tempo.50

Il Direttore li accolse con un tiepido sorriso di circostanza.
         < Buon giorno … Posso offrire qualcosa … Un drink … Un caffè … Qualcos’altro? >.
Logan e il socio scossero il capo.
         < Bene >. Riprese il Direttore < Allora … In cosa posso esservi utile?  Scusate, ma due agenti del Congresso … Sapete, non mi è mai capitato .. Spero che non ci sia nulla di cui preoccuparsi … Ecco … Non vorrei che ci fossero state fughe di notizie e per questo siete venuti ad indagare … O c’è stata una fuga di notizie ? Un caso di spionaggio e il Centro è coinvolto?  I nostri sistemi di sicurezza sono all’avanguardia e i controlli accuratissimi, ve lo posso assicurare. Anzi sono pronto a giurarlo e poi … I nostri uomini sino affidabili al cento per cento. Non è facile entrare al Centro. Avete visto anche voi che … >.
Il volto del Direttore mano a mano che andava avanti nel discorso si sbiancava sempre di più iniziando a farsi grigio .
Logan scosse nuovamente la testa.
         < Nessun caso di fuga di notizie, nessun caso di spionaggio. Siamo solo venuto a recuperare … Una cosa … Preziosa, che il Gran Consiglio desidera averla e voi … > .
Duncan lo interruppe.
         < Direttore … Nei vostri archivi sono custodite, sepolte da qualche parte, notizie di vitale importanza. Ora queste … Notizie devono giungere nel minor tempo possibile sul tavolo del Gran Consiglio. Lei ricorderà certamente i fatti di Bunker Hill … Ecco, noi due – Disse indicando Logan e se stesso – Dobbiamo entrare in possesso di quelle notizie. Semplicemente >.
Il Direttore deglutì vistosamente.
         < Ah … Certo, Bunker Hill … Bèh … Ne è passato di tempo e non so se effettivamente , negli archivi, sono rimaste tracce di quel periodo. Ecco … Vedete … In questi anni ci sono state molte ristrutturazioni e rifacimenti. Abbiamo scorporato alcune attività. Poi c’è stato il rifacimento completo del sistema di trasmissioni. Ora passano tutte attraverso i computer e il Centro offre solo il supporto logistico. Cura l’efficienza delle linee e delle trasmissioni. Noi offriamo la casa, ma a chi chiede di abitarci è affidato l’arredamento. Dovrete richiedere al Consiglio delle Gilde il permesso di frugare nei loro archivi. Poi ci sono i grandi Net-Work e quelli non desiderano intrusioni … Sapete … I vari diritti … Ah, dimenticavo, c’è anche il reparto militare e l’Inquisizione e non credo che loro abbiano il piacere di trovare qualcuno che frughi nelle loro corte … Potete ben immaginare che sorgono delle difficoltà, che … >.
Logan mise una mano in una delle tasche della giacca che indossava ed estrasse il famoso salvacondotto e lo mise sotto il naso del Direttore.
         < Credo che questo metterà in fuga ogni suo dubbio in proposito … Direttore, non ho l’abitudine di perdere tempo, né di farlo perdere agli altri. Sappiamo con certezza che durante l’Operazione Bunker Hill, anzi al termine, quindi prima dell’ultimo scontro, a questo Centro arrivò una trasmissione di dati. Quei dati ora noi li vogliamo. Tutti. Dal primo all’ultimo byte. Sono giorni che li inseguiamo anzi … Inseguiamo le tracce che la trasmissione a lasciato e quelle conducono in questo luogo. Non sono illazioni o supposizioni. Sono prove e quelle stesse sono nelle mani dei nostri superiori. Ai massimi livelli, mi spiego. Quindi … Credo che lei ormai abbia tutti gli elementi per trarre delle conclusioni e fare in modo che quella trasmissione entri in nostro possesso >.
Il Direttore era frastornato, ma non ostante tutto capì che il momento da lui tanto temuto era giunto. Il “Lascito Jeronimus” ora doveva cambiare padrone e a lui toccava il compito. Improvvisamente si sentì sollevato, si sentì lievitare come se un enorme peso che lo sovrastava se ne fosse andato, sparito, evaporato. Aveva mantenuto fede alla parola, aveva custodito quel segreto con tutta la sua abilità,ora però era venuto il momento di sbarazzarsi di quel fardello, di quel segreto che nel profondo, lo aveva da sempre preoccupato e in alcuni momenti terrorizzato, anche.
         < Un attimo, per favore  – Schiacciò un pulsante dell’interfono che aveva sul tavolo – Julius, da me per favore e porta anche la chiave magnetica … Quella rossa. Grazie. Julius è il Balivo Capo, è lui il capo della sicurezza e senza di lui non potremo fare quello che dobbiamo fare >.
L’uomo di nome Julius entrò dopo qualche minuto. Logan, nel fissarlo, lo riconobbe. Era stato uno dei suoi istruttori al corso di Inquisitore, ottimo elemento, capace e di fino intuito, ma soprattutto grande organizzatore di uomini. Sapeva come fare per mettere in sicurezza qualsiasi cosa, nel miglio dei modi. Uomini o cose che fossero e il giovane non si stupì che in un posto così delicato avessero scelto lui. Passarono a brevi presentazioni poi il Direttore riprese la parola.
         < Julius .. Si tratta del “Lascito Jeronimus” … E’ venuto il momento di liberarcene finalmente – Vedendo le occhiate interrogative di Logan e socio abbozzò un sorriso – Ora vi spiego cosa è il “Lascito”. Dovete sapere che Jeronimus era un uomo molto ambizioso e i fatti di Bunker Hill l’aumentarono a dismisura. Mentre la spedizione era in viaggio iniziò, con l’aiuto di agenti fidati dei Servizi, a preparare una sorta di trappola telematica per le trasmissioni che giungevano dal gruppo di Corso e del capitano Stubbing. Di ogni trasmissione lui se ne faceva una copia e quindi anche l’ultima, dal bunker AB12, subì la medesima … sorte. Solo che non ci fu bisogno di una copia. L’originale sparì con l’aiuto dei Servizi e in un luogo segreto, in un angolino dei server del Centro. Pochi uomini sapevano dove fosse finito e le chiavi d’accesso a quella partizione d’archivio. Per non dimenticare o per lasciare la cosa ai posteri, scrisse di suo pugno una breve relazione, coperta naturalmente dal segreto di Stato. La morte improvvisa poi rimescolò le carte e quella relazione andò sepolta in mezzo alle migliaia che negli anni si erano intanto sedimentate negli archivi. Il passare degli anni, però, non aveva sepolto la memoria e qualcuno ne è sempre stato a conoscenza. Poi una serie di fatti, apparentemente lontani gli uni dagli altri fecero si che si mise in moto la caccia a quella trasmissione e solo negli ultimi tempi ho avuto il sentore, il sospetto che fosse rimasta qui, sepolta nelle migliaia di dati che ogni giorni trattiamo e archiviamo. In uno dei giganteschi data-base. Un sospetto che da qualche tempo non mi da tregua. Uno dei compiti che devo osservare personalmente e con me il, qui presente Julius è controllare una cassaforte posta in un ufficio al quinto livello. Quello di massima sicurezza e potete immaginare perché.  In quella cassaforte sono custoditi pochi documenti, che non ho mai, dico mai, visto. Sono custoditi in grossi plichi sigillati e i Direttori prima di me hanno fatto altrettanto. Controllavano che i sigilli fossero intatti e basta. C’è poi un’altra cassaforte. Ci sono dei dischi che ogni tanti anni vengono inseriti in uno dei server di massima sicurezza, assieme a dischi nuovi. Si ricopiava il contenuto e quelli vecchi venivano distrutti. La procedura prevedeva la presenza del Direttore, il Balivo due agenti dei Servizi che s’incaricavano della copiatura e l’Ufficiale Addetto, che oggi lascia l’incarico. Gli ultimi due server del livello cinque verranno spostati domani in un’altra sala. Verranno scollegati alla rete secondo le indicazioni ricevute a suo tempo e rimarranno solo per continuare a far vivere il “Lascito Jeronimus”, immagino … E’ tutto quello che so in proposito >.
Logan si alzò.
         < Possiamo andare allora >.
Duncan rimase seduto.
         < Non sono convinto. Il mio istinto mi dice che manca qualcosa .. La prova certa che la trasmissione sia stata effettuata veramente. – Rivolgendosi al Direttore – Devo dare uno sguardo agli archivi storici. Spero che voi l’abbiate un archivio storico? >.
Il Direttore gli lanciò un’occhiata offesa.
         < Certo che sì. Anzi, senza scomodarci possiamo procedere dal mio terminale per la sua ricerca >.
Schiacciò un pulsante e lo schermo del suo PC si illuminò e comparve il logo del Centro e una serie di caselle, che il Direttore riempì dei suoi dati e delle varie password richieste. In breve furono dentro l’archivio e seguendo le indicazioni di Duncan il Direttore riuscì ad accedere alle informazioni richieste.
La trasmissione era stata effettuata e veramente era stata trasmesse dal Centro di Criseul. Duncan ne seguì le tracce a ritroso e comparve per intero il timing del giorno dello scontro di Bunker Hill. La richiesta d’aiuto attraverso il trasponder, la trasmissione dei dati dal bunker AB12. Tutto combaciava alla perfezione. Solo l’arrivo finale della trasmissione, il luogo dove era stata registrata e i dati immagazzinati, quelli mancavano. Il programma era lì, tra quelle mura.
Duncan si alzò.
         < Livello cinque, allora. Se ci vuole precedere … Direttore >.

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