CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivio per la categoria “Natale & C.”

Ormai è fatta … o quasi

Si. Ormai è fatta. Ventiquattro,trentasei ore ed è Natale.

Ci si prepara 364 giorni, ma si arriva alla fine che … Poi non ci si sente così preparati.

Io per primo. Fa nulla. Ho di fronte altri 365 giorni o quasi per prepararmi a dovere.

Quello del prossimo anno sarà un Natale … Vedrete!

Per intanto godetevi quello di quest’anno. Trattatelo bene perché è l’unico che avete… Che abbiamo … Che ho.

Sembra stupido dirlo, ma è la verità. Non ce n’è un altro e ne ci sarà .

E’ unico ed irripetibile. Proprio come ognuno di noi.

Buon Natale

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Ci siamo

Ci siamo.

Il pinaceo è al suo posto, anzi quest’anno si è aggiudicato la primissima fila. Fa bella mostra di se, agghindato da “première femme”, fuori di casa, sotto il patio.

In casa la collezione di presepi di Artemisia, la mia, splendida apodittica epifania di stili e gusto, mostra il meglio di se, per gli altri.

I regali, fanno contorno e ghirlanda. In cucina le pentole tacciono, e ciò fa parte della sorpresa natalizia.

Insomma i prodromi del Natale ci sono tutti. mancano gli auguri a tutti voi di una felice festività insieme alle persone a voi care? Non mancano anzi ….

BUON NATALE A TUTTI

Quest’anno però …

Quest’anno però … Niente pianceo.

Non c’é tempo … Presto che é tardi … Solo un pinaceo in scala HO o forse é una 1:43. Io e la Leonessa siamo indecisi … Ma é chiaro, il pianaceo gioia e delizia del Natale in casa Capehorn, quest’anno latita.

Ragazzi … Non c’é una lira e la voglia di festeggiare é a livello minimo storico. Forse perché c’é solo un grande passato cui guardare e la cataratta incombe, per cui il futuro appare, quando lo fa, incerto e nebuloso.

In ogni caso posso sempre esibire il pianaceo degli anni passati giusto per vostra e mia memoria.

Per gli auguri c’é tempo … Non so quando ve li porgerò ma lo farò .

Vediamo … A Natale … Lavoro. Pomeriggio. Santo Stefano? Lavoro, pomeriggio. Primo dell’Anno? Smonto notte. Epifania? Sì Epifania, che tutte le feste le porta via. Che sono di riposo.

Feste di merda? No …. Feste ordinarie. Di ordinaria follia lavorativa…. La mia …

Tranquilli la vigilia sono a casa. Per il momento ecco le due edizioni migliori del pinaceo.

Pinaceo

Pinaceo_2013

 

C’ho il Pianceo … o quasi … insomma, eccolo

Come ogni anno, apodittico, imprescindibile, inappellabile e intramontabile arriva lui: Il Pianaceo, dalla bellezza inarrivabile, dall’evidente lucore sfolgorante. L’unico. Il magnifico e , per grazia ricevuta e volontà sua, dell’illustre ospite,  e mia, l’ospitante, ve ne mostrerò ben due versioni e non dite che sono di braccio corto, questo Natale.
Dimenticavo, da un’idea di Artemisia, la mia.

Pinaceo_2013

In visione anche notturna

Pinaceo_Notturno_2013

Una delle ultime fatiche di Artemisia, la mia per augurarvi fin d’ora BUON NATALE

Babbo Natale2013

Auguri … ovali

Anche quest’anno oramai volge al termine. Finisce con l’ennesima delusione. Una delle tante che hanno attraversato e attraverseranno le nostre esistenze. Saranno è vero corroborate da altrettante soddisfazioni, me lo auguro, però abbiamo preso l’ennesima fregatura. Ci doveva essere la fine del mondo invece, il ventidue dicembre, come sempre il sole è sorto, la sveglia ha suonato e il capo ha rotto le palle. Tutto regolare come sempre. Tracciare un bilancio è facile e difficile in egual modo. Vorremmo sottolineare solo gli aspetti positivi e tralasciare quelli negativi, eppure guardandoci le mani, per i secondi non ci bastano le dita, mentre per i primi ci avanzano. Almeno, per me è così. Comunque Natale è vicino e sforziamoci di essere più buoni. Più seriamente indulgenti verso il prossimo e verso noi stessi, anche se non è facile. Perché dire, con un accento anche un po’ svogliato, che siamo disposti al perdono, che saremo propensi dai prossimi giorni in poi, all’accoglienza, alla comprensione e non cambiare il nostro stile di vita è un po’ come succede nel rugby.

C’è chi suona il piano e chi lo sposta. Cosa c’entra direte voi? Pensate solo all’inglese; giocare e suonare hanno la stessa voce verbale: play. Quindi chi gioca in fondo suona, compone una musica o riproduce una musica composta da altri e implica pure il divertimento nel farlo. Dunque perdonare, accogliere, compatire accende il desiderio del gioco, del divertimento, della gioia nel compierli. Se non lo facciamo con il cuore, quindi liberi da possibili costringimenti, di qualunque tipo essi siano, quelle saranno solo azioni svogliate, costrette; un obbligo sociale da proporre, perché rimanga tale il fragile equilibrio su cui poggiano i rapporti sociali.

Il gioco impone una sfida, almeno con se stessi, nel provare a raggiungere la meta finale. Meta appunto. Ora per andare in meta, tranne qualche rara e preziosa eccezione, sono in quattordici sul campo, che si danno da fare perché uno di loro porti la palla oltre quella linea. Gioco, sfida, ma non solitaria. Senza un altro che ti stia vicino, che ti sproni, che ti aiuti nel tuo personale e tortuoso cammino, quella linea rimarrà solo un altro miraggio. Abbiamo bisogno dell’altro, come lui ha bisogno di noi e non per nulla si chiama tessuto sociale, quello in cui siamo immersi ogni giorno. Trama e ordito che uniscono vite e a volte destini. Inizi a giocare la tua partita con i genitori, poi la continui a scuola, sul lavoro, nella famiglia che hai la ventura di formarti e continui con i tuoi di figli. Sai quando inizia la partita, ma non ne conosci la fine. Le forze sono quelle che sono e quindi solo con altri, insieme ad altri potrai fare le mete che ti competono. E’ vero non sempre le cose funzionano alla perfezione. A volte sbagli il passaggio e un passaggio sbagliato è come inchiappare il compagno. A volte te la prendi con l’arbitro: perdi dieci metri e vinci quattordici fangù, in questo caso è difficile che tu lo rifaccia.

Questa però è la vita, è il rimbalzo di un pallone che per il fatto di essere bislungo, non è facile preda di chiunque, ha in se il mistero, un alone di democrazia, perché va mostrato e non nascosto, perché deve essere sempre vivo, perché è l’attore principale, l’istrione inarrivabile, inenarrabile. E’ tutto e il suo stesso contrario. E’ ciò che vogliamo che sia. Senza dubbio accanto alle gioie, alle mete, alle pacche sulle spalle, ci sono i momenti di sconforto, le delusioni, gli smarrimenti, ma se non sei solo e hai chi ti può aiutare; ma non è detto che l’aiuto ti arrivi da coloro, che tu credi più vicino a te. Se ti isoli, non hai sostegno, perché hai deciso di caricare come un bufalo cafro ad ogni pié sospinto, non ti stupire se avrai addosso due terze linee, più grosse e cattive di te. Allora si, che il tuo sarà un dolore epico. Drammatico, nella migliore tradizione della tragedia greca. Insomma, te lo sei cercato e non ti lamentare di più. Però, se affronti le sfide difficili e dure, quelle che possono anche segnarti, con il sostegno, le ferite che avrai sul corpo le guarderai con occhi diversi, guariranno prima e non saranno solo cicatrici, ma racchiuderanno anche il segno della compassione altrui. Allora scopri che esistono persone che fanno del dono, della gratuità un aspetto della loro esistenza. Saranno quelli che non ti hanno abbandonato solo, in mezzo ad una mischia furibonda, ma si sono fatti carico almeno di salvarti la pelle, metaforicamente parlando. Anche i tuoi avversari possono essere leali con te. Giocano per vincere, come te e il loro è un gioco fondato sui tuoi stessi principi. Se loro sono più forti, hanno avuto l’idea migliore o usato meglio le forze, allora è giusto che alzino il trofeo. A te non resta che imparare.

Dicono che con gli All Blacks tutti vorrebbero giocare, ma nessuno vorrebbe incontrarli. Per alcuni è il sogno della vita. Giocare con i migliori e a qualcuno il sogno è riuscito: ci ha giocato contro. Ed è orgoglioso e credo che tutti siano orgogliosi di battersi contro i più forti, i migliori e pur nella sconfitta, tutti loro hanno tratto un qualche insegnamento. A ben guardare le sconfitte, queste insegnano; più delle vittorie. Nella vittoria c’è l’ebbrezza, la gioia incontenibile; dimentichi il passato e non ti curi del futuro. C’è solo un esaltante presente. La sconfitta ti fa ricordare da dove vieni, ridimensionando il tuo futuro. Capisci che la strada è una salita non facile, piena d’ostacoli e che oltre al fisico bestiale, ci vuole anche un cuore grande e forte e non serve mostrarsi solo orgogliosi, ma anche intelligenti, perché ogni giorno, qualunque sia la sua faccia, va vissuto.

Sogni ed illusioni, vittorie o sconfitte, tutto per l’anno di grazia 2012 sta lentamente stemperandosi in queste fredde e nebbiose giornate di fine d’anno. Non è finito il mondo e questo è già tanto, ma ci sarà sempre un nuovo passaggio fare, un nuovo vantaggio da mantenere, una touches da giocare, una meta da chiudere senza dimenticare che giochiamo una partita in cui l”io” non é di moda, se non proibito.

Buone feste a tutti.

NB: Ho utilizzano, aggiustandole a modo mio, modi di dire e detti tratti da un libro che consiglio:

“Ovalia – Dizionario erotico del rugby” ed. Baldini Castoldi & Dalai – 2007 – di Marco Pastonesi, uno che il piano l’ha spostato e suonato.

Un Pinàceo per tutti voi

Eccolo il Pinàceo in tutta

la sua apodidittica epifània

Delizia del tempo natalizio, é stato agghindato da Artemisia, la mia e dalla Leonessa. Al sottoscritto il compito di trasportarlo dalla cantina in sala, oltre a quello di fargli spazio. Al Liga é affidato il compito di custode e di estemporaneo giocatore di palline di Natale.

Pinaceo

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