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… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

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Ci sono a cinque cerchi

Dato e assodato che ci sono e anche a cinque cerchi e non a cinque narici … Guarda che ti ho visto mascherina !!!

Ci sono, dicevo e sono emozionato. Al di là delle medaglie conquistate dai nostri baldi atleti e naturalmente in discipline che nessuno, o almeno la maggior parte degli “sportivi” non s’incula per il resto dell’anno (Perché volete forse sostenere che esistono folle oceaniche che vanno ai campionati, di qualunque genere di Skeet o di tiro con l’arco o di judo?) Sono stato arciere anch’io e alle poche competizioni cui ho partecipato, non ho visto la moltitudine. Anzi i soliti quattro gatti, che si barcamenavano tra il campo di tiro e il bar. Dunque ..

No. L’emozione e non poteva essere altro che quelle del rugby 7. Lo so non é il XV, classico canonico universalmente accettato e giocato, adorato e odiato secondo le scuole di pensiero. E’ solo giocato a 7 con le stesse leggi (modificate giusto senza sminuirne l’essenza. Lo stesso campo e il medesimo punteggio. Varia solo la durata 10 minuti per tempo per gli ometti e 7 minuti per le femminucce.

In compenso una valanga di mete, una velocità di gioco e un divertimento assicurato. E qui scopriamo delle vere novità. Saltano fuori squadre e nazioni che mai più avremmo immaginato. Il Kenya? Ma da quando? Ma quando mai?! La Spagna, normalmente in un cono d’ombra nel XV, nel Seven ha una squadra che è andata alle Olimpiadi.

Ma nel Seven è una questione squisitamente meridionale. Nel senso che è nell’Emisfero Sud di questa povera terra, che emergono i veri campioni. Emergono da quegli sputi di terra persi nell’immensità dell’Oceano Pacifico.Fiji, Samoa, Tonga e se ci fosse qualche abitante in più Le Isole Marchesi,  Le Salomone, Vanuatu e gli altri atolli di cui ignoriamo il nome, ma che evocano immagini di languida bellezza, di ozio, di eterna vacanza, di una giovinezza senza fine.

Ora ciò posto per le donne ha vinto, ma non così facilmente l’Australia. Il torneo femminile è stato tosto. In campo c’erano compagini che tecnicamente e fisicamente si eguagliavano un po’ tutte e si è subito capito sin dall’inizio che avrebbe vinto, partita dopo partita, che ne aveva di più delle altre. In fisico e tecnica, in tenuta e volontà. Le “Cangure” appunto. E non che le avversarie fossero teneri fiorellini. Nuova Zelanda, Francia, Gran Bretagna, Canada, Stati Uniti, Colombia, Sud Africa. Insomma i “soliti noti” Con Colombia Giappone e Brasile a far figura. Per ora, perchè le prossime Olimpiadi si svolgono in Giappone e i “samurai” hanno sconfitto gli  All Blacks. Tenetelo a mente. Certo è che il rugby del Sud in questi anni si sta dimostrando il migliore. Nel ranking mondiale i primi quattro posti sono occupati da neozelandesi, australiani, sud africani e argentini. Almeno con gli uomini. Per le donne Inghilterra e Francia hanno il loro peso specifico e lo fanno sentire. E qui c’è la sorpresa … Le nostre fanciulle sono la bestia nera per molte squadre europee. Per le scozzesi e le gallesi in primis. Le suonate nel Sei Nation oltremanica le sentono ancora.

Torniamo a noi. Finito con le donne ecco gli ometti e qui iniziano le sorprese. All Black affondati dal Giappone e poi nel proseguo del torneo si spengono fino ad arrivare a metà del tabellone. Quinto posto. Lo avreste mai detto? No! Sicuro.

Il torneo lo vincono le Fiji. Demolendo, polverizzando letteralmente la Gran Bretagna in finale: 43 a 7. Ho seguito la finale nell’ora del lupo e ne sono uscito come in un sogno. Tosti, duri, decisi, mai domi e amanti dello scontro fisico e ho capito che fare a sportellate con loro c’è solo da guadagnare ecchimosi, contusioni, commozioni di vario genere.  Fuori campo poi … I supporter sono meraviglioso. Oltre alle parrucche azzurre, le bandiere come abiti c’erano quelli che invece in costume quasi adamitico danzavano e incitavano la squadra con la “Cibi” o “Thimbi” haka. La danza propiziatoria agli scontri. L’haka fijiana, come quella maori digli A.B. o come la “Sivi haka” di Samoa. Il popolo dell’Oceano ha in fondo usi e costumi simili e lo dimostrano.

Il bello di questa squadra è la coesione, la fede in ciò che fanno, la cieca costanza che non è stupido fanatismo, ma consapevolezza, coscienza, responsabilità dei e nei propri mezzi.

Hanno stupito tutti anche la momento della premiazione. Ogni atleta si è inginocchiato dinnanzi alla Principessa Anna, che come Presidentessa, anche se onoraria, del Board Scozzese aveva tutti i diritti di premiare i vincitori. Ora le Fiji hanno un rapporto un po’ complicato con mamma Albione e non perdo tempo a districare la matassa politica. Dinnanzi alla Princess, però … C’è tutta la storia dell’Impero e ci potrebbero essere anche gli occhi di “Zia Betty” che li guardavano. E “Zia Betty” è sempre e lo sarà per sempre “Zia Betty”. Meglio inginocchiarsi senza tante storie.  Poi inginocchiarsi, per inginocchiarsi non solo la squadra, ma un intero popolo l’ha fatto, dopo la vittoria. Pregare per loro è una parte fondamentale dell’esistenza. E pregare per la riuscita dell’impresa è stato naturale. Se guardate su YouTube c’è il filmato di una famiglia che guarda la finale e gioisce al momento della fine, ma subito dopo il capo famiglia raduna tutti per la preghiera di ringraziamento. Anche gli atleti in campo l’hanno fatto. Forse a molti sarà sfuggito e lo sarà anche alle riprese televisive, ma vi assicuro che lo hanno fatto. Ricordo a Modena nei test matchs invernali. Finita la partita, tutti in circolo per la preghiera. Ora quando la squadra rientrerà, bhè quel giorno il 22 agosto se non sbaglio sarà giorno di festa nazionale e così per il futuro. Perché quella medaglia d’oro non è solo di quegli atleti, ma è di quell’intero popolo.

Uno sputo di terra perso nell’immensità dell’Oceano Pacifico, ma nel cuore degli dei del rugby.

Il Bislungo

Olimpia     Ovunque3

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Ci sono …

Ci sono, ma … A cinque cerchi. Questo è il momento.

Se non ora, quando ?Olimpia

 

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